Encephalartos bubalinus è una cicadea dell’Africa orientale che vive sui due lati del confine tra Tanzania e Kenya, sulle colline di quarzite a ovest del lago Natron, tra Loliondo e l’Ol Doinyo Sambu. Questa specie del genere Encephalartos forma un tronco corto, eretto o coricato, e foglie verde scuro di 0,6-1,65 m. Il nome, «color camoscio», viene dal feltro bruno chiaro, simile a una pelle scamosciata, che copre le squame del tronco e la base delle foglie. Scoperta nel 1944 e descritta nel 1957 da Ronald Melville, è classificata vulnerabile nella Lista rossa della IUCN a causa del suo areale molto ridotto. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare all’inizio degli anni Novanta.
In sintesi: Encephalartos bubalinus
- Nome accettato: Encephalartos bubalinus Melville (1957), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Lake Natron cycad» in inglese (Species+)
- Distribuzione naturale: Tanzania (regione di Arusha, tra Loliondo e il lago Natron) e Kenya (contea di Narok)
- Stato IUCN: vulnerabile (VU), criterio D2, Lista rossa 2010 (valutazione datata 2009)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore misurato; un solo riscontro italiano, qualitativo (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, boscaglia aperta e praterie su colline di quarzite, verso 1.200-1.500 m (Melville, 1957); sole o mezz’ombra e suolo drenante consigliati in coltivazione
- Portamento e dimensioni adulte: tronco eretto o coricato, alto fino a 1,37 m e largo 33 cm (descrizione originale); foglie di 60-165 cm
- Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: un esemplare all’Orto Botanico di Napoli nei primi anni Novanta (Delpinoa, 1997)
Come riconoscere Encephalartos bubalinus?
Encephalartos bubalinus si riconosce dal feltro fitto bruno camoscio che copre le squame del tronco e la base ingrossata dei piccioli, e dalle foglie piuttosto corte, con numerose foglioline rigide. La descrizione originale di Melville (1957) indica questi caratteri:
- Tronco: eretto o coricato, alto fino a 137 cm e largo 33 cm;
- Squame del tronco (catafilli): nelle piante femminili, da triangolari a ovate e acuminate, di 10-14 cm per 4-4,5 cm, carenate e spesse 10-15 mm, con la faccia esterna coperta da un feltro denso color camoscio; nelle piante maschili, da lineari a lanceolate, di 6-12 cm;
- Foglie: oblanceolate, lunghe 60-165 cm e larghe 20-30 cm, con 50-90 paia di foglioline, arrotondate all’apice e progressivamente ristrette verso la base; rachide poco peloso, biancastro; base ingrossata del picciolo densamente feltrata di bruno camoscio;
- Foglioline: quelle mediane lineari, rigide e coriacee, di 10-20 cm per 11-20 mm, con punta pungente; 2-4 denti spinosi rivolti in avanti sul margine superiore vicino alla base, 0 o 1 su quello inferiore; 24-35 nervature parallele; le foglioline inferiori si riducono a piccole spine;
- Coni maschili: da ellissoidali a quasi cilindrici, lunghi 11-22 cm e larghi 5,5-6 cm, arrotondati alle due estremità, su un peduncolo liscio spesso 1,5-2 cm;
- Coni femminili: non visti da Melville, che disponeva solo di squame isolate, con faccia esposta larga circa 6 cm;
- Semi: da ellissoidali ad ampiamente ovoidali, di 34-42 mm per 21-26 mm, o quasi rotondi (30 mm per 30 mm).
Le dimensioni maggiori dei coni che si trovano in rete (fino a 55 cm per quelli maschili) non sono state ritrovate in una fonte primaria. Il vivaio Jungle Music descrive coni femminili verde bluastro e coni maschili verdi con riflessi bluastri, e piante che producono spesso numerosi polloni.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido naturale od orticolo di Encephalartos bubalinus.
Possibili confusioni
Nelle chiavi di Melville (1957), Encephalartos bubalinus si distingue dagli altri Encephalartos dell’Africa orientale per le squame del tronco da triangolari a ovate, spesse, carenate e coperte, come la base dei piccioli, da un feltro fitto bruno camoscio. Le specie più vicine nelle sue chiavi sono:
- Encephalartos hildebrandtii, della costa del Kenya e della Tanzania: foglie di 2-3 m, verdi, base dei piccioli glabra a maturità, squame del tronco lineari;
- Encephalartos tegulaneus, delle montagne del Kenya: squame del tronco da lanceolate a lineari coperte da un tomento lanoso morbido bruno camoscio, coni maschili con squame ripiegate ed embricate come tegole;
- Encephalartos manikensis: squame del tronco coperte da un tomento lanoso denso color fulvo pallido.
