Zamia pumila

Zamia pumila è una piccola cicadea delle Grandi Antille, presente a Cuba, nella Repubblica Dominicana e a Porto Rico, dove cresce nel sottobosco e ai margini delle foreste su calcari, marmi, serpentini e talvolta rocce vulcaniche. È la specie tipo del genere Zamia, descritta da Linneo nel 1763, e dà il nome al complesso di Zamia pumila, il gruppo delle Zamia delle Antille e della Florida. Il suo nome è però tra i più mal applicati del genere: nei vivai e nei giardini indica spesso il coontie della Florida, oggi Zamia integrifolia. La IUCN la classifica vulnerabile (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia pumila

  • Nome accettato: Zamia pumila L. (1763), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia debilis L.f. (1789), Zamia latifoliolata Prenlel. (1872), Zamia allison-armourii Millsp. (1900), Zamia media var. commeliniana J.Schust. (1932), Palmifolium pumilum (L.) Kuntze (1891); in commercio il nome è spesso dato per errore a Zamia integrifolia
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «guáyiga» nella Repubblica Dominicana, «marunguey» a Porto Rico (nomi indigeni delle Zamia), «yuquilla de sabana» secondo Species+
  • Distribuzione naturale: Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), criterio A2acd, valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato affidabile sulla vera Zamia pumila (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: sottobosco di foreste secondarie semidecidue e ambienti più aperti; calcari, marmi, serpentini e rocce vulcaniche
  • Portamento e dimensioni adulte: piccola pianta a fusto sotterraneo; dimensioni precise non documentate nelle fonti consultate
  • In Italia: elencata nel 2009 dall’Orto Botanico di Messina e fotografata nel 2009 all’Orto Botanico di Palermo, con un’identità da verificare
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia pumila?

La vera Zamia pumila è una piccola cicadea a fusto sotterraneo, con poche foglie pennate e foglioline coriacee, molto simile alle altre specie del complesso a cui dà il nome. Il suo nome stesso, dal latino pumilus, «nano», allude alla piccola taglia. Le fonti affidabili consultate non forniscono però una descrizione recente con misure di foglie, foglioline e coni: i dati che circolano in rete senza fonte non sono ripresi qui. Come le altre Zamia di Porto Rico, ha semi dall’involucro carnoso rosso, rosa o arancio (Lazcano-Lara e Ackerman, 2018).

In pratica, l’indizio più sicuro è la provenienza: una pianta raccolta o seminata da materiale documentato di Cuba, della Repubblica Dominicana o di Porto Rico. Una pianta venduta come «Zamia pumila» senza indicazione d’origine è con buona probabilità un coontie della Florida.

Ibridi

Non è descritto alcun ibrido con nome. A Porto Rico gli studi genetici mostrano un mescolamento tra Zamia pumila e Zamia portoricensis, le due specie del sud dell’isola: è l’unica coppia di Zamia portoricane tra cui Meerow e colleghi (2012) hanno osservato una mescolanza genetica.

Possibili confusioni

Le confusioni intorno a Zamia pumila sono soprattutto di nome:

  • Zamia integrifolia, il coontie della Florida, delle Bahamas, delle isole Cayman e di Cuba: è la pianta più spesso venduta come «Zamia pumila». La scheda dell’Università della Florida dedicata al coontie ricorda che è conosciuto «erroneamente» con questo nome. Per lungo tempo, infatti, diversi autori hanno riunito tutte le Zamia delle Antille e della Florida in un’unica Zamia pumila in senso largo, e molte etichette di giardini e vivai risalgono a quell’epoca.
  • Zamia portoricensis, del sud-ovest e del centro-sud di Porto Rico: vive negli stessi ambienti di marmo e serpentino ed è la specie geneticamente più vicina; la provenienza esatta è essenziale.
  • Zamia erosa, dei calcari del nord di Porto Rico, della Giamaica e di Cuba: ha foglioline dal margine irregolarmente dentato.
  • Le altre specie del complesso (Zamia angustifolia, Zamia lucayana, Zamia pygmaea, Zamia stricta) si distinguono soprattutto per la provenienza: Bahamas e Cuba.

Tassonomia

Zamia pumila è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Linneo pubblicò il genere Zamia nel 1763, nella seconda edizione di Species Plantarum (volume 2, pagina 1659), con una sola specie, Zamia pumila, che ne è dunque la specie tipo. Il suo tipo, scelto più tardi (lectotipo), è la tavola 58 del primo volume dell’Horti Medici Amstelodamensis di Jan Commelin (1697), opera dedicata alle piante rare dell’orto medico di Amsterdam.

