Cycas megacarpa

Cycas megacarpa è una specie australiana endemica del Queensland centrale, descritta da K.D. Hill nel 1992. Appartenente al genere Cycas, si distingue per i suoi semi eccezionalmente voluminosi — i più grossi dell’intero genere — che le valgono il nome specifico. È inoltre la specie di Cycas più meridionale al mondo, raggiungendo il 26° parallelo sud. A lungo confusa con Cycas media R.Br., dalla quale è stata separata nell’ambito della revisione tassonomica condotta da Hill, questa cicadea arborescente dal portamento elegante resta poco conosciuta nella coltivazione europea, sebbene il suo potenziale ornamentale sia notevole per i giardini delle regioni a inverni miti — in particolare nell’Italia meridionale e insulare.

1. Etimologia e inquadramento tassonomico

Il nome specifico megacarpa deriva dal greco mega (« grande ») e karpos (« frutto »), in riferimento diretto ai semi straordinariamente voluminosi di questa specie, tra i più grossi dell’intero genere Cycas.

Cycas megacarpa è stata descritta formalmente da K.D. Hill nel 1992, a partire da materiale raccolto nei pressi di Miriam Vale, nel distretto di Port Curtis nel Queensland (Australia). La descrizione si inserisce nel contesto di una revisione tassonomica di ampio respiro del genere Cycas in Australia (Hill, 1992, 1996), condotta nell’ambito del progetto Flora of Australia. Prima di questi lavori, le cicadee australiane venivano raggruppate sotto un unico nome, Cycas media, che in realtà copriva un complesso di diverse specie distinte.

La separazione di Cycas megacarpa si basa principalmente su tre caratteri morfologici costanti: semi nettamente più grossi, foglie più corte e stipite più snello rispetto a Cycas media sensu stricto (Hill, 1996, 1998a; Hill & Osborne, 2001).

Nel commercio vivaistico, le piante provenienti dalla regione di Mount Morgan (Queensland) vengono talvolta vendute sotto il nome Cycas sp. « Mount Morgan » (Jones, 2002).

2. Areale di distribuzione e habitat

Cycas megacarpa è endemica del sud-est del Queensland, in Australia. Il suo areale si estende da Bouldercombe a nord fino a Woolooga a sud, su una zona di circa 250 × 150 km. L’estensione dell’areale di occorrenza (EOO) è stimata in 18 726 km² e la superficie di occupazione (AOO) in soli 46 km² (Queensland Herbarium, 2007). Poiché la raccolta illegale costituisce una minaccia grave, le località precise non vengono rese pubbliche.

La specie cresce in foreste aperte di eucalipti e boscaglie rade a Acacia harpophylla (brigalow) e Casuarina cristata, su terreni collinari ondulati, a quote comprese tra 40 e 680 m s.l.m. I suoli sono tipicamente ben drenati, rocciosi o argillosi poco profondi, derivati da rocce vulcaniche acide, rocce ferruginose o arenarie (Hill, 1998a; Queensland CRA/RFA Steering Committee, 1998).

Il clima è subtropicale a forte stagionalità, con una stagione secca marcata in inverno e primavera e precipitazioni concentrate in estate. Questa stagionalità gioca un ruolo importante nel ciclo riproduttivo della specie.

3. Conservazione e stato IUCN

Cycas megacarpa è classificata « Endangered » (in pericolo) ai sensi della legge federale australiana sulla protezione ambientale e la conservazione della biodiversità (EPBC Act). La Lista Rossa dell’IUCN (Hill, 2003) indica che le popolazioni sono in declino. Forster (2007) ha tuttavia suggerito che una riclassificazione a « Vulnerable » (VU) sarebbe più appropriata alla luce dei dati di campo disponibili.

Il Queensland Herbarium (2007) ha identificato 46 popolazioni, ma solo sette di esse sono considerate vitali a lungo termine, con una soglia minima di vitalità stimata in 3 500 – 4 500 individui adulti per popolazione. Le popolazioni storiche erano molto più consistenti; il loro declino non è un fenomeno recente, ma è stato accelerato dalle attività umane (Forster, 2007).

Le principali minacce identificate sono:

Disboscamento. La distruzione dell’habitat per l’agricoltura (allevamento, colture) è la causa principale del declino storico. Numerose popolazioni si trovano su terreni privi di protezione (proprietà private, riserve forestali sfruttate, terreni demaniali vacanti).

