Encephalartos concinnus è una cicadea endemica dello Zimbabwe meridionale, dove cresce su colline di granito coperte di boscaglia secca, nelle province del Matabeleland Sud, delle Midlands e di Masvingo. Questa specie del genere Encephalartos forma cespi di tronchi ramificati alla base, talvolta coricati, e deve il nome all’aspetto ordinato e pulito dei suoi coni maschili. Descritta nel 1969, è oggi classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, dopo decenni di prelievi per le collezioni.
In sintesi: Encephalartos concinnus
- Nome accettato: Encephalartos concinnus R.A.Dyer & I.Verd. (1969), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; le piante erano prima attribuite a Encephalartos manikensis in senso ampio
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Runde cycad» in inglese (Species+, Flora of Zimbabwe)
- Distribuzione naturale: Zimbabwe meridionale (Matabeleland Sud, Midlands, Masvingo), nelle zone di West Nicholson (Gwanda), di Mberengwa (un tempo Belingwe) e del fiume Runde (un tempo Lundi)
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: un solo riscontro, incompleto: danni dopo una notte a −1 °C nel Salento, in Puglia, nel dicembre 2009 (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, colline di granito (kopje) in boscaglia secca, tra i massi; in coltivazione, pieno sole o mezz’ombra e terreno ben drenato secondo fonti orticole
- Portamento e dimensioni adulte: tronchi ramificati alla base, lunghi fino a 2,5 m e larghi 35-45 cm, talvolta coricati; foglie di 1,5-2 m
- Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos concinnus?
Si riconosce dai coni maschili verdi e stretti, con squame numerose e serrate che si sovrappongono come le tegole di un tetto, e dalle foglie lunghe con foglioline corte, poco spinose e regolarmente distanziate. La descrizione originale di Robert Allen Dyer e Inez Verdoorn (1969) indica questi caratteri:
- Portamento: pianta ramificata alla base, raramente con un solo tronco; radice principale tuberizzata; tronchi lunghi fino a circa 2,5 m, che talvolta si coricano a poco a poco, fino a distendersi sul terreno e a produrre gemme lungo tutta la loro lunghezza; diametro di 35-45 cm;
- Foglie: per lo più oblunghe, arrotondate all’apice, lunghe 150-200 cm e larghe 20-30 cm, con una cinquantina di paia di foglioline;
- Foglioline: inserite a 1-1,5 cm l’una dall’altra, ridotte a spine verso la base della foglia; foglioline mediane di 10-15 cm per 2-2,3 cm, diritte o un po’ rivolte in alto verso la punta, disposte «a veneziana» da semiaperta a quasi chiusa, appuntite, con (0) 1-3 (raramente 7) sottili spine su uno o entrambi i margini, soprattutto verso la base;
- Coni maschili: verdi, 1-4 per stagione, da strettamente ovoidi a subcilindrici, lunghi fino a 50 cm e larghi 7,5-10 cm, su un peduncolo di 5-12 cm; squame mediane di 4-5 cm, strettamente oblunghe;
- Coni femminili: verdi, lunghi circa 45 cm e larghi 20 cm, su un peduncolo giallastro di circa 8 cm;
- Semi: rossi, angolosi, lunghi 3,5-3,75 cm e larghi 2-2,5 cm, con involucro carnoso.
Gli autori notarono differenze tra le popolazioni: secondo il raccoglitore J.A. Smit, le foglioline delle piante di Belingwe erano in media più corte, più fitte e più chiuse di quelle di West Nicholson.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos concinnus.
Possibili confusioni
Encephalartos concinnus appartiene al «complesso Encephalartos manikensis», un gruppo di cicadee dello Zimbabwe e del Mozambico dal fogliame molto simile, che Dyer e Verdoorn distinsero soprattutto in base ai coni maschili:
- Encephalartos manikensis ed Encephalartos pterogonus hanno squame maschili larghe quasi quanto lunghe (4-5 cm), mentre quelle di Encephalartos concinnus sono strette, lunghe fino a 5 cm e larghe circa 2 cm;
- Encephalartos chimanimaniensis ed Encephalartos munchii hanno coni maschili lassi, con squame distanziate che lasciano vedere l’asse, mentre quelli di Encephalartos concinnus sono serrati;
- Encephalartos tegulaneus, del Kenya, ha anch’esso squame maschili embricate «come tegole»; Dyer e Verdoorn lo distinguono per le squame più larghe e le piante più robuste.
