Ceratozamia becerrae

Ceratozamia becerrae è una piccola cicadea del Messico sud-orientale, endemica della Sierra Madrigal, al confine tra Tabasco e Chiapas, dove cresce su affioramenti calcarei nella foresta tropicale umida, tra 100 e 800 m di quota. Descritta nel 2004, questa specie del genere Ceratozamia porta poche foglie, con foglioline larghe, oblunghe e coriacee. Per qualche anno è stata considerata un sinonimo di Ceratozamia zoquorum, prima di essere ristabilita nel 2020.

L’essenziale su Ceratozamia becerrae

  • Nome accettato: Ceratozamia becerrae Pérez-Farr., Vovides & Schutzman (2004), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: messa in sinonimia con Ceratozamia zoquorum nel 2017, poi ristabilita nel 2020; scritta «beccerrae» nella banca dati Species+
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato
  • Distribuzione naturale: Messico, Sierra Madrigal (Tabasco meridionale: Teapa, Tacotalpa; Chiapas settentrionale: Amatán), da 100 a 800 m secondo la monografia del 2022 (da 400 a 600 m secondo la descrizione originale)
  • Stato IUCN: non valutata (NE) secondo The World List of Cycads; la monografia del 2022 cita però una categoria in pericolo (EN) (vedi Stato di conservazione)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, affioramenti calcarei nella foresta tropicale sempreverde o nella foresta di querce
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 13 a 38 cm; da 2 a 12 foglie (fino a 17) lunghe da 0,5 a 2,1 m secondo la monografia del 2022; fusto da 10 a 31 cm e da 2 a 5 foglie lunghe da 0,55 a 1,78 m secondo la descrizione originale (2004)
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia becerrae?

Si riconosce dalle foglie poco numerose e ricadenti, che portano soltanto da 6 a 15 paia di grandi foglioline oblunghe, larghe da 4,5 a quasi 9 cm, e dalle foglie giovani verde chiaro e glauche, con il picciolo rosa. La monografia di Martínez-Domínguez e collaboratori (2022) ne dà questa descrizione:

  • Fusto: corto, eretto, da aereo a semi-interrato, lungo da 13 a 38 cm e largo da 9 a 15 cm;
  • Foglie: da 2 a 12 (fino a 17), ricadenti, lunghe da 49 a 210 cm, verde chiaro e glauche quando spuntano; picciolo da 35 a 111 cm, rosa all’emergenza e poi verde giallastro, inerme o con 3-27 aculei sottilissimi e cortissimi; rachide di solito inerme;
  • Foglioline: da 6 a 15 paia, da oblunghe a oblanceolate, coriacee, spesso falcate alla base; foglioline mediane da 16 a 30 cm per 4,5-8,8 cm, distanziate da 5,5 a 11 cm;
  • Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 10,8 a 20 cm per 2,8-4 cm, verdi e poi giallo crema, con peli nerastri;
  • Coni femminili: solitari, cilindrici, da 15 a 23 cm per 7,5-8,5 cm, verdi, con peli bruno rossastri e poi nerastri, ad apice acuto; da 43 a 56 squame con corna diritte;
  • Semi: ovali, da 1,5 a 2,4 cm, con polpa rosa biancastra e poi bruno chiara.

La descrizione originale (Vovides e collaboratori, 2004) dà valori spesso più bassi, misurati sulle piante selvatiche e su piante coltivate per più di sei anni. Fusto globoso, sotterraneo o in parte aereo, da 10 a 31 cm per 5,5-10,5 cm, protetto dalle basi dei piccioli e da catafilli bruno rossastri; da 2 a 5 foglie da ricadenti a coricate, verde oliva quando spuntano, da 55 a 178 cm per 21,5-45 cm; picciolo da 15,5 a 79 cm, inerme o con pochi aculei sottili e distanziati; da 4 a 13 paia di foglioline coriacee, piane, da oblunghe a oblanceolate, verde oliva sopra e verde chiaro sotto, da 17 a 30 cm per 5,2-10 cm, con 32-54 nervature, distanziate da 5,4 a 12,9 cm, con articolazione da gialla ad arancione inserita obliquamente. Cono maschile eretto, conico, da verde chiaro a verde oliva e poi da beige a giallo crema, da 14 a 14,5 cm per 1,7-2,2 cm, su un peduncolo di 3,8-5 cm; cono femminile cilindrico o a forma di botte, eretto, da 11 a 13,5 cm per 4-5,1 cm, su un peduncolo molto tomentoso di 2-3 cm; semi ovali da 1,1 a 2,1 cm per 1,1-1,4 cm, con polpa bianca e poi giallo crema; 2n = 16 cromosomi.

