Encephalartos villosus è una cicadea del sottobosco delle foreste costiere e delle forre del Sudafrica orientale, dal Capo Orientale al KwaZulu-Natal, e dell’eSwatini. Descritta nel 1867 dal botanico francese Charles Lemaire, questa specie del genere Encephalartos deve il nome, «villoso», alla lana fitta che riveste la corona e le foglie giovani. È ancora abbondante (circa 100.000 piante stimate nel 2003), classificata a rischio minimo dalla IUCN (valutazione del 2022), ed è una delle specie meglio studiate per la sua impollinazione, affidata soprattutto a piccoli coleotteri. In Italia ha una lunga storia: era coltivata all’aperto nei giardini Hanbury della Mortola già nel 1897 e vegetava all’aperto all’Orto Botanico di Napoli nel 2007.
In sintesi: Encephalartos villosus
- Nome accettato: Encephalartos villosus Lem. (1867 secondo The World List of Cycads, 1868 secondo l’IPNI); POWO non consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos striatus Stapf & Burtt Davy (1926) ed Encephalartos villosus f. intermedius Henn. (1890), sinonimi secondo The World List of Cycads; Encephalartos plumosus G.Nicholson, sinonimo secondo la Flora of Mozambique
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «poor man’s cycad» (Species+)
- Distribuzione naturale: Sudafrica (Capo Orientale, KwaZulu-Natal) ed eSwatini (The World List of Cycads); segnalata anche nel distretto di Maputo, in Mozambico, dalla Flora Zambesiaca
- Stato IUCN: a rischio minimo (LC), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore misurato; coltivato all’aperto a Napoli (2007) e alla Mortola (1897 e 1912) (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura sottobosco di foreste costiere e di scarpata, su suoli sabbiosi poveri; in coltivazione mezz’ombra luminosa, suolo drenante
- Portamento e dimensioni adulte: più robusto di Encephalartos umbeluziensis, con foglie lunghe e arcuate (Dyer, 1951); dimensioni precise non verificate su una fonte primaria
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: Giardini Hanbury (cataloghi del 1897 e del 1912), Orto Botanico di Napoli (quattro esemplari nel 1993-94, all’aperto nel 2007), Orto Botanico di Messina (pagina del 2009)
Come riconoscere Encephalartos villosus?
Si riconosce dalla corona e dalle foglie giovani coperte di una lana fitta, a cui deve il nome, dalle foglie lunghe e arcuate, verde lucido, e dalle foglioline basse ridotte a spine evidenti verso la base del picciolo. Il protologo di Lemaire (1867), pubblicato nell’Illustration horticole, non ha potuto essere consultato, e nessuna descrizione completa e verificabile della specie era accessibile per questa scheda: i caratteri seguenti vengono dai confronti pubblicati con le specie vicine.
- Secondo Dyer (1951), che lo confronta con Encephalartos umbeluziensis, è in genere più robusto, con foglie più lunghe e curve; le foglioline sono di un verde più lucido, più grandi e più assottigliate, con le pagine disposte più o meno nello stesso piano del rachide, «come una persiana chiusa», e si riducono a spine evidenti verso la base del picciolo; i coni e i semi sono più grandi.
- Secondo Braun e Bouché (1874), che lo confrontano con Encephalartos hildebrandtii, è più grande in tutte le sue parti, con foglioline molto più lunghe e strette e denti numerosi, eretti o quasi appressati.
- Secondo The World List of Cycads, che riprende Haynes (2022), il nome si riferisce alla corona e alle foglie nascenti densamente lanose.
Uno studio di Sadiki e collaboratori (2024) su una popolazione della riserva naturale di Oribi Gorge, nel KwaZulu-Natal, mostra inoltre che le piante sono più alte nei luoghi chiusi che in quelli aperti, che l’altezza cresce con la quota e che le piante più alte portano più foglie.