Senza coni, la distinzione si basa sulle foglioline, criterio che gli autori giudicano poco affidabile: in Encephalartos concinnus sono corte (10-15 cm) e si restringono gradualmente verso la base, con la punta obliqua.
Tassonomia
Encephalartos concinnus è un nome accettato, senza sinonimi. Robert Allen Dyer e Inez Verdoorn lo pubblicarono nel 1969 sulla rivista Kirkia (7: 147-158; descrizione alle p. 152-154, fig. 9-12), in un articolo dedicato a «Encephalartos manikensis e ai suoi stretti alleati». Vi separavano da Encephalartos manikensis, allora inteso in senso ampio, quattro specie nuove. L’olotipo fu raccolto qualche miglio a sud di Belingwe (oggi Mberengwa) da J.A. Smit (PRE 30142, erbario di Pretoria).
Gli autori scelsero come olotipo una raccolta di J.A. Smit a Belingwe perché vi aveva trovato coni di entrambi i sessi. Accostano inoltre la specie a Encephalartos tegulaneus e, più in generale, a Encephalartos gratus e a Encephalartos bubalinus, specie più settentrionali (Malawi, Kenya, Tanzania) che il botanico R. Melville aveva tenuto fuori da questo complesso nel 1957.
Etimologia e storia
L’epiteto concinnus è una parola latina che significa «curato, ben composto». Gli autori lo scelsero per l’aspetto ordinato dei coni maschili, le cui squame si sovrappongono come le tegole di un tetto (Haynes, 2022).
Secondo Dyer e Verdoorn, D.C. McGaw e poi il professor H. Wild avevano segnalato già nel 1953 una pianta femminile coltivata a Belingwe. Da diversi anni si parlava anche di cicadee nella regione del Lundi, senza osservazioni confermate. Nel luglio 1966 L.C. Leach, E.J. Bullock e R.H. Rochat scoprirono una colonia qualche miglio a sud-est di West Nicholson, nel distretto di Gwanda, dove furono raccolti soltanto coni maschili. Durante il fine settimana di Pasqua del 1967 J.A. Smit visitò questa colonia e poi, guidato da abitanti del luogo, trovò vicino a Belingwe un popolamento vigoroso con coni freschi di entrambi i sessi. Nello stesso periodo una squadra dell’erbario di Salisbury (oggi Harare), e poi R.C. Munch, localizzavano piante in un burrone vicino al ponte sul Lundi.
Nomi comuni
Per Encephalartos concinnus non è attestato alcun nome italiano. In inglese porta il nome di «Runde cycad» (cicadea del Runde), usato da Species+ e dalla Flora dello Zimbabwe; si riferisce al fiume Runde, l’antico Lundi, vicino al quale vive una delle popolazioni. Non è stato trovato alcun nome in una lingua locale.
In natura
Encephalartos concinnus è endemico dello Zimbabwe meridionale. La Flora dello Zimbabwe lo descrive come specie della boscaglia secca sui kopje di granito, le colline rocciose tipiche del paese. La descrizione originale colloca le raccolte su una collina di granito tra massi e alberi, a sud-est di West Nicholson, in un burrone vicino al Lundi e nei pressi di Belingwe.
