Ceratozamia huastecorum

Ceratozamia huastecorum è una piccola cicadea del Veracruz settentrionale, in Messico, che cresce soltanto nella Sierra de Otontepec, nella regione della Huasteca, nella foresta nebulosa tra 800 e 1.300 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia è stata descritta nel 2003 e non ha mai avuto un altro nome. Somiglia molto a Ceratozamia latifolia, ma le sue foglie giovani spuntano verde chiaro e le foglioline sono coriacee. Classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN, in Europa non è quasi coltivata.

L’essenziale su Ceratozamia huastecorum

  • Nome accettato: Ceratozamia huastecorum Avendaño, Vovides & Cast.-Campos (2003), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «palmilla» nel Veracruz
  • Distribuzione naturale: Messico, Veracruz settentrionale, Sierra de Otontepec, da 800 a 1.300 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo critico di estinzione (CR, criterio B1ab(iii,v)), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foresta nebulosa su suoli argillosi con affioramenti rocciosi; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 20 a 50 cm, in parte interrato; da 4 a 7 foglie lunghe da 50 a 80 cm (monografia del 2022); fusto di 12-13 cm e da 3 a 5 foglie lunghe da 50 a 73 cm secondo la descrizione originale (2003)
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia huastecorum?

È una Ceratozamia di piccola taglia, con poche foglie corte, foglie giovani verde chiaro e foglioline oblunghe, coriacee, con la punta asimmetrica. Ecco la descrizione della monografia del genere pubblicata nel 2022 da Lilí Martínez-Domínguez e collaboratori:

  • Fusto: lungo da 20 a 50 cm e largo da 14 a 20 cm, semi-interrato, prima eretto e poi coricato; catafilli persistenti, triangolari, bruno rossastri, coperti di una peluria bruna quando spuntano;
  • Foglie: da 4 a 7, ascendenti, lunghe da 50 a 80 cm; verde chiaro quando spuntano, con peli grigio biancastri, poi glabre; il picciolo, da 20 a 40 cm, porta da 10 a 30 aculei sottili di 2-3,5 mm;
  • Foglioline: da 8 a 18 paia, opposte o subopposte, oblunghe, coriacee, piatte, verdi e glabre sopra, glauche sotto; quelle mediane misurano da 12 a 22 cm per 2,5-6 cm e sono distanziate di 1,6-5 cm;
  • Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 15 a 18 cm per 2,5-3,2 cm, verde giallastri e poi crema giallastri con peli nerastri; peduncolo di 6-23 cm;
  • Coni femminili: solitari, eretti, da 13,5 a 18 cm per 6-10 cm, verdi e poi verde scuro con peli nerastri; da 54 a 99 squame, in 9 o 10 file verticali, con due corna diritte di 4-5,6 mm;
  • Semi: ovoidali, piccoli, da 1,1 a 1,5 cm, bruno chiaro a maturità.

La descrizione originale (Avendaño, Vovides e Castillo-Campos, 2003) dà valori più bassi per la pianta stessa: fusto subgloboso, eretto, semi-interrato, lungo 12-13 cm e largo 11-13,5 cm (quattro piante misurate); da 3 a 5 foglie glabre, ascendenti, di 50-73 cm per 30-42 cm; picciolo di 19-41 cm, tomentoso alla base, con picciolo e rachide che portano pochi aculei sempre più piccoli verso l’apice; da 5 a 16 paia di foglioline coriacee, oblanceolate, talvolta bidentate vicino alla punta asimmetrica, verde lucido sopra e verde chiaro sotto, di 6,5-21 cm per 3,2-6,5 cm, con 30-38 nervature; cono maschile eretto, cilindrico, da verde pallido a verde chiaro, di 16 cm per 3 cm, su un peduncolo di 3-21 cm; cono femminile da cilindrico a botticella, eretto, verde oliva, di 13,5 cm per 5 cm, su un peduncolo di 3-8 cm; semi ovali di 1,2 cm per 0,9-1 cm, con polpa bruna a maturità; 2n = 16 cromosomi. Gli autori notano che in serra, in condizioni uniformi, la lunghezza delle foglie e delle foglioline cambia poco.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

La monografia del 2022 sottolinea la grande somiglianza della specie con Ceratozamia latifolia, del San Luis Potosí, che cresce più a ovest nella Sierra Madre Orientale. Le differenze:

  • Ceratozamia huastecorum: foglie giovani verde chiaro quando spuntano, foglioline coriacee; cono femminile più grande, con 9 o 10 file verticali di squame;
  • Ceratozamia latifolia: foglie giovani bruno rossastre, foglioline sottili come carta; cono femminile con 4-7 file di squame.

