Ceratozamia whitelockiana

Ceratozamia whitelockiana è una cicadea dell’Oaxaca settentrionale, in Messico, nota soltanto nel bacino del Río Valle Nacional, nella Sierra Norte (regione della Chinantla), dove cresce all’ombra di foreste tropicali di montagna. Questa specie del genere Ceratozamia, descritta nel 1995 da due coltivatori californiani, si riconosce dalle poche foglie erette, lunghe 2 m e più, con un lungo picciolo, di un verde pisello glauco quando sono giovani. La IUCN la classifica in pericolo.

L’essenziale su Ceratozamia whitelockiana

  • Nome accettato: Ceratozamia whitelockiana Chemnick & T.J.Greg. (fascicolo datato 1995, uscito nel 1996), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «Whitelock’s horncone» in inglese (Gymnosperm Database)
  • Distribuzione naturale: Messico, Oaxaca settentrionale (bacino del Río Valle Nacional, Sierra Norte); da 335 a 975 m secondo la descrizione originale, da 500 a 1.800 m secondo la monografia del 2022
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2c; B1ab(i,ii,iii,v)), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, pendii molto ombreggiati nella foresta primaria, su argilla sassosa o rocce carsiche; al sole pieno ingiallisce e si scolora
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto solitario in parte interrato, lungo da 20 a 80 cm e largo da 12 a 30 cm; da 2 a 10 foglie lunghe da 1,3 a 2,5 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia whitelockiana?

La descrizione originale (Chemnick & Gregory, 1995) la distingue per il portamento eretto delle poche grandi foglie glauche, verde pisello, con un picciolo lunghissimo, e per i coni maschili e femminili relativamente piccoli. Ecco le misure principali:

  • Fusto: solitario, anche in coltivazione, in parte interrato, cilindrico, alto da 20 a 30 cm e largo da 12 a 18 cm, bruno rossastro e rugoso (fino a 80 cm per 30 cm, coricato, secondo la monografia del 2022);
  • Foglie: da 2 a 5 secondo la descrizione originale (da 3 a 10 secondo la monografia), lunghe da 2 a 2,5 m, in verticilli di 2-4, glauche e verde pisello chiaro da giovani, poi verde medio; picciolo da 1 a 1,25 m, poco armato (da 3 a 22 aculei di 1-3 mm);
  • Foglioline: da 30 a 40 paia, da lineari-lanceolate a falciformi, papiracee, lunghe da 30 a 50 cm e larghe da 3 a 3,8 cm, con i margini leggermente arrotolati;
  • Coni maschili: allungati, lunghi da 26 a 28 cm e larghi da 1,5 a 2,8 cm;
  • Coni femminili: da cilindrici a ovoidali, lunghi da 14 a 18 cm e larghi da 7,5 a 10 cm, con una grossa punta terminale, su un peduncolo corto di 3-3,8 cm;
  • Semi: lunghi da 3,1 a 3,3 cm e larghi da 2,5 a 2,7 cm, con la polpa bianca che diventa bruna.

La monografia del 2022 si contraddice sul peduncolo del cono femminile: la sua descrizione indica da 1 a 4 cm, in accordo con la descrizione originale, ma la sua discussione parla di 12-23 cm e attribuisce un peduncolo corto a Ceratozamia mixeorum, mentre secondo altri autori è proprio quest’ultima specie ad avere peduncoli lunghissimi (Pérez-Farrera e collaboratori, 2022). Qui si segue la descrizione originale.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

La confusione più probabile è con la sua parente più stretta, Ceratozamia miqueliana, ma le somigliano anche altre grandi specie vicine:

  • Ceratozamia miqueliana, la specie più vicina secondo gli autori: stesso fusto, stesse foglie giovani verde pisello glauco, coni di dimensioni simili; ma da 7 a 10 foglie con foglioline molto più larghe (da 6 a 6,5 cm) e meno numerose (una quindicina di paia), e un picciolo fittamente armato di lunghi aculei ricurvi. La popolazione di Ceratozamia miqueliana più vicina si trova a circa 150 km;
  • Ceratozamia mixeorum, della vicina Sierra Mixe: fogliame simile, ma picciolo con più di 28 aculei (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022);
  • Ceratozamia mexicana e Ceratozamia robusta, a cui erano state attribuite popolazioni dell’Oaxaca settentrionale: foglie numerose, molto armate, verde scuro, e coni molto più grandi (Chemnick & Gregory, 1995).

Senza coni una Ceratozamia si distingue a fatica da una Zamia.

