Cycas clivicola

Cycas clivicola è una cicadea delle falesie calcaree del Sud-est asiatico: si aggrappa alle pareti quasi verticali dei rilievi carsici della Thailandia meridionale, del nord della Malesia peninsulare, della Cambogia e del Vietnam meridionale. Questa specie del genere Cycas fu descritta nel 1999 da Ken Hill a partire da piante della spiaggia di Pak Meng, nella provincia thailandese di Trang, e il suo nome latino significa «abitante delle rupi». Diffusa e spesso irraggiungibile, è classificata dalla IUCN a minor preoccupazione, anche se in Malesia la sottospecie tipo è considerata in pericolo a causa dei prelievi.

In sintesi: Cycas clivicola

  • Nome accettato: Cycas clivicola K.D.Hill (1999), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas clivicola subsp. lutea K.D.Hill (1999), oggi inclusa nella specie; piante un tempo attribuite a Cycas siamensis, Cycas pectinata o Cycas rumphii; il neotipo scelto nel 1998 per il nome Cycas miquelii appartiene a questa specie (vedi Tassonomia)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in thai ปรงเขาใต้ (prong khao tai), in malese paku aji
  • Distribuzione naturale: Thailandia meridionale e orientale, nord della Malesia peninsulare (Kedah, Perak, Selangor), Cambogia, Vietnam meridionale (An Giang, Kien Giang)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), rivalutazione di J.D. Bösenberg e T.H. Nguyễn (Lista rossa 2023-1), categoria riportata da GBIF; prima valutazione di K.D. Hill (2010); in pericolo (EN) nella lista rossa della Malesia peninsulare (2021) per la sottospecie tipo
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (iscrizione dell’intera famiglia); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato; specie tropicale, da coltivare al riparo dal gelo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole, fessure di falesie calcaree, spesso senza terra; in coltivazione la Palm and Cycad Society of Australia consiglia un substrato drenante e alcalino
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto eretto, coricato o pendente, fino a 7-8 m, con base rigonfia; lamina fogliare di 70-165 cm (descrizione thailandese)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né nelle collezioni dei forum
  • Tossicità: non studiata per la specie; tutte le parti delle Cycas sono tossiche (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas clivicola?

Il primo indizio è l’habitat: falesie calcaree in pieno sole. Poi il fusto liscio, da grigio a giallastro, rigonfio alla base, e le piante femminili, che formano una testa chiusa e compatta come un cavolo. La descrizione originale di Hill e Yang (1999) non ha potuto essere consultata; i caratteri seguenti provengono dalla scheda del Dipartimento dell’agricoltura della Thailandia (2019), dalla descrizione originale di Cycas cantafolia (Jutta e colleghi, 2010), che la confronta in dettaglio, e dal portale malese MyBIS:

  • Fusto: fino a 7-8 m, eretto, coricato o pendente lungo le pareti, di 30 cm di diametro o più, con base nettamente rigonfia (fino a 60 cm); corteccia da grigio chiaro a giallastra, quasi liscia, che si fessura con l’età.
  • Foglie: 50 o più per corona, da verde lucido a verde glauco, piatte (non carenate); picciolo di 15-25 cm con spine corte; lamina di 70-165 cm con 45-110 foglioline per lato; foglie giovani coperte da una peluria lanosa giallo pallido.
  • Foglioline: di 9-20 cm per 5-9 mm, rigide, fitte e regolari, a margini piatti; quelle basali non sono ridotte a spine.
  • Catafilli: triangolari, morbidi, di 4-8 cm, con peli bruno chiaro o grigi.
  • Coni maschili: ovoidi stretti, giallo brunastri; la descrizione thailandese indica 8-15 cm, mentre MyBIS cita per la Malesia un cono di 68 cm per 17,5 cm, una differenza che resta da chiarire.
  • Megasporofilli: di 12-22 cm, con peluria da gialla a grigia, serrati in una testa chiusa; lamina arrotondata, profondamente divisa a pettine, con 26-54 spine laterali lunghe fino a 40 mm; da 1 a 4 ovuli.
  • Semi: ovoidi appiattiti, di 33-39 mm per 26-35 mm; involucro carnoso giallo, bruno chiaro da secco, con uno strato fibroso.

Ken Hill (2008) osserva che la corteccia sottile e liscia, che la specie condivide con Cycas elongata, è probabilmente legata agli ambienti umidi: le basi delle vecchie foglie e i catafilli, che in altre specie formano una corazza sul fusto, qui si decompongono in fretta.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido, né naturale né di coltivazione.

