Cycas chamaoensis

Cycas chamaoensis è una cicadea arborescente della Thailandia sud-orientale, che vive soltanto sulle rupi di granito del Khao Chamao, un massiccio montuoso della provincia di Rayong protetto dal parco nazionale Khao Chamao-Khao Wong. Questa specie del genere Cycas, descritta dal botanico australiano Ken Hill nel 1999, può formare un fusto alto fino a 10 m e porta coni maschili lunghi fino a 60 cm. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022), soprattutto a causa dei prelievi di piante selvatiche per i giardini; in Thailandia, paradossalmente, è anche la cicadea locale più commerciata.

In sintesi: Cycas chamaoensis

  • Nome accettato: Cycas chamaoensis K.D.Hill (1999), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in thailandese ปรงเขาชะเมา (prong khao chamao, «cicadea del Khao Chamao»)
  • Distribuzione naturale: Thailandia sud-orientale, solo sul massiccio del Khao Chamao (provincia di Rayong; The World List of Cycads indica la vicina provincia di Chanthaburi)
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criteri A2ad; B1ab(i,ii,iv,v); C2a(i); D), valutazione di A. Lindström del 2022; già CR nella valutazione del 2010
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea; in Thailandia, pianta protetta dalla legge sulle varietà vegetali del 1975 (B.E. 2518)
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato; un vivaio britannico la colloca in zona USDA 9b, senza dati di coltivazione a sostegno (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, fessure di affioramenti e pareti di granito nudo, in pieno sole
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto eretto o coricato, alto fino a 10 m; spesso più di 60 foglie di 1,2-2,5 m nella corona
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani
  • Tossicità: nessuna analisi specifica; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas chamaoensis?

È una grande Cycas a fusto aereo, con una corona molto fitta di foglie lunghe e coni maschili arancioni tra i più grandi del genere. Le piante femminili hanno un cono «chiuso»: le foglie fertili restano serrate sopra la gemma. I caratteri principali, secondo la scheda della Palm and Cycad Societies of Australia (PACSOA), la tabella comparativa di Jutta e colleghi (2010) e la sintesi morfologica dell’enciclopedia Wikipedia, sono questi:

  • Fusto: arborescente, eretto o coricato, alto fino a 10 m, di solito solitario.
  • Foglie: numerose, spesso più di 60 per corona, verdi o verde-grigio, semilucide e coriacee, lunghe 1,2-2,5 m e terminate da una spina.
  • Picciolo: di 30-60 cm, glabro, spinoso solo in parte.
  • Foglioline: 85-155 paia, lanceolate, glabre, rivolte in avanti con un angolo di 60-70° rispetto al rachide.
  • Coni maschili: solitari, eretti, da fusiformi a strettamente ovoidi, di 50-60 cm per 12-13 cm, arancioni, con una spina apicale ben visibile su ogni microsporofillo.
  • Megasporofilli: di 13-18 cm, con tomento da giallo a grigio, portano 2-4 ovuli; lembo quasi circolare, profondamente pettinato, con 30-40 spine laterali lunghe fino a 30 mm.
  • Semi: ovoidi appiattiti, di 35-40 mm per 30-40 mm; sarcotesta gialla, spessa circa 3 mm, con uno strato fibroso; sclerotesta liscia.

La descrizione originale completa di Hill e Yang (Brittonia, 1999) non ha potuto essere consultata: le misure qui riportate provengono dalle fonti secondarie citate.

Ibridi

Nessun ibrido, né naturale né di coltivazione, è documentato nelle fonti consultate.

Possibili confusioni

Le confusioni possibili riguardano soprattutto le altre Cycas a cono femminile chiuso della Thailandia e della penisola malese, e alcune specie thailandesi molto coltivate:

  • Cycas tansachana: altra endemica thailandese a cono chiuso, delle rupi calcaree delle province di Saraburi e Lopburi; nella tabella di Jutta e colleghi (2010) differisce per l’habitat e per dettagli delle foglie e dei megasporofilli.
  • Cycas cantafolia: la specie più simile della Malaysia, anch’essa sul granito, si distingue per il lembo del megasporofillo ovale anziché quasi circolare e per le spine laterali meno numerose (25-30) e più corte (fino a 18 mm).
  • Cycas pectinata: specie ad ampia distribuzione nell’Asia continentale, indicata dalla scheda PACSOA come stretta parente di Cycas chamaoensis; le fonti consultate non riportano i caratteri che permettono di separarle.
  • Cycas elephantipes: endemica della provincia di Chaiyaphum, nel nord-est della Thailandia, su rupi di arenaria e in boschi radi; il Dipartimento dell’agricoltura thailandese la descrive con una base del fusto molto rigonfia, simile a una zampa d’elefante.

