Encephalartos poggei

Encephalartos poggei è una cicadea dell’Africa centrale, con un tronco corto o quasi interrato, che cresce nelle savane del Kasai e del Katanga, nella Repubblica Democratica del Congo, e nella provincia di Lunda Sud, in Angola. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1878 dal botanico tedesco Paul Ascherson, sulla base di piante e di semi riportati dall’esploratore Paul Pogge. Le sue foglie glauche, lunghe 70-150 cm, cadono ogni anno: è una specie a fogliame stagionale. È una delle poche specie del genere classificate a rischio minimo dalla IUCN, ma resta rara in coltivazione e non sopporta il gelo.

In sintesi: Encephalartos poggei

  • Nome accettato: Encephalartos poggei Asch. (1878), secondo The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos lemarinelianus De Wild. & T.Durand (1900)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Kananga cycad»
  • Distribuzione naturale: Repubblica Democratica del Congo (Kasai, Katanga) e Angola (Lunda Sud)
  • Stato IUCN: a rischio minimo (LC), valutazione del 2022 (Bösenberg) citata da The World List of Cycads
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato; pianta non rustica secondo i riscontri di coltivazione (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura savane e boschi radi con una lunga stagione secca; in coltivazione suolo drenante, luce filtrata nei climi subtropicali
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco da globoso a cilindrico, alto fino a 1 m; foglie di 70-150 cm (Melville, 1957)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos poggei?

Encephalartos poggei si riconosce dal tronco corto, dalle foglie glauche che si restringono bruscamente alla base e dalle foglioline quasi intere. La descrizione più completa è quella di R. Melville, nella sua revisione degli Encephalartos dell’Africa centrale pubblicata nel 1957 nel Kew Bulletin. Il tronco è globoso o cilindrico e raggiunge al massimo 1 m di altezza; Ascherson lo descriveva nel 1878 come «quasi sferico, che si alza appena sopra il suolo».

Le foglie misurano 70-150 cm di lunghezza per 14-27 cm di larghezza e portano da 18 a 60 paia di foglioline. La base rigonfia del picciolo è coperta da una peluria grigiastra ispida. Le foglioline mediane, diritte o falcate, misurano 8-15 cm di lunghezza per 7-13 mm di larghezza; sono glauche, terminano con una punta pungente, sono percorse da 18-24 nervature parallele, e i loro margini sono lisci o portano da uno a quattro denti spinosi, in genere vicino alla base. Ascherson insisteva su questo carattere: la maggior parte delle foglioline è intera o ha un solo dente robusto, sul margine superiore e più vicino alla base che alla punta. Verso il basso della foglia le foglioline passano bruscamente a spine semplici o forcute, che si fermano a circa 5 cm dalla base del picciolo.

I coni maschili, cilindrici, da verdastri a giallastri, misurano 10-30 cm di lunghezza per 3-7,5 cm di diametro, su un peduncolo di 8-21 cm. I coni femminili, ovoidi-oblunghi, verdi e poi rosa salmone a maturità, misurano 17-23 cm di lunghezza per 9-12 cm di diametro. I semi, rossi, da ellissoidi a ovoidi, misurano 20-33 mm di lunghezza (Melville, 1957). Secondo Vorster e Heibloem (1995), che si basano su Goode (1989), i coni maschili del gruppo di Encephalartos poggei compaiono tutti contemporaneamente, e non uno dopo l’altro come in altre specie tropicali.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido naturale o di coltivazione di Encephalartos poggei.

Possibili confusioni

La confusione più probabile riguarda le altre specie di quello che Turner, Sclavo e Malaisse (2006) chiamano il «complesso di Encephalartos poggei»: Encephalartos dell’Africa centro-meridionale privi di tronco o con tronco corto, tra cui Encephalartos marunguensis, Encephalartos schmitzii, Encephalartos schaijesii e Encephalartos delucanus. Secondo questi autori, le specie si somigliano nel portamento ma si distinguono senza ambiguità per i coni (colore e forma delle squame) e per le foglie (forma delle foglioline e angolo delle foglie e delle foglioline). I loro areali sono separati, spesso limitati a poche stazioni.