Ibridi
Viljoen e van Staden (2006), nel loro studio genetico sul rapporto tra Encephalartos natalensis ed Encephalartos woodii, hanno scelto Encephalartos villosus come gruppo esterno, descrivendolo come una specie strettamente affine, capace di incrociarsi con Encephalartos natalensis. Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido naturale descritto in dettaglio. Dyer (1951), al contrario, non aveva trovato alcuna pianta intermedia tra Encephalartos villosus ed Encephalartos umbeluziensis, nonostante il gran numero di piante delle due specie esaminate.
Possibili confusioni
La confusione più nota è con Encephalartos umbeluziensis, del sud del Mozambico e dell’eSwatini, a lungo considerato una sua varietà: le differenze indicate da Dyer (1951) sono riassunte nella sezione precedente. Sul forum Tropicamente, nel 2011, un collezionista salentino riferiva inoltre che una grande cicadea fotografata in Ghana, etichettata Encephalartos villosus, era a suo giudizio un Encephalartos laurentianus: un’etichetta non basta a garantire l’identità di una pianta.
Tassonomia
Encephalartos villosus è un nome accettato. Charles Lemaire lo pubblicò nell’Illustration horticole; The World List of Cycads indica il volume 14 (parte «Miscellanées», p. 79-80) e il 15, con la data 1867, mentre l’IPNI cita lo stesso periodico (Miscellanées p. 69, tav. 557) con la data 1868. Il luogo di conservazione del tipo è indicato come sconosciuto. Dyer (1965) si è occupato dei tipi degli Encephalartos sudafricani, tra cui questa specie, in un articolo che non ha potuto essere consultato.
Nel 1890 Hennings distinse diverse forme di Encephalartos villosus, tra cui una f. intermedius e una f. hildebrandtii, quest’ultima oggi riconosciuta come la specie Encephalartos hildebrandtii. Encephalartos striatus, descritto da Stapf e Burtt Davy nel 1926, è considerato oggi sinonimo di Encephalartos villosus. Al contrario Encephalartos umbeluziensis, ridotto a varietà di Encephalartos villosus da J. Lewis nella Flora Zambesiaca (1960-61), è oggi trattato come specie distinta.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino villosus, «coperto di peli morbidi», con riferimento alla corona e alle foglie nascenti densamente lanose (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).
La specie è entrata presto nei giardini europei. Il catalogo del 1897 delle piante coltivate «all’aperto» nel giardino di Thomas Hanbury alla Mortola, vicino a Ventimiglia, la elenca con un rinvio alla tavola 6654 del Botanical Magazine, e l’Hortus Mortolensis del 1912 la cita di nuovo. Nel 1977 le sue foglie sono state oggetto di uno studio di fisica pubblicato su Science sulla piroelettricità dei tessuti vegetali (Lang e Athenstaedt, 1977).
Nomi comuni
Per Encephalartos villosus non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese Species+ indica «poor man’s cycad» («cicadea del povero»). Non sono stati trovati nomi nelle lingue locali in una fonte verificabile.
In natura
Encephalartos villosus vive nell’est del Sudafrica, nel Capo Orientale e nel KwaZulu-Natal, e nell’eSwatini (The World List of Cycads). La Flora of Mozambique riporta una segnalazione per il distretto di Maputo nella Flora Zambesiaca, ma ricorda che, secondo Goode (1989), la specie arriva solo «quasi fino al confine nord-orientale dello Swaziland con il Mozambico».
È una specie del sottobosco forestale (Donaldson, 1997). Gli studi recenti la descrivono nelle foreste di scarpata del KwaZulu-Natal, per esempio nelle riserve di Umtamvuna, Vernon Crookes e Oribi Gorge e nella foresta di Hlathikhulu, sui monti Lebombo, su suoli sabbiosi poveri e acidi, con piogge estive di circa 800-1.300 mm all’anno; vi cresce spesso insieme ad altre cicadee, come Encephalartos altensteinii. La durata della sua vita è stimata in circa 150 anni (Raimondo e Donaldson, 2003, citati da Sadiki e coll., 2024).
