Cycas angulata

Cycas angulata è la più grande Cycas dell’Australia: nel fondo del golfo di Carpentaria, vicino a Borroloola, nel Territorio del Nord, forma veri e propri boschi dominati dai suoi fusti, che raggiungono comunemente 5 m e in casi eccezionali 12 m. Descritta già nel 1810 da Robert Brown, è una delle due prime specie del genere Cycas battezzate in Australia. Le foglie carenate, con foglioline strette, bluastre allo spuntare e poi verde-grigie, e i semi molto grossi la distinguono dalle altre Cycas australiane. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022).

In sintesi: Cycas angulata

  • Nome accettato: Cycas angulata R.Br. (1810), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dall’Australian Plant Census (secondo la Flora of Australia); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo proprio; la revisione di de Laubenfels e Adema (1998) vi riuniva una dozzina di specie australiane oggi separate (vedi Tassonomia)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Angular Cycas» in inglese, nome commerciale (vedi Nomi comuni)
  • Distribuzione naturale: Australia, Territorio del Nord (corsi inferiori dei fiumi Wearyan, Foelsche e Robinson, vicino a Borroloola) e Queensland (isole Bountiful, golfo di Carpentaria)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: savane erbose aperte e praterie, spesso vicino ai corsi d’acqua, su alluvioni sabbiose in terreno pianeggiante
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto di 5 m, raramente 12 m, per 15-25 cm di diametro; foglie di 1,1-1,7 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani; una giovane pianta in una collezione privata, segnalata sul forum Tropicamente (2012-2013)
  • Tossicità: semi ricchi di tossine, analizzati nel 2026; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas angulata?

Si riconosce dalla statura, la più imponente tra le Cycas australiane, dalle foglie nettamente carenate e fitte di foglioline strette, e dai megasporofilli lunghi che portano molti semi grossi. La descrizione che segue riprende quella di Ken Hill (1992) e della Flora of Australia:

  • Fusto: fino a 5 m, raramente 12 m, di 15-25 cm di diametro.
  • Foglie: 110-170 cm, carenate (le due file di foglioline formano un angolo di 90-135°), con 180-320 foglioline; picciolo di 28-52 cm, spinoso sul 30-90 % della lunghezza.
  • Foglioline mediane: 14-23 cm per 4,5-6,5 mm, inserite sul rachide a 40-60°, distanziate di 6-9 mm, con i margini ricurvi; bluastre allo spuntare, poi verde-grigie e lucide.
  • Getti giovani: coperti di una fitta peluria bianca e arancione; catafilli pungenti, fino a 13 cm, densamente tomentosi, arancioni.
  • Coni maschili: quasi globosi, lunghi 20-25 cm e larghi 12-15 cm, arancioni; spina terminale dei microsporofilli sottile ed eretta, di 20-30 mm.
  • Megasporofilli: 25-50 cm, con 6-12 ovuli; lamina strettamente triangolare di 50-105 mm, finemente e regolarmente dentata, spina terminale di 12-38 mm.
  • Semi: ovoidi, verdi poi arancioni, non pruinosi, di 45-60 mm per 40-50 mm: tra i più grossi del genere in Australia.

Ken Hill ha descritto anche l’anatomia delle foglioline: uno strato continuo di cellule a parete spessa sotto l’epidermide, stomi infossati in cripte profonde e chiuse, una cuticola molto spessa. Sono caratteri tipici di una pianta adattata a una lunga stagione secca.

Ibridi

Nessun ibrido naturale che coinvolga Cycas angulata è segnalato nella revisione di Hill (1996), che pure elenca diverse popolazioni ibride tra altre Cycas australiane. Non è documentato alcun ibrido di coltivazione.