Tassonomia

Cycas chamaoensis è una specie accettata da The World List of Cycads, senza sinonimi; POWO non ha potuto essere consultato (sito protetto). È stata descritta da Ken Hill nella revisione del genere in Thailandia scritta con S.L. Yang, «The genus Cycas (Cycadaceae) in Thailand», pubblicata in Brittonia 51(1): 48-73 (1999); la descrizione della specie si trova alle pagine 58-60, con la figura 6, ed è attribuita al solo Hill.

Il tipo è la raccolta Hill e Vatcharakorn 4617, fatta il 16 aprile 1994 sui ripidi versanti nord-occidentali del Khao Chamao, nella provincia di Rayong. L’olotipo è conservato nell’erbario di Sydney (NSW), con isotipi a Bangkok (BKF), Kew (K), Leida (L) e Pechino (PE). Jutta e colleghi (2010) collocano la specie nella sezione Indosinenses, che riunisce Cycas a coni maschili consistenti, ovuli glabri, lembo del megasporofillo pettinato e sarcotesta con strato fibroso. Il nome non è mai cambiato da quando è stato pubblicato.

Etimologia e storia

L’epiteto chamaoensis si riferisce al Khao Chamao, la montagna della provincia di Rayong che è insieme la località tipo e l’unico habitat conosciuto della specie (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). In thailandese khao significa «monte».

La storia recente della specie è legata alla sua conservazione. Nel febbraio 2023, su richiesta del parco nazionale Khao Chamao-Khao Wong, sei specialisti del giardino botanico Nong Nooch di Pattaya e sei guardie del parco hanno condotto un censimento dell’unica popolazione nota. Il progetto, chiamato ACREE (Assisted Reproduction of the Critically Endangered and Endemic Cycas chamaoensis), è finanziato dal Mohamed bin Zayed Species Conservation Fund, con il gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN e Anders Lindström, esperto del giardino Nong Nooch. Grazie ai droni del parco sono state esplorate le pareti inaccessibili a piedi: le piante sono risultate numerose, ed è stato osservato un insetto non ancora identificato, che agisce da impollinatore naturale. Campioni sono stati raccolti per uno studio della diversità genetica (RADseq) affidato a Liu Jian, dell’orto botanico di Kunming.

Nomi comuni

Non esiste alcun nome italiano attestato. In Thailandia la specie si chiama ปรงเขาชะเมา, traslitterato prong khao chamao, «cicadea del Khao Chamao»: il nome compare nella banca dati thailandese della biodiversità, nello studio del Dipartimento dell’agricoltura thailandese sulle Cycas e nel comunicato del giardino Nong Nooch, che usa anche la forma breve ปรงชะเมา. Il vivaio britannico Trebrown non conosce alcun nome comune inglese.

In natura

Cycas chamaoensis cresce soltanto sul massiccio del Khao Chamao, nella Thailandia sud-orientale. Secondo lo studio del Dipartimento dell’agricoltura thailandese (2019), le piante occupano le pareti di granito esposte della catena del Khao Chamao, all’interno del parco nazionale Khao Chamao-Khao Wong, nel distretto di Khao Chamao (provincia di Rayong). La scheda PACSOA la colloca a nord-est di Klaeng e precisa che cresce nelle fessure di affioramenti di granito nudo, di solito in pieno sole; Jutta e colleghi (2010) indicano «roccia nuda su pendii e pareti» a nord-est di Ban Nam Sae.

The World List of Cycads indica come distribuzione la provincia di Chanthaburi, mentre l’etichetta del tipo, lo studio thailandese e la scheda PACSOA situano la popolazione nella provincia di Rayong. Il massiccio si trova probabilmente vicino al confine tra le due province, ma nessuna fonte consultata spiega questa differenza. In ogni caso non si tratta di Cycas elephantipes, l’altra endemica thailandese, che cresce molto più a nord, nella provincia di Chaiyaphum.

Il parco, istituito nel 1975, copre appena 84 km². In questa parte della Thailandia la stagione delle piogge va da maggio a ottobre, la stagione fresca da novembre a febbraio e quella calda da marzo ad aprile. Quanto all’impollinazione, la sola osservazione pubblicata è quella del censimento del 2023, che ha segnalato un insetto impollinatore non ancora identificato.

