Ceratozamia norstogii è una cicadea delle montagne del Chiapas e dell’Oaxaca, nel Messico meridionale, che cresce su rocce calcaree nelle foreste di pini e querce, tra 800 e 1.650 m di quota. Descritta nel 1982 a partire da una pianta raccolta nel 1925, è una delle specie più facili da riconoscere del genere Ceratozamia: il picciolo e l’asse delle foglie, color rame, sono attorcigliati a spirale, e le foglioline, strettissime, sono arrotolate a doccia. La IUCN la classifica in pericolo.
L’essenziale su Ceratozamia norstogii
- Nome accettato: Ceratozamia norstogii D.W.Stev. (1982), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del genere (2022); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato
- Distribuzione naturale: Messico (Chiapas, Oaxaca), regioni montuose, da 800 a 1.650 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022 (criteri A2acd; B1ab(iii,v))
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; semi compresi
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, rocce carsiche nella foresta di pini e querce; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto aereo da 30 a 60 cm; da 5 a 48 foglie lunghe da 0,5 a 1,3 m (monografia del 2022); fusto di meno di 50 cm e foglie di 1-2 m secondo la descrizione originale (1982)
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia norstogii?
Secondo la monografia del genere (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022), Ceratozamia norstogii si riconosce subito dal picciolo e dal rachide attorcigliati. Le foglioline, lineari e coriacee, sono arrotolate verso l’alto con tanta forza da sembrare scanalate, e terminano con una punta acuta. Ecco la descrizione della monografia:
- Fusto: aereo, lungo da 30 a 60 cm e largo da 20 a 40 cm, prima eretto e poi coricato; catafilli persistenti, triangolari allungati, bruno rossastri, lanosi;
- Foglie: da 5 a 48, erette, lunghe da 50 a 126 cm; bruno ramate quando spuntano, coperte di peli grigio biancastri, poi glabre. Il picciolo, lungo da 10 a 49 cm, ramato e attorcigliato, porta da 30 a 60 aculei robusti di 1-3 mm; il rachide, anch’esso ramato, attorcigliato e armato, misura da 40 a 88 cm;
- Foglioline: da 33 a 91 paia, lineari, coriacee, fortemente arrotolate, verdi con la base giallo verdastra, glauche sotto, con la punta acuta e simmetrica; quelle mediane sono lunghe da 14 a 48 cm ma larghe soltanto da 2 a 4,6 mm, distanziate da 0,2 a 1,3 cm;
- Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 13 a 25 cm per 3-8 cm, bruni con peli bruno rossastri, poi da giallo verdastri a color crema; peduncolo di 2-5,5 cm;
- Coni femminili: solitari, cilindrici, eretti, da 21 a 35 cm per 8,5-10,5 cm, verde grigiastri e coperti di peli nerastri a maturità, con la punta affilata; peduncolo di 4,8-9 cm. Le squame, da 42 a 63, portano due corna diritte;
- Semi: ovali, da 2 a 3,5 cm, con la polpa bianco rosata prima della maturità, bruno chiara a maturità.
La descrizione originale (Stevenson, 1982), basata in gran parte su esemplari d’erbario e su piante coltivate, differisce su un punto fondamentale: indica un picciolo e un rachide diritti, ed è proprio questo il carattere che oppone al picciolo e al rachide attorcigliati di Ceratozamia zaragozae. Già nel 1986, però, la chiave di Stevenson, Sabato e Vázquez Torres attribuisce a Ceratozamia norstogii un rachide «generalmente attorcigliato», come la monografia del 2022; le fonti consultate non spiegano questo cambiamento. Gli altri valori del 1982 sono: fusto corto (meno di 50 cm), da subcilindrico a cilindrico; foglie di 1-2 m, densamente pubescenti da giovani e poi glabre; picciolo di 20-30 cm, spinoso soprattutto alla base; rachide di 0,8-1,7 m, a volte spinoso nella metà inferiore; da 50 a 80 foglioline per lato, lineari, di 20-50 cm per 3-7 mm (fino a 10 mm), con 5 o 6 nervature, assottigliate all’apice e arrotolate al punto da diventare quasi tubolari una volta secche; cono maschile bruno fulvo, cilindrico allungato, mucronato, di 20-25 cm per 5-8 cm, su un peduncolo di 2-5 cm; cono femminile verde oliva, cilindrico, mucronato, di 20-40 cm per 9-12 cm; semi bianchi a maturità, lisci, di 2-3,5 cm per 1,2-1,5 cm.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Nel genere soltanto un’altra specie ha picciolo e rachide attorcigliati: Ceratozamia zaragozae, del San Luis Potosí, molto più a nord. Secondo la monografia del 2022 se ne distingue per il picciolo senza aculei (abbondanti e robusti in Ceratozamia norstogii) e per le foglioline membranose (coriacee in Ceratozamia norstogii). Di solito l’origine basta a separarle. La descrizione originale del 1982 le distingueva in un altro modo: picciolo e rachide diritti e foglioline dall’apice assottigliato in Ceratozamia norstogii, picciolo e rachide attorcigliati e foglioline bruscamente acute in Ceratozamia zaragozae, considerata la specie più vicina.
