Encephalartos brevifoliolatus

Encephalartos brevifoliolatus è una cicadea del Sudafrica che sopravvive ormai soltanto in coltivazione: in natura se ne conoscevano appena cinque-sette piante, tutte maschili, sparse sulla scarpata del Drakensberg, nella provincia del Limpopo. Questa specie del genere Encephalartos forma tronchi alti fino a 2,5 m, talvolta in cespi, e si distingue per le foglioline corte e larghe, verde scuro, con i margini arrotolati. Descritta nel 1996, è scomparsa dal suo ambiente in meno di dieci anni, portata via dai collezionisti: gli ultimi fusti sono stati messi al sicuro nel 2004 dai servizi di conservazione. È classificata «estinta in natura» nella Lista rossa della IUCN.

In sintesi: Encephalartos brevifoliolatus

  • Nome accettato: Encephalartos brevifoliolatus Vorster (1996), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; alcune piante potrebbero essere state raccolte prima del 1996 con il nome di Encephalartos laevifolius (SANBI)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Escarpment cycad» in inglese (Species+, SANBI); «platorandbroodboom» in afrikaans (estratto di ricerca)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, provincia del Limpopo, scarpata del Drakensberg (località mantenuta segreta), verso 1.300-1.500 m; estinta in natura
  • Stato IUCN: estinta in natura (EW), Lista rossa 2022 (valutazione datata 2020); classificata EW dal 2006 secondo il SANBI
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; raccolta vietata in Sudafrica
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, pieno sole, prateria bassa in savana molto aperta a Protea, su arenaria quarzitica o su pareti rocciose
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco fino a 2,5 m e 25-30 cm di spessore, eretto, inclinato o pendente dalle pareti, in cespi fino a 6 fusti; foglie di 80-90 cm, forse 1,2 m
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos brevifoliolatus?

Encephalartos brevifoliolatus si riconosce dalle foglioline corte e relativamente larghe, di 6-8 cm per 10-12 mm, verde scuro, con margini interi arrotolati verso il basso, che si sovrappongono sulla foglia. La descrizione originale di Vorster (1996) indica questi caratteri:

  • Portamento: pianta arborescente, non ramificata ma spesso in cespi fino a 6 fusti grazie ai polloni basali; fusto eretto, talvolta inclinato o pendente sulle pareti rocciose, alto fino a 2,5 m e spesso 25-30 cm, coperto da resti di basi fogliari piuttosto piccoli, spesso anneriti dagli incendi della prateria;
  • Corona: non lanosa, ma con squame coperte da un sottile feltro biancastro;
  • Foglie: lunghe 80-90 cm (una misura di 1,2 m è indicata con un punto interrogativo), rigide, diritte o leggermente ricurve all’apice; picciolo senza spine, giallastro, di 9-20 cm, dapprima coperto da un feltro biancastro, poi glabro; rachide giallastro;
  • Foglioline: le basali appena ridotte, senza diventare spine; le mediane si sovrappongono verso l’alto della foglia, distanziate di 8-10 mm, inserite a circa 45°, con le due file che formano un angolo di circa 135°; verde scuro, strettamente ovate, un po’ falcate, con margini interi e arrotolati, apice acuto e pungente, finemente costolate di sotto da 14-16 nervature (talvolta 12); 60-80 mm per 10-12 mm;
  • Coni maschili: fino a 6 per fusto, sessili, strettamente ovoidali, coperti da un feltro biancastro cortissimo, lunghi circa 35 cm e larghi 6-7 cm una volta secchi;
  • Coni femminili: sconosciuti in natura.

I coni maschili sembrano formarsi e maturare in pochi mesi durante la primavera e l’inizio dell’estate australe: a metà maggio Vorster trovò solo coni già secchi. Nella maggior parte delle specie vicine i coni si formano invece alla fine dell’estate e in autunno.

