Encephalartos dolomiticus è una cicadea del Sudafrica, endemica delle creste di dolomia del Drakensberg settentrionale, vicino a Penge, nel sud-est della provincia del Limpopo, dove cresce nelle fessure delle rocce e tra i grandi massi, in una prateria aperta. Questa specie del genere Encephalartos, dalle foglie blu-verdi spesso ritorte, fu descritta nel 1988, lo stesso anno di Encephalartos verrucosus, nome oggi messo in sinonimia. Ricercata e carissima nel commercio orticolo, è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, e alcune fonti la dicono forse estinta in natura.
In sintesi: Encephalartos dolomiticus
- Nome accettato: Encephalartos dolomiticus Lavranos & D.L.Goode (1988), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos verrucosus Vorster, Robbertse & S.van der Westh. (1988)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Wolkberg cycad» in inglese (Species+, SANBI)
- Distribuzione naturale: Sudafrica, sud-est del Limpopo (Drakensberg, tra Penge e The Downs, regione del Wolkberg)
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), valutazione pubblicata nel 2022; il SANBI lo dice «forse estinto in natura» (indicazione non verificata sulla Lista rossa)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; specie «Specially Protected» nel Limpopo; raccolta in natura vietata in tutto il Sudafrica dal 2007
- Rusticità documentata: nessuna osservazione datata (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura prateria aperta su suoli sottili sopra creste di dolomia, fessure e detriti; in coltivazione non documentati
- Portamento e dimensioni adulte: fusto lungo fino a 2 m e largo 25-50 cm; foglie di 60-80 cm
- Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos dolomiticus?
Si riconosce dalle foglie corte, rigide, blu-verdi su entrambe le facce, con la rachide spesso ritorta, che danno alla corona un aspetto un po’ disordinato. La descrizione originale di Lavranos e Goode (1988) non ha potuto essere consultata (rivista accessibile solo tramite JSTOR). Secondo estratti della scheda PlantZAfrica del SANBI:
- Fusto: lungo fino a 2 m e largo 25-50 cm; di taglia piccola o media per il genere;
- Foglie: rigide, blu-verdi sopra come sotto, lunghe 60-80 cm, diritte ma spesso un po’ ricurve verso il basso, con la rachide di solito ritorta;
- Foglioline: coriacee, strette, lunghe 12-17 cm e larghe 10-14 mm;
- Coni maschili: ovoidi, lunghi 30-50 cm e larghi 5-10 cm; il polline viene liberato in piena estate australe, a dicembre e a gennaio.
Gli altri caratteri dei coni femminili e dei semi non hanno potuto essere verificati in una fonte affidabile.
Ibridi
Non è descritto alcun ibrido naturale di Encephalartos dolomiticus. In coltivazione, però, il rischio di ibridazione è reale: sul forum francese Fous de palmiers un collezionista spiega nel 2013 che un seme di questa specie costa almeno 50 euro, e che alcuni produttori con una pianta femminile ma senza polline non esitano a fecondarla con una specie vicina per vendere i semi come puri; nel 2014 riteneva difficile trovare piante di origine certa. Il SANBI nota inoltre che alcune piante potrebbero essere state prelevate in passato con il nome di Encephalartos eugene-maraisii, prima che la specie fosse descritta.
Possibili confusioni
Prima del 1988, secondo il SANBI, le piante di questa regione erano attribuite al complesso di Encephalartos eugene-maraisii, un gruppo di Encephalartos dalle foglie bluastre del nord-est del Sudafrica. La confusione resta possibile con le altre specie bluastre della zona, come Encephalartos eugene-maraisii, Encephalartos middelburgensis, Encephalartos dyerianus o Encephalartos nubimontanus, presente anch’esso nel Drakensberg del Limpopo. The World List of Cycads cita un articolo di Hurter e Glen dedicato alla descrizione di Encephalartos hirsutus, che confronta le due specie; non è stato consultato. Le foglie corte, blu-verdi su entrambe le facce e con la rachide ritorta, e l’ambiente su dolomia sono gli indizi più citati; solo i coni e un’origine documentata permettono un’identificazione sicura.
