Encephalartos arenarius

Encephalartos arenarius è una cicadea del Sudafrica che cresce soltanto in una piccola regione del Capo Orientale, attorno ad Alexandria, su antiche dune di sabbia consolidate e coperte di boscaglia litoranea. Questa specie del genere Encephalartos forma cespi di fusti corti, spesso coricati e mezzo sepolti nella sabbia, e porta foglie di 0,9-1,25 m con foglioline larghe e lobate, verdi o bluastre. Il suo nome significa «delle sabbie». Descritta nel 1955 da Robert Allen Dyer, è classificata in pericolo nella Lista rossa della IUCN: le sue popolazioni si sono più che dimezzate in sessant’anni, soprattutto a causa dei prelievi dei collezionisti, facilitati dal terreno sciolto. In Italia è coltivata all’Orto Botanico di Napoli, che la cita ancora nella descrizione delle sue serre pubblicata nel 2019.

In sintesi: Encephalartos arenarius

  • Nome accettato: Encephalartos arenarius R.A.Dyer (1955 secondo l’IPNI, 1956 secondo The World List of Cycads), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; piante un tempo identificate come Encephalartos latifrons
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Alexandria cycad» e «Dune cycad» (Species+, SANBI); diversi nomi in afrikaans e in xhosa (vedi Nomi comuni)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale, distretto di Alexandria; areale di circa 258 km², area di occupazione di circa 20 km²
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri A2acd; B1ab(i,ii,iii,iv,v)+2ab(i,ii,iii,iv,v); C1, Lista rossa 2022 (valutazione datata 2020)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; raccolta vietata in Sudafrica
  • Rusticità documentata: nessun gelo nell’habitat (estratto del SANBI); nessun riscontro di coltivazione con una temperatura misurata (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, ombra della boscaglia su sabbia profonda di dune consolidate, talvolta pieno sole dove la boscaglia è stata disboscata; in coltivazione suolo sabbioso molto drenante
  • Portamento e dimensioni adulte: fusti singoli o in cespi, coricati o eretti, fino a 1 m fuori terra (da 1 a 2 m di lunghezza totale secondo il SANBI) e 20-30 cm di diametro; foglie di 0,9-1,25 m
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: cinque esemplari all’Orto Botanico di Napoli nei primi anni Novanta (Delpinoa, 1997), specie ancora fotografata alle Serre Califano nella pubblicazione del 2019

Come riconoscere Encephalartos arenarius?

Encephalartos arenarius si riconosce dalle foglie piuttosto corte, ricurve all’apice, e dalle foglioline larghe e glabre, il cui margine inferiore porta in genere tre lobi pungenti, mentre quello superiore è quasi sempre intero. La descrizione originale di Dyer (1955) indica questi caratteri:

  • Fusto: singolo o, più spesso, ramificato alla base in cespi; lungo fino a 1 m e allora di solito coricato; sul terreno la parte bassa è spesso coperta di sabbia e di foglie morte;
  • Foglie: lunghe 90-125 cm, un po’ glauche da giovani, con l’apice di solito ricurvo; picciolo di 15-20 cm, con base ingrossata coperta di lana bruna;
  • Foglioline: una trentina di paia, piane o un po’ ritorte, pungenti, talvolta leggermente glauche; quelle mediane misurano 12-16 cm per 2,5-4 cm; margine superiore intero, molto raramente con un dente; margine inferiore con 3 lobi triangolari pungenti, raramente 4; le foglioline delle plantule sono profondamente trilobate all’apice;
  • Cono femminile: solitario, su un peduncolo spesso di 4-8 cm, lungo 35-45 cm e largo circa 20 cm, più o meno glauco; squame lisce, glabre, appena rugose, con faccia esposta di 5 cm per 4 cm;
  • Cono maschile: non visto intero da Dyer, apparentemente più piccolo; squame di 3-3,5 cm per 2,25-2,5 cm;
  • Semi: rosso corallo, lunghi fino a circa 5 cm e larghi 2-2,5 cm.

