Microcycas calocoma

Microcycas calocoma è una cicadea arborea endemica di Cuba occidentale: cresce soltanto sulle sierre della provincia di Pinar del Río, sui rilievi calcarei detti mogotes come sui pendii e nei burroni di scisti e argille, dove i cubani la chiamano «palma corcho». È l’unica specie del genere Microcycas: un albero dal portamento di palma, con un fusto che supera spesso diversi metri e una chioma arrotondata di foglie lucide che sembrano tagliate di netto in punta. Fu descritta nel 1852 con il nome di Zamia calocoma, che si legge ancora in vecchi cataloghi. Classificata in pericolo critico dalla IUCN e iscritta all’appendice I della CITES, è una delle cicadee più minacciate del mondo.

In sintesi: Microcycas calocoma

  • Nome accettato (POWO): Microcycas calocoma (Miq.) A.DC. (1868), pubblicato nel Prodromus systematis naturalis regni vegetabilis 16(2): 538; nome accettato da IPNI e da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), POWO consultato soltanto per estratto
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia calocoma Miq. (1852), basionimo; nome non valido «Dendrozamia calocoma» (Sauvalle, 1873)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales; unica specie del genere Microcycas
  • Nomi comuni: «palma corcho», «palma de corcho» o «corcho» a Cuba (spagnolo); «cork palm» in inglese; nessun nome italiano attestato
  • Distribuzione naturale: endemica di Cuba occidentale, provincia di Pinar del Río (The World List of Cycads, Flora de la República de Cuba)
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio C2a(i)), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (citata da The World List of Cycads; Lista Rossa non consultata direttamente)
  • CITES: appendice I dal 1° luglio 1975, senza annotazione (semi compresi); allegato A nell’Unione europea; Monumento naturale nazionale a Cuba dal 1989
  • Rusticità documentata: nessuna temperatura minima misurata pubblicata; nessuna prova all’aperto nota in Italia né in Francia (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura dal sottobosco ombroso ai luoghi aperti, su calcare quasi privo di suolo, suoli sassosi, argille e suoli di scisti; nessuna indicazione di coltivazione specifica pubblicata
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto eretto, talvolta ramificato, da 25 cm a 10 m e da 1 a 6 dm di diametro secondo Caldwell e Baker (1907), fino a 10-20 m e oltre secondo la flora di Cuba (vedi Come riconoscere); da 10 a 50 foglie di 60-100 cm
  • In Italia: citata nella collezione dell’Orto Botanico di Napoli nel 2007; presenza attuale non confermata (vedi In Italia)
  • Tossicità: radici ritenute un veleno per topi nel folklore cubano; tossine note in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Microcycas calocoma?

Da adulta è l’unica cicadea di Cuba che formi un vero fusto aereo, sormontato da una chioma folta di foglie che sembrano troncate: le foglioline della parte mediana e di quella apicale hanno quasi la stessa lunghezza, così che la foglia pare tagliata di netto (The World List of Cycads). Anche i coni, di oltre 20 cm, sono molto più grandi di quelli delle Zamia dell’isola.

La descrizione che segue riprende la Flora de la República de Cuba (González Géigel, 2003), completata con le osservazioni fatte a Cuba da Caldwell e Baker (1907) e da Caldwell (1907), lette nel testo originale:

  • Fusto: cilindrico, eretto, raramente ramificato secondo la flora di Cuba (talvolta con due o tre rami), spesso ramificato secondo Caldwell e Baker; corteccia liscia e grigiastra alla base, mentre la parte alta resta coperta dai resti delle foglie e dei catafilli, come una corazza. Il midollo, rosato e ricco di amido, è molto fragile (Caldwell e Baker, 1907). Le misure pubblicate non concordano: da 25 cm a 10 m di altezza e da 1 a 6 dm di diametro secondo Caldwell e Baker, e Caldwell misurò a Cuba un fusto di 9,5 m e un vecchio esemplare di 2 m di circonferenza a 1 m da terra; (0,25-)10-20 m, «o più», e 10-90 cm di diametro secondo la flora di Cuba. Il valore di 11 m per gli esemplari più vecchi, spesso ripetuto in rete, si trova soltanto nella Wikipedia in spagnolo.
  • Piante giovani: hanno all’inizio un fusto interrato, come una Zamia; Caldwell (1907) descrive una pianta di 9,5 cm di diametro sepolta fino a 3,75 cm dalla sommità. Il fusto si allunga poi, e la pianta somiglia allora molto a una Cycas revoluta.
  • Foglie: da 10 a 50 (da 6 a 40 secondo Caldwell e Baker), più o meno erette, emesse insieme a corona, di 60-100 cm (spesso più di un metro secondo Caldwell), coperte all’inizio da una peluria farinosa da bruno chiaro a biancastra che cade presto. Il picciolo, di una decina di centimetri, è senza spine; l’asse della foglia (rachide), pendente, resta sulla pianta quattro o cinque anni dopo la caduta delle foglioline.
  • Foglioline: da 50 a 80 per lato, opposte o quasi, articolate sul rachide con una base ristretta, coriacee, a margine intero, lineari-lanceolate, acute, di 8-12 cm (fino a 20 cm), riflesse, lucide di sopra, percorse da nervature parallele che si biforcano, senza nervatura mediana. Vivono da uno a tre anni.
  • Catafilli: squame triangolari di 4-6 cm per 1,5-2 cm, con la punta spesso ritorta, coperte di lunghi peli grigi.
  • Coni maschili: uno o due, da cilindrici a cilindrico-conici, di (20-)25-30 cm (fino a 54 cm) per (5-)8-12 cm, su un peduncolo di 2-8 cm; circa 500 squame fertili in una ventina di file, la cui faccia inferiore è coperta di sacche polliniche per due terzi. Dopo l’emissione del polline pendono dalla sommità della pianta (Caldwell, 1907).
  • Coni femminili: di solito uno solo, cilindrico-conico, di 50-70 cm per 13-16 cm, su un corto peduncolo lanoso; ogni squama, con la faccia esterna convessa e quasi quadrata, coperta di peli grigi, porta due ovuli. Caldwell (1907) pesò un cono di 94 cm e 9,5 kg, il più grande cono di cicadea segnalato all’epoca, che riteneva un po’ più grande della media. Alla dispersione dei semi il cono si incurva e pende.
  • Semi: ellissoidi, di (2,5-)3,2-3,5 cm per 1,2-1,8 cm; l’involucro carnoso (sarcotesta), spesso 4 mm, è rosa chiaro e poi bruno-giallastro a maturità secondo la flora di Cuba; Caldwell descrive ovuli rosa salmone, e The World List of Cycads indica una sarcotesta rossa per il genere.
  • Cromosomi: 2n = 26 (flora di Cuba, da Sax e Beal 1934 e Moretti 1990).

La pianta è dioica: ogni esemplare è maschile o femminile. Le foglioline di 15-25 cm per 0,8-1 cm che si leggono in rete vengono dalla Wikipedia in inglese, mentre le fonti primarie danno 8-12 cm.

Ibridi

Non è noto alcun ibrido. Microcycas calocoma è l’unica specie del suo genere, e nessuna fonte consultata segnala incroci con altre cicadee, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

Un esemplare adulto non si confonde con nessun’altra pianta cubana. La chiave della Flora de la República de Cuba separa i due generi dell’isola con tre caratteri: Microcycas ha un fusto aereo, molte foglie e coni di oltre 20 cm; le Zamia hanno un fusto sotterraneo, poche foglie e coni di una quindicina di centimetri. Due di queste Zamia vivono anch’esse nella provincia di Pinar del Río, Zamia pygmaea e Zamia erosa; Zamia stricta è invece propria della parte orientale dell’isola.

La confusione c’è stata, però, anche negli erbari. Nel 1905 Otis W. Caldwell aveva riportato da Cuba coni e foglie di una piccola cicadea che si diceva fosse Microcycas calocoma: era una Zamia, che Caldwell e Baker (1907) identificano come Zamia pumila, nel senso ampio che il nome aveva allora. Segnalano anche che alcuni campioni distribuiti dall’orto botanico di New York con il nome di Microcycas calocoma, raccolti a Madruga e nella regione di Matanzas, appartenevano probabilmente alla stessa specie. Ancora oggi una pianta giovane, con il fusto ancora interrato, può essere scambiata per una Zamia.