The World List of Cycads riconosce come sinonimi Zamia debilis L.f. (1789), Zamia latifoliolata Prenlel. (1872), Zamia allison-armourii Millsp. (1900) e Zamia media var. commeliniana J.Schust. (1932), oltre alla combinazione Palmifolium pumilum (L.) Kuntze (1891). Species+, la banca dati della CITES, aggiunge Encephalartos pumilus e Zamia humilis. Il nome Zamia pumila subsp. pumila, pubblicato nel volume 61 del Journal of the Arnold Arboretum, risale all’epoca in cui le Zamia delle Antille erano raggruppate in un’unica specie divisa in sottospecie.

Il complesso di Zamia pumila è stato trattato, a seconda degli autori, come una sola specie o come diverse specie, fino a quattordici (Meerow e collaboratori, 2018). The World List of Cycads vi riconosce oggi otto specie: Zamia pumila, Zamia integrifolia, Zamia angustifolia, Zamia erosa, Zamia lucayana, Zamia portoricensis, Zamia pygmaea e Zamia stricta. A Porto Rico, secondo Meerow e colleghi (2012), Zamia pumila e Zamia portoricensis si sarebbero separate per isolamento geografico.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino pumilus, «nano» o «basso», per la piccola taglia della pianta (The World List of Cycads, sulla base di Haynes, 2022). Il tipo del nome è dunque l’immagine di una pianta già conosciuta in Europa alla fine del Seicento.

A Porto Rico la specie ha avuto una riscoperta recente. Nel 2013 Jaime Pagán-Jiménez e Julio Lazcano-Lara hanno cercato sulle carte antiche e moderne i luoghi che portano il nome indigeno delle Zamia, «marunguey», e hanno così ritrovato piccoli gruppi selvatici di Zamia pumila su rocce vulcaniche del piedemonte centro-meridionale, vicino al Camino los Marungueyes, tra i comuni di Ponce e Peñuelas: è la prima segnalazione della specie su questo tipo di substrato.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. I nomi in uso nelle Antille sono nomi indigeni che designano le Zamia in generale: «guáyiga» nella Repubblica Dominicana e «marunguey» (o «marungüey») a Porto Rico (Pagán-Jiménez, 2016; Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara, 2013). Species+ registra inoltre per Zamia pumila il nome spagnolo «yuquilla de sabana». Nei vivai europei e americani il nome scientifico Zamia pumila è spesso dato al coontie, che è un’altra specie.

In natura

Secondo The World List of Cycads, Zamia pumila vive a Cuba, nella Repubblica Dominicana e a Porto Rico. A Porto Rico cresce nel sud dell’isola, con Zamia portoricensis, su aree discontinue di marmo e di serpentino del centro-sud e del sud-ovest, separate dalle zone di Zamia erosa dalla cordigliera Centrale (Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara, 2013).

I gruppi scoperti nel 2013 su rocce vulcaniche crescono tra circa 164 e 220 m di quota, su pendii di 30-70°, nel sottobosco di foreste secondarie semidecidue dove si mescolano piante esotiche e indigene, come il mango e la palma Acrocomia media. Si tratta di pochi individui, una decina nel gruppo più numeroso (con quattro piante maschili e cinque femminili), quasi tutti adulti o vecchi: gli autori hanno trovato coni femminili marciti con ovuli non fecondati e nessuna plantula, segno di un’assenza di riproduzione recente, forse legata alla distanza tra i sessi o alla scomparsa locale dell’impollinatore. Secondo gli abitanti anziani, le attività agricole del passato sono state la principale causa del declino.

Stato di conservazione e normativa

Zamia pumila è classificata vulnerabile (VU) dalla IUCN, secondo il criterio A2acd, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads): il criterio indica una riduzione passata della popolazione, osservata e dedotta dal declino dell’habitat e dallo sfruttamento. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, Zamia pumila rientra nell’appendice II della CITES, dove il genere figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore al 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante stesse richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ nomina la specie e conferma questo statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Le raccomandazioni di coltivazione pubblicate per la vera Zamia pumila sono poche: The World List of Cycads cita un articolo sulla coltivazione di Zamia erosa e Zamia pumila nella Florida centrale (Broome, 2009), che non abbiamo potuto consultare.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu, nelle sue note di coltivazione del 2023, colloca Zamia pumila nel gruppo delle Zamia caraibiche, il più facile da coltivare. Secondo il vivaio queste specie tollerano temperature vicine a zero, sopportano bene gli inverni di tipo mediterraneo e i periodi secchi, e richiedono un substrato minerale drenante, da leggermente a molto calcareo, perché tollerano male le condizioni acide; qualsiasi tipo di acqua va bene. Il vivaio indica inverni a 1-10 °C con risalite diurne verso 15-20 °C, un terreno piuttosto asciutto ma non secco nei periodi freschi, estati a 25-30 °C di giorno (fino a 40 °C con innaffiature abbondanti) e almeno quattro-sei mesi l’anno di caldo. Sono indicazioni di gruppo, non prove sulla specie.