Le dimensioni dei coni variano secondo le fonti: un estratto della scheda del SANBI (PlantZAfrica) indica coni femminili di 50-60 cm per 25-30 cm, verde chiaro a maturità, e da 1 a 3 coni maschili di 30-50 cm. La descrizione originale, fondata sulla popolazione della valle della Kaba, resta qui il riferimento.

Ibridi

Dyer giudicava omogenea la popolazione della valle della Kaba: su un centinaio di piante esaminate non trovava alcun segno di ibridazione. Segnalava invece, sulla riva destra del Bushmans River, una popolazione molto variabile, in cui vedeva somiglianze con Encephalartos altensteinii, Encephalartos lehmannii, Encephalartos horridus ed Encephalartos arenarius, e che interpretava almeno in parte come il risultato di ibridazioni.

In coltivazione gli ibridi sono frequenti. Sul forum francese Fous de palmiers un collezionista avverte nel 2013 che alcuni «arenarius blu» in vendita sono ibridi con Encephalartos horridus, e sul forum italiano Tropicamente un coltivatore di Ravenna fa germinare nel 2013 un seme venduto come ibrido Encephalartos arenarius × Encephalartos latifrons. Nella discussione di Tropicamente dedicata alla specie, lo stesso coltivatore di Ravenna riferisce nel 2010 che secondo alcuni la forma «blu» sarebbe un ibrido con Encephalartos horridus. L’origine di queste piante non è verificabile: se volete la specie pura, acquistate una pianta con provenienza documentata.

Possibili confusioni

La confusione classica è con Encephalartos latifrons, la specie più vicina secondo Dyer, al punto che una foglia o una fogliolina isolata non sempre permette di separarle. Con la pianta intera la distinzione è netta: Encephalartos latifrons forma tronchi robusti ed eretti di due metri e più, con foglie rigide e arcuate, foglioline pubescenti da giovani, molto fitte e fortemente nervate, e i suoi grossi coni femminili hanno squame grossolanamente papillose. Encephalartos arenarius è meno robusto, i suoi fusti coricati superano di rado un metro fuori terra, le foglioline sono glabre e meno fitte, e i coni femminili, più piccoli, hanno squame lisce e glauche. Sul forum Tropicamente, nel 2012, un partecipante riassume questa vicinanza definendo Encephalartos arenarius «praticamente identico» a Encephalartos latifrons dal punto di vista ornamentale, ma molto più facile da coltivare e più accessibile.

Le piante bluastre vengono confuse anche con Encephalartos horridus. Su Tropicamente un coltivatore di Ravenna scopre nel 2012 che la pianta acquistata nel 2009 come Encephalartos horridus sarebbe una forma blu di Encephalartos arenarius, identificazione contestata da un altro partecipante, che non vede spine sul margine superiore delle foglioline. Nelle giovani piante queste specie sono difficili da distinguere.

Tassonomia

Encephalartos arenarius è un nome accettato, senza sinonimi. Robert Allen Dyer, dell’erbario nazionale di Pretoria, lo ha descritto nel Journal of South African Botany (22(1): 1-4), dopo una comunicazione presentata nel luglio 1955 a Grahamstown. Il fascicolo porta la data di pubblicazione del 31 dicembre 1955, adottata dall’IPNI; The World List of Cycads adotta il 1956, l’anno stampato in copertina e citato dallo stesso Dyer nei lavori successivi.

Il tipo, Dyer 5441, fu raccolto nella valle della Kaba, divisione di Alexandria, a circa 4 miglia (6,5 km) da Woody Cape, verso 500 piedi (150 m) di quota; l’olotipo è a Pretoria (PRE), con isotipi a Grahamstown (GRA), Kew (K) e Kirstenbosch (NBG). Nel suo studio del 1965 sulle cicadee dell’Africa australe, Dyer colloca la specie tra quelle separate di recente, dopo il 1945, precisando che era stata distinta da Encephalartos latifrons.