Più tardi, prima che il fusto si allunghi, la pianta ricorda una Cycas revoluta: è questa somiglianza ad averle dato il nome del genere (vedi Etimologia e storia). Le foglioline articolate, che si staccano nettamente dal rachide, e l’assenza di nervatura mediana la distinguono dalle Cycas, le cui foglioline hanno una nervatura centrale ben visibile.

Tassonomia

Microcycas calocoma (Miq.) A.DC. è un nome accettato da IPNI e da The World List of Cycads; anche POWO, bloccato in accesso diretto, lo accetta secondo gli estratti consultati. La specie è collocata nella famiglia delle Zamiaceae.

Il botanico olandese Friedrich Anton Wilhelm Miquel la descrisse come Zamia calocoma nel volume 7 della rivista belga Flore des serres et des jardins de l’Europe (pp. 141-142), datato 1851-1852: IPNI e The World List of Cycads indicano il 1852, la flora di Cuba il 1851. Già nel protologo Miquel la collocava in una «sezione nuova» del genere Zamia, la sezione Microcycas. Nel 1868 Alphonse de Candolle elevò la sezione al rango di genere nel Prodromus e creò la combinazione Microcycas calocoma (Miq.) A.DC.; Zamia calocoma ne è il basionimo. Secondo Caldwell e Baker (1907), che ne citano il testo, de Candolle si basava sulle raccolte cubane di Charles Wright e collocava il nuovo genere tra Dioon e Zamia. La forma «Microcycas A.DC.», usata ancora dalla flora di Cuba, si incontra tuttora.

L’esemplare di riferimento del nome (neotipo), designato da Stevenson e Sabato nel 1986, è una raccolta di Charles Wright fatta a Cuba tra il 1861 e il 1864 (n. 3193), conservata nell’erbario de Candolle di Ginevra (flora di Cuba). La stessa flora segnala un nome non valido, «Dendrozamia calocoma», attribuito a de Candolle da Sauvalle nel 1873.

Alcuni autori hanno incluso Microcycas nel genere Zamia; secondo la flora di Cuba, i lavori di Norstog (1990) ne confermano l’indipendenza. Nella classificazione di D.W. Stevenson (1992) il genere forma da solo la sottotribù Microcycadinae, nella tribù Zamieae, accanto alle Zamia. Gli studi molecolari vanno nella stessa direzione: Microcycas è il gruppo fratello di Zamia secondo diversi geni nucleari (Salas-Leiva et al., 2013) e secondo il genoma cloroplastico completo (Liu et al., 2019; Chang et al., 2020), studi noti qui attraverso i riassunti.

Etimologia e storia

Microcycas significa «piccola Cycas» (The World List of Cycads), e il protologo spiega la scelta: Miquel scrive che la pianta ricorda perfettamente il portamento di una piccola Cycas revoluta. L’epiteto calocoma unisce il greco calo-, «bello», e come, «chioma», per la bella corona di foglie (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).

Il protologo, letto nella scansione di Internet Archive il 17 ottobre 2026, s’intitola «Sur une espèce nouvelle de Zamia des Indes occidentales, introduite dans l’établissement Van Houtte à Gand»: una nuova specie di Zamia delle Indie occidentali, introdotta nel vivaio Van Houtte di Gand. Miquel vi descrive un giovane esemplare coltivato nell’orto botanico di Amsterdam: un fusto di 10 pollici (circa 25 cm), semplice o biforcato, undici foglie, da 60 a 70 foglioline per lato. La giudica una specie molto distinta, tra le più belle del genere, vicina a Zamia tenuis ma diversa per la forma e il numero delle foglioline, e precisa che la fruttificazione non è ancora conosciuta. Come provenienza indica l’«île des Pins», nelle Antille, mentre tutte le popolazioni conosciute in seguito si trovano nella parte occidentale dell’isola principale.