Tassonomia
Encephalartos dolomiticus è un nome accettato. Jacobus Lavranos e Douglas Goode lo pubblicarono nel 1988 nel Bulletin du Jardin botanique national de Belgique (58(1-2): 219-224), in un articolo intitolato «Notes on Southern African Cycadales». Il tipo fu raccolto nel 1975 da A. Prozeski nel Drakensberg (l’antico Transvaal), a nord di Penge e a sud di The Downs, verso 1.200 m di quota (olotipo nell’erbario NH di Durban, isotipo a MO, al Missouri Botanical Garden).
Lo stesso anno P. Vorster, P.J. Robbertse e S. van der Westhuizen descrissero Encephalartos verrucosus nel South African Journal of Botany (54(5): 487-490). The World List of Cycads tratta questo nome come sinonimo di Encephalartos dolomiticus, che è quindi il nome da usare. Poiché le pubblicazioni originali non hanno potuto essere consultate, le ragioni precise della sinonimia e l’ordine di pubblicazione dei due nomi non sono stati verificati.
Etimologia e storia
L’epiteto dolomiticus richiama la dolomia, una roccia calcarea ricca di magnesio che forma il suolo del suo areale, nella provincia del Limpopo (Haynes, 2022). L’epiteto del sinonimo, verrucosus, significa «verrucoso» in latino; il carattere a cui si riferiva non è stato verificato.
La pianta tipo fu raccolta nel 1975, più di dieci anni prima della descrizione. Secondo il SANBI, nel 1997 la popolazione era stimata tra 175 e 250 piante; sorvoli aerei nel 2004 e nel 2012 hanno mostrato un declino, perché alcune piante cartografate dall’antica amministrazione del Transvaal non sono state ritrovate, forse in parte per errori di localizzazione. Il commercio internazionale di piante coltivate è iniziato nel 1996.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos dolomiticus. In inglese è chiamato «Wolkberg cycad» (cicadea del Wolkberg, «montagna delle nuvole» in afrikaans), nome usato da Species+, dal SANBI e dall’enciclopedia delle cicadee delle società di palme e cicadee della Florida. Non è stato trovato alcun nome in una lingua africana.
In natura
Encephalartos dolomiticus è localizzato nel sud-est della provincia del Limpopo. Il SANBI lo descrive come una specie di prateria su suoli sottili, sopra creste di dolomia; secondo la scheda PlantZAfrica (estratto) cresce nelle fessure delle rocce e tra grandi massi di dolomia, in prateria aperta, fino a circa 1.200 m, in un clima con piogge estive di 650-800 mm all’anno, estati calde e inverni freschi o freddi, con gelate occasionali. Altre fonti indicano una quota di 1.100-1.500 m.
In un censimento del 2012, che combinava un conteggio aereo delle corone visibili e conteggi a terra, il SANBI ha confermato una popolazione molto piccola, di meno di 250 individui. Aggiunge che la popolazione, circondata da comunità rurali povere, non è stata seguita tra il 2004 e il 2011 per mancanza di mezzi. I dati più recenti pubblicati da alcuni siti (poche piante nel 2019) non hanno potuto essere verificati. Gli impollinatori della specie non sono stati studiati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos dolomiticus è classificato in pericolo critico (CR) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg pubblicata nel 2022), secondo i criteri A2acd+4ad; B2ab(i,ii,iv,v); C1+2a(i); D, che indicano un forte calo della popolazione, un’area occupata minuscola e un numero molto basso di adulti. La scheda PlantZAfrica precisa «forse estinto in natura»; l’indicazione non ha potuto essere verificata sulla pagina della IUCN (sito bloccato).
Secondo il SANBI, la minaccia principale è il prelievo per l’orticoltura e per la medicina tradizionale; tutte le cicadee del Drakensberg del Limpopo sono prese di mira dai bracconieri, e il prezzo elevato della specie ne aumenta la domanda. Il SANBI rileva che tra il 1996 e il 2011 sono state esportate 477 piante, per un valore stimato di 2,86 milioni di rand, senza benefici per la specie.
Come tutte le specie del genere, è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e, secondo Species+, all’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), che vale anche in Italia. In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche è vietata dal febbraio 2007, e la specie è «Specially Protected» nel Limpopo, secondo il SANBI. In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti richiesti; per un’importazione ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Nessuna fonte pubblicata descrive con precisione la coltivazione di Encephalartos dolomiticus. Il SANBI lo dice raro nei vivai. Il suo ambiente, fessure di rocce su suoli sottili, in pieno sole e con un clima a piogge estive, suggerisce un substrato minerale molto drenante e annaffiature concentrate nel periodo di crescita. Nessuna fonte dimostra che la specie richieda un suolo calcareo in coltivazione: aggiungere dolomia o calce al substrato è solo un’ipotesi.