Più a est, Encephalartos kisambo, del Kenya e del nord della Tanzania, è spesso citato come specie vicina; i suoi caratteri distintivi non sono stati verificati nella sua descrizione originale per questa scheda.
Tassonomia
Encephalartos bubalinus è un nome accettato, senza sinonimi. Ronald Melville lo descrisse nell’articolo «Encephalartos in Central Africa», pubblicato nel Kew Bulletin nel 1957 (12(2): 252, figura 4), una revisione preparata per la Flora of Tropical East Africa, in cui descrive anche Encephalartos tegulaneus. Il tipo, Bally 10600, fu raccolto a Moluvane, vicino all’Ol Doinyo Sambu, tra Loliondo e il lago Natron (2° 11′ S, 35° 40′ E), nell’allora Tanganica; l’olotipo è conservato a Kew (K), un isotipo a Berlino (B).
The World List of Cycads accetta la specie nella versione del 15 agosto 2026 e la segnala in Kenya (Narok) e in Tanzania (Arusha). Nessun cambiamento di nome la riguarda.
Etimologia e storia
Il nome viene dal latino bubalinus, «color camoscio», in riferimento al tomento bruno camoscio delle squame e delle basi delle foglie (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Melville precisa che questo feltro fitto ha l’aspetto di una pelle scamosciata color camoscio.
La storia della scoperta è raccontata da Melville. Il botanico Peter R.O. Bally la trovò il 17 settembre 1944 tra Loliondo e l’estremità settentrionale del lago Natron, a una dozzina di chilometri dal confine keniota, vicino a una località chiamata Gwara sulle carte, che i Sonjo, la popolazione locale, chiamano Moluvane. La sua raccolta (Bally 3829) comprendeva un cono maschile e foglie. Tornato il 5 luglio 1956 per cercare coni femminili, trovò solo vecchi coni maschili: quell’anno le piante non avevano prodotto coni, e dei coni femminili restavano solo alcune squame e i gusci dei semi abbandonati dai babbuini. Riportò a Nairobi due piante adulte e quattro semenzali per tentarne la coltivazione.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. Species+ riporta il nome inglese «Lake Natron cycad», dal lago vicino. Non è stato trovato alcun nome maa, sonjo o swahili proprio della specie; Melville cita solo il nome locale del luogo di raccolta, Moluvane.
In natura
Encephalartos bubalinus vive sulle colline di Nguruman, una serie di colline di quarzite che si elevano a 4.000-5.000 piedi (1.200-1.500 m), a ovest del lago Natron. Secondo gli abitanti interpellati da Bally nel 1956, la specie si estende su circa 24 km (15 miglia), tra Loliondo e Loiyogaz a ovest e l’Ol Doinyo Sambu a est. Cresce in una boscaglia aperta e in praterie, con Acacia, Ziziphus, Dombeya, Dolichos e Aloe volkensii. Alcuni estratti di ricerca, probabilmente tratti dalla valutazione della IUCN, indicano una quota di 1.300-2.150 m e citano anche foreste montane rade su suoli sottili su arenaria; non hanno potuto essere verificati.
Melville descrive, per l’insieme degli Encephalartos dell’Africa centrale e orientale, due grandi fattori di mortalità. Il fuoco distrugge facilmente i semenzali, mentre gli adulti resistono a quasi tutti gli incendi. I babbuini, invece, smontano i coni spesso prima della maturità, danneggiano le piante e sradicano i giovani semenzali per mangiare i resti del seme; in alcune regioni sarebbero più distruttivi del fuoco. È proprio ciò che Bally constatò per questa specie nel 1956.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos bubalinus è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo il criterio D2: un’area di occupazione o un numero di località molto ridotti, che espongono la specie a una minaccia rapida (valutazione di J.D. Bösenberg, datata ottobre 2009 e pubblicata nel 2010, secondo The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Alcuni siti la indicano come «quasi minacciata» (NT): non è la categoria adottata da The World List of Cycads. Non è stata trovata alcuna valutazione più recente.
Non è stato trovato alcun dato numerico sulla popolazione. Il vivaio Jungle Music, che cita questa valutazione del 2010, scrive che le popolazioni sembrano stabili ma poco conosciute, per la difficoltà di accesso al terreno, e che gli abitanti ne mangerebbero i semi in tempo di carestia; queste affermazioni non hanno potuto essere verificate nel testo della IUCN.
