Encephalartos ngoyanus è una piccola cicadea con il fusto quasi interamente sotterraneo, che cresce nelle praterie rocciose del nord del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, e nelle regioni vicine dell’eSwatini e del Mozambico meridionale. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1949 da Inez Verdoorn, sulla base di piante trovate vicino alla foresta di Ngoye, nello Zululand, da cui prende il nome. Alcune raccolte della pianta erano state fino ad allora classificate in un’altra specie, Encephalartos caffer, oggi chiamata Encephalartos afer. Porta in genere solo poche foglie di circa 60 cm ed è classificata vulnerabile dalla IUCN (valutazione del 2022).
In sintesi: Encephalartos ngoyanus
- Nome accettato: Encephalartos ngoyanus I.Verd. (1949), secondo The World List of Cycads e l’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; alcune raccolte erano in precedenza classificate come Encephalartos caffer (oggi Encephalartos afer)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Ngoye dwarf cycad» (PlantZAfrica, tramite estratti di ricerca)
- Distribuzione naturale: Sudafrica (KwaZulu-Natal), eSwatini, Mozambico (provincia di Maputo)
- Stato IUCN: vulnerabile (VU, criteri B1ab(iii,v); C2a(i)), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore misurato pubblicato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura pendii erbosi tra le rocce; esigenze in coltivazione non documentate da una fonte di riferimento
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo o sporgente per circa 20 cm, largo 20 cm; da tre a sette foglie di circa 60 cm, fino a 120 cm all’ombra (descrizione originale)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos ngoyanus?
Si riconosce dalla piccola corona di foglie sottili, con picciolo e rachide gracili e lanosi, portate da un fusto che sporge appena dal suolo. La descrizione originale di Verdoorn (1949) precisa: il fusto è soprattutto sotterraneo, con talvolta una parte visibile a cupola di circa 20 cm, e misura circa 20 cm di diametro al livello del suolo; le radici sono sottili. Le foglie, da tre a sette, misurano circa 60 cm (fino a 120 cm all’ombra). Il picciolo, lungo 10-30 cm, e la rachide sono coperti da peli setosi e lanosi bianco sporco, che cadono a poco a poco.
Le foglioline, lineari-lanceolate, misurano 7-8 cm per 9-11 mm (fino a 12 cm per 1,5 cm all’ombra). Sono inserite a V aperta, pungenti all’apice, finemente pelose e poi glabre, e portano spesso da uno a tre denti sul margine inferiore; verso la base della foglia si riducono gradualmente, raramente fino a semplici aculei. Il cono maschile, quasi cilindrico, misura circa 20 cm per 4-5 cm. Il cono femminile, verde oliva pallido e poi giallo a maturità, con un breve peduncolo, misura circa 23 cm per 10 cm. I semi, scarlatti, misurano circa 2,7 cm per 2 cm.
Alcuni estratti di ricerca (scheda PlantZAfrica del SANBI, sito bloccato, e Wikipedia in inglese) aggiungono che il fusto, in genere unico, può raggiungere 30 cm di lunghezza e 20 cm di diametro, che sono state osservate piante con cinque fusti, che è trattenuto sotto terra da radici contrattili e che il cono femminile si disgrega in estate (da agosto a ottobre). Queste precisazioni non hanno potuto essere verificate alla fonte.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos ngoyanus.
Possibili confusioni
La specie più vicina è Encephalartos afer, a lungo scritto caffer, un’altra cicadea nana con il fusto sotterraneo, oggi limitata al Capo Orientale. Verdoorn (1949) ne indica le differenze: in Encephalartos ngoyanus il picciolo e la rachide sono gracili, le foglioline sono molto meno fitte, non si dispongono su piani diversi, sono meno ristrette alla base, non sono ritorte e sono spesso dentate sul margine inferiore; le sue radici sono sottili, mentre quelle della specie del Capo sono molto spesse. Anche le squame dei coni hanno una faccia meno marcata. La distanza che separa i due areali aiuta a identificare le piante di origine nota.
Tassonomia
Encephalartos ngoyanus è accettato da The World List of Cycads e dall’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato (sito bloccato). La specie fu descritta da Inez Clare Verdoorn nel gennaio 1949, in The Flowering Plants of Africa (27: tavole 1053 e 1054). Il tipo femminile è il numero 716 di Verdoorn e Christian, raccolto a Ngoye «su pendii erbosi vicino alle rocce e tra di esse»; il numero 716b serve da tipo maschile. The World List of Cycads indica un probabile olotipo all’erbario nazionale di Pretoria (PRE).