Raccolta illegale. Il prelievo di piante adulte intere e di semi per il mercato vivaistico costituisce una minaccia diretta.

Pratiche di gestione del territorio. Regimi di incendio inappropriati, sfruttamento forestale e siccità ricorrenti compromettono la rigenerazione.

Perdita di diversità genetica. La frammentazione delle popolazioni riduce il flusso genico tra le popolazioni isolate.

Perdita degli insetti impollinatori. La relazione di mutualismo con gli impollinatori specializzati è vulnerabile al degrado dell’habitat.

Tutte le specie del genere Cycas figurano nell’Allegato II della CITES (ad eccezione di Cycas beddomei, iscritta nell’Allegato I). L’importazione di semi e piante è pertanto soggetta a permessi specifici.

Nota sulla conservazione ex situ. Forster (2007) sottolinea che la conservazione al di fuori dell’habitat naturale (orti botanici, collezioni private) è « relativamente inutile » dal punto di vista della sopravvivenza della specie, a causa della relazione di mutualismo tra le cicadee e i loro insetti impollinatori specifici. La conservazione ex situ resta tuttavia una fonte preziosa di materiale vegetale per la ricerca e l’orticoltura.

4. Posizione sistematica e affinità

Cycas megacarpa appartiene alla famiglia delle Cycadaceae, ordine Cycadales. All’interno del genere Cycas, si colloca nella sezione Cycas (sensu Hill, 1995), caratterizzata da coni maschili con microsporofilli dotati di una spina apicale rigida — da distinguere dalla sezione Stangerioides (coni maschili molli) cui appartengono le specie bipennate cinesi come Cycas multifrondis o Cycas debaoensis.

Cycas megacarpa fa parte del complesso dei Cycas australiani derivati dallo smembramento di Cycas media sensu lato. Le specie più affini sono:

Cycas media R.Br. — la specie « madre » dalla quale Cycas megacarpa è stata separata; stipite più robusto, semi più piccoli, areale più esteso e più settentrionale.

Cycas ophiolitica K.D.Hill — specie simpatrica nella regione di Rockhampton, distinta per le foglioline più strette e fitte, la pubescenza arancione nella corona e i semi molto più piccoli. Le due specie si ibridano naturalmente nella loro zona di contatto (Hill, 1992, 1998a).

Cycas desolata P.I.Forst. — cicadea delle zone aride del Queensland centrale, inizialmente confusa con Cycas megacarpa, distinta per il suo habitat desertico e la morfologia adattata alla siccità.

A differenza delle specie cinesi del genere, dove l’ibridazione naturale è molto frequente e offusca i limiti specifici, i Cycas australiani presentano confini morfologici e geografici più netti, ad eccezione della zona di contatto tra Cycas megacarpa e Cycas ophiolitica.

5. Descrizione botanica

Stipite

Lo stipite è eretto, arborescente, raggiunge circa 3 m di altezza (raramente fino a 6 m nelle popolazioni più favorevoli), con un diametro relativamente ridotto di 8-14 cm nel punto più sottile (Hill, 1992; Jones, 2002). È rivestito da basi fogliari e catafilli persistenti, che formano un’armatura caratteristica. Lo stipite snello è un criterio distintivo importante rispetto a Cycas media, il cui tronco è molto più massiccio (30-60 cm di diametro).

Foglie

Le foglie sono pennate (semplici, non bipennate), lunghe 70-110 cm, portanti 120-170 foglioline (Hill, 1992; Jones, 2002; Queensland Herbarium, 2007). Le foglie giovani sono verde chiaro e densamente coperte di peli bruni. A maturità, diventano di un verde vivo brillante, lucido, e presentano una sezione trasversale debolmente carenata. Le foglioline sono moderatamente larghe, con nervatura mediana prominente, e generalmente prive di spina all’apice — un carattere utile per distinguerla da alcune specie affini (Hill & Osborne, 2001). I catafilli sono corti, brevemente spinescenti.

Coni maschili

I coni maschili sono ovoidi (a forma di uovo), di circa 18 cm di lunghezza per 7 cm di diametro, di colore giallo-bruno aranciato (Hill, 1998a; Hill & Osborne, 2001; Jones, 2002). I microsporofilli portano una spina apicale rigida, carattere della sezione Cycas.

