Ceratozamia mirandae è una cicadea del Chiapas, nel Messico meridionale, che cresce su rocce calcaree nelle foreste di querce e al margine delle foreste nebulose della Sierra Madre del Chiapas, tra 850 e 1.500 m di quota. Descritta nel 2001 e dedicata al botanico Faustino Miranda, questa specie del genere Ceratozamia si riconosce dalle foglie numerose, brune quando spuntano, e dalle foglioline molto strette. La IUCN la classifica in pericolo.
L’essenziale su Ceratozamia mirandae
- Nome accettato: Ceratozamia mirandae Vovides, Pérez-Farr. & Iglesias (2001), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del genere (2022); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; grafia originale «mirandai», corretta in mirandae
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; nel Chiapas «amenduai», «espadaña de cochi», «peinetilla»
- Distribuzione naturale: Messico, Chiapas (Sierra Madre del Chiapas: comuni di Villaflores, Villa Corzo e Jiquipilas), da 850 a 1.500 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022 (criteri B1ab(iii,v); C1)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; semi compresi
- Rusticità documentata: nessun dato misurato; l’unico coltivatore italiano che ne parla la teneva in casa d’inverno (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, rocce carsiche ricche di sostanza organica, nella foresta di querce e al margine della foresta nebulosa secondo la monografia del 2022; la descrizione originale descrive soprattutto una foresta di querce e pini, su suolo umifero acido derivato da graniti e rocce metamorfiche; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto aereo lungo da 20 a 60 cm; da 2 a 50 foglie (fino a 150) lunghe da 0,46 a 2,4 m (monografia del 2022); fusto ramificato lungo da 32 a 105 cm e da 6 a 23 foglie di 1,15-1,9 m secondo la descrizione originale (2001)
- Tossicità: semi consumati localmente, ma nessuna analisi; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia mirandae?
Ceratozamia mirandae forma una corona folta di foglie brune quando spuntano, coperte di peli grigio biancastri e divise in moltissime foglioline strette (fino a 94 paia, larghe meno di un centimetro). Secondo la monografia i suoi semi sono quasi sferici (la descrizione originale li diceva ovali), un carattere che nel genere condividerebbe quasi soltanto con Ceratozamia alvarezii. La monografia del 2022 la descrive così:
- Fusto: aereo, lungo da 20 a 60 cm e largo da 20 a 30 cm, prima eretto e poi coricato; catafilli persistenti, triangolari, bruno rossastri, lanosi;
- Foglie: da 2 a 50 (fino a 150), erette, lunghe da 46 a 242 cm; brune quando spuntano, con peli grigio biancastri, poi glabre. Il picciolo, lungo da 16 a 98 cm e bruno, porta da 11 a 46 aculei sottili di 3-4 mm; il rachide, da bruno a bruno verdastro, è armato nei due terzi inferiori;
- Foglioline: da 28 a 94 paia, da lineari a lanceolate, papiracee, leggermente arrotolate verso l’alto, verdi e glabre; quelle mediane misurano da 10 a 40 cm per 0,4-0,9 cm e sono distanziate da 0,2 a 1,6 cm. L’articolazione è bruna;
- Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 16 a 55 cm per 4-7,7 cm, verde giallastri con peli bruni, poi giallo crema con peli nerastri; peduncolo di 5-11 cm;
- Coni femminili: solitari, cilindrici, eretti, da 13,5 a 35 cm per 7-12,6 cm, verde glauchi con peli da bruno rossastri a nerastri a maturità, con la punta affilata; peduncolo eretto di 4,5-12 cm. Le squame, da 42 a 72, portano due corna diritte;
- Semi: sferici, da 1,9 a 2,9 cm, con la polpa bianco rosata prima della maturità, bruno chiara a maturità.