Possibili confusioni

Prima del 1999 le piante di Cycas clivicola venivano prese per forme di Cycas pectinata o di Cycas siamensis, e le vecchie flore della Malesia e della Thailandia le collocavano sotto Cycas siamensis o Cycas rumphii (Jutta e colleghi, 2010). Cycas cantafolia, dello Stato di Johor, ha anch’essa un cono femminile chiuso, ma cresce sul granito e ha megasporofilli molto meno incisi, con 25-30 spine lunghe al massimo 18 mm. Anche Cycas tansachana, dei calcari della provincia di Saraburi, e Cycas chamaoensis, del Khao Chamao, hanno un cono chiuso e una lamina arrotondata, ma sono specie molto localizzate, ciascuna nota in un solo settore. Le Cycas delle coste e delle foreste di pianura della penisola, Cycas edentata (che comprende Cycas litoralis, oggi sinonimo di Cycas edentata) e Cycas macrocarpa, hanno invece coni femminili aperti.

Tassonomia

Cycas clivicola è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato (sito protetto). Ken Hill la descrisse in «The genus Cycas (Cycadaceae) in Thailand», firmato con S.L. Yang, Brittonia 51(1): 62-63 (1999). Il tipo fu raccolto il 22 aprile 1994 da Hill e Vatcharakorn (numero 4633) sulla spiaggia di Pak Meng, a ovest di Trang; l’olotipo è a Sydney (NSW), gli isotipi a Bangkok (BKF), Kew, Leida e Pechino. Nello stesso lavoro Hill descrisse una sottospecie lutea, dal fusto giallastro, che The World List of Cycads tratta oggi come sinonimo; lo studio all’origine di questa scelta non è stato identificato.

La specie appartiene alla sezione Indosinenses, che Hill (2008) definisce per i coni maschili consistenti, gli ovuli glabri, la grande lamina del megasporofillo divisa a pettine e uno strato fibroso nell’involucro carnoso dei semi.

Cycas clivicola ha avuto un ruolo anche in un lungo equivoco sul nome Cycas miquelii. Warburg descrisse Cycas miquelii nel 1900 senza citare un tipo, indicando come provenienza soltanto «Süd-China». Nella revisione del 1998, de Laubenfels e Adema trasferirono il nome nel loro genere Epicycas (Epicycas miquelii) e, poiché il materiale di Warburg era andato distrutto a Berlino, designarono un neotipo: un esemplare raccolto da A.F.G. Kerr nella provincia di Chumphon, nella Thailandia meridionale (Kerr 11873, conservato a Kew). Dieci anni dopo Hill (2008) osservò che quell’esemplare appartiene a una specie ben diversa della Thailandia meridionale, Cycas clivicola. Respinse il neotipo, superfluo perché due fogli d’erbario conservati a Utrecht, tratti da una pianta coltivata nell’orto botanico di Amsterdam, possono servire da materiale originale, e in contrasto con la descrizione originale, dato che l’esemplare non proveniva dalla Cina meridionale; designò quindi quei fogli come lectotipo. Poiché mostrano una forma un po’ aberrante di Cycas revoluta, senza spine sul picciolo, Cycas miquelii è oggi un sinonimo di Cycas revoluta. In pratica, piante o testi etichettati «miquelii» dopo la revisione del 1998 possono riferirsi a Cycas clivicola, a Cycas sexseminifera o ad altre specie, non a Cycas revoluta.

Etimologia e storia

Secondo Haynes (2022, ripreso da The World List of Cycads) e MyBIS, l’epiteto è formato dal latino clivis, «rupe, falesia», e dal suffisso -cola, «che abita», in riferimento all’habitat rupestre della specie. Secondo la scheda ripresa dall’enciclopedia Llifle dalle Cycad Pages di Ken Hill, la specie, pur abbondante, rimase senza nome fino alla fine degli anni Novanta e circolava in coltivazione fuori dalla Thailandia con il nome provvisorio di «species Araipathet». Nel 2001 William Tang le dedicò un articolo nella rivista Encephalartos, che non è stato consultato.

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano attestato. In Thailandia il Dipartimento dell’agricoltura la chiama ปรงเขาใต้ (prong khao tai), dove prong è il nome thai delle Cycas. In Malesia, MyBIS riporta per la sottospecie tipo il nome malese paku aji. I nomi inglesi «cliff cycad» e «mountain cycad» compaiono sull’enciclopedia Llifle senza una fonte primaria e non sono ripresi qui.