Secondo la rassegna dei testi antichi fatta da Caldwell e Baker (1907), Regel descriveva nel 1857 una pianta portata da Cuba, alta uno o due piedi, e pensava già che potesse formare un genere nuovo; Grisebach citava nel 1866 la raccolta di Wright; Bentham e Hooker davano nel 1880 un nome di specie errato, «cubensis». La pianta restava poco conosciuta: dopo l’equivoco del 1905, Caldwell tornò a Cuba nel gennaio e febbraio 1907 e trovò finalmente diversi gruppi di veri Microcycas sulle sierre occidentali, con i loro coni. I due articoli pubblicati lo stesso anno nella Botanical Gazette descrivono per la prima volta il portamento arboreo, i coni e l’habitat.

Seguirono i lavori di Chrysler (1926) sull’anatomia, di Foster e Rodríguez San Pedro (1942), che giudicavano già la specie molto rara e la sua riproduzione limitata, di Mercado (1977) sulle radici coralloidi e di Norstog (1990) sugli spermatozoi. Nel 1989 il governo cubano l’ha dichiarata Monumento naturale nazionale, per il suo endemismo stretto, la sua rarità, il suo interesse scientifico e il suo valore estetico (Ferrer et al., 2013; Martínez Serrano et al., 2023); l’enciclopedia cubana EcuRed data la decisione al 5 giugno 1989.

Nomi comuni

Il nome vernacolare attestato è cubano: «palma corcho». Caldwell (1907) lo raccolse dagli abitanti delle montagne di Pinar del Río, e il titolo dell’articolo di Cendrero (1940) ne dà tre forme: «palma corcho, palma de corcho o corcho». L’origine del nome è discussa. Per Caldwell deriva dall’aspetto dei semi stretti nel cono maturo, che ricorda il sughero; la Wikipedia in spagnolo, citando un dizionario, collega invece il cubanismo corcho a un tronco cavo che ospita un alveare.

Non è stato trovato alcun nome italiano in uso: «palma da sughero» sarebbe una semplice traduzione dello spagnolo, non un nome attestato, e la pianta non è una palma. In inglese si incontra «cork palm».

In natura

Microcycas calocoma vive soltanto nella parte occidentale di Cuba, nella provincia di Pinar del Río. Caldwell (1907) la trovò sulle sierre comprese tra i monti a nord-ovest di San Diego de los Baños, la regione di Santa Catalina e il Cuchillo de Pinar, vicino a San Andrés: in tre stazioni le piante erano poche e molto localizzate; al Cuchillo de Pinar crescevano isolate o in gruppi da due a sei, su circa tre chilometri. Secondo la flora di Cuba, l’areale arrivava un tempo fino alla città di Pinar del Río, dove sopravvivono alcuni esemplari isolati nei cortili.

Gli habitat sono vari. Caldwell la vide su calcare quasi privo di suolo, su suoli sassosi e nell’argilla, a tutte le esposizioni, sia allo scoperto sia in sottoboschi molto ombrosi. La flora di Cuba la colloca nella vegetazione dei mogotes, i rilievi calcarei scoscesi, in terreno piano o sui pendii, di preferenza in luoghi umidi e ombreggiati. La sintesi dei lavori precedenti fatta dai guardiaparco del parco nazionale di Viñales distingue due grandi ambienti (Martínez Serrano et al., 2023): suoli di scisti sui versanti e in fondo ai burroni, sotto pinete e querceti, foreste semidecidue secondarie o pascoli; e rendzine poco profonde su calcare carsico irto di lapiez (il «diente de perro»), sotto una foresta semidecidua più o meno fitta.

Gli effettivi sono poco conosciuti e le cifre pubblicate difficili da confrontare. Secondo la Wikipedia in spagnolo, che riassume i lavori del Giardino botanico nazionale di Cuba, Peña-García et al. (1998) contavano 23 località e da 800 a 1 000 piante, in colonie da pochi individui a 150, fino a 665 m di quota nella Sierra del Rosario; la stessa fonte cita un conteggio di 6 188 individui in 69 colonie dei mogotes della Sierra de los Órganos (Carmenate, 2004), non verificato. I lavori recenti mostrano che si scoprono ancora nuove stazioni:

