Encephalartos eugene-maraisii

Encephalartos eugene-maraisii è una cicadea del Sudafrica endemica del Waterberg, nella provincia del Limpopo, dove cresce su colline di arenaria e creste rocciose, nella prateria e nella savana. Questa specie del genere Encephalartos, dalle foglie blu-verde chiaro, fu descritta nel 1945 dalla botanica Inez Verdoorn, che la dedicò allo zio, lo scrittore e naturalista Eugène Marais, all’origine della sua scoperta. Classificata in pericolo dalla IUCN, conta in natura meno di 700 piante adulte, e i suoi effettivi si sono più che dimezzati in trent’anni a causa del bracconaggio. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava otto esemplari nei primi anni Novanta.

In sintesi: Encephalartos eugene-maraisii

  • Nome accettato: Encephalartos eugene-maraisii I.Verd. (1945), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non consultato (accesso bloccato)
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos eugene-maraisii subsp. eugene-maraisii (1988), sinonimo; le piante di Middelburg e di Mica, un tempo attribuite alla specie, formano oggi Encephalartos middelburgensis ed Encephalartos dyerianus
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese Waterberg cycad; in afrikaans Waterbergse broodboom, bergpalm, Eugène Marais-bergpalm, wilde dadel
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Limpopo, Waterberg; almeno due sottopopolazioni distanti circa 100 km, su un’area di presenza di circa 1.290 km²
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri A2ad+4ad; B1ab(v), Lista rossa 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente; raccolta in natura vietata in Sudafrica
  • Rusticità documentata: una giovane pianta in piena terra a Concarneau, in Bretagna, ha conservato un caudice sano nell’inverno 2011-2012, con una minima di −5 °C; nessun valore più basso documentato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura prateria e savana su colline di arenaria e creste rocciose; in coltivazione non documentati da una fonte affidabile
  • Portamento e dimensioni adulte: fusti aerei lunghi fino a 2 m, spesso coricati, larghi 30-45 cm, ramificati alla base (SANBI); fino a 4 m secondo PlantZAfrica; foglie rigide di 0,7-1,5 m; la descrizione originale indicava un fusto di circa 1,3 m per 30 cm, foglie di circa 75 cm, coni maschili di 22-42 cm e un cono femminile di circa 30 cm
  • Tossicità: secondo la descrizione originale, i semi abbrustoliti e mangiati davano capogiri (nota di Eugène Marais), e alcuni bambini della fattoria Kafferkraal si ammalarono gravemente dopo averli mangiati; tossine note negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos eugene-maraisii?

Si riconosce dalle foglie rigide blu-verde chiaro, leggermente arcuate verso il basso ma con la punta un po’ rialzata, e dai fusti spesso coricati e ramificati alla base. La descrizione originale (Verdoorn, 1945) lo distingue da Encephalartos lehmannii, il suo parente più stretto, per l’apice dei fusti coronato da catafilli lanosi strettamente acuminati, la punta delle foglie ricurva verso l’interno, le foglioline embricate e inserite molto obliquamente, e i semi color ambra. Ne riporta questi caratteri:

  • Fusto: cilindrico, alto circa 1,3 m e largo fino a 30 cm, con qualche pollone alla base, coronato da catafilli lanosi grigio biancastri, strettamente ovati e acuminati, che nascondono le basi dei piccioli, a loro volta coperte di lana bianca;
  • Foglie: glabre, leggermente pruinose (fioccose da giovani), lunghe circa 75 cm, con la punta ricurva verso l’interno; picciolo di 16-18 cm, lanoso alla base;
  • Foglioline: rigide, coriacee, lineari, lunghe circa 16 cm e larghe 1,5 cm, con la base a cuneo, inserite molto obliquamente sulla rachide, tanto che la faccia superiore guarda verso il picciolo; punta acuminata e pungente; margini interi oppure margine inferiore con un dente; nervature longitudinali poco marcate ma visibili;
  • Coni maschili: peduncolati, più o meno fusiformi, lunghi 22-42 cm e larghi 5-8 cm (sul secco); squame di 2,75-3,25 cm;
  • Cono femminile: lungo circa 30 cm e largo 18 cm; faccia esterna delle squame bruno scuro, di circa 4,5 cm per 2,5 cm, finemente pubescente e un po’ rugosa;
  • Semi: color ambra, appena tinti di rosso all’apice, quasi quadrangolari, lunghi 3,5 cm e larghi 2-3 cm, poco carnosi.

