Zamia nana

Zamia nana è una piccola cicadea a fusto sotterraneo endemica di Panama centrale, nota soltanto nel cratere del vulcano spento di El Valle de Antón e sul vicino cerro Turega, nella provincia di Coclé, dove cresce nel sottobosco scuro di foreste basse, tra 625 e 1 020 m di quota. Questa specie del genere Zamia porta di solito da una a cinque foglie lunghe da 40 cm a 1 m, con foglioline lungamente acuminate. Per oltre trent’anni le sue piante hanno circolato con il nome di Zamia acuminata, finché nel 2013 Anders Lindström, Michael Calonje, Dennis Stevenson e Alberto Taylor non l’hanno descritta come specie distinta. La IUCN la classifica in pericolo: il suo areale non supera i 40 km². In Italia non risulta coltivata in alcun orto botanico.

In sintesi: Zamia nana

  • Nome accettato: Zamia nana A.Lindstr., Calonje, D.W.Stev. & A.S.Taylor (2013), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; dal 1976 al 2013 queste piante erano attribuite per errore a Zamia acuminata
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Panama, provincia di Coclé: cratere di El Valle de Antón e cerro Turega, da 625 a 1 020 m
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, 2022), criteri A2cd+4cd; B1ab(i,iii,v)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (iscrizione della famiglia Zamiaceae, semi esentati dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia; quota di esportazione zero fissata da Panama per gli esemplari prelevati in natura
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, sottobosco molto ombroso (misurati da 14 a 400 lux) di foresta sempreverde bassa, su argilla e limo vulcanico coperti di humus e lettiera, suolo acido (pH 5,5)
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 10-20 cm per 7-8 cm; da 1 a 5 foglie (raramente fino a 11) lunghe 40-100 cm
  • In Italia: nessun orto botanico; nessun riscontro di coltivazione
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia nana?

Taglia ridotta, fusto interrato, foglioline lungamente acuminate e coni bruno scuro sono i suoi tratti distintivi. I dati che seguono vengono dalla descrizione originale (Lindström e collaboratori, 2013), basata su piante del cratere di El Valle de Antón.

Fusto

Il fusto è sotterraneo, da subgloboso a cilindrico, lungo 10-20 cm e largo 7-8 cm, con superficie liscia e beige; a volte si ramifica per dicotomia. I catafilli, piccole foglie squamiformi che proteggono la gemma, sono largamente triangolari e cartacei, con una punta allungata. Taylor e colleghi (2012) osservano che in natura la pianta non ha mai un fusto aereo, mentre le piante in vaso possono mostrarne uno.

Foglie e foglioline

La pianta porta da 1 a 5 foglie, raramente fino a 11, lunghe da 40 cm a 1 m. Il picciolo, di 19,5-60 cm, ha qualche spina e una peluria bruna caduca; il rachide, a sezione triangolare, porta solo poche spine nel terzo inferiore. Ogni foglia ha da 9 a 34 foglioline, da opposte ad alterne, molto variabili per lunghezza, larghezza e forma anche sulla stessa foglia. Le foglioline mediane, quasi coriacee, da verde medio a verde chiaro, ellittico-lanceolate, cuneate alla base e lungamente acuminate all’apice, misurano 10,5-25 cm per 1,6-4,1 cm; il margine è intero, con un bordo netto e tagliente. Le foglie giovani spuntano verde chiaro, leggermente pubescenti. Le prime foglie delle plantule portano 2 paia di foglioline su un picciolo senza spine.

La tabella comparativa dello stesso articolo dà per Zamia nana valori un po’ diversi: picciolo di 15-60 cm, rachide di 27-36 cm, foglioline di 13,5-23,2 cm per 2-3,3 cm. Gli autori non spiegano questa differenza.