  • Parco nazionale di Viñales: un monitoraggio di otto anni in cinque località è servito da base per un piano di gestione della specie (Ferrer et al., 2013, riassunto). Secondo Martínez Serrano et al. (2023), questo monitoraggio ha rivelato località fino ad allora sconosciute, e il numero di piante censite nella Sierra de la Caoba supera le cifre pubblicate in precedenza.
  • La Jaiba (Sierra de la Caoba): nel 2021-2022 i guardiaparco hanno contato 88 individui, soprattutto sulla cima e sui pendii rocciosi: 11 plantule, 42 giovani e 35 adulti in base all’altezza; 13 femmine e 4 maschi identificati, mentre il sesso degli altri 71 restava sconosciuto per mancanza di coni; tre piante portavano coni, senza alcun seme. Nove piante danneggiate (perdita della gemma apicale, ferite al fusto) si erano ramificate (Martínez Serrano et al., 2023).
  • Los Palacios: tre nuove località a nord di San Diego de los Baños, con 17 individui in tutto, per lo più giovani, forse i resti di una popolazione più ampia (Breto Benítez et al., 2025, riassunto).

Impollinazione e riproduzione

Come la maggior parte delle cicadee, Microcycas calocoma è impollinata da insetti e non dal vento: la si credeva anemofila, ma gli studi sul campo di Vovides et al. (1997) indicano l’entomofilia (flora di Cuba). Nel 2005 Ramiro Chaves e Julio A. Genaro hanno descritto un piccolo coleottero nuovo, Pharaxonotha esperanzae (famiglia Erotylidae), che si nutre del polline e si riproduce nei coni maschili; lo presentano come il suo probabile impollinatore. Martínez Serrano et al. (2023) riferiscono che la sua presenza e un’impollinazione naturale sono state constatate nel parco nazionale di Viñales.

Secondo la flora di Cuba, i coni maschili si vedono da maggio a dicembre e quelli femminili da ottobre ad aprile. La riproduzione naturale è scarsa da tempo: Foster e Rodríguez San Pedro lo notavano già nel 1942, e il piano d’azione della IUCN (Donaldson, 2003) indica che la produzione di semi in natura è minima. Secondo la Wikipedia in spagnolo, Peña-García et al. (1998) osservavano che soltanto le colonie ben conservate della Sierra de los Órganos si riproducevano ancora ogni anno, e semi e plantule sono mangiati da maiali e roditori. Si legge spesso che il rapporto tra maschi e femmine è molto squilibrato «in molte popolazioni»: l’affermazione viene dalla Wikipedia in inglese, senza fonte, e non è verificata; l’unico conteggio letto, quello di La Jaiba, riguarda soltanto 17 piante di sesso noto.

La genetica conferma l’isolamento delle popolazioni: su sette popolazioni distribuite in tutto l’areale, Pinares et al. (2009) hanno trovato una forte strutturazione genetica e pochi scambi tra di esse (riassunto).

Stato di conservazione e normativa

Microcycas calocoma è in pericolo critico di estinzione. The World List of Cycads cita la valutazione della Lista Rossa IUCN pubblicata nel 2022 da J.D. Bösenberg: categoria CR, criterio C2a(i), cioè meno di 250 individui maturi, un declino continuo e nessuna sottopopolazione con più di 50 adulti. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN la classificava già CR (criteri B1ab(iii,iv,v)+2ab(iii,iv,v)), con 300-500 piante, citando il fallimento della riproduzione, la distruzione dell’habitat e la raccolta eccessiva. A Cuba, Peña et al. (1998) l’hanno classificata in pericolo critico per il suo piccolo areale, la forte frammentazione e il declino dedotto dell’habitat e del numero di femmine riproduttive (Martínez Serrano et al., 2023).

