Encephalartos delucanus è una piccola cicadea con un fusto cortissimo (al massimo 12 cm), endemica della Tanzania occidentale, dove vive nella zona di Mpanda, oggi nella regione di Katavi. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1992 da François Malaisse, Jean-Pierre Sclavo e C. Crosiers e dedicata al botanico napoletano Paolo De Luca, allora direttore dell’Orto Botanico di Napoli. La IUCN la classifica in pericolo. È una delle specie meno conosciute del genere: sono state descritte solo piante maschili, e la sua coltivazione è documentata soltanto in un orto botanico thailandese.
In sintesi: Encephalartos delucanus
- Nome accettato: Encephalartos delucanus Malaisse, Sclavo & Crosiers (1992), secondo The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Tanzania occidentale, regione di Katavi (distretto di Mpanda)
- Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v)), valutazione del 2010 (Donaldson) citata da The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: savana alberata e prateria aperta, segnalate tra 1.500 e 1.950 m (descrizione originale); esigenze in coltivazione non documentate
- Portamento e dimensioni adulte: fusto eretto alto al massimo 12 cm e largo 10-20 cm; 6-9 foglie di 50-65 cm; coni maschili di 10-12 cm (descrizione originale, 1992)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos delucanus?
Encephalartos delucanus è una pianta piccola, dal fusto cortissimo, con poche foglie verdi le cui foglioline strette si sovrappongono verso la base della foglia. La descrizione originale, pubblicata in latino negli Annales de Gembloux (Malaisse, Sclavo e Crosiers, 1992), riporta questi caratteri:
- Fusto: eretto, alto fino a 12 cm e largo 10-20 cm; catafilli lanceolati di 30-40 mm per 10 mm, bruni e glabri sulla faccia interna, coperti all’esterno da un feltro fitto di peli grigio castano;
- Foglie: da sei a nove, verdi, inclinate di 60-80°, oblunghe, lunghe 50-65 cm, bruscamente ristrette alla base e ricurve all’apice; picciolo lungo fino a 45 mm e largo 7-8 mm, coperto di peli grigio paglia di 3-4 mm e di peli bruno nerastri di 1 mm; rachide pubescente alla base, glabra all’apice, segnata sopra da due linee verde scuro;
- Foglioline: da 50 a 75 (in media 66) per foglia, inserite sulla faccia superiore della rachide e sovrapposte verso il basso; quelle mediane subopposte o alterne, verdi, oblunghe, lunghe 130-146 mm e larghe 12-14 mm (almeno 11 mm), gradualmente acuminate e pungenti, con la base gialla, ristretta (4 mm) e decorrente, e 13-19 nervature parallele; due-quattro piccole spine gialle di 4-5 mm sul margine superiore, due-cinque su quello inferiore e una spina terminale di 2-4 mm; verso la base le foglioline si riducono bruscamente: da due a quattro sono bifide e le ultime due-sei sono ridotte a spine;
- Coni maschili: uno o due, con un breve peduncolo (1-1,5 cm sul secco), da ellissoidi a quasi cilindrici, verde giallastro da giovani e poi verdi, lunghi 10-12 cm e larghi 2-3 cm sul secco; circa 55 squame, quelle mediane di 12-14 mm per 9-11 mm;
- Coni femminili e semi: sconosciuti agli autori.
Le descrizioni secondarie consultate in rete (Wikipedia in inglese e in italiano, che riprendono The Cycad Pages di Ken Hill) parlano di una pianta «senza fusto aereo», con catafilli lanosi e foglioline «coriacee, lanose sotto e glabre sopra», e indicano coni maschili di 10-20 cm. La descrizione originale descrive invece un fusto eretto, per quanto corto, foglioline verdi senza menzione di peluria e coni maschili di 10-12 cm: è questa a fare fede. Conferma invece che nel 1992 si conoscevano solo piante maschili.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale o di coltivazione di Encephalartos delucanus.
Possibili confusioni
Le confusioni riguardano le altre specie di quello che Turner, Sclavo e Malaisse (2006) chiamano il «complesso di Encephalartos poggei»: Encephalartos poggei, Encephalartos marunguensis, Encephalartos schmitzii ed Encephalartos schaijesii, tutte dell’Africa centro-meridionale e con fusto nullo o corto. Già nel 1992 la descrizione originale collocava la specie in questo gruppo di piante a fusto cortissimo e foglie di media lunghezza, presente dall’Angola alla Tanzania, precisando che Encephalartos delucanus, Encephalartos poggei, Encephalartos schmitzii ed Encephalartos marunguensis si distinguono facilmente, in particolare dalle foglie. Secondo Turner, Sclavo e Malaisse (2006) queste specie si somigliano nel portamento, ma si separano senza ambiguità per i coni (colore, forma delle squame) e per le foglie (foglioline, inclinazione delle foglie e delle foglioline). Secondo The World List of Cycads, Encephalartos delucanus è l’unica di queste specie nota in Tanzania: una pianta in collezione dovrebbe quindi essere accompagnata dalla sua origine.