Possibili confusioni

Nel suo areale, la confusione più probabile è con l’altra specie della stessa serie:

  • Cycas brunnea, dei dintorni di Lawn Hill Creek (Queensland) e di Wollogorang (Territorio del Nord): portamento e semi simili, stessa peluria bruno scura, ma foglioline più larghe (6-7,5 mm), più piatte e più distanziate (9-13 mm), fogliame e semi più blu e pruinosi, semi più piccoli (36-39 mm). La Flora of Australia segnala del resto che le popolazioni di Cycas brunnea del Territorio del Nord sono state trattate come Cycas angulata;
  • Cycas megacarpa, del Queensland orientale, anch’essa con foglie carenate e catafilli pungenti, ma con fusto esile (meno di 15 cm di diametro), foglie più corte (70-110 cm) e catafilli corti;
  • Cycas media, del Queensland orientale, con foglie quasi piatte e foglioline glabre dai margini poco ricurvi.

Tassonomia

The World List of Cycads accetta Cycas angulata; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Robert Brown la pubblicò nel 1810 nel suo Prodromus florae Novae Hollandiae (pagina 348), insieme a Cycas media: sono le prime due Cycas descritte dall’Australia. George Bentham, nel 1873, ridusse poi tutte le specie australiane a Cycas media, e Julius Schuster, nel 1932, incluse ancora Cycas angulata nella varietà tipo di Cycas media (Hill, 1996).

Ken Hill ristabilì la specie nella sua revisione delle Cycas del Queensland (1992) e ne fece poi la specie tipo di una serie Angulatosae, descritta nel 1996, che comprende soltanto due specie, Cycas angulata e Cycas brunnea. Questa serie appartiene alla sottosezione Endemicae della sezione Cycas, che riunisce le specie australiane, e si definisce per le foglie carenate, le foglioline più o meno glauche con i margini ricurvi, i catafilli duri e pungenti e i grandi coni maschili quasi globosi.

Due anni dopo, David de Laubenfels e Frits Adema (Blumea, 1998) adottarono una concezione molto più ampia della specie, mettendo in sinonimia Cycas ophiolitica, Cycas platyphylla, Cycas couttsiana, Cycas brunnea, Cycas arnhemica, Cycas orientis, Cycas desolata, Cycas badensis, Cycas maconochiei, Cycas semota, Cycas tuckeri e Cycas yorkiana. Questa visione non è stata seguita: l’Australian Plant Census (consultato dalla Flora of Australia nel novembre 2025) e The World List of Cycads mantengono distinte queste specie. Se uno di questi nomi compare unito a Cycas angulata in un’opera della fine degli anni Novanta, è l’effetto di quella revisione.

Etimologia e storia

L’epiteto angulata viene dal latino angulatus, «angoloso», e si riferisce all’angolo marcato con cui le foglioline si inseriscono sul rachide (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads).

Il tipo è una raccolta di Robert Brown conservata al Natural History Museum di Londra (olotipo, BM), con un isotipo a Kew. L’etichetta originale manca. Secondo Ken Hill, che si basa sull’inventario delle raccolte di Brown pubblicato da Groves e Moore (1989), la pianta fu probabilmente raccolta il 3 e 4 dicembre 1802 sull’isola Bountiful, vicino all’isola Mornington, nel golfo di Carpentaria; la specie vi è stata ritrovata nel 1988 (raccolta Clarkson 7649). The World List of Cycads riporta come località l’indicazione originale, «New Holland, North Coast».

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune italiano per questa specie. In inglese, un vivaio statunitense (Top Tropicals) la vende con il nome di «Angular Cycas», traduzione dell’epiteto: è un nome commerciale, non un nome vernacolo tradizionale. I nomi dati alla pianta nelle lingue aborigene della regione di Borroloola non sono stati trovati nelle fonti consultate.

In natura

Cycas angulata vive nel fondo del golfo di Carpentaria, ai due lati del confine tra il Territorio del Nord e il Queensland. Ken Hill la conosceva sul corso inferiore dei fiumi Wearyan, Foelsche e Robinson, vicino a Borroloola, e nel gruppo delle isole Bountiful, più a est. Cresce in savane erbose aperte o in praterie, spesso vicino ai corsi d’acqua, su alluvioni sabbiose in terreno pianeggiante.

