Encephalartos schmitzii è una piccola cicadea dell’Africa centrale, con il fusto quasi interamente sotterraneo, che vive nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo, sull’altopiano dei Kundelungu, nell’Alto Katanga, e nel nord dello Zambia. Questa specie del genere Encephalartos fu scoperta nel 1955 dal forestale André Schmitz e descritta nel 1969 dal botanico belga François Malaisse. È la prima cicadea segnalata in Zambia, nel 1990. La IUCN la classifica come vulnerabile. Al momento della descrizione se ne conoscevano solo tre piante.
In sintesi: Encephalartos schmitzii
- Nome accettato: Encephalartos schmitzii Malaisse (1969), secondo The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Schmitz’s cycad»
- Distribuzione naturale: Repubblica Democratica del Congo (Alto Katanga) e Zambia (Muchinga)
- Stato IUCN: vulnerabile (VU, criterio B1ab(iii,v)), valutazione del 2022 (Bösenberg) citata da The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: savana steppica, bosco rado e bosco aperto a Protea petiolaris sull’altopiano dei Kundelungu (descrizione originale); esigenze in coltivazione non documentate
- Portamento e dimensioni adulte: tronco interamente sotterraneo o sporgente dal suolo di pochi centimetri; una rosetta di circa nove foglie di 45-59 cm; cono femminile di 26 cm (descrizione originale, 1969)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos schmitzii?
Encephalartos schmitzii si riconosce anzitutto dal portamento senza tronco visibile, che Malaisse giudicava sufficiente per identificarlo, poi dalle foglioline strette, con meno di 17 nervature, e dalle squame del cono femminile, fortemente inclinate. La descrizione originale, uscita nel 1969 nel Bulletin du Jardin botanique national de Belgique, ne riporta i caratteri seguenti (misure su materiale fresco, salvo indicazione contraria):
- Tronco: interamente sotterraneo o sporgente dal suolo di pochi centimetri;
- Foglie: in rosetta, circa nove, lunghe 45-59 cm; picciolo lungo 1-2 cm e largo 0,7 cm; picciolo e rachide glabri;
- Foglioline: da 44 a 52 per lato della rachide, quasi opposte o alterne, lineari-lanceolate; quelle mediane lunghe 10,5-13,6 cm (almeno 9,5 cm) e larghe 0,8-1 cm, glabre da adulte, ristrette a 0,3 cm alla base, con 12-16 nervature parallele; da zero a tre piccole spine laterali (raramente quattro o cinque) di 1-2 mm e una spina terminale nell’asse della fogliolina;
- Coni maschili: due o tre, da ellissoidi a quasi cilindrici, lunghi 10 cm e larghi 3,5 cm da secchi; squame sessili, con la faccia superiore concava e molto rugosa;
- Cono femminile: con un breve peduncolo, ovoide-cilindrico, lungo 26 cm e largo 12 cm, verde scuro; asse di 4-5 cm di diametro, con undici costole; squame peduncolate (peduncolo di 2-2,5 cm), inclinate di 50-60° sul peduncolo, romboidali, le mediane alte 2,5 cm e larghe 5 cm, glabre;
- Semi: ovoidi, irregolarmente troncati e angolosi, lunghi 2,5 cm e larghi 2-2,5 cm, arancioni a maturità e poi bruno ocra seccando; Malaisse indica il colore con riserva, perché il cono era maturato in laboratorio.
Le descrizioni secondarie consultate in rete (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill) indicano inoltre un fusto sotterraneo alto al massimo 30 cm per circa 20 cm di diametro, un picciolo «spinoso», foglioline verde glauco, un cono femminile di 20-25 cm e semi rosso aranciato. La descrizione originale non dà le dimensioni del tronco, descrive un picciolo glabro, non menziona una tinta glauca e indica un cono femminile di 26 cm e semi arancioni: questi dati di seconda mano restano quindi non verificati.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale o di coltivazione di Encephalartos schmitzii.
