Encephalartos altensteinii

Encephalartos altensteinii è una grande cicadea a tronco del Sudafrica, che vive nella boscaglia costiera e nei boschi di valle del Capo Orientale, dal fiume Bushmans fino al confine meridionale del KwaZulu-Natal. Descritta nel 1834 da Johann Georg Christian Lehmann, questa specie del genere Encephalartos forma con gli anni uno o più tronchi alti circa 4 m, talvolta 7, con lunghe foglie di un verde lucido e foglioline dentate. È tra le cicadee più coltivate al mondo: il celebre esemplare in vaso dei giardini botanici di Kew, a Londra, vi è arrivato nel 1775. La IUCN la considera vulnerabile. In Italia era già elencata tra le piante coltivate all’aperto alla Mortola nel 1897 e l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava quattro esemplari negli anni Novanta.

In sintesi: Encephalartos altensteinii

  • Nome accettato: Encephalartos altensteinii Lehm. (1834), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+; accettato anche dalla WCVP, base di POWO (consultata tramite GBIF il 31 ottobre 2026)
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos marumii de Vriese (1838), Encephalartos vroomii Mast. e Zamia vernicosa Mast. (1868), Encephalartos regalis W.Bull (1889) e diverse varietà descritte da Miquel e da Regel nell’Ottocento, tutti sinonimi secondo The World List of Cycads
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Eastern Cape cycad» ed «Eastern Cape giant cycad», in afrikaans «oos-kaapse broodboom», in xhosa «umphanga», «umguza» e «isundu» (PlantZAfrica)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale, dal fiume Bushmans (distretto di Alexandria) al confine meridionale del KwaZulu-Natal, soprattutto vicino alla costa
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU, criteri A2acd), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: fogliame gelato verso −4 °C secondo un coltivatore del Var; perdite riferite a −6 e −7 °C nel Rossiglione; sopravvivenza, defogliata e senza protezione, a −13/−16 °C in Carolina del Nord nell’inverno 2013-2014 (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole o ombra leggera, terreno ben drenato; in natura boscaglia costiera, rive alberate e pendii rocciosi
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco semplice o ramificato alla base, fino a circa 4 m (raramente 7 m, e allora coricato) e 25-35 cm di diametro; foglie di 1,5-3 m, raramente 4 m (Dyer, 1965)
  • Tossicità: semi e tessuti da considerare tossici, come negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: Hanbury (La Mortola), catalogo delle piante all’aperto del 1897 e del 1912; quattro esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009)

Come riconoscere Encephalartos altensteinii?

Si riconosce dai grandi tronchi nudi, dalle foglie di un verde vivo e lucido e soprattutto dalla base del picciolo, priva della serie di spine che si vede nelle specie vicine. Nella sua revisione delle cicadee dell’Africa australe, R. Allen Dyer (1965) lo descrive così:

  • Tronco: semplice o ramificato alla base, alto fino a circa 4 m, raramente 7 m e allora di solito coricato, di 25-35 cm di diametro, con un po’ di lana all’apice;
  • Foglie: lunghe 1,5-3 m, raramente 4 m, quasi diritte in posizione esposta e ricurve all’ombra, pelose da giovani poi glabre; verso la base della foglia le foglioline si riducono senza trasformarsi in una serie di spine;
  • Foglioline: quelle mediane lunghe fino a circa 15 cm e larghe 2-5 cm, piuttosto rigide al sole, poco assottigliate, con punta pungente e uno o due denti (più di rado da tre a cinque) su uno o entrambi i margini;
  • Coni: da due a cinque insieme, raramente uno solo, verde giallastri; coni maschili subcilindrici, fino a circa 50 × 12 cm, con le squame prolungate in un becco ricurvo; coni femminili più o meno ovoidi, di 40-55 × 20-28 cm, con squame rugose e bitorzolute;
  • Semi: scarlatti, di 3,5-4 × 2-2,5 cm.