Le differenze più nette con la monografia riguardano il numero di foglie (da 2 a 5 contro da 2 a 12), le dimensioni dei coni (cono femminile da 11 a 13,5 cm contro 15-23 cm) e la lunghezza del peduncolo del cono femminile (2-3 cm contro 5-12 cm). La chiave degli autori descrive foglioline lucide, mentre Ceratozamia zoquorum le ha pruinose; la monografia, invece, dice glauche le foglie giovani.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

Ceratozamia becerrae appartiene a un gruppo di specie difficili da distinguere, con foglioline oblunghe e coriacee e foglie poco spinose:

  • Ceratozamia zoquorum, del Chiapas e del Tabasco, le somiglia molto, sia per le foglie sia per i coni; la monografia del 2022 ammette che nessun carattere diagnostico le separa con chiarezza, mentre lo studio anatomico del 2020 si basa sulla struttura interna delle foglioline;
  • Ceratozamia santillanii, del Chiapas settentrionale, se ne distingue per il peduncolo del cono femminile, più corto (meno di 3 cm) secondo la monografia del 2022; la descrizione originale di Ceratozamia becerrae indicava però un peduncolo di soli 2-3 cm, il che indebolisce questo criterio;
  • Ceratozamia hondurensis, dell’Honduras, è stata confrontata con Ceratozamia becerrae al momento della sua descrizione nel 2008;
  • secondo Whitelock (2002), citato nella descrizione di Ceratozamia aurantiaca, le specie del complesso di Ceratozamia miqueliana, tra cui Ceratozamia becerrae, producono sempre foglie giovani verde tenero, e questo le separa dalle specie a germogli bruni o rossastri.

Fuori dalla sua località d’origine, una pianta di questo gruppo non può essere identificata con certezza.

Tassonomia

Ceratozamia becerrae è oggi accettata, ma ha conosciuto un’eclissi di tre anni.

Andrew Vovides, Miguel Angel Pérez-Farrera, Bart Schutzman e i loro coautori l’hanno descritta nel 2004 sul Botanical Journal of the Linnean Society, a partire da piante della Sierra Madrigal. Gli autori avevano trovato la pianta già nel 1985 sulle colline carsiche del Tabasco meridionale, accanto a Zamia cremnophila e a Zamia splendens; l’avevano allora trattata come Ceratozamia miqueliana e ne avevano messo in coltivazione diversi esemplari nell’orto botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa. Nuove raccolte fatte in Tabasco e in Chiapas nell’aprile 1996, e poi più di sei anni di osservazione in coltivazione accanto a Ceratozamia miqueliana, li hanno convinti che si trattasse di una specie nuova, che collegavano al complesso di Ceratozamia miqueliana insieme a Ceratozamia euryphyllidia e a Ceratozamia zoquorum. Si distingue da Ceratozamia miqueliana per le foglie meno numerose e ricadenti, con il picciolo inerme o quasi, le foglioline più larghe e più distanziate, il fusto globoso e il cono femminile verde giallastro chiaro quando spunta.

Nel 2009 Pérez-Farrera e i suoi coautori hanno riesaminato il complesso di Ceratozamia miqueliana, a cui la specie appartiene (articolo citato da The World List of Cycads, non consultato). Nel 2017 Martínez-Domínguez e i suoi coautori, in uno studio sulla diversità criptica di questo complesso (Organisms Diversity & Evolution), l’hanno messa in sinonimia con Ceratozamia zoquorum. Nel 2020 Vovides e i suoi colleghi hanno rivisto il complesso a partire dall’anatomia delle foglioline (rivista Flora) e hanno ristabilito Ceratozamia becerrae come specie distinta; The World List of Cycads ha seguito questa decisione. Anche la monografia del 2022 la accetta, pur sottolineando che nessun carattere morfologico semplice la separa da Ceratozamia zoquorum.

La specie è stata inclusa nello studio filogenomico di Habib e collaboratori (2023), ma il testo pubblicato non ne precisa la posizione esatta nel genere.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Marcos Enrique Becerra (1870-1940), scrittore, poeta e uomo politico messicano, autore di lavori di etnologia, di archeologia e di botanica sul Tabasco. Secondo la descrizione originale, fu lui a scoprire e a raccogliere la specie durante uno studio floristico del Tabasco meridionale e del Chiapas settentrionale nel 1914-1915, identificandola come Ceratozamia miqueliana; riesaminando quell’esemplare, gli autori notarono le foglioline più larghe, meno numerose e più distanziate. La monografia del 2022 cita un esemplare raccolto da Becerra il 7 aprile 1914, a 800 m, conservato nell’erbario MEXU.

