Zamia standleyi

Zamia standleyi è una cicadea a fusto sotterraneo del nord dell’Honduras e dell’est del Guatemala, che vive a bassa quota nelle valli aperte verso il mar dei Caraibi, dal dipartimento guatemalteco di Izabal a quello honduregno di Olancho. Descritta nel 1989 da Bart Schutzman su piante della valle di Lancetilla, vicino a Tela, questa specie del genere Zamia è la più diffusa tra le Zamia dell’Honduras. Come le altre specie del paese è chiamata «camotillo» e vi ha fama di pianta molto velenosa. La IUCN la classifica a minor preoccupazione.

In sintesi: Zamia standleyi

  • Nome accettato: Zamia standleyi Schutzman (1989), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno; prima della descrizione gli esemplari d’erbario portavano di solito il nome di Zamia furfuracea
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «camotillo» (spagnolo dell’Honduras, nome comune a tutte le Zamia del paese)
  • Distribuzione naturale: Guatemala (Izabal) e Honduras (Atlántida, Colón, Cortés, Olancho, Santa Bárbara, Yoro); raccolte note nel 1989 tutte tra il livello del mare e 100 m
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura boschi semisecchi, boscaglie secondarie, pendii umidi e campi coltivati secondo la descrizione originale (foresta tropicale sempreverde secondo una sintesi del 2011); nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto interamente sotterraneo; da 1 a 3 foglie arcuate di 20-100 cm; foglioline falcate di 20-45 cm per 1,5-3,5 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: reputata molto tossica in Honduras, dove sarebbe stata usata come veleno; da considerare pericolosa (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia standleyi?

Il carattere più sicuro sono le foglioline: falcate, leggermente piegate lungo l’asse e orlate di denti molto pungenti, una combinazione che secondo la descrizione originale non si ritrova in nessun’altra Zamia. Come le altre due Zamia a fusto sotterraneo del nord dell’Honduras, Zamia sandovalii e Zamia oreillyi, ha foglioline lisce, un po’ coriacee e finemente dentate (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2011; Rivera García, 2016). Le misure che seguono vengono dalla descrizione di Schutzman (1989).

  • Fusto: interamente sotterraneo.
  • Foglie: di solito da 1 a 3, secondo la taglia e lo stato della pianta, arcuate, lunghe 20-100 cm, coperte alla comparsa da una fine peluria bianca. Picciolo di 10-55 cm, più o meno spinoso soprattutto verso la base (aculei fino a 5 mm); nelle foglie grandi la base è ingrossata e senza aculei.
  • Foglioline: opposte o quasi, lungamente lanceolate, falcate o quasi, di 20-45 cm per 1,5-3,5 cm, con il margine leggermente arrotolato e munito di denti spinosi di 0,5-4 mm; rosse o verde vivo alla comparsa, poi verdi, coriacee e glabre. Sono le meno coriacee del loro gruppo di specie (spessore 0,40-0,50 mm). È l’unica Zamia le cui foglioline mostrano una leggera piega parallela all’asse; la piega, più marcata nelle foglie piccole, scompare negli esemplari d’erbario. Nelle piante a foglie giovani rosse, l’articolazione delle foglioline resta color bronzo rossastro.
  • Coni maschili: color caffè, cilindrici, di 7-8 cm per 1,5-2 cm, su un peduncolo di 2-4 cm, inclinati fino a coricati; i microsporofilli portano per lo più 16 sacche polliniche.
  • Coni femminili: color caffè e finemente pelosi, cilindrici a botte con una punta allungata, di 8,5-11,5 cm per 4,3-8,5 cm, su un peduncolo di 2,5-3,8 cm, portati quasi eretti.
  • Semi: circa 1,6 cm per 1 cm, rosa salmone e poi scarlatto vivo a maturità.

Il numero cromosomico è 2n = 16 (Schutzman, 1989).