Un errore circola nella letteratura: il testo dell’articolo di Jutta e colleghi (2010) descrive Cycas chamaoensis come «limitata al calcare», mentre la tabella dello stesso articolo, la scheda PACSOA e lo studio thailandese indicano tutti il granito. È quest’ultimo dato che va seguito.

Stato di conservazione e normativa

Cycas chamaoensis è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN. La prima valutazione, di K.D. Hill, risale al 2010; quella in vigore, di A. Lindström, è stata pubblicata nel 2022 con i criteri A2ad; B1ab(i,ii,iv,v); C2a(i); D, secondo The World List of Cycads. Questi criteri indicano un declino della popolazione, un areale minuscolo e in continua riduzione e una popolazione molto piccola: il criterio D, per la categoria CR, corrisponde a meno di 50 individui maturi stimati. Il censimento del 2023 con i droni ha però trovato piante più numerose del previsto, e potrebbe portare a una revisione dei numeri. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

La minaccia principale è il prelievo di piante selvatiche. Lo studio del Dipartimento dell’agricoltura thailandese, condotto dal 2015 al 2019 per stabilire le condizioni di esportazione delle Cycas (Non-Detriment Findings della CITES), ha trovato tracce di scavi illegali nelle popolazioni naturali di tutte le specie thailandesi. Classifica Cycas chamaoensis come la seconda specie più a rischio del paese dopo Cycas tansachana, perché è pubblicizzata come la cicadea thailandese dalle foglie più fitte e belle e dalla crescita più rapida. Come le altre endemiche, ha inoltre una capacità di dispersione naturale limitata.

Lo stesso studio rileva un’eccezione positiva: Cycas chamaoensis è l’unica Cycas thailandese commerciata anche come pianta riprodotta artificialmente, l’unica oggetto di una gestione locale che incoraggia la moltiplicazione, e l’unica, insieme a Cycas siamensis, di cui la Thailandia autorizzi l’esportazione. Le piante esportate devono provenire da un vivaio registrato presso il Dipartimento dell’agricoltura e avere una circonferenza alla base inferiore a 15 cm, a riprova della loro origine da coltivazione. In Thailandia tutte le Cycas native sono piante protette dalla legge sulle varietà vegetali del 1975 (B.E. 2518).

A livello internazionale, come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta con l’annotazione #4 (versione in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili non sono soggetti alla CITES, mentre le piante vive richiedono un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, conferma questo statuto (consultazione del 12 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

In Thailandia Cycas chamaoensis è una pianta da giardino ricercata: è la cicadea locale più presente nel commercio interno, e gli agricoltori della zona la moltiplicano per seme e per polloni (Dipartimento dell’agricoltura thailandese, 2019). Nel resto del mondo resta una specie da collezione.

Le poche indicazioni pubblicate concordano. La scheda PACSOA raccomanda una posizione soleggiata e ben drenata e la definisce «un coltivatore vigoroso»; in Thailandia è pubblicizzata come la cicadea locale a crescita più rapida. Il suo habitat, fessure di granito nudo in pieno sole, conferma che le servono molta luce e un substrato minerale che non trattenga l’acqua. Nessun protocollo di coltivazione dettagliato è stato pubblicato per la specie.

In Italia

Cycas chamaoensis non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch), e una ricerca sul forum italiano Tropicamente non ha dato alcun risultato. L’unica traccia europea trovata viene dalla Francia: sul forum Fous de palmiers, un appassionato che coltiva in serra offriva nel settembre 2009 una quindicina di semi riportati dalla Thailandia, poi nel febbraio 2010 quattro semi germinati. Nessun risultato di coltivazione successivo è stato pubblicato.

Moltiplicazione

Come tutte le Cycas, Cycas chamaoensis è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi fertili. In Thailandia si moltiplica per seme e per separazione dei polloni, e lo studio del Dipartimento dell’agricoltura sottolinea che i coltivatori locali hanno la capacità di produrre piantine in quantità, a differenza di quanto avviene per le altre Cycas del paese. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; conviene chiedere che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è stato trovato alcun dato proprio della specie. Come tutte le Cycas, è esposta alla cocciniglia asiatica delle cicadee, Aulacaspis yasumatsui, e al marciume delle radici in un substrato troppo bagnato.