Coni e semi

La specie è dioica, con piante maschili e piante femminili distinte. I coni maschili, da 1 a 3 per fusto, compaiono uno dopo l’altro; conici, coperti da una fitta peluria da crema a bruna, misurano 4-7 cm per 1,5-2,3 cm al momento dell’emissione del polline, su un peduncolo di 2,5-3,5 cm. Le loro squame fertili hanno una faccia terminale nettamente sporgente e portano sacche polliniche soltanto sulla faccia inferiore. I coni femminili, 1 o 2 per fusto, da cilindrici a ovoidi, coperti da una peluria da beige a bruno scuro, misurano 6-10 cm per 3-6 cm a maturità, su un peduncolo verde scuro di 4-5 cm; il loro asse è rosa chiaro. Il seme, ovoide, ha un involucro carnoso rosso a maturità; il guscio duro misura 14-15 mm per 9-10 mm. Il numero cromosomico è 2n = 24 (Norstog e Nicholls, 1997, con il nome di Zamia acuminata).

Taylor e colleghi (2012), che chiamavano ancora queste piante Zamia acuminata, davano per i loro semi 1,6-1,9 cm di lunghezza per 0,4-0,5 cm di larghezza, i più piccoli tra le Zamia dell’istmo; queste misure, soprattutto la larghezza, non concordano con quelle della descrizione del 2013.

Ibridi

Nessun ibrido naturale o orticolo di Zamia nana è documentato. Secondo la sua descrizione, la specie sembra impollinata da un solo coleottero, un Pharaxonotha non identificato.

Possibili confusioni

La confusione principale, all’origine stessa della descrizione della specie, riguarda Zamia acuminata, oggi considerata endemica del versante pacifico del Costa Rica (provincia di San José). Le due specie hanno foglioline di forma simile, ma Lindström e collaboratori (2013) le distinguono così:

  • taglia: Zamia nana è più piccola in tutte le sue parti (picciolo di 15-60 cm contro 60-89 cm, foglioline di 13,5-23,2 cm per 2-3,3 cm contro 17,7-34 cm per 2,45-5,5 cm, secondo la loro tabella);
  • fusto: sotterraneo in Zamia nana, in parte aereo e lungo fino a 50 cm in Zamia acuminata;
  • coni: bruno scuro in Zamia nana, grigio-beige in Zamia acuminata;
  • squame dei coni: faccia terminale sporgente, ornata e nettamente incavata in Zamia nana, più o meno piatta e liscia in Zamia acuminata.

Spesso basta la provenienza: gli areali delle due specie sono nettamente separati (Lindström e collaboratori, 2013). Nella stessa Panama, altre piccole Zamia a fusto sotterraneo vivono lontano da Coclé: Zamia cunaria e Zamia ipetiensis nell’est del paese, Zamia dressleri, a foglioline pieghettate, nella provincia di Colón (Taylor e colleghi, 2012).

Tassonomia

Zamia nana A.Lindstr., Calonje, D.W.Stev. & A.S.Taylor è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata pubblicata nel maggio 2013 su Phytotaxa (volume 98, fascicolo 2, pagine 27-42, figure 6 e 7), in un articolo intitolato «Clarification of Zamia acuminata and a new Zamia species from Coclé Province, Panama». L’olotipo (D. Stevenson e I. Valdespinos 1147), raccolto il 9 gennaio 1989 a 1 020 m di quota a El Valle, nel comune di Antón, è conservato nell’erbario dell’Università di Panama (PMA, su cinque fogli), con isotipi a Chicago (F), al Fairchild Tropical Botanic Garden (FTG), a Kew (K), al Missouri Botanical Garden (MO), all’orto botanico di New York (NY) e a Utrecht (U).

L’International Plant Names Index (IPNI) registra un nome più antico, «Zamia nana hort. ex Miq.» (1844), citato solo come sinonimo di un Encephalartos e quindi non validamente pubblicato (nom. inval., art. 36.1(c)); la World Checklist of Vascular Plants lo colloca sotto Encephalartos horridus. Non ha alcun rapporto con la pianta panamense e non impedisce l’uso del nome del 2013.