Sul forum francese Fous de palmiers, nel 2011, un partecipante proponeva il nome di Encephalartos delucanus per una pianta fotografata in Sudafrica; la proposta, fatta senza esame, mostra quanto le piccole specie dell’Africa centrale siano difficili da riconoscere in fotografia.
Tassonomia
Encephalartos delucanus è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie fu descritta da François Malaisse, Jean-Pierre Sclavo e C. Crosiers nel primo articolo di una serie intitolata «Recherches sur les Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) d’Afrique centrale», con il sottotitolo «Un nouvel Encephalartos de Tanzanie», uscito negli Annales de Gembloux (98(2): 153-157). The World List of Cycads data il nome al 1992, ma nella sua bibliografia cita l’articolo al 1993; Turner, Sclavo e Malaisse (2006) lo datano al 1992. Species+ scrive il nome dell’ultimo autore «Croisiers». L’intestazione dell’articolo consultato porta «Annales de Gembloux 1992, 98: 153-157».
Il tipo (olotipo), raccolto da Sclavo con il numero 180, proviene dall’antica Provincia Occidentale della Tanzania, distretto di Mpanda, a Mgoga, 30 km a sud di Katambike (5°45′ S, 31°30′ E), ed è conservato all’orto botanico di Meise (BR). È una pianta maschile raccolta nella savana alberata, a sud del fiume Ugalla. Gli autori citano altre tre raccolte, tutte maschili: monti Kasima, a nord-est di Katuma (6°19′ S, 30°42′ E), in savana alberata (Sclavo 20, BR); monte Sitebi (6°06′ S, 30°38′ E), a 1.950 m, in prateria aperta (Kielland 21, EA); colline di Lugala, a 1.500 m (Kielland 22, EA). Identificano la specie con l’«Encephalartos sp. C (Mpanda)» di cui Heenan (1977) aveva parlato in base alle raccolte di Kielland. La specie non ha sinonimi. Il secondo articolo della serie, nel 1993, ha mostrato l’interesse della morfologia delle foglie per distinguere le specie dell’Africa centrale.
Etimologia e storia
L’epiteto onora il professor Paolo De Luca (1944-2021), docente di botanica all’Università Federico II di Napoli e direttore dell’Orto Botanico di Napoli, per i suoi studi sulle cicadee (descrizione originale; Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). De Luca descrisse a sua volta, con Moretti e Stevenson, un’altra specie della Tanzania, Encephalartos sclavoi, dedicata proprio a Jean-Pierre Sclavo.
Il legame con Napoli è stretto. Il 31 maggio 1995 l’Università Federico II conferì a Jean-Pierre Sclavo, coautore della specie, la laurea honoris causa in Scienze naturali, anche per il suo contributo all’incremento delle collezioni dell’Orto Botanico. Nella relazione pubblicata su Delpinoa, Paolo De Luca e Aldo Moretti ricordano che Sclavo era stato nominato botanico onorario dell’Orto nel 1990, che aveva soggiornato molte volte al Dipartimento di Biologia vegetale di Napoli per studiare la chemiotassonomia e la sistematica molecolare degli Encephalartos, e che aveva donato all’Orto esemplari di Encephalartos raccolti nelle loro località d’origine. Il testo non precisa quali specie, e non nomina Encephalartos delucanus.
Per il resto, la storia della specie è poco conosciuta. Un articolo di Ian Turner, «In search of Encephalartos delucanus», uscito nel 1995 sulla rivista della società sudafricana delle cicadee (Encephalartos 44: 9-12), riguarda la ricerca della specie sul terreno; non ha potuto essere consultato.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in altre lingue: Species+ non ne riporta, e non è stato trovato alcun nome vernacolare tanzaniano.
