Zamia monticola è una delle cicadee più enigmatiche dell’America centrale. Questa specie del genere Zamia fu descritta nel 1926 da Charles J. Chamberlain a partire da un’unica pianta maschile coltivata, nata da semi che si dicevano raccolti presso Xalapa, in Messico, e non è mai stata ritrovata in quel luogo. Oggi The World List of Cycads la colloca nell’Alta Verapaz, in Guatemala, dove si trova un materiale ancora poco conosciuto attribuito a questa specie. La IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione del 2022).
In sintesi: Zamia monticola
- Nome accettato: Zamia monticola Chamb. (1926), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Guatemala (Alta Verapaz) secondo The World List of Cycads; provenienza dichiarata del tipo: pendici vicino a Xalapa (Veracruz, Messico), mai confermata
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri A2cd+4cd, valutazione del 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: non documentati
- Portamento e dimensioni adulte: pianta tipo (1925): tronco aereo di 21 cm per 14 cm, 21 foglie di 1,3-1,7 m, 30-34 foglioline per foglia (descrizione originale)
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia monticola?
L’unica descrizione completa e verificabile è quella dell’unica pianta su cui Chamberlain fondò la specie. Nel 1925 questa pianta maschile aveva un tronco aereo alto 21 cm e largo 14 cm, ben coperto dalle basi delle vecchie foglie, e una corona di 21 foglie lunghe 1,3-1,7 m. Ogni foglia portava in tutto 30-34 foglioline, le venti superiori quasi opposte, le altre alterne o sparse; le più grandi misuravano 24-26 cm per 3,5-4 cm, con una trentina di nervature, mentre la più bassa poteva misurare appena 7 cm per 1,2 cm. Il picciolo era molto spinoso sotto le foglioline, il rachide portava solo rari aculei (Chamberlain, 1926).
Le foglioline sono in gran parte a margine intero; soltanto alcune foglioline superiori portano dei denti vicino all’apice. Proprio questo dettaglio, osservava Chamberlain, tradiva la Zamia in una pianta che per il resto aveva foglioline intere come quelle di una Ceratozamia.
I coni maschili della pianta tipo misuravano 12-16 cm. Il loro peduncolo, lungo 10-17 cm, quanto il cono, e molto allargato alla base, era raramente eretto: il più delle volte quasi orizzontale e incurvato. Le squame portavano due gruppi ben separati di 10-16 sacche polliniche, quasi tutte riunite a due a due. I coni comparivano in serie con ogni nuova corona di foglie, a circa una settimana di distanza l’uno dall’altro, così che il rilascio del polline poteva durare due mesi, da metà dicembre 1920 all’inizio di febbraio 1921 (Chamberlain, 1926). Poiché la specie fu descritta da una sola pianta maschile, i coni femminili erano sconosciuti; secondo Calonje e collaboratori (2009) lo erano ancora nel 2009.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale. Chamberlain usava però la sua pianta per esperimenti di ibridazione, di cui le fonti consultate non riportano i risultati.
Possibili confusioni
Fin dall’inizio, Zamia monticola è nata da una confusione: la pianta tipo era spuntata in un lotto di semi ritenuti di Ceratozamia mexicana. Chamberlain lo spiegava con l’aspetto delle foglioline: quasi tutte sono intere come quelle di una Ceratozamia, e quelle della metà inferiore della foglia potrebbero averne la forma; soltanto qualche fogliolina superiore, dentata vicino all’apice, rivela la Zamia (Chamberlain, 1926).
Nel 2009, descrivendo Zamia decumbens del Belize, Calonje e collaboratori l’hanno confrontata con Zamia monticola, che le somiglia per lunghezza delle foglie, forma e dimensioni delle foglioline e dimensioni dei coni maschili. Un confronto dettagliato era impossibile, ma la descrizione di Chamberlain indica un fusto eretto di 14 cm di diametro, mentre quello di Zamia decumbens è decombente e largo al massimo 11 cm; inoltre Zamia monticola avrebbe 20-32 sacche polliniche per squama maschile, contro 12-18 in Zamia decumbens.