Poiché le due specie non crescono negli stessi luoghi, l’origine geografica di una pianta permette in genere di decidere.

Tassonomia

Ceratozamia huastecorum è un nome accettato da The World List of Cycads e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. È stata descritta nel 2003 da S. Avendaño, A.P. Vovides e G. Castillo-Campos sul Botanical Journal of the Linnean Society (volume 141, pagine 395-398), in un articolo intitolato «A new species of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales) from Veracruz, Mexico».

La monografia del 2022 si limita a confrontarla con Ceratozamia latifolia. La descrizione originale la accostava soprattutto a Ceratozamia morettii, della cordigliera neovulcanica, più di 200 km a sud: i coni maschili e femminili hanno dimensioni vicine, ma Ceratozamia huastecorum ha un fusto più piccolo, foglie più corte (meno di 80 cm, contro 100-140 cm) e foglioline più corte (6,5-21 cm, contro 25-35 cm) e in numero diverso. Gli autori la collocavano nel complesso di Ceratozamia latifolia nel senso di Moretti, Sabato e Vázquez Torres (1980), un gruppo di specie del Messico nord-orientale a foglioline larghe, probabilmente di origine recente. Raccolta negli anni Ottanta da Gonzalo Castillo-Campos, la pianta era stata riferita dapprima, in via provvisoria, a Ceratozamia microstrobila (oggi ricondotta a Ceratozamia latifolia); lo studio del materiale fertile e delle piante coltivate nel giardino botanico Clavijero di Xalapa ha portato a descriverla come nuova.

Etimologia e storia

L’epiteto huastecorum significa «degli Huastechi»: ricorda la Huasteca, regione culturale ed etnica del Veracruz settentrionale dove cresce la specie (The World List of Cycads; monografia del 2022).

L’olotipo (Castillo-Campos e coll. 2567) è stato raccolto il 16 dicembre 1981 da G. Castillo-Campos e collaboratori nel comune di Tepetzintla, nella Sierra de San Juan Otontepec, a 1.300 m di quota; è conservato nell’erbario dell’Istituto di ecologia di Xalapa (XAL). La monografia del 2022 lo dice femminile, ma la descrizione originale lo indica come maschile; cita anche due paratipi, uno maschile (Castillo-Campos e coll. 2418, 13 dicembre 1981) e uno femminile (Castillo-Campos e coll. 2481, datato 14 dicembre 1982 nell’articolo e 14 dicembre 1981, a 820 m, nella monografia). La località esatta è stata omessa di proposito nella descrizione originale, per evitare prelievi illegali. Altre raccolte del 1981, del 1986 e del 1989 provengono dallo stesso massiccio. Tra le prime raccolte e la descrizione della specie sono quindi passati più di vent’anni.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Nel Veracruz la specie è chiamata «palmilla» («piccola palma»), secondo lo studio etnobotanico di Bonta e collaboratori (2019) citato dalla monografia del 2022.

In natura

Ceratozamia huastecorum è endemica della Sierra de Otontepec, un massiccio del Veracruz settentrionale. Secondo la monografia del 2022 cresce nella foresta nebulosa, su suoli argillosi con affioramenti rocciosi, tra 800 e 1.300 m di quota. Tutti i campioni esaminati provengono dal comune di Tepetzintla.

La descrizione originale colloca la specie su una montagna tabulare isolata, «di tipo tepui», della Huasteca veracruzana, tra 900 e 1.300 m, nel sottobosco di una foresta nebulosa relitta dominata da Quercus acutifolia, Quercus skinneri, Carya palmeri, Clethra mexicana, Turpinia insignis e Styrax glabrescens. Le piante crescono a mezz’ombra, in siti inaccessibili lungo la cresta, su un substrato roccioso di basalto (litosuoli ciottolosi e luvisuoli ricchi di humus), battuto da venti carichi di umidità e spesso avvolto nella nebbia; la vegetazione, dove abbondano Eugenia capuli e agrifogli, vi è resa stentata dal vento.