Ibridi

Vorster considerò l’ipotesi che le poche piante conosciute fossero ibridi con Encephalartos laevifolius come genitore, perché il rapporto tra larghezza e lunghezza delle foglioline supera tutto ciò che si conosce in questo gruppo di specie a foglioline sottili (Encephalartos laevifolius, Encephalartos lanatus, Encephalartos humilis, Encephalartos friderici-guilielmi e forse Encephalartos ghellinckii ed Encephalartos cycadifolius). Scartò l’ipotesi per tre ragioni: nessun possibile genitore cresce nelle vicinanze; a parte le foglioline più larghe, la pianta non somiglia ad alcuna specie esterna al gruppo; e il suo ciclo riproduttivo è sfasato di mezzo anno rispetto alle altre specie del gruppo, il che rende improbabile un’ibridazione naturale. Non è stato segnalato alcun ibrido orticolo.

Possibili confusioni

La confusione principale è con Encephalartos laevifolius, con cui Encephalartos brevifoliolatus condivide coni maschili quasi identici, piccioli sottili, rigidi e senza spine, lanosi da giovani, e foglioline strette, intere e finemente costolate di sotto. Secondo Vorster se ne distingue per le foglioline nettamente più larghe e più corte, con i margini arrotolati, e per il maggior numero di nervature, (12-)14-16 contro 10-12.

Vorster cita anche, nel nord-est del Drakensberg, popolazioni isolate attribuite a Encephalartos laevifolius, con fogliame verde scuro invece che glauco e coni diversamente pelosi, che conosceva dal 1969 e che non ritenne utile separare. Il SANBI aggiunge che alcune piante di Encephalartos brevifoliolatus potrebbero essere state prelevate prima del 1996 con il nome di Encephalartos laevifolius. Una pianta venduta con l’uno o l’altro nome senza provenienza documentata non può quindi essere identificata con certezza.

Tassonomia

Encephalartos brevifoliolatus è un nome accettato, senza sinonimi. Il botanico P. Vorster, dell’Università di Stellenbosch, lo descrisse nel South African Journal of Botany (62(1): 61-64), in un articolo ricevuto nel settembre 1995 e pubblicato nel 1996, con il titolo «una nuova specie della Provincia del Nord» (oggi il Limpopo). Il tipo, Vorster 2984, composto da foglie e squame di coni maschili, fu raccolto il 14 maggio 1990 verso 1.300 m; l’olotipo è a Pretoria (PRE) e un isotipo a Kew (K). Furono esaminate anche altre due raccolte di foglie, Fourie 4002 e 4003. La località non è mai stata pubblicata.

La descrizione si fonda soltanto su piante maschili: non era noto alcun cono femminile. The World List of Cycads accetta la specie nella versione del 15 agosto 2026.

Etimologia e storia

Il nome viene dal latino brevis, «corto», e foliola, «fogliolina»: si riferisce alle foglioline più corte che la distinguono da Encephalartos laevifolius (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).

La specie fu scoperta durante le prospezioni del personale dell’antica direzione per la conservazione della natura del Transvaal. Vorster attribuisce tutto il merito della scoperta a S.P. Fourie, che individuò le piante, ne raccolse campioni e lo accompagnò sul posto. Le piante erano visitate regolarmente dal 1989. Nonostante un’attenta ricerca aerea, furono trovate solo cinque piante molto sparse, senza alcun segno di piante femminili né di semenzali. Già nel 1996 Vorster nota che la specie figura in almeno una collezione privata, ma in nessuna collezione scientifica, e sconsiglia di togliere le piante dal loro ambiente finché sia possibile proteggerle sul posto.

Il seguito fu rapido. Secondo il SANBI, negli anni successivi i collezionisti sradicarono la maggior parte delle piante, lasciando solo alcuni fusti danneggiati, che i servizi di conservazione rimossero nel 2004 per metterli al sicuro in collezione. La specie è classificata estinta in natura dal 2006, e i sorvoli in elicottero dell’ultimo decennio non hanno trovato altre piante.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Il nome inglese «Escarpment cycad» è riportato da Species+ e dal SANBI. Il nome afrikaans «platorandbroodboom», formato su «broodboom», «albero del pane», è stato rilevato soltanto da un estratto di ricerca (Wikipedia) e non è stato confermato da una fonte di riferimento.