La sua impollinazione è tra le meglio studiate del genere. In cinque anni di osservazioni ed esperimenti, Donaldson (1997) ha mostrato che escludere il vento riduce di poco la fecondazione degli ovuli, mentre escludere gli insetti la riduce fortemente: l’impollinatore principale è un piccolo curculionide non descritto del genere Porthetes, mentre il coleottero Antliarhinus zamiae, che depone le uova negli ovuli, contribuisce poco all’impollinazione e si comporta piuttosto da parassita. Suinyuy, Donaldson e Johnson (2012) hanno poi analizzato l’odore dei coni in dieci popolazioni: le popolazioni del nord emettono soprattutto idrocarburi insaturi, quelle del sud composti azotati e terpenoidi, con un passaggio verso il fiume Umtamvuna, senza che gli insetti impollinatori cambino. Sadiki e collaboratori (2024) hanno infine osservato che la predazione dei semi da parte dei curculionidi è più forte nei luoghi aperti.
Stato di conservazione e normativa
The World List of Cycads classifica Encephalartos villosus a rischio minimo (LC), secondo la valutazione di Bösenberg (2022); la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN le attribuiva lo stesso stato, con circa 100.000 piante, un declino debole, popolazioni in aree protette e due minacce principali, i prelievi e la distruzione dell’habitat. Sadiki e collaboratori (2024) raccomandano di evitare qualsiasi disturbo che apra la copertura forestale, perché i luoghi aperti favoriscono la predazione dei semi.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), è in vigore dal 20 giugno 2011 un parere favorevole del gruppo di consultazione scientifica dell’UE per caudici di 7 cm di diametro al massimo; il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione. Species+ registra anche sospensioni passate del commercio con il Mozambico (2012-2018), non più in vigore. Banche dati consultate l’11 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore. Sul forum Tropicamente, nel 2011, un appassionato romano si chiedeva come acquistare in regola da un venditore tedesco una pianta nata da seme in Germania, venduta senza documenti: la domanda mostra che anche il commercio all’interno dell’Unione europea richiede documenti per le specie dell’Allegato A.
Coltivazione
Le fonti affidabili sulla coltivazione di Encephalartos villosus sono poche, ma la sua storia in Europa mostra che si adatta bene ai giardini mediterranei miti. Specie di sottobosco, nelle foreste costiere a piogge estive, si coltiva preferibilmente a mezz’ombra luminosa, in un suolo drenante, con annaffiature regolari nella stagione calda e un inverno più asciutto. Lo studio di Sadiki e collaboratori (2024) suggerisce che in natura le piante crescono meglio all’ombra della foresta che nei luoghi aperti.
In Italia
- Giardini Hanbury, La Mortola (Liguria): Encephalartos villosus figura nel catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto e nell’Hortus Mortolensis del 1912. Non si sa se queste piante esistano ancora: la lista delle cicadee dichiarata oggi dal giardino su BGCI PlantSearch non la cita.
- Orto Botanico di Napoli (Campania): quattro esemplari, provenienti dal Sudafrica e dallo Swaziland, erano coltivati nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); nel 2007 Menale e De Luca la citavano per nome tra le cicadee coltivate all’aperto, nell’area delle gimnosperme, insieme a Dioon edule e Ceratozamia mexicana (Delpinoa, 2011).
- Orto Botanico di Messina (Sicilia): citata nell’elenco delle cicadee della collezione, in una pagina datata 23 febbraio 2009, senza indicare se sia in piena terra o in vaso.
- Appassionati: sul forum Tropicamente un coltivatore della zona di Napoli riferisce di aver seminato, all’inizio di marzo 2010, cinque semi di Encephalartos villosus, senza dare notizia del risultato.
Su questo stesso forum, nel 2012, una pianta di una collezione privata salentina etichettata Encephalartos villosus è stata attribuita da un altro partecipante, con dubbi, anche a Encephalartos aplanatus: l’identificazione resta incerta e la pianta non è considerata qui.