Nel Territorio del Nord forma in alcuni punti boschi dominati dalle cicadee; nel Queensland è meno abbondante ed è nota soltanto sulle isole. La Flora of Australia colloca la fruttificazione da giugno a novembre, durante la stagione secca. L’impollinatore e gli animali che disperdono i semi non sono documentati per la specie; lo studio di Lloyd e colleghi (2026) osserva soltanto che le forti concentrazioni di tossine nell’involucro carnoso dei semi presuppongono, negli animali dispersori, una tolleranza a queste sostanze.

Stato di conservazione e normativa

Cycas angulata è classificata a minor preoccupazione (LC) dalla IUCN, nella valutazione di John Donald Bösenberg pubblicata nel 2022. Ken Hill la giudicava già «non minacciata» nel 1992 e nel 1996. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente: la categoria è ripresa da The World List of Cycads.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas angulata rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione della CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione del 3 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non è stata trovata alcuna raccomandazione di coltivazione pubblicata da un’istituzione per Cycas angulata. La specie è coltivata nei giardini della zona tropicale: un membro del forum francese Fous de palmiers residente in Thailandia l’ha fotografata nel settembre 2016 all’orto botanico di Darwin, nel nord dell’Australia. Circola anche in seme tra gli appassionati europei.

Il suo habitat naturale indica una pianta da pieno sole, di clima tropicale con una stagione secca marcata, su suolo sabbioso ben drenato. Le dimensioni da adulta e la lentezza abituale delle Cycas ne fanno, in Europa, una pianta da grande serra.

In Italia

La specie non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Risulta però presente almeno in una collezione privata. Sul forum Tropicamente, nel settembre 2012, un coltivatore italiano (località non indicata) la elenca tra le cicadee della sua collezione, e nel febbraio 2013 precisa di possederne una giovane pianta «da 3 cm»; nessuno dei due messaggi fornisce dati sul freddo o sull’esito della coltivazione. Nella stessa discussione del 2013, un altro partecipante giudica le Cycas australiane, nel complesso, molto difficili da far sopravvivere in Italia, a causa delle basse temperature più che dell’umidità; è un’opinione generale, non un’esperienza con questa specie.

Moltiplicazione

Come tutte le Cycas, Cycas angulata è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi fertili. La semina è l’unico metodo di moltiplicazione documentato. Nel dicembre 2009 un coltivatore stabilito tra Belley (Ain) e Montpellier (Hérault), in Francia, riferiva sul forum Fous de palmiers di aver ottenuto la germinazione di semi di Cycas angulata in dieci giorni, su un tappetino riscaldante, in sacchetti di plastica riempiti di chips di cocco umide; precisava che in serra, dove la temperatura varia troppo, aveva perso semi di altre specie per disseccamento del germe. Un’esperienza trasferibile senza difficoltà in Italia.

I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; conviene chiedere che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Le cocciniglie, tra cui Aulacaspis yasumatsui, minacciano tutte le Cycas coltivate, ma non è stato segnalato alcun attacco su questa specie in particolare.

Rusticità

Per Cycas angulata non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Tutto il suo areale si trova nella zona tropicale dell’Australia settentrionale; nulla permette di affermare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione all’aperto in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. I messaggi del forum Tropicamente citati sopra segnalano soltanto una giovane pianta in collezione, senza dati sul freddo. In Francia, il forum Fous de palmiers non riporta alcun dato di resistenza al freddo per questa specie, nemmeno dal sud-est, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. In mancanza di dati, la coltivazione si fa al riparo riscaldato.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna misura di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici. Gli unici risultati di coltivazione noti vengono da regioni tropicali (orto botanico di Darwin).

