Ceratozamia hildae

Ceratozamia hildae è una piccola cicadea del Messico centro-orientale, endemica della Sierra Gorda, tra gli Stati di San Luis Potosí e di Querétaro, dove cresce nella foresta tropicale sempreverde su rocce calcaree. Questa specie del genere Ceratozamia si riconosce a prima vista: le foglioline sottili, riunite a gruppi di due-quattro lungo un asse esile, le danno l’aspetto di un bambù, da cui il nome inglese di «bamboo cycad». Descritta nel 1979 su piante coltivate in Louisiana, è classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN secondo The World List of Cycads (in pericolo secondo la monografia del 2022), ma è abbastanza diffusa in coltivazione e passa per una delle più rustiche del genere. In Italia è coltivata all’Orto Botanico di Napoli.

L’essenziale su Ceratozamia hildae

  • Nome accettato: Ceratozamia hildae G.P.Landry & M.C.Wilson (1979), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «bamboo cycad» in inglese; «chamalillo» e «pata de gallo» nel Querétaro
  • Distribuzione naturale: Messico, Sierra Gorda (San Luis Potosí e Querétaro), da 300 a 1.200 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo critico di estinzione (CR, criterio A2acd), valutazione pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads; «in pericolo» (EN, criteri A2abcd; B1ab(ii,iii,iv)) secondo la monografia del 2022, che cita la Lista rossa (IUCN 2021); la descrizione originale del 1979 non indica alcuno stato (vedi Stato di conservazione)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: circa −9 °C secondo l’Università della Florida; −5 °C sopportati in piena terra, con protezione parziale, a Pedara (Catania) nel febbraio 2008; sopravvivenza a −16 °C in Texas nel febbraio 2021 e defogliazione quasi totale verso −11 °C in Carolina del Sud nel dicembre 2022 (forum PalmTalk, tramite estratti) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: preferibilmente mezz’ombra, tollera un sole moderato o un’ombra fitta; terreno drenante
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto corto, da 10 a 20 cm, in parte interrato; da 2 a 7 foglie erette lunghe da 0,95 a 2 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; tutte le parti delle cicadee sono considerate tossiche (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia hildae?

Ceratozamia hildae è l’unica specie del genere con le foglioline riunite in piccoli mazzetti, separati da tratti nudi lungo l’asse della foglia. Questo carattere basta a identificarla, anche senza coni. Ecco la descrizione della monografia del 2022:

  • Fusto: corto, lungo da 10 a 20 cm e largo da 10 a 15 cm, in parte interrato, eretto; catafilli bruno rossastri, coperti di una peluria bruna quando spuntano;
  • Foglie: da 2 a 7, erette, lunghe da 95 a 202 cm; bruno rossastre quando spuntano, coperte di peli bianco grigiastri, poi glabre; il picciolo, da 43 a 89 cm, porta da 2 a 12 aculei minuscoli; l’asse è talvolta inerme;
  • Foglioline: da 16 a 56 in tutto, riunite in 5-11 fascetti, oblunghe, sottili e membranacee, verdi e glauche su entrambe le facce; quelle mediane misurano da 14,5 a 24 cm per 2,4-5 cm, e i fascetti sono distanziati di 6-15 cm;
  • Coni maschili: solitari, piccoli, da 8 a 12,5 cm per 2-2,5 cm, bruni e poi bruno rossastri;
  • Coni femminili: solitari, eretti, da 10 a 15 cm per 6-9 cm, verdi con peli da bruni a nerastri; squame con corna diritte di 3-5 mm;
  • Semi: ovoidali, da 1,3 a 2,3 cm, bianco rosati prima della maturità e bruno chiaro a maturità.

Le piante giovani hanno foglioline raggruppate in modo meno netto rispetto agli adulti, il che può trarre in inganno allo stadio di semenzale.