La stessa Verdoorn riteneva che l’aspetto meno argenteo delle foglie, le nervature visibili e il colore dei semi forse non fossero veri caratteri diagnostici. Lo stesso anno, nello stesso volume, Henderson (1945) indicava come carattere più sicuro la rachide ricurva, che dà al profilo della foglia la forma di una barca. Segnalava anche che una giovane pianta di Kirstenbosch portava tre coni femminili, alti circa 27 cm dopo cinque settimane, con squame bruno rosso scuro su fondo verde. Le fonti più recenti descrivono piante più grandi; i caratteri seguenti vengono dal documento del SANBI del 2023, che cita Osborne (1989), e dalla scheda PlantZAfrica, letta solo per estratti di ricerca:

  • Fusti: interamente aerei, a crescita lenta, lunghi fino a 2 m, spesso coricati, larghi 30-45 cm, spesso ramificati alla base in cespi di più fusti (SANBI); PlantZAfrica parla di fusti eretti, a volte coricati con l’età, lunghi fino a 4 m e larghi 45 cm, con catafilli biancastri e morbidi all’apice;
  • Foglie: rigide, lunghe 0,7-1,5 m, blu-verde chiaro, leggermente arcuate verso il basso, con la punta un po’ rialzata (PlantZAfrica);
  • Foglioline: quelle mediane sono lunghe 15-20 cm e larghe 13-18 mm (PlantZAfrica);
  • Coni: da uno a quattro alla volta, talvolta fino a sei, con una produzione in media ogni tre anni (SANBI, secondo diversi autori).

La lunghezza dei fusti varia quindi secondo le fonti (2 m o 4 m). La descrizione originale, basata sulle due piante di Vlakfontein e su alcuni campioni d’erbario, dà valori più piccoli (fusto di circa 1,3 m, foglie di circa 75 cm) e non dice nulla della variabilità della specie.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale. Nel 2011, sul forum francese Fous de palmiers, un partecipante che aveva lavorato in un vivaio sudafricano affermava che alcuni venditori poco scrupolosi impollinavano femmine di Encephalartos eugene-maraisii con polline di Encephalartos natalensis, in mancanza di polline della stessa specie, e vendevano poi i semi come Encephalartos eugene-maraisii. La testimonianza non è verificata, ma invita a diffidare dei semi senza origine controllata.

Possibili confusioni

Le confusioni nascono soprattutto dalla storia della specie. Secondo Giddy (1989), citato in uno studio del 2019, erano allora note «forme» di Encephalartos eugene-maraisii a Middelburg, nel Waterberg, nel Wolkberg e nel distretto di Mica. Le piante di Middelburg sono oggi Encephalartos middelburgensis, descritto prima come sottospecie da Lavranos e Goode (1988), e quelle di Mica Encephalartos dyerianus. Le piante tipiche vengono dal Waterberg. In coltivazione, una pianta blu senza provenienza documentata non può essere attribuita con sicurezza a nessuna di queste specie.

Tassonomia

Encephalartos eugene-maraisii è un nome accettato. Inez Clare Verdoorn lo pubblicò nel 1945 nel Journal of South African Botany (11(1): 1-3, tav. 1), con il titolo «A new species of Encephalartos from the Waterberg». Il tipo, conservato nell’erbario nazionale di Pretoria, è un campione dell’erbario di Rudolf Marloth (n. 13368), raccolto da Eugène Marais sull’altopiano della Palala, nel distretto del Waterberg; The World List of Cycads lo data al dicembre 1926 e indica una quota di 750 m. La descrizione originale non dà né data né quota per il tipo; cita altre raccolte della stessa regione, tra cui Kafferkraal, sull’altopiano centrale del Waterberg, verso 5.000 piedi (circa 1.500 m), e la cima del monte Hangklip, verso 5.900 piedi (circa 1.800 m).