Megasporofilli e strutture femminili

Come in tutte le specie del genere Cycas, le strutture riproduttive femminili non formano un cono compatto bensì una rosetta aperta di megasporofilli all’apice dello stipite. Misurano circa 15 cm di larghezza e sono pelose (Hill, 1998a). Ogni megasporofillo porta diversi ovuli marginali.

Semi

È il carattere più notevole della specie. I semi sono ovoidi ad appiattiti, di 38-50 mm di lunghezza per 35-45 mm di diametro — nettamente più grossi di quelli di qualsiasi altra specie australiana di Cycas (Hill, 1992; Hill & Osborne, 2001). La sarcotesta (involucro carnoso esterno) è verde, virando al giallo a maturità. I semi maturi presentano un aspetto glauco (pruinoso). La sclerotesta (guscio duro interno) è appiattita con una piccola depressione a un’estremità.

Attenzione: come in tutte le cicadee, i semi e l’intera pianta contengono composti tossici (cicasina, macrozamina e aminoacidi neurotossici). I semi venivano tuttavia utilizzati come fonte alimentare dagli aborigeni australiani dopo un complesso processo di lisciviazione per eliminare le tossine (Beck, 1993; Hill, 1998a).

6. Ecologia e biologia

L’ecologia di Cycas megacarpa è particolarmente ben documentata grazie ai lavori di Forster (2004, 2007) e del Queensland Herbarium (2007), il che ne fa una delle specie australiane di Cycas meglio studiate.

Impollinazione

L’impollinazione è entomofila (assicurata dagli insetti), come nella maggior parte delle cicadee. Forster et al. (1994) hanno identificato su Cycas megacarpa diversi insetti associati ai coni: Hapalips sp. (coleottero), un curculionide non identificato della sottofamiglia Cossoninae e Ulomoides australis (coleottero Tenebrionidae). L’ape nativa Trigona carbonaria, un’antica specie di meliponino senza pungiglione, è stata inoltre osservata mentre raccoglieva polline su Cycas media e potrebbe svolgere un ruolo nell’impollinazione di Cycas megacarpa (Forster et al., 1994; Ornduff, 1991; Schneider et al., 2002).

Questa relazione di mutualismo tra cicadee e insetti impollinatori specializzati rappresenta una sfida importante per la conservazione: Forster (2007) sottolinea che la preservazione delle popolazioni di cicadee non può prescindere da quella dei loro impollinatori.

Dispersione dei semi e megafauna estinta

La dispersione dei semi è molto limitata. La maggior parte dei semi cade ai piedi della pianta madre e non viene trasportata a grande distanza. Una dispersione locale da parte di mammiferi, roditori e pipistrelli frugivori è possibile nonostante la tossicità dei semi (Queensland Herbarium, 2007).

Forster (2007) suggerisce in modo affascinante che questa dispersione limitata potrebbe essere legata all’estinzione geologicamente recente della megafauna australiana. I grandi erbivori scomparsi (diprotodonti, canguri giganti) avrebbero potuto svolgere un ruolo di dispersori di semi analogo a quello dei grandi mammiferi africani per gli Encephalartos. La loro scomparsa circa 40 000 anni fa avrebbe privato le cicadee australiane del loro principale vettore di disseminazione, contribuendo alla frammentazione naturale delle popolazioni osservata oggi.

Ecologia del fuoco

Il fuoco è un elemento naturale dell’habitat di Cycas megacarpa. Gli individui adulti resistono alla maggior parte degli incendi grazie allo stipite protetto dall’armatura di basi fogliari, sebbene il fogliame possa essere distrutto e il tronco danneggiato superficialmente. Il fuoco uccide invece le giovani plantule e i giovanili, e distrugge i semi al suolo o ancora sulla pianta (Queensland Herbarium, 2007).

Come in molte cicadee, il fuoco stimola la riproduzione: gli studi mostrano tipicamente una produzione di coni già nel primo anno successivo a un incendio, con un picco di fecondità nel secondo anno. Questo comportamento è ben documentato nei Macrozamia australiani e sembra applicarsi anche a Cycas megacarpa.

Simbiosi radicali

Come tutte le cicadee, Cycas megacarpa sviluppa radici coralloidi — radici superficiali modificate, negativamente geotropiche (crescono verso la superficie), che ospitano cianobatteri azotofissatori (Anabaena spp., Nostoc spp.) in relazione simbiotica. Sono documentate anche associazioni micorriziche (Forster, 2004b). Queste simbiosi permettono alla pianta di crescere su suoli poveri e scheletrici.