L’esemplare tipo è stato raccolto nell’agosto 2003 da Andrew Vovides (n. 1458) sul cerro Madrigal, nel comune di Teapa (Tabasco); l’olotipo è conservato nell’erbario XAL. La descrizione originale indica di proposito soltanto lo Stato (Tabasco), per scoraggiare i prelievi illegali; la località precisa viene dalla monografia del 2022. Questa cita anche due paratipi, M.A. Pérez-Farrera 2457 (Tabasco, gennaio 2001) e M.A. Pérez-Farrera 901 (Chiapas, aprile 1996). Nello stesso articolo del 2004 il nome è attribuito a Pérez-Farrera, Vovides e Schutzman, come in The World List of Cycads, anche se il primo autore dell’articolo è Andrew Vovides.

Nomi comuni

Non si conosce alcun nome volgare: la monografia del 2022 non ne riporta. Non esiste un nome italiano.

In natura

Ceratozamia becerrae è endemica delle montagne della Sierra Madrigal, nel Tabasco meridionale (comuni di Teapa e di Tacotalpa) e nel Chiapas settentrionale (Amatán). Cresce su affioramenti calcarei, nella foresta tropicale sempreverde e nella foresta di querce, tra 100 e 800 m. Secondo la descrizione di Ceratozamia decumbens (2008), questa regione appartiene a un antico rifugio di foreste molto umide che si estende dal Veracruz meridionale al Chiapas settentrionale e ospita diverse altre cicadee, tra cui Ceratozamia zoquorum e Ceratozamia miqueliana.

La descrizione originale colloca la specie sulle montagne del Chiapas settentrionale e sulle sierre del Tabasco meridionale, tra 400 e 600 m, su rocce calcaree nella foresta tropicale sempreverde a tre strati: alberi emergenti di 20-40 m come Ceiba pentandra, Dialium guianense, Manilkara zapota o Pouteria sapota, e un sottobosco di palme come Astrocaryum mexicanum, varie Chamaedorea e Reinhardtia gracilis. Il rilievo è accidentato, con pendii fino al 70% e pareti rocciose; il calcare, eroso in forme carsiche, porta una rendzina tropicale poco profonda. La specie vi convive con Zamia cremnophila e Zamia splendens. Gli autori conoscevano soltanto due popolazioni. Osservano che Ceratozamia miqueliana cresce su basalto nel Veracruz o su argille ricche di humus in Chiapas, mentre Ceratozamia becerrae vive soltanto sui calcari carsici, nella regione più piovosa delle pianure del Messico.

Stato di conservazione e normativa

Lo stato IUCN di Ceratozamia becerrae è incerto, perché le fonti si contraddicono. The World List of Cycads la indica come non valutata (NE). La monografia del 2022 le attribuisce invece la menzione «(IUCN 2021) Endangered; A2ac+4ac; B2ab(i,ii,iv); C1». La divergenza potrebbe dipendere dal periodo in cui la specie era unita a Ceratozamia zoquorum, ma nessuna fonte consultata la spiega. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Già la descrizione originale (2004) raccomandava la classificazione in pericolo critico (CR B2(a-e), secondo i criteri IUCN del 1994), a causa dell’espansione delle coltivazioni e delle piantagioni di caffè, e di un incendio del 1998 che aveva colpito gravemente una delle due popolazioni conosciute.

Come tutto il genere, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ la riporta con la grafia errata «Ceratozamia beccerrae», ma l’iscrizione copre comunque tutto il genere, semi compresi. Stati consultati il 2 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Nessuna fonte documenta la sua coltivazione, né negli orti botanici né presso gli amatori, a parte le piante tenute a Xalapa dagli autori della descrizione. Il suo ambiente (foresta tropicale umida di bassa quota, rocce calcaree, sottobosco) indica una pianta da ombra, da caldo e da umidità costante, in un substrato molto drenante; sono indicazioni dedotte dall’ambiente, non risultati di coltivazione. Con questa riserva valgono i consigli generali dati per il genere.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Ceratozamia, la pianta è dioica: la moltiplicazione passa per la semina di semi fecondati.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia per questa specie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Ceratozamia becerrae al freddo, al caldo o alla siccità.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, in nessuna regione. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca del 2 ottobre 2026).

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro datato è stato trovato con le ricerche sul web. Il suo ambiente, foreste tropicali umide tra 100 e 800 m nel Messico meridionale, non lascia prevedere alcuna tolleranza al gelo: per prudenza va coltivata al riparo dal gelo.

Tossicità e precauzioni

Nessun dato di tossicità riguarda la specie o il genere. Nelle cicadee studiate, semi e foglie contengono cicasina e macrozamina, la cui digestione libera un composto tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre alla BMAA, un amminoacido neurotossico. Considerate la pianta tossica per l’uomo e per gli animali domestici; in caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso; la monografia del 2022 non ne riporta.