Nel 1988 Lavranos e Goode classificarono le piante di Middelburg come sottospecie di Encephalartos eugene-maraisii, il che creò automaticamente il nome Encephalartos eugene-maraisii subsp. eugene-maraisii, oggi sinonimo. Lo stesso anno la popolazione di Mica fu descritta come Encephalartos dyerianus. Da quando Encephalartos middelburgensis è stato descritto come specie (Robbertse, Vorster e van der Westhuizen, 1989), il nome Encephalartos eugene-maraisii è riservato alle piante del Waterberg.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Eugène Nielen Marais (1872-1936 secondo Haynes, 2022; 1871-1936 secondo uno studio del 2019), naturalista, poeta e scrittore sudafricano, che visse nel Waterberg e segnalò la pianta alla nipote, Inez Verdoorn. La storia della scoperta è raccontata da Johann Lodewyk Marais (2019), sulla base di un’intervista registrata con Verdoorn:

  • Eugène Marais visse nel Waterberg tra il 1907 e il 1916; vi conobbe la pianta sulle alture della Palala;
  • ne aveva inviato una foglia e alcuni semi al botanico Rudolf Marloth, a Città del Capo; l’etichetta di Marloth indicava «Nelspruit» e il nome di Encephalartos paucidentatus, una specie già nota;
  • qualche anno prima di morire, Marais chiese a Verdoorn il nome della «cicadea del Waterberg»; si pensava allora che nessuna cicadea crescesse nell’ovest del paese; Verdoorn ritrovò il campione nell’erbario di Marloth, acquisito dall’erbario nazionale, e corresse l’etichetta davanti a lui;
  • Marais morì il 29 marzo 1936 prima di poterla accompagnare sul posto; un funzionario agricolo, P.S. Toerien, ritrovò in seguito la pianta, e Verdoorn vi si recò con R.A. Dyer, nella fattoria Vlakfontein, dove due piante crescevano su una piccola collina; secondo la descrizione originale la visita avvenne nell’ottobre 1944, e le due piante, distanti qualche centinaio di metri sul versante sud-est di una cresta pietrosa, portavano ciascuna tre o quattro polloni nati sotto terra, il più grande alto circa 60 cm;
  • nel frattempo altri botanici, tra cui Pole Evans e Galpin, avevano inviato campioni del Waterberg all’erbario di Pretoria.

Le date divergono: The World List of Cycads data il tipo al dicembre 1926, la correzione dell’etichetta porta «dicembre 1927», e la pubblicazione del 1945 colloca l’invio a Marloth nel 1925. Secondo quella pubblicazione, il campione comprendeva frammenti di foglia e qualche seme, ed era la prima segnalazione di una cicadea nel Transvaal occidentale. Verdoorn ci teneva a un nome composto, «eugene-maraisii», sul modello di Encephalartos friderici-guilielmi. Durante le sue ricerche trovò anche in un cono un piccolo coleottero con il rostro, nuovo per la scienza, descritto da Jordan nel 1945 con il nome di Apinotropis verdoornae; il suo ruolo di impollinatore non è stabilito dalle fonti consultate.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Lo studio del 2019 riporta diversi nomi afrikaans: «Waterbergse broodboom» (cicadea del Waterberg, secondo Goode, 1989), «bergpalm» (palma di montagna), «Eugène Marais-bergpalm» (sul giornale Die Volkstem nel 1945) e «wilde dadel» (dattero selvatico, secondo Steyn e coautori, 1948). Il SANBI usa in inglese «Waterberg cycad». Il nome in sepedi citato da alcuni siti non è stato verificato.

In natura

Encephalartos eugene-maraisii è limitato al massiccio del Waterberg. Secondo il documento del SANBI (2023, aggiornato nel 2025), cresce nella prateria d’altitudine dello Highveld e nella savana del Bushveld, su colline di arenaria e creste rocciose, in una vegetazione ben affermata. Nel 1945 Verdoorn descriveva piante saldamente incastrate tra le rocce, in individui sparsi, che considerava i relitti di una specie ormai localizzata e quasi estinta; tutte le località note, sull’altopiano della Palala e sui monti Hangklip, erano vicine tra loro. Le piante rimaste formano almeno due sottopopolazioni, distanti circa 100 km, su un’area di presenza di circa 1.290 km². Un tempo da 2.000 a 3.000 piante erano sparse su diverse fattorie e riserve; la maggior parte di queste piccole sottopopolazioni è scomparsa.

