Ceratozamia sabatoi è una piccola cicadea del Messico, endemica della Sierra Gorda, al confine tra gli Stati di Querétaro e di Hidalgo, dove vive nel sottobosco delle foreste di querce e di pini e querce tra 1.600 e 1.900 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia è stata scoperta all’inizio degli anni Novanta, durante gli studi preliminari per una diga idroelettrica, e descritta nel 1993. Porta il nome di un botanico italiano, Sergio Sabato, dell’Orto Botanico di Napoli. Ha un carattere che non si ritrova in nessun’altra specie del genere: la faccia terminale delle squame dei coni maschili è ripiegata verso il basso. La IUCN la classifica in pericolo.
L’essenziale su Ceratozamia sabatoi
- Nome accettato: Ceratozamia sabatoi Vovides, Vázq.Torres, Schutzman & Iglesias (1993), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; nessun nome volgare registrato in Messico (monografia del 2022)
- Distribuzione naturale: Messico, Sierra Gorda (Querétaro e Hidalgo), tra 1.600 e 1.900 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2acd; B1ab(i,ii,iii,v)), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun dato, né in coltivazione né sotto forma di rilevamenti climatici del suo habitat (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, strato basso delle foreste di querce e di pini e querce, su argille rosse o su argilla ricca di humus sopra il calcare; in coltivazione, mezz’ombra e terreno drenante
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto corto, alto da 8 a 30 cm e largo da 20 a 35 cm; da 3 a 40 foglie lunghe da 60 a 129 cm secondo la monografia del 2022 (da 2 a 6 foglie di 80 cm al massimo nella descrizione originale)
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia sabatoi?
Il carattere decisivo sta nei coni maschili: soltanto in questa specie la faccia terminale delle squame fertili (i microsporofilli) è ricurva verso il basso (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022). Senza coni si presenta come una pianta piccola, dal fusto corto e dalle foglie ricadenti, con foglioline strette, piatte e flessibili. La monografia del 2022 la descrive così:
- Fusto: aereo, eretto e poi coricato con l’età, lungo da 8 a 30 cm e largo da 20 a 35 cm;
- Foglie: da 3 a 40, lunghe da 60 a 129 cm, ricadenti, bruno scuro e coperte di peli grigio biancastri quando spuntano, poi glabre; picciolo lungo da 20 a 60 cm, con 5-40 aculei sottilissimi, lunghi al massimo 2 mm;
- Foglioline: da 26 a 54 paia, lineari, piatte, papiracee, verdi su entrambe le facce, lunghe da 13 a 32 cm e larghe da 0,6 a 1,5 cm, con l’articolazione bruna;
- Coni maschili: cilindrici, eretti, da 11 a 18 cm per 3,5-4,8 cm, giallo verdastri e poi coperti di peli nerastri;
- Coni femminili: cilindrici, eretti, da 14 a 19,5 cm per 5,5-8,5 cm, verde bluastro con peli nerastri a maturità, con l’apice apicolato;
- Semi: ovali, lunghi da 1,2 a 2 cm, con la polpa bianco rosata che diventa bruno chiara.
La descrizione originale del 1993 dà un’immagine un po’ diversa: fusto globoso in parte interrato, alto al massimo 25 cm, che produce facilmente polloni; da 2 a 6 foglie di 80 cm al massimo; foglie giovani verde chiaro; coni femminili lunghi da 6 a 12 cm, verde bluastri e poi bruno bluastro chiaro. Queste differenze, che riguardano anche il colore delle foglie giovani, dipendono probabilmente da esemplari e stadi di sviluppo diversi; gli autori della monografia non le hanno discusse.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Il rischio maggiore riguarda le altre due piccole specie del Messico nord-orientale, con le quali Ceratozamia sabatoi forma un gruppo naturale:
- Ceratozamia kuesteriana, del Tamaulipas: foglioline incavate a doccia, foglie erette, picciolo e rachide color rame nelle piante adulte e coni femminili bruno rossastri o verde scuro, lunghi più di 13 cm; in Ceratozamia sabatoi le foglioline sono piatte, le foglie ricadenti, il picciolo verde e i coni femminili verde bluastri e più corti (Vovides e collaboratori, 1993; Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022);
- Ceratozamia zaragozae, del San Luis Potosí: rachide ritorto e privo di aculei, foglioline strettissime (da 4 a 7 mm), membranacee e arrotolate;
- Ceratozamia latifolia (compresa l’antica Ceratozamia microstrobila): foglioline molto più larghe, oltre 2,8 cm secondo la chiave del 1993.
