Encephalartos sclavoi

Encephalartos sclavoi

Encephalartos sclavoi, la cicadea di Sclavo, è una cicadea della Tanzania con tronco eretto di circa 1 m, coronato da foglie di quasi 2 m con foglioline larghe, molto coriacee, a margini arrotolati, che si sovrappongono come le lamelle di una veneziana socchiusa. Questa specie del genere Encephalartos, scoperta dal collezionista francese Jean-Pierre Sclavo e descritta alla fine degli anni Ottanta da botanici di Napoli e di New York, cresce solo nei monti Usambara occidentali, intorno alla riserva naturale di Magamba, presso Lushoto, nella regione di Tanga. La si credeva limitata a una sola stazione con meno di 50 piante adulte; un rilievo del 2017 ne ha trovata una seconda, più ricca, ma il fuoco, l’agricoltura e i prelievi la minacciano, e la IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione pubblicata nel 2024). In Italia l’Orto Botanico di Napoli la coltiva nelle serre Califano. In coltivazione è una specie vigorosa, ma poco resistente al freddo.

In sintesi: Encephalartos sclavoi

  • Nome accettato: Encephalartos sclavoi A.Moretti, D.W.Stev. & De Luca (1990), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Species+ e GBIF; altre fonti citano «De Luca, D.W.Stev. & A.Moretti» (vedi Tassonomia)
  • Sinonimi: nessuno secondo The World List of Cycads
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Sclavo’s cycad» (Species+)
  • Distribuzione naturale: Tanzania, monti Usambara occidentali (distretto di Lushoto, regione di Tanga), a Gologolo e Sungwi, dentro e intorno alla riserva naturale di Magamba
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), valutazione di S. Andrew e J.D. Bösenberg datata 13 marzo 2020 e pubblicata nel 2024; vulnerabile (VU) nel piano d’azione IUCN del 2003
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: defogliazione completa con le gelate, con buone possibilità di ripresa, nel Salento (2008); −1 °C senza danni (Salento, 2009); −5,5 °C sopportati in piena terra a Fréjus, in Francia, secondo il proprietario (2013); due piante defogliate da gelate di −4/−5 °C al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, Francia), constatazione del 20 gennaio 2012; vedi Rusticità
  • Esposizione e substrato: in natura pendii ripidi e secchi di prateria, crinali e affioramenti rocciosi circondati da foresta montana, con circa 1.200 mm di pioggia all’anno; in coltivazione molta luce e substrato molto drenante
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco eretto fino a 1 m, di 30-35 cm di diametro; foglie di 1,75-2 m; coni maschili di 20-25 cm, coni femminili di 30-40 cm, gialli a maturità (descrizione originale)
  • In Italia: Orto Botanico di Napoli (un esemplare nel 1993-94, Delpinoa 1997; serre Califano, pubblicazione del 2019); Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); un collezionista del Salento (Tropicamente, 2008-2009)
  • Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos sclavoi?

I suoi autori lo considerano, sul terreno, la specie più distinta dell’Africa centro-orientale: le foglie e le foglioline molto coriacee, con margini rigidi e arrotolati, che si sovrappongono verso il basso come una veneziana socchiusa, lo rendono «inconfondibile», anche senza coni. La descrizione originale (Stevenson, Moretti e De Luca, Delpinoa, 1987-1988) indica:

  • Tronco: eretto, alto fino a 1 m e largo 30-35 cm, coperto dalle basi delle vecchie foglie;
  • Foglie: lunghe 1,75-2 m, oblunghe, gradualmente ristrette e spinose verso la base; picciolo di 10-15 cm, rigonfio e lanoso alla base; rachide diritto, glabro o appena lanoso;
  • Foglioline: le mediane alterne o quasi opposte, molto coriacee, da verde bluastro a verde scuro e gialle nel punto di inserzione, fitte e sovrapposte, percorse da un solco mediano, lunghe 18-28 cm e larghe 4 cm; l’apice, pungente, si ricurva a uncino; ogni margine porta nella metà inferiore da zero a tre denti corti, spesso ridotti a semplici protuberanze, e si arrotola fortemente verso il basso; le foglioline inferiori diminuiscono e poi si riducono bruscamente a spine nelle ultime tre-cinque coppie;
  • Coni maschili: quasi conici, verde-giallastri da giovani e poi gialli, lunghi 20-25 cm, su un peduncolo di 2-4 cm;
  • Coni femminili: da cilindrici a ovoidi-cilindrici, lunghi 30-40 cm e larghi 15-20 cm, da verdi a gialli da giovani e poi da gialli a fulvi, su un peduncolo di 3-4 cm.

