Encephalartos trispinosus

Encephalartos trispinosus è una piccola cicadea sudafricana, con foglie glauche ricurve e foglioline armate di uno o due lobi spinosi, che vive nella boscaglia secca delle basse valli dei fiumi Bushmans e Great Fish, nel Capo Orientale. Questa specie del genere Encephalartos è stata a lungo confusa con le sue vicine: descritta nel 1863 come varietà di Encephalartos horridus (Encephalartos horridus var. trispinosus), poi inclusa in Encephalartos lehmannii, è stata riconosciuta come specie solo nel 1965. Col tempo forma cespi di fusti corti e si distingue da queste due specie soprattutto per i coni. Classificata vulnerabile dalla IUCN, in patria sopporta il gelo, ma in Italia giovani piante in vaso non sono sopravvissute a notti tra −4 e −7 °C.

In sintesi: Encephalartos trispinosus

  • Nome accettato: Encephalartos trispinosus (Hook.) R.A.Dyer (1965), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos horridus var. trispinosus Hook. (1863, pubblicato con la grafia trispinosa), basionimo; a lungo incluso in Encephalartos lehmannii (Hutchinson e Rattray 1933, Henderson 1945)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Bushman’s River cycad» (PlantZAfrica, Species+)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale: basse valli dei fiumi Bushmans e Great Fish e valli intermedie (distretti di Alexandria, Bathurst e Albany)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU A2acd+4acd; B1ab(iii,v)+2ab(iii,v)), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere favorevole dell’UE (2011) per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica con caudice di diametro non superiore a 15 cm
  • Rusticità documentata: gelate regolari nell’areale (PlantZAfrica); a Ravenna una giovane pianta in vaso ha superato −3 °C ma è morta dopo −7 °C in serra fredda (2010) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole, terreno ben drenato, poca acqua una volta attecchita (PlantZAfrica)
  • Portamento e dimensioni adulte: fusti alti fino a 1 m e di 25-30 cm di diametro, spesso ramificati dalla base; foglie di 0,75-1,25 m
  • In Italia: tre esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; coltivato in vaso a Ravenna dal 2005 (forum Tropicamente)
  • Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos trispinosus?

È un Encephalartos di taglia modesta, con fusti corti spesso riuniti in cespi, foglie glauche che si incurvano e si torcono verso l’apice e foglioline che portano sul margine inferiore uno o due lobi spinosi. Dyer (1965) lo descrive così, con alcune integrazioni di PlantZAfrica:

  • Fusti: semplici o, più spesso, ramificati dalla base, alti fino a 1 m e con 25-30 cm di diametro; secondo PlantZAfrica tendono a inclinarsi e una pianta adulta può averne da quattro a sei, con polloni alla base;
  • Foglie: lunghe 0,75-1,25 m, compreso il picciolo di 15-22 cm, patenti poi ricurve e spesso torte verso l’apice, glabre; verde glauco da giovani, poi verdi con l’età (Dyer), di un grigio più o meno azzurrato secondo le popolazioni (PlantZAfrica); un collare bianco sporco circonda il rigonfiamento lanoso della base;
  • Foglioline: le mediane lineari-lanceolate, spesso un po’ arcuate, di 10-18 × 1,5-2,5 cm, con una spina apicale fino a 6 mm; alcune o tutte portano sul margine inferiore uno o due lobi pungenti di 1-3 cm, a volte torti; verso la base della foglia diventano più piccole, distanziate e intere;
  • Coni: solitari, verde azzurrato o verde giallastro secondo Dyer, giallo vivo secondo PlantZAfrica, su un peduncolo corto e robusto; uno per fusto, a volte due nelle piante maschili;
  • Coni maschili: quasi cilindrici, assottigliati alle due estremità, di 25-35 × 6,5-7,5 cm, con la faccia delle squame prolungata in un becco di circa 7 mm;
  • Coni femminili: largamente cilindrici od ovoidi, di 45-50 × 16-18 cm; la faccia delle squame, sporgente 2,5-3 cm, è molto rugosa e pustolosa, raramente quasi liscia, e i lobi laterali ricurvi misurano 2-2,5 cm;
  • Semi: da rossi ad arancio giallastro, di circa 5 × 2 cm.

Dyer precisa che le sue misure dei coni si basano su poco materiale. Secondo PlantZAfrica i coni compaiono a metà dell’estate australe, i coni maschili si raccolgono in aprile e l’impollinazione avviene tra aprile e maggio.