In natura

Encephalartos brevifoliolatus non esiste più in natura. Al momento della scoperta cresceva sulla scarpata del Drakensberg, nella provincia del Limpopo, su pochi chilometri quadrati, in terre comunitarie secondo il SANBI, che stima l’area nota in circa 50 km². Le piante vivevano in una prateria bassa, in una savana molto aperta a Protea, su arenaria derivata da quarzite o su pareti rocciose, in pieno sole, tra 1.300 e 1.500 m di quota. Le basi fogliari annerite testimoniavano il passaggio regolare degli incendi della prateria.

Vorster sottolinea che questa regione ospita diverse specie relitte ed endemiche di Encephalartos, e che molte di esse sono state scoperte proprio a causa delle attività illegali di collezionisti dilettanti. Non esiste alcun dato sugli impollinatori della specie.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos brevifoliolatus è classificato «estinto in natura» (EW) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di J.D. Bösenberg, datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads), e lo era già dal 2006 secondo il SANBI. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. È una delle cinque specie di Encephalartos in questa situazione.

Secondo il documento del SANBI del 2023, aggiornato nel 2025, la popolazione nota contava da cinque a sette piante maschili ed è stata prelevata fino all’estinzione nel 2003-2004. Le piante di origine selvatica sopravvivono in collezioni, senza un registro affidabile; sono in corso ricerche per censirle. Una sola pianta avrebbe prodotto un cono femminile in coltivazione, e alcuni vivaisti sudafricani dichiarano di possedere piante femminili. Il SANBI ritiene molto probabile che tutte le grandi piante in collezione abbiano un’origine selvatica illegale, e che il commercio internazionale abbia contribuito alla scomparsa della specie. Cita anche una raccolta per la medicina tradizionale (Rogers e Pillay, 2006). Una reintroduzione è possibile, ma le piante rimesse in natura rischierebbero di essere rubate.

Il commercio legale esiste: tra il 1997 e il 2020 sono state esportate dal Sudafrica 88 piante vive, e un solo vivaio sudafricano è registrato presso la CITES per questa specie. Il SANBI raccomanda l’esportazione soltanto di plantule provenienti da vivai registrati, ottenute da piante madri detenute legalmente, e una parte dei semenzali dovrebbe allora servire al recupero della specie.

Come tutto il genere, Encephalartos brevifoliolatus è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, senza annotazioni: piante, semi e polline sono coperti. Il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato; possono essere esportate solo piante riprodotte artificialmente, da vivai registrati, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Dal 7 febbraio 2013 l’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente, qualunque sia la loro taglia. Queste informazioni vengono da Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, consultata il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Della coltivazione di Encephalartos brevifoliolatus non si sa quasi nulla: le rare piante esistenti si trovano in collezioni private o di conservazione, e nessuna fonte consultata ne descrive le condizioni di coltivazione. Il suo ambiente d’origine, una prateria d’altitudine in pieno sole, su un suolo povero e filtrante, dà solo indicazioni generali: esposizione molto luminosa, substrato minerale ben drenato, annaffiature misurate.

In Italia

Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos brevifoliolatus negli orti botanici italiani non è documentata. La specie, descritta nel 1996, non compare nelle fonti consultate: le pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli (compreso l’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli nel 1993-94, pubblicato nel 1997, e la descrizione delle serre uscita nel 2019), gli Index Seminum, le fonti di Palermo e della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch.

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la specie non compare in alcuna discussione (ricerca dell’11 ottobre 2026). Nessuna pianta è segnalata in coltivazione in Italia, e non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non ce ne sono: nessuna pianta è segnalata in coltivazione in Francia. Sul forum Fous de palmiers un membro riferisce soltanto, nel 2011, di aver visto piante della specie in un giardino del Sudafrica, senza altri dettagli.

Moltiplicazione

Oggi Encephalartos brevifoliolatus può essere moltiplicato soltanto per polloni, poiché la specie forma cespi fino a 6 fusti, e, in teoria, per seme, se una pianta femminile producesse semi fecondati. Il SANBI cita una sola pianta che abbia prodotto un cono femminile in coltivazione. Ritiene inoltre molto improbabile che le esportazioni passate abbiano rispettato i requisiti della CITES sull’origine legale delle piante madri. Esigete una documentazione completa.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia e nessun parassita propri di Encephalartos brevifoliolatus sono documentati. Le piante sradicate in natura muoiono spesso: il SANBI stima elevata la mortalità delle cicadee prelevate, secondo la taglia, le cure ricevute e i trapianti successivi.