Verdoorn spiega il contesto della sua descrizione. Nel 1945 M.R. Henderson aveva suggerito, nel Journal of South African Botany, che la cicadea nana dello Zululand fosse distinta da Encephalartos caffer e meritasse di essere descritta come specie nuova. Una spedizione condotta nel 1947 per studiare gli Encephalartos nel loro ambiente ritrovò la pianta sui monti di Ngoye e a Ingwavuma. Verdoorn confermò il parere di Henderson, basandosi sulle differenze delle foglie e delle radici e sulla separazione geografica. Due esemplari della Flora Capensis di Hutchinson e Rattray, classificati come caffer, appartengono in realtà a questa specie, e Verdoorn considera da allora caffer limitato all’est della provincia del Capo.
Lo stesso nome Encephalartos caffer è stato corretto: The World List of Cycads e l’IPNI scrivono oggi Encephalartos afer, in applicazione dell’articolo 61.6 del codice internazionale di nomenclatura detto di Madrid. Per il lettore, una pianta dello Zululand etichettata «caffer» in opere antiche può quindi corrispondere a Encephalartos ngoyanus.
Etimologia e storia
L’epiteto rimanda alla località tipo, la foresta di Ngoye, nel nord-est del Natal (oggi KwaZulu-Natal), secondo Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads.
La foresta di Ngoye è nota agli appassionati di cicadee anche per Encephalartos woodii: l’unica pianta mai trovata di questa specie, un esemplare maschile, vi fu scoperta nel 1895 da John Medley Wood, e l’ultimo fusto ne fu prelevato verso il 1916 (Palmer e Pitman, 1972). Il legame è solo geografico: nessuna fonte consultata collega le due specie sul piano botanico. Nella sua descrizione Verdoorn ringrazia il servizio forestale di Ngoye e un abitante di Ingwavuma che avevano aiutato la spedizione del 1947. Un articolo dedicato alla specie è uscito nel 1990 nella rivista della società sudafricana delle cicadee (Giddy, Encephalartos 23); non ha potuto essere consultato.
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome italiano attestato. In inglese, la scheda PlantZAfrica del SANBI usa «Ngoye dwarf cycad», secondo gli estratti di ricerca. Non è stato verificato alcun nome zulu proprio della specie.
In natura
Encephalartos ngoyanus vive in Sudafrica (KwaZulu-Natal), in eSwatini e in Mozambico, secondo The World List of Cycads; in Mozambico, lo studio sulle piante endemiche del paese (Darbyshire e coll., 2019) lo segnala nella provincia di Maputo. Verdoorn (1949) lo osservò a Ngoye, su pendii erbosi vicino alle rocce e tra di esse, e a Ingwavuma, su un pendio ripido sopra un corso d’acqua; aggiungeva che alcune raccolte di Galpin sui monti Ubombo e a Mkuzi potevano appartenere alla specie.
Gli estratti della scheda PlantZAfrica citano tra le minacce gli incendi della boscaglia troppo frequenti. Il clima, la quota e la natura dei suoli non sono documentati nelle fonti consultate.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos ngoyanus è classificato vulnerabile (VU, criteri B1ab(iii,v); C2a(i)) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads. Questi criteri corrispondono a un areale ristretto, a un calo della qualità dell’habitat e del numero di individui, e a una popolazione di piccole dimensioni. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Secondo gli estratti della scheda PlantZAfrica, la popolazione conterebbe meno di 5.000 individui adulti, diverse sottopopolazioni sarebbero in declino, e le minacce sarebbero la raccolta di piante selvatiche per le collezioni, il sovrapascolo e gli incendi troppo frequenti, aggravati da una crescita lenta e da una riproduzione poco frequente in natura.
In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche è vietata a livello nazionale dal 2007, poi dall’avviso governativo n. 371 del 2012, come ricordano i documenti del SANBI per il genere. Un coltivatore del Salento (Puglia, Italia) riferiva nel febbraio 2013 sul forum Tropicamente che l’esportazione dal Sudafrica era limitata alle piante con meno di 7 cm di caudice per alcune specie, tra cui Encephalartos ngoyanus; questo limite concorda con i pareri dell’Unione europea indicati sotto.