La descrizione originale (Vovides, Pérez-Farrera e Iglesias, 2001), basata su trenta piante misurate, presenta una pianta più massiccia. Il fusto è subgloboso e bruno nelle giovani piante, poi cilindrico, da eretto a coricato e ramificato, lungo da 32 a 105 cm e largo da 19 a 28 cm. Le foglie, da 6 a 23, sono ascendenti o aperte e misurano da 115 a 189 cm per 51-87 cm; il picciolo, eretto, è lungo da 22 a 59 cm, e picciolo e rachide, diritti, portano aculei corti e robusti che si diradano verso l’apice. Le foglioline, da 49 a 82 paia, sono coriacee, da lineari a un po’ falciformi, leggermente scanalate, verde scuro lucido sopra, lunghe da 26,5 a 45 cm e larghe da 0,8 a 1,2 cm, con 6-13 nervature. Il cono maschile, da cilindrico a conico, va dal verde chiaro al verde oliva e poi al giallo crema e misura da 26,5 a 57 cm per 4,2-7,7 cm, su un peduncolo di 3-11,5 cm; il cono femminile, a forma di botte, passa dal verde oliva al bruno ocra e misura da 26 a 48 cm per 8,2-12,7 cm, su un peduncolo di 5,5-14 cm. I semi sono ovali, di 2,3-2,7 cm per 1,7-1,9 cm, con la polpa biancastra e poi giallo crema; i cromosomi sono 2n = 16. Le differenze con la monografia riguardano soprattutto il fusto (ramificato e più lungo), la consistenza delle foglioline (coriacee anziché papiracee), le dimensioni del cono femminile (26-48 cm contro 13,5-35 cm) e la forma dei semi (ovali anziché sferici).
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Tre specie del Chiapas e del vicino Oaxaca le somigliano per il fogliame a foglioline strette (monografia del 2022):
- Ceratozamia alvarezii, della Sierra Madre del Chiapas: la più vicina; pianta nel complesso più piccola, con foglie e coni femminili più corti se si confrontano popolazioni intere;
- Ceratozamia chimalapensis, della regione dei Chimalapas (Oaxaca): descritta come simile a Ceratozamia mirandae;
- Ceratozamia vovidesii, della Sierra Madre del Chiapas: condivide con lei diversi caratteri vegetativi.
La differenza con Ceratozamia alvarezii sta soprattutto nelle dimensioni, misurate su intere popolazioni: una pianta isolata, senza coni e senza un’origine nota, non può essere identificata con certezza.
Tassonomia
Ceratozamia mirandae è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta nel 2001 da Andrew Vovides, Miguel Ángel Pérez-Farrera e Carlos Iglesias sul Botanical Journal of the Linnean Society (137(1): 81-85), con il titolo «Another new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Chiapas, Mexico». Il nome era stato pubblicato nella forma «mirandai»; The World List of Cycads adotta la grafia corretta mirandae.
In un primo tempo gli autori avevano creduto che questa pianta, raccolta nella riserva della biosfera La Sepultura, appartenesse a Ceratozamia norstogii in senso lato; l’esame del tipo di quella specie e delle sue popolazioni li ha convinti che si trattasse di una specie distinta. La avvicinavano soprattutto a Ceratozamia kuesteriana, del Tamaulipas: stesse foglioline scanalate, picciolo eretto e rachide diritto, ma fusto arborescente, ramificato e più spesso, e cono maschile giallo crema a maturità (bruno scuro in Ceratozamia kuesteriana). La collocavano nel secondo gruppo di specie di Stevenson e collaboratori (1986), quello delle foglioline strette. La monografia del 2022 la confronta piuttosto con Ceratozamia alvarezii.
Un olotipo perso e poi ritrovato
Il tipo è una pianta femminile raccolta il 20 settembre 1997 da J. De La Cruz Rodríguez (n. 66) nell’ejido La Sombra de la Selva, comune di Villaflores, verso 880 m. Il protologo, che omette di proposito la località esatta, collocava l’olotipo nell’erbario CHIP (Tuxtla Gutiérrez) e citava isotipi maschili e femminili raccolti nel 1997 e nel 1998 (n. 67, 75 e 76), distribuiti tra CHIP, XAL, MEXU, MO, CAS e F. Non avendolo trovato, gli autori della monografia del 2022 hanno designato come lectotipo un duplicato conservato nell’erbario nazionale del Messico (MEXU). Nel 2023 Jody Haynes ha dimostrato, fotografie alla mano, che l’olotipo esiste davvero a CHIP; secondo The World List of Cycads la designazione del 2022 non ha quindi più effetto.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Faustino Miranda (1905-1964), botanico che dedicò gran parte del suo lavoro alla flora del Chiapas (The World List of Cycads, sulla base del compendio etimologico di Haynes, 2022; monografia del 2022).
La specie era già stata raccolta prima della descrizione: la monografia cita un esemplare del 1972 a Villa Corzo e diverse raccolte dal 1993 al 1996 a Villaflores e a Jiquipilas; la descrizione originale menzionava anche, senza data, esemplari di Chamberlain (F) e di Breedlove (CAS). Nessuna fonte documenta la sua introduzione in coltivazione.