Trentasei anni sotto un altro nome

Zamia acuminata era stata descritta nel 1884 da Thiselton-Dyer su un’unica foglia sterile raccolta da Anders Ørsted, la cui etichetta indica le rive del río San Juan, tra Nicaragua e Costa Rica. Nel 1976 Robert Dressler raccolse a El Valle de Antón una piccola Zamia che attribuì a questa specie, giudicando che le piante panamensi corrispondessero alle fotografie dell’esemplare di Ørsted. Stevenson (1993) e poi altri autori seguirono questa identificazione, e così le piante di El Valle entrarono negli erbari e nelle collezioni viventi come Zamia acuminata, benché avessero foglie e foglioline molto più piccole del tipo e crescessero a circa 480 km dalla sua presunta località. Whitelock (2002) e Schutzman (2004) sospettavano già una specie non descritta.

Nel 2004 le ricerche di Michael Calonje sul versante pacifico del Costa Rica portarono alla luce, nella provincia di San José, piante le cui foglioline corrispondevano al tipo di Zamia acuminata meglio di quelle di El Valle. Un’analisi statistica delle dimensioni delle foglioline ha sempre raggruppato il tipo con le piante costaricane, e mai una pianta di El Valle con esse. Lindström e collaboratori (2013) hanno quindi limitato Zamia acuminata al Costa Rica e descritto le piante di El Valle con un nome nuovo, Zamia nana. Per il lettore la conseguenza è semplice: le piante panamensi vendute o etichettate «Zamia acuminata» prima del 2013 sono in genere Zamia nana. Michael Calonje lo riassumeva così annunciando lo studio: Zamia nana «è ben nota in coltivazione e nelle collezioni degli orti botanici da decenni con il nome erroneamente applicato di Zamia acuminata, mentre la vera Zamia acuminata del Costa Rica è rimasta poco conosciuta» (Bramblett, 2013).

Posizione nel genere

Nel 2012, con il nome di Zamia acuminata, Taylor e colleghi collocavano queste piante nel «clade di Panama», che secondo loro riunisce una delle più piccole Zamia conosciute, l’unica cicadea epifita (Zamia pseudoparasitica) e la maggior parte delle grandi Zamia a tronco. Lindstrom e collaboratori (2024) l’hanno campionata nella loro filogenesi basata sul trascrittoma, a partire da una pianta di origine selvatica di Coclé coltivata nel giardino botanico tropicale di Nong Nooch (Thailandia), senza commentarne la posizione nel testo.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino nanus, «nano» o «piccolo»: gli autori l’hanno scelto per la piccola taglia della specie (descrizione originale; Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). La storia del nome coincide con il chiarimento di Zamia acuminata (vedi Tassonomia). Le prime raccolte citate dalla descrizione originale sono quelle di Robert Dressler, nel 1976; in seguito le piante si sono diffuse ampiamente nelle collezioni come Zamia acuminata, in una data non documentata.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano, e nessun nome vernacolare è attestato in altre lingue; Species+ non ne cita nessuno. Nel commercio e sui forum la specie compare ancora con il vecchio nome di «Zamia acuminata».

In natura

Zamia nana vive soltanto a Panama centrale, nella provincia di Coclé: dentro il cratere del vulcano spento di El Valle de Antón e sul cerro Turega, circa 3 km a ovest della cresta del cratere. La descrizione originale ricorda che la caldera è sprofondata circa 56 000 anni fa e si è poi riempita di un lago, svuotato circa 12 000 anni fa da una breccia nella parete sud-occidentale; oggi la cittadina di El Valle de Antón occupa il fondo della valle.