In natura

Cycas clivicola ha un areale vasto: The World List of Cycads la segnala in nove province della Thailandia meridionale e orientale (Chumphon, Krabi, Narathiwat, Phangnga, Phuket, Prachin Buri, Rayong, Ranong, Trang), negli Stati di Kedah, Perak e Selangor in Malesia, in Cambogia e nelle province vietnamite di An Giang e Kien Giang. MyBIS cita anche lo Stato di Perlis; la scheda ripresa dall’enciclopedia Llifle dalle Cycad Pages aggiunge l’isola di Langkawi e stima l’areale in oltre 300.000 km².

Vive sui rilievi calcarei dell’interno come sugli isolotti calcarei della costa, quasi sempre radicata nelle fenditure e nelle fessure di pareti quasi verticali, in pieno sole e spesso senza terra intorno alle radici. Le etichette d’erbario pubblicate da GBIF confermano questa varietà di ambienti: pendici di una rupe calcarea su un’isola del lago di Temenggor, nella riserva forestale di Belum (Perak, 1994); l’isola di Ko Tao, nel golfo di Thailandia, un centinaio di chilometri a est di Chumphon (1996); la riva del mare a Ko Ngai, al largo della costa delle Andamane (1966). Secondo la scheda ripresa da Llifle, le piante sovrastano la foresta monsonica che circonda i rilievi e non si insediano all’ombra; sulla costa scendono fino ai piedi delle falesie, dove le fermano la mangrovia o le maree. Alcuni curculionidi trovati nei coni maschili sono sospettati di assicurarne l’impollinazione.

Stato di conservazione e normativa

A livello mondiale la specie non è minacciata: la IUCN la classifica a minor preoccupazione (LC). La prima valutazione globale, di K.D. Hill, risale al 2010; la rivalutazione di J.D. Bösenberg e T.H. Nguyễn, pubblicata nella versione 2023-1 della Lista rossa (riferimento verificato su Crossref), conferma la categoria LC secondo i dati IUCN riportati da GBIF (consultati il 21 ottobre 2026). The World List of Cycads indica la stessa categoria; il sito della Lista rossa non ha potuto essere consultato direttamente. Il quadro nazionale è più sfumato. La lista rossa delle piante della Malesia peninsulare (Yong e colleghi, 2021) classifica la sottospecie tipo in pericolo, a causa dei prelievi per il commercio ornamentale (MyBIS). In Thailandia la lista rossa del 2006 (ONEP) la considerava quasi minacciata, mentre lo studio del Dipartimento dell’agricoltura (2019) la colloca a minor preoccupazione, pur segnalando prelievi illegali in natura per l’insieme delle Cycas del paese.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas clivicola rientra nell’appendice II della CITES. Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, riporta l’iscrizione a livello di famiglia con l’annotazione #4 (versione in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro in contenitori sterili sono esentati, mentre le piante vive richiedono i permessi. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie. Species+ è stato consultato il 3 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o vendita, chiedete la prova che la pianta provenga da coltivazione e ricordate che queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Le informazioni sono scarse: non sono stati pubblicati dati di coltivazione dettagliati. La specie è coltivata nella sua regione d’origine: un esemplare del giardino botanico tropicale di Nong Nooch, in Thailandia, è stato raccolto per l’erbario di Vienna nel 2011 (GBIF), e la scheda ripresa da Llifle la dice comune nei giardini della regione. Fuori dall’Asia, il Montgomery Botanical Center, in Florida, ne conserva sedici accessioni del 1994 e del 1995, e il giardino botanico reale di Sydney un esemplare di origine selvatica (Malesia) piantato in aiuola. La Palm and Cycad Society of Australia (PACSOA) raccomanda il pieno sole e un terreno o un substrato ben drenato e alcalino, in accordo con il suo habitat calcareo. In Europa la si coltiva in vaso, in serra calda o in veranda.

In Italia

Cycas clivicola non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch), e sul forum Tropicamente la ricerca del nome non dà alcun risultato. Sul forum francese Fous de palmiers la specie è citata soltanto come ipotesi, nel 2010, in una discussione sull’identificazione di una giovane Cycas di origine incerta, senza alcun riscontro di coltivazione. Non è documentata alcuna coltivazione in Italia.

Moltiplicazione

Come le altre Cycas, Cycas clivicola è dioica e si moltiplica per seme; non è stato trovato alcun dato proprio della specie sulla germinazione. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4.

Malattie e parassiti

Non è stato trovato alcun dato proprio della specie. Come tutte le Cycas, è esposta alla cocciniglia asiatica delle cicadee, Aulacaspis yasumatsui, e al marciume delle radici in un substrato troppo bagnato.

