Ceratozamia tenuis

Ceratozamia tenuis è una cicadea del Veracruz centrale, in Messico, che cresce nelle foreste nebulose della Sierra de Chiconquiaco, a nord di Xalapa, tra circa 1.200 e 1.900 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia è stata a lungo confusa con Ceratozamia mexicana: descritta nel 1884 come semplice varietà, Ceratozamia mexicana var. tenuis, è stata elevata al rango di specie soltanto nel 2016. Molte piante chiamate un tempo Ceratozamia mexicana nella regione di Xalapa sono in realtà Ceratozamia tenuis. La IUCN la classifica in pericolo.

L’essenziale su Ceratozamia tenuis

  • Nome accettato: Ceratozamia tenuis (Dyer) D.W.Stev. & Vovides (2016), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Ceratozamia mexicana var. tenuis Dyer (1884), basionimo; Ceratozamia mexicana f. tenuis (Dyer) J.Schust. (1932); Ceratozamia mexicana var. vulgaris J.Schust. (1932), secondo la monografia del 2022; spesso coltivata con il nome di Ceratozamia mexicana
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; nel Veracruz «tepezmaite» o «palmita» (nome condiviso con due specie vicine), «costilla de león», «palma del monte»
  • Distribuzione naturale: Messico, montagne del Veracruz centrale (Sierra de Chiconquiaco, dintorni di Xalapa), da 1.200 a 1.920 m
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2c; B1ab(i,ii,iii)), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato proprio della specie (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foresta nebulosa su suoli vulcanici e rocce basaltiche; in coltivazione, mezz’ombra e terreno ricco di humus e drenante
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto alto da 20 cm a 1 m e largo da 30 a 45 cm; fino a 56 foglie lunghe da 85 a 225 cm
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia tenuis?

Si riconosce dalle foglioline lunghe e strette, lineari, leggermente incavate a doccia, dalle foglie giovani verdi e dai grandi coni femminili verde scuro coperti di peli nerastri. La monografia del 2022 la descrive così:

  • Fusto: aereo, eretto e poi coricato, lungo da 20 a 100 cm e largo da 30 a 45 cm;
  • Foglie: da 6 a 56, lunghe da 85 a 225 cm, erette; picciolo da 30 a 93 cm armato di 10-55 aculei sottili, lunghi da 2 a 5 mm;
  • Foglioline: da 30 a 56 paia, lineari, papiracee, arrotolate, verdi e glabre, lunghe da 23 a 50,5 cm e larghe da 1 a 2,1 cm;
  • Coni maschili: cilindrici, da 25 a 50 cm per 4-8 cm, giallo verdastri, con le corna ricurve;
  • Coni femminili: cilindrici, da 22 a 35 cm per 10-14 cm, verde scuro con peli nerastri, su un peduncolo eretto o pendente;
  • Semi: ovali, da 2,5 a 3 cm, con la polpa bianco giallastra che diventa bruno chiara.

Le fonti non descrivono allo stesso modo le foglie giovani: da verdi a verde chiaro per Vovides e collaboratori (2016), verde scuro, quasi nerastre, coperte di peli bruni per Martínez-Domínguez e collaboratori (2018, 2022). Tutte le contrappongono alle foglie giovani bruno rossastre di Ceratozamia mexicana.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido. Vovides e collaboratori (2016) avanzano soltanto l’ipotesi che il complesso di Ceratozamia mexicana, a cui appartiene la specie, possa avere un’origine ibrida; non è dimostrato.

Possibili confusioni

La confusione principale, storica e ancora frequente nelle collezioni, è con Ceratozamia mexicana in senso stretto. Secondo Vovides e collaboratori (2016):

  • Ceratozamia tenuis: foglioline lineari-lanceolate, leggermente a doccia, larghe da 1,3 a 1,8 cm, foglie giovani verdi, nessuna trave di sclerenchima nella fogliolina;
  • Ceratozamia mexicana: foglioline oblungo-lanceolate, piatte, larghe da 2 a 3,4 cm, foglie giovani bruno rossastre, trave di sclerenchima abbozzata.

Le altre specie del complesso, Ceratozamia morettii e Ceratozamia brevifrons, vivono ad appena una decina di chilometri, nella stessa Sierra de Chiconquiaco, ma ognuna occupa una nicchia climatica distinta (Gómez-Díaz e collaboratori, 2024). Già nel 1884 Thiselton-Dyer notava che le sue foglioline ricordano quelle di Ceratozamia kuesteriana, ma che il portamento è diverso. Senza coni, del resto, una Ceratozamia si distingue a fatica da una Zamia.