La specie è comune sulle basse creste interne del cratere, da 625 a 1 020 m, su terreno piano sotto foresta rada o su pendii rocciosi ripidi. Il suolo, argilloso e formato da limo vulcanico, è coperto da un humus bruno e da una lettiera di 12 cm; è molto umido e acido (pH 5,5). Zamia nana domina spesso il sottobosco di una foresta sempreverde bassa, alta 8-10 m, dove crescono soprattutto Erythrina, Inga e la palma Phytelephas. L’illuminazione misurata all’altezza delle piante varia da 14 a 400 lux, di solito tra 30 e 100, con un’umidità dell’85 %: un sottobosco molto buio. Accanto crescono begonie, Pitcairnia heterophylla, Philodendron, Anthurium, felci del genere Pteris, Clusia, Costus, Monstera, Heliconia latispatha e, qua e là, la palma Chamaedorea tepejilote.

Sul forum francese Fous de palmiers, un appassionato che ha visitato il cratere nel gennaio 2013 descrive una specie localmente molto abbondante, spesso in piccole colonie di 5-30 piante, e mostra una pianta il cui fusto era stato messo a nudo nel letto di un ruscello; riteneva allora la popolazione fuori pericolo, perché in gran parte all’interno di una riserva. Gli specialisti non condividono questo parere (vedi Stato di conservazione).

Riproduzione

Secondo la descrizione originale, l’impollinatore sembra essere un solo coleottero della famiglia Erotylidae, del genere Pharaxonotha, non identificato a livello di specie. In natura i coni femminili ricettivi e i coni maschili che liberano il polline si osservano a fine gennaio e a febbraio, e a metà aprile non ci sono più coni maschili; i semi maturi si vedono da ottobre a fine gennaio. I coni femminili ricettivi si aprono all’apice e spesso con fessure verticali.

Taylor e colleghi (2012) hanno seguito una popolazione di oltre 400 piante per quattro stagioni, dal 1999 al 2002: su 170 piante osservate, 138 hanno prodotto coni (65 femminili e 73 maschili), cioè l’81 %, ma soltanto 46 (27 %) nel 2002; il rapporto tra i sessi è vicino a 1. Indicavano anche che i semi maturano in circa otto mesi dopo l’impollinazione, un’eccezione tra le Zamia di Panama, che richiedono in genere da uno a due anni. Uova, bruchi e adulti di farfalle del genere Eumaeus sono stati osservati sulle foglie giovani e sui coni in due popolazioni (Lindström e collaboratori, 2013).

Stato di conservazione e normativa

Zamia nana è classificata in pericolo (EN) nella Lista Rossa della IUCN, secondo i criteri A2cd+4cd; B1ab(i,iii,v), nella valutazione di A. Lindstrom datata 6 gennaio 2020 e pubblicata nel 2022 (categoria confermata da GBIF il 18 ottobre 2026; la pagina della Lista Rossa non ha potuto essere consultata, accesso bloccato). Questi criteri esprimono un declino passato e previsto della popolazione, legato alla perdita dell’habitat e ai prelievi, e un areale molto ridotto e in diminuzione.

Prima del 2013 queste piante figuravano nella Lista Rossa con il nome di Zamia acuminata, classificata vulnerabile (VU B2ab(v); C1); gli autori della descrizione giudicavano poco affidabile questa valutazione, che mescolava due specie. Nel 2013 stimavano l’areale complessivo in 40 km², conoscevano meno di sei popolazioni e tra 500 e 1 000 piante adulte. Come minacce principali citavano la distruzione dell’habitat per la costruzione di abitazioni e altri usi, e l’estirpazione di piante vendute nei mercati locali; almeno metà dell’habitat originario sarebbe stata disboscata. Jay Vannini (2019) segnala da parte sua che le piante più grandi subiscono un bracconaggio continuo da parte dei visitatori e che i vecchi esemplari sono nettamente meno numerosi nei siti noti rispetto a una decina d’anni prima.

Sul piano normativo, Zamia nana rientra nell’Appendice II della CITES in virtù dell’iscrizione della famiglia Zamiaceae (escluse le specie dell’Appendice I), in vigore dal 4 febbraio 1977 secondo Species+. L’annotazione #4 (versione in vigore dal 5 marzo 2026) esclude dai controlli, tra l’altro, i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, e i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente; il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie figura nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026; Species+ indica l’Allegato A fino al febbraio 2017. Panama applica inoltre, dal 19 giugno 2025, una quota di esportazione pari a zero per gli esemplari selvatici prelevati in natura (notificazione CITES n. 2025/079), salvo usi scientifici, personali, medici, educativi o giudiziari.