La descrizione originale (Landry e Wilson, 1979), fatta su piante coltivate, dà valori in parte diversi: fusto da ovoidale a subcilindrico, alto da 9 a 15 cm e largo da 8 a 12 cm; da 5 a 20 foglie di 1-1,5 m, tomentose alla base, con il picciolo spinoso; foglioline da lanceolate a ricurve, raggruppate lungo il rachide, di 7-22 cm per 1-5 cm, con 8-30 nervature, acute; cono maschile bruno fulvo, subcilindrico, mucronato, di 18-25 cm per circa 3 cm, su un peduncolo inerme di 3,5 cm, con microsporofilli a due corna di 3 mm; cono femminile verde oliva, subcilindrico, mucronato, di 10-14 cm per 3-5 cm, su un peduncolo di 6-9 cm; macrosporofilli peltati alti circa 15 mm e larghi 10-15 mm, con due grandi corna separate da una cresta sporgente. Le differenze più nette con la monografia riguardano il numero di foglie (da 5 a 20 contro 2-7) e la lunghezza del cono maschile (da 18 a 25 cm contro 8-12,5 cm). Gli autori sottolineano la consistenza papiracea delle foglioline e il loro raggruppamento costante, senza equivalenti nel genere.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale. Sul forum PalmTalk alcuni coltivatori presentano piante nate in coltivazione dall’incrocio Ceratozamia latifolia × Ceratozamia hildae; questi ibridi orticoli non sono stati descritti in una pubblicazione, e la discussione ha potuto essere letta soltanto tramite un estratto di ricerca.

Possibili confusioni

Una pianta adulta non si confonde con nessun’altra Ceratozamia, grazie alle foglioline raggruppate. I rischi vengono soprattutto dalle etichette: coltivatori francesi e italiani segnalano piante ricevute con questo nome la cui identità sembra loro dubbia. Sul forum Tropicamente, per esempio, un coltivatore di Ravenna scriveva nel giugno 2012 che la sua «hildae» aveva messo una foglia nuova, ma che nutriva «qualche dubbio sulla sua identità». Le specie geograficamente vicine, Ceratozamia latifolia e Ceratozamia kuesteriana, hanno foglioline distanziate regolarmente: oblunghe e larghe nella prima, lineari e strette nella seconda.

Tassonomia

Ceratozamia hildae è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi e il suo statuto non è in discussione. È stata descritta nel 1979 sulla rivista Brittonia (31(3): 422-424) da Garrie P. Landry, dell’Università statale della Louisiana, e Marcia C. Wilson, con il titolo «A new species of Ceratozamia (Cycadaceae) from San Luis Potosí»; il genere vi era ancora collocato nella famiglia delle Cycadaceae, mentre oggi appartiene alle Zamiaceae.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Hilda Guerra Walker, figlia di Luciano E. Guerra, raccoglitore commerciale di piante stabilito a Mission, in Texas, che aveva importato la specie già all’inizio del 1960. Da allora la pianta circolava nel commercio con il nome di «hilda», scelto da Guerra per la figlia; Landry e Wilson lo hanno mantenuto per onorare il suo interesse di tutta una vita per le cicadee (Landry e Wilson, 1979).

La storia della sua descrizione è insolita: il tipo non è stato raccolto in Messico, ma su una pianta coltivata a Baton Rouge, in Louisiana, proveniente da piante prelevate pochi chilometri a nord di Xilitla, nel San Luis Potosí. L’olotipo, un campione maschile raccolto il 6 giugno 1976 da Garrie Landry (n. 76521) su piante coltivate all’aperto presso il professor Walter J. Harman, a Baton Rouge, è conservato nell’erbario dell’Università di Harvard (GH), con isotipi a MEXU, MICH, US, NY, FTG e LSU; queste piante venivano da Larry Bussell, di Valrico (Florida), che le aveva raccolte a nord di Xilitla. Gli autori hanno esaminato anche un campione femminile (Landry 75495, GH). Le piante erano quindi coltivate negli Stati Uniti ancor prima di avere un nome. Nel 2013 un coltivatore francese la descriveva sul forum Fous de palmiers come comune negli Stati Uniti, ma molto più rara in Europa.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In inglese la specie è chiamata «bamboo cycad» (Species+, Università della Florida), un nome che la descrizione originale segnalava già, per le foglioline raggruppate che ricordano un bambù. In Messico la monografia del 2022 riporta i nomi «chamalillo» e «pata de gallo» («zampa di gallo») nel Querétaro, da un’etichetta d’erbario; anche Species+ riporta «pata de gallo». Il nome «chamalillo» è dato anche a Ceratozamia latifolia nel San Luis Potosí: non è quindi esclusivo della specie.