Come tutte le specie del genere, Encephalartos ngoyanus è iscritto nell’Appendice I della CITES, per un’iscrizione dell’intero genere Encephalartos in vigore dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato. Nell’Unione europea, Italia compresa, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso un parere favorevole per le piante con un caudice di 7 cm di diametro al massimo (20 giugno 2011) e un parere negativo oltre questa misura (7 febbraio 2013), entrambi in vigore secondo Species+. Species+ segnala anche sospensioni passate del commercio con il Mozambico, non più in vigore. Le piante riprodotte artificialmente possono essere commercializzate a determinate condizioni, con i permessi richiesti; per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, è stata consultata il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o vendita, ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.
Coltivazione
Nessuna fonte di riferimento consultata descrive la coltivazione della specie. Essendo nana e con il fusto interrato, la pianta si presta alla coltivazione in vaso, ma nessun riscontro documentato lo conferma; i consigli di coltivazione che circolano in rete (ombra leggera, sospensione totale delle annaffiature durante il riposo, concimi potassici per simulare il fuoco) non hanno potuto essere verificati e non sono ripresi qui.
In Francia la specie resta rara. Un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne, Francia) cita nel novembre 2008 sul forum Fous de palmiers alcuni semi di Encephalartos ngoyanus che stava facendo germinare, in piccola quantità. Un coltivatore di Belley (Ain) e Montpellier riferisce nel settembre 2012 che una giovane pianta aveva prodotto in tutta la stagione una sola foglia di aspetto mediocre. Non è stato trovato alcun altro riscontro.
In Italia
Negli orti botanici. L’Orto Botanico di Napoli coltivava nel 1993-94 un esemplare di Encephalartos ngoyanus, di origine sudafricana o swazi, analizzato in uno studio sul polimorfismo enzimatico del genere pubblicato nel 1997 su Delpinoa (Gaudio e coll., tabella 1); lo studio nota che questo esemplare mostrava, per uno degli enzimi studiati (l’isocitrato deidrogenasi), soltanto la banda detta «a», come gli esemplari di Encephalartos kisambo e di Encephalartos woodii, mentre la banda «b» è presente in quasi tutte le altre specie. Lo studio precisa che le piante esaminate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Nessuna fonte più recente consultata conferma che la specie sia ancora presente a Napoli, e non è segnalata negli altri orti botanici italiani consultati (Palermo, Firenze, La Mortola, Messina).
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è citata una sola volta, a proposito delle regole di esportazione sudafricane (2013); non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per semina; alcuni semi sono circolati tra gli appassionati europei, secondo il forum Fous de palmiers (2008). I polloni sembrano rari, dato che la pianta ha in genere un solo fusto. Non è stato verificato alcun protocollo proprio della specie; si applicano i metodi generali di semina delle cicadee.
Malattie e parassiti
Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun dato proprio di Encephalartos ngoyanus. Come le altre cicadee, teme soprattutto il marciume delle radici e del fusto in un substrato fradicio.
Rusticità
Non è stato pubblicato alcun valore di resistenza al freddo per Encephalartos ngoyanus.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né sul forum italiano Tropicamente né sul forum francese Fous de palmiers, e nessun messaggio indica una temperatura o un risultato dopo un inverno. Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, ma per questa specie non offre alcuna esperienza da trasporre: nessuna zona italiana può quindi essere consigliata sulla base di dati. In mancanza di prove, la specie si coltiva in vaso, al riparo dal gelo in inverno.
Riferimenti internazionali
Nessun valore di resistenza al freddo è stato pubblicato per la specie. Il fusto sotterraneo potrebbe beneficiare dell’inerzia termica del suolo, come in altri Encephalartos nani le cui giovani piante sopravvivono talvolta nelle zone fredde grazie al caudice interrato, ma nessuna prova lo documenta per questa specie.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcun dato sulla tossicità propria di Encephalartos ngoyanus, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in modo particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, Cycas revoluta, l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.
Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi senza attendere a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos ngoyanus.
Domande frequenti
Dove cresce Encephalartos ngoyanus?
Nel nord del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, in eSwatini e nel sud del Mozambico. La specie fu descritta su piante di Ngoye e di Ingwavuma.
Da dove viene il suo nome?
Dalla foresta di Ngoye, nello Zululand. È la località in cui furono raccolte le piante tipo, su pendii erbosi vicini alla foresta.