Encephalartos trispinosus
Encephalartos trispinosus coltivato in serra al Palmengarten di Francoforte (Germania).

Ibridi

Sono segnalati ibridi naturali. Dyer (1965) osservò, due miglia a monte lungo il fiume Bushmans e nella bassa valle del Great Fish, piante che sembrano combinare i caratteri di Encephalartos trispinosus e di Encephalartos altensteinii, presenti entrambi sul posto: alcune gli sembravano ibridi di prima generazione, altre discendenti di seconda generazione vicini all’uno o all’altro genitore. Non escludeva l’intervento di Encephalartos arenarius e di Encephalartos latifrons, che crescono a poche miglia, ma riteneva il nano Encephalartos caffer estraneo a questi incroci. Alcune piante del distretto di Bathurst hanno, secondo lui, una parentela impossibile da ricostruire.

In coltivazione il rischio di ibridazione è alto. Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore avvertiva nel 2011 che piante vendute come Encephalartos trispinosus sono spesso incrociate con Encephalartos lehmannii, quando il polline usato non è controllato, e che alcune mostrano foglioline con lobi ripiegati come quelli di Encephalartos horridus, segno frequente di ibridazione. Anche sul forum Tropicamente, nell’aprile 2011, un coltivatore notava in una pianta venduta come Encephalartos lehmannii veri e propri lobi sulle foglioline, che facevano pensare a un’ibridazione con Encephalartos trispinosus.

Possibili confusioni

Di tutte le specie, Encephalartos trispinosus è, secondo Dyer (1965), «la più difficile da definire». Dyer lo confronta con le tre specie con cui è stato confuso, basandosi anzitutto sulla faccia delle squame dei coni femminili: quasi liscia in Encephalartos lehmannii, costoluta in Encephalartos horridus, rugosa in Encephalartos trispinosus, verrucosa in Encephalartos princeps.

  • Encephalartos horridus: la specie più vicina. Ha fusti soprattutto sotterranei, foglioline in genere più larghe (raramente meno di 2,5 cm), con lobi più profondi e più regolarmente torti fuori dal piano della fogliolina; la faccia delle squame femminili è piuttosto liscia, con coste verso l’estremità, bruno-rossa scura prima della maturità, mentre in Encephalartos trispinosus è molto rugosa e pustolosa, verde azzurrata o giallastra, con lobi laterali più lunghi. Dyer ammette che il confine tra le varianti delle due specie non è sempre netto;
  • Encephalartos lehmannii: più robusto, con foglie diritte o quasi, grosso rigonfiamento basale, foglioline quasi sempre intere e squame femminili quasi lisce; vive più a ovest, nell’interno;
  • Encephalartos princeps: foglioline in genere senza lobi, squame femminili verrucose; vive più a est, nel bacino del Great Kei.

Secondo Dyer gli areali di queste quattro specie non si sovrappongono: né l’Encephalartos horridus tipico, limitato ai distretti di Uitenhage e Port Elizabeth, né l’Encephalartos lehmannii arrivano al fiume Bushmans. Senza coni l’origine della pianta è quindi l’indizio migliore, ma per le piante del commercio è raramente nota. Dyer avverte infine che gli ibridi naturali, come quelli tra Encephalartos altensteinii ed Encephalartos trispinosus, sfuggono alla sua chiave e possono portare per errore ad altre specie.

Tassonomia

La pianta fu descritta per la prima volta da William Jackson Hooker nel 1863, nel Curtis’s Botanical Magazine (tavola 5371), come varietà di Encephalartos horridus: Encephalartos horridus var. trispinosa, epiteto che The World List of Cycads e Dyer (1965, in Bothalia) scrivono trispinosus. Il tipo è questa tavola, con un esemplare conservato a Kew nel 1880. Schuster (1932) la collocava ancora in Encephalartos horridus, mentre Hutchinson e Rattray (1933) e poi Henderson (1945, «forma B1») la includevano in Encephalartos lehmannii.