Come tutto il genere, Encephalartos bubalinus è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, senza annotazioni: piante, semi e polline sono coperti. Il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato; possono essere esportate solo piante riprodotte artificialmente, da vivai registrati, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Per le piante riprodotte artificialmente importate dal Sudafrica, l’Unione europea ha espresso nel 2011 un parere favorevole fino a 7 cm di diametro del caudice, poi, dal 7 febbraio 2013, un parere sfavorevole oltre questa taglia. Queste informazioni vengono da Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, consultata il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali.
Coltivazione
Encephalartos bubalinus è coltivato dai collezionisti, soprattutto nei climi caldi, ma i dati di coltivazione pubblicati si limitano a pareri di vivaisti. È una pianta da sole o da mezz’ombra, che richiede un suolo drenante.
Il vivaio Jungle Music, a San Diego, la descrive come una specie piuttosto rapida, coltivata da molti appassionati della California meridionale. La consiglia al sole o a mezz’ombra sulla costa e nell’entroterra, e in luce filtrata nelle regioni desertiche, in un suolo ben drenato; la giudica tollerante all’acqua. Le foglie lunghe possono allargarsi: prevedete spazio.
In Italia
Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato un esemplare di Encephalartos bubalinus, indicato come originario della Tanzania e del Kenya, coltivato nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. È l’unica presenza documentata in un orto botanico italiano: le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019), gli Index Seminum e le altre fonti consultate (Palermo, la Mortola, BGCI PlantSearch) non citano la specie, e non si sa se questa pianta esista ancora.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare in un solo messaggio. Un coltivatore del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) riferisce nel dicembre 2008, in base alla sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», che il gruppo di specie formato da Encephalartos arenarius, Encephalartos bubalinus, Encephalartos sclavoi, Encephalartos hildebrandtii ed Encephalartos kisambo perde completamente le foglie dopo una gelata, ma con buone possibilità di ripresa alla stagione vegetativa successiva. Il messaggio non indica né temperature né date degli episodi, né se le piante fossero in vaso o in piena terra. Non è stato trovato alcun altro riscontro per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, sono molto scarse: sul forum Fous de palmiers la specie compare in alcune collezioni, in Francia e nella Repubblica Ceca, come giovani piante coltivate al riparo, senza osservazioni di coltivazione dettagliate.
Moltiplicazione
Encephalartos bubalinus si moltiplica per seme e per separazione dei polloni, che la specie produce spesso secondo Jungle Music. I semi, grandi (34-42 mm), devono essere freschi e fecondati; in natura i babbuini ne distruggono una gran parte. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.
Malattie e parassiti
In coltivazione non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos bubalinus. Melville segnala che le squame dei coni femminili degli Encephalartos possono essere attaccate da funghi o insetti, che le deformano. Uno studio del 2025 ha isolato dalla specie un fungo endofita, Amesia nigricolor, senza effetti descritti sulla pianta.
Rusticità
La rusticità di Encephalartos bubalinus non è documentata: non è stata misurata alcuna temperatura limite, né in natura né in coltivazione.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro datato e quantificato, né in Italia né in Francia, per nessuna zona climatica. L’unica indicazione italiana è quella del coltivatore salentino citato sopra, secondo cui le piante adulte perdono tutte le foglie dopo una gelata ma di solito ripartono (2008), senza valori misurati. Le piante segnalate sul forum francese Fous de palmiers sono giovani e coltivate al riparo. In mancanza di dati, coltivate la specie in vaso e ricoveratela al riparo dal gelo d’inverno.
Riferimenti internazionali
L’areale naturale è tropicale d’altitudine, verso 1.200-1.500 m secondo Melville. Non è stato trovato alcun riscontro datato e quantificato negli estratti di PalmTalk consultati. Le sopravvivenze al freddo degli Encephalartos riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.
Tossicità e precauzioni
Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos bubalinus, ma il rischio è documentato per il genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, presenti in quantità minore nelle altre parti della pianta. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala per le cicadee vomito, diarrea, lesioni al fegato e casi mortali. Il vivaio Jungle Music riferisce, secondo la IUCN, che gli abitanti mangiano i semi in tempo di carestia; il dato non è stato verificato e non significa che i semi siano innocui: in altre cicadee solo lunghe preparazioni tradizionali eliminano una parte delle tossine.
Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per pulire i semi, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
L’unico uso segnalato di Encephalartos bubalinus è alimentare e non verificato: secondo Jungle Music, che cita la valutazione della IUCN del 2010, i semi sarebbero consumati in tempo di carestia. Non è stata trovata alcuna fonte etnobotanica che lo confermi o ne precisi la preparazione.
