Ceratozamia zaragozae è una piccola cicadea del Messico, endemica di un massiccio isolato del San Luis Potosí, la Sierra de la Equiteria, a sud-ovest di Rioverde, dove cresce nella foresta di pini e querce tra circa 1.500 e 2.000 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia, descritta nel 1963, si riconosce dalle foglie con il rachide ritorto a spirale, privo di aculei, e dalle foglioline strettissime. A lungo presentata come una delle cicadee più minacciate del Messico, oggi è classificata in pericolo dalla IUCN, dopo la scoperta di nuove popolazioni.
L’essenziale su Ceratozamia zaragozae
- Nome accettato: Ceratozamia zaragozae Medellín (1963), autore citato anche nella forma Medellín-Leal; accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; nessun nome volgare registrato in Messico; «Zaragoza’s horncone» in inglese (Gymnosperm Database)
- Distribuzione naturale: Messico, San Luis Potosí, piccolo massiccio a sud-ovest di Rioverde (Sierra de la Equiteria); da 1.500 a 1.950 m secondo la monografia del 2022, oltre i 2.000 m secondo uno studio del 2018
- Stato IUCN: in pericolo (EN, criterio B1ab(v)), valutazione pubblicata nel 2022; «in pericolo di estinzione» (P) nella norma messicana NOM-059-SEMARNAT-2010, secondo un estratto di ricerca
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, sottobosco ombroso di pini e querce, su suoli derivati da rocce vulcaniche (riolite) o su rocce carsiche secondo le fonti; in coltivazione, mezz’ombra e terreno molto drenante
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto in parte interrato, lungo da 10 a 20 cm e largo da 10 a 15 cm; da 3 a 27 foglie lunghe da 95 a 202 cm secondo la monografia del 2022 (da 2 a 5 foglie di 1 m al massimo secondo altre descrizioni; fusto da 9 a 20 cm e foglie da 20 a 95 cm secondo la descrizione originale del 1963)
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia zaragozae?
Il carattere più netto sono il picciolo e il rachide ritorti, del tutto privi di aculei, che portano foglioline lineari strettissime, larghe appena da 4 a 7 mm, sottili come carta e fortemente arrotolate. La monografia del 2022 la descrive così:
- Fusto: in parte interrato, eretto, lungo da 10 a 20 cm e largo da 10 a 15 cm;
- Foglie: da 3 a 27, lunghe da 95 a 202 cm, erette, bruno rossastre e coperte di peli grigio biancastri quando spuntano, poi glabre; picciolo da 11 a 36 cm e rachide da 40 a 77 cm, ritorti e inermi;
- Foglioline: da 25 a 46, lineari, membranacee, fortemente arrotolate, lunghe da 17 a 31,5 cm e larghe da 0,4 a 0,7 cm, con l’articolazione gialla;
- Coni maschili: cilindrici, da 15 a 19 cm per 2-3,5 cm, verdastri e poi bruno rossastri;
- Coni femminili: cilindrici, da 7 a 12 cm per 5,5-7,3 cm, verde scuro a maturità;
- Semi: ovali, da 2 a 2,8 cm, bruno chiari a maturità.
La descrizione ripresa dalla Gymnosperm Database (da Jones, 1993) attribuisce alle piante in natura dimensioni più modeste: da 2 a 5 foglie lunghe da 20 a 95 cm, foglioline coriacee e lucide larghe da 3 a 10 mm e semi quasi sferici e costoluti. Le due fonti concordano sul rachide ritorto e quasi privo di aculei.
La descrizione originale (Medellín-Leal, 1963), letta per questa scheda, è all’origine di questi valori modesti: fusto ovoidale o subcilindrico alto da 9 a 20 cm e largo da 9 a 11 cm; foglie lunghe da 20 a 95 cm, distanziate, pelose da giovani e poi glabre, ritorte irregolarmente verso destra o verso sinistra, con 16-43 paia di foglioline; picciolo e rachide del tutto inermi; foglioline lineari-lanceolate, diritte o un po’ falciformi, coriacee, a margine intero e leggermente arrotolato, più lucide e più scure sulla pagina superiore, lunghe da 5 a 28 cm e larghe da 3 a 10 mm, con 4-10 nervature; cono maschile subcilindrico allungato, mucronato, lungo da 10 a 20 cm e largo da 2 a 3 cm, su un peduncolo inerme di 9-14 cm; cono femminile subcilindrico, mucronato, lungo da 8 a 12 cm e largo da 6 a 7 cm, su un peduncolo di circa 9 cm, con squame glabre di forma irregolare e cornetti eretti piccolissimi; semi più o meno sferici di circa 2 cm, irregolarmente ma nettamente costoluti. Si discosta quindi dalla monografia per la consistenza delle foglioline (coriacee anziché membranacee) e per la forma dei semi (quasi sferici anziché ovali).