Possibili confusioni
Le confusioni riguardano le altre specie di quello che Turner, Sclavo e Malaisse (2006) chiamano il «complesso di Encephalartos poggei»: Encephalartos poggei, Encephalartos marunguensis, Encephalartos schaijesii e Encephalartos delucanus, tutte dell’Africa centro-meridionale e prive di tronco o con tronco corto. Malaisse (1969) lo distingueva da Encephalartos marunguensis per il tronco sotterraneo, le foglioline e le squame. Le sue due chiavi degli Encephalartos del Congo separano Encephalartos schmitzii per le squame del cono femminile, inclinate di 40-60° sul peduncolo e con la faccetta terminale non sporgente (70-80° in Encephalartos poggei, Encephalartos septentrionalis ed Encephalartos marunguensis), e per le foglioline mediane con meno di 17 nervature su foglie di 40-55 cm (da secche), contro 17-25 nervature in Encephalartos marunguensis, che ha foglioline senza spine e foglie di 60-75 cm, e in Encephalartos poggei, che ha foglioline con una-quattro spine e foglie di 70-150 cm. Secondo Turner, Sclavo e Malaisse (2006), queste specie si somigliano nel portamento ma si distinguono senza ambiguità per i coni (colore, forma delle squame) e per le foglie (foglioline, inclinazione delle foglie e delle foglioline).
La confusione più delicata riguarda lo Zambia, dove vivono sia Encephalartos schmitzii sia Encephalartos schaijesii. Quest’ultimo comprende oggi Encephalartos flavistrobilus, descritto nel 2006 da una sola stazione a est di Solwezi, nella provincia Nord-Occidentale, e notevole per i coni gialli, maschili e femminili. Ora, le descrizioni secondarie segnalano una sottopopolazione di Encephalartos schmitzii nella stessa regione, a est di Solwezi, mentre The World List of Cycads cita per la specie solo la provincia di Muchinga. L’identità delle piante di Solwezi merita quindi di essere verificata prima di qualsiasi attribuzione.
Tassonomia
Encephalartos schmitzii Malaisse è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie fu descritta da François Malaisse nel 1969, con il titolo «Encephalartos schmitzii Malaisse, Cycadacée nouvelle du Congo-Kinshasa», nel Bulletin du Jardin botanique national de Belgique (39(4): 401-406). Il tipo (olotipo), raccolto da Malaisse con il numero 6286 sull’altopiano dei Kundelungu, nel Katanga, è conservato all’orto botanico di Meise (BR); si tratta di un cono femminile. Malaisse cita anche i coni maschili della pianta di Schmitz (Schmitz 5417, BR) e un’altra raccolta (Malaisse 6461, BR e LSHI). L’articolo è datato 31 dicembre 1969. La specie non ha sinonimi.
Nel 1990 Malaisse, Sclavo e Turner la segnalarono in Zambia in un articolo intitolato «Zamiaceae, a new family for Zambia» (Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 162-168): era la prima cicadea conosciuta in quel paese, secondo Turner, Sclavo e Malaisse (2006). Hurter e Whitelock le hanno dedicato nel 1998 un articolo di sintesi in Encephalartos, la rivista della società sudafricana delle cicadee (55: 4-8), che non ha potuto essere consultato. Nessuno studio genetico precisa la sua posizione nel complesso di Encephalartos poggei.
Etimologia e storia
L’epiteto onora André Schmitz, forestale e raccoglitore di piante all’Institut national pour l’étude agronomique du Congo belge (INEAC) dal 1946 al 1963, poi direttore del laboratorio di selvicoltura dell’università del Congo, che scoprì la specie durante una spedizione botanica nel 1955 (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Quattordici anni separano la scoperta dalla descrizione di Malaisse, che ne raccolse egli stesso il tipo.
La descrizione originale ripercorre questa storia. Nell’agosto 1955 Schmitz trova una pianta all’estremità meridionale dell’altopiano dei Kundelungu, in piena savana steppica, e la trapianta nel giardino della Kipopo, a 20 km da Lubumbashi, dove produce due coni maschili. Nel 1959 Devred descrive questi coni, ma rifiuta, in mancanza di un cono femminile, di attribuire la pianta a Encephalartos marunguensis, da cui differisce per piccioli e rachidi più gracili e glabri e per foglioline più strette, inserite più fitte. Nell’agosto 1966 Malaisse scopre una seconda pianta sotto un bosco aperto a Protea petiolaris; seguita sul posto, questa produce un cono femminile solo durante la stagione delle piogge 1968-1969, il che permette finalmente di descrivere la specie. Una terza pianta, segnalata una decina di chilometri a nord-nord-est del posto di Lualala, non è stata ritrovata nonostante una giornata di ricerche. Malaisse succedette a Schmitz alla direzione del servizio di selvicoltura e piscicoltura dell’università ufficiale del Congo, a Lubumbashi. L’ingresso della specie nell’elenco delle piante dello Zambia, nel 1990, ha fatto entrare la famiglia delle Zamiaceae nella flora di quel paese.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. In inglese Species+ (la banca dati della CITES) adotta «Schmitz’s cycad», cioè «cicadea di Schmitz». Non è stato trovato alcun nome vernacolare africano.