Robert Allen Dyer la elevò al rango di specie nel 1965, nel Journal of South African Botany (31: 112-116), dopo un lungo lavoro sul campo: riteneva le piante delle basse valli dei fiumi Bushmans e Great Fish «sufficientemente distinte, numerose, diffuse e abbastanza uniformi» da formare una specie, più vicina a Encephalartos horridus che a Encephalartos lehmannii. Lo stesso anno suddivise l’Encephalartos lehmannii in senso ampio di Henderson in tre specie: Encephalartos lehmannii, Encephalartos trispinosus ed Encephalartos princeps. Riconosceva che non si può dimostrare che la pianta di Hooker provenisse da questa regione e considerava tipica una raccolta di Galpin del 1898 (n. 3083), con cono femminile, identificata all’epoca confrontandola con la tavola del Botanical Magazine. The World List of Cycads non indica altri sinonimi oltre al basionimo. Per il lettore ciò significa che piante di vecchia data possono essere etichettate Encephalartos horridus o Encephalartos lehmannii.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino tri- («tre») e spinosus («spinoso»), perché le foglioline mediane portano di solito due spine sul margine e una all’apice (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads). Hooker lo spiegava già nel 1863: le foglioline hanno «una forte tendenza a portare sul margine inferiore due grandi lobi spinosi che, insieme alla spina terminale, giustificano il nome».

Dyer ricorda che il primo botanico a interrogarsi sui rapporti tra le cicadee del Capo Orientale fu Charles Zeyher, le cui note, lette nel 1852, invitavano già a riconoscere questo «gioco della natura» tra le popolazioni. All’orto botanico nazionale di Kirstenbosch una collezione vivente della specie serve all’educazione e alla conservazione, fornendo semi e giovani piante agli orti botanici e agli appassionati (PlantZAfrica).

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato. In inglese PlantZAfrica e Species+ usano «Bushman’s River cycad», dal fiume nella cui bassa valle vive la specie. Le fonti pubblicate non riportano un nome afrikaans.

In natura

Encephalartos trispinosus è endemico del Capo Orientale, in Sudafrica. Dyer (1965) lo colloca nella boscaglia karroide delle basse valli dei fiumi Bushmans e Great Fish e delle valli intermedie, citando raccolte delle antiche divisioni di Alexandria, Bathurst, Albany, Victoria East e Peddie. PlantZAfrica lo dice abbastanza comune nei distretti di Bathurst, Alexandria e Albany, tra le rocce in pieno sole o all’ombra della vegetazione arbustiva. Il clima è caldo d’estate e freddo d’inverno, con gelate regolari, e cadono 600-725 mm di pioggia all’anno, soprattutto in estate (PlantZAfrica). Dyer osserva anche che cresce soprattutto su scisti, mentre Encephalartos lehmannii preferisce le arenarie ed Encephalartos princeps le doleriti.

Secondo PlantZAfrica si suppone che l’impollinazione avvenga con il vento, ma al momento della dispersione del polline l’attività degli insetti è intensa e anch’essi potrebbero contribuirvi.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos trispinosus è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa IUCN, secondo i criteri A2acd+4acd; B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), che indicano un declino passato e futuro degli effettivi e un areale ristretto in declino. La valutazione, di J.D. Bösenberg, è datata 29 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref). Nel 2003 il piano d’azione IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo considerava già vulnerabile (VU A4cd; C1), con 3.500-10.000 piante, una popolazione all’interno di una riserva, un declino elevato dovuto soprattutto alla raccolta eccessiva e una riduzione minima dell’habitat; la specie era presente anche in collezioni pubbliche e private e in una banca genetica.

Come tutte le specie del genere, Encephalartos trispinosus è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, un parere sfavorevole dell’Unione europea su tutto il genere, emesso il 3 dicembre 2010, è stato revocato l’11 marzo 2011; dal 20 giugno 2011 è in vigore un parere favorevole specifico per la specie, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm, e dal 16 settembre 2026 è aperta una nuova consultazione su tutto il genere. In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche (piante e semi) è vietata dal 2012, salvo per fini di conservazione (avviso governativo n. 371, citato dal documento NDF del SANBI per Encephalartos horridus). In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

È una cicadea da clima secco e soleggiato, lenta ma facile da coltivare. PlantZAfrica la consiglia nei climi caldi e secchi e nelle regioni soggette al gelo, in giardino roccioso o in vaso, con questi consigli:

  • Esposizione: pieno sole;
  • Terreno: ben drenato; uno spesso strato di compost ben maturo in autunno e un concime equilibrato in primavera mantengono la pianta in buona salute;
  • Annaffiature: una volta attecchita, la pianta richiede poca acqua;
  • Portamento: poco alta, emette polloni liberamente e forma grandi cespi grigi.