Secondo la Flora dello Zimbabwe, nel 1968 la specie era abbondante e produceva coni a West Nicholson; oggi vi restano solo pochi adulti. Popolazioni più piccole sono segnalate nella Bubiana Conservancy e a nord del fiume Runde. LLIFLE, che cita la valutazione IUCN del 2010, distingue tre sottopopolazioni, di Gwanda, di Mberengwa e del Runde, con circa 50 adulti a Gwanda e almeno 160 a Mberengwa (sono state contate solo le zone accessibili), mentre la sottopopolazione del Runde potrebbe essere scomparsa; indica una quota di 800-900 m e nebbie frequenti di notte e al mattino. Queste cifre non hanno potuto essere verificate alla fonte.
Già nel 1967 J.A. Smit e R.C. Munch giudicavano la colonia di West Nicholson, in una zona più secca, «leggermente moribonda». Gli impollinatori della specie non sono stati studiati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos concinnus è classificato in pericolo critico (CR) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg pubblicata nel 2022), secondo il criterio A4acd: un calo della popolazione di almeno l’80 % stimato su un periodo di tre generazioni che comprende passato e futuro, in base all’osservazione diretta, alla riduzione dell’habitat e ai prelievi. La Flora dello Zimbabwe e diverse fonti secondarie lo indicano ancora «in pericolo» (EN), stato precedente di cui non è stato possibile verificare la data. La pagina della IUCN non ha potuto essere letta (sito bloccato).
La Flora dello Zimbabwe lo dice «molto minacciato dai collezionisti». Secondo LLIFLE, le foglie sono state tagliate anche dagli abitanti per fabbricare stuoie su cui dormire, il che avrebbe causato la morte di vecchie piante; questa informazione non è stata trovata in una fonte primaria.
Come tutte le specie del genere, è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e, in Italia come in tutta l’Unione europea, all’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (lista in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Le piante vendute in Europa devono provenire da coltivazione ed essere accompagnate dai documenti richiesti. Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto verificate la normativa in vigore e, se necessario, consultate le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri).
Coltivazione
I consigli di coltivazione pubblicati vengono soprattutto da fonti orticole. LLIFLE presenta Encephalartos concinnus come una pianta facile ma difficile da trovare, adatta ai climi subtropicali, che chiede un terreno ben drenato, riparo dal gelo e annaffiature regolari nella stagione secca; tollera il pieno sole, dove le foglie restano più corte e resistono meglio al vento, mentre all’ombra si allungano. Le piantine sarebbero meno vigorose di quelle di Encephalartos manikensis o di Encephalartos munchii nei primi cinque anni, per poi crescere più in fretta quando il piccolo tronco raggiunge 2-3 cm di diametro. Queste affermazioni non sono sostenute da prove pubblicate.
Gli autori della descrizione notavano già che una pianta trapiantata in un giardino roccioso, a Belingwe, aveva foglioline più corte e più fitte delle piante selvatiche, cosa che attribuivano al cambiamento di ambiente.
In Italia
Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos concinnus negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non compare nelle fonti consultate: le pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli (compreso l’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli nel 1993-94, pubblicato nel 1997, e la descrizione delle serre uscita nel 2019), gli Index Seminum, le fonti di Palermo e della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch.