Il numero e la grandezza dei denti variano molto: secondo Dyer la tavola del tipo mostra denti numerosi e regolari, come nelle piante della riva occidentale del fiume Bushmans, mentre più a est si trovano piante quasi prive di denti. Già la descrizione originale di Lehmann (1834) parla di un tronco nudo di 4-5 piedi, di foglie di 4-5 piedi e di 30-40 paia di foglioline lucide, armate di due-cinque denti distanziati per lato. PlantZAfrica aggiunge che le foglie giovani sono verde chiaro, che all’ombra raggiungono 2-3 m e restano più corte in pieno sole, e che la pianta emette una corona di foglie in primavera, ma non necessariamente ogni anno.

Encephalartos altensteinii
Encephalartos altensteinii in serra al Palmengarten di Francoforte, Germania

Ibridi

Secondo Dyer (1965) Encephalartos altensteinii è la specie del genere più coinvolta nell’ibridazione naturale. Nelle valli dei fiumi Bushmans, Great Fish e Buffalo cresce accanto a Encephalartos trispinosus e a Encephalartos villosus, e non lontano da Encephalartos arenarius e da Encephalartos latifrons; vi si trovano piante intermedie che fanno pensare fortemente a incroci. Con Encephalartos villosus, scrive Dyer, l’ibridazione è «praticamente dimostrata» dove le due specie si incontrano. Un articolo della Cycad Society (Wrinkle, 1983) cita ibridi con tutte e quattro le specie e descrive, presso il fiume Bushmans, una forma molto robusta dalle foglioline armate di grandi spine, che attribuisce all’influenza di Encephalartos trispinosus.

In coltivazione gli incroci sono facili quando più specie producono coni nello stesso periodo: una pianta nata da semi di collezione non è necessariamente pura. La vecchia versione di questa pagina citava ibridi con Encephalartos woodii senza alcuna fonte; non sono stati ripresi.

Possibili confusioni

La confusione più frequente è con Encephalartos natalensis, a lungo compreso in una concezione ampia di Encephalartos altensteinii. Dyer (1965) spiega che le piante dell’interno del Natal un tempo chiamate Encephalartos altensteinii appartengono a Encephalartos natalensis e indica un carattere abbastanza costante per separarle: in Encephalartos natalensis le foglioline basali si riducono a diverse spine ai due lati del picciolo, in Encephalartos altensteinii diminuiscono senza diventare spine. Anche l’ambiente è diverso: il primo vive su rupi e forre dell’interno, il secondo è frequente nella vegetazione costiera.

PlantZAfrica lo avvicina anche a Encephalartos lebomboensis, specie dei monti Lebombo, più a nord. Dyer osserva che un ibrido tra Encephalartos altensteinii ed Encephalartos villosus porterebbe, nella sua chiave, piuttosto a Encephalartos natalensis o a Encephalartos lebomboensis: una pianta di origine ignota può quindi essere determinata male. Encephalartos longifolius, parente stretto secondo Dyer, ha di solito foglioline intere e spesso glauche; una pianta di Encephalartos altensteinii cresciuta in pieno sole può però creare dubbi. In natura i loro areali non si sovrappongono.

In Francia, una pianta fotografata con questo nome alla villa Thuret di Antibes è stata riconosciuta nel 2014 da un membro del forum Fous de palmiers come un Encephalartos trispinosus o un ibrido, piuttosto che come la specie stessa: un esempio della cautela necessaria con i cartellini delle vecchie piante da giardino.

Tassonomia

Encephalartos altensteinii è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. Lehmann lo pubblicò il 15 marzo 1834 nella Allgemeine Gartenzeitung (volume 2, n. 11, p. 85) e poi, nello stesso anno, nel sesto fascicolo dei suoi Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus (p. 11, tavole 4 e 5). The World List of Cycads indica come probabile lectotipo queste tavole. Nello stesso testo Lehmann creò il genere Encephalartos per le cicadee dell’Africa australe, fino ad allora incluse in Zamia.