Nella sua chiave del 1957, Melville separa Encephalartos poggei da Encephalartos hildebrandtii, specie con tronco della costa dell’Africa orientale, per le foglie più corte (70-150 cm contro 2-3 m), che si restringono bruscamente alla base, e per le foglioline glauche. Ascherson, nel 1878, lo contrapponeva anche a Encephalartos barteri e a Encephalartos septentrionalis, le cui foglioline portano rispettivamente 3-5 e 6-10 denti per margine.

Tassonomia

Encephalartos poggei Asch. è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. Paul Ascherson diede nome alla specie durante una seduta della società botanica della provincia del Brandeburgo, pubblicata nel 1878 nei Verhandlungen des Botanischen Vereins der Provinz Brandenburg (20: XXXV-XXXVI). Vi forniva una breve diagnosi, riservandosi di pubblicare altrove una descrizione completa illustrata. Secondo Melville (1957), ripreso da The World List of Cycads, il tipo è una raccolta di Pogge fatta nel 1876 in Congo, tra i fiumi Luisa e Casserigi; il luogo di conservazione non è precisato.

È riconosciuto un solo sinonimo: Encephalartos lemarinelianus De Wild. & T.Durand, descritto nel 1900 (uscito nel 1901) nel Bulletin de la Société royale de botanique de Belgique. Il suo tipo proveniva dalla riva destra del Lubi, raccolto da Le Marinel nel 1891, coltivato a Lusambo e prelevato da Laurent nel 1896; è conservato a Meise (BR). Melville lo mise in sinonimia con Encephalartos poggei nella sua revisione del 1957. Turner, Sclavo e Malaisse (2006) giudicavano utili studi biosistematici per precisare il rango dei taxa del complesso.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Paul Pogge (1838-1884), esploratore tedesco dell’Africa centrale, che scoprì la specie nel 1876 (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads).

Il testo di Ascherson racconta la scoperta. Pogge aveva riunito oltre 400 numeri di piante a Mussumba, capitale del sovrano lunda chiamato Muata Jamvo, e poi sulla via del ritorno fino a Malange, dal dicembre 1875 all’ottobre 1876. In una lettera scritta il 3 maggio 1876 a Mona Cadinga, sul Lulua, segnalava una pianta che aveva visto solo sull’altopiano tra il Luisa e il Casserigi, più rara oltre il Calangi, assente oltre il Casserigi, e «caratteristica del paesaggio di Mussumba». Aggiungeva che non esisteva certamente in Angola, perché nessuno dei suoi portatori l’aveva mai vista.

Al ritorno, Pogge la descrisse ad Ascherson come una pianta dal «grosso tubero», con foglie di palma e fiori a forma di pigna. Ascherson vi riconobbe un Encephalartos, come confermarono i semi riportati dal viaggiatore; un esemplare completo, con foglie, cono femminile e coni maschili, arrivò solo diversi mesi dopo. Era allora il quarto Encephalartos conosciuto fuori dall’Africa australe, dopo Encephalartos barteri, Encephalartos septentrionalis ed Encephalartos hildebrandtii. The World List of Cycads segnala però oggi la specie in Angola, nella Lunda Sud.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In inglese Species+ (la banca dati della CITES) adotta «Kananga cycad», dal nome di una città del Kasai. Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun nome vernacolare africano.