Le minacce documentate:

  • Distruzione e degrado dell’habitat (IUCN, 2003). A La Jaiba il taglio illegale degli alberi vicini (tra cui Calycophyllum candidissimum e Zanthoxylum martinicense) ferisce i Microcycas, e incendi sono appiccati da bracconieri e da raccoglitori di miele selvatico (Martínez Serrano et al., 2023). Secondo la Wikipedia in spagnolo, dighe e risaie hanno colpito le colonie di pianura.
  • Fallimento della riproduzione: pochi semi o nessuno in molte stazioni (IUCN, 2003), con la presunta scomparsa dell’impollinatore dai siti degradati.
  • Raccolta: la raccolta eccessiva figura tra le minacce indicate dalla IUCN nel 2003.
  • Cicloni: il midollo fragile rende il fusto delicato; Caldwell (1907) pensava che gli esemplari più vecchi fossero stati spezzati dal vento prima di ripartire con più rami. L’uragano Ian (categoria 4, settembre 2022) ha colpito la stazione di La Jaiba dopo il conteggio del 2021-2022; i suoi effetti restavano da misurare (Martínez Serrano et al., 2023), e gli autori ricordano che il cambiamento climatico dovrebbe aumentare la violenza dei cicloni nei Caraibi.
  • Concorrenza: a La Jaiba alcune piante inclinate o semisdraiate erano in forte concorrenza con la vegetazione vicina.

La specie è iscritta all’appendice I della CITES dal 1° luglio 1975, come Stangeria eriopus e gli Encephalartos, prima ancora dell’iscrizione di tutte le cicadee all’appendice II nel 1977 (IUCN, 2003; Species+). L’iscrizione non porta alcuna annotazione: a differenza delle cicadee dell’appendice II, anche i semi sono soggetti alla convenzione. Il commercio internazionale a fini commerciali è possibile soltanto per piante riprodotte artificialmente, accompagnate dai documenti richiesti. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie figura nell’allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Stati rilevati su Species+ il 1° ottobre 2026; prima di qualsiasi acquisto o trasporto verificate la normativa in vigore su Species+ e su EUR-Lex: queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali. Tra il 1983 e il 1999 i Paesi della CITES hanno dichiarato l’esportazione di appena 30 piante e 162 semi di Microcycas (IUCN, 2003).

A Cuba la specie è Monumento naturale nazionale dal 1989 e figura nella lista rossa della flora cubana. Una parte delle stazioni si trova nel parco nazionale di Viñales, dove è seguita come specie «ombrello» e «bandiera»; il suo fusto sostiene anche numerose epifite (Ferrer et al., 2013).

Fuori da Cuba le collezioni più importanti si trovano in Florida, al Fairchild Tropical Botanic Garden e al Montgomery Botanical Center, dove si fanno germinare semi di Microcycas dagli anni Ottanta (Hubbuch, 1987, citato da Donaldson, 2003). Secondo la IUCN (2003), la specie è ben rappresentata in almeno una collezione, i cui semi sono stati distribuiti a giardini di tutto il mondo. Il Montgomery Botanical Center ha messo a punto un protocollo di moltiplicazione, invia polline ad altri giardini e vende all’asta semi coltivati insieme all’associazione dei vivaisti della Florida, per abbassarne il prezzo e quindi togliere interesse al bracconaggio (Kay et al., 2011). A Cuba il Giardino botanico nazionale conserva una banca genetica vivente della specie, allevata sotto ombraio e poi piantata all’aperto (Lazcano Lara, 2007, noto per estratti).

Coltivazione

Microcycas calocoma è una pianta da orto botanico e da collezione specializzata: rara, considerata difficile, richiede un’origine legale documentata (appendice I) e, fuori dai tropici, una serra calda. Nelle fonti lette non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione propria della specie; i riferimenti che seguono vengono dal suo ambiente naturale e dai giardini che la coltivano.

  • Luce: in natura cresce sia nel sottobosco ombroso sia allo scoperto (Caldwell, 1907), con una preferenza per l’ombra secondo la flora di Cuba. Al Giardino botanico nazionale di Cuba le piante giovani sono allevate sotto ombraio, in luce filtrata, prima di essere piantate all’aperto (Lazcano Lara, 2007). Secondo la Wikipedia in spagnolo, le piante coltivate crescono meglio in pieno sole o sotto un leggero ombreggiamento.
  • Suolo: la specie vive su calcare come su argille e suoli di scisti; nessun substrato di riferimento è documentato.
  • Irrigazione: non è stata trovata alcuna regola propria della specie. In natura preferisce i luoghi umidi secondo la flora di Cuba; come per tutte le cicadee, conviene evitare l’acqua stagnante intorno alle radici.
  • Crescita: lenta; un produttore ceco indica che i primi coni compaiono verso i 16 anni, eccezionalmente a 8 (Microcycas.cz, dato di coltivatore).

