Encephalartos marunguensis

Encephalartos marunguensis è una piccola cicadea dell’Africa centrale, con il fusto in parte interrato, endemica del sud-est della Repubblica Democratica del Congo, dove fu scoperta nel 1957 sugli altopiani dei monti Marungu, nell’Alto Katanga. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1958 dal botanico belga René Devred e appartiene a un gruppo di specie centroafricane prive di tronco o con tronco corto, vicine a Encephalartos poggei. La IUCN la classifica come vulnerabile. La descrizione originale del 1958 non ha potuto essere consultata per questa scheda; è stata invece letta la descrizione complementare pubblicata nel 1971 da Lisowski e Malaisse, basata su piante fresche di sei stazioni.

In sintesi: Encephalartos marunguensis

  • Nome accettato: Encephalartos marunguensis Devred (1958), secondo The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno; il piano d’azione della IUCN del 2003 lo scrive marungiensis
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in kitabwa «Kavunduvundu» e «Tusu» (Lisowski e Malaisse, 1971); in inglese «Marungu cycad»
  • Distribuzione naturale: Repubblica Democratica del Congo (Alto Katanga); una presenza in Tanzania, citata nel 2003, non è ripresa da The World List of Cycads
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU, criterio B1ab(iii,v)), valutazione del 2022 (Bösenberg) citata da The World List of Cycads
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: savana alberata e steppa erbosa dell’altopiano dei Muhila, tra 1.390 e 1.690 m (Lisowski e Malaisse, 1971); esigenze in coltivazione non documentate
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo o sporgente dal suolo fino a 40 cm, con un diametro di 12-16 cm; da 10 a 22 foglie di 60-85 cm; coni di 18-30 cm (Lisowski e Malaisse, 1971, su materiale fresco; descrizione originale non letta)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos marunguensis?

Encephalartos marunguensis si riconosce dal portamento senza tronco visibile, dalle foglie numerose e dalle foglioline strette, glauche quando sono fresche e quasi sempre prive di spine laterali. La descrizione originale di Devred, uscita nel Bulletin de la Société royale de botanique de Belgique, è accessibile solo su una piattaforma a pagamento e non è stata letta. Nel 1971 Lisowski e Malaisse ne hanno pubblicato una descrizione complementare, basata su materiale fresco raccolto in cinque nuove stazioni dell’altopiano dei Muhila:

  • Fusto: interamente sotterraneo o sporgente dal suolo fino a 40 cm, semplice o talvolta ramificato in cima; parte centrale carnosa e resinosa, di 12-16 cm di diametro, coperta da numerosissime squame accostate (basi di vecchie foglie), ovali, di 5-8 cm per 4 cm, con la faccia inferiore rivestita da una peluria cotonosa beige; vicino all’apice queste squame diventano lineari e superano i 10 cm;
  • Foglie: da 10 a 22, lunghe 60-85 cm, allargate alla base in una parte molle di 5-10 cm; picciolo di 1-3 cm; picciolo e rachide coperti da una peluria lanosa beige sulle foglie giovani, poi da peli sparsi;
  • Foglioline: da 50 a 85 per lato della rachide, quasi opposte o alterne, lineari-lanceolate; quelle mediane lunghe 10-11 cm e larghe 1,2-1,3 cm, glabre da adulte, glauche da fresche, con 17-23 nervature parallele; nessuna spina laterale (eccezionalmente una); le prime 5-10 foglioline sono ridotte a una spina semplice, molto raramente bifida;
  • Coni maschili: tre, da ellissoidi a quasi cilindrici, lunghi 18-27 cm e larghi 5,5-7,5 cm da freschi (15-24 cm per 4,2-6,1 cm da secchi), su un peduncolo corto di 2,5-3,5 cm; squame mediane di 2,2-2,6 cm per 1,5-2,1 cm, inclinate verso l’alto di 45-55°;
  • Cono femminile: uno solo, quasi sessile, ovoide-cilindrico, lungo 18-30 cm e largo 10-14 cm, più largo nel terzo o nel quarto inferiore, verde scuro; squame e semi descritti da Devred (1958), non letto.