Tassonomia

Ceratozamia tenuis è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022. La sua storia è quella dello smembramento di Ceratozamia mexicana, la specie tipo del genere.

Da varietà a specie

Nel 1884 William Thiselton-Dyer, di Kew, descrive nella Biologia Centrali-Americana, in una sola riga, una varietà tenuis di Ceratozamia mexicana: foglioline lunghe un piede, larghe mezzo pollice, distanziate, sulla base di una pianta coltivata a Kew, di presunta origine messicana, senza località. Nel 1932 Schuster la retrocede al rango di forma. In mancanza di un esemplare noto, il nome resta enigmatico finché, nel 1999, Dennis Stevenson ritrova nell’erbario di Kew tre fogli con una foglia raccolta nel 1881 sulla pianta della serra delle palme, accompagnati da una nota di pugno di Thiselton-Dyer.

Nel 2016 Andrew Vovides, Dennis Stevenson e i loro colleghi pubblicano su Botanical Sciences l’articolo «What is Ceratozamia mexicana?». Confrontano due popolazioni del Veracruz centrale: quella di El Mirador, a nord-est di Huatusco, che corrisponde al tipo di Brongniart, e quella di El Esquilón, a nord di Xalapa, che Chamberlain aveva preso nel 1919 per Ceratozamia mexicana. Undici caratteri anatomici delle foglioline le separano nettamente; la popolazione di El Esquilón corrisponde alla varietà di Thiselton-Dyer. Gli autori la elevano al rango di specie, designano il foglio di Kew come lectotipo e una raccolta di Vovides fatta a Jilotepec nel 1976 come epitipo. Nel 2018 Martínez-Domínguez e collaboratori correggono questa designazione e attribuiscono alla specie anche Ceratozamia mexicana var. vulgaris J.Schust.

Che cosa cambia per chi coltiva

La conseguenza è concreta: le Ceratozamia mexicana a foglioline sottili delle collezioni sono spesso Ceratozamia tenuis. Sul forum francese Fous de palmiers, nel settembre 2016, un partecipante riassumeva così l’aggiornamento: la Ceratozamia a foglioline molto più fini che veniva chiamata la «vera» Ceratozamia mexicana è ora Ceratozamia tenuis, molto più rara in coltivazione. Lo studio integrativo di Medina-Villarreal e collaboratori (2025) conferma la linea, all’interno di un complesso di sette linee che comprende anche una specie criptica ancora da nominare, vicina a Ceratozamia tenuis. Nella filogenesi di Habib e collaboratori (2023) la specie si colloca nel sottoclade latifolia del grande clade Mexicana.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino tenuis, «sottile, fine», con riferimento alle foglioline strette (Haynes, 2022). La specie era dunque coltivata in Europa già nel XIX secolo: la pianta che è servita da tipo cresceva nella serra delle palme di Kew nel 1881. Le popolazioni di Jilotepec e di Coacoatzintla, a nord di Xalapa, sono studiate fin dai tempi di Chamberlain, all’inizio del Novecento, e la specie è coltivata al giardino botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa, dove sono state osservate le piante dello studio del 2016, e al giardino botanico Nong Nooch, in Thailandia, da cui proviene il materiale dello studio filogenetico del 2023. Il numero cromosomico, 2n = 16, è stato stabilito nel 2016.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Nel Veracruz gli abitanti chiamano Ceratozamia tenuis, Ceratozamia brevifrons e Ceratozamia morettii con lo stesso nome locale, «tepezmaite» o «palmita» (Gómez-Díaz e collaboratori, 2024). La monografia del 2022 registra anche «costilla de león» («costola di leone») e «palma del monte», da cartellini d’erbario.

In natura

Ceratozamia tenuis è endemica delle montagne del Veracruz centrale. Vive nella foresta nebulosa, tra 1.200 e 1.920 m, su suoli vulcanici con rocce basaltiche (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022). Le raccolte provengono dai comuni di Jilotepec, Coacoatzintla, Chiconquiaco, Tepetlán, Banderilla e Xalapa. Le popolazioni sono piccole e isolate, ma le piante possono esservi localmente abbondanti (Vovides e collaboratori, 2016).

La sua impollinazione è stata in parte studiata. Dal 2015 al 2017 ricercatori dell’Università Veracruzana hanno trovato nei coni della stazione di Tlachinola (Coacoatzintla) due coleotteri nuovi per la scienza, Pharaxonotha mexicana e Pharaxonotha tenuis, soprattutto nei coni maschili; era la prima segnalazione su una Ceratozamia di questo genere di insetti, considerato impollinatore di numerose cicadee americane (Santiago-Jiménez e collaboratori, 2019).