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Il rachide ritorto si ritrova soltanto in un’altra specie del genere, ma diverse piccole specie del Messico nord-orientale hanno anch’esse foglioline strette:
- Ceratozamia norstogii, del Chiapas e dell’Oaxaca: rachide anch’esso ritorto, ma picciolo armato di aculei numerosi e robusti, e foglioline coriacee (Martínez-Domínguez e collaboratori, 2022);
- Ceratozamia sabatoi, della Sierra Gorda: foglioline piatte, più larghe (da 6 a 15 mm), picciolo armato di piccoli aculei e rachide diritto;
- Ceratozamia kuesteriana, del Tamaulipas: foglioline a doccia più larghe e picciolo color rame;
- Ceratozamia hildae, presente anch’essa nel San Luis Potosí: foglioline raggruppate a coppie o a piccoli ciuffi lungo il rachide.
Senza coni una Ceratozamia si distingue a fatica da una Zamia; le due corna delle squame dei coni bastano a decidere.
Tassonomia
Ceratozamia zaragozae è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022, senza sinonimi. La specie è stata descritta nel 1963 da Fernando Medellín-Leal, dell’Instituto de Investigación de Zonas Desérticas dell’Università autonoma di San Luis Potosí, sulla rivista Brittonia (15: 175-176, aprile 1963); l’aveva raccolta durante un’escursione nel sud dello Stato con Elwood Molseed e Myron Kimnach, dell’Università della California, e il testo fu tradotto dallo spagnolo da Rogers McVaugh. Medellín-Leal le riconosceva affinità con Ceratozamia kuesteriana e Ceratozamia matudae, e la distingueva da tutte le altre specie per l’assenza totale di aculei, la torsione irregolare ma costante delle foglie, le corna piccolissime delle squame, le squame irregolari del cono femminile e i semi quasi sferici.
La filogenesi di Habib e collaboratori (2023) la colloca nel «sottoclade kuesteriana», con Ceratozamia sabatoi, di cui è la specie sorella, e con Ceratozamia kuesteriana. Questo gruppo di piccole specie del Messico nord-orientale con foglioline strette appartiene al grande clade Mexicana. Secondo Vovides e collaboratori (2016), studi molecolari più vecchi (González & Vovides, 2002 e 2012) distinguevano già un complesso di specie intorno a Ceratozamia zaragozae, a nord della fascia vulcanica transmessicana. Nello studio del 2024 sui coni del genere, i suoi coni maschili sono tra i più diversi da quelli delle altre specie, e i coni femminili tra i più ridotti.
Etimologia e storia
L’epiteto onora il generale Ignacio Zaragoza (1829-1862), che sconfisse l’esercito francese nella battaglia di Puebla, il 5 maggio 1862. La descrizione originale lo dice espressamente: la specie è dedicata al generale Zaragoza nel primo centenario delle sue «gloriose gesta d’armi in difesa della sovranità nazionale», come riporta anche The World List of Cycads sulla base del compendio etimologico di Haynes (2022).
Il tipo è una pianta femminile raccolta il 22 luglio 1962 da Medellín-Leal (n. 1452) sul picco El Agujón, nella Sierra de la Equiteria, a circa 30 km a sud-ovest di Rioverde, intorno ai 1.800 m di quota. L’olotipo è conservato nell’erbario SLPM, a San Luis Potosí, con duplicati in diversi erbari messicani e statunitensi (ENCB, GH, MEXU, MICH, US). La descrizione originale lo indica come femminile e cita anche una pianta maschile (Medellín-Leal 1451); gli isotipi dovevano essere distribuiti a GH, MEXU, MICH, US e all’erbario dell’Escuela Nacional de Ciencias Biológicas (ENCB). La specie è coltivata, ma di rado, come pianta ornamentale (Jones, 1993, citato dalla Gymnosperm Database), e fa parte della collezione del giardino botanico Nong Nooch, in Thailandia, dove sono stati prelevati i campioni dello studio filogenetico del 2023.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano, e la monografia del 2022 non registra alcun nome volgare in Messico. La Gymnosperm Database usa in inglese «Zaragoza’s horncone», un nome costruito sul modello «horncone» che attribuisce a ogni specie del genere.