Ibridi

Non è noto alcun ibrido, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

In Honduras vivono quattro Zamia, secondo Rivera García (2016) tutte endemiche del paese, anche se Zamia standleyi arriva fino all’Izabal guatemalteco. Le tre specie a fusto sotterraneo si separano senza difficoltà con i caratteri vegetativi e riproduttivi (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2011):

  • Zamia sandovalii, della valle del río Cangrejal (Atlántida): grandi foglie di circa 2 m e fino a 68 paia di foglioline falcate di 16-31 cm per 2-3 cm (Nelson Sutherland, 2005);
  • Zamia oreillyi, dell’Atlántida: foglie piccole, di circa 78 cm, foglioline lineari-lanceolate di circa 16 cm per 1 cm, cono maschile minuscolo su un lungo peduncolo (Nelson Sutherland, 2005);
  • Zamia onan-reyesii, della montagna del Merendón (Cortés): impossibile da confondere, perché è un arbusto con fusto aereo che arriva a 2 m (Rivera García, 2016).

In Guatemala, nell’Izabal e nell’Alta Verapaz, vivono altre Zamia, come Zamia variegata, dalle foglioline macchiate di giallo, e Zamia tuerckheimii, dal fusto eretto.

Fuori dall’Honduras, Schutzman (1989) avvicina la specie a Zamia splendens del Chiapas, a Zamia purpurea del Veracruz e dell’Oaxaca e a Zamia cremnophila del Tabasco. I coni sono quasi identici a quelli di Zamia splendens, ma in quest’ultima i coni femminili finiscono penduli; Zamia purpurea ha piccoli coni femminili bruno scuro e foglioline ellittiche, Zamia cremnophila, che vive sulle pareti rocciose, foglie pendenti. Negli erbari la specie portava quasi sempre il nome di Zamia furfuracea, a volte con annotazioni Zamia loddigesii o Zamia pumila, due specie assenti dall’Honduras; Zamia loddigesii non ha né le foglioline piegate e falcate né i coni dal portamento diverso secondo il sesso.

Tassonomia

The World List of Cycads accetta il nome Zamia standleyi; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. Fu descritta nel 1989 da Bart Schutzman sulla rivista Systematic Botany (volume 14, pagine 214-219), in un articolo intitolato «A new species of Zamia from Honduras».

In una tesi del 1982 Schutzman l’aveva trattata come un «gruppo honduregno» di Zamia loddigesii, senza averne visto i coni. Furono le piante fertili coltivate in Florida, osservate nel 1985, con coni simili a quelli di Zamia splendens, a convincerlo che si trattava di una specie nuova. L’autore segnala anche che una pianta del Fairchild Tropical Garden proveniente da Olanchito (Honduras), i cui cromosomi erano stati studiati nel 1980 con il nome errato di Zamia tuerckheimii, appartiene in realtà a questa specie (Schutzman, 1989).

Le analisi dei «codici a barre» genetici pubblicate nel 2011 sulle Zamia del Mega-Messico comprendono Zamia standleyi, con campioni forniti dal Montgomery Botanical Center della Florida (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2011).

Etimologia e storia

L’epiteto standleyi onora Paul C. Standley (1884-1963), botanico statunitense del Field Museum di Chicago, noto per i suoi lavori sulla flora del Messico e dell’America centrale (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads), che ha lasciato un’opera importante sulla flora dell’Honduras (Rivera García, 2016). Schutzman ricorda che Standley, che attribuiva la pianta a Zamia furfuracea, la segnalava già nel 1931, nella sua flora della valle di Lancetilla, come «occasionale nelle boscaglie», e nel 1937 come pianta molto velenosa, usata per avvelenare persone e animali nocivi.

Il tipo fu raccolto nell’agosto 1984 dallo stesso Schutzman (n. 449) nella valle di Lancetilla, vicino a Tela (Atlántida). L’olotipo è conservato nell’erbario FLAS dell’Università della Florida, con isotipi negli erbari ENA (Escuela Nacional de Agricultura dell’Honduras) e FTG. La specie era stata raccolta molto prima della descrizione: a San Pedro Sula già nel 1887, a Puerto Sierra nel 1903, intorno a Tela dal 1922 al 1928 (una delle raccolte è di Standley), a La Lima nel 1929 e a Coyoles, nello Yoro, nel 1938. Nel 1989 era coltivata da diversi anni negli Stati Uniti, in particolare all’aperto al Fairchild Tropical Garden, in Florida (Schutzman, 1989).