È una delle specie più lente; anche un coltivatore di Ravenna la riteneva nel 2009 tra le sue cicadee più lente, e un coltivatore delle Canarie osservava nel 2008 che vi restava «in eterna attesa», mentre altre specie crescevano rapidamente (forum Tropicamente). In vaso il pericolo principale è l’eccesso d’acqua: sullo stesso forum un coltivatore ha trovato nel 2010 la radice principale della sua giovane pianta completamente marcia, dopo aver aggiunto terriccio e torba al substrato minerale d’origine.

In Italia

All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati tre esemplari nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; la presenza attuale non è stata verificata. Un coltivatore di Ravenna (forum Tropicamente) coltivava la specie in vaso dal 2005: nel 2013 raccontava che, buttando la pianta uccisa dal freddo nel 2010, aveva trovato la radice principale secca da tempo, il che spiegava la sua crescita stentata. La giovane pianta che l’ha sostituita, in substrato drenante e annaffiata a goccia ogni giorno nella stagione calda, ha prodotto nel 2011 foglie due volte e mezzo più grandi delle precedenti.

Moltiplicazione

Secondo PlantZAfrica si moltiplica per seme o staccando polloni ben formati:

  • Semina: per ottenere semi fedeli alla specie bisogna impollinare a mano il cono femminile con polline di un cono maschile della stessa specie; la germinazione media è del 30-40%. I semi si seminano in primavera su sabbia grossa e pulita riscaldata dal basso a 25-28 °C; germinano in due mesi e dieci mesi dopo le plantule possono essere invasate in un substrato drenante, annaffiandole con parsimonia;
  • Polloni: all’inizio della primavera si staccano polloni di circa 25 cm di diametro, dopo averne tolto tutte le foglie; si lascia asciugare la ferita per due settimane prima di piantarli in sabbia pulita e si mettono a dimora una volta radicati.

In Corsica del Sud un coltivatore del forum francese Fous de palmiers ha ottenuto nel luglio 2013 semi vitali da una pianta femminile (fusto di 26 cm di diametro), impollinata a mano un anno prima iniettando nel cono una miscela di polline e acqua; fino ad allora credeva di coltivare un Encephalartos princeps, nome ricevuto con la pianta. Nel 2014 i semi distribuiti non hanno germinato, probabilmente per una fecondazione non riuscita. Sullo stesso forum un coltivatore riferiva nel 2012 ottimi risultati con polloni senza radici trattati con fungicida.

Malattie e parassiti

PlantZAfrica cita le cocciniglie e le cocciniglie farinose, che si fissano sotto le foglie, i curculionidi notturni che distruggono i semi e un minuscolo acaro che danneggia le foglie giovani alla loro emissione; consiglia trattamenti insetticidi, da adattare alla normativa italiana. In coltivazione il marciume delle radici dovuto all’eccesso d’acqua è la causa di insuccesso più spesso riferita (vedi Coltivazione).

Rusticità

Nell’areale naturale la specie conosce gelate regolari, e PlantZAfrica la descrive come rustica e resistente al gelo. I resoconti europei, tutti su giovani piante in vaso, sono meno rassicuranti, e non esistono dati per una pianta adulta in piena terra.

In Italia

Un coltivatore di Ravenna (zona USDA 8a/8b secondo la sua firma) riferisce sul forum Tropicamente di coltivare dal 2005 un Encephalartos trispinosus in vaso, un po’ riparato dalla pioggia in inverno, che non ha avuto bruciature a −3 °C negli inverni 2006-2007 e 2007-2008. Nel febbraio 2010, dopo una notte a −7 °C e una a −5 °C, con giornate sotto zero, in serra fredda, diverse foglie erano leggermente bruciate; la pianta era morta a marzo 2010. Un altro coltivatore, di cui non si conosce la località, riferisce che una sola notte a −4 °C nell’inverno 2010-2011 ha «arrostito» tutti i suoi Encephalartos lehmannii ed Encephalartos trispinosus, senza precisare se fossero in vaso o in piena terra. In attesa di dati su piante adulte in piena terra, nelle zone soggette a gelate la coltivazione in vaso, ricoverato d’inverno, resta la soluzione più sicura.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

In Francia non è stato pubblicato alcun dato di temperatura. In Corsica del Sud, dal clima vicino a quello di molte coste italiane, una pianta femminile ha prodotto coni e semi nel 2013 (vedi Moltiplicazione), senza che sia precisato se fosse in vaso o in piena terra. Nel Tarn, un coltivatore ha visto il caudice del suo piccolo esemplare in vaso annerirsi leggermente durante il caldo del giugno 2012, senza perdere le foglie; nel 2014 la pianta produceva in media due foglie all’anno. Come per gli altri Encephalartos, la sopravvivenza al freddo riguarda spesso giovani piante con caudice sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta con fusto aereo non gode di questa protezione.