La riproduzione sembra compromessa. Secondo il SANBI, non è stato trovato alcun seme vitale dove maschi e femmine convivono, e in sedici anni di osservazione non è stata vista alcuna giovane pianta, il che fa pensare a un problema di impollinazione; nel 2008, nella sottopopolazione più grande, le piante di cui si è potuto determinare il sesso (solo il 28 %) erano soprattutto maschili. Come nelle altre cicadee, i semi si disperdono raramente a più di 20 m. Una sottopopolazione soffrirebbe di un coleottero perforatore e di una falena («leopard moth» nel testo, specie non precisata), e gli incendi violenti aggravano i loro danni; secondo il SANBI sono in corso ricerche.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos eugene-maraisii è classificato in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg, 2022), secondo i criteri A2ad+4ad e B1ab(v): un declino passato e futuro degli effettivi dovuto allo sfruttamento, e un areale ristretto con un declino continuo del numero di adulti. La pagina della IUCN non ha potuto essere letta; i dati seguenti vengono dal documento di parere sul commercio non dannoso (NDF) del SANBI (approvato l’8 febbraio 2023, aggiornato nel giugno 2025):

  • in natura restano meno di 700 piante adulte, e si sospetta un declino di oltre il 50 % in trent’anni;
  • nella sottopopolazione più densa, i sorvoli in elicottero del 2004 e del 2020 sono passati da 456 a 289 piante adulte, una perdita di oltre il 35 %;
  • nel 2008 erano stati contati più di 2.000 fusti; nel 22 % dei siti ricontrollati dopo segnalazioni di bracconaggio, il 47 % delle piante era scomparso e un altro 20 % era stato sradicato;
  • un’ondata di furti nel 2010-2012 ha fatto sparire più della metà delle piante note della riserva più ricca; alcuni bracconieri arrestati avrebbero ammesso di aver prelevato quasi 1.000 fusti;
  • tra il 2009 e il 2011 sono stati aperti 12 procedimenti e arrestati 28 sospetti; nel 2021 due bracconieri sono stati condannati al carcere.

Le principali sottopopolazioni si trovano oggi in due aree protette; altre piante crescono su terreni privati, dove proprietari e associazioni finanziano la sorveglianza. Un piano nazionale di gestione della biodiversità, in vigore dal 2017 per undici specie in pericolo critico e quattro specie in pericolo, tra cui questa, prevede in particolare di ripiantare semi e plantule nei settori saccheggiati e di marcare le piante selvatiche con microdot, una prova finanziata dalla Botanical Society of South Africa. La raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il paese dal 2007 (avviso governativo n. 371 del 2012 per il testo attuale).

Il commercio legale riguarda piante coltivate: tra il 1979 e il 2020 sono stati esportati dal Sudafrica 3.274 esemplari, e sette vivai sono registrati presso la CITES per questa specie. Come tutto il genere, figura nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo (regolamento (UE) 2026/1383 per l’elenco in vigore), valido anche in Italia. Secondo Species+, il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole, in vigore dal 7 febbraio 2013, sulle importazioni dal Sudafrica di piante di questa specie riprodotte artificialmente. Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore ed esigete i documenti d’origine prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

I dati pubblicati sulla coltivazione sono rari; i riscontri vengono soprattutto da appassionati, con giovani piante. Mostrano una crescita molto lenta e una sensibilità delle piante piccole agli errori di annaffiatura e ai trapianti. Un partecipante del forum Fous de palmiers che aveva lavorato in un vivaio sudafricano riferisce di aver visto, in una piantagione di Encephalartos eugene-maraisii della stessa età, piante due volte più grosse vicino all’irrigatore automatico che a 3 m di distanza. La testimonianza isolata suggerisce che la specie tragga vantaggio dalle annaffiature estive, la stagione delle piogge nel suo areale, senza dimostrarlo.

In Italia

Negli orti botanici. Encephalartos eugene-maraisii è una delle specie rare del genere meglio rappresentate a Napoli. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, ha analizzato otto esemplari di Encephalartos eugene-maraisii coltivati a Napoli (dati del 1993-94), sui 121 esemplari di 34 specie della collezione; solo Encephalartos natalensis e Encephalartos longifolius vi erano rappresentati da un numero maggiore di piante. Gli autori precisano che gli esemplari provenivano da raccolte in natura o da altre istituzioni botaniche. Il dato ha trent’anni: lo stato attuale di queste piante non è noto. La specie non compare nelle fonti consultate su Palermo, Firenze e La Mortola.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare in almeno tre collezioni private, sempre come pianta giovane e senza dati sul freddo:

  • un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a/8b secondo la sua firma), che nel 2008-2009 dichiarava di tenere le sue cicadee in vaso, con un riparo dalla pioggia in inverno, cita nel settembre 2012 tra le piante della sua collezione una forma indicata come «Kransberg», e nel giugno 2013 la annovera tra le piante che non avevano ancora emesso foglie nuove quell’anno;
  • un altro coltivatore italiano, di cui il forum non indica la località, descrive nel giugno 2013 un semenzale ancora fermo a fine giugno, insieme ad altri Encephalartos, e chiede nel maggio dello stesso anno se la specie richieda meno acqua di Encephalartos manikensis o di Encephalartos arenarius; la domanda resta un’opinione da verificare;
  • un terzo partecipante la elenca tra le sue piante nel settembre 2012, senza altri dettagli.