Rusticità

Per Cycas clivicola non esiste alcun dato di resistenza al freddo. È una specie delle falesie tropicali del Sud-est asiatico, e nulla permette di affermare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Lo stesso vale per il sud-est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane: i forum francesi non riportano alcuna esperienza e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni sulla specie. Nessuna zona italiana può quindi essere consigliata per la piena terra: la coltivazione si fa in vaso, al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Non è stato pubblicato alcun valore di resistenza al freddo, né è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto fuori dai tropici. Le fonti asiatiche consultate (Thailandia, Malesia) trattano solo della specie in natura e della sua coltivazione locale.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato di tossicità specifico per Cycas clivicola, ma il rischio è documentato per il genere: nelle Cycas tutte le parti della pianta sono tossiche, e i semi più di tutto. Il composto principale in causa è la cicasina (Università statale della Carolina del Nord; ASPCA), che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso; le Cycas contengono inoltre un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala vomito, diarrea talvolta emorragica, ittero e lesioni al fegato che possono essere mortali.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Cycas clivicola; le fonti malesi e thailandesi ne citano soltanto il commercio come pianta ornamentale.

Domande frequenti

Che cosa significa «clivicola»?

«Che abita le rupi»: il nome latino ricorda che la specie cresce aggrappata alle pareti calcaree.

Dove si può vedere Cycas clivicola in natura?

Sui rilievi e sugli isolotti calcarei della Thailandia meridionale, per esempio intorno a Phang Nga o a Pak Meng, e nel nord della Malesia peninsulare, in particolare a Langkawi.

È minacciata?

Non a livello mondiale: è classificata a minor preoccupazione. In Malesia peninsulare, però, la sottospecie tipo è considerata in pericolo a causa dei prelievi per il commercio ornamentale.

Come distinguerla da Cycas siamensis?

Dall’habitat e dalle piante femminili. Cycas clivicola vive sulle falesie calcaree e i suoi megasporofilli formano una testa chiusa; per molto tempo è stata scambiata per una forma di Cycas siamensis o di Cycas pectinata.

Ha bisogno di un terreno calcareo?

Non necessariamente calcareo, ma la PACSOA consiglia un substrato drenante e alcalino, in accordo con il suo habitat naturale.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Molto probabilmente no, ma non è stato pubblicato alcun dato: è una specie tropicale, da coltivare in vaso al riparo dal gelo.

È tossica?

Sì, con ogni probabilità. Non è stata studiata, ma tutte le parti delle Cycas sono tossiche, soprattutto i semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hill, K.D. & Yang, S.L. (1999). The genus Cycas (Cycadaceae) in Thailand. Brittonia 51(1): 48-73. doi:10.2307/2666557 [Protologo, pagine 62-64; riferimento verificato tramite Crossref, testo non consultato.]
  • de Laubenfels, D.J. & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43: 351-400. [Epicycas miquelii e il suo neotipo Kerr 11873 (K), Chumphon, p. 393; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D., Nguyen, H.T. & Loc, P.K. (2004). The genus Cycas (Cycadaceae) in Vietnam. The Botanical Review 70(2): 134-193. [Descrizione, pagine 173-174; riferimento ripreso da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Hill, K.D. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in China. Telopea 12(1): 71-118. doi:10.7751/telopea20085804 [Sezione Indosinenses, corteccia liscia, lectotipo di Cycas miquelii e rifiuto del neotipo del 1998 (un esemplare di Cycas clivicola); testo integrale consultato.]
  • Jutta, M., Chew, K.L. & Saw, L.G. (2010). A new species of Cycas (Cycadaceae) from Peninsular Malaysia. Blumea 55(3): 249-252. doi:10.3767/000651910X544438 [Confronto con Cycas cantafolia, caratteri dei megasporofilli e dei semi; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (2010). Cycas clivicola. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T42074A10619321. doi:10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T42074A10619321.en [Prima valutazione globale; riferimento verificato su Crossref, pagina non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. & Nguyễn, T.H. (2023). Cycas clivicola. The IUCN Red List of Threatened Species 2023: e.T42074A67339659. doi:10.2305/IUCN.UK.2023-1.RLTS.T42074A67339659.en [Valutazione in vigore; riferimento verificato su Crossref, categoria LC riportata da GBIF; pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Tang, W. (2001). Focus on Cycas clivicola subsp. clivicola. Encephalartos 67: 8-13. [Rivista di società specializzata; riferimento ripreso da The World List of Cycads, testo non consultato.]
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  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citato da The World List of Cycads, non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, statuto IUCN; consultata direttamente.]