Ceratozamia vovidesii

Ceratozamia vovidesii è una cicadea del Messico meridionale, endemica della Sierra Madre del Chiapas, dove cresce su rocce calcaree nella foresta nebulosa, tra 800 e 1.850 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia, descritta nel 2007, porta lunghe foglie bruno rossastre quando spuntano, munite di numerose foglioline strette e lanceolate, e grossi coni cilindrici. La IUCN la classifica vulnerabile.

L’essenziale su Ceratozamia vovidesii

  • Nome accettato: Ceratozamia vovidesii Pérez-Farr. & Iglesias (2007), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato
  • Distribuzione naturale: Messico, Sierra Madre del Chiapas, da 800 a 1.850 m; la presenza in Guatemala è discussa (vedi In natura)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU, criterio D2), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi compresi
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, rocce calcaree (carsismo) nella foresta nebulosa secondo la monografia del 2022; la descrizione originale descrive soprattutto una foresta di querce su suolo acido derivato da graniti e rocce metamorfiche; in coltivazione, non documentati
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto aereo lungo da 50 a 80 cm e largo da 20 a 30 cm; da 3 a 18 foglie lunghe da 1 a 2,4 m (monografia del 2022); secondo la descrizione originale (2007), fusto da 15 a 85 cm, da sotterraneo a in parte aereo, talvolta ramificato, e da 8 a 16 foglie lunghe da 1,24 a 1,88 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia vovidesii?

È una specie di taglia da media a grande, con foglioline numerose, strette (al massimo 1,4 cm) e lanceolate, spesso arcuate alla base, su foglie erette dal picciolo ben armato. Descrizione secondo la monografia del 2022:

  • Fusto: aereo, eretto e poi coricato, lungo da 50 a 80 cm e largo da 20 a 30 cm; catafilli bruno rossastri, coperti di una peluria bruna;
  • Foglie: da 3 a 18, lunghe da 97 a 238 cm, ascendenti; bruno rossastre quando spuntano, coperte di peli grigio biancastri, poi glabre; picciolo da 40 a 164 cm, armato di 15-55 aculei sottili lunghi da 1,4 a 3,8 mm; rachide da 54 a 153 cm, anch’esso armato;
  • Foglioline: da 30 a 85, lanceolate, papiracee, verdi, glauche sulla pagina inferiore, con nervature ben visibili; quelle mediane misurano da 20 a 45 cm per 0,7-1,4 cm e sono distanziate da 0,3 a 2,4 cm;
  • Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 15 a 45 cm per 3,5-5 cm, verde giallastri e poi crema giallastri, con peli bruno rossastri; squame a forma di cono rovesciato, con la parte sterile arrotondata;
  • Coni femminili: solitari, cilindrici, da 26 a 40 cm per 7-9,6 cm, verde grigiastri e poi verdi, molto pelosi; peduncolo da 7 a 15 cm, eretto o pendente; da 60 a 70 squame con corna diritte di 6-8 mm;
  • Semi: ovali, da 2,2 a 2,7 cm, con la polpa da bianco giallastra a gialla che diventa bruno chiara.

La descrizione originale (Pérez-Farrera e collaboratori, 2007) riporta: fusto da subgloboso a cilindrico, da sotterraneo a in parte aereo, lungo da 15 a 85 cm e largo da 17,8 a 32,1 cm, talvolta ramificato; catafilli di 5,5-7,5 cm, bruno chiari, tomentosi; da 8 a 16 foglie da erette ad arcuate, lunghe da 124 a 188 cm, bruno rossastre quando spuntano e poi verde scuro; picciolo da 36 a 79,5 cm e rachide da 88 a 126 cm, con aculei corti sempre più radi verso l’apice; da 74 a 93 paia di foglioline coriacee, piatte o appena canalicolate, da lineari a falciformi, lungamente acuminate, lunghe da 29 a 38 cm e larghe da 0,74 a 1,4 cm, con 8-13 nervature e articolazione verde; cono maschile eretto, conico, da verde chiaro a verde oliva e poi da giallo chiaro a giallo crema, lungo 48 cm e largo 4,3 cm, su un peduncolo tomentoso di 9 cm; cono femminile da cilindrico a botte, ricadente, verde oliva e poi bruno scuro, lungo da 33 a 46 cm e largo da 6,9 a 9,6 cm, su un peduncolo tomentoso bruno rossastro da 9 a 16 cm; semi ovali da 2,35-2,74 cm per 1,34-1,76 cm, con polpa bianca che diventa giallo crema; 2n = 16 cromosomi. Si differenzia dalla monografia soprattutto per il numero di foglioline (da 74 a 93 paia, contro 30-85 foglioline), per la loro consistenza (coriacee anziché papiracee) e per il fusto, spesso sotterraneo.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

Secondo la monografia del 2022 la specie più vicina è Ceratozamia mirandae, un’altra specie del Chiapas, che le somiglia nelle foglie. La differenza si vede sui coni maschili: in Ceratozamia vovidesii le squame (microsporofilli) hanno la forma di un cono rovesciato, con la parte sterile arrotondata; in Ceratozamia mirandae sono ellittiche, con la parte sterile lineare (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022).