Tossicità e precauzioni

Cycas angulata è una delle poche Cycas le cui tossine sono state misurate strato per strato. Nel 2026 Georgia Lloyd e colleghi (Annals of Botany) hanno analizzato semi raccolti nel sud-ovest del golfo di Carpentaria (Territorio del Nord). Gli azossiglicosidi sono le tossine più abbondanti in tutti gli strati del seme: la cicasina domina negli strati interni, la macrozamina in quelli esterni. L’involucro carnoso (sarcotesta) e la mandorla (megagametofito) sono le parti più tossiche; la sottile membrana interna lo è meno. Contrariamente a quanto si pensava, l’involucro carnoso arancione potrebbe dunque essere tossico quanto la mandorla. Lo studio ha cercato anche la BMAA, un amminoacido neurotossico.

Questi risultati confermano, per la specie, un rischio ben noto nelle Cycas: la cicasina, nella digestione, si trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Considerate quindi la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

La Flora of Australia indica che le mandorle venivano consumate dagli aborigeni dopo un’accurata preparazione e cottura. Nel nord dell’Australia, i semi di Cycas venivano detossificati con un lavaggio breve o prolungato in acqua, oppure lasciandoli invecchiare, prima di essere ridotti in farina (sintesi di Asmussen, 2011, da Beck, 1992). Lo studio di Lloyd e colleghi (2026) definisce la specie «culturalmente importante». Queste preparazioni non vanno in alcun caso riprodotte.

Domande frequenti

Cycas angulata è la più grande Cycas dell’Australia?

Sì. I suoi fusti raggiungono 5 m e raramente 12 m, per 15-25 cm di diametro: secondo Ken Hill è la specie più robusta del genere in Australia.

Dove cresce?

Nel fondo del golfo di Carpentaria: vicino a Borroloola, nel Territorio del Nord, e sulle isole Bountiful, nel Queensland, in savane erbose su suolo sabbioso.

Come distinguerla da Cycas brunnea?

Dalle foglioline più strette (4,5-6,5 mm), più fitte e più ricurve, e dai semi più grossi (45-60 mm) e non pruinosi.

Perché alcuni libri la confondono con altre specie?

Perché una revisione del 1998 vi riuniva una dozzina di specie australiane. Le liste di riferimento attuali le separano tutte.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato sul freddo, tutto il suo areale è tropicale e l’unico coltivatore italiano che ne parla possiede soltanto una giovane pianta; va protetta al caldo d’inverno.

I suoi semi sono commestibili?

No, non senza una detossificazione lunga e controllata. Gli aborigeni li preparavano prima di consumarli, ma uno studio del 2026 conferma forti concentrazioni di tossine, anche nella polpa arancione.

È minacciata?

No. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022), ma resta protetta dalla CITES come tutte le Cycas.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Brown, R. (1810). Prodromus florae Novae Hollandiae et insulae Van-Diemen: 348. Londra. [Protologo; non consultato direttamente, riferimento ripreso da The World List of Cycads.]
  • Hill, K.D. (1992). A preliminary account of Cycas (Cycadaceae) in Queensland. Telopea 5(1): 177-206. doi:10.7751/telopea19924964 [Testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (1996). A taxonomic revision of the genus Cycas (Cycadaceae) in Australia. Telopea 7(1): 1-64. doi:10.7751/telopea19963040 [Revisione di riferimento per l’Australia; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadaceae. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-635. CSIRO Publishing, Melbourne. [Consultato nella versione in linea aggiornata (profiles.ala.org.au).]
  • Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Concezione molto ampia delle specie; non consultato direttamente, citato da The World List of Cycads e dalla Flora of Australia.]
  • Lloyd, G.R., Holt, P., Maher, K. & Gleadow, R.M. (2026). Integrated LC/MS–MS approaches reveal toxicity differences across seed layers of Cycas angulata. Annals of Botany. doi:10.1093/aob/mcag169 [Riassunto consultato.]
  • Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» A comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Lepidozamia and Macrozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. doi:10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Prima pagina consultata (metodi di detossificazione, da Beck 1992).]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Cycas angulata. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T216580894A67334546. [Valutazione della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]