Riscontri di coltivazione. La specie circola tra i collezionisti italiani dalla fine degli anni 2000, secondo il forum Tropicamente. Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, Italia) mostra nel luglio 2009 le foglie nuove di una pianta arrivata dalle Americhe, senza indicazioni sulla coltivazione. Un coltivatore di Napoli (Campania, Italia) riferisce sul forum Tropicamente, nel giugno 2010, di coltivare piantine di Encephalartos concinnus con un tronchetto di circa 3 cm in vasi di 10 cm per 10, alti 25, in un terriccio di torba e perlite: hanno passato il primo inverno in casa senza problemi e sono poi state messe all’aperto in pieno sole. Nella stessa discussione il coltivatore di Ravenna sconsiglia la torba e i terreni compatti per i giovani Encephalartos in generale, e indica un miscuglio drenante di un terzo di sabbia grossa, un terzo di terriccio e un terzo di lapillo o ghiaino, in vasi grandi e profondi, evitando di rinvasare durante la crescita. Un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) riferisce invece danni dopo una gelata di −1 °C nel dicembre 2009 (vedi Rusticità). Nel 2013 un appassionato della zona di Napoli chiede sullo stesso forum notizie sulla resistenza al freddo della specie, senza ricevere risposta. Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra in Italia.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. In Francia la specie è coltivata in vaso da pochi collezionisti. Sul forum Fous de palmiers un coltivatore del dipartimento delle Deux-Sèvres (Nuova Aquitania, Francia) ha segnalato nel novembre 2010 che una giovane pianta emetteva una foglia dapprima rosa-arancio, che poi inverdiva; un altro membro ha risposto che simili getti colorati indicano spesso una carenza negli Encephalartos, senza certezza per questa specie. Lo stesso membro diceva di aver perso le sue piantine poco dopo la germinazione.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme, da semi prodotti da piante coltivate. Poiché la specie forma cespi e i suoi tronchi coricati possono produrre gemme, si possono anche prelevare polloni dalle piante coltivate; nessuna fonte descrive però il loro radicamento. LLIFLE ritiene che la germinazione richieda ombra. Per il metodo generale, vedi l’articolo del sito dedicato alla semina delle cicadee.
Malattie e parassiti
Per Encephalartos concinnus non è documentata alcuna malattia né alcun parassita specifico. In coltivazione restano validi i rischi segnalati per le cicadee in generale: marciumi in un terreno che resta umido e cocciniglie.
Rusticità
Encephalartos concinnus non è stato oggetto di alcuna misura precisa di resistenza al freddo, e l’unica testimonianza trovata descrive danni già con una piccola gelata. LLIFLE lo dice sensibile al gelo.
In Italia e nel sud della Francia
In Italia l’unico riscontro viene dal Salento, sul forum Tropicamente: nel dicembre 2009 una sola notte a −1 °C, tra due giornate con massime vicine ai 20 °C, ha causato «non pochi danni» alle piante di un collezionista, tra cui Encephalartos concinnus, Encephalartos ferox e Encephalartos chimanimaniensis, senza che siano precisati il tipo di coltivazione (vaso o piena terra), l’età delle piante e la loro protezione. Lo stesso collezionista aveva scritto già nel dicembre 2008, in base alla sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», che il gruppo di cui fa parte Encephalartos concinnus, con Encephalartos chimanimaniensis, Encephalartos pterogonus, Encephalartos munchii, Encephalartos tegulaneus, Encephalartos villosus, Encephalartos ferox e Encephalartos whitelockii, «non ha alcuna possibilità di sopravvivere a una gelata». Le piantine del coltivatore napoletano erano state svernate in casa. In Francia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né sul forum Fous de palmiers né in altre fonti francofone, per nessuna regione; le piante segnalate sono coltivate in vaso, senza alcun dato di temperatura. Un messaggio di quel forum del 2012, in cui un membro dice che il suo concinnus resiste molto bene, riguarda in realtà un cactus, Notocactus concinnus, e non questa cicadea. In mancanza di altri dati, svernatelo al riparo dal gelo, anche nelle regioni italiane più miti.
Riferimenti internazionali
Nessuna fonte consultata precisa le temperature minime subite dalla specie nel suo ambiente naturale.
Tossicità e precauzioni
Per Encephalartos concinnus non è stato pubblicato alcun dato di tossicità. Il rischio è però documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944, e i semi degli Encephalartos contengono glicosidi propri delle cicadee, la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Questa specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
L’unico uso segnalato è la fabbricazione di stuoie per dormire con le foglie, menzionata da LLIFLE in base alla valutazione IUCN, senza altre precisazioni. Nessuna fonte etnobotanica lo conferma.
Domande frequenti
Perché si chiama concinnus?
Perché i suoi coni maschili hanno un aspetto ordinato e pulito. Concinnus significa «curato» in latino: Dyer e Verdoorn paragonarono le sue squame alle tegole di un tetto.
Dove cresce?
Soltanto nello Zimbabwe meridionale. Vive su colline di granito in boscaglia secca, intorno a West Nicholson (Gwanda), a Mberengwa e al fiume Runde.