Tassonomia

Ceratozamia whitelockiana è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022, senza sinonimi. È stato pubblicato da Jeffrey Chemnick e Timothy Gregory, di Santa Barbara (California), nel fascicolo di luglio 1995 della rivista Phytologia, uscito nel 1996 secondo The World List of Cycads. Gli autori criticavano allora una tassonomia del genere «confusa, ambigua e incompleta», che raggruppava sotto tre nomi vaghi (Ceratozamia mexicana, Ceratozamia robusta, Ceratozamia latifolia) numerose popolazioni isolate.

Avvicinavano la loro specie a Ceratozamia miqueliana e a Ceratozamia euryphyllidia, in un «gruppo miqueliana». La filogenesi di Habib e collaboratori (2023), basata su quasi 4.000 geni nucleari, ha confermato questa collocazione nel complesso di Ceratozamia miqueliana, nel grande clade Miqueliana; secondo le analisi di coalescenza Ceratozamia whitelockiana è la specie sorella di tutte le altre di questo sottogruppo. Gli autori del 1995 osservavano anche che la specie conserva il suo aspetto caratteristico anche dopo lunghi anni di coltivazione in condizioni diverse, accanto a Ceratozamia mexicana e a Ceratozamia robusta.

Il tipo ha posto un problema. L’olotipo annunciato nell’erbario del giardino botanico di Huntington (HNT) è probabilmente perduto, e il duplicato previsto per l’erbario XALU è introvabile. Nel 2023 Jody Haynes ha quindi designato come lectotipo il duplicato dell’erbario del Fairchild Tropical Botanic Garden (FTG) e come isolectotipo quello dell’erbario del giardino botanico di Santa Barbara (SBBG).

Etimologia e storia

L’epiteto onora Loran M. Whitelock (1930-2014), di Los Angeles, grande conoscitore e collezionista di cicadee, per la sua dedizione al loro studio e alla loro conoscenza nel mondo (Haynes, 2022). Era stato lui a fornire agli autori le misure dei coni.

Il tipo (Chemnick & Gregory 5) è stato raccolto nel maggio 1995 vicino a Metates, a sud di Valle Nacional. Gli autori conoscevano però la popolazione da molto tempo: l’avevano visitata più volte nel 1979, nel 1980 e nel 1981, e nel 1995 la coltivavano da più di quattordici anni. Piante vive erano allora conservate a Ganna Walska Lotusland (Santa Barbara), al giardino botanico Mildred Mathias dell’Università della California a Los Angeles e nelle serre dell’Università della California a Santa Barbara. La specie fa parte anche della collezione del giardino botanico Nong Nooch, in Thailandia, da cui proviene il materiale dello studio filogenetico del 2023.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano né spagnolo; la monografia del 2022 non registra alcun nome locale. La Gymnosperm Database usa in inglese «Whitelock’s horncone», un nome costruito secondo lo schema che applica a ogni specie del genere.

In natura

Secondo la descrizione originale Ceratozamia whitelockiana è nota soltanto nel bacino del Río Valle Nacional, nella foresta tropicale di montagna, tra 335 e 975 m, e soprattutto a bassa quota (da 335 a 600 m). Cresce su pendii ripidissimi, su versanti est e ovest fortemente ombreggiati, nella foresta primaria, con palme dei generi Chamaedorea e Geonoma, fichi, begonie e selaginelle, su un’argilla chiara, friabile e sassosa, punteggiata di affioramenti di rocce sedimentarie. La monografia del 2022 allarga l’intervallo a 500-1.800 m, nella regione della Chinantla, lungo il gradiente tra la foresta tropicale sempreverde con querce e la foresta nebulosa con Oreomunnea mexicana, su rocce carsiche; le raccolte provengono da Ixtlán de Juárez, San Felipe Usila e San Juan Bautista Valle Nacional.

Gli autori del 1995 hanno osservato che la specie non si mantiene a lungo in ambiente aperto o nella foresta secondaria: le sole piante trovate nelle zone disboscate erano curate dai contadini e avevano il fogliame scolorito, giallo e clorotico. Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione della specie.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia whitelockiana è classificata in pericolo (EN, criteri A2c; B1ab(i,ii,iii,v)) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; lo stato è ripreso da The World List of Cycads. Già nel 1995 gli autori la ritenevano minacciata: in tre giorni di ricerche, nel maggio 1995, avevano contato circa 250 piante, forse la metà rispetto al 1979-1981; le foreste del bacino venivano disboscate e bruciate per far posto a caffè, banani e colture, e il fumo degli incendi era intenso. Giudicavano la distruzione dell’habitat molto più grave della raccolta, perché la specie era rara nelle collezioni.

Come tutto il genere Ceratozamia, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (le cicadee erano all’Appendice II dal 1977). L’iscrizione riguarda l’intero genere e copre quindi anche le specie descritte di recente. Il commercio internazionale di piante selvatiche a scopo commerciale è vietato e i semi non godono di alcuna esenzione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o cessione.