Nomi comuni

Non esiste alcun nome italiano. In Honduras tutte le Zamia sono chiamate «camotillos», da camote, la patata dolce; il nome vale per Zamia standleyi come per le altre specie del paese (Rivera García, 2016), e Schutzman lo indicava già nel 1989 come nome locale della specie, nota per la sua forte tossicità. Alcune enciclopedie online citano anche un nome indigeno, senza fonte verificabile: non è stato ripreso.

In natura

Zamia standleyi vive in Guatemala, nel dipartimento di Izabal, e nel nord dell’Honduras, nei dipartimenti di Atlántida, Colón, Cortés, Olancho, Santa Bárbara e Yoro (The World List of Cycads). È la Zamia honduregna più diffusa: le altre sono note da una o due località soltanto. Secondo la descrizione originale vive nelle valli fluviali del nord dell’Honduras, da San Pedro Sula verso est fino alla costa caraibica, ed è stata segnalata fino al río Plátano; è stata raccolta in boschi semisecchi, in boscaglie secondarie disturbate (il matorral), su pendii umidi e in campi coltivati, sempre tra il livello del mare e 100 m (Schutzman, 1989). Nicolalde-Morejón e collaboratori (2011) la collocano invece tra le specie della foresta tropicale sempreverde: la descrizione originale, basata sulle raccolte note allora, parla di ambienti più secchi o più aperti. Nel 1989 Schutzman non pubblicava le località precise, per timore di prelievi eccessivi, e riteneva da verificare la presenza della specie in Guatemala, dove The World List of Cycads la indica oggi (Izabal).

La regione compresa tra l’Alta Verapaz e l’Izabal in Guatemala e l’Atlántida, il Cortés e il Santa Bárbara in Honduras è uno dei due grandi centri di diversità delle Zamia del Mega-Messico: vi vivono sette specie, in un clima caldo e umido con una media annua di circa 25 °C e 3000-4000 mm di pioggia all’anno (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2011). Impollinatori, fenologia e demografia della specie non sono descritti nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Zamia standleyi è classificata a minor preoccupazione (LC) nella Lista Rossa della IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Nel 2016, però, lo stato delle popolazioni delle Zamia honduregne restava poco conosciuto, e queste piante sono ricercate dai collezionisti (Rivera García, 2016).

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia standleyi rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, la cita espressamente sotto l’iscrizione del genere (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione propria di Zamia standleyi, e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in Italia o in Francia. La specie è presente in collezioni scientifiche, in particolare al Montgomery Botanical Center, in Florida, che ha fornito i campioni per gli studi genetici (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2011).

Nel 1989 diverse piante crescevano all’aperto al Fairchild Tropical Garden, in Florida. Schutzman le giudicava decorative, soprattutto gli individui con foglie giovani rosse, che conservano a lungo questo colore (Schutzman, 1989).

L’ambiente d’origine dà qualche indicazione: pianure tropicali calde e piovose, dove la specie occupa anche boschi semisecchi, boscaglie e terreni coltivati. Una serra calda, un substrato drenante e una luce filtrata sarebbero la soluzione più coerente, ma non è stata convalidata da prove pubblicate.

In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca del suo nome sul forum Tropicamente non dà alcun risultato.

Moltiplicazione

Non esistono dati propri della specie. Come tutte le Zamia, ha piante maschili e piante femminili distinte e si moltiplica per seme fresco, dopo impollinazione. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma devono provenire da piante coltivate di origine legale.

Malattie e parassiti

Al Fairchild Tropical Garden, in Florida, le foglie giovani sono spesso rovinate dai bruchi della farfalla Eumaeus atala florida, un problema che secondo Schutzman (1989) riguarda solo le cicadee coltivate all’aperto in clima tropicale. Non è documentata alcuna malattia propria della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto i marciumi in terreno freddo e zuppo d’acqua e le cocciniglie.

