Cycas pranburiensis

Cycas pranburiensis è una piccola cicadea delle colline calcaree della provincia di Prachuap Khiri Khan, nella Thailandia sud-occidentale, dove si aggrappa alle pareti e ai pendii rocciosi intorno al parco nazionale di Khao Sam Roi Yot. Questa specie del genere Cycas è stata descritta nel 1999 da S.L. Yang, W. Tang, K.D. Hill e P. Vatcharakorn e prende il nome dal distretto di Pran Buri. Si ramifica fin da giovane, tanto da portare a volte una ventina di corone. La IUCN la classifica in pericolo critico.

In sintesi: Cycas pranburiensis

  • Nome accettato: Cycas pranburiensis S.L.Yang, W.Tang, K.D.Hill & Vatch. (1999), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; in thailandese prong khao sam roi yot (ปรงเขาสามร้อยยอด) e prong pran buri (ปรงปราณบุรี)
  • Distribuzione naturale: Thailandia, provincia di Prachuap Khiri Khan (distretto di Pran Buri, parco nazionale di Khao Sam Roi Yot)
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio B1ab(v)), valutazione di K.D. Hill (2010); vulnerabile nella lista rossa thailandese
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; esportazione non autorizzata dalla Thailandia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, pareti, pendii ripidi e fessure di rocce calcaree, tra circa 10 e 100 m di quota; nessun dato di coltivazione
  • Portamento e dimensioni: piccola cicadea a fusti eretti, prostrati o pendenti, spesso ramificati; misure in cifre non consultate
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né sui forum consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas pranburiensis?

È una piccola cicadea rupicola che si ramifica presto e forma cespi di più corone. I microsporofilli terminano con una spina robusta e divaricata, paragonabile a quella di Cycas circinalis e delle specie affini dell’India peninsulare (Lindström et al. 2008). Il protologo (Yang et al. 1999) e la descrizione di Hill e Yang (1999) non hanno potuto essere letti: la descrizione che segue proviene da un rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura della Thailandia (2019), tradotto dal thailandese.

I fusti, dalla corteccia quasi liscia e giallastra, sono eretti, prostrati o pendenti e si ramificano; lungo il tronco emettono piccoli polloni, e alcune piante arrivano a venti corone. Le foglie, pennate, prima erette poi patenti, portano numerose foglioline fitte e regolari, di aspetto coriaceo. Il rachide non termina con una spina e le foglioline inferiori non sono ridotte a spine. La nervatura mediana è sporgente su entrambe le facce. I catafilli, triangolari e flessibili, portano una corta peluria bruno chiaro o grigia.

I coni maschili, ovoidi e arancioni, emanano un odore molto forte e sgradevole; i microsporofilli terminano con una spina. Il cono femminile è strettamente conico. I macrosporofilli, coperti da un feltro grigio, si piegano verso il basso man mano che i semi crescono, e la loro estremità corta porta spine laterali. I semi, ovoidi, hanno un tegumento arancione con uno strato fibroso e senza strato spugnoso. La pianta produce pochissimi semi: da 50 a 200 per fioritura secondo lo stesso rapporto.

Ibridi

Nessun ibrido è documentato per questa specie, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

Il rischio di confusione riguarda soprattutto le altre Cycas rupicole della Thailandia. Nel paese diverse specie dei calcari sono endemiche di un solo massiccio: Cycas tansachana (Saraburi), Cycas petraea (Loei e Khon Kaen), Cycas clivicola (pareti del sud). I caratteri che le separano da Cycas pranburiensis non sono stati letti nelle fonti consultate. Sul forum francese Fous de palmiers, nel gennaio 2010, un collezionista citava Cycas pranburiensis tra le identità possibili di una cicadea thailandese difficile da determinare: un esempio di quanto sia arduo dare un nome a queste piante in assenza di coni.

Cycas aenigma, delle Filippine, ha spine dei microsporofilli altrettanto robuste e divaricate, ma un cono maschile verde e macrosporofilli lunghissimi e assottigliati (Lindström et al. 2008).

