Cycas petraea

Cycas petraea è una grande cicadea delle rupi e dei massi calcarei della Thailandia nord-orientale, nelle province di Loei e di Khon Kaen, vicino al massiccio del Phu Kradueng. Questa specie del genere Cycas è stata descritta nel 2003 da Anders Lindström e Ken Hill, e il suo nome, «dei luoghi rocciosi», ne ricorda l’habitat. Alla fine degli anni 2000 i suoi semi sono arrivati in Europa attraverso i commercianti di sementi, e appassionati italiani e francesi l’hanno seminata e coltivata: i loro riscontri, tra cui quelli di un coltivatore di Ravenna, sono tra i pochi disponibili su una Cycas thailandese. La IUCN la classifica ora in pericolo.

In sintesi: Cycas petraea

  • Nome accettato: Cycas petraea A.Lindstr. & K.D.Hill (2003), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno; grafia «petrae» in una riga del protologo, corretta in petraea; spesso scritta «petrea» nel commercio e sui forum
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in thai ปรงเขาภูกระดึง (prong khao Phu Kradueng, «cicadea dei monti del Phu Kradueng»)
  • Distribuzione naturale: Thailandia nord-orientale (province di Loei e di Khon Kaen); The World List of Cycads cita anche il Laos (provincia di Vientiane)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN B1ab(v)), valutazione di L. Averyanov e A. Lindström del 2020 (Lista rossa 2023-1); quasi minacciata (NT) nel 2010
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; pianta protetta in Thailandia (legge sulle varietà vegetali del 1975)
  • Rusticità documentata: a Ravenna, giovani piante in vaso all’aperto, riparate da pioggia e vento, fino a −3 °C, ma perdite per funghi in un inverno umido; in Francia, sulla Côte Bleue, una pianta adulta in vaso ha passato l’inverno 2012-2013 all’aperto senza protezione con −2 °C di minima (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, rupi e zone scoperte delle colline calcaree; in coltivazione, substrato molto drenante; il pieno sole è sopportato da una pianta adulta
  • Portamento e dimensioni adulte: grande cicadea, fusto di circa 10 m e di 30 cm di diametro o più secondo il DOA; lembo fogliare di 70 cm-1,65 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani; coltivata da appassionati dal 2008 (forum Tropicamente)
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas petraea?

La descrizione originale di Lindström e Hill (2003) non ha potuto essere consultata. I caratteri che seguono provengono dal rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura della Thailandia (DOA) sulle Cycas del paese (2019, in thai): descrivono una grande cicadea dalla corteccia liscia, con foglie dapprima erette e poi distese e foglioline fitte e regolari.

  • Fusto: alto circa 10 m o più, di 30 cm di diametro o più, diritto, con corteccia liscia da gialla a grigia.
  • Foglie: verdi, numerose, prima erette poi distese; picciolo di 15-25 cm, bordato di spine corte; lembo di 70 cm-1,65 m con 45-110 foglioline per lato.
  • Foglioline: fitte e regolari, di 9-20 cm per 5-9 mm; quelle basali non sono ridotte a spine e la nervatura mediana sporge sulle due facce.
  • Catafilli: triangolari e morbidi, lunghi 4-8 cm, con peli bruno chiaro o grigi.
  • Coni maschili: ovoidi, spessi, giallo-bruni, con punte pungenti.
  • Megasporofilli (le foglie fertili delle piante femminili): coperti da un feltro da giallo a grigio, con lembo dentato a pettine.
  • Semi: rotondi e appiattiti, piuttosto grossi, con involucro giallo e uno strato fibroso.

Gli appassionati osservano che le plantule formano presto un piccolo caudice coperto da una pellicola sugherosa, e che la prima foglia può essere nettamente bluastra.

Ibridi

Per questa specie non è documentato alcun ibrido.

Possibili confusioni

In Thailandia, Cycas petraea può essere confusa con altre cicadee a megasporofilli pettinati dei rilievi del centro e del nord-est. Secondo il rapporto del DOA, Cycas nongnoochiae, delle colline calcaree di Nakhon Sawan, ha corteccia nera profondamente fessurata e foglioline basali ridotte a spine, mentre Cycas pectinata (nel senso del rapporto), grande cicadea delle foreste umide dell’ovest e del nord, ha corteccia bruna quasi liscia e base del fusto rigonfia. Anche Cycas elephantipes, delle rupi di arenaria di Chaiyaphum, ha una base rigonfia «a piede d’elefante».