Queste informazioni generali, rilevate il 18 ottobre 2026, non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione, tanto più che l’estirpazione per la vendita è una delle minacce che gravano sulla specie.

Coltivazione

Grazie alla taglia ridotta, Zamia nana è una delle Zamia tropicali più facili da sistemare, ma ha bisogno di caldo tutto l’anno: in Italia si coltiva in vaso, in serra calda o in casa al caldo. Nessun orto botanico ha pubblicato indicazioni di coltivazione; quelle disponibili vengono da coltivatori esperti e dalla descrizione originale.

  • Taglia e vaso: Simon Lavaud, del vivaio specializzato Cycadales.eu di Montpellier, la giudica «ideale per la coltivazione in vaso» (Lavaud, 2023); Jay Vannini (2019) la consiglia a chi ha poco spazio al caldo, precisando che da giovane ha poche foglie ma da adulta può formare una bella corona.
  • Temperatura: secondo Cycadales.eu preferisce temperature medie intorno a 25 °C; per l’insieme del suo gruppo (Zamia dell’America centrale e delle foreste di bassa quota) la stessa fonte consiglia circa 22 °C di notte, con brevi passaggi tollerati verso 15 °C, e 28-30 °C di giorno, e giudica questo gruppo «difficile» fuori dai tropici.
  • Luce: in natura l’illuminazione supera di poco i 100 lux; per questo un appassionato che ha visitato l’habitat nel 2013 la considerava una buona pianta da interno. Se ne può dedurre che richieda luce filtrata, senza sole diretto; lo stesso anno un appassionato consigliava del resto di riparare dal sole i semenzali di Zamia panamensi che aveva distribuito, altrimenti le foglie ingialliscono.
  • Substrato e annaffiature: Cycadales.eu consiglia per il suo gruppo un substrato drenante e un’acqua da neutri ad acidi; il suolo naturale, acido (pH 5,5), ricco di humus e sempre umido, va nella stessa direzione. Per una crescita ottimale è consigliata un’umidità dell’aria elevata, tra 70 e 90 %.

Piante coltivate esistono fuori da Panama: in Thailandia, dove lavorava il primo autore della descrizione (orto botanico tropicale di Nong Nooch), piante in coltivazione formano i coni con lo stesso ritmo che in natura (Lindström e collaboratori, 2013), e Vannini (2019) mostra un esemplare adulto coltivato in una collezione privata del Queensland nord-orientale, in Australia. Sul forum Fous de palmiers un appassionato mostra nel febbraio 2014 semenzali di Zamia nana che crescono «abbastanza bene», senza precisare le condizioni. Sullo stesso forum il visitatore del 2013 nota che una pianta coltivata in un giardino di orchidee di El Valle era molto più grande delle piante selvatiche.

In Italia

Zamia nana non figura negli elenchi pubblicati degli orti botanici italiani (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, lista del 2009 dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi dei Giardini Botanici Hanbury alla Mortola, BGCI PlantSearch), né con il suo nome né con quello di Zamia acuminata; le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo sulle cicadee negli orti botanici italiani.

Non esiste quindi alcun riscontro di coltivazione in Italia. La taglia ridotta la rende però una delle Zamia tropicali più adatte a una serra calda domestica o a una vetrina riscaldata.