Come distinguerlo da Encephalartos afer (caffer)?
Dalle foglie e dalle radici. Encephalartos ngoyanus ha un picciolo gracile, foglioline distanziate, non ritorte e spesso dentate, e radici sottili; la specie del Capo ha foglioline fitte e radici molto spesse.
Ha un tronco?
Non proprio. Il fusto è soprattutto sotterraneo; solo una cupola di una ventina di centimetri sporge talvolta dal suolo.
È minacciato?
Sì. È classificato vulnerabile dalla IUCN (2022); la raccolta per le collezioni, il sovrapascolo e gli incendi troppo frequenti sono le minacce citate.
È rustico in Italia?
Non si sa. Non esiste alcun dato; in Italia si coltiva in vaso, al riparo dal gelo.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse, ma nessuna fonte recente lo conferma. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare nel 1993-94, secondo uno studio pubblicato nel 1997.
È tossico?
Sì, molto probabilmente. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, soprattutto i loro semi.
Leggi anche su Succulentes
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
- Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos ngoyanus: https://cycadlist.org/scientific_name/333 — autore, descrizione originale (Fl. Pl. Africa 27: tav. 1053-1054, 1949), tipo Verdoorn e Christian 716 (PRE?), località tipo, distribuzione, stato IUCN VU B1ab(iii,v); C2a(i) (Bösenberg, 2022), etimologia, riferimenti. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos ngoyanus: https://www.ipni.org/n/297121-1 — pubblicazione in Fl. Pl. Africa 27: t. 1053-1054 (1949). Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
- Internet Archive, The Flowering Plants of South Africa / Flowering Plants of Africa vol. 27: https://archive.org/details/floweringplantso27unse — testo integrale della descrizione originale di Verdoorn (gennaio 1949): descrizione, tipi, località, differenze con Encephalartos caffer, storia. Letteratura primaria, affidabile; consultata direttamente (testo digitalizzato).
- Darbyshire e coll. (2019), PhytoKeys: https://doi.org/10.3897/phytokeys.136.39020 — presenza in Mozambico (provincia di Maputo). Articolo con revisione paritaria, affidabile; tabella consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos ngoyanus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/18195/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), pareri del gruppo di esame scientifico del 2011 e del 2013 per il Sudafrica, sospensioni passate per il Mozambico. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- SANBI, PlantZAfrica, Encephalartos ngoyanus: https://pza.sanbi.org/node/12384 — nome Ngoye dwarf cycad, fusto, coni, effettivi, minacce. Scheda di un’istituzione ufficiale, affidabile, ma letta solo tramite estratti di ricerca (sito bloccato da un firewall).
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36 (1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos ngoyanus coltivato all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (tabella 1) e risultati enzimatici. Rivista dell’orto botanico, fonte datata; testo integrale letto.
- Forum Fous de palmiers: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=42855#p42855 (Agen, 2008) e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=210625#p210625 (2012). Forum di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti il 2 ottobre 2026.
- Forum Tropicamente: https://www.tropicamente.it/forums/topic/formazione-gruppo-dacquisto/page/2/#post-47682 (2013, limiti di esportazione). Forum di coltivatori, valore indicativo; messaggio letto l’11 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.
Bibliografia
- Verdoorn, I.C. (1949). Encephalartos ngoyanus. The Flowering Plants of Africa 27: tav. 1053-1054. [Descrizione originale; testo integrale consultato.]
- Henderson, M.R. (1945). [Nota sulla cicadea nana dello Zululand]. Journal of South African Botany, gennaio 1945: 16. [Citata da Verdoorn (1949), non consultata.]
- Giddy, C. (1990). Focus on Encephalartos ngoyanus. Encephalartos 23: 4-9. [Rivista di una società specializzata; riferimento rilevato tramite The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos ngoyanus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41920A51051492. [Valutazione VU; citata da The World List of Cycads, Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
- Darbyshire, I. e coll. (2019). The endemic plants of Mozambique: diversity and conservation status. PhytoKeys 136: 45-96. doi:10.3897/phytokeys.136.39020 [Presenza in Mozambico; consultato direttamente.]
- Palmer, E. & Pitman, N. (1972). Trees of Southern Africa. A.A. Balkema, Città del Capo. [Storia di Encephalartos woodii a Ngoye; ripresa dalla pagina del genere, che si basa su The Gymnosperm Database; opera non consultata.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, descrizione originale, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]