Zamia furfuracea

Zamia furfuracea

Zamia furfuracea è una cicadea messicana, endemica dello Stato di Veracruz, dove cresce vicino alla costa del golfo del Messico, anche su dune litoranee. Questa specie del genere Zamia, venduta come pianta d’appartamento con il nome inglese di «cardboard palm», ha un fusto sotterraneo e grandi foglioline spesse e rigide, coperte di una peluria rossiccia quando sono giovani. Non è una palma ma una pianta a coni, molto tossica, soprattutto per i semi rossi. In natura è classificata in pericolo dalla IUCN; in Italia si coltiva soprattutto in vaso, mentre in piena terra è documentata solo in Sicilia.

In sintesi: Zamia furfuracea

  • Nome accettato: Zamia furfuracea L.f. (1789), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Zamia latifolia Lodd. ex Miq. (1849), Zamia muricata var. obtusifolia Miq. (1843), Zamia furfuracea var. trewii A.DC. (1868), Palmifolium furfuraceum (L.f.) Kuntze (1891)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese cardboard palm, cardboard plant, cardboard cycad (anche cardboard sago, Jamaican sago, Mexican cycad); in spagnolo palma bola
  • Distribuzione naturale: Messico, Stato di Veracruz, vicino alla costa (da 0 a 50 m di quota secondo un inventario del 2014)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN B1ab(v)), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES; Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia; protetta in Messico dalla norma NOM-059-SEMARNAT-2010 (categoria diversa secondo le fonti)
  • Rusticità documentata: foglie danneggiate verso −2 °C secondo un coltivatore di Ravenna; pianta morta a −4 °C con tempo umido in Bretagna; zone USDA da 9b a 11 secondo l’Università della Florida (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: da pieno sole a mezz’ombra, suolo ben drenato, sabbioso o limoso, da acido a calcareo; buona tolleranza alla siccità e alla salsedine (UF/IFAS)
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo, spesso ramificato a cespo; 0,6-1,5 m di altezza per 1,5-2,5 m di larghezza in coltivazione (UF/IFAS)
  • Tossicità: tossica per l’uomo e per gli animali, soprattutto i semi (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia furfuracea?

Si riconosce dalle foglie a rosetta, rigide, con foglioline larghe, spesse, obovate (più larghe verso l’apice), al tatto simili al cartone, da cui i nomi inglesi. Le foglie giovani sono coperte di peli rossicci, all’origine del nome furfuracea.

La descrizione originale, pubblicata nel 1789 nell’Hortus Kewensis, la definisce per le foglioline cuneiformi, diritte, glabre, dentate dalla metà fino all’apice e forforacee (come coperte di crusca) sulla pagina inferiore, e per il picciolo spinoso. Le schede orticole dell’Università della Florida (UF/IFAS) e dell’Università statale della Carolina del Nord danno questi riferimenti per le piante coltivate:

  • portamento arrotondato, spesso a cespo, alto 0,6-1,5 m e largo 1,5-2,5 m, a crescita lenta;
  • foglie pennate disposte a spirale, con 6-12 paia di foglioline rigide e pelose, di 7,5-20 cm per 2,5-5 cm, a margine intero o dentato nel terzo superiore;
  • piante maschili e femminili separate; il cono femminile, bruno ruggine, si forma al centro della pianta e contiene numerosi semi rossi.
Zamia furfuracea
Zamia furfuracea in coltivazione

Il numero di cromosomi è 2n = 18, secondo uno studio citogenetico del 2022 su una pianta dell’orto botanico dell’Università Masaryk di Brno (Vozárová e colleghi, 2022). In coltivazione esistono anche forme a foglioline più strette, fotografate nella scheda dell’Università della Carolina del Nord.

Ibridi

Non è pubblicato alcun ibrido orticolo con un nome, ma l’ibridazione è un tema antico per questa specie. Secondo Pérez-Farrera e colleghi (2012), che riassumono lavori precedenti non consultati qui, Vovides (1988) studiò una forma dell’interno di Zamia furfuracea, intermedia per sei caratteri morfologici e undici anatomici tra Zamia loddigesii e la forma delle dune costiere, e la considerava un possibile ibrido introgressivo tra le due. Norstog (1987) ottenne in coltivazione ibridi fertili tra una Zamia furfuracea maschile e una Zamia spartea femminile, e Schutzman (2004) vedeva nella pianta di Norstog un ibrido introgressivo con la forma delle dune. Sono ipotesi sulle popolazioni selvatiche: dalle fonti pubblicate non si può dire quanta parte delle piante in commercio ne derivi.