Moltiplicazione

La specie si moltiplica per seme, dopo l’impollinazione di una pianta femminile da parte di una pianta maschile con coni maturi nello stesso momento; in coltivazione l’impollinazione è di solito manuale. In Thailandia, su piante coltivate, i coni femminili sono ricettivi a gennaio e febbraio, i semi impiegano 9-11 mesi a maturare, di solito a novembre e dicembre, e germinano in 15-20 giorni (Lindström e collaboratori, 2013). Taylor e colleghi (2012) indicano che, in un esperimento condotto all’Università di Panama, il tasso di germinazione di questi semi calava nel corso dell’anno e diventava trascurabile dopo dodici mesi: bisogna quindi seminare semi freschi, liberati dall’involucro carnoso indossando i guanti. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma devono provenire da piante coltivate di origine legale. Il fusto talvolta si ramifica; nessuna fonte descrive però la divisione dei cespi in coltivazione.

Malattie e parassiti

In natura i bruchi delle farfalle del genere Eumaeus mangiano le foglie giovani e i coni (Lindström e collaboratori, 2013); durante la sua visita del 2013 un appassionato ne ha fotografato i bruchi, la crisalide e foglie rosicchiate. Nessuna malattia propria della specie è documentata. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume delle radici e del fusto in un substrato freddo e fradicio, e le cocciniglie. Tra queste, Aulacaspis yasumatsui, la cocciniglia asiatica delle cycas, capace di uccidere una cycas adulta in pochi mesi (vedi l’articolo collegato più in basso), annovera il genere Zamia tra le sue piante ospiti secondo la banca dati dell’OEPP, sulla base di Marler, Lindström e Watson (2021); non è stato segnalato alcun attacco su Zamia nana in particolare.

Rusticità

Zamia nana non è rustica: è una specie tropicale di media quota, e non esiste alcun dato di resistenza al freddo, né in natura né in coltivazione. Le temperature consigliate da Cycadales.eu (circa 25 °C in media; brevi passaggi verso 15 °C per il suo gruppo) descrivono le condizioni per una crescita sana, non un limite di sopravvivenza.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione all’aperto, né in Italia (coste liguri e tirreniche, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole) né nel sud della Francia, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. I messaggi del forum Fous de palmiers (2013-2014) riguardano semenzali o piante in vaso, senza valori di temperatura. Simon Lavaud nota che a Montpellier, perfino a luglio e agosto, le minime notturne si aggirano intorno a 19 °C, al limite per le specie del gruppo di Zamia nana: un’esperienza francese che vale anche per le regioni italiane. In Italia la pianta va quindi tenuta in vaso, in serra calda o in casa al caldo, tutto l’anno.

Riferimenti internazionali

Non è stata pubblicata alcuna rilevazione di freddo per la specie, in nessun paese. Le piante coltivate note crescono in clima tropicale (Thailandia, Queensland nord-orientale). La piena terra è concepibile soltanto in un clima tropicale umido, del tutto privo di gelo.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia nana. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: studi farmacologici citati da The Gymnosperm Database hanno trovato nelle Zamia glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo (vedi anche l’articolo del sito sulla tossicità delle cicadee, collegato più in basso), e l’ASPCA cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato in cani, gatti e cavalli; i semi sono la parte più pericolosa. Piccola e spesso coltivata in casa, la pianta è facilmente alla portata di bambini e animali: in mancanza di prove contrarie consideratela tossica, tenete semi e foglie fuori dalla loro portata e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso tradizionale di Zamia nana è documentato. L’unico uso segnalato è commerciale: la descrizione originale cita tra le minacce l’estirpazione di piante per venderle nei mercati locali.

Domande frequenti

Zamia nana e Zamia acuminata sono la stessa pianta?

No, non più dal 2013. Le piante di El Valle de Antón, a Panama, sono state chiamate Zamia acuminata per decenni, ma questo nome indica oggi una specie più grande del Costa Rica. Una pianta panamense etichettata «Zamia acuminata» prima del 2013 è in genere una Zamia nana.

Perché si chiama nana?

Perché è piccola: nanus in latino significa «nano». Il fusto resta interrato e le foglie superano di rado 1 m, mentre Zamia acuminata, con cui è stata confusa, è nettamente più grande.

È una buona pianta da interno?