Una modellizzazione della sua nicchia climatica (Gómez-Díaz e collaboratori, 2024), basata su 21 località, mostra che la sua distribuzione dipende soprattutto dalle piogge del mese più secco, dalla temperatura media del trimestre più freddo e dalle piogge estive. L’area favorevole si sarebbe molto ampliata dall’ultimo massimo glaciale, ma potrebbe ridursi dell’83% entro il 2080 a causa del cambiamento climatico.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia tenuis è classificata in pericolo (EN, criteri A2c; B1ab(i,ii,iii)) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; lo stato è ripreso da The World List of Cycads. Un’analisi del rischio di estinzione delle cicadee del Veracruz (Gómez Díaz, 2025) la colloca tra le specie più minacciate dello Stato: 8 località, un’area di presenza di 313 km², l’87% dell’habitat trasformato e il 98% dell’areale fuori dalle aree protette. L’autore propone di iscriverla come «in pericolo di estinzione» nella norma messicana NOM-059, dove la specie, descritta dopo il 2010, non compare ancora con questo nome.

Come tutto il genere Ceratozamia, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (le cicadee erano all’Appendice II dal 1977). L’iscrizione riguarda l’intero genere e copre quindi anche le specie descritte di recente. Il commercio internazionale di piante selvatiche a scopo commerciale è vietato e i semi non godono di alcuna esenzione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o cessione.

In pratica, esigete piante nate da seme, con i documenti di provenienza, e verificate l’identità esatta: una pianta venduta come Ceratozamia mexicana può essere una Ceratozamia tenuis, e viceversa.

Coltivazione

Nessuna fonte descrive in modo specifico la coltivazione di Ceratozamia tenuis, rara in coltivazione secondo gli appassionati francesi. Le indicazioni che seguono si basano sul suo habitat di foresta nebulosa e sulle regole generali del genere:

  • Esposizione: mezz’ombra luminosa od ombra leggera; nei climi mediterranei, ombra nel pomeriggio d’estate.
  • Substrato: ricco di humus ma molto drenante, come i suoli vulcanici del suo habitat.
  • Annaffiature: regolari durante la crescita, evitando i ristagni; più ridotte in inverno. Il suo habitat riceve piogge regolari, e le sue popolazioni dipendono dalle piogge della stagione secca.
  • Spazio: è una specie grande, con foglie di 2 m e più nella pianta adulta; prevedete spazio.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme. Le piante sono maschili o femminili: servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato sulla germinazione di questa specie.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria di Ceratozamia tenuis. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio e le bruciature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole (vedi la pagina del genere).

Rusticità

Con questo nome non esiste alcun dato di rusticità per Ceratozamia tenuis. I riscontri di coltivazione pubblicati riguardano piante chiamate Ceratozamia mexicana, alcune delle quali potrebbero appartenere a questa specie, ma nessuno permette di affermarlo.

In Italia

Nessuna coltivazione di Ceratozamia tenuis identificata come tale è segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, e il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio con questo nome (ricerca dell’11 ottobre 2026). Nessun orto botanico italiano documenta la specie con il suo nome attuale nelle fonti consultate.

Diversi orti botanici italiani coltivano invece piante etichettate Ceratozamia mexicana: a Napoli una pianta all’aperto, nell’Area delle gimnosperme, con radici coralloidi visibili in superficie (Menale e De Luca, Delpinoa 49, volume del 2007), e altre negli elenchi dell’Index Seminum dal 2012-13 al 2018-19; a Padova una pianta dal fusto antico, piantata in piena terra in una serra aperta e addossata a un muro, che i partecipanti al forum Tropicamente chiamano «mexicana» (visita del settembre 2010, messaggi del dicembre 2010); e ancora a Pisa, Catania, Pavia e Siena secondo la banca dati BGCI PlantSearch (consultata nell’ottobre 2026). Poiché fino al 2016 il nome Ceratozamia mexicana copriva anche le piante oggi attribuite a Ceratozamia tenuis, è possibile che alcune di queste piante, secondo la tassonomia attuale, debbano essere riferite a Ceratozamia tenuis: nessuna fonte lo afferma, e soltanto l’esame delle foglioline, o un’origine selvatica nota, permetterebbe di verificarlo. Lo stesso vale per le «Ceratozamia mexicana» di cui parlano i coltivatori su Tropicamente: i loro riscontri non possono essere attribuiti a questa specie.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione di Ceratozamia tenuis identificata come tale, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Sul forum Fous de palmiers l’unica menzione della specie è l’aggiornamento tassonomico del 2016 citato sopra. Le Ceratozamia mexicana che hanno superato in piena terra, sotto protezione, l’ondata di freddo del febbraio 2012 a Nantes o nella periferia di Parigi (vedi la pagina del genere) non sono identificate con certezza: questi risultati non possono essere trasferiti a Ceratozamia tenuis.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro è stato trovato nemmeno con le ricerche sui forum di lingua inglese e spagnola. Il suo habitat di foresta nebulosa, dove la temperatura del trimestre più freddo è uno dei fattori della sua distribuzione, non fornisce alcun valore misurato di resistenza al gelo. Tenetela al riparo dal gelo in inverno finché non esisteranno prove documentate.