Altre specie del Messico meridionale hanno foglioline strette, come Ceratozamia mirandae o Ceratozamia alvarezii nel Chiapas, ma il loro rachide non è attorcigliato e le loro foglioline sono papiracee, senza l’arrotolamento a doccia di Ceratozamia norstogii.
Tassonomia
Ceratozamia norstogii è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta da D.W. Stevenson su Brittonia (34(2): 181-184, 1982), con il titolo «A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Chiapas, Mexico». Il testo integrale è stato letto per questa scheda.
Secondo Stevenson, tre botanici avevano già riconosciuto la specie come nuova senza mai descriverla: J.N. Rose, che aveva etichettato gli esemplari di Purpus con un nome inedito dedicato al raccoglitore; P.C. Standley, che per conto suo aveva dedicato ad Alice Eastwood esemplari raccolti da Eric Walther su piante coltivate in California; infine C.J. Chamberlain, che aveva ripreso il nome manoscritto di Rose. Per evitare confusioni tra questi due nomi d’erbario, Stevenson ha scelto un nome del tutto nuovo.
L’olotipo è una pianta femminile raccolta nel marzo-aprile 1925 dal raccoglitore C.A. Purpus (n. 6) in foreste ombrose vicino al Rancho Fenia, nel Chiapas. È conservato nell’erbario dell’orto botanico di New York (NY), con isotipi negli erbari F, MO e US (la descrizione originale cita soltanto US e frammenti a F). Come paratipi cita anche un’altra raccolta di Purpus del marzo 1925 (n. 10006), etichettata «Sierra Madre del Sul» (nel Chiapas), su pendii sotto pini e querce, e un cono maschile raccolto da Purpus nel settembre 1932. La specie è dunque rimasta più di mezzo secolo negli erbari prima di essere descritta.
La sua posizione nella filogenesi del genere non è stata verificata negli studi consultati.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Knut J. Norstog (1921-2003), botanico americano del Fairchild Tropical Botanic Garden di Coral Gables, in Florida, grande specialista della biologia delle cicadee, che Stevenson ringraziava per il contributo alla conoscenza del gruppo e per averlo avviato egli stesso a queste piante (The World List of Cycads, sulla base del compendio etimologico di Haynes, 2022; monografia del 2022).
Dopo la descrizione, la specie è stata presentata da Roy Osborne e Miguel Ángel Pérez-Farrera nell’articolo «Focus on Ceratozamia norstogii», uscito nel 2007 sulla rivista Encephalartos; questo articolo non è stato consultato. La descrizione originale mostra che la specie era coltivata negli Stati Uniti molto prima di essere descritta: a Coronado, vicino a San Diego (piante prelevate in natura da Edward Howard, esemplari di C.J. Chamberlain del 1937 e del 1940), nel conservatorio Doheny di San Marino, vicino a Los Angeles (piante provenienti dal Chiapas settentrionale, esemplare del 1939), nel conservatorio del Golden Gate Park di San Francisco (1929) e al Fairchild Tropical Garden di Miami (accessione 69-421, cono maschile nel 1971).
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in un’altra lingua: la monografia del 2022 non ne riporta nessuno.
In natura
Secondo la monografia del 2022, Ceratozamia norstogii vive nelle regioni montuose del Chiapas e dell’Oaxaca, su rocce carsiche, nella foresta di pini e querce e nella fascia di passaggio tra pineta e querceto, tra 800 e 1.650 m. È una delle poche specie del genere che vivono nella foresta di pini e querce: la monografia osserva che la maggior parte delle Ceratozamia abita la foresta nebulosa, e che la foresta di pini e querce ne ospita soltanto alcune.
Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione, sulla fenologia o sulla dinamica delle popolazioni dedicato a questa specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia norstogii è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 con i criteri A2acd; B1ab(iii,v) (The World List of Cycads): calo osservato della popolazione, legato al degrado dell’habitat e allo sfruttamento, e areale ridotto in cui l’habitat e il numero di adulti diminuiscono. La monografia del 2022 indica la stessa categoria con criteri diversi (A2abd; B1ab(iii,iv,v); C1).