Longevità

L’età esatta degli individui di Cycas megacarpa non è nota (Queensland Herbarium, 2007). Per analogia con le specie australiane di Macrozamia, alcune delle quali raggiungono i 60-1 530 anni (Benson & McDougall, 1993; Pate, 1993), è plausibile una longevità di diversi secoli per gli esemplari più antichi.

7. Confronto con Cycas media

Cycas media R.Br. è la specie dalla quale Cycas megacarpa è stata separata. È anche la confusione commerciale più frequente, dato che le due specie sono visivamente simili a prima vista. La tabella seguente sintetizza i principali caratteri distintivi.

CriterioCycas megacarpaCycas media
Stipite — diametroSnello, 8-14 cmRobusto, 30-60 cm
Stipite — altezzaFino a 3 m (raramente 6 m)Fino a 3,5 m (raramente 6 m)
Foglie — lunghezza70-110 cmFino a 180 cm
Foglioline120-170, moderatamente larghe, verde vivo brillante, piatteNumerose, 6-8 mm di larghezza, verde chiaro a verde-blu scuro, coriacee, glabre
CatafilliCorti, brevemente spinescentiLunghi, duri, fortemente pungenti, brevemente pubescenti
Semi — dimensioni38-50 × 35-45 mm (i più grossi del genere)30-40 × 26-32 mm (relativamente piccoli)
Semi — aspettoGlaucescenti (pruinosi)Non pruinosi
SarcotestaVerde → gialla a maturitàVerde → giallo-arancio a bruna a maturità
Coni maschiliOvoidi, ~18 × 7 cmOvoidi, 15-25 × 8-15 cm
ArealeSud-est del Queensland (26°S — la specie di Cycas più meridionale del mondo)Da Cardwell a St Lawrence (costa est del Queensland), + NT, WA, Nuova Guinea
HabitatForeste aperte di eucalipti, suoli rocciosi/argillosi, 40-680 mForeste aperte costiere, savane boscose, 0-1 000 m
Stato IUCNEndangered (EPBC Act)Least Concern (areale esteso, localmente abbondante)

Consiglio pratico: la dimensione dei semi è il criterio più affidabile e più semplice per distinguere le due specie. In assenza di semi, il diametro dello stipite è un buon indicatore secondario sugli esemplari adulti.

Ibridazione: Cycas megacarpa si ibrida naturalmente con Cycas ophiolitica nella zona di sovrapposizione tra Rockhampton e Mount Morgan (Hill, 1992, 1998a). Le popolazioni di questa zona possono presentare caratteri intermedi, rendendo l’identificazione delicata.

8. Coltivazione in vaso

Cycas megacarpa si presta bene alla coltivazione in contenitore, che è la modalità più diffusa al di fuori dell’Australia subtropicale. La specie è ritenuta rustica e tollerante alla siccità (PACSOA).

Substrato

Un miscuglio molto drenante è indispensabile, in linea con i suoli rocciosi e scheletrici dell’habitat naturale. Utilizzare un miscuglio di pomice o lapillo vulcanico (40 %), terriccio di foglie o corteccia compostata (30 %) e sabbia grossolana o perlite (30 %). La specie cresce naturalmente su suoli derivati da rocce vulcaniche acide, ferruginose o arenarie, e non sembra calcifuga.

Contenitore

Scegliere un vaso profondo per accogliere il sistema radicale fittonante. I vasi da 30 a 50 litri sono adatti per gli esemplari sviluppati. Il drenaggio sul fondo deve essere impeccabile (strato di argilla espansa o cocci).

Esposizione

Pieno sole a mezz’ombra. La specie tollera sia il pieno sole che la luce filtrata nel suo ambiente naturale (PACSOA). In coltivazione al chiuso o in serra, è necessaria una posizione molto luminosa. A differenza dei Cycas bipennati cinesi, Cycas megacarpa sopporta bene il sole diretto, anche in piena estate.

Irrigazione

La specie è adattata a una forte stagionalità idrica. Irrigazioni regolari e generose durante la stagione vegetativa (primavera-estate), lasciando asciugare bene il substrato tra un’irrigazione e l’altra. Riduzione drastica in inverno, fino alla sospensione completa nelle regioni a inverni piovosi. Questa alternanza umido/asciutto è conforme al ciclo subtropicale a stagione secca dell’habitat naturale — e differisce nettamente dalle indicazioni per le specie di Cycas monsoniche come Cycas multifrondis, che preferiscono inverni freschi ma umidi.