Possibili confusioni

Con Zamia integrifolia e Zamia pumila

L’Università della Carolina del Nord segnala che Zamia furfuracea viene spesso confusa con Zamia integrifolia, il «coontie» della Florida, altra Zamia diffusa in coltivazione. Le foglioline le separano facilmente: larghe, spesse e pelose in Zamia furfuracea, strette, lisce e lucide in Zamia integrifolia. La confusione tocca anche le esperienze di coltivazione: sul forum francese Fous de palmiers, un messaggio del 2015 su una Zamia in piena terra vicino a Marsiglia non permette di sapere di quale delle due specie si tratti.

La confusione con Zamia pumila è anzitutto storica. Linneo, descrivendo Zamia pumila nel 1763, citava tavole di Plukenet che Linneo figlio attribuì nel 1789 a Zamia furfuracea; e l’Hortus Kewensis del 1789 dava contemporaneamente il nome di Zamia integrifolia alla pianta della Florida che Linneo aveva chiamato Zamia pumila. Secondo Eckenwalder (1980), Smith (1961) ne aveva perfino concluso che il nome Zamia pumila avrebbe dovuto indicare la specie messicana. Oggi Zamia pumila indica una specie delle Antille (Cuba, Hispaniola, Porto Rico) e Zamia integrifolia quella della Florida, entrambe a foglioline strette (The World List of Cycads).

Con Zamia loddigesii

Zamia loddigesii, diffusa sul versante atlantico del Messico, ha foglioline più strette e sottili, senza la fitta peluria di Zamia furfuracea. The World List of Cycads mette tra i sinonimi di Zamia furfuracea il nome Zamia latifolia, che Schuster (1932) aveva trattato come varietà di Zamia loddigesii: le due specie sono già state mescolate nella nomenclatura. Le forme intermedie citate nella sezione Ibridi complicano ancora l’identificazione delle piante dell’interno del Veracruz.

Con Cycas revoluta e con Zamioculcas

Nei vivai le due cicadee si trovano spesso vicine, e alcuni nomi comuni inglesi («sago») sono condivisi con Cycas revoluta, il «sago palm». Le foglie di Cycas revoluta hanno moltissime foglioline strette con nervatura centrale, quelle di Zamia furfuracea poche paia di foglioline larghe senza nervatura centrale. Da non confondere, nonostante il nome simile, con Zamioculcas zamiifolia, pianta d’appartamento della famiglia delle Araceae che non è una cicadea.

Tassonomia

Zamia furfuracea fu pubblicata nel 1789 da William Aiton nell’Hortus Kewensis (volume 3, pagina 477), con il nome di Linneo figlio (L.f.), autore della descrizione. Il testo la dice originaria delle Indie occidentali e coltivata dal 1691 nel giardino reale di Hampton Court; cita come riferimenti tavole di Plukenet, di Hermann (Paradisus Batavus, 1698) e di Trew, e le dà il nome inglese di «Broad-leav’d Zamia». L’origine antillana è un errore: allo stato spontaneo la specie è nota solo nel Veracruz (The World List of Cycads). In mancanza di un esemplare d’erbario, Stevenson e Sabato designarono nel 1986 come lectotipo la tavola 210 del Paradisus Batavus di Hermann (The World List of Cycads).

The World List of Cycads riconosce come sinonimi Zamia muricata var. obtusifolia Miq. (1843), Zamia latifolia Lodd. ex Miq. (1849) con le sue combinazioni, e Zamia furfuracea var. trewii A.DC. (1868). Altri nomi talvolta indicati come sinonimi non compaiono in questa lista: Zamia vestita Van Houtte e Zamia crassifolia B.S.Williams ex T.Moore & Mast. esistono in IPNI, ma il loro collegamento non ha potuto essere verificato alla fonte; Zamia ottonis Miq. è un nome del tutto diverso, legato a una specie di Cuba; e nessun nome Zamia maritima è registrato in IPNI. IPNI segnala anche una varietà cinese pubblicata nel 2021, Zamia furfuracea var. curvativivillosa T.B.Chao & Zhi X.Chen, non citata da The World List of Cycads.

Nessuna filogenesi molecolare consultata precisa la posizione della specie nel genere. Nel 2018 uno studio sul genoma del cloroplasto di Zamia fischeri ha raggruppato quella pianta con un’altra Zamia, Zamia furfuracea (Lei e colleghi, 2018).