Domande frequenti

Dove cresce Ceratozamia becerrae?

Nella Sierra Madrigal, nel Tabasco meridionale e nel Chiapas settentrionale, in Messico, su rocce calcaree nella foresta tropicale umida, tra 100 e 800 m.

È la stessa specie di Ceratozamia zoquorum?

No, secondo le fonti attuali. Le due specie sono state riunite nel 2017 e poi separate di nuovo nel 2020, grazie all’anatomia delle foglioline. A occhio restano molto difficili da distinguere.

Chi era Becerra?

Marcos Enrique Becerra (1870-1940), scrittore, poeta e uomo politico messicano, che raccolse la pianta già nel 1914 durante uno studio della flora del Tabasco.

È minacciata?

Probabilmente sì, ma il suo stato ufficiale non è chiaro: non valutata secondo The World List of Cycads, in pericolo secondo la monografia del 2022. Nel 2004 gli autori della descrizione proponevano la categoria «in pericolo critico», dopo un incendio che aveva colpito una delle due popolazioni conosciute.

Resiste al freddo?

Non si sa. Non esiste alcun riscontro di coltivazione. Proviene da foreste tropicali di bassa quota e va tenuta al riparo dal gelo.

Perché Species+ la scrive «beccerrae»?

È un refuso della banca dati. Il nome pubblicato e accettato è Ceratozamia becerrae, dal nome di Marcos Enrique Becerra.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia becerrae: https://cycadlist.org/scientific_name/17 — autori, pubblicazione, tipo, distribuzione, stato IUCN (NE), storia della sinonimia, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia beccerrae: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/67958/legal — Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985, Allegato A dell’Unione europea. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
  • Monografia di Ceratozamia (PhytoKeys 208), testo integrale su PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, areale, quote, stato citato, confronto con Ceratozamia zoquorum e Ceratozamia santillanii. Articolo sottoposto a revisione paritaria; consultato direttamente.
  • Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.

Bibliografia

  • Vovides, A.P., Pérez-Farrera, M.A., Schutzman, B., Iglesias, C., Hernández-Sandoval, L. & Martínez, M. (2004). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Tabasco and Chiapas, Mexico. Botanical Journal of the Linnean Society 146(1): 123-128. DOI: 10.1111/j.1095-8339.2004.00312.x. [Descrizione originale; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo e paratipi, habitat, chiave rispetto a Ceratozamia miqueliana, Ceratozamia zoquorum e Ceratozamia euryphyllidia, stato proposto. Fonte primaria.]
  • Pérez-Farrera, M.A., Vovides, A.P., Martínez-Camilo, R., Martínez-Meléndez, N. & Iglesias, C. (2009). A reassessment of the Ceratozamia miqueliana species complex (Zamiaceae) of southeastern Mexico, with comments on species relationships. Systematics and Biodiversity 7(4): 433-443. DOI: 10.1017/S1477200009990211. [Non consultato; citato da The World List of Cycads.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F., Stevenson, D.W. & del Callejo, E. (2017). Cryptic diversity, sympatry, and other integrative taxonomy scenarios in the Mexican Ceratozamia miqueliana complex (Zamiaceae). Organisms Diversity & Evolution 17(4): 727-752. DOI: 10.1007/s13127-017-0341-7. [Messa in sinonimia; non consultato.]
  • Vovides, A.P., Pérez-Farrera, M.A., Gutiérrez-Ortega, J.S., Avendaño, S., Medina-Villarreal, A., González-Astorga, J. & Galicia, S. (2020). A revision of the Ceratozamia miqueliana (Zamiaceae) species complex based on analyses of leaflet anatomical characters. Flora 270: 151649. DOI: 10.1016/j.flora.2020.151649. [Ristabilimento della specie; non consultato, ripreso da The World List of Cycads e dalla monografia.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Testo integrale consultato.]
  • Pérez-Farrera, M.A., Gutiérrez-Ortega, J.S., Haynes, J.L., Chemnick, J., Salas-Morales, S.H., Calonje, M. & Vovides, A.P. (2021). Ceratozamia aurantiaca (Zamiaceae): a new cycad species from the northern rainforests of Oaxaca, Mexico. Taxonomy 1(3): 243-255. DOI: 10.3390/taxonomy1030018. [Colore delle foglie giovani nel complesso di Ceratozamia miqueliana, secondo Whitelock (2002); testo integrale consultato.]
  • Whitelock, L.M. (2002). The Cycads. Timber Press, Portland. [Non consultato; citato indirettamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]