Può ricordare anche le altre specie della Sierra Madre e delle montagne vicine, come Ceratozamia norstogii, Ceratozamia alvarezii o Ceratozamia matudae, anch’esse con foglioline strette; una pianta senza coni e senza provenienza è quindi difficile da nominare. La descrizione originale la avvicinava soprattutto a Ceratozamia matudae, che ha anch’essa coni femminili pendenti: in Ceratozamia matudae il peduncolo del cono femminile è lunghissimo, sottile, verde giallastro e quasi glabro, il fusto aereo e non ramificato, l’articolazione delle foglioline gialla e il cono maschile spesso, cilindrico e corto; in Ceratozamia vovidesii il peduncolo è corto, spesso, bruno e tomentoso, il fusto da sotterraneo ad aereo e talvolta ramificato, l’articolazione verde e il cono maschile sottile, conico e lungo. La stessa descrizione separava Ceratozamia mirandae per i coni femminili eretti e il fusto arborescente non ramificato. Senza coni, infine, una giovane Ceratozamia si confonde anche con una Zamia.

Tassonomia

Ceratozamia vovidesii è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022; non ha sinonimi. POWO non ha potuto essere consultato direttamente.

La specie è stata descritta nel 2007 sul Botanical Journal of the Linnean Society da Miguel Ángel Pérez-Farrera, Jorge González-Astorga, Sergio Avendaño e Carlos Iglesias, con il titolo «A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from the Sierra Madre of Chiapas, Mexico, with comments on species relationships». Il testo integrale è stato letto per questa scheda. Gli autori hanno riconosciuto la specie durante uno studio sulla dinamica delle popolazioni di Ceratozamia matudae nella riserva della biosfera El Triunfo, poi l’hanno coltivata per sei anni, accanto a Ceratozamia matudae, nelle serre dell’UNICACH e al giardino botanico Clavijero di Xalapa, dove la forma delle foglie, delle foglioline e dei coni è rimasta stabile. Il nome è attribuito soltanto a Pérez-Farrera e Iglesias.

Un errore sul tipo corretto

Il numero di raccolta del tipo, Pérez-Farrera 2620a, è stato citato per errore nel 2012 come olotipo di un’altra specie, Zamia grijalvensis. La monografia del 2022 ha verificato i due esemplari: il 2620a è proprio una Ceratozamia conforme alla descrizione di Ceratozamia vovidesii, mentre l’olotipo di Zamia grijalvensis è in realtà la raccolta Pérez-Farrera 3026. Gli autori trattano questa citazione come un semplice errore di battitura, ormai corretto.

Posizione nel genere

Nella filogenesi di Habib e collaboratori (2023), basata su numerosi geni, Ceratozamia vovidesii si colloca nel sottoclade norstogii del clade Miqueliana, con Ceratozamia norstogii, Ceratozamia alvarezii, Ceratozamia mirandae e Ceratozamia chimalapensis, che condividono caratteri delle foglie e dei coni. Uno studio del 2024 osserva che le sue foglioline lanceolate sono comparse indipendentemente da quelle, simili, di Ceratozamia subroseophylla, che appartiene a un’altra linea (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2024).

Etimologia e storia

L’epiteto onora Andrew P. Vovides, botanico dell’Instituto de Ecología di Xalapa (Veracruz), per i suoi lavori sulla sistematica, l’ecologia e la conservazione delle cicadee messicane e per aver creato la collezione nazionale di cicadee del Messico al giardino botanico Francisco Javier Clavijero, a Xalapa (Pérez-Farrera e collaboratori, 2007, citati dalla monografia; Haynes, 2022). Lo stesso botanico è onorato da Dioon vovidesii, una cicadea della Sonora descritta nel 2018.