Il nome ha poi ispirato quello di un’altra specie: Zamia pseudomonticola, del Costa Rica e di Panama, fu chiamata così per la sua presunta somiglianza e parentela con Zamia monticola (The World List of Cycads, da Haynes 2022).
Tassonomia
The World List of Cycads accetta il nome Zamia monticola; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta nel 1926 dal botanico statunitense Charles J. Chamberlain, uno dei pionieri dello studio delle cicadee, sulla Botanical Gazette (volume 81, fascicolo 2, pagine 219 e 223), in un articolo intitolato «Two new species of Zamia» che descrive anche Zamia sylvatica. L’olotipo è conservato al Missouri Botanical Garden (MO) secondo The World List of Cycads; la descrizione originale, basata sulla pianta viva, non cita essa stessa alcun esemplare d’erbario. Prima di pubblicarla, Chamberlain aveva esaminato le collezioni di Zamia di Kew e dell’orto botanico di New York, con l’aiuto di N.L. Britton (Chamberlain, 1926).
La revisione delle Zamia del «Mega-Messico» di Nicolalde-Morejón, Vovides e Stevenson (2009) tratta anche questa specie; non è stato possibile consultarla.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino montis, «monte», e si riferisce all’habitat montano che si attribuiva alla specie nel Veracruz, in Messico (The World List of Cycads, da Haynes 2022).
La sua storia è singolare. Secondo Chamberlain, i semi erano stati raccolti da lui stesso nel 1906 su un pendio ripido, sei-otto miglia a ovest di Xalapa, di fronte al cratere di Naolinco: un versante coperto di arbusti e piccoli alberi su un fitto sottobosco erbaceo, dove le Ceratozamia abbondavano. Né lui né i due botanici che lo accompagnavano vi avevano notato Zamia. Il semenzale, etichettato «Ceratozamia n. 10», si rivelò una Zamia soltanto una volta ben sviluppato. Produsse il primo cono l’8 agosto 1915, poi coni quasi ogni anno, e Chamberlain lo usava per ibridazioni e per uno studio citologico della determinazione del sesso (Chamberlain, 1926). Nel testo si legge anche che la pianta avrebbe dato il primo cono «quasi undici anni» dopo la semina, il che non torna con una raccolta del 1906: è un’incoerenza interna della descrizione originale.
La specie non è mai stata ritrovata nel luogo indicato. Secondo Calonje e collaboratori (2009), che citano Hill (2004), o si è estinta in quella località messicana, oppure i semi di Chamberlain si sono mescolati in serra e la pianta proveniva in realtà da un altro luogo. Gli stessi autori riferiscono che un materiale raccolto nel sud dell’Alta Verapaz, in Guatemala, veniva allora identificato come Zamia monticola, ma era ancora poco conosciuto. La specie è stata descritta da un solo individuo coltivato, ottenuto in circostanze insolite, la sua distribuzione attuale resta poco chiara e i suoi coni femminili non sono noti.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in spagnolo.
In natura
The World List of Cycads indica come distribuzione il Guatemala (Alta Verapaz). Questa attribuzione si basa su un materiale raccolto nel sud del dipartimento, che nel 2009 era ancora poco conosciuto (Calonje e collaboratori, 2009); le fonti consultate non descrivono né l’habitat, né la quota, né il suolo di queste piante. La località indicata da Chamberlain, nei dintorni di Xalapa, nel Veracruz messicano, non ha mai fornito altre piante.
Stato di conservazione e normativa
Zamia monticola è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, secondo i criteri A2cd+4cd, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads); i criteri A indicano un forte declino della popolazione, passato e previsto. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente, e le fonti consultate non descrivono le minacce proprie della specie.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia monticola rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026).
