Encephalartos laurentianus è una cicadea gigante dell’Africa centrale, originaria dell’Angola e della Repubblica Democratica del Congo, dove cresce soprattutto lungo il bacino del fiume Kwango (Cuango), nelle foreste a galleria e sui pendii che dominano i corsi d’acqua. Questa specie del genere Encephalartos è una delle più spettacolari del gruppo: forma grossi cespi di tronchi e porta foglie lunghissime, con foglioline larghe fino a 7 cm. Descritta nel 1903 dal botanico belga Émile De Wildeman, è nota tra i coltivatori come uno degli Encephalartos a crescita più rapida, ma resta una pianta da climi caldi. La Lista rossa della IUCN la classifica quasi minacciata. In Italia è documentata negli orti botanici di Napoli e di Messina.
In sintesi: Encephalartos laurentianus
- Nome accettato: Encephalartos laurentianus De Wild. (1903), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo segnalato
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato
- Distribuzione naturale: Angola e Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nel bacino del Kwango (Cuango)
- Stato IUCN: quasi minacciato (NT B1a), valutazione del 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore italiano; sui forum anglofoni la specie è descritta come più sensibile al gelo degli Encephalartos tropicali vicini (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura foreste a galleria, margini boscati e pendii sopra i fiumi; in coltivazione luce forte, caldo e substrato molto drenante
- Portamento e dimensioni adulte: diversi tronchi, eretti o inclinati con l’età; foglie lunghissime; foglioline mediane di 35-50 cm per 4-7 cm; coni femminili di 35-45 cm (Bamps e Lisowski, 1990)
- Tossicità: non studiata per la specie; semi tossici negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: un esemplare all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); citato nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); giovani piante in vaso a Napoli (forum Tropicamente, 2010)
Come riconoscere Encephalartos laurentianus?
Encephalartos laurentianus si riconosce dalle dimensioni: è spesso presentato come uno dei più grandi rappresentanti del genere, con diversi tronchi, foglie pennate lunghissime di un verde intenso e una corona che forma un volume massiccio. Il suo carattere «gigante» viene tanto dalla lunghezza delle foglie quanto dall’ampiezza della rosetta e dal vigore dei polloni.
- Tronchi: diversi, eretti o talvolta inclinati con l’età e il peso delle corone; la pianta forma grossi cespi grazie ai polloni;
- Foglie: molto lunghe, pennate, verde intenso; in condizioni calde la pianta produce più emissioni di foglie all’anno;
- Foglioline: robuste, spesso armate di spine, almeno verso la base e su alcuni segmenti; secondo la descrizione di Encephalartos ituriensis (Bamps e Lisowski, 1990), le foglioline mediane di Encephalartos laurentianus misurano 35-50 cm per 4-7 cm e terminano con due o più denti spinosi;
- Coni: la specie è dioica; le piante maschili portano diversi coni pollinici, più slanciati, le femminili coni più massicci, lunghi 35-45 cm secondo gli stessi autori.
Una pubblicazione sulla moltiplicazione ex situ della collezione del giardino botanico di Meise, in Belgio, mostra che un’impollinazione artificiale ben condotta può dare un numero importante di semi per cono.

Ibridi
Per Encephalartos laurentianus non sono documentati casi di ibridazione naturale. La letteratura sul genere ricorda che gli ibridi naturali esistono ma restano rari, perché molte specie non si incontrano o non producono coni nello stesso momento. In coltivazione, invece, gli appassionati ottengono numerosi ibridi di Encephalartos per impollinazione manuale, talvolta ricercati per il vigore. Per una collezione a scopo di conservazione conviene isolare i coni femminili quando più specie producono coni nello stesso periodo, documentare con precisione l’origine del polline e mantenere un’etichettatura affidabile negli anni, anche dopo i rinvasi.
Possibili confusioni
L’Africa centrale ospita diversi Encephalartos di grande taglia e dal fogliame verde, che in collezione possono essere confusi quando le piante sono giovani e non hanno ancora prodotto coni. La specie più spesso citata è Encephalartos ituriensis, della foresta dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Secondo la sua descrizione originale (Bamps e Lisowski, 1990), Encephalartos ituriensis ha foglioline mediane terminate da una sola spina e più piccole (fino a 25 cm per 3 cm, contro 35-50 cm per 4-7 cm in Encephalartos laurentianus), e coni femminili di circa 20 cm, contro 35-45 cm. Gli stessi autori ritengono probabilmente errata la segnalazione di Encephalartos laurentianus nell’Ituri fatta da Robyns (1948) su materiale sterile.