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino furfuraceus, «coperto di crusca, squamoso», per i peli bruno-rossicci delle foglie giovani (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Secondo l’Hortus Kewensis, la pianta era coltivata in Inghilterra già nel 1691.

È diventata un modello per lo studio dell’impollinazione delle cicadee: già nel 1986 Norstog, Stevenson e Niklas mostravano il ruolo di un curculionide nella sua impollinazione, e diversi studi recenti sono stati condotti su piante del Montgomery Botanical Center, in Florida (Salzman e colleghi, 2020; Valencia-Montoya e colleghi, 2025).

Nomi comuni

Nessun nome italiano è attestato da una fonte affidabile. In inglese l’Università della Florida indica cardboard plant, cardboard cycad e cardboard palm, e l’Università statale della Carolina del Nord aggiunge cardboard sago, Jamaican sago e Mexican cycad; Species+ cita «cardboard palm» in inglese e «palma bola» in spagnolo. L’Hortus Kewensis del 1789 la chiamava «Broad-leav’d Zamia». Questi nomi possono trarre in inganno: la pianta non è una palma, «sago» indica anche Cycas revoluta e «Jamaican» non corrisponde all’origine messicana.

In natura

Zamia furfuracea è endemica del Veracruz (The World List of Cycads). L’inventario delle Zamiaceae del Messico di Nicolalde-Morejón e colleghi (2014) la colloca tra 0 e 50 m di quota, nella regione biogeografica del golfo del Messico. Uno studio del 2025 sul rischio di estinzione delle cicadee del Veracruz la descrive come specie delle dune costiere e le attribuisce quattro località, un’estensione di presenza di 1.998 km², una perdita di habitat del 56 % e l’84 % dell’areale fuori dalle aree protette, in dieci comuni (Gómez Díaz, 2025, sulla base di Favian-Vega e colleghi, 2022). Non è stata letta nessuna descrizione primaria più dettagliata del suo ambiente.

La sua impollinazione è tra le meglio studiate nelle cicadee. Si basa su un mutualismo obbligato con un piccolo curculionide, Rhopalotria furfuracea (un tempo Rhopalotria mollis), che compie tutto lo sviluppo nei coni maschili; senza di esso la pianta non produce semi (Salzman e colleghi, 2020, sulla base di Norstog e colleghi, 1986). Ogni giorno, nel periodo dell’impollinazione, i coni si riscaldano ed emettono odori che prima attirano e poi respingono gli insetti, un meccanismo detto «push-pull» che li spinge dai coni maschili verso quelli femminili (Salzman e colleghi, 2020). I curculionidi sono guidati anche dall’umidità più alta intorno ai coni (Salzman e colleghi, 2023) e, secondo uno studio pubblicato su Science nel 2025, dalla radiazione infrarossa emessa dai coni caldi: le loro antenne hanno neuroni sensibili all’infrarosso, tarati sulla temperatura della pianta ospite (Valencia-Montoya e colleghi, 2025).

L’entità del riscaldamento varia secondo le fonti: Salzman e colleghi (2020), citando misure precedenti, indicano un picco di 2,5 °C sopra la temperatura dell’aria per i coni maschili e di 0,8 °C per quelli femminili, mentre la gazzetta dell’Università di Harvard, presentando lo studio del 2025, scrive che Zamia furfuracea può scaldare i coni di 46 °F (circa 25 °C) sopra la temperatura ambiente. Il riassunto dello studio del 2025 non dà cifre.

Stato di conservazione e normativa

Zamia furfuracea è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (datata 2020), per i criteri B1ab(v): estensione di presenza ridotta e declino continuo del numero di individui maturi (The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente). La valutazione precedente era quella di J. Chemnick e T. Gregory (2010). Lo studio di Gómez Díaz (2025) la colloca tra le tre Zamia del Veracruz più minacciate, con Zamia vazquezii e Zamia inermis, e propone di trasferirle nell’Appendice I della CITES.

In Messico la specie figura nella norma NOM-059-SEMARNAT-2010, ma le fonti non concordano sulla categoria: «soggetta a protezione speciale» (Pr) nella tabella di Nicolalde-Morejón e colleghi (2014), «in pericolo di estinzione» (P) in quella di Gómez Díaz (2025). Il testo ufficiale non è stato consultato.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977; Species+ le dedica una scheda propria. L’annotazione #4 (versione della CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026) esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili; il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. In Florida l’Università della Florida classifica il suo potenziale invasivo come «caution»: può essere piantata, ma va sorvegliata per evitare che sfugga ai giardini.

