Ceratozamia robusta è una grande cicadea del Chiapas, nel Messico meridionale, e del Guatemala settentrionale, che cresce su rocce calcaree coperte di humus nelle foreste tropicali sempreverdi, tra 400 e 1.300 m di quota. Descritta nel 1847 a partire da una pianta coltivata ad Amsterdam, è la specie più diffusa del genere Ceratozamia e una delle più grandi: il suo cono maschile arriva a 70 cm. A lungo trattata come varietà, Ceratozamia mexicana var. robusta, è classificata in pericolo dalla IUCN. The World List of Cycads non la segnala in Belize, le cui piante sono state descritte nel 2022 con il nome di Ceratozamia osbornei.
L’essenziale su Ceratozamia robusta
- Nome accettato: Ceratozamia robusta Miq. (1847), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del genere (2022); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Ceratozamia mexicana var. robusta (Miq.) Dyer (1884)
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; nel Chiapas «amendu», «piña del tlacoache»
- Distribuzione naturale: Messico (Chiapas) e Guatemala (Alta Verapaz, Petén, Quiché, Huehuetenango, Izabal), da 400 a 1.300 m; assente dal Belize secondo The World List of Cycads
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022 (criterio A2acd)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; semi compresi
- Rusticità documentata: nessun dato affidabile (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, rocce carsiche coperte di humus nella foresta tropicale sempreverde; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata da una fonte affidabile
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 0,3 a 1 m (fino a 2,5 m secondo la monografia); da 10 a 50 foglie lunghe da 1,4 a 2,7 m; cono maschile di 50-70 cm
- Tossicità: semi consumati localmente, ma nessuna analisi; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia robusta?
Ceratozamia robusta è una pianta massiccia, con lunghe foglie bruno scuro quando spuntano, un picciolo armato di aculei robusti e lunghi e foglioline lanceolate, glauche sulla pagina inferiore. Secondo la monografia del genere (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022), il cono femminile maturo è verde scuro, con rari peli nerastri, e le squame hanno una faccia esterna sporgente con due corna diritte disposte ad angolo retto. Ecco la descrizione della monografia:
- Fusto: aereo, prima eretto e poi coricato, lungo da 30 a 100 cm e largo da 20 a 40 cm; catafilli persistenti, triangolari allungati, bruno rossastri, lanosi. La monografia la colloca tra le quattro specie dal portamento arborescente, con fusti fino a 2,5 m;
- Foglie: da 10 a 50, erette, lunghe da 138 a 266 cm; bruno scuro quando spuntano, poi verdi e glabre. Il picciolo, lungo da 56 a 85 cm, bruno e poi verde, porta da 27 a 55 aculei robusti di 5-7 mm;
- Foglioline: da 20 a 45 paia, lanceolate, piane, papiracee, verdi sopra e glauche sotto, con la punta affilata e asimmetrica; quelle mediane misurano da 28 a 42 cm per 2,5-4 cm e sono distanziate da 3 a 4,5 cm;
- Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 50 a 70 cm per 7-8,5 cm, verde chiaro con peli nerastri, poi giallo crema con peli bruno rossastri; peduncolo di 10-15 cm;
- Coni femminili: solitari, cilindrici, eretti, da 26 a 40 cm per 11-14,5 cm, verde scuro, con la punta affilata; peduncolo di 5-11 cm. Portano da 153 a 280 squame con corna diritte di 4-5 mm;
- Semi: ovali, da 2,5 a 3,5 cm, con la polpa da bianco giallastra a gialla prima della maturità, bruno chiara a maturità.
La monografia presenta il suo cono maschile come il più grande del genere, fino a 70 cm; nello stesso volume, però, la descrizione di Ceratozamia osbornei indica coni maschili di 60-80 cm.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Diverse grandi Ceratozamia le somigliano; secondo la monografia del 2022 a separarle sono i coni e l’origine:
- Ceratozamia osbornei, del Belize: squame dei coni coperte di abbondanti peli da porpora a vinaccia; le piante del Belize erano prima avvicinate a Ceratozamia robusta;
- Ceratozamia subroseophylla, del Veracruz meridionale e del Tabasco: cono femminile con la punta corta, squame con la base rosata e peli da bruno scuro a bruno rossastri;
- Ceratozamia oliversacksii, dell’Oaxaca meridionale: foglie giovani verdi, foglioline lineari;
- Ceratozamia sancheziae, degli altopiani del Chiapas, vicina per geografia: foglioline lineari, foglie giovani verde chiaro o bruno rossastre glauche.