In Italia

Il nome «Zamia pumila» compare in due orti botanici siciliani, ma l’identità delle piante non è verificata. La pagina sulle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, datata 23 febbraio 2009, elenca «Zamia pumila L.» accanto a Zamia integrifolia; la presenza attuale delle piante non è verificata. All’Orto Botanico di Palermo, le foto di una visita pubblicate sul forum Tropicamente nel novembre 2009 mostrano, secondo le didascalie dei partecipanti, una «zamia pumilia» accanto a Zamia furfuracea e Zamia loddigesii. Poiché il nome è spesso dato al coontie della Florida, potrebbe trattarsi in un caso o nell’altro di Zamia integrifolia; nessuna fonte permette però di dirlo, e la vera Zamia pumila resta possibile, tanto più che a Messina le due specie sono elencate separatamente.

La stessa confusione si ritrova tra gli appassionati. Nell’aprile 2009 un partecipante di Ravenna (Emilia-Romagna) scriveva sul forum Tropicamente che la «Zamia pumila» è la più resistente al freddo, perché viene dagli Stati sud-orientali degli Stati Uniti, dove è coltivata fino alla zona 8 in terreni sabbiosi. Questa descrizione corrisponde in realtà al coontie, cioè, secondo la tassonomia attuale, a Zamia integrifolia, e non alla specie delle Grandi Antille. Non è documentata alcuna coltivazione della vera Zamia pumila in piena terra in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile e, fuori dal suo areale, un’impollinazione manuale. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma occorre assicurarsi che provengano da piante coltivate e di provenienza documentata, perché i semi venduti con questo nome possono essere di coontie.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della vera Zamia pumila. In coltivazione le cicadee caraibiche temono soprattutto il marciume delle radici in un terreno freddo e troppo bagnato, motivo per cui il vivaio Cycadales.eu consiglia un substrato minerale e innaffiature ridotte nei periodi freschi.

Rusticità

Non esiste alcuna misura affidabile di resistenza al freddo per la vera Zamia pumila delle Grandi Antille. I dati di rusticità pubblicati con questo nome riguardano quasi sempre il coontie della Florida, cioè Zamia integrifolia, e non vanno trasferiti alla specie antillana. Per il gruppo caraibico, il vivaio Cycadales.eu parla soltanto di una tolleranza a temperature vicine a zero; soltanto Zamia integrifolia vi è detta capace di sopportare il gelo, con danni alle foglie da −5 °C.

In Italia e nel sud della Francia

Nessun episodio di gelo datato riguarda una Zamia pumila di provenienza antillana documentata, né in Italia né nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. Se la vostra pianta etichettata «Zamia pumila» è in realtà un coontie, i riscontri su Zamia integrifolia sono quelli utili: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), una Zamia integrifolia è sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012, con danni alle foglie. Questa osservazione francese, trasferibile con prudenza alle zone più miti d’Italia, non dice nulla sulla vera Zamia pumila, che in attesa di prove va svernata al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna rilevazione di freddo affidabile per piante di provenienza antillana documentata.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia pumila. Il rischio è invece ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Gli usi alimentari tradizionali descritti più avanti richiedevano lunghi trattamenti per eliminare le tossine: senza questi trattamenti la pianta è pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Le Zamia sono state un alimento importante nelle Grandi Antille, prima e dopo l’arrivo degli europei. Secondo Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara (2013), granuli d’amido dei loro fusti sotterranei sono stati trovati su utensili per la preparazione del cibo e nel tartaro dentale di popolazioni precolombiane di Porto Rico, della Repubblica Dominicana, di Cuba e di altre isole, tra circa 5000 e 450 anni fa; l’uso dei fusti come fonte di amido è descritto anche dai cronisti dell’epoca coloniale, a Porto Rico, a Hispaniola e a Cuba. L’amido non permette però di stabilire quale specie fosse consumata.