In natura

Encephalartos poggei vive nella Repubblica Democratica del Congo, nel Kasai e nel Katanga, e in Angola, nella Lunda Sud (The World List of Cycads; Melville citava nel 1957 il Kasai, il Basso Katanga e l’Angola). Secondo Turner, Sclavo e Malaisse (2006), le specie del complesso di Encephalartos poggei vivono in savane arbustive o alberate, boschi radi e savane steppiche sulle sabbie del Kalahari, con un clima che comporta una stagione secca di quattro-sette mesi, su suoli permeabili o sassosi. Un vivaio californiano, citando la valutazione di Bösenberg per la IUCN (2010), precisa che le piante crescono nelle praterie, nei mosaici di savana e nelle zone boscose, spesso isolate ma talvolta in vaste colonie; la valutazione stessa non ha potuto essere letta.

Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) stimava la popolazione in circa 50.000 piante, stabile, senza minacce identificate e senza popolazioni note in aree protette. La fenologia, gli impollinatori e i dispersori non sono documentati.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos poggei è classificato a rischio minimo (LC) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Era già il suo stato nel 2003. Questa classificazione rassicurante non cambia nulla al quadro giuridico: come tutte le specie del genere, la specie rientra nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026).

Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di esame scientifico dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+ è stato consultato il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Encephalartos poggei è una pianta da serra calda o da clima tropicale, rara in collezione e delicata nei climi freschi. All’orto botanico tropicale di Nong Nooch, in Thailandia, il curatore delle cicadee scrive nel 2022 che le specie «a fogliame stagionale», tra cui Encephalartos poggei, vi prosperano e producono coni ogni anno. Le piante crescono in aiuole rialzate, in un miscuglio per metà di sabbia, per un quarto di compost e per un quarto di ghiaia grossa.

Un vivaista specializzato di Encinitas, nella California meridionale, giudica al contrario la specie difficile in clima subtropicale: le corone vi restano rade e scolorite, la pianta può perdere tutte le foglie in inverno o morire di freddo, e brucia al sole fuori dai tropici. Raccomanda una luce filtrata o l’ombra e un suolo limoso ben drenato, e sconsiglia la specie ovunque geli. Un coltivatore di Belley (Ain) e di Montpellier (Hérault), in Francia, riteneva nell’ottobre 2011, sul forum Fous de palmiers, che Encephalartos poggei «non è facile da mantenere nei primi stadi».

In Italia

Negli orti botanici. L’Orto Botanico di Napoli coltivava nel 1993-94 sei esemplari di Encephalartos poggei, di origine zairese (l’attuale Repubblica Democratica del Congo), analizzati in uno studio sul polimorfismo enzimatico del genere pubblicato nel 1997 su Delpinoa (Gaudio e coll., tabella 1). Con sei piante, era una delle specie meglio rappresentate tra le 34 specie di Encephalartos dello studio, che precisa che le piante erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Nessuna fonte più recente consultata conferma che la specie sia ancora presente a Napoli, e non è segnalata negli altri orti botanici italiani consultati (Palermo, Firenze, La Mortola, Messina).

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la specie non è mai citata. Non esiste quindi alcun riscontro per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per semina di semi freschi e fecondati. A Nong Nooch l’impollinazione manuale di questa specie riesce solo con polline secco: il curatore indica che il metodo «umido», che consiste nell’iniettare nel cono femminile polline mescolato ad acqua, fallisce con Encephalartos poggei, mentre è adatto ad altre specie. Non è stato trovato alcun dato sulla separazione dei polloni.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri della specie. La perdita annuale delle foglie è normale; un eccesso d’acqua durante il riposo espone invece ai marciumi.

Rusticità

Encephalartos poggei non è rustico: non è stato misurato alcun valore di resistenza al freddo, e l’unico riscontro di coltivazione preciso, californiano, riferisce perdite di foglie e morti per freddo in clima subtropicale.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto né in Italia né in Francia: il forum francese Fous de palmiers conta un solo messaggio sulla specie, citato sopra, e il forum italiano Tropicamente nessuno. Il clima del sud-est della Francia, vicino a quello di molte regioni italiane, non offre quindi alcuna esperienza da trasporre. Negli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; per questa specie tropicale non è documentato nulla di simile, e le piante adulte non beneficiano di questa protezione. In Italia si coltiva in serra calda o in veranda riscaldata, all’asciutto durante il riposo invernale.