In natura

Ceratozamia hildae è endemica della Sierra Gorda, al confine tra il San Luis Potosí e il Querétaro, nella Sierra Madre Orientale. Secondo la monografia del 2022 cresce nelle foreste tropicali sempreverdi, su rocce carsiche, tra 300 e 1.200 m di quota.

La descrizione originale conosceva una sola località, pochi chilometri a nord di Xilitla, nel San Luis Potosí meridionale, nella fitta foresta tropicale umida della Sierra Madre Orientale, su pendii spesso ripidi dove affiora il calcare. La quota vi è stampata come «3600 km to 4500 km», un evidente refuso la cui unità reale non è precisata: questo valore non viene quindi ripreso.

Non è stato trovato alcuno studio di popolazione né di impollinazione dedicato alla specie.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia hildae è classificata in pericolo critico di estinzione (CR, criterio A2acd) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg, F. Nicolalde-Morejón e L. Martínez-Domínguez pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads: il criterio scelto traduce un declino importante e recente delle popolazioni, legato alla distruzione dell’habitat e ai prelievi. La monografia del 2022 indica un altro stato: citando la Lista rossa (IUCN 2021), classifica la specie «in pericolo» (EN), secondo i criteri A2abcd e B1ab(ii,iii,iv). Le due fonti divergono; poiché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente, questa scheda le riporta entrambe senza scegliere. La descrizione originale del 1979 non propone alcuno stato.

Sul piano normativo, Ceratozamia hildae rientra, come tutto il genere Ceratozamia, nell’Appendice I della CITES, dal 1° agosto 1985. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97 (lista aggiornata dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026), semi compresi: acquisto, vendita, trasporto a fini commerciali e importazione richiedono documenti che provino che le piante o i semi provengono da riproduzione artificiale.

Le piante proposte in Europa vengono in linea di principio da semine fatte negli Stati Uniti o in Europa: esigete i documenti che lo dimostrano.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Ceratozamia hildae è ritenuta facile, abbastanza rapida per una cicadea e tollerante. Il servizio di divulgazione dell’Università della Florida (UF/IFAS, testo di un membro della Cycad Society) indica che cresce meglio a mezz’ombra, ma accetta un sole moderato o un’ombra fitta, e che in buone condizioni può raggiungere la maturità in due-quattro anni.

  • Esposizione: preferibilmente mezz’ombra. Secondo UF/IFAS la lunghezza delle foglie, da 1,5 a 2 m circa, dipende dalla luce ricevuta. Sul forum Tropicamente, nel luglio 2009, un partecipante riferiva che in un palmeto costiero, non nominato nel messaggio, due piante maschili arrivate già grandi dalla Florida nel 1996 avevano resistito per anni a trattamenti molto duri, «arrostite dal sole» sulla costa, nonostante sia una specie di montagna: un riscontro isolato, che indica una certa tolleranza al sole.
  • Substrato: drenante; gli appassionati francesi usano gli stessi miscugli impiegati per gli Encephalartos (terriccio, limo e perlite).
  • Annaffiatura: regolare nella stagione calda, ridotta d’inverno; secondo UF/IFAS la pianta sopporta periodi secchi, ma mai l’acqua stagnante.
  • Coni: precoci per una cicadea; un coltivatore di Belley e di Montpellier (Francia) indica di aver visto piante maschili con coni quando il fusto misurava appena 5-6 cm. Un coltivatore del Gard ha ottenuto un cono femminile nella primavera del 2014 e contava di impollinarlo a mano.
  • Vaso: il fusto piccolo ne fa una buona pianta da contenitore, da ritirare al riparo dal gelo nelle regioni fredde, per esempio in pianura padana o nelle zone interne.