Banche dati consultate il 19 ottobre 2026 (Species+, GBIF, The World List of Cycads, IPNI, Crossref). Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Zamia furfuracea si coltiva facilmente in vaso e in casa, e in piena terra solo in climi senza gelo. Le schede dell’Università della Florida (UF/IFAS) e dell’Università statale della Carolina del Nord ne riassumono le esigenze:

  • Esposizione: da pieno sole a mezz’ombra; in casa, un posto molto luminoso.
  • Suolo: ben drenato; la pianta tollera suoli sabbiosi, limosi, acidi o calcarei, e sopporta bene la salsedine.
  • Annaffiature: moderate; una volta ambientata tollera bene la siccità, e il substrato va lasciato asciugare tra un’annaffiatura e l’altra, in un vaso ben forato.
  • Crescita: lenta, il che ne fa una buona pianta da vaso.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu (2023) colloca la specie tra le Zamia del Messico e dell’America centrale settentrionale, di difficoltà media. Per questo gruppo consiglia un substrato drenante, neutro o leggermente calcareo e in gran parte minerale, inverni a 5-10 °C con risalite diurne verso 20-25 °C e un substrato piuttosto asciutto ma mai secco del tutto, estati a 15-20 °C di notte e 25-30 °C di giorno, e almeno quattro-sei mesi di temperature estive. Ricorda che un substrato freddo e fradicio favorisce il marciume delle radici.

In Italia

La piena terra è documentata a Palermo: un coltivatore riferisce sul forum Tropicamente che una sua pianta vive da più di vent’anni in piena terra, al sole, in un terreno pesante mai lavorato (ottobre 2010), e un altro membro scriveva nel novembre 2009 che all’Orto Botanico di Palermo la specie vive bene in piena terra, senza danni. Una lista della flora ornamentale siciliana pubblicata nel 2025 (Di Gristina e colleghi) cita Zamia furfuracea tra i taxa rari o notevoli coltivati in Sicilia fuori dagli orti botanici.

Negli orti botanici, l’Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli ha proposto materiale di Zamia furfuracea coltivata nelle Serre Califano dal 2012-13 al 2018-19, compreso il polline: le piante sono quindi maschili e hanno prodotto coni. La specie figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009) e, secondo la banca dati BGCI PlantSearch, all’Orto e Museo Botanico di Pisa.

Altrove in Italia la coltivazione in vaso, riparata d’inverno, è la regola: un coltivatore di Ravenna riferisce sul forum Tropicamente che ritira la sua pianta in casa d’inverno. Per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico e la Sardegna non sono documentati riscontri datati di piena terra.

Moltiplicazione

Zamia furfuracea si moltiplica per seme e, secondo l’Università della Florida e quella della Carolina del Nord, per divisione dei cespi. Secondo UF/IFAS i semi germinano abbastanza bene alcuni mesi dopo essere stati puliti e seminati. In assenza del curculionide impollinatore, per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile e un’impollinazione a mano. Un coltivatore di Montpellier riferisce sul forum Fous de palmiers di aver perso molti semenzali in una serra mai scesa sotto i 15 °C, e lo attribuisce alla gestione delle annaffiature (2010): le plantule temono l’eccesso d’acqua.

Malattie e parassiti

Secondo l’Università della Florida il parassita principale è la cocciniglia rossa della Florida (Chrysomphalus aonidum), che può uccidere la pianta se trascurata; nessuna malattia è ritenuta importante. In coltivazione, l’eccesso d’acqua nel periodo fresco provoca il marciume del fusto sotterraneo e delle radici.

Rusticità

Zamia furfuracea è poco rustica: le foglie soffrono già alle prime gelate e la pianta muore con freddo umido moderato. L’Università della Florida la consiglia nelle zone USDA da 9b a 11 (minime medie sopra −3,9 °C), l’Università della Carolina del Nord nelle zone da 9a a 11b, precisando che in Carolina del Nord va ritirata in casa d’inverno.