Tassonomia

Cycas pranburiensis è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie è stata descritta nel 1999 da S.L. Yang, W. Tang, K.D. Hill e P. Vatcharakorn sulla rivista Brittonia (51(1): 44-47), nello stesso fascicolo della revisione delle Cycas della Thailandia di Hill e Yang (pp. 48-73), che ne dà una descrizione alle pagine 68 e 69. Secondo The World List of Cycads, l’olotipo è conservato a Kew (K), con isotipi a Bangkok (BK) e al British Museum (BM).

La posizione della specie nel genere è discussa. Lindström et al. (2008) la collocano nella sottosezione Cycas della sezione Cycas, accanto a Cycas circinalis e alle specie affini dell’India, per la forma dei microsporofilli. L’analisi genetica di Liu e collaboratori (2018), condotta all’Istituto di botanica di Kunming, pone invece Cycas pranburiensis e Cycas macrocarpa nella linea della sezione Indosinenses, come ricorda la pagina del genere. Il nome non è cambiato: cambia soltanto il gruppo di specie a cui la pianta viene accostata.

Etimologia e storia

L’epiteto ricorda la presenza endemica della specie nel distretto di Pran Buri, nel nord della provincia di Prachuap Khiri Khan (Haynes 2022). Nel 2004 W. Tang, uno degli autori, le ha dedicato un articolo sulla rivista Encephalartos («Focus on Cycas pranburiensis»), che non ha potuto essere consultato. Non è documentata alcuna storia dell’introduzione in coltivazione.

Nomi comuni

Non esiste alcun nome italiano attestato. In thailandese il Dipartimento dell’Agricoltura la chiama ปรงเขาสามร้อยยอด (prong khao sam roi yot, «cycas di Khao Sam Roi Yot»), dal parco nazionale in cui vive, mentre il sistema informativo sulla biodiversità dell’Ufficio thailandese per le risorse naturali (ONEP) usa ปรงปราณบุรี (prong pran buri, «cycas di Pran Buri»). Prong è il nome thailandese delle Cycas.

In natura

Cycas pranburiensis vive soltanto sulle colline calcaree della provincia di Prachuap Khiri Khan. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura della Thailandia cresce su pareti, montagne scoscese e pendii dei massicci calcarei del parco nazionale di Khao Sam Roi Yot, spesso nelle parti basse, in una foresta spinosa, nelle fessure e tra i blocchi di roccia dagli spigoli taglienti. L’ONEP indica una quota di circa 10-100 m. La stessa banca dati cita anche il Vietnam meridionale, ma né The World List of Cycads né gli autori thailandesi riprendono questa segnalazione, che resta da verificare.

Stato di conservazione e normativa

La specie è tra le più minacciate del genere. La IUCN la classifica in pericolo critico (CR) in base al criterio B1ab(v), secondo la valutazione di K.D. Hill (2010): l’areale è minuscolo e il numero di individui maturi è in calo. La lista rossa delle piante della Thailandia (ONEP 2006) e il rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura (2019) la collocano invece nella categoria «vulnerabile» a livello nazionale. Questo rapporto, preparato per i pareri di commercio non dannoso della CITES, constata che tutte le specie di Cycas del paese subiscono espianti illegali di piante intere e di polloni, e raccomanda di non autorizzare l’esportazione di alcuna specie tranne Cycas chamaoensis e Cycas siamensis, in mancanza di una riproduzione artificiale sufficiente.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas pranburiensis rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, conferma questo statuto (consultazione del 13 ottobre 2026).

Queste indicazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non esistono dati di coltivazione. Nessuna istituzione consultata documenta la specie in collezione, e sui forum francofoni e italiani non è stato trovato alcun riscontro di coltivatori. Trattandosi di una pianta delle rocce calcaree di un clima tropicale con stagione secca, richiederebbe in linea di principio un substrato molto drenante, ma nessuna fonte lo conferma. In Europa andrebbe tenuta in vaso, in serra calda.