Senza coni una Ceratozamia si distingue a fatica da una Zamia: soltanto le due corna delle squame dei coni permettono di decidere.
Tassonomia
Ceratozamia sabatoi è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia di Martínez-Domínguez e collaboratori (2022); non ha sinonimi e non ha mai cambiato nome. La specie è stata descritta nel 1993 sulla rivista Novon da Andrew Vovides e Carlos Iglesias, dell’Instituto de Ecología di Xalapa, da Mario Vázquez Torres, dell’Instituto de Investigaciones Biológicas di Xalapa, e da Bart Schutzman, dell’Università della Florida. Già allora gli autori la avvicinavano a Ceratozamia kuesteriana, da cui si distingue per il portamento, le foglie, i coni femminili e il colore delle foglie giovani.
La filogenesi di Habib e collaboratori (2023), basata su quasi 4.000 geni nucleari, ha confermato questa parentela: Ceratozamia sabatoi forma con Ceratozamia zaragozae un gruppo fratello di Ceratozamia kuesteriana, il «sottoclade kuesteriana», collocato nel grande clade Mexicana. Queste tre specie del Messico nord-orientale hanno in comune foglioline strette, da lanceolate a lineari. La descrizione originale riporta anche un numero cromosomico 2n = 16, con un cariotipo simile a quello delle altre specie del genere.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Sergio Sabato (1941-1991), studioso di cicadee dell’Università di Napoli, per le sue ricerche sul campo e di biologia sperimentale sulle Zamiaceae dell’America tropicale (Vovides e collaboratori, 1993; Haynes, 2022).
Un botanico napoletano in Messico
I resoconti di viaggio pubblicati da Aldo Moretti sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, permettono di conoscere meglio questo botanico. Sergio Sabato, allora in servizio all’Università di Firenze e poi passato all’Università di Napoli, partecipò alle spedizioni in America Latina del 1969, 1971 e 1974 promosse dal medico napoletano Luigi Califano, all’origine della collezione di cicadee dell’Orto Botanico di Napoli. Nel 1979 e nel 1980 condusse con Moretti due spedizioni in Messico dedicate ai generi Ceratozamia, Dioon e Zamia, con l’aiuto sul posto di Mario Vázquez Torres, dell’Universidad Veracruzana di Xalapa: lo stesso botanico che, più di dieci anni dopo, firmerà la descrizione di Ceratozamia sabatoi. Da questa collaborazione nacquero diverse specie di Dioon descritte da De Luca, Sabato e Vázquez Torres, tra cui Dioon caputoi, Dioon holmgrenii e Dioon tomasellii (Moretti, 2022 e 2023).
La scoperta legata alla diga di Zimapán
La storia della specie comincia con il progetto della diga idroelettrica di Zimapán. Durante gli inventari botanici preliminari il biologo Ricardo Zirahuén trovò in una foresta di pini e querce del Querétaro una piccola Ceratozamia sconosciuta; poco dopo fu individuata una seconda popolazione sul versante dell’Hidalgo. Alcune piante vive furono trasferite al giardino botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa per essere osservate, e il cariotipo fu stabilito su tre di esse. Il tipo è una pianta femminile raccolta il 15 aprile 1991 nel comune di San Joaquín (Querétaro) da Andrew Vovides (n. 1205; olotipo nell’erbario XAL). L’articolo uscì nel numero di Novon pubblicato il 29 dicembre 1993. Gli autori omisero di proposito le località precise, per scoraggiare la raccolta a scopo commerciale.
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano attestato, e la monografia del 2022 non registra alcun nome volgare in Messico. Nelle fonti consultate non è stato trovato nemmeno un nome inglese proprio della specie: si usa soltanto il nome scientifico.
In natura
Ceratozamia sabatoi è endemica della Sierra Gorda, nel Querétaro, e delle vicine montagne dell’Hidalgo nord-occidentale. La monografia del 2022 la colloca nello strato erbaceo della transizione tra foresta di querce e foresta nebulosa, tra 1.600 e 1.900 m. Esemplari d’erbario provengono dai comuni di Cadereyta de Montes, Pinal de Amoles, Landa de Matamoros e San Joaquín (Querétaro), Zimapán e Jacala de Ledezma (Hidalgo).