Rusticità

Per Zamia standleyi non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive nelle pianure tropicali del nord dell’Honduras e dell’Izabal, senza stagione fredda, e nulla fa pensare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane: la ricerca sul forum francese Fous de palmiers non dà risultati. L’unica soluzione realistica è la serra calda.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna misura di freddo fuori dall’Europa, né sui forum né negli orti botanici. La sola indicazione è la coltivazione all’aperto in Florida, al Fairchild Tropical Garden, già nel 1989, in un clima tropicale.

Tossicità e precauzioni

Zamia standleyi ha fama di pianta molto tossica nel nord dell’Honduras. Schutzman (1989) cita Paul Standley (1937), che la attribuiva a Zamia furfuracea: la radice sarebbe molto velenosa e sarebbe servita sia per avvelenamenti criminali sia contro gli animali nocivi; secondo una credenza popolare, una radice tolta dal terreno da due giorni uccide la vittima in due giorni, una radice dissotterrata da una settimana la uccide in una settimana, e così via; l’espressione «te voy a dar camotillo» («ti darò il camotillo») è usata come minaccia. Questi racconti non forniscono dati tossicologici, ma confermano il pericolo noto delle cicadee.

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio della specie. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Considerate dunque la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

L’unico uso riferito è come veleno contro persone e animali nocivi, menzionato da Standley (1937) e ripreso da Schutzman (1989). Non è documentato alcun uso alimentare o medicinale.

Domande frequenti

Chi era Standley?

Paul C. Standley (1884-1963), botanico statunitense del Field Museum di Chicago, specialista della flora del Messico e dell’America centrale, che ha lavorato a lungo sulla flora dell’Honduras.

Come si riconosce Zamia standleyi?

Dalle foglioline, soprattutto: falcate, leggermente piegate lungo l’asse e orlate di denti molto pungenti, un carattere unico nel genere secondo la descrizione originale. I coni femminili sono portati quasi eretti, quelli maschili inclinati o coricati.

Dove cresce?

Nel nord dell’Honduras (Atlántida, Colón, Cortés, Olancho, Santa Bárbara, Yoro) e nell’Izabal, in Guatemala, a bassa quota (fino a 100 m per le raccolte note nel 1989), in boschi, boscaglie, su pendii umidi e perfino in campi coltivati.

È minacciata?

No, secondo la IUCN, che la classifica a minor preoccupazione. È la Zamia honduregna più diffusa, ma lo stato delle sue popolazioni è poco studiato.

Che cos’è un «camotillo»?

È il nome dato in Honduras a tutte le Zamia del paese. Deriva da camote, la patata dolce, e resta legato alla fama di pianta velenosa.

È davvero tossica?

Sì, bisogna considerarla tale. Non esistono analisi proprie della specie, ma in Honduras avrebbe servito come veleno, e tutte le cicadee studiate contengono tossine gravi.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Quasi certamente no. Non esiste alcun dato sul freddo, e la specie vive in pianure tropicali senza inverno: va tenuta in serra calda.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Schutzman, B. (1989). A new species of Zamia from Honduras. Systematic Botany 14(2): 214-219. [Protologo; testo integrale letto per la scheda francese: descrizione, tipo e raccolte antiche, habitat e quota, nome locale, tossicità, coltivazione in Florida, affinità.]
  • Rivera García, I.S. (2016). Los venenosos camotillos en Honduras: el género Zamia (Zamiaceae). Desde el Herbario CICY 8: 77-80. [Testo integrale consultato.]
  • Nicolalde-Morejón, F., González-Astorga, J., Vergara-Silva, F. & Vovides, A.P. (2011). Perspectivas sistemáticas de Zamia (Zamiaceae) en Megaméxico: de la taxonomía alfa a los códigos de barras genéticos. Revista Mexicana de Biodiversidad 82(2): 341-355. [Testo integrale consultato.]
  • Nelson Sutherland, C.H. (2005 [2006-2007]). Dos plantas nuevas del género Zamia (Zamiaceae, Gymnospermae) en Honduras. Ceiba 46(1-2): 55-58. [Descrizione di Zamia sandovalii e Zamia oreillyi; testo integrale consultato per la scheda francese.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia standleyi. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42157A69838675. [Valutazione IUCN; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]