Concimazione

Apporto di un concime bilanciato a lenta cessione all’inizio della stagione vegetativa, quando la gemma apicale inizia a rigonfiarsi. Evitare l’eccesso di azoto. Un apporto di ferro chelato può prevenire le clorosi, frequenti nelle cicadee coltivate in vaso.

Svernamento

La tolleranza al freddo di Cycas megacarpa è moderata. La specie proviene da latitudini relativamente basse (23-26°S) in un clima subtropicale. In Italia, lo svernamento al riparo dal gelo è raccomandato in un locale luminoso mantenuto tra 5 e 12 °C. La tolleranza al gelo è probabilmente inferiore a quella di Cycas revoluta ma paragonabile a quella di Cycas circinalis.

9. Coltivazione in piena terra

La coltivazione in piena terra di Cycas megacarpa è realizzabile nelle regioni più miti dell’Italia meridionale e insulare, in particolare nelle zone USDA 10 e oltre. I dati disponibili sulla rusticità restano limitati: la maggior parte degli esemplari coltivati si trova in Australia o nei giardini della California e delle Hawaii.

Rusticità stimata

Le informazioni disponibili convergono verso una tolleranza a gelate brevi e leggere, probabilmente dell’ordine di –2 a –4 °C per gli esemplari adulti ben radicati. PACSOA la descrive come « frost tolerant » senza precisare una soglia. La posizione meridionale della specie (26°S) in un habitat subtropicale a stagione secca suggerisce una certa capacità di sopportare notti fresche, ma non geli severi né prolungati.

Zone favorevoli in Italia

Zona USDA 10a-10b: coste della Sicilia meridionale e occidentale (Trapani, Agrigento, Siracusa), Sardegna sud-occidentale (Cagliari, Sant’Antioco, Sulcis), Pantelleria, Lampedusa, costa campana riparata (Costiera amalfitana, isole del Golfo di Napoli) — piena terra realizzabile con una protezione invernale leggera negli anni più freddi.

Zona USDA 9b: Riviera ligure di Ponente (Sanremo, Bordighera), costa pugliese ionica (Taranto, Gallipoli), costa calabrese tirrenica, Sardegna costiera — piena terra possibile contro un muro esposto a sud, con protezione invernale (pacciamatura spessa, tessuto non tessuto) e drenaggio eccellente.

Zona USDA 9a e inferiori: coltivazione in vaso con svernamento al riparo.

Scelta della posizione

Privilegiare una posizione in pieno sole o mezz’ombra chiara, riparata dai venti freddi. Un muro esposto a sud, che accumula il calore diurno, è la soluzione ideale. Il suolo deve essere perfettamente drenato: i terreni argillosi pesanti sono da escludere assolutamente. Su suolo pesante, una piantagione rialzata o un apporto massiccio di materiali drenanti (lapillo vulcanico, pomice, sabbia grossolana, ghiaia) nella buca d’impianto è indispensabile.

Il lapillo vulcanico e la pomice, abbondantemente disponibili in Italia (in particolare nell’area vesuviana, sui Campi Flegrei, nelle Eolie e in Sardegna), rappresentano i materiali drenanti ideali per la coltivazione di questa specie.

Irrigazione estiva

A differenza dei Cycas monsonici che gradiscono l’umidità costante, Cycas megacarpa è adattata alla siccità estiva. Nelle regioni mediterranee italiane, un’irrigazione complementare moderata ogni 15-20 giorni in estate è sufficiente, a condizione che il suolo sia ben drenato. La specie teme molto più l’eccesso di umidità invernale che la siccità estiva — un comportamento che la rende particolarmente adatta al clima mediterraneo dell’Italia meridionale.

Protezione invernale

Nelle zone marginali (USDA 9b-10a), una protezione invernale è raccomandata:

Pacciamatura: strato spesso (15-20 cm) di corteccia, paglia o foglie morte attorno alla base per proteggere le radici e il colletto.

Tessuto non tessuto (TNT): raccogliere le foglie verso l’alto e avvolgerle con TNT durante gli episodi di gelo. I doppi strati di TNT da 30 g/m² offrono una protezione efficace per gelate brevi.