Rusticità

Per Encephalartos brevifoliolatus non esiste alcun dato di rusticità, né in natura né in coltivazione. La descrizione originale non menziona né gelo né neve nell’habitat.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna pianta della specie è segnalata in coltivazione in Italia o in Francia, e non è stato trovato alcun riscontro, per nessuna zona climatica. Sul forum francese Fous de palmiers la specie è talvolta citata tra gli Encephalartos a foglioline sottili ritenuti più rustici, ma senza alcuna osservazione a sostegno.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun riscontro datato altrove, né su Tropicamente, né negli estratti di PalmTalk. La quota di 1.300-1.500 m dell’habitat non basta a dedurre una temperatura limite. Data la rarità delle piante, nessuna prova di resistenza al freddo è del resto auspicabile.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos brevifoliolatus, ma il rischio è documentato per il genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, presenti in quantità minore nelle altre parti della pianta. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala per le cicadee vomito, diarrea, lesioni al fegato e casi mortali.

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per pulire i semi, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Il SANBI segnala che Encephalartos brevifoliolatus sarebbe stato raccolto per la medicina tradizionale, citando Rogers e Pillay (2006), senza precisarne l’uso. In Sudafrica le cicadee hanno un’importanza culturale, e i raccoglitori non distinguono le specie. Non è documentato alcun altro uso.

Domande frequenti

Encephalartos brevifoliolatus esiste ancora?

Sì, ma solo in coltivazione. La specie è estinta in natura: gli ultimi fusti sono stati tolti dall’ambiente naturale nel 2004. Piante di origine selvatica e i loro polloni sopravvivono in alcune collezioni, e dal 1997 sono state esportate legalmente 88 piante.

Perché esistono solo piante maschili?

Perché in natura non è mai stata trovata una pianta femminile. Le cinque-sette piante conosciute erano tutte maschili, e non è stato osservato alcun semenzale. Una sola pianta coltivata avrebbe prodotto un cono femminile, secondo il SANBI.

Come distinguere Encephalartos brevifoliolatus da Encephalartos laevifolius?

Dalle foglioline. Quelle di Encephalartos brevifoliolatus sono più corte e più larghe (60-80 mm per 10-12 mm), con i margini arrotolati e 14-16 nervature invece di 10-12. I coni maschili delle due specie sono quasi identici.

Si può vedere in Italia?

Non risulta. La specie non compare nelle fonti consultate sugli orti botanici italiani, e sul forum Tropicamente non è segnalata alcuna pianta in coltivazione.

Si può acquistare?

In teoria sì, purché si tratti di piante riprodotte in coltivazione e documentate. La specie è in Appendice I della CITES e nell’Allegato A nell’Unione europea, e dal 2013 l’UE esprime un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica. Diffidate di qualsiasi grande pianta o semenzale senza origine provata.

Resiste al freddo?

Non si sa. Per questa specie non è stata pubblicata alcuna osservazione sul gelo. Le affermazioni sulla sua rusticità che si trovano in rete non poggiano su alcuna prova.

Perché è scomparso così in fretta?

A causa dei collezionisti. Descritto nel 1996 su cinque-sette piante, è stato prelevato fino all’ultimo esemplare tra il 2003 e il 2004, nonostante la località fosse mantenuta segreta. Il SANBI ritiene che il commercio internazionale abbia contribuito a questa scomparsa.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Vorster, P. (1996). Encephalartos brevifoliolatus (Zamiaceae): a new species from the Northern Province. South African Journal of Botany 62(1): 61-64. https://doi.org/10.1016/S0254-6299(15)30581-0 [Protologo; testo integrale consultato.]
  • Vorster, P. (1996). Focus on Encephalartos brevifoliolatus. Encephalartos 47: 4-7. [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos brevifoliolatus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41882A50824805. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41882A50824805.en [Valutazione EW, datata 7 maggio 2020; citata da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • SANBI (2025). Supporting document. NDF Assessment for Encephalartos brevifoliolatus. Scientific Authority of South Africa, South African National Biodiversity Institute, Pretoria. [Popolazione, estinzione, commercio, normativa; consultato direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]