In natura
Encephalartos schmitzii è presente nella Repubblica Democratica del Congo, nell’Alto Katanga, e in Zambia, nella provincia di Muchinga (The World List of Cycads). Secondo le descrizioni secondarie consultate (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill), occupa il bacino del Luapula, all’estremità meridionale dell’altopiano dei Kundelungu sul versante congolese e lungo la scarpata della Muchinga sul versante zambiano. Turner, Sclavo e Malaisse (2006) descrivono gli ambienti del complesso di Encephalartos poggei: savane arbustive o alberate, boschi radi e savane steppiche, con un clima che comporta una stagione secca di quattro-sette mesi, su suoli permeabili o sassosi. Nel 1969 Malaisse rifiutava di seguire Schmitz, che vedeva nella specie una pianta caratteristica delle steppe e delle savane steppiche su suoli spesso sabbiosi: le tre piante allora note crescevano rispettivamente in savana steppica, sotto un bosco aperto e sotto un bosco rado.
Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) stimava la popolazione tra 5.000 e 10.000 piante, in forte declino, minacciata soprattutto dalla raccolta. Rilevava anche che in Zambia il disboscamento della boscaglia per l’agricoltura aveva ridotto alcune popolazioni della specie. La fenologia, gli impollinatori e i dispersori dei semi non sono documentati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos schmitzii è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads, in base al criterio B1ab(iii,v): un areale ristretto, poche località e un declino continuo della qualità dell’habitat e del numero di piante adulte. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Lo stato è cambiato nel tempo: in pericolo nella lista del 1997, quasi minacciato nel piano d’azione del 2003, vulnerabile da allora.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, in virtù dell’iscrizione di tutto il genere, e nell’Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026). Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di esame scientifico dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+ è stato consultato il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore.
Coltivazione
La coltivazione di Encephalartos schmitzii è documentata da una sola fonte affidabile, thailandese. All’orto botanico tropicale di Nong Nooch, il curatore delle cicadee scrive nel 2022 che le specie «a fogliame stagionale», tra cui Encephalartos schmitzii, vi prosperano e producono coni ogni anno, in aiuole rialzate riempite per metà di sabbia, per un quarto di compost e per un quarto di ghiaia grossa. La pianta perde quindi le foglie ogni anno, e durante questo riposo le annaffiature vanno ridotte.
Sul forum francese Fous de palmiers, una fotografia del 2017 mostra una pianta in collezione, senza indicazioni sul luogo né sulle condizioni di coltivazione. In mancanza di altri dati, la specie va trattata come una pianta da serra calda, in vaso profondo e in substrato drenante.
In Italia
Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos schmitzii negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli pubblicato nel 1997 su Delpinoa (dati del 1993-94), né nell’elenco delle cicadee di Messina (2009), né nelle altre fonti consultate su Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola.
Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la specie non è mai citata. Non esiste quindi alcun riscontro per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per semina di semi freschi e fecondati. Non è stato trovato alcun dato proprio della specie sulla germinazione o sulla separazione dei polloni.
Malattie e parassiti
Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos schmitzii.
Rusticità
Non esiste alcun dato sulla resistenza al freddo di Encephalartos schmitzii.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione né sul forum italiano Tropicamente né sul forum francese Fous de palmiers: il clima del sud-est della Francia, vicino a quello di molte regioni italiane, non offre quindi alcuna esperienza da trasporre. Negli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; per questa specie tropicale con il fusto sotterraneo non è documentato nulla di simile, e le piante adulte non beneficiano di questa protezione. La coltivazione in serra calda, all’asciutto durante il riposo, è la soluzione prudente.