Riferimenti internazionali

In clima tropicale l’orto botanico di Nong Nooch, in Thailandia, osserva che la specie cresce ma produce coni solo di rado (Lindstrom, bollettino CYCADS, 2022).

Tossicità e precauzioni

Come le altre cicadee, Encephalartos trispinosus contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Le foglioline sono rigide e i loro lobi pungenti. Usate i guanti per maneggiare i semi e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti pubblicate non è descritto alcun uso tradizionale specifico; PlantZAfrica la presenta come pianta ornamentale e da collezione.

Domande frequenti

Encephalartos trispinosus resiste al freddo in Italia?

Poco, almeno da giovane. A Ravenna una pianta in vaso ha superato −3 °C senza danni ma è morta dopo una notte a −7 °C in serra fredda (2010), e altrove una notte a −4 °C ha bruciato tutte le piante di un coltivatore. Nelle zone più miti si può tentare la piena terra in terreno molto drenante; altrove è meglio il vaso ricoverato d’inverno.

Come si distingue da Encephalartos horridus?

Soprattutto dai coni. Le squame dei coni femminili di Encephalartos trispinosus sono molto rugose e pustolose, quelle di Encephalartos horridus piuttosto lisce; le sue foglioline sono anche più strette, con lobi meno regolarmente torti, e i fusti più spesso aerei. L’origine aiuta: Encephalartos trispinosus vive più a est.

E da Encephalartos lehmannii?

Dalle foglioline. Quelle di Encephalartos lehmannii sono quasi sempre intere, quelle di Encephalartos trispinosus portano uno o due lobi spinosi; Encephalartos lehmannii è anche più robusto, con foglie più diritte.

Che cosa significa «trispinosus»?

«A tre spine», in latino: le foglioline portano spesso due spine sul margine e una all’apice.

Cresce in fretta?

No. È una delle specie più lente, ma una giovane pianta ben annaffiata in estate può produrre due foglie all’anno.

Si può coltivare in vaso?

Sì. PlantZAfrica la consiglia come pianta da vaso. Il substrato deve essere molto drenante: gli insuccessi riferiti dipendono soprattutto da radici marce.

È tossico?

Sì, soprattutto i semi, come tutte le cicadee.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hooker, W.J. (1863). Encephalartos horridus var. trispinosa. Curtis’s Botanical Magazine 89: tavola 5371. [Basionimo; citato da Dyer (1965) e The World List of Cycads.]
  • Schuster, J. (1932). Cycadaceae. In: Engler, A. (a cura di), Das Pflanzenreich IV.1: 116. [Trattamento in Encephalartos horridus, citato da Dyer (1965).]
  • Hutchinson, J. & Rattray, G. (1933). Cycadaceae. Flora Capensis 5(2): 24-44. [Trattamento in Encephalartos lehmannii, citato da Dyer (1965).]
  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65. [«Forma B1» di Encephalartos lehmannii, citata da Dyer (1965).]
  • Dyer, R.A. (1965). New species and notes on type specimens of South African Encephalartos. Journal of South African Botany 31(2): 111-121, tav. 19-20. [Elevazione al rango di specie (p. 112-116): descrizione, raccolte, storia del nome, ibridi presunti; testo integrale su Internet Archive.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8: 405-515. [Chiave, descrizione, distribuzione, distinzione da Encephalartos horridus, Encephalartos lehmannii ed Encephalartos princeps, ibridi.]
  • Osborne, R. (1993). Focus on Encephalartos trispinosus. Encephalartos 33: 4-12. [Rivista della Cycad Society of South Africa, riservata ai soci.]
  • Gaudio, L. et al. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa 35-36: 55-64. [Tabella 1: esemplari coltivati a Napoli.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Tabella degli stati di conservazione e delle collezioni ex situ.]
  • Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1): 5-9. IUCN/SSC Cycad Specialist Group. [Coltivazione degli Encephalartos in clima tropicale.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos trispinosus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41926A51046513. [Valutazione citata da The World List of Cycads e Crossref.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento.]