Tra gli appassionati, le giovani piante vendute con questo nome sono difficili da identificare senza coni. Sul forum francese Fous de palmiers, un grosso esemplare comprato senza etichetta sui lungosenna di Parigi è stato riconosciuto soltanto grazie alle fotografie, e altre richieste di identificazione restano senza risposta sicura. Sul forum italiano Tropicamente, nel 2009, un coltivatore di Ravenna confermava dalla foto l’identità di una pianta presentata come Cycas petraea.

Tassonomia

Cycas petraea è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato (un estratto di ricerca indica che vi è accettata). La specie è stata descritta da Anders Lindström e Ken Hill nell’articolo «New species and a new record of Cycas (Cycadaceae) from Thailand», uscito in Brittonia 54(4): 298-304 (fascicolo datato 2002, pubblicato nel 2003). La sua collocazione in una sezione del genere non è precisata nelle fonti consultate.

Il protologo scrive una volta «petrae» davanti alla menzione «sp. nov.», ma «petraea» ovunque altrove. The World List of Cycads considera la prima grafia un errore ortografico da correggere, in base all’etimologia data dagli autori: il nome corretto è Cycas petraea. La grafia «petrea», comune nel commercio e sui forum, è sbagliata.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino petraeus, «dei luoghi rocciosi», per allusione all’habitat della specie, sulle rupi e sui massi calcarei nudi (Haynes 2022, secondo gli autori).

Il tipo è stato raccolto da Ken Hill e P. Vatcharakorn il 1° febbraio 2000 a Ban Pong Khao, al Phu Kradueng, nella provincia di Loei (Hill & Vatcharakorn 5086; olotipo nell’erbario forestale di Bangkok, BKF; isotipi a Kew, Sydney e New York). Una nota di C. Nazor e A. Lindström è uscita nel 2010 nella Cycad Newsletter (33(3): 10-13). Gli appassionati europei l’hanno scoperta poco dopo: in Italia, nell’aprile 2008, un coltivatore segnalava sul forum Tropicamente due giovani piante acquistate da un commerciante di sementi tedesco; in Francia, un ordine collettivo di cento semi passato nel settembre 2008 è stato diviso tra i membri del forum Fous de palmiers, e la banca dei semi del forum ne offriva nel gennaio 2009.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In thai la specie si chiama ปรงเขาภูกระดึง (prong khao Phu Kradueng), «cicadea dei monti del Phu Kradueng» (DOA 2019); prong indica le cicadee in generale.

In natura

Cycas petraea cresce sui rilievi calcarei della Thailandia nord-orientale, nelle province di Loei e di Khon Kaen, su rupi, massi e spazi scoperti (DOA 2019; etimologia degli autori). In un inventario pubblicato nel 2019, il DOA ha censito tre stazioni, per un totale di circa 300 piante: nel parco roccioso di Suan Hin Pha Ngam e nella località di Suan Sawan, nel distretto di Nong Hin (Loei), e nel distretto di Phu Pha Man (Khon Kaen). Vi sono state rilevate tracce di prelievi illegali.

The World List of Cycads aggiunge la provincia di Vientiane, nel Laos, senza che le fonti consultate descrivano questa presenza. L’impollinazione e la fenologia non sono documentate.

Stato di conservazione e normativa

La IUCN classifica oggi Cycas petraea in pericolo (EN, criterio B1ab(v)), secondo la valutazione di L. Averyanov e A. Lindström del 2020, pubblicata nella versione 2023-1 della Lista rossa: l’areale è molto ristretto, le stazioni sono poche e il numero di piante adulte è in calo. La valutazione precedente, di J.D. Bösenberg (2010), la classificava «quasi minacciata» (NT), categoria ancora citata dal DOA nel 2019. The World List of Cycads mostra la categoria EN ma rimanda al riferimento del 2010. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

In Thailandia tutte le specie di Cycas sono «piante protette» ai sensi della legge sulle varietà vegetali del 1975 (B.E. 2518) e dei suoi emendamenti. Il rapporto del DOA colloca Cycas petraea tra le specie endemiche a bassa capacità di dispersione, con popolazioni in calo e fortemente minacciate, in particolare dai prelievi a scopo ornamentale.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas petraea rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultata il 3 e il 13 ottobre 2026). Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie.

Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Cycas petraea è una delle poche cicadee thailandesi la cui coltivazione in Europa sia un po’ documentata, grazie agli appassionati che l’hanno seminata dal 2008. I loro riscontri, sul forum italiano Tropicamente e su quello francese Fous de palmiers, si riassumono in tre punti: la pianta cresce lentamente all’inizio, teme l’umidità alle radici e un esemplare adulto sopporta il pieno sole mediterraneo.