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
L’unica coltivazione documentata è quella della pianta tipo, nata da semi raccolti nel 1906, cresciuta nella serra di Chamberlain e capace di produrre coni quasi ogni anno dal 1915. Nessuna fonte recente consultata documenta la presenza della specie in una collezione, e non è stata trovata alcuna offerta commerciale.
In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca del suo nome sul forum Tropicamente non dà alcun risultato. Lo stesso vale per il forum francese Fous de palmiers.
Moltiplicazione
Come tutte le Zamia, la specie è dioica: la moltiplicazione passerebbe per la semina di semi fecondati, quindi per un’impollinazione tra una pianta maschile e una femminile. La sola pianta descritta era maschile, e non esiste alcun dato di germinazione.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia.
Rusticità
Per Zamia monticola non esiste alcun dato di resistenza al freddo, né in natura né in coltivazione: la sua stessa provenienza è incerta. In assenza di dati, qualsiasi valore di rusticità sarebbe inventato.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione recente, in nessun paese.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia monticola. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso per questa specie.
Domande frequenti
Da dove viene Zamia monticola?
Non si sa con certezza. Chamberlain diceva di averne raccolto i semi nel 1906 vicino a Xalapa, nel Veracruz messicano, ma la specie non vi è mai stata ritrovata; oggi le si attribuisce un materiale ancora poco conosciuto dell’Alta Verapaz, in Guatemala.
Perché si chiama così?
Monticola significa «abitante dei monti» in latino: il nome si riferisce all’habitat montano che si attribuiva alla specie nel Veracruz.
Perché è così misteriosa?
Perché fu descritta nel 1926 da una sola pianta maschile coltivata, spuntata per caso in un lotto di semi di Ceratozamia, e perché i suoi coni femminili non sono mai stati descritti.
Che cosa la lega a Zamia pseudomonticola?
Soltanto il nome: Zamia pseudomonticola, del Costa Rica e di Panama, fu chiamata così per la sua presunta somiglianza con Zamia monticola.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022).
Si può coltivare in Italia?
Non si sa. Non esiste alcun dato di coltivazione recente né di resistenza al freddo, e la specie è praticamente assente dalle collezioni.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia monticola: https://cycadlist.org/scientific_name/517 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (CR, valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, Zamia pseudomonticola: https://cycadlist.org/scientific_name/540 — etimologia del nome, legata a Zamia monticola. Lista di riferimento; consultata l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Zamia decumbens (Calonje e coll. 2009, PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Zamia_decumbens.pdf — confronto con Zamia monticola, provenienza incerta, materiale dell’Alta Verapaz. Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia monticola: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/14340/legal — appendice II della CITES (annotazione #4, CoP20), allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata l’11 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Tropicamente, ricerca nel forum: https://www.tropicamente.it/forums/search/monticola/ — nessun messaggio su questa specie (consultata l’11 ottobre 2026).
Bibliografia
- Chamberlain, C.J. (1926). Two new species of Zamia. Botanical Gazette 81(2): 218-227. [Protologo (pp. 219-223), basato su un’unica pianta maschile coltivata; testo integrale letto per la scheda francese del sito (scansione OCR): origine dei semi, produzione di coni, descrizione.]
- Calonje, M., Meerman, J., Griffith, M.P. & Hoese, G. (2009). A new species of Zamia (Zamiaceae) from the Maya Mountains of Belize. Journal of the Botanical Research Institute of Texas 3(1): 31-41. [Confronto con Zamia decumbens; discussione della provenienza e dello statuto di Zamia monticola; testo integrale consultato.]
- Hill, K. (2004). The Cycad Pages: Zamia monticola. Royal Botanic Gardens, Sydney. [Citato da Calonje e coll. 2009; non consultato.]
- Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Revisione regionale; non consultata (accesso a pagamento).]
- Bösenberg, J.D. (2022). Zamia monticola. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42114A69834332. [Valutazione in vigore; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]