In Italia e nel sud della Francia

  • Palermo (Sicilia): più di vent’anni in piena terra, senza danni segnalati (forum Tropicamente, 2009-2010).
  • Napoli (Campania): un coltivatore riferisce sul forum Tropicamente che nell’inverno 2008-2009 due grosse piante in vaso, pacciamate e sotto doppio tessuto, hanno avuto molte foglie bruciate, mentre i Dioon spinulosum trattati allo stesso modo avevano solo qualche arrossamento.
  • Roma (Lazio): un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers (luglio 2010) che una pianta in piena terra senza protezione da due anni ha rischiato di morire una volta; un membro di Tropicamente, di località non precisata, dice di averne perse due in piena terra al quarto inverno.
  • Ravenna (Emilia-Romagna): un coltivatore colloca l’inizio dei danni alle foglie verso −2,2 °C e ritira la pianta in casa d’inverno (forum Tropicamente, 2009-2010).
  • Francia: a Concarneau, in Bretagna, una pianta in giardino è morta a metà dicembre 2007 dopo un picco di −4 °C con tempo umido (forum Fous de palmiers; la stazione Météo-France di Melgven ha registrato −4,0 °C il 16 dicembre 2007). Nel 2010, sullo stesso forum, un membro di località non precisata riferisce di aver perso due piante, una per il gelo e l’altra per l’umidità dell’aria; un coltivatore delle Deux-Sèvres conferma la stessa esperienza, mentre uno di Montpellier attribuisce le perdite soprattutto al freddo, forse aggravato dall’umidità. Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane (riviere ligure e tirrenica, Sicilia, Sardegna, Puglia), non è documentato alcun riscontro di piena terra di identificazione sicura. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non è pubblicata alcuna osservazione su Zamia furfuracea; a titolo di confronto, vi è sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012 una Zamia integrifolia, con danni alle foglie: un’esperienza francese che non va trasferita alla specie.

Riferimenti internazionali

Negli Stati Uniti la piena terra è consigliata in Florida nelle zone da 9b a 11 (UF/IFAS). Un partecipante del forum Fous de palmiers citava nel 2009 due libri, uno con la distruzione delle foglie da −3 °C (The Cycads, Whitelock), l’altro con casi di sopravvivenza a −9 °C (Cycads of the World, Jones): queste cifre non hanno potuto essere verificate nei volumi e non vanno usate come soglie. Nel complesso, i riscontri indicano foglie danneggiate verso −2/−3 °C e una morte possibile già a −4 °C in terreno umido: è una sintesi di testimonianze isolate, non una misura.

Tossicità e precauzioni

Zamia furfuracea è tossica per l’uomo e per gli animali. Il rischio è documentato nel genere: studi farmacologici citati da The Gymnosperm Database hanno trovato nelle Zamia glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo. Per questa specie l’ASPCA, il centro antiveleni veterinario statunitense, la classifica tossica per cani, gatti e cavalli e cita la cicasina, la BMAA (un amminoacido neurotossico) e una neurotossina non identificata nei bovini; i sintomi descritti vanno dal vomito e dalla diarrea con sangue al danno epatico e alla morte. L’Università della Carolina del Nord indica i semi come parte tossica e considera la pianta tossica per l’uomo.

Tenete la pianta lontano da bambini e animali, eliminate i coni femminili maturi se gli animali possono raggiungerli e usate guanti per maneggiare i semi. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Zamia furfuracea. Oggi il suo uso principale è ornamentale.

Domande frequenti

La «cardboard palm» è una palma?

No. È una cicadea della famiglia delle Zamiaceae, una pianta a semi nudi che si riproduce con coni. Il nome inglese viene dalle foglioline spesse, al tatto simili al cartone.

Si può coltivare in piena terra in Italia?

Solo nelle zone più miti. È indicata per le zone USDA da 9b a 11 e le foglie soffrono già a −2/−3 °C; a Palermo vive da decenni in piena terra, mentre altrove va coltivata in vaso e ritirata d’inverno.

Come si distingue da Zamia integrifolia?

Dalle foglioline: larghe, spesse, pelose e obovate in Zamia furfuracea, strette, lisce e lucide in Zamia integrifolia. Le due specie sono spesso confuse in coltivazione.

È tossica per cani e gatti?

Sì. L’ASPCA la classifica tossica per cani, gatti e cavalli, e i semi sono la parte più pericolosa. In caso di ingestione contattate subito un veterinario o un centro antiveleni.

Come annaffiarla in casa?

Con moderazione: lasciate asciugare il substrato tra un’annaffiatura e l’altra, in un vaso ben drenato, e riducete in inverno. L’eccesso d’acqua al fresco è la prima causa di marciume.

Dove si può vedere in Italia?