Tossicità e precauzioni

Non esiste alcun dato di tossicità per Ceratozamia tenuis né per il genere Ceratozamia. Il rischio è documentato in altre cicadee, in particolare Cycas e Zamia: i loro semi soprattutto contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Considerate quindi la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, una chiamata immediata a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

La monografia del 2022 riferisce un uso locale dei coni femminili come insetticida: tagliati a metà e mescolati con latte o zucchero, servono a uccidere le mosche. Questo uso, annotato su un cartellino d’erbario, fa pensare che i coni contengano sostanze tossiche, ma nessuna analisi lo ha verificato. Non è riportato alcun uso alimentare o medicinale.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra Ceratozamia tenuis e Ceratozamia mexicana?

Soprattutto le foglioline. Quelle di Ceratozamia tenuis sono strette (da 1,3 a 1,8 cm) e leggermente a doccia, quelle di Ceratozamia mexicana più larghe (da 2 a 3,4 cm) e piatte. Le foglie giovani sono verdi nella prima, bruno rossastre nella seconda.

La mia Ceratozamia mexicana è una Ceratozamia tenuis?

È possibile, se ha foglioline sottili. Molte piante della regione di Xalapa sono state coltivate con il nome di Ceratozamia mexicana prima del 2016. Soltanto un’origine selvatica nota, o il parere di uno specialista, permette di deciderlo.

Da quando è una specie?

Dal 2016. Descritta nel 1884 come varietà di Ceratozamia mexicana, è stata elevata al rango di specie da Stevenson e Vovides grazie all’anatomia delle foglioline e al ritrovamento del foglio tipo a Kew.

Dove cresce?

Nel Veracruz centrale, in Messico. Si trova nella foresta nebulosa a nord di Xalapa, nella Sierra de Chiconquiaco, tra circa 1.200 e 1.900 m.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo, e uno studio del 2025 la colloca tra le cicadee più minacciate del Veracruz. I modelli climatici prevedono una forte riduzione del suo areale entro il 2080.

Resiste al freddo?

Non si sa. Nessuna prova documentata riguarda una pianta identificata come Ceratozamia tenuis. Tenetela al riparo dal gelo finché mancano dati.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Thiselton-Dyer, W.T. (1884). Cycadaceae. In: Hemsley, W.B., Biologia Centrali-Americana, Botany 3: 193. [Descrizione di Ceratozamia mexicana var. tenuis; facsimile letto.]
  • Vovides, A.P., Stevenson, D.W., Pérez-Farrera, M.A., López, S. & Avendaño, S. (2016). What is Ceratozamia mexicana (Zamiaceae)? Botanical Sciences 94(2): 419-429. DOI: 10.17129/botsci.449. [Nuova combinazione, lectotipo, epitipi; testo integrale letto.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2018). Taxonomic review of Ceratozamia (Zamiaceae) in the Sierra Madre Oriental, Mexico. PhytoKeys 100: 91-124. DOI: 10.3897/phytokeys.100.23152. [Sinonimia, epitipo corretto; testo integrale letto.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
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  • Gómez-Díaz, J.A., Carvajal-Hernández, C.I. & Dáttilo, W. (2024). Past, present and future in the geographical distribution of Mexican Tepezmaite cycads: genus Ceratozamia. PLOS ONE. DOI: 10.1371/journal.pone.0284007. [Nicchia climatica e proiezioni; testo integrale letto.]
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  • Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi di 30 specie, materiale del giardino botanico Nong Nooch; testo integrale letto.]
  • Menale, B. & De Luca, P. (2011). L’Orto Botanico di Napoli. Delpinoa 49 (2007): 111-135. [Ceratozamia mexicana all’aperto a Napoli; fonte letta per l’inventario delle cicadee degli orti botanici italiani realizzato per questo sito nell’ottobre 2026.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia tenuis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T103632135A103632280. [Categoria EN; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
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