In natura
Ceratozamia zaragozae vive in una piccola catena montuosa del San Luis Potosí centro-meridionale, nel comune di Rioverde, nella foresta di pini e querce. Le fonti non concordano sul suolo: la monografia del 2022 la colloca su rocce carsiche tra 1.500 e 1.950 m, mentre la descrizione originale situa il tipo su un pendio di riolite, una roccia vulcanica, nella foresta di pini e querce a 1.800 m (come Jones, 1993, dopo di essa), e uno studio sul campo del 2018 descrive popolazioni su suoli di origine ignea, in foreste di querce e di pini e querce, oltre i 2.000 m. Gli autori di questo studio giudicano insolita per il genere questa affinità per i suoli vulcanici.
Lo studio di Castillo-Lara, Octavio-Aguilar e De-Nova (2018), consultato per estratti, ha cambiato l’immagine della specie. Fino ad allora si conosceva una sola popolazione di una cinquantina di individui. Gli autori ne hanno trovate sei, di cui una in un’area naturale protetta, con una densità bassa (in media 0,05 piante per m²) e tassi di crescita delle popolazioni molto variabili (λ = 0,89 ± 0,49), segno di un rinnovamento fragile. Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione della specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia zaragozae è classificata in pericolo (EN, criterio B1ab(v)) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022: l’areale è molto ridotto e il numero di individui maturi è in calo. La monografia del 2022 citava ancora una valutazione precedente in pericolo critico (CR) e ricordava che lo studio del 2018 proponeva di riportarla a «in pericolo», come poi è avvenuto. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; lo stato è ripreso da The World List of Cycads. In Messico la specie è classificata «in pericolo di estinzione» (P) dalla norma NOM-059-SEMARNAT-2010, secondo un estratto di ricerca della flora online dell’UNAM. Jones (1993) attribuiva la sua rarefazione alla raccolta illegale.
Come tutto il genere Ceratozamia, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (le cicadee erano all’Appendice II dal 1977). L’iscrizione riguarda l’intero genere e copre quindi anche le specie descritte di recente. Il commercio internazionale di piante selvatiche a scopo commerciale è vietato e i semi non godono di alcuna esenzione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o cessione.
In pratica, acquistate soltanto piante nate da seme, con i documenti di provenienza: una specie con popolazioni così piccole non sopporta alcun prelievo.
Coltivazione
Nessuna fonte descrive in dettaglio la coltivazione di questa specie, coltivata di rado. Le indicazioni che seguono si basano sul suo ambiente naturale e sulle regole generali del genere:
- Esposizione: mezz’ombra od ombra leggera, come nel suo sottobosco di pini e querce; niente sole cocente nel pomeriggio.
- Substrato: molto drenante, minerale, arricchito con un po’ di sostanza organica; nel suo habitat rocce vulcaniche o calcaree si combinano con l’humus del bosco.
- Annaffiature: regolari e moderate durante la crescita, molto ridotte in inverno; la pianta, con il fusto in parte interrato, teme i ristagni.
- Crescita: lenta; non esiste alcun dato numerico per questa specie.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme. Le piante sono maschili o femminili, e in coltivazione occorre un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato sulla germinazione di questa specie.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria di Ceratozamia zaragozae. Per le Ceratozamia coltivate i forum segnalano soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio e le bruciature delle foglie dopo un’esposizione improvvisa al sole (vedi la pagina del genere).
Rusticità
Per Ceratozamia zaragozae non esiste alcun dato: né riscontri di coltivazione datati, né temperature pubblicate per le sue stazioni. La quota, tra le più alte del genere, non basta da sola per dedurne una resistenza al gelo.
In Italia
Nessuna coltivazione è segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.
Esperienze francesi
Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’ottobre 2026). I riscontri francesi sul genere riguardano Ceratozamia mexicana e Ceratozamia latifolia e non valgono per questa specie.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro è stato trovato nemmeno con le ricerche sui forum di lingua inglese e spagnola. In mancanza di dati, tenete la pianta al riparo dal gelo in inverno.