È minacciato?
Sì, gravemente. La IUCN lo classifica in pericolo critico (CR) dalla valutazione pubblicata nel 2022, a causa di un forte calo della popolazione, dovuto soprattutto ai prelievi per le collezioni.
Quanto diventa grande?
I suoi tronchi raggiungono circa 2,5 m di lunghezza per 35-45 cm di diametro e spesso finiscono per coricarsi. Le foglie misurano 1,5-2 m. Alcune fonti orticole indicano 3-4 m di tronco, ma la descrizione originale non lo conferma.
Resiste al freddo in Italia?
No, secondo l’unica testimonianza disponibile. Nel Salento un collezionista ha osservato danni dopo una sola notte a −1 °C, nel dicembre 2009. Coltivatelo in vaso e svernatelo al riparo dal gelo.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Non risulta. La specie non compare nelle fonti consultate sugli orti botanici italiani; in Italia è documentata soltanto in collezioni private.
È tossico?
Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.
Leggi anche su Succulentes
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
- Irrigazione delle cycas: errori comuni e come evitarli
- La cycas è velenosa? Pericoli per cani, gatti e bambini
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos concinnus: https://cycadlist.org/scientific_name/283 — nome accettato, autori, pubblicazione, tipo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criterio. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente.
- The World List of Cycads, descrizione originale (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_concinnus.pdf — testo integrale di Dyer e Verdoorn (1969): descrizione, chiavi, storia della scoperta. Articolo pubblicato, fonte primaria; consultato direttamente.
- Flora of Zimbabwe, Encephalartos concinnus: https://www.zimbabweflora.co.zw/speciesdata/species.php?species_id=102940 — nome inglese, ambiente, evoluzione della popolazione di West Nicholson, altre popolazioni. Flora in rete curata da botanici, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos concinnus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/26281/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’Unione europea, nome inglese. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- LLIFLE, Encephalartos concinnus: https://llifle.com/Encyclopedia/PALMS_AND_CYCADS/Family/Zamiaceae/31796/Encephalartos_concinnus — effettivi ripresi dalla IUCN (2010), consigli di coltivazione. Enciclopedia di compilazione, da verificare; consultata direttamente.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Encephalartos concinnus»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8348 — osservazione di una giovane foglia colorata in coltivazione. Forum francese di coltivatori, testimonianza isolata; consultato direttamente.
- Tropicamente, discussioni «Piante che ce l’hanno fatta!/ non ce l’hanno fatta», «Encephalartos», «Le foglie nuove delle Cycadacee» ed «encephalartos»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/piante-che-ce-lhanno-fatta-non-ce-lhanno-fatta/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-2/ — danni dopo una gelata di −1 °C nel Salento (dicembre 2009), parere sulla resistenza al gelo (2008), piantine in vaso a Napoli (2010), foglie nuove a Ravenna (2009), domanda senza risposta (2013). Forum italiano di coltivatori, testimonianze incomplete; consultato direttamente l’11 ottobre 2026.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli, senza Encephalartos concinnus. Rivista dell’Orto botanico, fonte datata.
Bibliografia
- Dyer, R.A. & Verdoorn, I.C. (1969). Encephalartos manikensis and its near allies. Kirkia 7(1): 147-158. [Protologo; descrizione, chiavi, storia delle raccolte; testo integrale consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos concinnus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41903A50904621. [Categoria CR e criterio; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata.]
- Osborne, R. (1993). Focus on Encephalartos concinnus. Encephalartos 34: 4-11. [Articolo della rivista della Cycad Society of South Africa citato da The World List of Cycads; non consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
- Hyde, M.A., Wursten, B.T., Ballings, P. & Coates Palgrave, M. (2026). Flora of Zimbabwe: Encephalartos concinnus. [Descrizione, ambiente, popolazioni; consultata direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Coral Gables, Montgomery Botanical Center. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riferimento ripreso dalla pagina del genere (sintesi consultata).]