Il nome non è mai cambiato, ma il concetto di specie si è ristretto. Nell’Ottocento molte piante coltivate in Europa ricevettero nomi propri, oggi sinonimi secondo The World List of Cycads: Encephalartos marumii de Vriese (1838), Encephalartos vroomii Mast. e Zamia vernicosa Mast. (1868), Encephalartos longifolius var. hookeri Miq. (1868), Encephalartos regalis W.Bull (1889), oltre alle varietà angustifolius e semidentatus di Miquel (1842) e distans, grandis, macrophyllus, parvifolius e spinosior di Regel (1874-1875). Nel Novecento le piante dell’interno del Natal furono separate come Encephalartos natalensis. Infine, il primo Encephalartos woodii, scoperto nel 1895, fu chiamato da John Medley Wood «Encephalartos altensteinii var. bispinosa» nella relazione annuale del 1906-1907, prima di essere descritto come specie nel 1908 (Dyer, 1965).

Etimologia e storia

L’epiteto onora il barone Karl vom Stein zum Altenstein (1770-1840), uomo di Stato prussiano alla corte del re Federico Guglielmo III e protettore delle scienze (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads; PlantZAfrica). Il nome del genere, creato da Lehmann, viene dal greco enkephalos (ciò che sta nella testa, il midollo) e artos (pane), perché gli abitanti ricavavano una sorta di pane dal midollo dei tronchi; Lehmann aggiunge, citando Thunberg, che i coloni venuti dall’Europa chiamavano queste piante «broodboom», albero del pane.

Secondo Lehmann (1834), Christian Ecklon e Karl Zeyher trovarono nel 1832 tre nuove specie di Encephalartos, tra cui questa, nel paese dei Thembu, a più di 800 miglia da Città del Capo, in mezzo a boscaglie di arbusti succulenti, Rhamnaceae e Celastraceae; per Lehmann Encephalartos altensteinii cresce sui suoli ricchi di humus delle colline. Dyer (1965) ritiene invece che la pianta raffigurata nella tavola del tipo provenisse probabilmente dalla riva occidentale del fiume Bushmans, la prima zona raggiunta dai botanici provenienti da ovest.

La specie era coltivata in Europa ben prima di avere un nome. L’esemplare dei giardini botanici reali di Kew fu portato dal Capo Orientale nel 1775 da Francis Masson, il primo raccoglitore di piante di Kew, secondo un articolo di Live Science (2011) basato sulle informazioni di Kew: fu tra le prime piante sistemate nella grande serra delle palme quando fu aperta, nel 1848, avrebbe prodotto un solo cono, nel 1819, ed è stato rinvasato nel 2009 in un cassone apposito, perché pesa più di una tonnellata. La pagina di Kew dedicata all’esemplare non ha potuto essere consultata.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato per Encephalartos altensteinii. PlantZAfrica (SANBI) riporta i nomi inglesi «Eastern Cape cycad» ed «Eastern Cape giant cycad», il nome afrikaans «oos-kaapse broodboom» e i nomi xhosa «umphanga», «umguza» e «isundu»; Species+ adotta i due nomi inglesi. La Gymnosperm Database cita, da Palmer e Pitman (1972), «broodboom» e il nome zulu «uJobane». In Sudafrica «broodboom» (albero del pane) designa tutti gli Encephalartos, non solo questa specie.

In natura

Encephalartos altensteinii è endemico del Sudafrica. Secondo Dyer (1965) raggiunge il limite occidentale nella boscaglia costiera della riva ovest del fiume Bushmans, nel distretto di Alexandria, si allontana di più dal mare nel distretto di King William’s Town e si spinge a est fino al confine meridionale del Natal. PlantZAfrica lo descrive nel «coastal bush» dal fiume Bushmans al confine meridionale del KwaZulu-Natal e, nell’interno, a Komga, Kei Road e King William’s Town, su colline rocciose e scarpate esposte; The World List of Cycads indica solo il Capo Orientale. Un articolo della Cycad Society (Wrinkle, 1983) lo descrive lungo fiumi alberati a nord di East London, quasi nascosto tra i grandi alberi.