Tra i coltivatori, Encephalartos laurentianus è considerato ancora più massiccio, con un effetto «banano tra le cicadee» per il ritmo delle emissioni e il consumo d’acqua e di concime, mentre Encephalartos ituriensis darebbe a parità d’età un risultato più compatto e più facile da gestire in vaso. Anche Encephalartos hildebrandtii, dell’Africa orientale, ha foglioline terminate da due o più denti spinosi, ma più piccole (fino a 35 cm per 4,5 cm) e coni femminili fino a 60 cm (Bamps e Lisowski, 1990).
Tassonomia
Encephalartos laurentianus è un nome accettato da The World List of Cycads, senza sinonimi. Émile De Wildeman lo pubblicò nel 1903 negli Annales du Musée du Congo, serie botanica 5, volume 1, fascicolo 1, p. 10, tavola 25; l’olotipo è conservato al giardino botanico di Meise, in Belgio (BR). The World List of Cycads indica la specie in Angola e nella Repubblica Democratica del Congo. Non è stato segnalato alcun cambiamento di nome.
Etimologia e storia
L’epiteto laurentianus è dedicato al botanico belga Émile Laurent, secondo The World List of Cycads, che riprende il compendio etimologico di Haynes (2022). La specie fu descritta nel 1903 da Émile De Wildeman. Il giardino botanico di Meise, in Belgio, che conserva il tipo, ne coltiva anche piante vive: una pubblicazione sulla loro impollinazione artificiale e sulla moltiplicazione ex situ è citata nella versione francese di questa scheda.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos laurentianus, né è stato trovato un nome vernacolare africano documentato per la specie.
In natura
Le fonti tassonomiche di riferimento collocano l’areale naturale di Encephalartos laurentianus tra l’Angola e la Repubblica Democratica del Congo, soprattutto lungo il bacino del Kwango (Cuango), in un bioma tropicale con stagione secca. È un punto importante: la specie non è una pianta della foresta equatoriale sempre umida, ma piuttosto dei margini, dei pendii e delle foreste a galleria, soggetti a un ritmo che alterna umidità e asciutto.
Le descrizioni orticole e di campo concordano su un habitat composto da foreste a galleria e fasce boscate lungo i corsi d’acqua, e da pendii e ripiani più aperti sopra il fiume, talvolta più esposti, con una concorrenza vegetale meno continua. Questo mosaico spiega una parte della plasticità della specie in coltivazione: tollera una luce forte da adulta, se le radici sono sane, e accetta una mezz’ombra luminosa da giovane. I suoli dei pendii sono da drenanti a molto drenanti (sabbiosi, grossolani, ghiaiosi); in fondo ai pendii sono più profondi e ricchi, ma raramente saturi d’acqua a lungo.
Il Kwango si trova in zona tropicale, ma l’altitudine locale e la stagione secca possono portare notti fresche: anche se il gelo è assente dall’areale naturale, i raffreddamenti notturni esistono. Ciò non rende la specie rustica, ma attenua l’idea di una pianta strettamente equatoriale. Come per gli altri Encephalartos, l’impollinazione è con ogni probabilità affidata a insetti specializzati, mentre i semi, avvolti da un involucro carnoso colorato, possono essere consumati e spostati da uccelli frugivori, primati e roditori; per questa specie mancano studi pubblicati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos laurentianus è classificato quasi minacciato (NT) nella Lista rossa della IUCN, secondo il criterio B1a riportato da The World List of Cycads (valutazione del 2022): un areale limitato, senza che la specie raggiunga le soglie delle categorie di minaccia. Come per le altre cicadee africane, i rischi principali sono la perdita di habitat, i prelievi illegali e la scarsa rigenerazione delle popolazioni piccole e frammentate.
Come tutto il genere, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato, e possono circolare solo piante riprodotte artificialmente, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione.
Coltivazione
Encephalartos laurentianus chiede tre cose: calore, drenaggio e alternanza di umido e asciutto. Ben coltivato diventa un monumento vivente; mal sistemato può deperire lentamente senza sintomi evidenti.
- In piena terra: esposizione luminosa, sole filtrato o pieno sole introdotto gradualmente (attenzione alle bruciature sulle piante appena messe a dimora); suolo drenante, se possibile su un rilievo, con una forte quota minerale; annaffiature abbondanti durante la crescita, poi asciugatura netta, e molto ridotte nella stagione fresca;
- In vaso: contenitore profondo e stabile (il baricentro diventa un problema); substrato in prevalenza minerale e molto aerato; meglio un ciclo «annaffiatura completa, poi asciugatura vera» che un’umidità continua.