Già nel dicembre 2008 un collezionista riferiva sullo stesso forum che uno dei pochi vivai sudafricani che esportavano legalmente queste specie chiedeva circa 150 euro per centimetro di caudice per Encephalartos eugene-maraisii. Per le riviere ligure e tirrenica, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole non esiste alcun dato di coltivazione all’aperto.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Sul forum Fous de palmiers:

  • un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano), sul litorale mediterraneo, scrive nel 2011 che è «di gran lunga il più lento» dei suoi Encephalartos; l’aveva tenuto tre anni nel piccolo vasetto d’origine, in ghiaia pura, annaffiato due volte alla settimana con un sottovaso, prima di rinvasarlo, dopo di che ha prodotto due foglie;
  • un coltivatore del Tarn, nell’entroterra, ha perso nel 2012 una piccola pianta in vaso, con un caudice di 3 cm, che si era seccata dopo un trasloco nonostante un trattamento fungicida; da allora consiglia di acquistare solo piante con un caudice di almeno 3 cm;
  • a Concarneau, in Bretagna, una giovane pianta messa in piena terra nella primavera del 2011 ha prodotto due foglie nel 2012, dopo l’inverno (vedi Rusticità).

Moltiplicazione

La specie si moltiplica per seme e per polloni. Si ramifica spesso alla base, e i polloni possono aiutare la pianta a mantenersi quando il fusto principale muore (SANBI). Come nelle altre cicadee, secondo il SANBI, i semi non hanno dormienza e germinano qualche mese dopo la dispersione. Conviene acquistare semi di origine controllata, per il rischio di ibridazione segnalato sopra.

Malattie e parassiti

In natura una sottopopolazione sarebbe attaccata da un coleottero perforatore e da una falena non identificata (SANBI). In coltivazione non è documentata alcuna malattia propria della specie; il coltivatore del Tarn sospettava una malattia fungina sulla sua pianta in declino, senza conferma.

Rusticità

Per Encephalartos eugene-maraisii non è stato pubblicato alcun valore di rusticità misurato. L’unico riscontro con una temperatura riguarda una giovane pianta, a −5 °C, in Francia.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto con temperature: le piante citate su Tropicamente sono giovani e, per quanto si sa, in vaso. Sul litorale mediterraneo francese non è stato trovato alcun riscontro in piena terra.

L’unico dato francese con una temperatura viene dalla costa atlantica, in un clima oceanico diverso da quello mediterraneo:

  • Un coltivatore di Concarneau (Finistère, Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta di Encephalartos eugene-maraisii, giovane, in piena terra dalla primavera del 2011, ha conservato un caudice «molto sano» durante l’inverno 2011-2012, con una minima di −5 °C; le sue foglie, prodotte prima della messa a dimora, erano state lacerate da una tempesta in dicembre; l’eventuale protezione non è precisata. La pianta ha prodotto due foglie nuove nel 2012.

Le sopravvivenze al freddo degli Encephalartos riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia del suolo; gli adulti con un fusto aereo non godono di questa protezione, e il riscontro di Concarneau non dice nulla sulla loro tenuta.

Riferimenti internazionali

Giddy (1989), citato nello studio del 2019, scriveva che tutte le forme allora attribuite alla specie, compresa quella del Waterberg, conoscono inverni molto freddi, con piogge di 625-750 mm all’anno a Middelburg e nel Waterberg. Non è stata trovata alcuna temperatura minima misurata nell’habitat. Le zone USDA indicate da siti commerciali (8b o 9a) non si basano su alcuna misura citata.

Tossicità e precauzioni

Sì, i semi sono tossici, e la storia stessa della specie lo ricorda. Secondo lo studio del 2019, l’etichetta del campione inviato da Marais riportava che quei semi, abbrustoliti e mangiati da alcuni bambini, avevano provocato capogiri; la descrizione originale del 1945 separa i due fatti: la nota di Marais indicava che i semi, abbrustoliti e mangiati, davano capogiri, e alcuni bambini della fattoria Kafferkraal, secondo altre testimonianze, si erano ammalati gravemente dopo aver mangiato quei «datteri»; Verdoorn osservava che la polpa dei semi, scarsa, doveva essere tossica. Un articolo del giornale Die Volkstem (1945) riferisce che alcuni bambini si ammalarono gravemente nel 1926 dopo aver mangiato quei «datteri selvatici», e Steyn, Van der Walt e Verdoorn (1948) citano questa testimonianza nel loro rapporto sulla tossicità dei semi di Encephalartos. I semi del genere contengono glicosidi tipici delle cicadee, come la cicasina e la macrozamina. Usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio della specie. Il SANBI ricorda che tutte le cicadee del Sudafrica sono esposte ai prelievi per la medicina tradizionale, perché i raccoglitori non distinguono le specie.