Riferimenti internazionali
L’unica osservazione pubblicata viene dal clima tropicale di pianura di Nong Nooch, in Thailandia, dove la specie prospera. Non è stato trovato alcun valore di freddo altrove.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcun dato sulla tossicità propria di Encephalartos schmitzii, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in modo particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, Cycas revoluta, l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.
Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi senza attendere a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos schmitzii.
Domande frequenti
Dove cresce Encephalartos schmitzii?
Nell’Alto Katanga, nella Repubblica Democratica del Congo, in particolare sull’altopiano dei Kundelungu, e nel nord dello Zambia, nella provincia di Muchinga. Vive in savane e boschi radi con una lunga stagione secca.
Chi era Schmitz?
André Schmitz, forestale e raccoglitore di piante nel Congo belga, all’INEAC dal 1946 al 1963, poi direttore del laboratorio di selvicoltura dell’università del Congo. Scoprì la specie nel 1955; Malaisse la descrisse nel 1969 e gliela dedicò.
È minacciato?
Sì. La IUCN lo classifica vulnerabile (valutazione del 2022). Nel 2003 la popolazione era stimata tra 5.000 e 10.000 piante, in forte declino a causa della raccolta, e il disboscamento agricolo colpiva le popolazioni zambiane.
Si può coltivare in Italia?
Sì, ma solo in serra calda, ed è raro in commercio. L’unico riscontro di coltivazione affidabile viene dall’orto botanico di Nong Nooch, in Thailandia, dove prospera e produce coni ogni anno.
È rustico?
No, o almeno nulla permette di pensarlo: non esiste alcun dato sul freddo. Come specie dell’Africa tropicale, va tenuto al riparo dal gelo.
Come distinguerlo da Encephalartos marunguensis?
Dalle foglioline e dal cono femminile. Encephalartos schmitzii ha foglioline strette con meno di 17 nervature e squame del cono femminile inclinate di 40-60°; Encephalartos marunguensis ha foglioline con 17-25 nervature e foglie più lunghe.
È tossico?
Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos schmitzii: https://cycadlist.org/scientific_name/342 — nome accettato, autore, pubblicazione, tipo (Malaisse 6286, Kundelungu, BR), distribuzione, stato IUCN (Bösenberg 2022), etimologia (Haynes 2022), riferimenti. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos schmitzii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/28569/legal — Appendice I della CITES dal 04/02/1977, Allegato A dell’UE, pareri del gruppo di esame scientifico (2011, 2013), nome inglese, distribuzione. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Wikipedia (inglese e italiano), Encephalartos schmitzii: https://en.wikipedia.org/wiki/Encephalartos_schmitzii — descrizione, distribuzione dettagliata, secondo The Cycad Pages. Enciclopedia collaborativa, fonte secondaria non verificata; usata solo per dati segnalati come tali.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36 (1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94, senza Encephalartos schmitzii. Rivista dell’orto botanico, fonte datata; tabella letta direttamente.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, descrizione originale, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
- Malaisse, F. (1969). Encephalartos schmitzii Malaisse, Cycadacée nouvelle du Congo-Kinshasa. Bulletin du Jardin botanique national de Belgique 39(4): 401-406. [Descrizione originale; testo integrale letto: descrizione latina e francese, misure, tipi, storia della scoperta, ambienti, chiavi degli Encephalartos del Congo. Letteratura primaria.]
- Malaisse, F., Sclavo, J.-P. & Turner, I. (1990). Zamiaceae, a new family for Zambia. Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 162-168. [Prima segnalazione in Zambia; non consultato.]
- Hurter, P.J.H. & Whitelock, L.M. (1998). Focus on Encephalartos schmitzii. Encephalartos 55: 4-8. [Sintesi citata da The World List of Cycads; non consultata.]
- Turner, I., Sclavo, J.-P. & Malaisse, F. (2006). Un nouvel Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) de Zambie. Biotechnologie, Agronomie, Société et Environnement 10(3): 181-183. [Prima cicadea dello Zambia, complesso di Encephalartos poggei, stazione di Encephalartos flavistrobilus; testo integrale consultato.]
- Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stati del 1997 e del 2003, effettivi, minacce; testo consultato.]
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- Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Coltivazione in clima tropicale; testo consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]