Domande frequenti
Che cosa significa il nome bubalinus?
«Color camoscio». L’epiteto latino si riferisce al feltro fitto bruno chiaro che copre le squame del tronco e la base delle foglie, e che Melville paragonava a una pelle scamosciata. Non ha nulla a che vedere con il bufalo.
Dove cresce Encephalartos bubalinus?
Sulle colline di quarzite di Nguruman, a ovest del lago Natron, tra la Tanzania e il Kenya. Il suo areale, di circa 24 km secondo le informazioni raccolte nel 1956, è uno dei più piccoli del genere in Africa orientale.
Encephalartos bubalinus resiste al freddo in Italia?
Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna temperatura limite. Un coltivatore salentino riferisce che le piante adulte perdono le foglie dopo una gelata ma spesso ripartono. Coltivatelo in vaso e riparatelo dal gelo d’inverno.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse a Napoli. L’Orto Botanico ne coltivava un esemplare all’inizio degli anni Novanta, ma le pubblicazioni più recenti del giardino non citano più la specie.
È minacciato?
Sì, è classificato vulnerabile dalla IUCN dal 2010, a causa del suo areale molto ridotto. È iscritto all’Appendice I della CITES e all’Allegato A nell’Unione europea; si possono acquistare legalmente solo piante riprodotte in coltivazione.
Come distinguerlo da Encephalartos hildebrandtii?
Dalla lunghezza delle foglie e dal feltro. Encephalartos hildebrandtii ha foglie di 2-3 m e una base del picciolo glabra a maturità; Encephalartos bubalinus ha foglie di 60-165 cm e una base del picciolo coperta da un feltro denso bruno camoscio.
Cresce in fretta?
Abbastanza, per un Encephalartos, secondo un vivaio californiano che lo coltiva da tempo. Nessuna misura pubblicata permette di precisare il tempo necessario prima dei primi coni.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos bubalinus: https://cycadlist.org/scientific_name/279 — nome accettato, autore, pubblicazione, tipo (Bally 10600, tra Loliondo e il lago Natron), distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos bubalinus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/20588/legal — Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, Allegato A dell’Unione europea, pareri del gruppo di consultazione scientifica dell’UE (favorevole fino a 7 cm di caudice nel 2011, sfavorevole oltre dal 2013), nome comune inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos bubalinus: https://www.ipni.org/n/871772-1 — riferimento della pubblicazione originale (Kew Bull. 12(2): 252, 1957). Indice nomenclaturale di riferimento; consultato direttamente.
- The Cycad Society, Melville (1957), «Encephalartos in Central Africa» (PDF): http://www.cycad.org/documents/descriptions/Encephalartos/Encephalartos-bubalinus.pdf — testo integrale del protologo: descrizione, tipo, storia della scoperta, habitat, chiavi d’identificazione, ruolo del fuoco e dei babbuini. Copia di un articolo con revisione paritaria, affidabile; consultata direttamente.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Jungle Music, Encephalartos bubalinus: https://www.junglemusic.net/Encephalartos_Species/Encephalartos_bubalinus.html — esposizione, suolo, crescita, colore dei coni, informazioni attribuite alla IUCN (2010). Vivaio specializzato, da confrontare; consultato direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos bubalinus (origine Tanzania, Kenya) coltivato all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Tropicamente, discussione «Encephalartos»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ — riscontro qualitativo di un coltivatore salentino sulla reazione al gelo (dicembre 2008). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; discussione letta l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Encephalartos sclavoi, hildebrandtii et altensteinii» e «My collection here in Czech republic»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=14238 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=19402 — giovani piante in collezione, senza dati di coltivazione. Forum francese di coltivatori, valore aneddotico; messaggi letti tramite la ricerca del forum.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus, dato a livello di genere. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — sintomi nel cane, nel gatto e nel cavallo, cicasina. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo alle cicadee in generale.
Bibliografia
- Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. https://www.jstor.org/stable/4114417 [Protologo (p. 252, fig. 4), chiavi, ecologia; testo integrale consultato (copia della Cycad Society).]
- Bösenberg, J.D. (2010). Encephalartos bubalinus. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41941A10606598. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T41941A10606598.en [Valutazione VU D2, datata 31 ottobre 2009; citata da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
- Gamal, A. e coll. (2025). Amesia nigricolor, a novel endophyte of Encephalartos bubalinus, exhibiting a robust taxol biosynthetic stability. Microbial Cell Factories. https://doi.org/10.1186/s12934-025-02827-5 [Riferimento verificato su Crossref; non consultato.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]