Il substrato usato da questi coltivatori mescola terriccio, sabbia e pozzolana, o perlite, in vasi più alti che larghi; l’annaffiatura è ridotta in inverno, quando le cicadee restano quasi all’asciutto in serra o in veranda. Le perdite riferite vengono tutte da marciumi: giovani piante seminate nel 2009 sono marcite nel 2011 in un terriccio di cattiva qualità, nel Lot (Francia), e a Ravenna diverse giovani piante hanno ceduto a un attacco di funghi durante l’inverno umido del 2008-2009.

Un esemplare adulto dal grosso caudice, coltivato in vaso sulla Côte Bleue (Bocche del Rodano), ha prodotto sette foglie nella primavera del 2013, dopo un primo inverno all’aperto, poi due ricacci nello stesso anno, in pieno sole; il proprietario osservava che, quando lo coltivava a Parigi, la pianta non aveva mai fatto un secondo ricaccio. Rinvasato nel 2014, era ancora in vaso nel 2016, quando il proprietario pensava di metterlo in piena terra; il seguito non è noto.

In Italia

Cycas petraea non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). È invece una delle cicadee thailandesi più presenti sul forum Tropicamente (ricerca del 13 ottobre 2026), soprattutto grazie a un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna), che ne ha seguito diverse piante dal 2008:

  • nell’aprile 2008 riferiva di aver rinvasato una pianta il cui apparato radicale era stato attaccato e mangiato da parassiti, eliminando le radici danneggiate e ripiantandola in terra nuova con sassolini;
  • nel giugno 2008 la citava, con Encephalartos trispinosus ed Encephalartos friderici-guilielmi, tra le cicadee in vaso che crescevano più in fretta dopo l’installazione di un’irrigazione automatica a goccia;
  • nel maggio 2009 la contava tra le specie che gli erano nate facilmente da seme;
  • nel 2009 la giudicava, in base alla sua esperienza, «abbastanza rustica», da zona USDA 9a (vedi Rusticità).

Nell’agosto 2012 un altro partecipante, che non indica la sua località, segnalava foglioline con i bordi che ingialliscono e seccano; nel settembre 2012 un altro membro vi vedeva una sensibilità ai cloruri dell’acqua di rubinetto, aggravata dal sole intenso, e consigliava di lasciar decantare l’acqua un giorno prima di usarla: un’ipotesi non verificata.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. La semina è l’unico metodo documentato, dagli appassionati. Sul forum Fous de palmiers diversi coltivatori riferiscono che i semi possono impiegare un anno o più per germinare dopo la raccolta, e che la prima foglia può tardare (circa otto mesi dopo la germinazione per una semina del Lot, nel 2009). Il coltivatore di Ravenna, al contrario, giudica che i semi, rotondi e piuttosto grossi, «nascono facilmente» quando sono freschi, ricordando che l’embrione delle cicadee deve maturare per qualche mese dopo la caduta del seme.

Una plantula del Lot ha sviluppato nel 2009 diverse gemme laterali alla base, un comportamento insolito in una specie ritenuta a fusto unico. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; la loro raccolta in natura resta soggetta alla legge thailandese.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita proprio della specie. I problemi riferiti in coltivazione sono marciumi delle radici e del colletto, legati a un substrato troppo umido o di cattiva qualità, attacchi fungini in inverni umidi e, in un caso a Ravenna nell’aprile 2008, radici danneggiate da parassiti non identificati. Come tutte le Cycas, la specie può essere colpita in coltivazione dalla cocciniglia asiatica Aulacaspis yasumatsui.

Rusticità

I riscontri disponibili documentano soltanto gelate deboli, e sono rari: nessuna sopravvivenza di Cycas petraea sotto −3 °C è documentata. Il suo vero limite è sconosciuto; per le giovani piante, l’umidità invernale sembra più pericolosa del freddo stesso.

In Italia

Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a/8b secondo la sua firma) riferisce sul forum Tropicamente, nel luglio 2009, che le sue Cycas petraea hanno resistito all’aperto, in vaso, riparate soltanto dalla pioggia e dal vento, fino a −3 °C. Nell’agosto 2009 precisa che durante l’ultimo inverno, probabilmente quello del 2008-2009, le sue giovani piante hanno subito un attacco di funghi dovuto alla forte umidità e che ne è sopravvissuta una sola. Nell’ottobre 2009 classificava la specie, in base alla sua esperienza, come «abbastanza rustica», da zona 9a (minime annuali tra −7 e −4 °C circa), a metà strada tra le cicadee che considerava rustiche, come Cycas revoluta, e quelle delicate.

