Cycas indica

Cycas indica è una cicadea endemica dell’India, nota soltanto nel distretto di Hassan, nello Stato del Karnataka, dove forma vaste colonie su affioramenti pianeggianti di arenaria o di quarzite. Questa specie del genere Cycas, descritta nel 2007 da Anders Lindström e Ken Hill, si distingue dalla parente stretta Cycas circinalis per l’abitudine a emettere polloni e per i megasporofilli quasi privi di spine. In precedenza i botanici indiani la chiamavano Cycas circinalis var. swamyi, un nome mai pubblicato validamente; nel 2008 è stata poi descritta una seconda volta come Cycas swamyi, oggi sinonimo. La IUCN la considera in pericolo.

In sintesi: Cycas indica

  • Nome accettato: Cycas indica A.Lindstr. & K.D.Hill (2007), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas swamyi Rita Singh & P.Radha (2008), sinonimo; «Cycas circinalis var. swamyi», nome usato nella letteratura indiana ma mai pubblicato validamente
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano né inglese attestato; nessun nome vernacolare nelle fonti consultate
  • Distribuzione naturale: India, Karnataka (distretto di Hassan)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v)) secondo The World List of Cycads; valutazione di Anders Lindström pubblicata nel 2023
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: terreni pianeggianti di arenaria o di quarzite
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto fino a 4 m, di 10-23 cm di diametro, pollonifero; foglie di 97-133 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani e nessun riscontro di coltivazione trovato
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas indica?

Tre caratteri la identificano: i megasporofilli ridotti, con un lembo compatto che porta solo pochi dentini irregolari e una punta appena accennata; le foglie più corte di quelle di Cycas circinalis, con foglioline più strette; e il portamento cespitoso, perché la pianta emette polloni alla base. I semi sono quasi sferici. La descrizione che segue riprende il protologo (Lindström e Hill 2007):

  • Fusto: eretto, fino a 4 m, di 10-23 cm di diametro, non ingrossato alla base; corteccia sottile e liscia, catafilli e basi delle foglie persistenti.
  • Foglie: lunghe 97-133 cm, verde scuro, semilucide, piatte, con 50-71 foglioline; una leggera peluria resta sul picciolo e sulle foglioline; picciolo di 28-32 cm (25-35 % della foglia), spinoso sul 30-90 % della lunghezza; foglioline basali di 72-110 mm, non ridotte a spine.
  • Foglioline mediane: lunghe 12-24 cm e larghe 7-8 mm, più chiare sotto, distanziate di 12-15 mm, ristrette a 3-4 mm alla base; margini piatti; nervatura mediana sporgente sopra, piatta sotto.
  • Catafilli (le squame che proteggono l’apice): strettamente triangolari, morbidi, con peluria finissima, di 5-8 cm.
  • Coni maschili: strettamente ovoidi, gialli, di 30-40 cm per circa 15 cm; microsporofilli di circa 66 mm per 28 mm, con una spina apicale sporgente, fortemente rialzata, di circa 41 mm.
  • Megasporofilli (le foglie fertili delle piante femminili): di circa 18 cm, con peluria bruna, portano 6 ovuli glabri; lembo di 25-55 mm per 19-22 mm, con meno di dieci piccole spine laterali irregolari, lunghe al massimo 2 mm; la punta terminale, di 1-3 mm, non si distingue dalle spine laterali.
  • Semi: globosi, di 32-35 mm per 28-30 mm; sarcotesta (lo strato carnoso esterno) gialla a maturità, senza strato fibroso; sclerotesta liscia; nessuno strato spugnoso.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido di questa specie, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

Tre Cycas indiane possono essere scambiate con Cycas indica:

  • Cycas circinalis, dell’India sud-occidentale: foglie più lunghe, foglioline più larghe, getti nuovi bluastri, megasporofilli con una punta terminale netta e denti laterali più sviluppati; nessun pollone;
  • Cycas sphaerica, dell’India orientale: anch’essa ha semi globosi, ma i suoi megasporofilli terminano con una punta distinta;
  • Cycas annaikalensis, dei Ghati occidentali del Kerala: fusto grigio acciaio e liscio, foglioline più numerose e megasporofilli con una punta terminale distinta.