Gli autori precisano che tutte le piante osservate erano prive di tronco aereo: il tronco di 30-40 cm, talvolta ramificato, indicato da Devred contraddice del resto l’etichetta della sua stessa raccolta, che riporta «piante acauli». Aggiungono che sono frequenti una o più foglie molto più piccole delle altre. Secondo le descrizioni secondarie consultate (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill), è una pianta senza tronco aereo, il cui fusto, in parte interrato, raggiunge 40 cm di altezza per 15 cm di diametro. Le foglie, verde-bluastre, misurano 50-80 cm; sono fortemente carenate, con la rachide nettamente ricurva verso l’alto. Le foglioline, lineari, lunghe 10-12 cm, hanno margini interi e lisci e si inseriscono sulla rachide con un angolo di 45-80°; le più basse sono spesso ridotte a spine.

Secondo le stesse fonti, i coni maschili, ovoidi e verde-bluastri, misurano 18-25 cm di lunghezza per 5-7,5 cm di larghezza; i coni femminili, della stessa forma, 20-30 cm per 10-15 cm; ogni pianta ne porta da uno a tre. I semi, oblunghi, lunghi 20-30 mm, hanno un involucro carnoso rosso o giallo. Questi dati concordano nella sostanza con la descrizione del 1971, che indica però foglie di 60-85 cm, un cono femminile verde scuro e un solo cono femminile per pianta; il colore e le dimensioni dei semi non hanno potuto essere controllati.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale o di coltivazione di Encephalartos marunguensis.

Possibili confusioni

Le confusioni riguardano le altre specie di quello che Turner, Sclavo e Malaisse (2006) chiamano il «complesso di Encephalartos poggei»: Encephalartos poggei, Encephalartos schmitzii, Encephalartos schaijesii e Encephalartos delucanus, tutte dell’Africa centro-meridionale e prive di tronco o con tronco corto. Secondo questi autori le specie si somigliano nel portamento, ma si distinguono senza ambiguità per i coni (colore, forma delle squame) e per le foglie (foglioline, inclinazione delle foglie e delle foglioline). In pratica, per una pianta di collezione l’indizio più sicuro è la località d’origine: Encephalartos marunguensis è noto solo nell’Alto Katanga. Lisowski e Malaisse (1971) lo considerano vicino a Encephalartos schmitzii, ma distinto; le chiavi di Malaisse (1969) separano le due specie per le foglioline, con 17-25 nervature in Encephalartos marunguensis e meno di 17 in Encephalartos schmitzii, e per le squame del cono femminile.

Tassonomia

Encephalartos marunguensis Devred è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie fu descritta da René Devred con il titolo «Une Cycadacée nouvelle du Congo belge: Encephalartos marunguensis Devred». The World List of Cycads data la pubblicazione al 1958 e la colloca nel tomo 91, pagine 104-110, del Bulletin de la Société royale de botanique de Belgique; Turner, Sclavo e Malaisse (2006) la citano al 1959, pagine 103-108. Il tipo (olotipo) fu raccolto dallo stesso Devred con il numero 3924, il 18 luglio 1957, «nelle immediate vicinanze di Kapona», sugli altopiani dei Marungu, nell’Alto Katanga; è conservato nell’orto botanico di Meise (BR), con un isotipo a Yangambi (YBI). La specie non ha sinonimi.

Nel 1971 Lisowski e Malaisse le dedicarono una nota intitolata «Encephalartos marunguensis Devred, Cycadacée endémique du plateau des Muhila (Katanga, Congo-Kinshasa)», uscita nel Bulletin du Jardin botanique national de Belgique (41: 357-361, 30 settembre 1971). Questi autori collocano la raccolta tipo, fatta nei pressi di Kapona, sull’altopiano dei Muhila, mentre The World List of Cycads parla degli altopiani dei Marungu; la descrizione originale, che permetterebbe di chiarire il punto, non è stata letta. Citano cinque nuove stazioni, tutte sull’altopiano dei Muhila: 23 km a nord-ovest di Kansimba, verso 1.500 m (Bulaimu 196, coni maschili); a 1,5 km da Kaminga, vicino al fiume Talala, a 1.390 m; a 0,5 km da Kalobelobe, a 1.690 m; a 0,2 km da Kamabale, a 1.480 m; sulla montagna Mwango, a 2 km da Kamibelo, a 1.690 m (raccolte del 1970 e del 1971).