In Italia

Negli orti botanici. La sola fonte trovata riguarda l’Orto Botanico di Napoli, la più importante collezione italiana di cicadee: una descrizione del giardino pubblicata sulla sua rivista Delpinoa (volume 2007, uscito nel 2011) cita Microcycas calocoma tra le piante «di particolare interesse» della collezione, accanto a Encephalartos woodii, precisando che è presente in un ristretto numero di collezioni. La grande maggioranza delle cicadee di Napoli è coltivata nelle Serre Califano, destinate alla conservazione e non sempre visitabili. Il dato ha quasi vent’anni: nessuna fonte più recente consultata permette di dire se la pianta sia ancora presente. Il Giardino dei Semplici di Firenze, che coltiva otto generi di cicadee, non ha Microcycas, e non è stata trovata alcuna menzione per Palermo, Roma, Padova o gli altri orti botanici italiani.

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente, riletto nell’ottobre 2026, la specie compare soltanto di sfuggita, in particolare in un elenco delle cicadee dell’appendice I della CITES (luglio 2009): nessun coltivatore riferisce di averla in coltivazione. Non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o le altre regioni italiane.

Altrove in Europa. La specie si vede in serra in alcuni orti botanici: l’Hortus Botanicus di Amsterdam, secondo la rete degli orti botanici olandesi, e l’orto botanico di Liberec, nella Repubblica Ceca (Microcycas.cz; forum Fous de palmiers).

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, tuttavia, non ce ne sono: sul litorale mediterraneo francese non è noto alcun tentativo in piena terra, il forum Fous de palmiers ne parla soltanto a proposito di viaggi a Cuba e di collezioni straniere, e il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questa pianta. In Italia come in Francia, Microcycas calocoma si coltiva in serra riscaldata o in veranda calda.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme. I semi sono stati fatti germinare con successo al Fairchild Tropical Botanic Garden e al Montgomery Botanical Center (Hubbuch, 1987, citato dalla IUCN, 2003), e il Montgomery Botanical Center ha pubblicato il suo metodo, dall’impollinazione alla messa a dimora delle piante giovani (Kay et al., 2011). Poiché la specie è dioica e il suo impollinatore manca nelle collezioni, l’impollinazione si fa a mano, tra un esemplare maschile e uno femminile; il polline può essere spedito da un giardino all’altro. Un produttore ceco indica che i semi perdono presto la germinabilità e vanno seminati poco dopo la pulizia (Microcycas.cz).

The World List of Cycads segnala che il genere produce talvolta polloni alla base, e Caldwell (1907) vide nuovi rami nascere da gemme dormienti su vecchi fusti, uno dei quali radicato nella pianta madre. Il prelievo di questi polloni per la moltiplicazione non è documentato.

Malattie e parassiti

Nelle fonti lette non è documentato alcun parassita o malattia propria della specie in coltivazione. In natura, a La Jaiba, circa l’80 % delle piante era in buono stato; i danni rilevati erano soprattutto la fumaggine e la perdita di foglie o della gemma apicale, e i fusti portavano poche epifite, soprattutto Tillandsia fasciculata e Tillandsia utriculata (Martínez Serrano et al., 2023). Semi e plantule sono mangiati da maiali e roditori secondo i lavori cubani riassunti dalla Wikipedia in spagnolo.

Rusticità

Per Microcycas calocoma non è stata pubblicata alcuna temperatura minima misurata. È una pianta tropicale che non deve subire gelate; i valori che circolano in rete (zona USDA 10b o 11) non si basano su alcuna osservazione datata.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia non è stato trovato alcun tentativo di coltivazione in piena terra, né sulle coste liguri e tirreniche, né in Sicilia o in Sardegna, né altrove, e nessun episodio di freddo datato la riguarda. Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, non risulta alcun tentativo all’aperto. La pianta va quindi tenuta in serra riscaldata o in veranda calda, al riparo da ogni gelata; il vaso può eventualmente passare l’estate all’aperto.