Etimologia e storia

Il nome viene dal latino arenarius, «delle sabbie», in riferimento al suo habitat su antichi depositi di dune (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).

La sua storia è quella di una pianta coltivata a lungo senza nome. Nel 1852 il botanico Karl Zeyher segnalava un «Encephalartos tridentatus» vicino al Bushmans River, e Dyer suppone che si riferisse a una pianta vicina o identica. La monografia della Flora Capensis (1933) non la riconosce e identifica un campione come Encephalartos latifrons. Nel 1945 M.R. Henderson richiama l’attenzione su una pianta coltivata a Kirstenbosch. Nel 1953 E.E.A. Gledhill segnala una colonia di Encephalartos non identificati sulle dune interne della valle della Kaba; Dyer la ispeziona con lei nel 1954, e da qui nasce la descrizione. I proprietari delle fattorie gli riferiscono allora che la specie è piuttosto diffusa nella boscaglia, ma che di recente un gran numero di piante è stato prelevato per la coltivazione.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In inglese Species+ riporta «Alexandria cycad» e «Dune cycad», quest’ultimo usato anche dal SANBI. Secondo estratti di ricerca (scheda PlantZAfrica e siti che la riprendono, non consultati direttamente), la specie porta in afrikaans i nomi di «duinebroodboom» («albero del pane delle dune»), «Alexandriabroodboom» e «sandbroodboom», e in xhosa quelli di «uMphanga wakwa Qaba», «umNgqungqu» e «iSundu». I nomi formati su «broodboom» si applicano a diversi Encephalartos.

In natura

Encephalartos arenarius è endemico del bioma delle boscaglie di Albany, nel Capo Orientale, e occupa solo una piccola zona attorno ad Alexandria: circa 258 km² di areale e 20 km² di area di occupazione secondo il SANBI. Cresce in foreste e boscaglie litoranee fitte, sui pendii da moderati a ripidi di dune consolidate, in sabbia profonda. Le piante vivono di solito all’ombra; dove la boscaglia è stata disboscata per il pascolo, alcuni individui isolati sopravvivono in pieno sole, fin dentro i terreni agricoli.

Un estratto della scheda del SANBI indica una quota di 100-200 m, piogge di 725-875 mm all’anno e assenza di gelo. Dyer trovava che questo habitat ricordasse quello di Encephalartos ferox sulle dune litoranee del Mozambico e dello Zululand.

La crescita è lenta: il SANBI stima l’età della prima riproduzione in natura in 30-40 anni, la durata di una generazione in circa 70 anni, e una pianta può superare i cento anni. Ogni fusto produrrebbe in media un cono ogni tre o quattro anni. I semi, poco dispersi (in genere a meno di 20 m), sarebbero trasportati soprattutto dai babbuini, mentre i buceri non accedono alla boscaglia fitta. Le radici coralloidi della specie ospitano cianobatteri, studiati nel 1989 da Joubert e coautori insieme a quelli di Encephalartos transvenosus e di Encephalartos woodii.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos arenarius è classificato in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo i criteri A2acd; B1ab(i,ii,iii,iv,v)+2ab(i,ii,iii,iv,v); C1 (valutazione di J.D. Bösenberg, datata giugno 2020 e pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Alcuni siti lo indicano ancora come «vulnerabile»: non lo è più.

Secondo il SANBI, la popolazione conta da 850 a 1.500 individui maturi, e fotografie ripetute nel tempo mostrano un declino di oltre il 50 % in sessant’anni. I prelievi risalgono all’inizio degli anni Cinquanta, e in passato sono stati portati via interi camion di piante. Nel 2009 restava una sola pianta in un luogo che contava da 10 a 15 fusti; diverse colonie hanno meno di 50 individui. La sabbia sciolta permette di sradicare facilmente le piante. A questo si aggiungono il disboscamento per il pascolo, l’urbanizzazione, la costruzione della strada N2 e, minaccia emergente, l’estrazione di sabbia. L’articolo del 2019 sulle serre dell’Orto Botanico di Napoli descrive a sua volta la specie come estremamente rara, scomparsa dalla maggior parte dei suoi habitat naturali a causa delle raccolte indiscriminate e dell’espansione delle colture.