Bartolomé de Las Casas descrisse il pane di guáyiga di Hispaniola: il fusto veniva grattugiato in una pasta bianca, modellato in focacce lasciate al sole finché vi comparivano larve, poi cotto in una pentola di terracotta; nel cacicato di Higüey questo alimento contava più del mais, della patata dolce e della manioca (Pagán-Jiménez, 2016). Un’«arepa de guáyiga» si prepara ancora oggi nella regione di El Cabo, nella Repubblica Dominicana. Gli abitanti anziani dei luoghi studiati a Porto Rico ricordavano anch’essi l’uso passato della pianta come cibo (Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara, 2013). Questi procedimenti eliminavano la tossina, ma non vanno mai imitati.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia pumila?

Nelle Grandi Antille: a Cuba, nella Repubblica Dominicana e a Porto Rico, dove vive nel sud dell’isola su marmi, serpentini e rocce vulcaniche.

Zamia pumila e Zamia integrifolia sono la stessa pianta?

No. Zamia integrifolia è il coontie della Florida, delle Bahamas, delle isole Cayman e di Cuba; Zamia pumila è la specie delle Grandi Antille. Il nome Zamia pumila è però ancora spesso dato al coontie nei vivai.

Perché è così importante?

Perché è la specie tipo del genere Zamia, descritta da Linneo nel 1763: il nome del genere resta legato a essa, qualunque cambiamento di classificazione avvenga.

Che cos’è la guáyiga?

È il nome indigeno delle Zamia nella Repubblica Dominicana, e anche il pane che se ne ricavava dopo un lungo trattamento del fusto, descritto da Bartolomé de Las Casas e preparato ancora oggi in una regione del paese.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica vulnerabile (2022), per una riduzione passata della popolazione; a Porto Rico alcuni gruppi non si riproducono più.

È rustica?

Non per quanto se ne sa. I dati di rusticità pubblicati con questo nome riguardano di solito il coontie; per la vera Zamia pumila un vivaio specializzato parla soltanto di una tolleranza a temperature vicine a zero.

È tossica?

Sì, va considerata tossica. Le cicadee contengono tossine gravi, e gli usi alimentari antichi richiedevano trattamenti lunghi per eliminarle.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Linneo, C. (1763). Species Plantarum, seconda edizione, vol. 2: 1659. Stoccolma. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library inaccessibile), riferimento ripreso da The World List of Cycads.]
  • Commelin, J. (1697). Horti Medici Amstelodamensis, vol. 1, tav. 58. Amsterdam. [Lectotipo; non consultato, riferimento ripreso da The World List of Cycads.]
  • Meerow, A.W., Salas-Leiva, D.E., Francisco-Ortega, J., Griffith, M.P., Calonje, M., Stevenson, D.W. & Nakamura, K. (2018). Phylogeography and conservation genetics of the Caribbean Zamia clade: an integrated systematic approach with SSRs and single copy nuclear genes. Memoirs of the New York Botanical Garden 117: 278-296. doi:10.21135/893275389.019 [Noto da un estratto, non consultato direttamente.]
  • Pagán-Jiménez, J.R. & Lazcano-Lara, J.C. (2013). Toponymic data helps to reveal the occurrence of previously unknown populations of wild Zamia pumila L. on volcanic substrates in south central Puerto Rico. Ethnobiology Letters 4: 52-58. doi:10.14237/ebl.4.2013.9 [Testo integrale consultato.]
  • Pagán-Jiménez, J.R. (2016). An ancient and nutritious – but dangerous – Caribbean food. Nexus1492, Università di Leida (25 agosto 2016). [Articolo divulgativo; consultato.]
  • Meerow, A.W., Francisco-Ortega, J., Calonje, M., Griffith, M.P., Ayala-Silva, T., Stevenson, D.W. & Nakamura, K. (2012). Zamia (Cycadales: Zamiaceae) on Puerto Rico: asymmetric genetic differentiation and the hypothesis of multiple introductions. American Journal of Botany 99(11): 1828-1839. doi:10.3732/ajb.1200494 [Riassunto consultato.]
  • Lazcano-Lara, J.C. & Ackerman, J.D. (2018). Best in the company of nearby males: female success in the threatened cycad, Zamia portoricensis. PeerJ 6: e5252. doi:10.7717/peerj.5252 [Testo integrale consultato.]
  • Broome, T. (2009). Growing Zamia erosa and Z. pumila in central Florida. The Cycad Newsletter 32(2): 5-6. [Non consultato; citato da The World List of Cycads.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia pumila. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42177A69844815. [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Lavaud, S. (2023). Notes sur la culture des Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu, Montpellier. [Note di coltivazione di un vivaio specializzato; consultate online.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]