L’estate è calda e l’inverno fresco, con rare gelate, e la piovosità annua è di 800-1000 mm (PlantZAfrica). Come tutte le specie del genere è impollinato da insetti. A maturità i coni femminili si disgregano e mostrano i semi rossi, mangiati dal turaco di Knysna («Knysna Loerie») e dal bucero trombettiere, che digeriscono la parte carnosa e rigurgitano il seme, disperdendolo (PlantZAfrica).

Stato di conservazione e normativa

Nella Lista rossa della IUCN Encephalartos altensteinii è classificato vulnerabile (VU) secondo il criterio A2acd, cioè per una riduzione passata della popolazione. La valutazione di J.D. Bösenberg è datata 28 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref); categoria confermata dai dati della Lista rossa diffusi da GBIF il 31 ottobre 2026.

PlantZAfrica, che riprende la Lista rossa delle piante del Sudafrica, indica un calo del 30-50 % della popolazione selvatica in cento anni e circa 10 000 individui adulti rimasti. La causa principale è il prelievo di grandi piante per i giardini; vi contribuiscono la costruzione di località balneari e la raccolta per la medicina tradizionale. Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) la classificava già vulnerabile (A2cd), con 8000-10 000 piante, un declino debole, minacce di raccolta eccessiva, distruzione dell’habitat e uso tradizionale, e una parte delle popolazioni in aree protette; lo stesso documento ricorda uno dei maggiori casi di raccolta illegale in Sudafrica, oltre 300 tronchi sradicati per decorare un casinò.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, Species+ indica un parere favorevole dell’Unione europea in vigore dal 20 giugno 2011, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm, e una nuova consultazione sull’intero genere aperta il 16 settembre 2026. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Encephalartos altensteinii è tra le cicadee più facili: PlantZAfrica lo presenta come una pianta longeva che si adatta alla maggior parte delle condizioni, purché il terreno sia ben drenato e non subisca gelate forti. Cresce al sole o a mezz’ombra leggera, e in pieno sole le foglie sono più corte. Annaffiature regolari e una concimazione all’inizio dell’estate mantengono la pianta in salute; PlantZAfrica sconsiglia gli impianti di irrigazione automatica, il cui getto danneggia foglie e tronco e che portano facilmente a eccessi d’acqua. Le grandi piante si trapiantano bene, a patto di togliere tutte le foglie prima dell’operazione, il che facilita il trasporto e limita le perdite d’acqua. Da giovane è un’ottima pianta da vaso; da adulto richiede un grande giardino.

Sul forum francese Fous de palmiers diversi membri lo considerano rapido per un Encephalartos: una pianta in veranda vicino ad Agen produceva in media due corone di foglie ogni estate (2011), e un altro coltivatore cita «il classico altensteinii» tra le specie che fanno due getti l’anno (2014).

In Italia

Encephalartos altensteinii è presente in Italia da più di un secolo. Il catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto nel giardino di Thomas Hanbury alla Mortola (Ventimiglia) lo cita già, come l’Hortus Mortolensis del 1912; l’elenco che i Giardini Botanici Hanbury dichiarano oggi su BGCI PlantSearch lo comprende ancora, ma riprende esattamente quello del 1912, e non è certo che si riferisca a piante vive. All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati quattro esemplari di origine sudafricana nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; la specie figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009. La presenza attuale di queste piante non è stata verificata. Sul forum Tropicamente un coltivatore della zona di Napoli riferisce, nel dicembre 2008, che nel Napoletano Encephalartos altensteinii ed Encephalartos natalensis «vivono molto bene», senza altri dettagli.