L’esemplare tipo è una pianta femminile raccolta il 19 luglio 2001 da Pérez-Farrera (n. 2620a) tra la finca Santa Cruz ed El Puente, al rancho Las Cabañas, nel comune di La Concordia, a 1.156 m. L’olotipo è conservato nell’erbario HEM, a Tuxtla Gutiérrez, con isotipi a CHIP, MEXU, MO e XAL. La specie era stata raccolta molto prima della sua descrizione: la monografia cita esemplari del 1945, del 1968 e degli anni Ottanta, e la descrizione originale un esemplare raccolto da E. Matuda nel 1940 e un altro da Miranda nel 1951. La descrizione originale omette di proposito la località del tipo. A parte le piante coltivate per lo studio del 2007, nessuna fonte documenta la sua introduzione in coltivazione.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in un’altra lingua: la monografia del 2022 non ne registra.

In natura

Ceratozamia vovidesii vive nella Sierra Madre del Chiapas, la catena che costeggia il litorale pacifico dello Stato. Cresce su rocce carsiche nella foresta nebulosa, tra 800 e 1.850 m di quota (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022). La descrizione originale descrive un ambiente diverso: soprattutto una foresta di querce a tre strati (Cornus disciflora, Quercus magnoliifolia, Quercus salicifolia, Pinus oocarpa), su un cambisuolo umifero acido, di tessitura argilloso-sabbiosa, posato su graniti precambriani e rocce metamorfiche, con pendenze fino a 45°; la specie vi cresce anche nella foresta nebulosa e nella foresta tropicale umida, tra 1.000 e 1.700 m. Nelle foreste nebulose e umide il fusto è spesso sotterraneo e le foglie erette; nella foresta di querce il fusto è da aereo a sotterraneo e le foglie da arcuate a erette. La monografia cita raccolte nei comuni di Ángel Albino Corzo, Jaltenango de la Paz, La Concordia, Mapastepec e Siltepec.

Presente in Guatemala?

Le fonti non concordano. La monografia del 2022 estende l’areale della specie al Guatemala, sulla base di esemplari del dipartimento di Huehuetenango, e un estratto di POWO la indica «dal Chiapas al Guatemala sud-occidentale». The World List of Cycads, invece, cita soltanto il Chiapas. Due di quegli esemplari guatemaltechi, Steyermark 51818 (1942) e Cook 51 (1906), sono però citati nel 2024 tra il materiale di Ceratozamia guatemalensis, una specie descritta della Sierra de los Cuchumatanes: almeno questi due appartengono quindi oggi alla nuova specie. È probabile che lo stesso valga per le altre piante del Guatemala attribuite a Ceratozamia vovidesii, ma nessuna fonte lo afferma per tutte; con questa riserva, il sito considera la specie endemica del Chiapas.

Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione, sulla germinazione o sulla dinamica delle popolazioni della specie.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia vovidesii è classificata vulnerabile (VU) nella Lista rossa IUCN, secondo il criterio D2, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (stato ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Il criterio D2 si applica a una specie con un areale o un numero di località molto ridotto, che la espone a una minaccia improvvisa. La monografia del 2022 raccomanda di non modificare questo stato, visto il numero di popolazioni osservate sul terreno. Nel 2007 gli autori della descrizione, che conoscevano soltanto quattro popolazioni in una piccola zona della Sierra Madre, proponevano già la categoria vulnerabile (VU C2a, criteri del 1994), nonostante la protezione della riserva, a causa degli incendi annuali incontrollati e della trasformazione dell’ambiente in campi di mais e piantagioni di caffè.

Come tutto il genere Ceratozamia, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (il genere era all’Appendice II dal 1977); Species+ la riporta con il suo nome. Il commercio internazionale di piante selvatiche a scopo commerciale è vietato e i semi non godono di alcuna esenzione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati riletti su Species+ e su The World List of Cycads il 2 e il 3 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o cessione.

In pratica, acquistate soltanto piante nate da seme, con i documenti di provenienza, e non confondete Ceratozamia vovidesii e Dioon vovidesii negli elenchi di vendita.

Coltivazione

Nessuna fonte descrive la coltivazione di Ceratozamia vovidesii, e nessun coltivatore ne parla sui forum consultati. Le indicazioni che seguono si basano soltanto sul suo habitat e sulle regole generali del genere (vedi la pagina del genere):

  • Esposizione: mezz’ombra o luce filtrata, come nella foresta nebulosa; evitate il sole violento.
  • Substrato: drenante, ricco di sostanza organica, con una parte minerale che ricordi le rocce calcaree.
  • Annaffiature: regolari durante la crescita, senza ristagni, ridotte in inverno; un’aria umida si addice a una pianta di foresta nebulosa.
  • Spazio: le foglie adulte superano i 2 m e portano aculei; prevedete spazio e guanti.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme. Le piante sono maschili o femminili, e in coltivazione occorre un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato sulla germinazione di questa specie.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria di Ceratozamia vovidesii. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio e le bruciature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole.