La causa d’insuccesso più citata per le cicadee in vaso resta il marciume delle radici legato a un’umidità fredda e prolungata: substrato troppo organico, vaso mal drenato, annaffiature invernali. Le risorse giapponesi di coltivazione del genere insistono su questo punto: «se se ne perde una, è quasi sempre per eccesso d’acqua». Un errore classico è riprodurre il «tropicale» con un substrato troppo organico e umido, mentre la specie ha bisogno soprattutto di drenaggio rapido, calore e alternanza tra bagnato e asciutto.
In Italia
Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato un esemplare di Encephalartos laurentianus indicato come originario dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) e dell’Angola, coltivato nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019) non citano più la specie, e non si sa se questa pianta esista ancora. La pagina «Cicadee» dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, datata 23 febbraio 2009, elenca Encephalartos laurentianus tra le cicadee della collezione, senza precisare se sia coltivato in piena terra o in vaso. Le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente:
- un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) scrive nel dicembre 2008 che Encephalartos laurentianus è «forse il più veloce tra tutti gli Encephalartos», mentre le specie xeriche sono più lente;
- nella stessa discussione un coltivatore delle isole Canarie osserva che lì Encephalartos laurentianus e Encephalartos arenarius «crescono come erba» e che la specie è «quasi un banano fra le cycadales», con emissioni di foglie frequentissime e un forte consumo d’acqua e di concime; è un’esperienza fuori dall’Italia, in un clima senza gelo;
- un coltivatore di Napoli (Campania) riferisce nel giugno 2010 di coltivare piantine di Encephalartos laurentianus, con un tronchetto di circa 3 cm, in vasi di 10 cm per 10, alti 25, in un terriccio di torba e perlite: hanno passato il primo inverno in casa senza problemi e sono poi state messe all’aperto in pieno sole e sotto la pioggia.
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto in inverno, né con temperature misurate, per nessuna zona climatica italiana.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non è stato trovato alcun riscontro francese di coltivazione all’aperto.
Moltiplicazione
Encephalartos laurentianus si moltiplica per polloni, separando quelli che la pianta produce volentieri alla base, e per seme, se si dispone di piante maschili e femminili (o di polline conservato) e di un’impollinazione riuscita. La pubblicazione sulla moltiplicazione ex situ a Meise descrive l’interesse dell’impollinazione manuale e del controllo della germinazione per assicurare la produzione di semi in collezione.
Il protocollo di semina indicato nella versione francese di questa scheda, valido per le cicadee in generale, prevede di:
- scartare i semi danneggiati e verificarne la consistenza;
- togliere l’involucro carnoso, se presente, per ridurre i rischi di funghi;
- fare un breve bagno in una soluzione antifungina adatta (o in acqua ossigenata diluita), poi sciacquare;
- seminare in un substrato per il 70-90% minerale (lapillo fine, pomice, perlite, sabbia grossa), umido ma mai asfittico;
- garantire un calore di fondo regolare, che rende la germinazione molto più sicura;
- mantenere umidità e vera aerazione (miniserra ventilata, coperchio socchiuso), sorvegliando le muffe;
- trapiantare quando la radice è ben formata, senza spezzarla, in un vaso profondo fin dall’inizio.
Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.
Malattie e parassiti
Non è stata trovata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos laurentianus. In coltivazione il pericolo principale è il marciume delle radici in un substrato freddo e bagnato, soprattutto in vaso e d’inverno.
Rusticità
Encephalartos laurentianus non è rustico: in natura non conosce il gelo, e i coltivatori lo considerano più sensibile al freddo di altri grandi Encephalartos tropicali. Per questa specie conviene ragionare non su una sola temperatura minima, ma sulla combinazione di minima, durata, umidità e temperatura del substrato.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto in inverno, né in Italia né in Francia. In Italia la specie è coltivata in vaso e ricoverata d’inverno, come le piantine napoletane del 2010. Le grandi piante adulte citate in Europa crescono alle Canarie o, secondo un coltivatore di Ravenna, sulla costa di Malaga, in climi più miti.
Riferimenti internazionali
- Su PalmTalk alcune discussioni descrivono Encephalartos laurentianus in California del Sud come una specie capace di crescere in clima costiero mite, con foglie nuove anche nella stagione fresca, ma senza concludere a una tolleranza al gelo.