Tutte le sottopopolazioni sono state dotate di microchip nel 1996; una sola si trova in un’area protetta dello Stato, le altre su terreni privati. Il Capo Orientale ha vietato il prelievo di piante selvatiche nel 2003, e la specie era stata esclusa dall’amnistia concessa nel 2004 ai detentori di cicadee senza permesso. Fa parte del piano nazionale di gestione della biodiversità delle cicadee minacciate, in vigore dal 2017. Piante rubate sono state ancora sequestrate durante controlli stradali nel 2022.

Come tutto il genere, Encephalartos arenarius è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, senza annotazioni: piante, semi e polline sono coperti. Il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato; possono essere esportate solo piante riprodotte artificialmente, da vivai registrati, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Dal 7 febbraio 2013 l’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente, qualunque sia la loro taglia. Queste informazioni vengono da Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, consultata il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Encephalartos arenarius è uno degli Encephalartos sudafricani più facili e più rapidi in coltivazione, a condizione di dargli un suolo sabbioso molto drenante e un clima senza gelo. Così almeno riferiscono vivaisti e coltivatori, senza studi pubblicati.

  • Substrato: sabbioso e molto drenante. Un collezionista di Agen indica sul forum francese Fous de palmiers di aggiungere il 50 % di sabbia a un terriccio per cactacee, «soprattutto per l’arenarius, che vive sulle dune» (2009);
  • Esposizione: il vivaio Jungle Music (San Diego) lo consiglia in pieno sole sulla costa, e la forma blu anche nell’entroterra; in natura vive però per lo più all’ombra della boscaglia, il che lascia un margine verso la mezz’ombra;
  • Crescita: Jungle Music lo descrive come una specie che cresce piuttosto bene e forma grandi corone espanse; sul forum Tropicamente un coltivatore delle Canarie scrive nel dicembre 2008 che Encephalartos arenarius ed Encephalartos laurentianus vi «crescono come erba», e altri partecipanti lo giudicano una delle specie più regolari, che di solito non salta l’anno;
  • Caldo tropicale: al giardino botanico di Nong Nooch, in Thailandia, la specie cresce ma forma coni solo di rado, come Encephalartos trispinosus ed Encephalartos lehmannii, cosa che il giardino attribuisce alla mancanza di fresco invernale (bollettino CYCADS, 2022);
  • Colore: i coltivatori distinguono piante verdi e piante blu, molto ricercate. Dyer descriveva foglie giovani un po’ glauche e coni più o meno glauchi; nessuna fonte scientifica consultata fa della «forma blu» un taxon distinto.

In Italia

Negli orti botanici. Encephalartos arenarius è una delle specie africane meglio documentate all’Orto Botanico di Napoli. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa (dati del 1993-94) ha esaminato cinque esemplari di origine sudafricana coltivati nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. La descrizione delle serre pubblicata da G. Sibilio (volume 2014-15 di Delpinoa, uscito in rete nel 2019) cita ancora la specie, con una fotografia, tra le cicadee africane coltivate alle Serre Califano, le serre del giardino in gran parte riservate alla conservazione e non sempre visitabili. Nelle altre fonti consultate (Palermo, la Mortola, BGCI PlantSearch) la specie non compare.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente diversi coltivatori italiani hanno seguito la specie, quasi sempre giovani piante in vaso:

