Zamia lecointei

Zamia lecointei è una cicadea dell’Amazzonia, nota in Brasile, in Colombia e in Venezuela, dove cresce su suoli sabbiosi e ben drenati, in luoghi aperti o nel sottobosco della vegetazione secondaria, tra 100 e 300 m di quota. Questa specie del genere Zamia è stata descritta nel 1915 dal botanico Adolpho Ducke, da piante raccolte sul rio Erepecuru, e ha ricevuto in seguito altri nomi, tra cui Zamia obidensis e Zamia jirijirimensis, oggi considerati sinonimi. Ha un fusto sotterraneo e foglie lunghe fino a 2,5 m con foglioline strette. È a minor preoccupazione per la IUCN.

In sintesi: Zamia lecointei

  • Nome accettato: Zamia lecointei Ducke (1915), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia obidensis Ducke (1922), Zamia jirijirimensis R.E.Schult. (1953), Zamia ulei subsp. lecointei (Ducke) Ducke (1935)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, in italiano o in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Brasile (Pará; anche il nord-ovest amazzonico secondo la Flora de Colombia), Colombia (Amazonas), Venezuela (Amazonas, Bolívar); tra 100 e 300 m
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022 (quasi minacciata, NT, nel 2010)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, semi esclusi dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, suoli sabbiosi ben drenati, in luoghi aperti o nel sottobosco della vegetazione secondaria; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo largo 5-8 cm (fino a 10); da 2 a 4 foglie lunghe da 1 a 2,5 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia lecointei?

È una Zamia amazzonica senza tronco aereo, con poche foglie lunghe e foglioline lineari-lanceolate, un po’ falciformi, a margine intero o con pochi denti poco visibili vicino all’apice. La descrizione che segue viene dal trattamento delle cicadee della Flora de Colombia (Stevenson, 2001), consultabile in linea:

  • Fusto: sotterraneo, tuberoso, largo da 5 a 8 cm (fino a 10); catafilli a base triangolare e apice lineare-lanceolato, lunghi 3-6 cm.
  • Foglie: da 2 a 4, erette o leggermente arcuate, oblunghe, lunghe da 1 a 2,5 m; picciolo cilindrico lungo fino a 1 m (talvolta 2), sparsamente armato di aculei rigidi e semplici; rachide di solito inerme, lungo fino a 1 m, con 20-40 paia di foglioline.
  • Foglioline: da papiracee a coriacee, non solcate, lineari-lanceolate e un po’ falciformi; quelle mediane sono lunghe da 30 a 40 cm e larghe da 1 a 2 cm (fino a 4), sessili, con apice lungamente acuminato e margine intero o, raramente, con 3-6 denti poco visibili vicino all’apice.
  • Coni maschili: da 2 a 6, cilindrici, da giallastri a bruno chiaro, lunghi da 6 a 10 cm e larghi 1-2 cm, su un peduncolo di 10-20 cm.
  • Cono femminile: di solito solitario, bruno, lungo da 10 a 15 cm e largo da 3 a 5 cm, su un peduncolo di 5-8 cm.
  • Semi: ovoidali, lunghi 3 cm e larghi 2 cm, con sarcotesta rossastra.
  • Cromosomi: 2n = 16 (Caputo e colleghi, 1996, citati dalla Flora).

La forma delle foglioline dipende dalla luce: le piante dei luoghi aperti hanno foglioline più strette, coriacee e quasi intere; quelle del sottobosco le hanno più larghe, membranose e chiaramente seghettate, soprattutto nel terzo apicale.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

La specie più vicina è Zamia muricata. Secondo la Flora de Colombia, le due specie sono molto simili ma vivono in ambienti diversi: Zamia lecointei cresce in luoghi aperti e asciutti, su suoli sabbiosi, con foglioline da subcoriacee a coriacee, lineari-lanceolate, intere o con 1-3 denti apicali poco visibili; Zamia muricata vive nel sottobosco, su suoli umidi e argillosi, con foglioline più sottili, da oblungo-lanceolate a lanceolate, asimmetriche e chiaramente dentellate. Lo studio filogenetico di Lindstrom e colleghi (2024) conferma la loro parentela: le due specie formano una coppia, sorella della recente Zamia orinoquiensis.