Nelle collezioni il nome è stato usato a lungo anche per piante vendute come Ceratozamia mexicana o Ceratozamia latifolia. Già nel 2009 gli appassionati italiani del forum Tropicamente discutevano dell’identità delle loro piante, e alcuni ritenevano che molte «mexicana» del commercio fossero in realtà robusta. Nel 2013, sul forum francese Fous de palmiers, un coltivatore riassumeva la situazione delle piante di tipo latifolia, robusta, mexicana e microstrobila con una parola sola: un «bazar monstre», un caos totale. Senza coni né un’origine nota, un’identificazione sicura è impossibile.
Tassonomia
Ceratozamia robusta è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente.
Una descrizione del 1847
Friedrich Anton Wilhelm Miquel descrisse la specie in un articolo in olandese e in latino, «Over eenige nieuwe of zeldzame Cycadeën» («Su alcune Cicadee nuove o rare»), datato Amsterdam, dicembre 1846, e pubblicato nel 1847 nel primo volume di una rivista del Reale Istituto dei Paesi Bassi, il Tijdschrift voor de Wis- en Natuurkundige Wetenschappen (pagine 42-43; il fascicolo porta la data del 1848). Vi descrive una pianta del Messico coltivata nell’orto botanico di Amsterdam: fusto alto 27 cm e largo 18-19 cm, picciolo di 25-30 cm, rachide di 80-100 cm, da 30 a 32 paia di foglioline coriacee di 15-25 cm per 2-2,5 cm. La giudica notevole, riconoscibile dal picciolo e dal rachide più spessi che nelle altre specie e dalle foglioline corte rispetto alla foglia. Miquel precisa che l’orto di Amsterdam possedeva allora numerose Ceratozamia portate dal Messico da viaggiatori belgi.
Neotipo e rango
Non si conosce alcun esemplare della pianta di Amsterdam. Nel 1986 Dennis Stevenson e Sergio Sabato hanno designato un neotipo: una pianta raccolta da Stevenson il 9 luglio 1983 a nord-ovest di Tuxtla Gutiérrez, sulla strada per San Fernando, verso 1.000 m, nel Chiapas (raccolta 549A, conservata nell’erbario di New York, NY).
Nel 1884 il botanico Dyer la ridusse al rango di varietà, Ceratozamia mexicana var. robusta, nella Biologia Centrali-Americana; questo nome era ancora usato nel 1998 nella chiave del protologo di Ceratozamia morettii. The World List of Cycads lo elenca oggi tra i sinonimi di Ceratozamia robusta, accettata come specie.
Confini ancora discussi
Secondo la monografia del 2022, gli esemplari d’erbario del Guatemala sono sterili e poco numerosi, il che ha portato a identificazioni ambigue o contraddittorie. Lo studio di coni raccolti in Belize ha portato a descrivere Ceratozamia osbornei per le piante di quel paese, e popolazioni attribuite un tempo a Ceratozamia robusta sono state assegnate ad altre specie negli ultimi dieci anni. Gli autori chiedono studi di popolazione per misurare gli scambi di geni tra Ceratozamia robusta e Ceratozamia osbornei.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino robustus, «robusto, di grande taglia»: sembra riferirsi alle dimensioni della pianta (The World List of Cycads, sulla base del compendio etimologico di Haynes, 2022; la monografia parla del suo «aspetto robusto»).
La pianta descritta da Miquel faceva parte delle Ceratozamia introdotte in Europa poco prima del 1846: Miquel le descrive come «esemplari originali» raccolti in Messico, senza precisarne la località. L’origine esatta della pianta tipo resta quindi sconosciuta.
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano attestato. La monografia del 2022 riporta per il Chiapas, sulla base di etichette d’erbario, i nomi «amendu» e «piña del tlacoache» (letteralmente «pigna dell’opossum»: il tlacuache è l’opossum in Messico). Un nome simile, «amenduai», è riportato per Ceratozamia mirandae. Non è stato trovato alcun nome guatemalteco.