In natura
Encephalartos delucanus è noto solo in Tanzania, nella regione di Katavi secondo The World List of Cycads, intorno a Mpanda. Secondo le descrizioni secondarie consultate (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill), le popolazioni si trovano vicino ai monti Kasima e Sitebi, sulle colline di Lugala e a sud del fiume Ugalla, nella savana montana ai margini dei boschi radi di tipo miombo, tra 1.200 e 1.950 m di quota. La descrizione originale conferma le località (Mgoga a sud dell’Ugalla, monti Kasima, monte Sitebi, colline di Lugala) e indica per le ultime due 1.950 e 1.500 m di quota; gli ambienti annotati sono la savana alberata e, sul monte Sitebi, la prateria aperta. Il limite inferiore di 1.200 m non vi compare. Il raccoglitore Kielland riteneva la pianta rarissima: sul monte Sitebi ne aveva visti due gruppi di una ventina di piante, a 300 m l’uno dall’altro. Turner, Sclavo e Malaisse (2006) descrivono per l’intero complesso di Encephalartos poggei savane e boschi radi con una stagione secca di quattro-sette mesi, su suoli permeabili o pietrosi.
Nel 2003 il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) stimava la popolazione a meno di 1.000 piante, in lieve declino, e indicava come minaccia il fallimento della riproduzione, insieme a una forte riduzione dell’habitat. Impollinatori e disseminatori non sono documentati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos delucanus è classificato in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Donaldson (2010) citata da The World List of Cycads, con i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v): areale e area di occupazione ridotti, poche località e un declino continuo della qualità dell’habitat e del numero di piante adulte. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. La specie era classificata vulnerabile nel 1997 e nel piano d’azione del 2003, che la segnalava anche in collezioni di orti botanici, senza banca del germoplasma.
È iscritta all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’intero genere, e all’Allegato A nell’Unione europea (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia. Da notare che nel 2013 il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), senza limite di taglia, mentre per diverse specie vicine ammette i caudici piccoli. In Italia non è stata trovata alcuna tutela nazionale specifica per la specie; per un’importazione ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+ è stato consultato il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore.
Diffidate delle offerte di semi. Nel gennaio 2011 un collezionista italiano raccontava sul forum Tropicamente di aver ricevuto da un sedicente venditore camerunese un’offerta di «grandi quantità» di semi freschi di diverse specie rare, tra cui Encephalartos delucanus, e persino di Encephalartos woodii, di cui non si conosce alcuna pianta femminile: un’offerta palesemente fraudolenta.
Coltivazione
La coltivazione di Encephalartos delucanus è documentata da una sola fonte affidabile, thailandese. All’orto botanico tropicale di Nong Nooch il conservatore delle cicadee scrive nel 2022 che le specie «a fogliame stagionale», tra cui Encephalartos delucanus, vi prosperano e producono coni ogni anno, in aiuole rialzate riempite per metà di sabbia, per un quarto di compost e per un quarto di ghiaia grossa. La pianta perde quindi le foglie ogni anno, e l’irrigazione va ridotta durante questo riposo.
In Italia
Negli orti botanici. Nonostante il nome, la presenza di Encephalartos delucanus all’Orto Botanico di Napoli non è documentata. La specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli pubblicato nel 1997 su Delpinoa (dati del 1993-94, appena dopo la descrizione), né nelle pubblicazioni successive dell’Orto consultate, né nelle fonti su Palermo, Firenze e La Mortola. Gli esemplari donati da Jean-Pierre Sclavo non sono elencati per specie.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare solo nell’offerta fraudolenta di semi citata sopra. Non esiste alcun dato di coltivazione per nessuna regione italiana. Per un coltivatore italiano è una pianta da serra calda, in vaso profondo e in substrato drenante.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, ma per questa specie tropicale non esiste alcuna esperienza francese utile: in Europa compare soltanto in fotografie di collezione pubblicate nel 2017 sul forum Fous de palmiers, senza indicazione del luogo né delle condizioni di coltivazione.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme fresco e fecondato. Non sono stati trovati dati propri della specie sulla germinazione o sui polloni.
Malattie e parassiti
Nessuna malattia e nessun parassita propri di Encephalartos delucanus sono documentati.
Rusticità
Per Encephalartos delucanus non esiste alcun dato di resistenza al freddo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia (forum Tropicamente) né in Francia (forum Fous de palmiers). Negli altri Encephalartos le sopravvivenze osservate al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; nulla di simile è documentato per questa specie tropicale, e le piante adulte non godono di quella protezione. La coltivazione in serra calda, all’asciutto durante il riposo, è la scelta prudente.
Riferimenti internazionali
L’unica osservazione pubblicata viene dal clima tropicale di pianura di Nong Nooch, in Thailandia, dove la specie prospera. Altrove non è stato trovato alcun valore di freddo.
Tossicità e precauzioni
Non sono stati trovati dati di tossicità propri di Encephalartos delucanus, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi in particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, la cicas del Giappone (Cycas revoluta), l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.
Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos delucanus.
Domande frequenti
Dove cresce Encephalartos delucanus?
Soltanto nella Tanzania occidentale, nella regione di Katavi, intorno a Mpanda. Il tipo fu raccolto a Mgoga, 30 km a sud di Katambike.
Chi era De Luca?
Paolo De Luca (1944-2021), professore all’Università Federico II di Napoli, direttore dell’Orto Botanico e specialista delle cicadee. Descrisse lui stesso un’altra specie della Tanzania, Encephalartos sclavoi.
Si può vedere all’Orto Botanico di Napoli?
Non risulta. Nessuna fonte consultata lo segnala a Napoli né in altri orti botanici italiani, nonostante la dedica e i legami tra il giardino napoletano e Jean-Pierre Sclavo, uno dei suoi descrittori.
È minacciato?
Sì. La IUCN lo classifica in pericolo (valutazione del 2010). Nel 2003 la popolazione era stimata a meno di 1.000 piante, con una riproduzione insufficiente e un habitat in forte riduzione.
Si può acquistare?
Raramente, e solo con i documenti CITES. La specie è nell’Appendice I e l’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica, anche di piante riprodotte. Diffidate delle offerte di semi in grande quantità, spesso fraudolente.
È rustico?
No, o almeno nulla permette di pensarlo: non esiste alcun dato sul freddo. Specie dell’Africa tropicale, va tenuta al riparo dal gelo, in serra calda.
È tossico?
Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos delucanus: https://cycadlist.org/scientific_name/286 — nome accettato, autori, pubblicazione, tipo (Sclavo 180, Mgoga, BR), distribuzione, stato IUCN (Donaldson 2010), etimologia (Haynes 2022). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos delucanus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/17214/legal — CITES I dal 04/02/1977, Allegato A dell’UE, parere sfavorevole del gruppo di esame scientifico (2013), distribuzione. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- De Luca P., Moretti A., «Conferimento della Laurea Honoris Causa in Scienze Naturali al botanico francese Jean-Pierre Sclavo», Delpinoa 33-34 (1996): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_33-34_1991-92_%5B1996%5D/Delpinoa_33-34_1991-92_%5B1996%5D_253-265.pdf — legami di Sclavo con l’Orto Botanico di Napoli, esemplari di Encephalartos donati. Rivista dell’Orto botanico, affidabile; testo letto direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36 (1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94, senza Encephalartos delucanus. Rivista dell’Orto botanico, fonte datata; tabella letta direttamente.
- Tropicamente, discussione «Semi di Encephalartos Woodii» (gennaio 2011): https://www.tropicamente.it/forums/topic/semi-di-encephalartos-woodii/ — offerta fraudolenta di semi. Forum italiano di coltivatori, testimonianza; letta direttamente.
- Wikipedia (inglese e italiano), Encephalartos delucanus: https://it.wikipedia.org/wiki/Encephalartos_delucanus — descrizione, località, quote, da The Cycad Pages. Enciclopedia collaborativa, fonte secondaria non verificata; usata solo per dati segnalati come tali.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Malaisse, F., Sclavo, J.-P. & Crosiers, C. (1992). Recherches sur les Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) d’Afrique centrale. 1. Un nouvel Encephalartos de Tanzanie. Annales de Gembloux 98(2): 153-157. [Protologo; testo integrale letto: descrizione latina e dimensioni, tipo e altre raccolte, quote, rarità, etimologia, gruppo di specie affini. Letteratura primaria.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
- Turner, I. (1995). In search of Encephalartos delucanus. Encephalartos 44: 9-12. [Citato da Donaldson 2003; non consultato.]
- Turner, I., Sclavo, J.-P. & Malaisse, F. (2006). Un nouvel Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) de Zambie. Biotechnologie, Agronomie, Société et Environnement 10(3): 181-183. https://popups.uliege.be/1780-4507/index.php?id=1014 [Complesso di Encephalartos poggei, ambienti, riferimenti del 1992 e del 1993; testo integrale consultato.]
- Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato VU, meno di 1.000 piante, fallimento della riproduzione, collezioni ex situ; testo consultato.]
- Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos delucanus. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41914A10593284. [Valutazione EN citata da The World List of Cycads; non consultata (sito bloccato).]
- Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Coltivazione in clima tropicale; testo consultato.]
- De Luca, P. & Moretti, A. (1996). Conferimento della Laurea Honoris Causa in Scienze Naturali al botanico francese Jean-Pierre Sclavo. Delpinoa n.s. 33-34 (1991-1992): 253-265. [Legami con l’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata; dato a livello di genere.]