La confusione storica è con Zamia ulei, di cui Ducke stesso fece di Zamia lecointei una sottospecie nel 1935 (vedi Tassonomia). Più in generale le Zamia dell’Amazzonia sono, secondo Segalla e colleghi (2023), il gruppo meno compreso del genere: dieci specie accettate, tra cui Zamia amazonum, Zamia boliviana, Zamia brasiliensis, Zamia hymenophyllidia, Zamia lindosensis, Zamia macrochiera, Zamia poeppigiana, Zamia ulei e Zamia urep, che avrebbero bisogno di una revisione.

Nel commercio serve prudenza. Nel 2013 un membro del forum francese Fous de palmiers, che aveva identificato come Zamia lecointei, in base alle misure, due piante vendute come «Zamia sp. Venezuela», ha scoperto alla comparsa di un cono che si trattava in realtà di una Ceratozamia, genere del Messico e dell’America centrale.

Tassonomia

Zamia lecointei è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata pubblicata nel 1915 da Adolpho Ducke negli Archivos do Jardim Botânico do Rio de Janeiro (volume 1, pagine 9-10, tavole 1-2).

La sua storia nomenclaturale è intricata, e la Flora de Colombia la ricostruisce così. Nel 1915 Ducke presentò anche una sua idea di Zamia ulei che non corrispondeva al tipo di quella specie, descritta da Dammer nel 1907 con foglioline ovato-lanceolate: credendo che Zamia ulei avesse foglioline lineari-lanceolate, nel 1935 ridusse la propria specie a sottospecie, Zamia ulei subsp. lecointei. Il problema, discusso da Schuster nel 1932, portò Schultes a ridescrivere la pianta nel 1953 come Zamia jirijirimensis, dal río Apaporis in Colombia; ma i tipi dei due nomi sono identici. Nel 1922 Ducke aveva inoltre descritto Zamia obidensis, presentata come intermedia: secondo Stevenson è solo una forma giovanile e d’ombra di Zamia lecointei. The World List of Cycads riunisce oggi questi nomi sotto Zamia lecointei.

Lo studio filogenetico di Lindstrom e colleghi (2024), basato sui trascrittomi e su una pianta dell’Amazonas venezuelano, la colloca tra le Zamia amazzoniche, vicina a Zamia muricata.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Paul Georges Aimé Le Cointe (1870-1956), botanico di origine francese che studiò l’Amazzonia brasiliana, visse a Óbidos e accompagnava Adolpho Ducke quando la specie fu scoperta (The World List of Cycads, da Haynes, 2022; Flora de Colombia).

Il tipo è stato raccolto da Ducke il 22 ottobre 1913 sul rio Erepecuru, nello Stato brasiliano del Pará; l’olotipo è conservato all’erbario del Museu Paraense Emílio Goeldi di Belém (MG 15027), con un isotipo a Ginevra (G) secondo la Flora de Colombia.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né nelle lingue del suo areale.

In natura

The World List of Cycads colloca Zamia lecointei in Brasile (Pará), in Colombia (Amazonas) e in Venezuela (Amazonas). La Flora de Colombia la indica negli Stati venezuelani di Amazonas e Bolívar, nel centro e nel sud della Colombia e nel nord-ovest del Brasile; Wikipedia aggiunge il Perù, non confermato da The World List of Cycads.

Secondo Stevenson (2001) cresce di solito su suoli sabbiosi e ben drenati, tra 100 e 300 m di quota, in luoghi aperti o nel sottobosco della vegetazione secondaria; le piante dei suoli più secchi e sabbiosi erano state descritte come Zamia jirijirimensis. Come tutte le cicadee, sviluppa radici coralloidi che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto.

Stato di conservazione e normativa

Zamia lecointei è classificata a minor preoccupazione (LC) dalla IUCN, nella valutazione di Cristina López-Gallego e Michael Calonje pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads). La valutazione precedente, di Dennis Wm. Stevenson (2010), la classificava quasi minacciata (NT). La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Già nel 2001 la Flora de Colombia osservava che la produzione di semi sembra elevata, che l’habitat non è in pericolo immediato e che in Colombia la specie è localmente comune, con molte plantule.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, la specie rientra nell’Appendice II della CITES, in cui il genere figura dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383; Species+ conferma questo stato per la specie. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e chiedete documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia lecointei, e non esiste alcun riscontro di coltivazione affidabile: le sole piante «di Zamia lecointei» seguite su un forum francese, ricevute nel 2012 da un venditore di orchidee, si sono rivelate una Ceratozamia l’anno seguente.