Riferimenti internazionali

In clima tropicale di pianura, a Nong Nooch, la specie prospera e produce coni ogni anno. Nella California meridionale costiera, clima subtropicale con inverni freschi, un vivaista di Encinitas la sconsiglia fuori dalle zone senza gelo. Non è stato trovato alcun dato per le altre regioni del mondo.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato sulla tossicità propria di Encephalartos poggei, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in modo particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, Cycas revoluta, l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi senza attendere a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos poggei.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos poggei?

In Africa centrale: nella Repubblica Democratica del Congo, nel Kasai e nel Katanga, e in Angola, nella Lunda Sud. Vive in savane e boschi radi sottoposti a una lunga stagione secca. Pogge lo scoprì nel 1876 sull’altopiano tra i fiumi Luisa e Casserigi.

È rustico?

No. Non è stato misurato alcun valore di freddo, ma un vivaista della California meridionale segnala perdite di foglie e morti in inverno in clima subtropicale, e sconsiglia la specie ovunque geli. In Italia si coltiva in serra calda.

Perché perde le foglie?

Perché è una specie a fogliame stagionale. L’orto botanico di Nong Nooch la colloca tra gli Encephalartos a fogliame stagionale, e un vivaista californiano nota che perde le foglie in inverno. Una pianta senza foglie non è quindi per forza malata; in quel periodo le annaffiature vanno ridotte.

Come distinguerlo dalle specie vicine dell’Africa centrale?

Soprattutto dai coni e dalle foglioline. Le specie del «complesso di Encephalartos poggei» si somigliano nel portamento, ma i loro coni (colore, squame) e le loro foglioline differiscono. In Encephalartos poggei le foglioline glauche sono quasi intere, con al massimo pochi denti vicino alla base, e il cono femminile maturo è rosa salmone.

È minacciato?

No, secondo la IUCN, che lo classifica a rischio minimo (2022). Nel 2003 la popolazione era stimata in circa 50.000 piante, stabile. Resta comunque iscritto, come tutto il genere, nell’Appendice I della CITES.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Forse, ma nessuna fonte recente lo conferma. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava sei esemplari nel 1993-94, secondo uno studio pubblicato nel 1997.

È tossico?

Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina. Tenete semi e piante lontano da bambini e animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, descrizione originale, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Ascherson, P. (1878). Vorlage von mit Wolle eingeschleppten Pflanzen; Primula sisskimensis Hook.; und von afrikanischen Pflanzen von H. Soyaux und Dr. Pogge. Verhandlungen des Botanischen Vereins der Provinz Brandenburg 20: XXXV-XXXVI. [Descrizione originale; testo consultato.]
  • Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. doi:10.2307/4114417 [Descrizione completa, chiave, tipo, sinonimia di Encephalartos lemarinelianus, distribuzione; testo consultato.]
  • Turner, I., Sclavo, J.-P. & Malaisse, F. (2006). Un nouvel Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) de Zambie. Biotechnologie, Agronomie, Société et Environnement 10(3): 181-183. [Complesso di Encephalartos poggei, ambienti e clima; testo integrale consultato.]
  • Vorster, P. & Heibloem, P. (1995). Encephalartos imbricans (Zamiaceae): a new species from Uganda. Novon 5(4). [Comparsa simultanea dei coni maschili nel gruppo di Encephalartos poggei, secondo Goode (1989); testo consultato.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato LC, circa 50.000 piante, popolazione stabile; testo consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos poggei. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41944A51043385. [Valutazione LC citata da The World List of Cycads; non consultata (sito bloccato).]
  • Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Coltivazione in clima tropicale, coni ogni anno, impollinazione a secco; testo consultato.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; tabella 1 consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]