Moltiplicazione
La semina è il metodo abituale, con semi freschi puliti dall’involucro carnoso (con i guanti) e posti in un substrato minerale tiepido e appena umido. In natura molti semi sono danneggiati dalle larve del coleottero Antliarhinus zamiae: i semi raccolti da piante esposte vanno controllati. Per la produzione di semi in coltivazione occorrono una pianta maschio e una femmina e, in assenza degli insetti impollinatori, un’impollinazione manuale. Ricordiamo che anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.
Malattie e parassiti
Il parassita meglio documentato di Encephalartos villosus è Antliarhinus zamiae, un piccolo coleottero che depone le uova negli ovuli e le cui larve si sviluppano nei semi (Donaldson, 1997; Sadiki e coll., 2024). In coltivazione il rischio principale resta, come per tutti gli Encephalartos, il marciume delle radici e del caudice in un substrato freddo e bagnato.
Rusticità
Per Encephalartos villosus non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo misurato e datato. La sua coltivazione all’aperto, documentata alla Mortola fin dal 1897 e a Napoli nel 2007, mostra però che sopporta gli inverni della costa ligure e del golfo di Napoli, senza che si conoscano le temperature minime subite dalle piante.
In Italia
I soli dati italiani sono quelli dei giardini (vedi Coltivazione) e un parere raccolto sul forum Tropicamente: nel dicembre 2008 un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) collocava Encephalartos villosus nel gruppo di specie che, a suo giudizio, non avrebbero «alcuna possibilità di sopravvivere a una gelata», insieme a diversi Encephalartos tropicali; non citava però né temperature né episodi datati. Questo parere contrasta con la lunga coltivazione all’aperto alla Mortola e a Napoli, dove le gelate sono rare e brevi.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro francese datato e misurato. Come per gli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.
Riferimenti internazionali
Nella sua area naturale gli inverni sono miti: Ndabankulu e collaboratori (2025) descrivono per la foresta di Hlathikhulu, sui monti Lebombo, inverni caldi e senza gelo. Non è stato trovato alcun riscontro datato e misurato di coltivazione al freddo nelle fonti internazionali consultabili. In Italia la piena terra sembra possibile nelle località costiere più miti, in posizione riparata, mentre altrove il vaso, svernato al riparo dal gelo, è la scelta prudente.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos villosus, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario. Alcuni studi di laboratorio recenti hanno esaminato estratti di questa specie per le loro proprietà antimicrobiche, ma non giustificano in alcun modo un uso medicinale.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale proprio di questa specie.
Domande frequenti
Perché si chiama villosus?
Perché la corona e le foglie giovani sono coperte di una lana fitta. Villosus significa in latino «coperto di peli morbidi».
Che differenza c’è tra Encephalartos villosus ed Encephalartos umbeluziensis?
Le dimensioni e le foglioline. Encephalartos villosus è più robusto, con foglie più lunghe e curve, foglioline lucide disposte nel piano del rachide e foglioline basse ridotte a spine; Encephalartos umbeluziensis è più piccolo, con foglioline inclinate e senza vere spine alla base della foglia.
Chi impollina i suoi coni?
Soprattutto un piccolo curculionide del genere Porthetes. Lo ha dimostrato Donaldson (1997) con esperimenti di esclusione: il vento ha un ruolo minore, e il coleottero Antliarhinus zamiae, presente sui coni, si comporta piuttosto da parassita dei semi.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Sì, nelle zone costiere più miti, secondo la storia dei giardini: era coltivato all’aperto alla Mortola nel 1897 e a Napoli nel 2007. Non si conoscono però le temperature minime sopportate; altrove è più prudente il vaso, svernato al riparo dal gelo.
Dove si può vedere in Italia?
Le fonti lo citano all’Orto Botanico di Napoli (all’aperto nel 2007), all’Orto Botanico di Messina (elenco del 2009) e, storicamente, ai Giardini Hanbury della Mortola (1897 e 1912). La presenza attuale non è stata verificata: conviene informarsi presso i giardini.