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano attestato. La monografia del 2022 riporta tre nomi locali del Chiapas, ripresi dalle etichette d’erbario: «amenduai», «espadaña de cochi» e «peinetilla» (letteralmente «pettinino»); nessuna fonte spiega l’origine di questi nomi. Un nome simile, «amendu», è riportato per Ceratozamia robusta nel Chiapas.
In natura
Secondo la monografia del 2022, Ceratozamia mirandae è ampiamente distribuita nel Chiapas, dal Cerro Tres Picos e dalla Sierra Morena fino a un massiccio del comune di Jiquipilas. Cresce su rocce carsiche coperte di sostanza organica, nella foresta di querce e nella fascia di passaggio tra la foresta di pini e querce e la foresta nebulosa, tra 850 e 1.500 m. Gli esemplari esaminati provengono dai comuni di Villaflores, Villa Corzo e Jiquipilas.
La descrizione originale presenta un ambiente diverso. La stazione studiata, nella riserva della biosfera La Sepultura, è una foresta di querce e pini piuttosto aperta, a 950 m, su un pendio del 40%, dominata da Quercus elliptica e Pinus oocarpa e ricca di epifite (Tillandsia, tra cui la «barba spagnola», Tillandsia usneoides). Il suolo è un cambisol umifero acido, a tessitura argilloso-sabbiosa, su un basamento di graniti precambriani e rocce metamorfiche piegate: il protologo non parla di calcare, mentre la monografia del 2022 cita rocce carsiche. Altre popolazioni crescono nella foresta tropicale semidecidua, nella foresta tropicale decidua e nella foresta nebulosa, tutte tra 910 e 1.300 m, sui due versanti (pacifico e interno) della Sierra Madre del Chiapas, in cinque comuni.
Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione, sulla fenologia o sulla dinamica delle popolazioni dedicato a questa specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia mirandae è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 con i criteri B1ab(iii,v); C1 (The World List of Cycads): areale ridotto in cui la qualità dell’habitat e il numero di adulti diminuiscono, e piccola popolazione in calo. La monografia del 2022 indica la stessa categoria. Già nel 2001 gli autori della descrizione giudicavano la specie minacciata: le foreste di querce e pini che la ospitano arretravano a causa dell’agricoltura itinerante con debbio, meno nella riserva che fuori, e gli incendi della siccità eccezionale del 1998 avevano colpito le sue popolazioni, anche all’interno della riserva La Sepultura.
Come tutte le specie del genere, Ceratozamia mirandae rientra nell’Appendice I della CITES, in cui il genere Ceratozamia è iscritto per intero dal 1° agosto 1985 (era nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a scopo commerciale di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i permessi richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. I semi non godono di alcuna esenzione.
Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o scambio, e chiedete i documenti che attestano la provenienza.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione specifica per Ceratozamia mirandae. L’unico riscontro trovato viene dall’Italia, dal forum Tropicamente: un coltivatore di Ravenna la segue dal 2012 al 2013 (vedi Rusticità, In Italia).
L’habitat, rocce calcaree coperte di humus nella foresta di querce di media montagna, fa pensare a una coltivazione a mezz’ombra, in un substrato molto drenante e ricco di sostanza organica. Sono indicazioni dedotte dall’ambiente naturale, non verificate da prove pubblicate.
Moltiplicazione
Non esistono dati specifici. Come tutte le Ceratozamia, la specie ha piante maschili e piante femminili; si moltiplica per semina di semi freschi ottenuti da un’impollinazione, che in coltivazione si fa a mano. Maneggiate i semi con i guanti.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. I rischi abituali delle Ceratozamia in coltivazione sono il marciume in un terreno freddo e inzuppato e le cocciniglie.
Rusticità
Per Ceratozamia mirandae non esiste alcun valore misurato di resistenza al freddo. L’unico coltivatore europeo che ne parla, in Italia, la teneva in casa d’inverno, senza esporla al gelo.
In Italia
Il solo riscontro italiano viene dal forum Tropicamente. Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) la definisce nel dicembre 2010 «introvabile» e soggetta alla certificazione CITES. Nel giugno 2012 riferisce che la sua giovane pianta, con due foglie soltanto, ha emesso una foglia nuova dopo un inverno passato in casa: l’aveva ritirata «vista l’origine del Chiapas». Alla fine di giugno 2013 la pianta non aveva ancora ripreso a vegetare. Nessuna prova in piena terra è segnalata, e nessuna presenza della specie è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.