Moltiplicazione

Per semina, con semi freschi nati da un’impollinazione tra una pianta maschile e una femminile; in coltivazione l’impollinazione si fa per lo più a mano. UF/IFAS cita anche la divisione dei polloni sotterranei. I semi si puliscono con i guanti e si seminano in un substrato drenante, al caldo.

Malattie e parassiti

UF/IFAS descrive la specie come praticamente priva di parassiti e immune dalla cocciniglia asiatica delle cicadee, molto dannosa in Florida. In Europa, tuttavia, un appassionato dei Deux-Sèvres (Francia) ha ricevuto nel 2010 una pianta con alcune cocciniglie a scudetto. Come per tutte le cicadee, il marciume del fusto in un terreno freddo e fradicio resta il rischio principale.

Rusticità

Ceratozamia hildae passa per una delle Ceratozamia più rustiche, e i dati disponibili lo confermano in parte: sopravvive a gelate forti, ma in quel caso perde il fogliame. UF/IFAS indica che può sopravvivere a −9 °C (15 °F) e che cresce bene nelle zone USDA da 9 a 11. I riscontri precisi vengono soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Italia.

In Italia

Il riscontro italiano più preciso viene dalla Sicilia orientale:

  • Un coltivatore di Pedara (Catania, Sicilia; versante sud dell’Etna, zona USDA 9b secondo lui) indica sul forum Tropicamente, nel marzo 2008, che la sua Ceratozamia hildae in piena terra, parzialmente protetta, ha resistito abbastanza bene al freddo del 18 febbraio 2008, con −5 °C la prima notte e −3 °C la seconda.

Negli orti botanici la specie è documentata all’Orto Botanico di Napoli. Compare negli Index Seminum del giardino dall’edizione 2012-13 (con due accessioni) a quella 2018-19, nelle serre (Serre Califano), con l’indicazione di polline disponibile, segno di una pianta maschile che produce coni; un articolo sulle serre napoletane pubblicato online nel 2019 sulla rivista Delpinoa la cita fra le Ceratozamia della collezione e ne pubblica una fotografia. Queste liste descrivono la situazione degli anni indicati, non necessariamente quella attuale.

Nessun altro risultato completo è stato trovato: sul forum Tropicamente la specie è citata spesso fra le cicadee ritenute rustiche, ma senza prove all’aperto documentate da luogo, data e temperatura. Le esperienze francesi riportate qui sotto vengono da regioni dal clima vicino a quello di molte zone italiane (riviere ligure e tirrenica, Sicilia, Sardegna, Puglia): sono utili anche al lettore italiano, ma restano esperienze francesi, senza corrispondenza termica precisa con una città italiana.

Esperienze francesi

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in piena terra in Francia, in nessuna regione (litorale mediterraneo, costa atlantica, Bretagna, interno, montagna). Sul forum Fous de palmiers diversi appassionati la coltivano in vaso o in serra e prevedevano di piantarla all’aperto, senza riferire poi il risultato. Esiste soltanto una testimonianza indiretta:

  • Un coltivatore del Rossiglione indica sul forum Fous de palmiers di aver visto, in una collezione privata della Corsica, una Ceratozamia hildae intatta dopo −0,5 °C nell’inverno 2011-2012. Il tipo di coltivazione non è precisato, e lo stesso testimone sottolinea che ciò non prova la rusticità della specie.

Riferimenti internazionali

I dati seguenti sono osservazioni di appassionati, di valore indicativo. I messaggi di PalmTalk hanno potuto essere letti soltanto tramite estratti di ricerca.