Moltiplicazione

Encephalartos altensteinii si moltiplica per seme, il che richiede piante dei due sessi e, in collezione, un’impollinazione manuale; le piante che producono coni vicino ad altre specie possono dare semi ibridi. Emette anche polloni alla base del tronco (PlantZAfrica), che si possono staccare e radicare. Palmer e Pitman (1972), citati dalla Gymnosperm Database, riportano un’osservazione di Marloth: tronchi rimasti quattro anni in un capanno ripresero e misero foglie nuove l’estate successiva alla messa a dimora. Non è stato pubblicato alcun protocollo di semina proprio della specie. Anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos altensteinii. Come per tutti gli Encephalartos, il rischio principale è il marciume delle radici e del tronco in un terreno che resta bagnato quando fa freddo; PlantZAfrica segnala anche i danni provocati dai getti d’irrigazione.

Rusticità

Encephalartos altensteinii sopporta gelate leggere, ma non è una specie da climi freddi: nel suo areale il gelo è raro (PlantZAfrica). I riscontri di coltivazione indicano fogliame danneggiato già verso −4 °C e perdite in Francia a −6 o −7 °C, mentre in un giardino della Carolina del Nord piante defogliate sono sopravvissute a freddi molto più intensi. Come per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice ancora interrato, protetto dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; gli esemplari adulti con tronco fuori terra non hanno questa protezione e tollerano meno il gelo.

In Italia

Non è documentato alcun riscontro italiano con temperature misurate. Un visitatore del giardino dell’Ottone, vicino a Portoferraio (isola d’Elba), segnala sul forum Tropicamente, nel maggio 2012, una pianta in piena terra con il fogliame bruciato «forse dal gelo» dopo l’inverno 2011-2012, senza indicare la temperatura. Un altro coltivatore, che non indica la località, riferisce sullo stesso forum (dicembre 2008) che, per piante adulte e in buona salute, il gruppo di Encephalartos altensteinii, natalensis e specie vicine reagisce alle gelate con leggere bruciature; è un giudizio generale, senza date né valori.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Un coltivatore di Carqueiranne (Var) riferisce sul forum Fous de palmiers, nel gennaio 2011, che il fogliame della specie gela a −4 °C, mentre il tronco può resistere di più; non indica né l’inverno né le condizioni di coltivazione. Un coltivatore del Rossiglione riferisce sullo stesso forum che, dopo quattro notti di gelo con una minima di −5 °C nel dicembre 2009, il suo Encephalartos altensteinii era intatto; nel novembre 2010 scrive di aver perso un Encephalartos natalensis e un Encephalartos altensteinii a −7 °C, senza precisare l’inverno, e nell’agosto 2026 che un Encephalartos altensteinii è morto da lui «il primo inverno» a −6 °C. Il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questa specie. Alla luce di questi dati, la piena terra si può tentare solo nelle zone più miti della costa, in un terreno molto drenante; altrove la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo in inverno, è più sicura.

Riferimenti internazionali

In Carolina del Nord (Stati Uniti) lo Juniper Level Botanic Garden di Raleigh ha pubblicato nell’agosto 2014 l’elenco delle cicadee sopravvissute in piena terra, senza protezione né pacciamatura, a minime di −13/−16 °C (9-4 °F) secondo i punti del giardino, nell’inverno 2013-2014: Encephalartos altensteinii era tra queste, ma quasi tutte le piante dell’elenco avevano perso il fogliame, e l’articolo non indica né età né dimensioni delle piante. Un coltivatore del Rossiglione, sul forum Fous de palmiers (agosto 2026), giudica questi risultati poco trasferibili: secondo lui una cicadea defogliata ogni inverno non può durare.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato in modo specifico la tossicità di Encephalartos altensteinii, ma PlantZAfrica lo classifica tra le piante velenose. Il rischio è documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata fin dal 1944 (Van der Walt), e le cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Palmer e Pitman (1972), citati dalla Gymnosperm Database, ricordano che nel distretto di East London alcuni abitanti consideravano i semi commestibili, ma che questa innocuità non è mai stata dimostrata. Usate i guanti per maneggiare i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Gli Encephalartos devono il loro nome al pane ricavato dal midollo del tronco: Lehmann (1834), dopo Thunberg (1775), riferisce che gli abitanti lo arrostivano per mangiarlo, e PlantZAfrica descrive una preparazione con fermentazione nel terreno e cottura sotto la cenere. Sono testimonianze che riguardano il genere, non questa specie in particolare. Per Encephalartos altensteinii, PlantZAfrica cita la raccolta per la medicina tradizionale tra le cause del declino; il piano d’azione della IUCN (Donaldson, 2003) descrive questa pratica, che consiste nel prelevare strisce di corteccia dai tronchi, nel Capo Orientale e nel KwaZulu-Natal. Oggi l’uso principale della specie è ornamentale.