Non è stato trovato alcuno studio di popolazione, di impollinazione o di fenologia dedicato alla specie.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia huastecorum è classificata in pericolo critico di estinzione (CR) nella Lista rossa IUCN, secondo il criterio B1ab(iii,v), in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022: il suo areale è minuscolo, e la qualità dell’habitat come il numero di piante adulte sono in declino. La monografia del 2022 indicava la stessa categoria, con il criterio B2ab(iii,v).

Come tutte le specie del genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (il genere figurava nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i documenti richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Non esiste alcuna deroga per i semi: sono soggetti alle stesse regole delle piante.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Ceratozamia huastecorum, e sui forum consultati non è stato trovato alcun riscontro. La specie è rarissima in collezione.

Il suo habitat, una foresta nebulosa di media montagna, fa pensare a una coltivazione a mezz’ombra, in un substrato ricco di humus e drenante, con un’umidità regolare e senza ristagni. Le piccole dimensioni ne farebbero una comoda pianta da vaso. Sono indicazioni dedotte dall’ambiente naturale e dal genere, non convalidate da prove pubblicate.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come in tutte le Ceratozamia, i sessi sono separati: si moltiplica per semina di semi freschi, dopo un’impollinazione manuale in coltivazione. I semi si puliscono con i guanti.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. I rischi abituali delle cicadee in coltivazione sono il marciume in un terreno freddo e fradicio e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza al freddo di Ceratozamia huastecorum. Vive nella foresta nebulosa tra 800 e 1.300 m, nel Veracruz settentrionale; nessuna osservazione dice se sopporti il gelo.

In Italia

Nessun risultato di coltivazione è stato pubblicato in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona climatica. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate. In attesa di prove, tenetela al riparo dal gelo.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie, e nessun episodio di gelo datato la riguarda.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun dato sul freddo fuori dalla Francia. La vicinanza morfologica con Ceratozamia latifolia, che sopporta gelate moderate, non permette di dedurne la rusticità.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia huastecorum. Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

La monografia del 2022 non riporta alcun uso per questa specie. Il suo nome locale, «palmilla», è citato da uno studio etnobotanico, senza un uso associato nelle fonti consultate.

Domande frequenti

Dove cresce Ceratozamia huastecorum?

Soltanto nella Sierra de Otontepec, nel Veracruz settentrionale (Messico), nella foresta nebulosa tra 800 e 1.300 m di quota.

Come si distingue da Ceratozamia latifolia?

Dal colore delle foglie giovani e dalla consistenza delle foglioline. Ceratozamia huastecorum mette getti verde chiaro e ha foglioline coriacee; Ceratozamia latifolia mette getti bruno rossastri e ha foglioline sottili come carta.

Da dove viene il nome?

Dalla Huasteca, la regione culturale del Veracruz settentrionale dove cresce: «huastecorum» significa «degli Huastechi».

È rustica?

Non si sa. Non esiste alcun dato sul freddo per questa specie; è prudente coltivarla al riparo dal gelo.

È minacciata?

Sì. È classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022) e vive in un solo piccolo massiccio.

Si può acquistare liberamente in Italia?

No, non senza documenti. Come tutto il genere, figura nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, semi compresi.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Avendaño, S., Vovides, A.P. & Castillo-Campos, G. (2003). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales) from Veracruz, Mexico. Botanical Journal of the Linnean Society 141(3): 395-398. doi:10.1046/j.1095-8339.2003.00145.x [Protologo; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo e paratipi, habitat, accostamento a Ceratozamia morettii e chiave. Fonte primaria.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Bonta, M., Pulido-Silva, M.T., Diego-Vargas, T., Vite-Reyes, A., Vovides, A.P. & Cibrián-Jaramillo, A. (2019). Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads (Zamiaceae). Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine 15: 4. doi:10.1186/s13002-018-0282-z [Fonte del nome «palmilla», citata dalla monografia; tabella delle specie non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia huastecorum. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178875A69865530. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T178875A69865530.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]