  • Un coltivatore del Texas (Stati Uniti; città non precisata) indica sul forum PalmTalk che la sua Ceratozamia hildae senza protezione, verosimilmente in piena terra, è sopravvissuta nel febbraio 2021 a −16 °C (3 °F) e ha rimesso foglie nuove.
  • Un coltivatore della Carolina del Sud (Stati Uniti, zona USDA 8a) indica sul forum PalmTalk che le sue Ceratozamia hildae in piena terra hanno perso dal 90 al 100% del fogliame nel dicembre 2022, verso −11 °C (12 °F); la ripresa non è documentata.
  • Un coltivatore di Natchez (Mississippi, Stati Uniti) indica sul forum PalmTalk che dopo il gelo del 2021, verso −10 °C (13,5 °F), tutte le sue Ceratozamia sono state defogliate, e che la sua Ceratozamia hildae aveva rimesso in primavera soltanto una piccola foglia, molto meno delle sue Ceratozamia latifolia.
  • Un coltivatore di Altamonte Springs (Florida centrale, Stati Uniti) indica sul forum PalmTalk che la sua Ceratozamia hildae non ha subito alcun danno nel febbraio 2026 a −5 °C (23 °F); coltivazione e protezione non sono precisate.

In sintesi: il fogliame regge fino a circa −5 °C, e la pianta può ripartire dal fusto interrato dopo gelate molto più forti, ma con una ripresa lenta. In Italia una prova in piena terra ha senso soltanto in un luogo riparato, in terreno drenante, con una protezione pronta per le notti più fredde; il caso di Pedara mostra che sulle colline siciliane una pianta parzialmente protetta può superare un episodio a −5 °C.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia hildae. Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. UF/IFAS ricorda che tutte le parti delle cicadee sono tossiche e possono essere mortali per i piccoli animali. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

La monografia del 2022 non riporta alcun uso per questa specie. L’unico uso documentato è quello ornamentale, in coltivazione.

Domande frequenti

Perché la chiamano «bamboo cycad»?

Perché le sue foglioline sottili, riunite in piccoli mazzetti lungo un asse esile, ricordano le foglie di un bambù. È l’unica Ceratozamia con questo carattere.

Ceratozamia hildae è rustica?

In parte. Il fogliame sopporta circa −5 °C, come a Pedara, in Sicilia, nel 2008, e negli Stati Uniti piante in piena terra sono sopravvissute a −11 °C e perfino a −16 °C ripartendo dal fusto, dopo aver perso le foglie. Fuori dalle zone più miti serve comunque una protezione.

Cresce in fretta?

Sì, per una cicadea. Secondo UF/IFAS può raggiungere la maturità in due-quattro anni in buone condizioni, e le piante maschili portano coni quando il fusto misura appena pochi centimetri.

Meglio al sole o all’ombra?

Preferibilmente a mezz’ombra. Accetta un sole moderato o un’ombra fitta; la lunghezza delle foglie varia con la luce ricevuta.

È minacciata in natura?

Sì. È classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN secondo The World List of Cycads (valutazione pubblicata nel 2022), «in pericolo» secondo la monografia del 2022, e vive soltanto nella Sierra Gorda, tra San Luis Potosí e Querétaro.

Dove vederla in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, che la coltiva nelle serre (Serre Califano) secondo i suoi Index Seminum dal 2012-13 al 2018-19 e un articolo del 2019. Secondo il sito del giardino, le serre di conservazione non sono sempre visitabili.

Si può acquistare liberamente?

No, non senza documenti. Come tutto il genere, figura nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, semi compresi; possono essere venduti soltanto esemplari nati in coltivazione, con i relativi documenti.

È tossica per cani e gatti?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma tutte le cicadee sono considerate tossiche, soprattutto i semi, e possono essere mortali per i piccoli animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Landry, G.P. & Wilson, M.C. (1979). A new species of Ceratozamia (Cycadaceae) from San Luis Potosí. Brittonia 31(3): 422-424. doi:10.2307/2806139 [Protologo; testo integrale letto: descrizione latina e inglese, tipo, origine delle piante, etimologia, habitat. Fonte primaria.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D., Nicolalde-Morejón, F. & Martínez-Domínguez, L. (2022). Ceratozamia hildae. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42124A69864219. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42124A69864219.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa 56-57: 69-103 (volume 2014-2015). [Presenza nelle serre di Napoli; testo consultato.]
  • Whitelock, L.M. (2002). The Cycads. Timber Press, Portland, pp. 60-62. [Descrizione ed etimologia; riferimento ripreso da The World List of Cycads, non consultato.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]