Come tutte le specie del genere, Ceratozamia norstogii rientra nell’Appendice I della CITES, in cui il genere Ceratozamia è iscritto per intero dal 1° agosto 1985 (era nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a scopo commerciale di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i permessi richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. I semi non godono di alcuna esenzione.
Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o scambio, e chiedete i documenti che attestano la provenienza.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione specifica per Ceratozamia norstogii, e sui forum francesi, italiani e anglofoni consultati non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione. La specie era comunque già coltivata negli Stati Uniti nel 1929, come mostrano le piante citate nella descrizione originale.
Il suo ambiente, rocce calcaree nella foresta di pini e querce di media montagna, fa pensare a una coltivazione in luce filtrata, in un substrato molto drenante. Sono indicazioni dedotte dall’habitat, non verificate da prove pubblicate.
Moltiplicazione
Non esistono dati specifici. Come tutte le Ceratozamia, la specie ha piante maschili e piante femminili; si moltiplica per semina di semi freschi ottenuti da un’impollinazione, fatta a mano in coltivazione. Maneggiate i semi con i guanti.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. I rischi abituali delle Ceratozamia in coltivazione sono il marciume in un terreno freddo e inzuppato e le cocciniglie.
Rusticità
Per Ceratozamia norstogii non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il suo ambiente di pineta e querceto, fino a 1.650 m, non basta da solo a dedurne una tolleranza al gelo.
In Italia
Non è stato documentato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.
Esperienze francesi
Nemmeno in Francia è stato pubblicato alcun risultato, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Una ricerca per epiteto sul forum Fous de palmiers (ottobre 2026) non restituisce alcun riscontro di coltivazione. In attesa di prove, coltivatela al riparo dal gelo.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun rilievo di freddo nemmeno altrove: né sui forum anglofoni consultati, né negli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia norstogii, ma il rischio è ben documentato nelle altre cicadee. I loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono subire intossicazioni gravi. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
La monografia del 2022 non riporta alcun uso per questa specie.
Domande frequenti
Come riconoscere Ceratozamia norstogii?
Dal picciolo e dal rachide attorcigliati, color rame, secondo la monografia del 2022 (la descrizione originale del 1982 li diceva diritti). Anche le foglioline, strettissime (meno di 5 mm) e arrotolate a doccia, sono caratteristiche.
Che differenza c’è con Ceratozamia zaragozae?
Gli aculei e la consistenza delle foglioline. Anche Ceratozamia zaragozae, del San Luis Potosí, ha il rachide attorcigliato, ma il suo picciolo è senza aculei e le foglioline sono membranose.
Dove cresce?
Sulle montagne del Chiapas e dell’Oaxaca, in Messico. Vive su rocce calcaree nella foresta di pini e querce, tra 800 e 1.650 m.
Chi era Norstog?
Knut J. Norstog (1921-2003), botanico americano del Fairchild Tropical Botanic Garden, in Florida, specialista della biologia delle cicadee.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo dalla valutazione pubblicata nel 2022, e tutto il genere è iscritto all’Appendice I della CITES.
Sopporta il gelo?
Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova, né in Italia né altrove; nel frattempo coltivatela al riparo dal gelo.
È tossica?
Bisogna supporlo. Per la specie non esiste alcuna analisi, ma le cicadee studiate contengono tossine pericolose per il fegato e il sistema nervoso, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia norstogii: https://cycadlist.org/scientific_name/40 — autore, protologo, tipo (Purpus 1925), distribuzione, stato IUCN 2022, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 3 ottobre 2026.
- PubMed Central, Monograph of Ceratozamia (Martínez-Domínguez e coll., 2022): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, tipo, distribuzione, quote, habitat, nomi comuni, usi, stato, discussione della specie. Articolo sottoposto a revisione paritaria, ad accesso libero; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia norstogii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/28161/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere dal 1° agosto 1985), Allegato A dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
- Stevenson, D.W. (1982). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Chiapas, Mexico. Brittonia 34(2): 181-184. DOI: 10.2307/2806372. [Protologo; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo e paratipi, piante coltivate, confronto con Ceratozamia zaragozae, storia dei nomi d’erbario. Fonte primaria.]
- Osborne, R. & Pérez-Farrera, M.A. (2007). Focus on Ceratozamia norstogii. Encephalartos 90: 13-15. [Articolo divulgativo di una società specializzata; riferimento ripreso da The World List of Cycads, non consultato.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia norstogii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42102A69822880. DOI: 10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42102A69822880.en. [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads, DOI verificato su Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. DOI: 10.11646/phytotaxa.550.1.1. [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]