Lo stesso coltivatore riporta nel novembre 2009 una zona USDA 9a (minime da −7 a −4 °C circa) attribuita a fonti americane non precisate. In mancanza di una prova datata, questo dato di seconda mano non è preso come riferimento.
Esperienze francesi
In Francia non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né in piena terra né in vaso, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Una ricerca per epiteto sul forum Fous de palmiers (ottobre 2026) non restituisce alcun riscontro di coltivazione.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro datato altrove. In attesa di prove, coltivatela al riparo dal gelo.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia mirandae, ma il rischio è ben documentato nelle altre cicadee. I loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono subire intossicazioni gravi. Secondo la monografia del 2022, i semi maturi di questa specie vengono comunque mangiati nel Chiapas (in base a un’etichetta d’erbario del 1989); nessuna fonte ne descrive la preparazione, e questo uso non ne prova l’innocuità. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
La monografia del 2022 riporta un uso alimentare dei semi maturi nel Chiapas, sulla base di una raccolta di U. Bachem e R. Rojas. Non precisa né la preparazione né l’importanza di questo uso.
Domande frequenti
Dove cresce Ceratozamia mirandae?
Nel Chiapas, nel Messico meridionale. Vive sulle rocce calcaree della Sierra Madre del Chiapas, nella foresta di querce, tra 850 e 1.500 m di quota.
Chi era Miranda?
Faustino Miranda (1905-1964), botanico che studiò a lungo la flora del Chiapas. L’epiteto gli rende omaggio.
Che differenza c’è con Ceratozamia alvarezii?
Soprattutto le dimensioni. Ceratozamia mirandae ha foglie e coni femminili più grandi se si confrontano le popolazioni; una pianta isolata senza coni è difficile da attribuire all’una o all’altra.
Perché a volte si scrive «mirandai»?
È la grafia della pubblicazione originale del 2001. The World List of Cycads adotta la forma corretta mirandae.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo dalla valutazione pubblicata nel 2022, e tutto il genere è iscritto all’Appendice I della CITES.
Sopporta il gelo?
Non si sa. Non esiste alcuna prova datata, e l’unico coltivatore italiano noto la ritirava in casa d’inverno.
I suoi semi sono commestibili?
No, non mangiateli. Nel Chiapas è segnalato un uso alimentare locale, ma le cicadee contengono tossine pericolose; considerate la pianta tossica.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia mirandae: https://cycadlist.org/scientific_name/37 — autori, protologo, grafia originale, tipo e nota sull’olotipo ritrovato, distribuzione, stato IUCN 2022, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 3 ottobre 2026.
- PubMed Central, Monograph of Ceratozamia (Martínez-Domínguez e coll., 2022): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, tipo, distribuzione, quote, habitat, nomi comuni, usi, stato, discussione della specie. Articolo sottoposto a revisione paritaria, ad accesso libero; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia mirandae: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/22217/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere dal 1° agosto 1985), Allegato A dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Tropicamente, discussione «ceratozamia»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia/ — specie «introvabile», Ravenna (#post-46414, dicembre 2010). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggio riletto l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussione «Ceratozamia mexicana», pagina 2: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/page/2/ — zona USDA 9a di seconda mano (#post-38960, novembre 2009) e svernamento in casa, foglia nuova (#post-38965, giugno 2012), Ravenna. Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi riletti l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussione «Le foglie nuove delle Cycadacee», pagina 3: https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/page/3/ — pianta non ancora ripartita a fine giugno 2013, Ravenna (#post-40945). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggio riletto l’11 ottobre 2026.
Bibliografia
- Vovides, A.P., Pérez-Farrera, M.A. & Iglesias, C. (2001). Another new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Chiapas, Mexico. Botanical Journal of the Linnean Society 137(1): 81-85. DOI: 10.1111/j.1095-8339.2001.tb01108.x. [Protologo; testo integrale letto: diagnosi, descrizione con misure, tipo e isotipi, habitat, chiave rispetto a Ceratozamia kuesteriana e Ceratozamia norstogii, minacce. Fonte primaria.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2023). Critical review of “Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus” published in PhytoKeys 208: 1–102 (2022). Phytotaxa 612(2): 159-200. DOI: 10.11646/phytotaxa.612.2.4. [Critica della monografia; consultata tramite il riassunto e le note di The World List of Cycads.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia mirandae. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178863A69867792. DOI: 10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T178863A69867792.en. [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads, DOI verificato su Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. DOI: 10.11646/phytotaxa.550.1.1. [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]