Drenaggio invernale: è il punto più critico. Un substrato inzuppato in inverno è più pericoloso del freddo stesso. Assicurarsi che l’acqua non ristagni mai al livello del colletto. Nelle zone a inverni piovosi (costa tirrenica, ad esempio), un letto rialzato di 30-40 cm con substrato minerale è fortemente raccomandato.

10. Moltiplicazione

Semina

La semina è il metodo di moltiplicazione principale e più accessibile. I semi di Cycas megacarpa sono tra i più grossi del genere, il che ne facilita la manipolazione.

Preparazione dei semi: rimuovere completamente la sarcotesta carnosa (involucro colorato). Sciacquare accuratamente e lasciar asciugare per alcuni giorni all’ombra. I semi delle cicadee presentano una fecondazione differita: non sono pronti a germinare prima di almeno nove mesi dalla maturità apparente (Norstog & Nicholls, 1997, citato in Queensland Herbarium, 2007).

Ammollo: immergere i semi in acqua tiepida per 24-48 ore. Cambiare l’acqua quotidianamente.

Substrato di germinazione: perlite grossolana pura, sabbia di fiume lavata, oppure un miscuglio perlite/vermiculite (50/50), mantenuto leggermente umido ma mai inzuppato.

Messa a dimora: interrare i semi a metà nel substrato, micropilo orientato verso il basso o lateralmente.

Temperatura: un calore di fondo di 25-30 °C accelera la germinazione. Un tappetino riscaldante è un alleato prezioso.

Durata: la germinazione è lenta. Prevedere diversi mesi, o anche di più. La pazienza è d’obbligo con le cicadee.

Rinvaso: una volta che la prima foglia vera è ben sviluppata, rinvasare delicatamente ogni plantula in un vaso individuale con substrato drenante.

Attenzione: i semi e tutte le parti della pianta sono tossiche (cicasina, macrozamina). Indossare guanti durante la manipolazione e lavarsi accuratamente le mani. Tenere fuori dalla portata dei bambini e degli animali domestici.

Divisione dei polloni

Cycas megacarpa non emette polloni basali né produce generalmente bulbilli. La moltiplicazione vegetativa è quindi molto rara, se non praticamente impossibile. La semina resta l’unica via di moltiplicazione affidabile.

11. Esperienze di coltivatori

Punti di forza

Facilità di coltura. PACSOA descrive la specie come rustica e di coltivazione facile, tollerante alla siccità e al gelo leggero.

Portamento ornamentale. Lo stipite snello coronato da foglie verde vivo brillante conferisce un portamento elegante e originale, distinto dall’onnipresente Cycas revoluta dei giardini mediterranei. Per chi desidera una cicadea dal carattere diverso, Cycas megacarpa offre una silhouette più slanciata e leggera.

Adattabilità. La specie tollera un’ampia gamma di condizioni luminose, dal pieno sole alla mezz’ombra, e si adatta a diversi tipi di suolo purché il drenaggio sia buono.

Crescita. Sebbene lenta come in tutte le cicadee, la crescita è descritta come soddisfacente in buone condizioni dai coltivatori australiani, con flush annuali regolari.

Difficoltà riscontrate

Rarità in coltura. La specie resta molto rara al di fuori dell’Australia. Rarepalmseeds.com la propone occasionalmente sotto forma di semi, ma la disponibilità è irregolare. Le piante in vaso sono praticamente introvabili in Europa.

Germinazione capricciosa. Il tempo di germinazione è lungo e la fecondazione differita delle cicadee esige pazienza. I semi troppo freschi o mal conservati possono fallire.

Sensibilità all’umidità invernale. I coltivatori californiani segnalano che i Cycas australiani sono talvolta meglio adattati alle condizioni desertiche che ai climi costieri umidi. Nel clima mediterraneo italiano, un drenaggio impeccabile è la chiave del successo — in particolare nelle zone a inverni piovosi come la costa tirrenica.

Confusione d’identità. Nel commercio, le piante vendute sotto il nome Cycas megacarpa possono in realtà essere dei Cycas media o forme intermedie provenienti dalla zona di ibridazione con Cycas ophiolitica. L’esame dei semi (se disponibili) è il mezzo più sicuro di conferma.

Normativa. Tutte le specie di Cycas sono iscritte nell’Allegato II della CITES. L’importazione di semi dall’Australia richiede permessi fitosanitari e CITES specifici, il che limita l’approvvigionamento. In Italia, è opportuno verificare anche le disposizioni del Regolamento UE 2019/2117 relativo al regime fitosanitario.

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