In natura
Secondo la monografia del 2022, Ceratozamia robusta è la specie più diffusa del genere, presente senza interruzioni dal Chiapas centrale al Guatemala settentrionale. Cresce nella foresta tropicale sempreverde, su rocce carsiche coperte di un suolo umifero, tra 400 e 1.300 m. The World List of Cycads la segnala nel Chiapas e in cinque dipartimenti del Guatemala: Alta Verapaz, Petén, Quiché, Huehuetenango e Izabal. Non cita il Belize.
Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione, sulla fenologia o sulla dinamica delle popolazioni dedicato a questa specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia robusta è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 con il criterio A2acd (The World List of Cycads): forte calo osservato della popolazione, legato alla riduzione dell’habitat e allo sfruttamento. La monografia del 2022 ritiene necessaria una nuova valutazione: l’areale è vasto, ma una parte delle popolazioni attribuite alla specie appartiene ormai ad altre specie.
Come tutte le specie del genere, Ceratozamia robusta rientra nell’Appendice I della CITES, in cui il genere Ceratozamia è iscritto per intero dal 1° agosto 1985 (era nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a scopo commerciale di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i permessi richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. I semi non godono di alcuna esenzione.
Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o scambio, e chiedete i documenti che attestano la provenienza.
Coltivazione
Nessuna fonte affidabile descrive la coltivazione di Ceratozamia robusta. I forum italiani ne parlano dal 2009, ma l’identità delle piante vendute con questo nome è dubbia, come riconoscono gli stessi coltivatori: i loro riscontri sono riassunti nella sezione Rusticità, senza essere presi come riferimento. Siti enciclopedici e commerciali danno consigli di coltivazione (ombra, terreno drenato) e zone di rusticità senza citare prove; non sono considerati.
Il suo habitat, rocce calcaree coperte di humus nella foresta tropicale umida di media quota, fa pensare a una coltivazione a mezz’ombra, al caldo, in un substrato drenante ricco di humus. Le grandi dimensioni, con foglie di oltre 2,5 m, richiedono molto spazio. Sono indicazioni dedotte dall’ambiente naturale, non verificate da prove pubblicate.
Moltiplicazione
Non esistono dati specifici. Come tutte le Ceratozamia, la specie ha piante maschili e piante femminili; si moltiplica per semina di semi freschi ottenuti da un’impollinazione, fatta a mano in coltivazione. Maneggiate i semi con i guanti.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e inzuppato e le scottature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole.
Rusticità
Per Ceratozamia robusta non esiste alcun dato affidabile di resistenza al freddo. Le poche testimonianze trovate riguardano piante del commercio la cui identità non è sicura.
In Italia
I soli riscontri italiani vengono dal forum Tropicamente e non permettono di trarre conclusioni:
- nel febbraio 2009 alcuni appassionati indicano soglie di −6 °C per le piante vendute come Ceratozamia mexicana e di −5 °C per quelle vendute come Ceratozamia robusta, senza dire da dove vengano questi valori;
- nel settembre 2012 un coltivatore riferisce che piccole piante e semenzali di almeno tre anni, etichettati robusta insieme ad altre Ceratozamia, hanno passato due inverni sotto un porticato aperto a sud, con −8,4 °C registrati all’esterno, senza indicare la sua regione; precisa che le piante hanno beneficiato molto del riparo, e qualche giorno dopo aggiunge che soltanto la più grande, una latifolia, è stata messa in piena terra, mentre le piccole restavano al coperto.
Questi riscontri, incompleti e relativi a piante di identità dubbia, non sono presi come riferimento. Nessuna presenza della specie è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.
Esperienze francesi
In Francia non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né in piena terra né in vaso, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Una ricerca per epiteto sul forum Fous de palmiers (ottobre 2026) non restituisce alcun riscontro di coltivazione. In attesa di prove su piante di origine nota, coltivatela al riparo dal gelo.