Riferimenti internazionali

La specie è coltivata all’aperto nel Giardino botanico nazionale di Cuba, all’Avana (Lazcano Lara, 2007), e negli orti botanici della regione di Miami, in Florida. Due articoli del Cycad Newsletter riguardano la coltivazione in Florida: nel sud dello Stato (Calonje, 2007) e nella Florida centrale, più esposta al gelo (Broome, 2007); non hanno potuto essere consultati. Non è stato trovato alcun riscontro datato (luogo, temperatura, risultato) sui forum consultati.

Tossicità e precauzioni

Sì, va considerata tossica. Caldwell (1907) riferisce che, secondo il folklore della regione, le radici della palma corcho servivano come veleno per topi. Non è stato trovato alcuno studio di tossicità specifico per la specie, ma la flora di Cuba ricorda che le Zamiaceae contengono glicosidi tossici (cicasina, neocicasina, macrozamina) e un amminoacido neurotossico, la BMAA, presente in cellule specializzate dei coni dei due sessi. Queste tossine causano avvelenamenti gravi in altre cicadee, soprattutto attraverso i semi. Tenete semi e residui fuori dalla portata di bambini e animali, usate guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

L’unico uso tradizionale documentato è l’impiego delle radici come veleno per topi, riferito da Caldwell nel 1907 come credenza popolare. Non è segnalato alcun uso alimentare, benché il midollo sia ricco di amido. Secondo la Wikipedia in spagnolo, la pianta è stata anche raccolta come ornamentale rara fino alla metà del Novecento, con alcune esportazioni. Lo statuto di Monumento naturale nazionale e il soprannome di «gioiello della flora di Cuba», usato dai botanici cubani, testimoniano il suo valore patrimoniale.

Domande frequenti

Zamia calocoma e Microcycas calocoma sono la stessa pianta?

Sì. Zamia calocoma è il nome pubblicato da Miquel nel 1852; Alphonse de Candolle trasferì la specie nel genere Microcycas nel 1868. Il nome corretto oggi è Microcycas calocoma, unica specie del genere, senza sottospecie né varietà secondo The World List of Cycads.

Perché si chiama «piccola Cycas» se è così grande?

Perché Miquel la descrisse da un giovane esemplare coltivato ad Amsterdam, con un fusto di circa 25 cm, che gli ricordava una piccola Cycas revoluta. Il portamento arboreo fu descritto solo nel 1907, da piante osservate a Cuba.

Quanto può diventare alta?

Dipende dalle fonti. Caldwell e Baker (1907) indicano fino a 10 m e hanno misurato un fusto di 9,5 m; la flora di Cuba indica da 10 a 20 m, talvolta di più. La crescita è lenta e le piante giovani conservano a lungo un fusto interrato.

Perché si riproduce così male in natura?

Perché diversi ostacoli si sommano: colonie piccole e isolate, probabile impollinatore (Pharaxonotha esperanzae) ritenuto scomparso dai siti degradati, semi e plantule mangiati dagli animali. A La Jaiba, nel 2021-2022, nessuna delle tre piante con coni portava semi.

Si può acquistare legalmente un Microcycas calocoma in Italia?

Sì, ma solo piante o semi di origine coltivata, con i relativi documenti. La specie è nell’appendice I della CITES e nell’allegato A dell’Unione europea, semi compresi. Conservate fatture e certificati e diffidate di ogni offerta senza provenienza.

Microcycas calocoma può stare all’aperto in Italia d’inverno?

No, nulla permette di consigliarlo. Non è stato trovato alcun tentativo in piena terra in Italia né nel sud della Francia, e non è pubblicata alcuna temperatura minima: è una pianta tropicale, da coltivare in serra riscaldata o in veranda calda.

Dove vedere Microcycas calocoma in Italia?

La sola fonte trovata cita l’Orto Botanico di Napoli, con un dato del 2007; non è stato possibile verificare la presenza attuale della pianta. Le serre di Napoli, destinate alla conservazione, non sono sempre visitabili: informatevi prima della visita.

Microcycas calocoma è tossica?

Sì, va considerata tale. Le sue radici passavano per un veleno per topi a Cuba, e tutte le cicadee contengono tossine, soprattutto nei semi. In caso di ingestione contattate un centro antiveleni o un veterinario.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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