- Nelle discussioni citate nella scheda di Encephalartos ituriensis, un episodio a −2,2 °C (28 °F) con brina ha danneggiato le foglie di diversi Encephalartos tropicali, e Encephalartos laurentianus vi è descritto come la specie che brucia e perde le foglie più facilmente.
- Le risorse giapponesi sulla tolleranza al freddo nel genere indicano danni su alcune specie, soprattutto giovani, dopo un episodio prolungato attorno a −2/−3 °C per diversi giorni; il dato non riguarda specificamente Encephalartos laurentianus, ma dà un ordine di grandezza per il genere.
Nei climi mediterranei miti la piena terra è possibile solo in luoghi molto riparati, dove il gelo è raro, per piante vecchie, con un suolo estremamente drenante e annaffiature invernali molto controllate. Nei climi più umidi la strategia più sicura resta il vaso, all’aperto d’estate e in un ricovero luminoso al riparo dal gelo d’inverno. Come negli altri Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano soprattutto giovani piante con il caudice interrato; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos laurentianus, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale di Encephalartos laurentianus.
Domande frequenti
Encephalartos laurentianus è l’Encephalartos più grande?
È uno dei più grandi. Le fonti lo presentano come uno dei maggiori rappresentanti del genere, per la lunghezza delle foglie, le foglioline larghe fino a 7 cm e i grossi cespi di tronchi. Nessuna misura pubblicata consultata permette di stilare una classifica precisa.
Cresce davvero in fretta?
Sì, in condizioni calde. Un collezionista salentino lo considera «forse il più veloce tra tutti gli Encephalartos», e alle Canarie è descritto come un «banano fra le cycadales», con emissioni di foglie frequenti. Consuma però molta acqua e molto concime.
Encephalartos laurentianus resiste al freddo in Italia?
No. In natura non conosce il gelo, e sui forum anglofoni è descritto come più sensibile alla brina di altri Encephalartos tropicali. In Italia va coltivato in vaso e ricoverato al riparo dal gelo d’inverno.
Come distinguerlo da Encephalartos ituriensis?
Dalle foglioline e dai coni. Secondo Bamps e Lisowski (1990), le foglioline mediane di Encephalartos laurentianus misurano 35-50 cm per 4-7 cm e terminano con due o più denti spinosi, contro 25 cm per 3 cm e una sola spina in Encephalartos ituriensis; i coni femminili misurano 35-45 cm, contro circa 20 cm.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse a Napoli e a Messina. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare all’inizio degli anni Novanta, e la pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009) lo cita nella collezione. Non si sa se queste piante esistano ancora.
È minacciato?
Poco, rispetto ad altre specie del genere. La IUCN lo classifica quasi minacciato (NT) per il suo areale limitato. Come tutti gli Encephalartos, è iscritto all’Appendice I della CITES e all’Allegato A nell’Unione europea.
Leggi anche su Succulentes
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos laurentianus: https://cycadlist.org/ — nome accettato, autore, pubblicazione (Ann. Mus. Congo Belge, Bot. sér. 5, 1(1): 10, t. 25, 1903), tipo (BR), distribuzione, stato IUCN NT B1a, etimologia. Lista di riferimento delle cicadee, affidabile; consultata tramite l’esportazione della lista.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos laurentianus (Zaire, Angola) coltivato all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pagina «Cicadee» (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — Encephalartos laurentianus nell’elenco delle cicadee della collezione. Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussioni «Encephalartos» ed «Encephalartos laurentianus»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-laurentianus/ — crescita rapida (Salento e Canarie, 2008), piantine in vaso a Napoli (2010), piante adulte in Spagna. Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- PalmTalk (International Palm Society): https://www.palmtalk.org/forum/ — coltivazione in California del Sud e confronti al freddo con gli Encephalartos tropicali. Forum di coltivatori, da leggere con spirito critico; citato dalla versione francese, non consultato direttamente (sito protetto).
Bibliografia
- De Wildeman, É. (1903). Encephalartos laurentianus. Annales du Musée du Congo, Botanique, sér. 5, 1(1): 10, tav. 25. [Descrizione originale; non consultata, riferimento secondo The World List of Cycads.]
- Bamps, P. & Lisowski, S. (1990). A new species of Encephalartos (Zamiaceae) from northeastern Zaire. Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 152-155. [Confronto tra Encephalartos ituriensis, Encephalartos hildebrandtii ed Encephalartos laurentianus; letto per la scheda di Encephalartos ituriensis.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplare coltivato all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia; secondo The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nomenclatura, distribuzione, stato IUCN; consultata.]