Coltivazione

Le sole informazioni di coltivazione vengono dagli autori della descrizione, che l’hanno coltivata in California per più di quattordici anni: in coltivazione il fusto resta solitario e la pianta conserva il suo aspetto caratteristico qualunque siano le condizioni. Il suo comportamento in ambiente aperto, in natura, fornisce un’indicazione chiara: è una pianta d’ombra.

  • Esposizione: ombra o mezz’ombra; al sole pieno le piante selvatiche rimaste nelle zone disboscate ingialliscono e si scolorano.
  • Substrato: drenante, argilloso e sassoso oppure ricco di humus, senza ristagni.
  • Annaffiature: regolari durante la crescita, come nella sua foresta tropicale di bassa montagna; ridotte in inverno.
  • Spazio: nella pianta adulta le foglie superano i 2 m; prevedete altezza sufficiente.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme, perché secondo i suoi autori il fusto non produce polloni nemmeno in coltivazione. Le piante sono maschili o femminili, e in coltivazione occorre un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato sulla germinazione di questa specie.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria di Ceratozamia whitelockiana. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio e le bruciature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole (vedi la pagina del genere).

Rusticità

Per Ceratozamia whitelockiana non esiste alcun dato: né riscontri di coltivazione datati, né temperature misurate nelle sue stazioni. Gli autori l’hanno coltivata in California, ma senza pubblicare le temperature minime.

In Italia

Nessuna coltivazione è segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’ottobre 2026). I riscontri francesi sul genere riguardano Ceratozamia mexicana e Ceratozamia latifolia.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro è stato trovato nemmeno con le ricerche sui forum di lingua inglese e spagnola. Pianta di foresta tropicale di bassa montagna, va coltivata al riparo dal gelo finché non esisteranno prove documentate.

Tossicità e precauzioni

Non esiste alcun dato di tossicità per Ceratozamia whitelockiana né per il genere Ceratozamia. Il rischio è documentato in altre cicadee, in particolare Cycas e Zamia: i loro semi soprattutto contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Considerate quindi la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, una chiamata immediata a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è noto alcun uso tradizionale; la monografia del 2022 non ne registra. Gli autori del 1995 segnalano soltanto alcune piante curate dai contadini in appezzamenti disboscati.

Domande frequenti

Chi era Whitelock?

Loran M. Whitelock (1930-2014), collezionista di Los Angeles. Grande conoscitore delle cicadee, fornì agli autori della descrizione le misure dei coni della specie, che gli è stata dedicata.

Dove cresce Ceratozamia whitelockiana?

Nell’Oaxaca settentrionale, in Messico. È nota soltanto nel bacino del Río Valle Nacional, nella Sierra Norte, nella foresta tropicale di montagna molto ombreggiata.

Come riconoscerla?

Dalle poche foglie erette. Sono lunghe 2 m e più, portate da un picciolo lunghissimo e poco spinoso, e verde pisello glauco da giovani. I coni sono piccoli per una pianta di queste dimensioni.

Sopporta il sole?

No, secondo le osservazioni sul campo. Gli autori hanno visto le piante rimaste nelle zone disboscate ingiallire e scolorirsi. Coltivatela all’ombra o a mezz’ombra.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo. Già nel 1995 gli autori stimavano che la popolazione si fosse forse dimezzata in una quindicina d’anni a causa dei disboscamenti e degli incendi.

Resiste al freddo?

Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova datata né alcuna temperatura misurata. Coltivatela al riparo dal gelo.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Chemnick, J. & Gregory, T.J. (1995, pubblicato nel 1996). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Oaxaca, Mexico with comments on distribution, habitat, and relationships. Phytologia 79(1): 51-57. [Descrizione originale; testo integrale letto.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
  • Haynes, J.L. (2023). Critical review of “Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus” published in PhytoKeys 208: 1–102 (2022). Phytotaxa 612(2): 159-200. DOI: 10.11646/phytotaxa.612.2.4. [Critica della monografia, lectotipo; consultata tramite il riassunto.]
  • Pérez-Farrera, M.A., Gutiérrez-Ortega, J.S., Gregory, T.J., Chemnick, J., Salas-Morales, S., Calonje, M. & Díaz-Jiménez, P. (2022). Ceratozamia schiblii (Zamiaceae): a new cycad species from the eastern mountains of Oaxaca, Mexico. Taxonomy 2(3): 324-338. DOI: 10.3390/taxonomy2030025. [Peduncoli di Ceratozamia mixeorum; testo integrale letto.]
  • Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi di 30 specie, materiale del giardino botanico Nong Nooch; testo integrale letto.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia whitelockiana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42128A69865109. [Categoria EN; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia; citata tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]