All’Orto Botanico di Palermo, in piena terra secondo un riscontro del 2009, e nelle serre dell’Orto Botanico di Napoli, che ne ha distribuito polline e materiale fino al 2018-19; figura anche negli elenchi di Messina e di Pisa.

È minacciata in natura?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo (2022): vive solo in una piccola parte della costa del Veracruz, dove buona parte dell’habitat è andata distrutta.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Aiton, W. (1789). Hortus Kewensis 3: 477. [Descrizione originale di Zamia furfuracea, dovuta a Linneo figlio; testo letto su Internet Archive.]
  • Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). Typification of names in Zamia L. and Aulacophyllum Regel (Zamiaceae). Taxon 35: 134-144. [Designazione del lectotipo; citato secondo The World List of Cycads.]
  • Eckenwalder, J.E. (1980). Taxonomy of the West Indian cycads. Journal of the Arnold Arboretum 61(4): 701-722. doi:10.5962/bhl.part.8542 [Storia dei nomi Zamia pumila e Zamia integrifolia, parere di Smith (1961); letto.]
  • Norstog, K.J., Stevenson, D.W. & Niklas, K.J. (1986). The role of beetles in the pollination of Zamia furfuracea L. fil. (Zamiaceae). Biotropica 18: 300-306. [Citato secondo Salzman e colleghi (2020).]
  • Pérez-Farrera, M.Á. et al. (2012). Zamia grijalvensis sp. nov. (Zamiaceae, Cycadales) from Chiapas, Mexico with notes on hybridization and karyology. Nordic Journal of Botany 30(5): 565-570. doi:10.1111/j.1756-1051.2012.01453.x [Riassunto dei lavori di Vovides (1988), Norstog (1987) e Schutzman (2004) sull’ibridazione; testo integrale letto.]
  • Nicolalde-Morejón, F., González-Astorga, J., Vergara-Silva, F., Stevenson, D.W., Rojas-Soto, O. & Medina-Villarreal, A. (2014). Biodiversidad de Zamiaceae en México. Revista Mexicana de Biodiversidad 85 (supl.): S114-S125. doi:10.7550/rmb.38114 [Quota, regione biogeografica, categoria NOM-059 (Pr); testo letto.]
  • Lei, J.-Y., Hinsinger, D.D. & Jiang, G.-F. (2018). Characterization of the complete chloroplast genome of endangered cycads Zamia fischeri Miq. ex Lem. Mitochondrial DNA Part B 3(2): 1059-1061. doi:10.1080/23802359.2018.1508387 [Riassunto letto.]
  • Salzman, S., Crook, D., Crall, J.D., Hopkins, R. & Pierce, N.E. (2020). An ancient push-pull pollination mechanism in cycads. Science Advances 6: eaay6169. doi:10.1126/sciadv.aay6169 [Impollinazione da parte di Rhopalotria furfuracea, riscaldamento dei coni; testo integrale letto (Europe PMC).]
  • Salzman, S., Dahake, A., Kandalaft, W., Valencia-Montoya, W.A. et al. (2023). Cone humidity is a strong attractant in an obligate cycad pollination system. Current Biology 33. doi:10.1016/j.cub.2023.03.021 [Ruolo dell’umidità; riassunto letto.]
  • Valencia-Montoya, W.A., Liénard, M.A., Rosser, N., Calonje, M. et al. (2025). Infrared radiation is an ancient pollination signal. Science. doi:10.1126/science.adz1728 [Infrarosso e impollinazione; riassunto letto.]
  • Vozárová, R. et al. (2022). Mega-sized pericentromeric blocks of simple telomeric repeats and their variants reveal patterns of chromosome evolution in ancient Cycadales genomes. The Plant Journal. doi:10.1111/tpj.15969 [2n = 18 in Zamia furfuracea; testo integrale letto (Europe PMC).]
  • Gómez Díaz, J.A. (2025). Assessing the extinction risk of Veracruz cycads. Cambridge Prisms: Extinction. doi:10.1017/ext.2025.5 [Località, estensione di presenza, perdita di habitat, categoria NOM-059 (P), proposta di Appendice I; testo integrale letto (Europe PMC).]
  • Di Gristina, E. et al. (2025). A checklist of the ornamental vascular flora of Sicily. Plants 14(5): 795. [Zamia furfuracea tra i taxa ornamentali rari o notevoli; testo letto su Europe PMC, tabella delle località non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia furfuracea. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T213252394A69839756. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T213252394A69839756.en [Valutazione in pericolo; riferimento verificato su Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia ripresa da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]