È una delle Zamia più adatte al vaso, secondo Cycadales.eu e Jay Vannini, e in natura vive in ombra profonda. Ha però bisogno di caldo tutto l’anno (intorno a 25 °C secondo Cycadales.eu) e di un’umidità dell’aria elevata: è quindi più una pianta da serra calda o da vetrina che da salotto comune.

Dove cresce esattamente?

Soltanto nella provincia di Coclé, a Panama: nel cratere del vulcano spento di El Valle de Antón e sul vicino cerro Turega, tra 625 e 1 020 m, nel sottobosco di foreste basse molto ombrose.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo (EN, 2022): il suo areale non supera i 40 km², conta meno di sei popolazioni e da 500 a 1 000 adulti, e soffre dell’urbanizzazione del cratere e dell’estirpazione di piante per la vendita.

Quanto tempo impiegano i semi a germinare?

Poco, se sono freschi: in Thailandia i semi di piante coltivate germinano in 15-20 giorni (Lindström e collaboratori, 2013). La loro capacità germinativa cala però nettamente nel giro di un anno.

Si può coltivare in Italia?

Sì, ma soltanto in vaso, in serra calda o in casa, al caldo e all’umido tutto l’anno. Non si conosce alcuna resistenza al freddo e non esiste alcun riscontro di coltivazione in Italia; le piante acquistate devono provenire da semina in coltivazione.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lindström, A.J., Calonje, M., Stevenson, D., Husby, C. & Taylor, A. (2013). Clarification of Zamia acuminata and a new Zamia species from Coclé Province, Panama. Phytotaxa 98(2): 27-42. doi:10.11646/phytotaxa.98.2.1 [Protologo di Zamia nana; testo integrale letto.]
  • Taylor B., A.S., Haynes, J.L., Stevenson, D.W., Holzman, G. & Mendieta, J. (2012). Biogeographic insights in Central American cycad biology. In: Stevens, L. (a cura di), Global Advances in Biogeography, pp. 73-98. InTech. doi:10.5772/32253 [Dati sulle piante di El Valle, allora chiamate Zamia acuminata; testo integrale letto.]
  • Lindstrom, A. (2022). Zamia nana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T66910275A66910280. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T66910275A66910280.en [Valutazione in vigore, EN A2cd+4cd; B1ab(i,iii,v), datata 6 gennaio 2020; riferimento verificato su Crossref, categoria su GBIF, criteri su The World List of Cycads, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. doi:10.1093/aob/mcae065 [Filogenesi del genere; testo integrale letto (PubMed Central).]
  • Stevenson, D.W. (1993). The Zamiaceae in Panama with comments on phytogeography and species relationships. Brittonia 45(1): 1-16. doi:10.2307/2806850 [Trattazione delle piante di El Valle con il nome di Zamia acuminata, secondo Lindström e collaboratori 2013; non consultato.]
  • Norstog, K.J. & Nicholls, T.J. (1997). The Biology of the Cycads. Cornell University Press, Ithaca. [Numero cromosomico citato da Lindström e collaboratori 2013; non consultato.]
  • Bramblett, T. (2013). Zamia Update: an Old Cycad Mystery and a New Discovery. Montgomery Botanical Center, 9 maggio 2013. https://www.montgomerybotanical.org/research/zamia-update-an-old-cycad-mystery-and-a-new-discovery/ [Annuncio dello studio da parte del giardino, con il commento di Michael Calonje; letto.]
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  • Vannini, J. (2019). Central American and Panamanian cycads in field and greenhouse. Exotica Esoterica, 17 febbraio 2019. [Articolo in linea di un naturalista e collezionista; letto.]
  • Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu. [Note di coltivazione di un vivaio specializzato; consultate in linea.]
  • Marler, T.E., Lindström, A.J. & Watson, G.W. (2021). Aulacaspis yasumatsui delivers a blow to international cycad horticulture. Horticulturae 7(6): 147. doi:10.3390/horticulturae7060147 [Piante ospiti citate secondo l’OEPP; testo integrale non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]