In Italia il nome Cycas circinalis compare sulle etichette di diversi orti botanici, ma è spesso applicato in modo approssimativo ad altre grandi Cycas tropicali. Nessuna di queste piante è stata riferita a Cycas indica.

Tassonomia

Cycas indica è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta nel 2007 da Anders Lindström, dell’orto botanico di Nong Nooch in Thailandia, e da Ken Hill, dell’erbario nazionale del Nuovo Galles del Sud, nella loro revisione delle Cycas dell’India (Telopea 11(4): 481-483, fig. 3), dopo spedizioni sul campo condotte tra il 2000 e il 2002. Gli autori la collocano nella sezione Cycas, quella delle specie con ovuli glabri e megasporofilli non pettinati, accanto a Cycas circinalis, nel gruppo i cui semi non hanno né strato spugnoso né strato fibroso.

Lindström e Hill spiegano che la pianta era già presente nella letteratura indiana (Pant 1962, 1973; Singh 2006) con il nome di Cycas circinalis var. swamyi, che però non era mai stato pubblicato in modo valido e legittimo. Pant ne aveva notato l’insolito modo di ramificarsi, senza confrontarla in modo rigoroso con le Cycas circinalis di altre regioni. Nel 2008 Rita Singh e P. Radha hanno descritto la stessa pianta come specie nuova, Cycas swamyi, nel Botanical Journal of the Linnean Society (158(3): 430-435). Poiché è stato pubblicato dopo Cycas indica, questo nome è trattato come sinonimo da The World List of Cycads, e anche Species+ lo riconduce a Cycas indica. Per il lettore, una pianta etichettata Cycas swamyi è dunque una Cycas indica.

Etimologia e storia

L’epiteto indica significa «dell’India» e ricorda che la specie è endemica di questo paese (Lindström e Hill 2007). Il vecchio nome informale swamyi non è spiegato nelle fonti consultate.

Il tipo è stato raccolto l’8 ottobre 1970 dal botanico Cecil J. Saldanha a Nagpuri, Chick Tirupathii, nel distretto di Hassan (Saldanha 15197, olotipo conservato all’orto botanico reale di Edimburgo). La pianta era però nota molto prima: gli autori citano raccolte di Cameron conservate a Kew, datate dal 1882 al 1884, fatte «a 20-35 miglia da Bangalore, dove le catene dei Ghati occidentali incontrano gli altopiani», e una raccolta di Buchanan distribuita da Wallich (n. 8587B, Kew e British Museum). Nessuna storia della sua introduzione in coltivazione è documentata.

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in inglese né in una lingua dell’India. In Italia la si indica quindi soltanto con il nome scientifico.

In natura

Cycas indica è nota soltanto nel distretto di Hassan, nel Karnataka, nell’India meridionale. Secondo il protologo è comune su terreni pianeggianti di arenaria o dominati dalla quarzite, dove forma vaste colonie (Lindström e Hill 2007). La flora digitale del Karnataka dell’Indian Institute of Science (erbario JCB) riprende queste informazioni e la indica come endemica del distretto di Hassan.

I polloni basali, che le permettono di formare cespi, sono un tratto raro nel gruppo di Cycas circinalis. Impollinatori, fenologia e dispersori dei semi non sono documentati.

Stato di conservazione e normativa

Secondo The World List of Cycads, la IUCN classifica Cycas indica in pericolo (EN) in base ai criteri B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v): areale e area occupata ridotti, con un declino dell’area occupata, della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. La valutazione, firmata da Anders Lindström, è stata pubblicata nel 2023 (riferimento Crossref); la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2007 gli autori del protologo giudicavano i dati insufficienti (DD), categoria che la flora digitale del Karnataka riporta ancora. Le minacce precise che gravano sulla specie non sono descritte nelle fonti consultate.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas indica rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie, con Cycas swamyi come sinonimo, e conferma questo statuto (consultata il 3 ottobre 2026 e di nuovo il 12 ottobre 2026). Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie.

Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Per Cycas indica non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione specifica, e sui forum francesi e italiani consultati non è stato trovato alcun riscontro. L’ambiente naturale, terreni pianeggianti di arenaria o di quarzite nell’India meridionale, indica una pianta di clima tropicale, che chiede sole e un substrato molto drenante. In Italia come in Francia la si può immaginare soltanto in serra calda o in vaso, da ritirare al riparo in inverno. Il portamento pollonifero offre in linea di principio una possibilità di moltiplicazione per polloni.

In Italia

Cycas indica non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente le ricerche «cycas indica» e «swamyi» non restituiscono alcuna discussione su questa specie (verifica del 12 ottobre 2026): i risultati riguardano soltanto altre cicadee, come Cycas revoluta o Cycas rumphii. Nessun riscontro in piena terra o in vaso è quindi documentato in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi fertili. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I polloni che la pianta emette alla base potrebbero permettere una moltiplicazione vegetativa, come in altre Cycas, ma per questa specie nessuna esperienza è documentata. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; chiedete che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non sono documentati parassiti né malattie propri della specie. Le cocciniglie delle Cycas, tra cui la cocciniglia asiatica Aulacaspis yasumatsui, possono colpire tutte le specie coltivate.

Rusticità

Per Cycas indica non esiste alcun dato di resistenza al freddo. È una pianta tropicale dell’India meridionale, e nulla permette di affermare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, per nessuna zona: riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, Sicilia e Sardegna. Nessun episodio di gelo datato riguarda questa specie.

Nemmeno nel sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è documentato un risultato: la ricerca sul forum francese Fous de palmiers non ha dato alcun riscontro sul freddo, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures, nel Var, non ha pubblicato osservazioni su questa specie.

Riferimenti internazionali

Fuori dall’Europa non è stato trovato alcun dato di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né presso gli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas indica, ma il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli.

In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso di questa specie. In India altre Cycas sono sfruttate localmente: nel Tamil Nadu, Cycas nathorstii ha sofferto molto per il taglio dei fusti destinati alla medicina locale (Lindström e Hill 2007).

Domande frequenti

Che cosa significa indica?

«Dell’India». Il nome ricorda che la specie è endemica di questo paese, e più precisamente del distretto di Hassan, nel Karnataka.

Cycas swamyi e Cycas indica sono la stessa pianta?

Sì. Cycas swamyi, descritta nel 2008, indica la stessa pianta di Cycas indica, pubblicata un anno prima: è quindi un sinonimo.

È una varietà di Cycas circinalis?

No. Il nome Cycas circinalis var. swamyi circolava in India, ma non è mai stato pubblicato validamente; la specie si distingue per i megasporofilli quasi senza spine e per i polloni alla base.

Dove cresce?

Soltanto nel distretto di Hassan, nel Karnataka, su terreni pianeggianti di arenaria o di quarzite, dove forma vaste colonie.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo, a causa dell’areale molto ridotto e del declino del suo habitat.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato sul freddo e nessun riscontro italiano: è una pianta tropicale, da tenere in serra calda o in vaso ritirato in inverno.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lindström, A.J. & Hill, K.D. (2007). The genus Cycas (Cycadaceae) in India. Telopea 11(4): 463-488. doi:10.7751/telopea20075745 [Protologo (pp. 481-483); testo integrale consultato.]
  • Singh, R. & Radha, P. (2008). A new species of Cycas (Cycadaceae) from Karnataka, India. Botanical Journal of the Linnean Society 158(3): 430-435. doi:10.1111/j.1095-8339.2008.00924.x [Descrizione di Cycas swamyi, sinonimo; riferimento verificato su Crossref, testo non consultato.]
  • Lindström, A. (2023). Cycas indica. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T178879A1543818. [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato su Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]