Domande frequenti

Chi era Eugène Marais?

Uno scrittore e naturalista sudafricano, morto nel 1936. Visse nel Waterberg e segnalò la pianta alla nipote, la botanica Inez Verdoorn, che la descrisse nel 1945 e gliela dedicò. È noto anche per le sue osservazioni sulle termiti e sui babbuini.

Encephalartos eugene-maraisii è rustico in Italia?

Non si sa. In Italia non esistono dati con temperature. L’unico riscontro francese con una temperatura riguarda una giovane pianta in piena terra a Concarneau, in Bretagna, con il caudice intatto dopo −5 °C. Il suo habitat ha inverni molto freddi, ma non è stata pubblicata alcuna temperatura minima misurata.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Forse a Napoli, senza conferma recente. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava otto esemplari nel 1993-94, secondo uno studio pubblicato nel 1997; nessuna fonte più recente ne conferma la presenza.

Cresce velocemente?

No. I coltivatori lo descrivono come uno degli Encephalartos più lenti, e le piante piccole sono fragili. Meglio acquistare una pianta con un caudice di almeno qualche centimetro.

Che differenza c’è con Encephalartos middelburgensis ed Encephalartos dyerianus?

Prima di tutto la provenienza. Le tre specie hanno foglie bluastre e un tempo erano riunite, ma Encephalartos eugene-maraisii è riservato alle piante del Waterberg, Encephalartos middelburgensis alla regione di Middelburg ed Encephalartos dyerianus a una collina vicino a Mica.

Perché la specie è minacciata?

Per il bracconaggio. I suoi effettivi si sono più che dimezzati in trent’anni, e un’ondata di furti, nel 2010-2012, ha svuotato di oltre la metà delle piante la riserva più ricca. In natura restano meno di 700 adulti.

È tossico?

Sì. Alcuni bambini della fattoria Kafferkraal, nel Waterberg, si ammalarono gravemente dopo averne mangiato i semi, che secondo Marais davano anche capogiri una volta abbrustoliti, e i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Verdoorn, I.C. (1945). A new species of Encephalartos from the Waterberg. Journal of South African Botany 11(1): 1-3, tav. 1. [Protologo; testo integrale letto (digitalizzazione dell’Internet Archive): descrizione latina, dimensioni, raccolte, storia della scoperta, tossicità, ambiente. Letteratura primaria.]
  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11 (p. 39 per la specie). [Rachide ricurva a barca, coni femminili a Kirstenbosch; testo integrale letto.]
  • Marais, J.L. (2019). Eugène N. Marais and the Waterberg Cycad (Encephalartos eugene-maraisii Verdoorn). Journal of Literary Studies 35(4): 77-95. doi:10.1080/02564718.2019.1690813 [Storia della scoperta, tipo, nomi afrikaans, tossicità dei semi; testo integrale consultato.]
  • Osborne, R. (1989). Focus on Encephalartos eugene-maraisii. Encephalartos 17: 9-13. [Descrizione, citata dal SANBI; non consultata.]
  • Lavranos, J.J. & Goode, D.L. (1988). Notes on Southern African Cycadales. Bulletin du Jardin Botanique National de Belgique 58(1-2): 219-224. [Sottospecie; non consultato.]
  • Steyn, D.G., Van der Walt, S.J. & Verdoorn, I.C. (1948). The seeds of some species of Encephalartos (cycads): a report on their toxicity. South African Medical Journal 22: 758-760. [Tossicità dei semi; citato da Marais (2019), non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos eugene-maraisii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41904A50906421. [Categoria EN; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
  • Scientific Authority of South Africa / SANBI (2023, aggiornato nel 2025). NDF Assessment for Encephalartos eugene-maraisii. South African National Biodiversity Institute, Pretoria. [Popolazione, minacce, commercio; consultato direttamente.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Otto esemplari coltivati a Napoli; tabella 1 consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]