Sul forum Fous de palmiers, un collezionista riferisce nel 2011 che un appassionato sudafricano, residente in una regione al limite per il freddo, coltiva grandi esemplari di diverse specie, tra cui Encephalartos dolomiticus, che «se la cava bene»; il luogo, le temperature e le condizioni di coltivazione non sono precisati.
In Italia
Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos dolomiticus negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli pubblicato nel 1997 su Delpinoa (dati del 1993-94), né nelle altre fonti consultate su Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare solo in discussioni sul suo prezzo e sulla sua rarità. Nel dicembre 2008 un collezionista riferiva che uno dei pochi vivai sudafricani che esportavano legalmente queste specie chiedeva circa 250 euro per centimetro di caudice per Encephalartos dolomiticus, contro circa 150 per Encephalartos eugene-maraisii, e giudicava la cifra eccessiva «per vedere se sopravvivono». Lo stesso mese un altro collezionista affermava che la specie non avrebbe avuto «alcun problema» di freddo, aggiungendo però «ad averceli»: non la coltivava. Nel gennaio 2011, infine, un collezionista raccontava di aver ricevuto da un sedicente venditore camerunese un’offerta di «grandi quantità» di semi di specie rare, Encephalartos dolomiticus compreso, e persino di Encephalartos woodii, di cui non esiste alcuna pianta femminile: un’offerta palesemente fraudolenta. Non esiste quindi alcun dato di coltivazione per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non ne esiste alcuna: sul forum Fous de palmiers i cinque messaggi che la citano riguardano solo il commercio e gli ibridi.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme, da piante coltivate e dopo un’impollinazione manuale. Secondo il SANBI, i semenzali sono difficili da ottenere: la germinazione riesce solo per il 5 % circa dei semi, nonostante una buona vitalità. Il SANBI ricorda che nelle cicadee i polloni hanno un ruolo minore nel rinnovamento naturale; nessuna fonte consultata descrive la produzione di polloni in questa specie. Dato il rischio di ibridazione, l’origine dei semi deve essere documentata, e le offerte di semi in grande quantità vanno considerate sospette. Per il metodo generale si può consultare l’articolo del sito dedicato alla semina delle cicadee.
Malattie e parassiti
Nessuna malattia e nessun parassita propri di Encephalartos dolomiticus sono documentati. In coltivazione valgono i rischi segnalati per le cicadee in generale: marciume in un suolo che resta umido e cocciniglie.
Rusticità
Encephalartos dolomiticus non è mai stato oggetto di un’osservazione datata sulla resistenza al freddo, né in Italia né altrove. Nel suo ambiente conosce gelate occasionali, secondo il SANBI.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia (forum Tropicamente) né in Francia (forum Fous de palmiers), per nessuna zona climatica. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, con un inverno all’asciutto e al riparo dal gelo, resta la scelta prudente. Come per tutto il genere, un’eventuale tenuta al freddo di una giovane pianta con il fusto interrato non varrebbe per un adulto con il fusto scoperto, la cui gemma apicale è esposta all’aria.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro datato e quantificato. La testimonianza sudafricana citata sopra non indica né luogo né temperature, e l’opinione italiana del 2008 non si basa su una coltivazione. Le gelate occasionali del suo ambiente fanno supporre una certa tolleranza al freddo, che nulla permette di quantificare.
Tossicità e precauzioni
Non esistono dati pubblicati sulla tossicità di Encephalartos dolomiticus. Il rischio è però documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944, e i semi degli Encephalartos contengono glicosidi tipici delle cicadee, la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. La specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Il SANBI cita la medicina tradizionale tra le cause di prelievo di Encephalartos dolomiticus, senza precisare le parti usate né gli impieghi. Non sono stati trovati altri dati etnobotanici.
Domande frequenti
Encephalartos dolomiticus è estinto in natura?
Non si sa con certezza. La IUCN lo classifica in pericolo critico (CR); la scheda del SANBI lo dice «forse estinto in natura». L’ultimo censimento pubblicato, nel 2012, contava meno di 250 piante.