La descrizione originale descrive in dettaglio le due stazioni di partenza. Nel Querétaro la foresta di pini e querce è dominata da Pinus teocote e da diverse querce (Quercus crassifolia, Quercus macrophylla, Quercus germana, Quercus xalapensis) e cresce su argille rosse lateritiche. Nell’Hidalgo una foresta mista di querce, più ricca perché più piovosa, cresce su un’argilla scura e umifera appoggiata sul calcare, con Arbutus xalapensis, Carya ovata, Litsea glaucescens e Prunus serotina. Gli autori contrappongono questi ambienti relativamente secchi a quelli di Ceratozamia kuesteriana, che vive in foreste nebulose molto più umide, su carsismo. Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione o sulla demografia della specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia sabatoi è classificata in pericolo (EN, criteri A2acd; B1ab(i,ii,iii,v)) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022: la popolazione è diminuita e l’areale è ridotto e frammentato, con un degrado continuo dell’habitat. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; lo stato è ripreso da The World List of Cycads. Già nel 1993 gli autori la ritenevano minacciata e temevano la raccolta commerciale. Il progetto della diga di Zimapán, all’origine della scoperta, mostra anche quanto le grandi opere pesino su un territorio così piccolo.
Come tutto il genere Ceratozamia, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (le cicadee erano all’Appendice II dal 1977). L’iscrizione riguarda l’intero genere e copre quindi anche le specie descritte di recente. Il commercio internazionale di piante selvatiche a scopo commerciale è vietato e i semi non godono di alcuna esenzione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o cessione, perché queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.
In pratica, acquistate soltanto piante nate da seme o da polloni in coltivazione, vendute con i loro documenti di provenienza.
Coltivazione
Nessuna fonte descrive in dettaglio la coltivazione di questa specie. Si sa soltanto che è conservata in collezione: al giardino botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa fin dalla sua descrizione e al giardino botanico Nong Nooch, in Thailandia, dove sono stati prelevati i campioni dello studio filogenetico del 2023. Le indicazioni che seguono si basano sul suo habitat e sulle regole generali del genere:
- Esposizione: mezz’ombra o ombra leggera, come nel sottobosco di querce dove vive; al riparo dal sole diretto del pomeriggio nei climi mediterranei.
- Substrato: drenante ma ricco di sostanza organica; nel suo habitat argille e uno strato di humus si sovrappongono, talvolta sopra il calcare.
- Annaffiature: regolari durante la crescita, lasciando asciugare la superficie tra un apporto e l’altro; molto ridotte in inverno, senza mai lasciare il terreno fradicio.
- Crescita: lenta, come in tutte le cicadee; non esiste alcun dato numerico per questa specie.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene soprattutto per seme. Le piante sono maschili o femminili: servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. La descrizione originale segnala un fusto che produce facilmente polloni; la loro separazione, possibile in teoria nelle Ceratozamia che pollonano, non è descritta da alcuna fonte per questa specie. Non sono stati trovati dati sulla germinazione.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria di Ceratozamia sabatoi. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio e le bruciature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole (vedi la pagina del genere).
Rusticità
Per Ceratozamia sabatoi non esiste alcun dato: non è stato trovato nessun riscontro di coltivazione datato, e nessuna fonte consultata pubblica temperature misurate nelle sue stazioni. La quota (da 1.600 a 1.900 m) e le foreste di querce e pini in cui vive non bastano per dedurne una resistenza al freddo.
In Italia
Nonostante il legame del suo nome con Napoli, nessuna coltivazione è segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate, che comprendono i cataloghi e gli Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli.
Esperienze francesi
Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’ottobre 2026). I riscontri francesi sul genere riguardano Ceratozamia mexicana e Ceratozamia latifolia e non possono essere trasferiti a un’altra specie.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro è stato trovato nemmeno con le ricerche sui forum di lingua inglese e spagnola. In mancanza di dati, conviene trattarla come una pianta da coltivare in vaso e da tenere al riparo dal gelo in inverno, finché non esisteranno prove documentate.
Tossicità e precauzioni
Non esiste alcun dato di tossicità per Ceratozamia sabatoi né per il genere Ceratozamia. Il rischio è però documentato in altre cicadee, in particolare Cycas e Zamia: i loro semi soprattutto contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Considerate quindi la pianta tossica: tenete semi e foglie lontano da bambini e animali, usate i guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Non è noto alcun uso: la monografia del 2022 non ne riporta per questa specie.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Ceratozamia sabatoi?