  • un coltivatore del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) riferisce nel settembre 2010 che la sua pianta, messa in piena terra da poco, aveva già sopportato in passato «gelate consistenti senza danni», senza indicare temperature; la descrive come una specie a crescita rapida e che produce discretamente polloni, e nel settembre 2012 pubblica, nella discussione dedicata alla specie, la foto di un cono maschile. Lo stesso coltivatore aveva scritto nel dicembre 2008, in base alla sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», che Encephalartos arenarius perde completamente le foglie dopo una gelata, ma con buone possibilità di ripresa alla stagione vegetativa successiva. I due messaggi non sono datati per episodio né accompagnati da valori misurati;
  • un coltivatore di Ravenna (zona USDA 8a/8b, secondo la sua firma) giudica nel dicembre 2012 che la specie «non è particolarmente rustica»; nel 2010 scriveva di non averla provata perché non sopporta il gelo. Nel 2012 riferisce che un semenzale di una sola foglia, acquistato da un vivaio, ha emesso rapidamente una foglia nuova e la terza nel giugno 2013, e la definisce «relativamente veloce»;
  • un altro partecipante, di cui non è indicata la località, segnala nel 2013 che il suo esemplare, acquistato nel settembre 2012, ha emesso una foglia dopo una settimana, poi due foglie in luglio e altre due in settembre.

Nessun riscontro con una temperatura misurata è stato trovato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini o le isole; per il Salento esiste solo l’indicazione qualitativa riportata sopra.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. L’unica pianta seguita in posto in Francia si trova nella Corsica meridionale, in un clima che il coltivatore colloca nelle zone USDA 10a/10b. Sul forum Fous de palmiers indica nell’agosto 2013 che è la specie che cresce meglio da lui: fusto principale di oltre 30 cm di diametro e 30 cm di altezza, e diversi polloni; la pianta ha prodotto il suo primo cono, maschile, nell’estate 2014. Non precisa se sia in piena terra o in un grande vaso.

Moltiplicazione

Encephalartos arenarius si moltiplica per seme e per polloni, che la pianta produce volentieri. I polloni attecchiscono bene: un coltivatore di Belley (Ain) e di Montpellier (Hérault) riferisce nel 2012, sul forum Fous de palmiers, un «successo impressionante» con polloni senza radici della forma blu, trattati con un fungicida e coltivati in veranda. I semi, rosso corallo e lunghi circa 5 cm, vanno seminati freschi. Le plantule hanno foglioline trilobate all’apice, diverse da quelle degli adulti.

Come per tutte le cicadee dell’Appendice I, semi e polloni possono circolare solo con i documenti CITES; per questa specie non è mai stato autorizzato alcun prelievo in natura.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia propria di Encephalartos arenarius è documentata. In coltivazione il rischio principale è il marciume delle radici se il substrato trattiene l’acqua, tanto più che la specie viene da sabbie molto filtranti; le cocciniglie sono il parassita più comune degli Encephalartos.

Rusticità

Encephalartos arenarius viene da una regione litoranea senza gelo, e nessun riscontro di coltivazione affidabile permette di stabilirne la resistenza al freddo. Si sa soltanto che cresce bene in un clima molto mite.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro datato e quantificato, per nessuna zona climatica. In Italia, l’unica indicazione viene dal Salento, sul forum Tropicamente: piante adulte che, dopo una gelata, perdono tutte le foglie ma di solito ripartono (2008), e una pianta che avrebbe superato «gelate consistenti» senza danni (2010), senza temperature né date degli episodi. A Ravenna un coltivatore la giudica poco rustica, senza riferire prove al freddo. In Francia, l’unico esemplare seguito in posto, nella Corsica meridionale, non è mai stato messo alla prova: il coltivatore indica nell’agosto 2013 che la gelata più forte registrata da lui in diciassette anni è stata di −0,5 °C per un quarto d’ora. In vaso, i coltivatori dei forum consigliano di svernare le giovani piante all’asciutto, in un locale luminoso al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Un estratto della scheda del SANBI indica che nell’areale naturale non si verificano gelate. All’altro estremo, il caldo tropicale costante di Nong Nooch non la uccide ma limita la formazione dei coni. Come per tutti gli Encephalartos, una giovane pianta con il caudice interrato approfitta dell’inerzia del suolo; una pianta adulta con fusti aerei non gode di questa protezione.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos arenarius, ma il rischio è documentato per il genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, presenti in quantità minore nelle altre parti della pianta. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala per le cicadee vomito, diarrea, lesioni al fegato e casi mortali.