Etimologia e storia

L’epiteto marunguensis significa «dei Marungu»: si riferisce alla presenza della specie sui monti Marungu, nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). La storia della sua scoperta si riduce ai dati del tipo: una raccolta di Devred del luglio 1957, vicino a Kapona. La descrizione fu pubblicata l’anno seguente, all’epoca del Congo belga. Nelle fonti consultate non è documentato alcun altro episodio della sua storia.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In kitabwa, la lingua locale, la pianta è chiamata «Kavunduvundu» e «Tusu» (Lisowski e Malaisse, 1971). In inglese, Species+ (la banca dati della CITES) adotta «Marungu cycad», semplice traduzione del nome scientifico.

In natura

Secondo The World List of Cycads e Species+, Encephalartos marunguensis è presente solo nella Repubblica Democratica del Congo, nell’antica provincia del Katanga. Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo segnalava anche in Tanzania; le descrizioni secondarie parlano di poche piante in Tanzania, a un centinaio di chilometri dai monti Marungu, ma questa indicazione non è ripresa dalle banche dati di riferimento attuali.

Turner, Sclavo e Malaisse (2006) descrivono gli ambienti del complesso di Encephalartos poggei: savane arbustive o alberate, boschi radi e savane steppiche, con un clima che comporta una stagione secca di quattro-sette mesi, su suoli permeabili o sassosi. Secondo le descrizioni secondarie consultate (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill), Encephalartos marunguensis cresce in savana aperta o in bosco rado su suoli granitici, tra 1.400 e 1.500 m di quota. Lisowski e Malaisse (1971) lo hanno trovato in una fascia altitudinale più ampia, tra 1.390 e 1.690 m, in savana alberata e in steppa erbosa: vicino a Kaminga, in una savana con alberi radi e stentati (Afrormosia angolensis, Parinari curatellifolia, Terminalia mollis…) il cui strato erbaceo era appena bruciato; vicino a Kalobelobe, in una steppa erbosa secca; vicino al villaggio di Kamabale, in una vegetazione degradata di piante ruderali; sulla montagna Mwango, a 1.690 m, in una steppa erbosa ricca di suffrutici, dominata dalla graminacea Hyparrhenia lecomtei e da Parinari capensis. Non indicano la natura del suolo. Nel 2003 la popolazione era stimata in oltre 1.000 piante, in lieve declino, minacciata dalla distruzione dell’habitat (Donaldson, 2003).

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos marunguensis è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads, in base al criterio B1ab(iii,v): un areale ristretto, poche località e un declino continuo della qualità dell’habitat e del numero di piante adulte. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. La specie era classificata in pericolo nella lista del 1997, poi quasi minacciata nel piano d’azione del 2003. Le descrizioni secondarie indicano gli incendi della boscaglia come minaccia principale, un dato che non è stato possibile verificare.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, in virtù dell’iscrizione di tutto il genere, e nell’Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026). Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di esame scientifico dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+ è stato consultato il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

La coltivazione di Encephalartos marunguensis è documentata da una sola fonte affidabile, thailandese. All’orto botanico tropicale di Nong Nooch, il curatore delle cicadee scrive nel 2022 che le specie «a fogliame stagionale», tra cui Encephalartos marunguensis, vi prosperano e producono coni ogni anno, in aiuole rialzate riempite per metà di sabbia, per un quarto di compost e per un quarto di ghiaia grossa. Una specie a fogliame stagionale perde le foglie ogni anno, e in quel periodo le annaffiature vanno ridotte.

In Europa la specie compare una sola volta sul forum francese Fous de palmiers: una fotografia del 2017 mostra una pianta in collezione, senza indicazioni sul luogo né sulle condizioni di coltivazione. In mancanza di altri dati, va trattata come una pianta da serra calda, in un substrato drenante.

In Italia

Negli orti botanici. L’Orto Botanico di Napoli coltivava nel 1993-94 due esemplari di Encephalartos marunguensis, di origine zairese (l’attuale Repubblica Democratica del Congo), analizzati in uno studio sul polimorfismo enzimatico del genere pubblicato nel 1997 sulla rivista dell’orto, Delpinoa (Gaudio e coll., tabella 1). Lo studio precisa che le 121 piante esaminate, appartenenti a 34 specie, erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Nessuna fonte più recente consultata conferma che la specie sia ancora presente a Napoli, e non è segnalata negli altri orti botanici italiani consultati (Palermo, Firenze, La Mortola, Messina).