Il suo ambiente dà qualche indicazione: suoli sabbiosi e ben drenati, caldo tropicale tutto l’anno, luce piena o mezz’ombra secondo le popolazioni. Un substrato molto drenante e una serra calda sono la pista più coerente, ma restano una deduzione.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Il numero cromosomico della specie (2n = 16) viene da Caputo e colleghi (1996), un lavoro citato dalla Flora de Colombia senza riferimento completo. L’elenco delle pubblicazioni degli studiosi dell’Orto Botanico di Napoli comprende un articolo di quell’anno di P. Caputo, S. Cozzolino, L. Gaudio, A. Moretti e D.W. Stevenson sulla cariologia e la filogenesi di alcune Zamia mesoamericane, pubblicato nell’American Journal of Botany: è probabilmente il lavoro citato, ma il titolo riguarda le specie mesoamericane e nessuna fonte consultata lo conferma esplicitamente.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico in coltivazione. Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili e si moltiplica da seme fresco. In natura, secondo la Flora de Colombia, produce molti semi e le plantule sono numerose. Verificate l’identità del lotto: gli errori di etichettatura sono frequenti per le Zamia amazzoniche.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia lecointei al freddo. È una specie dell’Amazzonia di bassa quota; nulla fa pensare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo; nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Solo una coltivazione in serra calda è ragionevole.

Riferimenti internazionali

Nessun dato di freddo è stato trovato, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia lecointei. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Fino a prova contraria, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato per questa specie nelle fonti consultate.

Domande frequenti

Chi era Le Cointe?

Paul Le Cointe (1870-1956), botanico di origine francese che studiò l’Amazzonia brasiliana, visse a Óbidos e accompagnava Adolpho Ducke quando la specie fu scoperta, nel 1913.

Dove cresce?

In Amazzonia: Brasile, Colombia e Venezuela, su suoli sabbiosi e ben drenati, tra 100 e 300 m, in luoghi aperti o nel sottobosco della vegetazione secondaria.

Zamia obidensis e Zamia jirijirimensis sono altre specie?

No. The World List of Cycads li considera sinonimi di Zamia lecointei: secondo la Flora de Colombia, il primo descrive una forma giovanile e d’ombra, il secondo piante di suoli molto secchi e sabbiosi.

Come si distingue da Zamia muricata?

Dalle foglioline più strette, coriacee e quasi intere, e dall’ambiente: luoghi aperti su sabbia per Zamia lecointei, sottobosco su suoli argillosi per Zamia muricata.

È minacciata?

No, secondo la IUCN: minor preoccupazione nella valutazione del 2022, dopo una classificazione «quasi minacciata» nel 2010.

Ci si può fidare delle piante vendute con questo nome?

Con prudenza. Piante vendute come Zamia lecointei si sono rivelate una Ceratozamia alla comparsa del primo cono; chiedete un’origine documentata.

Resiste al freddo?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato; è una pianta dell’Amazzonia, da coltivare in serra calda.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Ducke, A. (1915). [Descrizione di Zamia lecointei.] Archivos do Jardim Botânico do Rio de Janeiro 1: 9-10, tav. 1-2. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library non accessibile), citato secondo The World List of Cycads e la Flora de Colombia.]
  • Stevenson, D.W. (2001). Orden Cycadales. Flora de Colombia 21: 1-91. [Monografia; trattamento di Zamia lecointei consultato nella versione in linea.]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. doi:10.1093/aob/mcae065 [Testo integrale consultato su PubMed Central.]
  • Segalla, R., Pimenta, R.S. & Calonje, M. (2023). Zamia multidentata (Cycadales, Zamiaceae), a new arborescent species of Zamia from Acre, Brazil. Phytotaxa 598(1): 21-31. doi:10.11646/phytotaxa.598.1.2 [Articolo con revisione paritaria; letto per la scheda francese.]
  • Caputo, P., Cozzolino, S., Gaudio, L., Moretti, A. & Stevenson, D.W. (1996). Karyology and phylogeny of some Mesoamerican species of Zamia (Zamiaceae). American Journal of Botany 83(11): 1513-1520. [Probabilmente la fonte del conteggio cromosomico citato dalla Flora de Colombia («Caputo et al., 1996»), senza conferma; non consultato.]
  • López-Gallego, C. & Calonje, M. (2022). Zamia lecointei. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42165A69842381. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42165A69842381.en [Valutazione in vigore; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Stevenson, D.W. (2010). Zamia lecointei. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T42165A10671163. doi:10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T42165A10671163.en [Valutazione precedente (NT); categoria rilevata su Wikipedia.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia dell’epiteto, ripresa da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]