È minacciato?
No, secondo la IUCN, che lo classifica a rischio minimo (2022); nel 2003 la popolazione era stimata in circa 100.000 piante. Resta comunque protetto, come tutti gli Encephalartos, dall’Appendice I della CITES.
È tossico?
Va considerato tale. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, in particolare i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos villosus: https://cycadlist.org/scientific_name/358 — nome accettato, autore, pubblicazione (Ill. Hort. 14, misc.: 79-80; 15, 1867), tipo non localizzato, distribuzione, stato IUCN LC (Bösenberg, 2022), sinonimi, etimologia, bibliografia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos villosus: https://www.ipni.org/n/297144-1 — pubblicazione indicata con la data 1868. Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
- Flora of Mozambique, Encephalartos villosus: https://www.mozambiqueflora.com/speciesdata/species.php?species_id=173770 — sinonimi, segnalazione per il distretto di Maputo e nota di Goode (1989). Banca dati botanica regionale, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos villosus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/15632/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), parere favorevole del gruppo di consultazione scientifica (2011) e consultazione aperta il 16 settembre 2026, sospensioni passate per il Mozambico, nome inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Encephalartos umbeluziensis (Dyer, 1951): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_umbeluziensis.pdf — confronto dettagliato con Encephalartos villosus. Fonte primaria; testo integrale letto.
- The World List of Cycads, protologo di Encephalartos hildebrandtii (Index Seminum di Berlino, 1874): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_hildebrandtii.pdf — confronto con Encephalartos villosus. Fonte primaria; testo letto.
- PubMed Central, Sadiki e coll. (2024), predazione dei semi a Oribi Gorge: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11347868/ — habitat di sottobosco, durata della vita, altezza delle piante, predazione dei semi. Articolo con revisione paritaria; testo integrale letto.
- PubMed Central, Ndabankulu e coll. (2025), suoli delle foreste di scarpata: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12647288/ — località (Umtamvuna, Vernon Crookes, Oribi Gorge, Hlathikhulu), suoli e clima, convivenza con Encephalartos altensteinii. Articolo con revisione paritaria; testo integrale letto.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — quattro esemplari di Encephalartos villosus (Sudafrica, Swaziland) coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Menale B., De Luca P., «L’Orto Botanico di Napoli», Delpinoa 49: 111-135 (vol. 2007, uscito nel 2011): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D_111-135.pdf — Encephalartos villosus tra le cicadee all’aperto dell’area delle gimnosperme. Rivista dell’Orto botanico, affidabile; dato ripreso dall’inventario degli orti botanici italiani del sito.
- Internet Archive, Alphabetical catalogue of plants growing in the open air in the garden of Thomas Hanbury, La Mortola (1897): https://archive.org/details/alphabeticalcat00dint — Encephalartos villosus tra le piante all’aperto. Fonte storica, testo OCR imperfetto; consultato.
- Internet Archive, Hortus Mortolensis (1912): https://archive.org/details/hortusmortolensi00giar — Encephalartos villosus nel catalogo, con rinvio al Botanical Magazine, tav. 6654. Fonte storica; consultato.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pagina «Cicadee» (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — Encephalartos villosus nell’elenco delle cicadee della collezione (esemplari in piena terra in un’aiuola e numerose specie in vaso, senza indicare quali). Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussioni «Encephalartos»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ (dicembre 2008), «Rhopalostylis sapida»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/rhopalostylis-sapida-2/ (semina, aprile 2010), «Varie sul Cites»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/varie-sul-cites/ (aprile 2011), «Foto dal Ghana»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/foto-dal-ghana/ (gennaio 2011) e «Una collezione di cicadee»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/una-collezione-di-cicadee/ (maggio 2012, identificazione incerta). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
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- Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato LC nel 2003, effettivo, minacce; testo integrale consultato.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli, tabella 1; testo integrale consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]