Da Sergio Sabato. Questo botanico dell’Università di Napoli, morto nel 1991, studiò a lungo le cicadee dell’America tropicale, anche sul campo in Messico, dove partecipò a diverse spedizioni dell’Orto Botanico di Napoli.
Dove cresce?
Nella Sierra Gorda, in Messico. Vive nel Querétaro e nel vicino Hidalgo, tra 1.600 e 1.900 m, nel sottobosco delle foreste di querce o di pini e querce.
Come distinguerla da Ceratozamia kuesteriana?
Dalle foglie e dai coni. Ceratozamia sabatoi ha foglioline piatte, foglie ricadenti e coni femminili verde bluastri più corti; Ceratozamia kuesteriana ha foglioline a doccia, foglie erette e un picciolo color rame. Le squame maschili ripiegate verso il basso esistono soltanto in Ceratozamia sabatoi.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo dalla valutazione pubblicata nel 2022. L’areale è piccolo e frammentato, e già nel 1993 gli autori temevano la raccolta commerciale al punto da tacere le località precise.
Resiste al freddo?
Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova di coltivazione datata né alcuna temperatura misurata nel suo habitat. Finché mancano dati, tenetela al riparo dal gelo.
Si può moltiplicare per polloni?
Forse, ma non è documentato. La descrizione originale indica che il fusto produce facilmente polloni, ma nessuna fonte ne descrive il prelievo. La semina resta il metodo di riferimento.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia sabatoi: https://cycadlist.org/scientific_name/42 — autori, descrizione originale, tipo, distribuzione, stato IUCN del 2022, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Monografia di Ceratozamia (PhytoKeys 208), testo integrale su PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, tipo, areale, quote, nomi comuni e usi, stato preliminare. Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- Revisione delle Ceratozamia della Sierra Madre Orientale (PhytoKeys 100), PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6023955/ — descrizione, distribuzione, caratteri distintivi (peli bianchi, aculei cortissimi). Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- Internet Archive (BioStor), descrizione originale di Ceratozamia sabatoi: https://archive.org/details/biostor-64834 — scoperta, tipo, descrizione, cromosomi, habitat. Facsimile dell’articolo di Novon; testo integrale letto.
- Filogenesi di Habib e collaboratori (2023), PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9921377/ — posizione nel sottoclade kuesteriana. Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- Moretti, Spedizioni scientifiche dell’Orto Botanico di Napoli – Messico 1979 (Delpinoa 62): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_62_2020_%5B2022%5D/Delpinoa_n_s_62_2020_%5B2022%5D_07-48.pdf — carriera di Sergio Sabato, spedizioni del 1969-1974 e del 1979, collaborazione con Mario Vázquez Torres, specie di Dioon descritte. Resoconto di un partecipante pubblicato dall’Orto Botanico di Napoli; letto l’11 ottobre 2026.
- Moretti, Spedizioni scientifiche dell’Orto Botanico di Napoli – Messico 1980 (Delpinoa 63-64): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_63-64_2021-22_%5B2023%5D/Delpinoa_n_s_63-64_2021-22_%5B2023%5D_05-38.pdf — spedizione del 1980 condotta con Sergio Sabato. Stessa natura della fonte precedente; letto l’11 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC): https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/18492/legal — Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985, Allegato A nell’Unione europea. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
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- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2018). Taxonomic review of Ceratozamia (Zamiaceae) in the Sierra Madre Oriental, Mexico. PhytoKeys 100: 91-124. DOI: 10.3897/phytokeys.100.23152. [Revisione regionale; testo integrale letto.]
- Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi di 30 specie, materiale del giardino botanico Nong Nooch; testo integrale letto.]
- Moretti, A. (2022). Spedizioni scientifiche dell’Orto Botanico di Napoli – Messico 1979. Delpinoa 62 (2020): 7-48. [Resoconto di spedizione; biografia di Sergio Sabato; testo integrale letto.]
- Moretti, A. (2023). Spedizioni scientifiche dell’Orto Botanico di Napoli – Messico 1980. Delpinoa 63-64 (2021-2022): 5-38. [Resoconto di spedizione; testo integrale letto.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia sabatoi. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42127A69865314. [Categoria EN; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia; citata tramite The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]