In Italia

Cycas pranburiensis non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente la ricerca di «pranburiensis» non dà alcun risultato. Non è quindi documentata alcuna pianta coltivata in Italia; considerato il divieto di esportazione thailandese, eventuali piante in commercio dovrebbero provenire da semi di piante coltivate, con i relativi documenti.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi, che produce in piccolo numero. I polloni che forma lungo il tronco potrebbero servire a moltiplicarla; il rapporto thailandese raccomanda, per le Cycas in generale, la semina, la separazione dei polloni e la reintroduzione in natura. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Le cocciniglie delle cicadee, tra cui Aulacaspis yasumatsui, possono colpire tutte le specie coltivate.

Rusticità

Per Cycas pranburiensis non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive a bassa quota in una regione tropicale senza gelo: nulla permette di affermare che lo sopporti.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Lo stesso vale per il sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane: la ricerca sul forum Fous de palmiers e sul forum Tropicamente non ha dato alcun riscontro di resistenza al freddo, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni su questa specie.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun valore di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né negli orti botanici consultati.

Tossicità e precauzioni

Va considerata tossica, anche se non esiste un’analisi propria di Cycas pranburiensis. Il rischio è invece ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, il BMAA. L’ASPCA classifica la Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, tenete semi e foglie lontano da bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato per questa specie; i prelievi segnalati in Thailandia alimentano il commercio di piante ornamentali.

Domande frequenti

Da dove viene il nome pranburiensis?

Dal distretto di Pran Buri, nella provincia di Prachuap Khiri Khan, in Thailandia, dove la specie è endemica.

Dove cresce Cycas pranburiensis?

Soltanto sulle colline calcaree della provincia di Prachuap Khiri Khan, intorno al parco nazionale di Khao Sam Roi Yot, su pareti rocciose e nelle fessure delle rocce, a bassa quota.

Come si riconosce?

È una piccola cicadea rupicola che si ramifica presto, a volte fino a una ventina di corone, con coni maschili arancioni dall’odore forte. Senza coni, distinguerla dalle altre Cycas thailandesi dei calcari resta difficile.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico, e le Cycas della Thailandia soffrono di espianti illegali.

Si può acquistare?

Difficilmente. La Thailandia non ne autorizza l’esportazione: qualsiasi pianta proposta deve provenire da semi di piante coltivate, con i documenti di provenienza.

È rustica?

Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato sul freddo; è una pianta tropicale di bassa quota, da tenere in serra calda in Italia.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Yang, S.-L., Tang, W., Hill, K.D. & Vatcharakorn, P. (1999). Cycas pranburiensis (Cycadaceae), a new cycad from Thailand. Brittonia 51(1): 44-47. doi:10.2307/2666555 [Protologo; non consultato (accesso a pagamento).]
  • Hill, K.D. & Yang, S.-L. (1999). The genus Cycas (Cycadaceae) in Thailand. Brittonia 51(1): 48-73. [Descrizione alle pp. 68-69; non consultato (accesso a pagamento).]
  • Tang, W. (2004). Focus on Cycas pranburiensis. Encephalartos 80: 15-22. [Non consultato; riferimento rilevato su The World List of Cycads.]
  • Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in The Philippines. Telopea 12(1): 119-145. doi:10.7751/telopea20085805 [Confronto dei microsporofilli e collocazione nella sottosezione Cycas; testo integrale consultato.]
  • Liu, J., Zhang, S., Nagalingum, N.S., Chiang, Y.-C., Lindstrom, A.J. & Gong, X. (2018). Phylogeny of the gymnosperm genus Cycas L. (Cycadaceae) as inferred from plastid and nuclear loci based on a large-scale sampling: evolutionary relationships and taxonomical implications. Molecular Phylogenetics and Evolution 127: 87-97. [Posizione filogenetica; citata dalla pagina del genere, non riletta per questa scheda.]
  • Hill, K.D. (2010). Cycas pranburiensis. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T42063A10641032. [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]