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per pulire i semi, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos arenarius. Il SANBI ricorda che tutte le cicadee del Sudafrica sono esposte alla raccolta per la medicina tradizionale e per usi rituali, perché i raccoglitori non distinguono le specie, ma nessun dato riguarda questa specie in particolare.

Domande frequenti

Perché Encephalartos arenarius si chiama «delle sabbie»?

Perché cresce su antiche dune di sabbia consolidate, vicino ad Alexandria, nel Capo Orientale. La base dei fusti è spesso sepolta nella sabbia e nelle foglie morte. È anche questa sabbia sciolta a renderlo così facile da sradicare per i bracconieri.

Qual è la differenza con Encephalartos latifrons?

Il portamento e i coni. Encephalartos latifrons forma tronchi robusti di due metri e più e grossi coni con squame papillose; Encephalartos arenarius ha fusti coricati più corti, foglioline glabre e coni più piccoli con squame lisce. Una fogliolina isolata non sempre basta.

La forma blu è una specie a parte?

No. Le piante bluastre sono una variazione di colore ricercata dai collezionisti, non un taxon riconosciuto. Una parte degli «arenarius blu» in vendita sarebbe costituita da ibridi con Encephalartos horridus: esigete una provenienza documentata.

Encephalartos arenarius resiste al gelo in Italia?

Male, probabilmente. Il suo habitat non conosce gelate e non è stata pubblicata alcuna prova affidabile con temperature misurate. Un coltivatore salentino riferisce che le piante adulte perdono le foglie dopo una gelata ma spesso ripartono. Coltivatelo in vaso e svernatelo all’asciutto, al riparo dal gelo, salvo nei luoghi dove non gela praticamente mai.

Dove vederlo in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli. La specie vi era coltivata con cinque esemplari nei primi anni Novanta e compare ancora, fotografata, nella descrizione delle Serre Califano pubblicata nel 2019; queste serre non sono però sempre aperte al pubblico.

Cresce in fretta?

Abbastanza, per un Encephalartos, secondo i coltivatori. Su Tropicamente viene descritto come una delle specie più regolari, e un coltivatore corso lo giudica la specie che cresce meglio da lui. In natura la crescita è invece lenta: 30-40 anni prima dei primi coni.

È minacciato?

Sì. È classificato in pericolo dalla IUCN, con 850-1.500 individui maturi e un declino di oltre la metà in sessant’anni. È iscritto all’Appendice I della CITES e all’Allegato A nell’Unione europea.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Dyer, R.A. (1955). A new cycad from the Cape Province. Journal of South African Botany 22(1): 1-4, tavole I-III. https://archive.org/details/journalofsouthaf22unse [Protologo; pubblicato il 31 dicembre 1955, copertina datata 1956; testo integrale consultato.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8(4): 405-515. https://doi.org/10.4102/abc.v8i4.1636 [Introduzione consultata; descrizioni delle specie non consultate.]
  • Joubert, L., Grobbelaar, N. & Coetzee, J. (1989). In situ studies of the ultrastructure of the cyanobacteria in the coralloid roots of Encephalartos arenarius, Encephalartos transvenosus and Encephalartos woodii (Cycadales) [titolo sviluppato]. Phycologia 28(2): 197-205. https://doi.org/10.2216/i0031-8884-28-2-197.1 [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos arenarius. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41900A50823688. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41900A50823688.en [Valutazione EN A2acd; B1ab(i,ii,iii,iv,v)+2ab(i,ii,iii,iv,v); C1, datata 4 giugno 2020; citata da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • SANBI (2025). Supporting document. NDF Assessment for Encephalartos arenarius. Scientific Authority of South Africa, South African National Biodiversity Institute, Pretoria. [Popolazione, biologia, minacce, commercio, normativa; consultato direttamente.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
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  • Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1): 5-9. IUCN/SSC Cycad Specialist Group. [Coltivazione degli Encephalartos in clima tropicale; consultato direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]