Domande frequenti

Encephalartos altensteinii resiste al freddo?

Poco. Il fogliame gela verso −4 °C e in Francia alcune piante sono morte a −6 e −7 °C. In Italia la piena terra si può tentare solo nelle zone costiere più miti; altrove conviene il vaso, al riparo dal gelo in inverno.

Come si distingue da Encephalartos natalensis?

Dalla base delle foglie. In Encephalartos natalensis le foglioline basali sono ridotte a diverse spine ai lati del picciolo; in Encephalartos altensteinii si riducono senza diventare spine. In natura il primo vive nell’interno, il secondo soprattutto vicino alla costa.

Quanto diventa grande?

Molto: i tronchi arrivano a circa 4 m, raramente a 7, e le foglie a 1,5-3 m. Può ramificarsi alla base e formare un cespo di più tronchi.

Cresce in fretta?

Sì, per essere un Encephalartos: al caldo fa spesso due corone di foglie l’anno, ma il tronco cresce lentamente; l’esemplare di Kew sarebbe cresciuto di circa 2,5 cm l’anno.

Dove si può vedere in Italia?

Nelle fonti pubblicate figura alla Mortola (cataloghi del 1897 e del 1912, elenco BGCI), all’Orto Botanico di Napoli (quattro esemplari nel 1993-94) e nell’elenco dell’Orto Botanico di Messina (2009); la presenza attuale non è stata verificata.

È minacciato?

Sì. La IUCN lo classifica vulnerabile: in un secolo la popolazione selvatica è calata del 30-50 %, soprattutto per il prelievo di grandi piante destinate ai giardini e per l’urbanizzazione della costa.

I semi sono tossici?

Bisogna supporlo. La loro innocuità, talvolta affermata localmente, non è mai stata dimostrata, e i semi degli altri Encephalartos sono tossici. Teneteli lontani da bambini e animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lehmann, J.G.C. (1834). Encephalartos altensteinii. Allgemeine Gartenzeitung 2(11): 85; e Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus 6: 11, tavv. 4-5. Amburgo. [Descrizione originale.]
  • Thunberg, C.P. (1775). In: Nova Acta Regiae Societatis Scientiarum Upsaliensis 2: 284 e 287. [Nome «broodboom» e preparazione del pane di Encephalartos, secondo Lehmann (1834); titolo e paginazione non verificati.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8: 405-515. [Descrizione, distribuzione, ibridi, differenze con Encephalartos natalensis ed Encephalartos longifolius.]
  • Palmer, E. & Pitman, N. (1972). Trees of southern Africa, covering all known indigenous species in the Republic of South Africa, South-West Africa, Botswana, Lesotho & Swaziland. A.A. Balkema, Città del Capo. [Nomi, semi, vitalità dei tronchi, secondo la Gymnosperm Database.]
  • Wrinkle, G. (1983). Portrait of a species: Encephalartos horridus; Encephalartos altensteinii. The Cycad Newsletter, luglio 1983.
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36: 55-64. [Esemplari di Napoli nel 1993-94.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Tabella degli stati di conservazione, minacce, collezioni ex situ.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos altensteinii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41908A50823149. [Valutazione citata da The World List of Cycads e da Crossref.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento.]