Tossicità e precauzioni
Non esiste alcun dato di tossicità per Ceratozamia zaragozae né per il genere Ceratozamia. Il rischio è documentato in altre cicadee, in particolare Cycas e Zamia: i loro semi soprattutto contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Considerate quindi la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, una chiamata immediata a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è noto alcun uso tradizionale; la monografia del 2022 non ne registra. La specie è soltanto coltivata, di rado, come pianta ornamentale.
Domande frequenti
Chi era Zaragoza?
Il generale messicano Ignacio Zaragoza. Sconfisse l’esercito francese a Puebla il 5 maggio 1862, e la specie gli è stata dedicata un secolo dopo, nel 1963.
Dove cresce Ceratozamia zaragozae?
Soltanto nel San Luis Potosí, in Messico. Si trova in un piccolo massiccio a sud-ovest di Rioverde, nella foresta di pini e querce, tra circa 1.500 e 2.000 m.
È la cicadea più minacciata del Messico?
Non più. Si credeva ridotta a una cinquantina di piante, ma dal 2018 se ne conoscono sei popolazioni. Resta classificata in pericolo dalla IUCN.
Come riconoscerla?
Dal rachide ritorto e senza aculei. Le foglioline, strettissime (da 4 a 7 mm), sono sottili e arrotolate. Soltanto Ceratozamia norstogii ha anch’essa un rachide ritorto, ma il suo picciolo è molto spinoso.
Resiste al freddo?
Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova di coltivazione datata né alcuna temperatura misurata nel suo habitat. Tenetela al riparo dal gelo finché mancano dati.
È tossica?
Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi per la specie né per il genere, ma i semi delle cicadee studiate contengono tossine gravi per il fegato e il sistema nervoso.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia zaragozae: https://cycadlist.org/scientific_name/46 — autore, descrizione originale, tipo, distribuzione, stato IUCN del 2022, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Monografia di Ceratozamia (PhytoKeys 208), testo integrale su PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, tipo, areale, quote, nomi comuni e usi, stato preliminare. Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- Revisione delle Ceratozamia della Sierra Madre Orientale (PhytoKeys 100), PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6023955/ — descrizione, habitat, caratteri distintivi. Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- The Gymnosperm Database, Ceratozamia zaragozae: https://www.conifers.org/za/Ceratozamia_zaragozae.php — descrizione secondo Jones (1993), suolo riolitico, nome inglese, raccolta illegale. Banca dati specializzata curata da un botanico; consultata direttamente.
- Filogenesi di Habib e collaboratori (2023), PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9921377/ — posizione nel sottoclade kuesteriana, collezione di Nong Nooch. Articolo sottoposto a revisione paritaria; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC): https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/22647/legal — Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985, Allegato A nell’Unione europea. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
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- Castillo-Lara, P., Octavio-Aguilar, P. & De-Nova, J.A. (2018). Ceratozamia zaragozae Medellín-Leal (Zamiaceae), an endangered Mexican cycad: new information on population structure and spatial distribution. Brittonia 70(2): 155-165. DOI: 10.1007/s12228-017-9513-1. [Sei popolazioni, densità, crescita; consultato tramite estratti di ricerca.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2018). Taxonomic review of Ceratozamia (Zamiaceae) in the Sierra Madre Oriental, Mexico. PhytoKeys 100: 91-124. DOI: 10.3897/phytokeys.100.23152. [Revisione regionale; testo integrale letto.]
- Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi di 30 specie, materiale del giardino botanico Nong Nooch; testo integrale letto.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F., Gernandt, D.S., Huesca-Domínguez, I. & Stevenson, D.W. (2024). Evolutionary trends of reproductive phenotype in Cycadales: an analysis of morphological evolution in Ceratozamia. Annals of Botany 134(4): 631-650. DOI: 10.1093/aob/mcae058. [Evoluzione dei coni nel genere; testo integrale letto su PubMed Central.]
- Jones, D.L. (1993). Cycads of the World. Reed, Chatswood. [Descrizione, habitat; citato tramite la Gymnosperm Database, non consultato.]
- Vovides, A.P., Stevenson, D.W., Pérez-Farrera, M.A., López, S. & Avendaño, S. (2016). What is Ceratozamia mexicana (Zamiaceae)? Botanical Sciences 94(2): 419-429. DOI: 10.17129/botsci.449. [Sintesi degli studi molecolari precedenti; testo integrale letto.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia zaragozae. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42103A69867344. [Categoria EN; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]