Perché le sue foglie sono ritorte?
È un carattere della specie: la rachide delle foglie è di solito ritorta e le foglie si incurvano un po’ verso il basso. La corona sembra così disordinata, il che aiuta a riconoscerla.
Bisogna dargli un suolo calcareo?
Nulla lo dimostra. La specie cresce su dolomia in natura, ma nessuna fonte mostra che richieda un suolo calcareo in coltivazione. Un substrato minerale molto drenante resta la priorità.
È rustico in Italia?
Non si sa. Nessuna prova datata è stata pubblicata, né in Italia né altrove. Nel suo ambiente conosce gelate occasionali; conviene coltivarlo in vaso e ripararlo dal gelo in inverno.
Che differenza c’è con Encephalartos verrucosus?
Nessuna: è lo stesso taxon. Encephalartos verrucosus, descritto lo stesso anno, è oggi considerato un sinonimo di Encephalartos dolomiticus da The World List of Cycads.
Perché costa così caro?
Perché è rarissimo in natura e in coltivazione, e i semi sono difficili da far germinare. Già nel 2008 un collezionista italiano citava prezzi di circa 250 euro per centimetro di caudice; il SANBI stima a 2,86 milioni di rand il valore delle 477 piante esportate tra il 1996 e il 2011.
È tossico?
Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos dolomiticus: https://cycadlist.org/scientific_name/287 — nome accettato, autori, pubblicazione, tipo, sinonimo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criteri. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente.
- SANBI, NDF Encephalartos dolomiticus (PDF): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-dolomiticus-NDF-supporting-document.pdf — ambiente, effettivi del 1997 e del 2012, minacce, germinazione, commercio, normativa. Documento ufficiale dell’autorità scientifica sudafricana (2012, aggiornato nel 2015), affidabile; consultato direttamente.
- SANBI, PlantZAfrica, Encephalartos dolomiticus: https://pza.sanbi.org/node/12690 — descrizione, ambiente, clima, indicazione «forse estinto in natura». Scheda di un istituto nazionale, affidabile; rilevata da un estratto di ricerca (sito bloccato).
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos dolomiticus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/27242/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’Unione europea, nome inglese, sinonimo. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente.
- Forum Fous de palmiers, discussione sull’ibridazione degli Encephalartos: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=268401 — prezzo dei semi e rischio di ibridi venduti come specie pure. Forum francese di coltivatori, opinione di un collezionista; consultato direttamente.
- Tropicamente, discussione «Encephalartos» (dicembre 2008): https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/page/2/#post-37624 — prezzi all’esportazione dal Sudafrica; e https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/#post-37580 — opinione sul freddo senza coltivazione. Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti direttamente.
- Tropicamente, discussione «Semi di Encephalartos Woodii» (gennaio 2011): https://www.tropicamente.it/forums/topic/semi-di-encephalartos-woodii/ — offerta fraudolenta di semi. Forum italiano di coltivatori, testimonianza; letta direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36 (1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94, senza Encephalartos dolomiticus. Rivista dell’Orto botanico, fonte datata; tabella letta direttamente.
Bibliografia
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- Vorster, P., Robbertse, P.J. & van der Westhuizen, S. (1988). [Descrizione di Encephalartos verrucosus]. South African Journal of Botany 54(5): 487-490. [Sinonimo; riferimento ripreso da The World List of Cycads, titolo e testo non consultati.]
- South African National Biodiversity Institute (2015). NDF assessment for Encephalartos dolomiticus. Supporting document, Scientific Authority of South Africa (aggiornato nel maggio 2015). [Ambiente, effettivi, minacce, germinazione, commercio; testo integrale consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos dolomiticus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41885A50905617. [Categoria CR e criteri; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata.]
- Vorster, P.J. (1992). Focus on Encephalartos dolomiticus. Encephalartos 30: 3-7. [Articolo della rivista della Cycad Society of South Africa citato da The World List of Cycads; non consultato.]
- Hurter, P.J.H. & Glen, H. (1995, secondo The World List of Cycads). Encephalartos hirsutus (Zamiaceae): a newly described species from South Africa. South African Journal of Botany 62(1): 46-48. [Confronto con Encephalartos dolomiticus secondo The World List of Cycads; non consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; tabella 1 consultata.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riferimento ripreso dalla pagina del genere.]