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la specie non è mai citata. Non esiste quindi alcun riscontro per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per semina di semi freschi e fecondati. A Nong Nooch l’impollinazione manuale di questa specie riesce solo con polline secco; il metodo che inietta nel cono femminile il polline mescolato ad acqua vi fallisce. Non sono stati trovati dati sui polloni.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos marunguensis.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza al freddo di Encephalartos marunguensis.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione né sul forum italiano Tropicamente né sul forum francese Fous de palmiers: non esiste quindi alcuna esperienza francese da trasporre alle regioni italiane dal clima simile. Negli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; per questa specie tropicale non è documentato nulla di simile, e le piante adulte non beneficiano di questa protezione. La coltivazione in serra calda, all’asciutto durante il riposo, è la soluzione prudente.

Riferimenti internazionali

L’unica osservazione pubblicata viene dal clima tropicale di pianura di Nong Nooch, in Thailandia, dove la specie prospera. Non è stato trovato alcun valore di freddo altrove.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato sulla tossicità propria di Encephalartos marunguensis, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in modo particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, Cycas revoluta, l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi senza attendere a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos marunguensis.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos marunguensis?

Nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo, nell’Alto Katanga, sugli altopiani dei monti Marungu, dove il tipo fu raccolto nel 1957. Una nota del 1971 lo dice endemico dell’altopiano dei Muhila, dove colloca anche la raccolta tipo e altre cinque stazioni, tra 1.390 e 1.690 m. Una presenza in Tanzania è stata citata nel 2003, ma non è ripresa da The World List of Cycads.

È minacciato?

Sì. La IUCN lo classifica vulnerabile (valutazione del 2022), a causa del suo areale ristretto e del declino del suo habitat e delle sue popolazioni. Nel 2003 la popolazione era stimata in poco più di 1.000 piante.

Si può coltivare in Italia?

Sì, ma solo in serra calda, ed è rarissimo in commercio. Non è stata pubblicata alcuna osservazione di coltivazione in Italia; l’unico riscontro affidabile viene da un orto botanico tropicale thailandese, dove prospera.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Forse, ma nessuna fonte recente lo conferma. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava due esemplari nel 1993-94, secondo uno studio pubblicato nel 1997; non è stata trovata alcuna informazione più recente.

È rustico?

No, o almeno nulla permette di pensarlo: non esiste alcun dato sul freddo. Come specie dell’Africa tropicale, va tenuto al riparo dal gelo.

Come distinguerlo da Encephalartos poggei?

Dai coni, dalle foglie e dall’origine. Le due specie appartengono allo stesso gruppo di Encephalartos centroafricani a tronco corto; gli specialisti le separano per il colore e le squame dei coni e per la forma e l’angolo delle foglioline. Encephalartos marunguensis è noto solo nell’Alto Katanga.

È tossico?

Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, pubblicazione originale, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Devred, R. (1958). Une Cycadacée nouvelle du Congo belge: Encephalartos marunguensis Devred. Bulletin de la Société royale de botanique de Belgique 91: 104-110. [Descrizione originale; non consultata (accesso a pagamento); anno e pagine secondo The World List of Cycads, 1959 e 103-108 secondo Turner e coll. 2006.]
  • Lisowski, S. & Malaisse, F. (1971). Encephalartos marunguensis Devred, Cycadacée endémique du plateau des Muhila (Katanga, Congo-Kinshasa). Bulletin du Jardin botanique national de Belgique 41: 357-361. [Descrizione complementare su materiale fresco, stazioni e quote, ambienti, nomi vernacolari; testo integrale letto. Letteratura primaria.]
  • Turner, I., Sclavo, J.-P. & Malaisse, F. (2006). Un nouvel Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) de Zambie. Biotechnologie, Agronomie, Société et Environnement 10(3): 181-183. [Complesso di Encephalartos poggei, ambienti; testo integrale consultato.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stati del 1997 e del 2003, effettivi, minacce, menzione della Tanzania; testo consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos marunguensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41936A51047671. [Valutazione VU citata da The World List of Cycads; non consultata (sito bloccato).]
  • Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Coltivazione in clima tropicale, impollinazione a secco; testo consultato.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; tabella 1 consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]