Riferimenti internazionali
Un’enciclopedia online colloca la specie nelle zone USDA da 9b a 11 (al massimo −3,8 °C), senza citare alcuna prova. Non è stato trovato alcun rilievo datato su piante di origine nota.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia robusta, ma il rischio è ben documentato nelle altre cicadee. I loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono subire intossicazioni gravi. Secondo la monografia del 2022, i semi di questa specie vengono comunque mangiati sul posto; nessuna fonte ne descrive la preparazione, e questo uso non ne prova l’innocuità. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
La monografia del 2022 riporta due usi: i semi vengono mangiati e le foglie servono a decorare gli altari. Non precisa né i luoghi né la preparazione dei semi.
Domande frequenti
Ceratozamia robusta cresce in Belize?
No, secondo The World List of Cycads, che la limita al Chiapas e al Guatemala. Le Ceratozamia del Belize sono state descritte nel 2022 come specie distinta, Ceratozamia osbornei.
È una varietà di Ceratozamia mexicana?
No. Il rango di varietà (Ceratozamia mexicana var. robusta), proposto nel 1884, non è più seguito: The World List of Cycads e la monografia del 2022 la accettano come specie.
Come riconoscere Ceratozamia robusta?
Dalle grandi dimensioni, dalle foglie giovani bruno scuro e dal picciolo irto di aculei robusti. Il cono femminile maturo è verde scuro, quasi glabro, e il cono maschile può arrivare a 70 cm.
Le piante vendute con questo nome sono davvero robusta?
Non sempre. Il nome è stato usato a lungo per grandi Ceratozamia di identità incerta; soltanto una pianta di origine nota, o con i suoi coni, può essere identificata.
È rustica?
Non si sa davvero. I valori che circolano, anche sui forum italiani, non si basano su alcuna prova affidabile; coltivatela al riparo dal gelo.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo dalla valutazione pubblicata nel 2022, e la monografia chiede una nuova valutazione dopo lo smembramento della specie.
Da dove viene il nome?
Dal latino robustus, «robusto». Secondo il compendio etimologico di Haynes (2022), sembra alludere alle grandi dimensioni della pianta.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia robusta: https://cycadlist.org/scientific_name/41 — autore, protologo, neotipo, sinonimo, distribuzione (Chiapas, Guatemala, senza il Belize), stato IUCN 2022, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 3 ottobre 2026.
- PubMed Central, Monograph of Ceratozamia (Martínez-Domínguez e coll., 2022): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, tipo, distribuzione, quote, habitat, nomi comuni, usi, stato, discussione della specie. Articolo sottoposto a revisione paritaria, ad accesso libero; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia robusta: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/19176/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere dal 1° agosto 1985), Allegato A dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Tropicamente, discussione «Ceratozamia mexicana»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/ — dibattito sull’identità delle piante del commercio e soglie di freddo non documentate (#post-38941, #post-38942, #post-38947, febbraio 2009). Forum italiano di coltivatori; citato per la confusione dei nomi, valori non presi come riferimento; messaggi riletti l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussione «Ceratozamia»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-2/ — semenzali etichettati robusta svernati sotto un porticato, −8,4 °C all’esterno (#post-50563 e #post-50568, settembre 2012). Forum italiano di coltivatori; riscontro incompleto, non preso come riferimento; messaggi riletti l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussione «ceratozamia latifolia»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=12495 — confusione dei nomi latifolia, robusta, mexicana e microstrobila nel commercio (#p236243, gennaio 2013). Forum francese di coltivatori; citato per la confusione dei nomi.
Bibliografia
- Miquel, F.A.W. (1847). Over eenige nieuwe of zeldzame Cycadeën. Tijdschr. Wis- Natuurk. Wetensch. Eerste Kl. Kon. Ned. Inst. Wetensch. 1(1): 42-43. [Protologo; pagine da 38 a 43 consultate in facsimile.]
- Dyer, W.T. (1884). Biologia Centrali-Americana, Botany 3: 193. [Combinazione Ceratozamia mexicana var. robusta; riferimento ripreso da The World List of Cycads, non consultato.]
- Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). Typification of names in Ceratozamia Brongn., Dioon Lindl. and Microcycas A.DC. (Zamiaceae). Taxon 35(3): 578-584. [Designazione dei neotipi; riferimento ripreso da The World List of Cycads e dalla monografia, articolo non consultato.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia robusta. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42144A69866877. DOI: 10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42144A69866877.en. [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads, DOI verificato su Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. DOI: 10.11646/phytotaxa.550.1.1. [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]