Rusticità

Per Cycas chamaoensis non esiste alcun dato misurato di resistenza al freddo. Il vivaio britannico Trebrown la classifica in zona USDA 9b, che corrisponde a minime medie annue comprese tra −3,9 °C e −1,1 °C; si tratta però di una classificazione commerciale, la stessa che il vivaio attribuisce a molte altre Cycas tropicali, non accompagnata da osservazioni di coltivazione. Nessun messaggio di forum consultato riporta una temperatura sopportata dalla specie.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in piena terra in Italia, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Neppure nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, esiste un riscontro: le sole piante citate sul forum Fous de palmiers erano semenzali in serra, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni sulla specie. In mancanza di dati, la coltivazione si fa in vaso, al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna misura di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato fuori dalla Thailandia. La specie vive in un clima tropicale monsonico, con una stagione fresca da novembre a febbraio, ma nessuna fonte indica le temperature minime del suo habitat. Va ricordato che una pianta adulta, con un fusto alto fuori terra, non gode della protezione che il suolo offre ai semenzali.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas chamaoensis, ma il rischio è ben documentato nel genere: nelle Cycas tutte le parti della pianta sono tossiche, e i semi più di ogni altra. Il composto principale è la cicasina (Università statale della Carolina del Nord; ASPCA), che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso; le Cycas contengono inoltre un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli e segnala vomito, diarrea talvolta con sangue, ittero e lesioni del fegato che possono essere mortali.

Usate i guanti per maneggiare i semi e la loro polpa, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Le fonti consultate non descrivono alcun uso alimentare o medicinale tradizionale di Cycas chamaoensis. L’unico uso documentato è ornamentale: in Thailandia la specie è molto ricercata per i giardini, e lo studio del Dipartimento dell’agricoltura giudica il prelievo di piante selvatiche a questo scopo pericoloso per le popolazioni naturali.

Domande frequenti

Dove cresce Cycas chamaoensis?

Solo in Thailandia, sulle rupi di granito del massiccio del Khao Chamao, nella provincia di Rayong, all’interno del parco nazionale Khao Chamao-Khao Wong. Non va confusa con Cycas elephantipes, che vive nella provincia di Chaiyaphum.

Cresce sul calcare o sul granito?

Sul granito. Alcune fonti parlano di calcare, ma la scheda PACSOA, lo studio thailandese del 2019 e la tabella di Jutta e colleghi (2010) indicano affioramenti e pareti di granito nudo, in pieno sole.

Quanto diventa grande?

Molto. Il fusto può raggiungere 10 m, la corona porta spesso più di 60 foglie lunghe fino a 2,5 m, e i coni maschili arrivano a 60 cm.

Cresce lentamente?

Meno di molte altre Cycas, secondo le fonti disponibili. La scheda PACSOA la definisce vigorosa e in Thailandia è pubblicizzata come la cicadea locale a crescita più rapida; non esistono però misure pubblicate.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022), per l’areale minuscolo e i prelievi di piante selvatiche. Il censimento del 2023 ha però trovato più piante del previsto, e in Thailandia la specie è ormai anche ampiamente riprodotta in vivaio.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non è documentato. Non esiste alcuna misura di resistenza al freddo né alcuna prova in piena terra in Italia o in Francia; la prudenza consiglia il vaso e il riparo dal gelo.

È tossica?

Sì, bisogna considerarla tale. Non esistono analisi sulla specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose per l’uomo e gli animali, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hill, K.D. & Yang, S.-L. (1999). The genus Cycas (Cycadaceae) in Thailand. Brittonia 51(1): 48-73. doi:10.2307/2666557 [Revisione del genere in Thailandia, con il protologo di Cycas chamaoensis alle pagine 58-60; non consultata direttamente, riferimento verificato tramite The World List of Cycads.]
  • Jutta, M., Chew, K.L. & Saw, L.G. (2010). A new species of Cycas (Cycadaceae) from Peninsular Malaysia. Blumea 55(3): 249-252. doi:10.3767/000651910X544438 [Tabella comparativa delle specie a cono chiuso: megasporofilli, semi, habitat, sezione; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (2010). Cycas chamaoensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T42037A10634719. doi:10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T42037A10634719.en [Prima valutazione, CR; pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Lindström, A. (2022). Cycas chamaoensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42037A67339012. [Valutazione in vigore, CR A2ad; B1ab(i,ii,iv,v); C2a(i); D; ripresa da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; ripresa tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]