Rusticità

Per Ceratozamia vovidesii non esiste alcun dato: né riscontri di coltivazione, né temperature pubblicate per le sue stazioni. La quota, che arriva a 1.850 m, non basta per dedurne una resistenza al gelo.

In Italia

Nessuna coltivazione è segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’ottobre 2026). I riscontri francesi sul genere riguardano Ceratozamia mexicana e Ceratozamia latifolia e non possono essere trasferiti a questa specie.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro è stato trovato nemmeno con le ricerche sui forum di lingua inglese e spagnola. In mancanza di dati, coltivate la pianta al riparo dal gelo finché non esisteranno prove documentate.

Tossicità e precauzioni

Non esiste alcun dato di tossicità per Ceratozamia vovidesii né per il genere Ceratozamia. Il rischio è invece ben documentato in altre cicadee, in particolare Cycas e Zamia: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Considerate quindi la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, una chiamata immediata a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

La monografia del 2022 segnala soltanto un uso decorativo, sulla base del cartellino dell’esemplare tipo. Non fornisce altri dettagli.

Domande frequenti

Ceratozamia vovidesii e Dioon vovidesii sono la stessa pianta?

No. Sono due cicadee di generi diversi, dedicate allo stesso botanico, Andrew Vovides. Ceratozamia vovidesii vive nelle foreste nebulose del Chiapas; Dioon vovidesii nella Sonora centrale, nel nord-ovest del Paese.

Dove cresce Ceratozamia vovidesii?

Nella Sierra Madre del Chiapas, nel Messico meridionale. Cresce su rocce calcaree nella foresta nebulosa, tra 800 e 1.850 m. La sua presenza in Guatemala, citata dalla monografia del 2022, è rimessa in discussione dalla descrizione di Ceratozamia guatemalensis.

Come riconoscerla?

Dalle foglioline strette e numerose. Sono lunghe da 20 a 45 cm e larghe al massimo 1,4 cm, e le foglie giovani sono bruno rossastre. Per separarla da Ceratozamia mirandae bisogna esaminare le squame del cono maschile.

È minacciata?

Sì, in misura moderata. La IUCN la classifica vulnerabile dal 2022 per il suo areale ristretto. Come tutto il genere, è iscritta all’Appendice I della CITES.

Chi era Vovides?

Un botanico specialista delle cicadee messicane. Andrew P. Vovides, dell’Instituto de Ecología di Xalapa, ha fondato la collezione nazionale di cicadee del Messico al giardino botanico Francisco Javier Clavijero.

Resiste al freddo?

Non si sa. Non esiste alcuna prova documentata: tenetela al riparo dal gelo in inverno.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Pérez-Farrera, M.A., González-Astorga, J., Avendaño, S. & Iglesias, C.G. (2007). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from the Sierra Madre of Chiapas, Mexico, with comments on species relationships. Botanical Journal of the Linnean Society 153(4): 393-400. DOI: 10.1111/j.1095-8339.2007.00629.x. [Descrizione originale; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo, esemplari, habitat, confronto con Ceratozamia matudae e Ceratozamia mirandae, chiave delle specie della Sierra Madre, stato proposto. Fonte primaria.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
  • Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F., Gernandt, D.S., Huesca-Domínguez, I. & Stevenson, D.W. (2024). Evolutionary trends of reproductive phenotype in Cycadales: an analysis of morphological evolution in Ceratozamia. Annals of Botany 134(4): 631-650. DOI: 10.1093/aob/mcae058. [Evoluzione delle foglioline; testo integrale letto su PubMed Central.]
  • Pérez-Farrera, M.A., Díaz-Jiménez, P., Quezada, M.L., Marroquín-Tintí, A., Delgado Montejo, H.M., Mendoza-Montejo, S.A. & Gutiérrez-Ortega, J.S. (2024). Ceratozamia guatemalensis (Zamiaceae): a new cycad species from Mesoamerica. Phytotaxa 668(1): 63-80. DOI: 10.11646/phytotaxa.668.1.4. [Esemplari guatemaltechi; trattamento letto su Plazi.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia vovidesii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178877A69865727. [Categoria VU; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. DOI: 10.11646/phytotaxa.550.1.1. [Etimologia; citata tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]