Un altro partecipante, che non indica la sua località, segnalava nell’agosto 2009 che la sua pianta aveva già passato due inverni all’aperto, protetta da un balcone, con annaffiature ridotte in inverno; non dà alcuna temperatura.

Nessun risultato in piena terra è documentato in Italia, né per le riviere ligure e tirrenica, né per i laghi prealpini, la Sicilia o la Sardegna; nessun episodio di gelo datato riguarda questa specie.

Nel sud della Francia

Le esperienze del sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, sono utili anche ai coltivatori italiani. Un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano) indica sul forum Fous de palmiers che la sua pianta di Cycas petraea, un esemplare adulto in vaso, ha passato l’inverno 2012-2013 all’aperto, senza protezione, con −2 °C di minima, e ha poi prodotto una corona di sette foglie nella primavera del 2013. È l’unico riscontro francese di un inverno all’aperto, sulla costa mediterranea; non esiste alcun dato per la piena terra.

Un coltivatore di Nîmes (Gard) indica sullo stesso forum che la sua giovane plantula ha passato l’inverno 2009-2010 in una veranda non riscaldata, dove la temperatura è scesa a 3 °C, senza danni segnalati, con un’annaffiatura ogni quindici giorni. Il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures, nel Var, non ha pubblicato osservazioni su questa specie.

Riferimenti internazionali

Fuori dall’Europa non è stato trovato alcun dato di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato per questa specie.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas petraea, ma il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli.

In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale. L’uso attuale principale è ornamentale: il DOA (2019) rileva prelievi in natura legati al commercio delle piante da giardino.

Domande frequenti

Si scrive petraea o petrea?

Petraea. La grafia «petrea», frequente nel commercio, è sbagliata; il protologo contiene una volta «petrae», che The World List of Cycads corregge in base all’etimologia data dagli autori.

Dove cresce Cycas petraea?

Nella Thailandia nord-orientale, sulle rupi e sulle colline calcaree delle province di Loei (zona del Phu Kradueng e distretto di Nong Hin) e di Khon Kaen; The World List of Cycads cita anche il Laos.

È rustica?

Poco. A Ravenna giovani piante in vaso, riparate da pioggia e vento, hanno resistito fino a −3 °C, e una pianta adulta in vaso ha passato un inverno senza protezione a −2 °C sulla Côte Bleue, ma nessun valore più basso è documentato. Per prudenza, coltivatela in vaso e riparatela in inverno, soprattutto dall’umidità.

I semi germinano lentamente?

Spesso sì. Diversi appassionati riferiscono fino a un anno o più tra la raccolta e la germinazione, poi una prima foglia talvolta tardiva; un coltivatore italiano li trova invece facili quando sono freschi.

Perché la mia giovane Cycas petraea marcisce?

Quasi sempre per eccesso di umidità. Le perdite riferite vengono da un terriccio di cattiva qualità o da un inverno umido; un substrato minerale molto drenante e annaffiature ridotte in inverno limitano il rischio.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica ora in pericolo: un inventario del 2019 ha trovato soltanto circa 300 piante in tre stazioni, con tracce di prelievi.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lindström, A.J. & Hill, K.D. (2003). New species and a new record of Cycas (Cycadaceae) from Thailand. Brittonia 54(4): 298-304 («2002»). https://doi.org/10.1663/0007-196X(2003)54%5B298:NSAANR%5D2.0.CO;2 [Protologo (p. 299, fig. 1); non consultato (accesso a pagamento), citato secondo The World List of Cycads e Crossref.]
  • Nazor, C. & Lindström, A.J. (2010). Cycas petraea. Cycad Newsletter 33(3): 10-13. [Non consultato; riferimento rilevato su The World List of Cycads.]
  • Sonsuphap, Y., Sripotha, D., Thuamsomboon, P. & Thongdon-ae, S. [nomi traslitterati dal thai] (2019). วิจัยสถานภาพพืชอนุรักษ์สกุลปรง (Cycas spp.) — Non-Detriment Findings for Cycas spp. Dipartimento dell’Agricoltura, Bangkok. [Rapporto in thai; letto direttamente.]
  • Averyanov, L. & Lindström, A. (2023). Cycas petraea. The IUCN Red List of Threatened Species 2023: e.T178873A69154793. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2023-1.RLTS.T178873A69154793.en [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato tramite Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Bösenberg, J.D. (2010). Cycas petraea. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T178873A7632560. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T178873A7632560.en [Valutazione precedente (NT), citata dal DOA (2019); non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]