Nel 2017, in natura, le femmine portavano da uno a tre coni e i maschi al massimo uno; i coni femminili, più grandi, permettevano di distinguere i sessi (Andrew, rapporto al fondo Mohamed bin Zayed).

Encephalartos sclavoi
Encephalartos sclavoi coltivato al Palmengarten di Francoforte (Germania).

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale di Encephalartos sclavoi. In coltivazione il rischio di ibridazione esiste quando più specie producono coni contemporaneamente, in particolare con le specie affini dell’Africa orientale spesso coltivate insieme.

Possibili confusioni

Gli autori collocano la specie in un gruppo che comprende Encephalartos bubalinus, Encephalartos gratus, Encephalartos hildebrandtii, Encephalartos tegulaneus ed Encephalartos voiensis, oggi ricondotto a Encephalartos kisambo (GBIF). Se ne distingue per i caratteri vegetativi, i coni e l’habitat, e soprattutto per le foglioline larghe, molto coriacee, a margini arrotolati e disposte a veneziana.

Tassonomia

La specie è stata descritta sulla base delle raccolte di Jean-Pierre Sclavo. Il tipo (Sclavo 2, olotipo a Kew, isotipo al Missouri Botanical Garden) fu raccolto il 4 gennaio 1986 a Gologolo, presso Lushoto, nel distretto di Tanga. La descrizione è apparsa in due pubblicazioni con un diverso ordine degli autori: un articolo di Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (volume 29-30 datato 1987-1988, finito di stampare il 31 maggio 1989), con il nome «Encephalartos sclavoi De Luca, D. Stevenson e Moretti», e le Memoirs of the New York Botanical Garden (57: 156-161, 1990). The World List of Cycads segue quest’ultima e cita «A.Moretti, D.W.Stev. & De Luca (1990)», mentre l’Orto Botanico di Napoli e il giardino botanico di Melbourne scrivono «De Luca, D.W.Stev. & A.Moretti». La questione dell’autore corretto e della data di pubblicazione valida è stata discussa da I. Claassen nella rivista Encephalartos nel 1994.

Etimologia e storia

La specie è dedicata a Jean-Pierre Sclavo, collezionista e conoscitore francese degli Encephalartos, che la scoprì, la riconobbe come nuova e fornì agli autori esemplari, fotografie e note di campo (descrizione originale; Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Il rapporto di S.M. Andrew indica una scoperta nel 1998, in contrasto con la data di raccolta del tipo (1986).

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Species+ usa il nome inglese «Sclavo’s cycad», la cicadea di Sclavo. Non è stato attestato nessun altro nome.

In natura

Encephalartos sclavoi è endemico dei monti Usambara occidentali, che fanno parte dell’arco orientale della Tanzania. La descrizione lo colloca in Tanzania, vicino al confine con il Kenya. Cresce dentro e intorno alla riserva naturale di Magamba (9.284 ha), nel distretto di Lushoto (regione di Tanga), una riserva di foreste submontane e montane, praterie e boscaglie, tra 900 e 2.250 m di altitudine. Secondo il progetto di S.M. Andrew (2017), la specie occupa siti elevati: pendii ripidi e secchi di prateria, crinali e affioramenti rocciosi circondati da foresta montana, dove sopporta condizioni secche, con venti forti e suoli aridi. La riserva riceve circa 1.200 mm di pioggia all’anno, in due stagioni (da metà marzo a maggio, poi da ottobre a dicembre); vi si registrano 15-21 °C da giugno a settembre e 25-30 °C da ottobre a dicembre.

Fino al 2017 la specie era nota solo a Gologolo, con probabilmente meno di 50 piante adulte secondo la valutazione del 2009. Il rilievo di S.M. Andrew nel 2017 (25 parcelle) ha trovato una seconda stazione, a Sungwi, con 474 piante (138 plantule, 200 giovani e 136 adulte), ma solo 19 a Gologolo (nessuna plantula, 9 giovani e 10 adulte), segno di un rapido declino della stazione nota. Le femmine erano il doppio dei maschi.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos sclavoi è classificato in pericolo critico (CR) nella Lista rossa IUCN. La valutazione in vigore, di S. Andrew e J.D. Bösenberg, è datata 13 marzo 2020 ed è stata pubblicata nel 2024 (GBIF, Crossref). The World List of Cycads cita ancora la valutazione precedente di J.S. Donaldson (2010), CR secondo i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v); C2a(i), cioè un areale minuscolo, una popolazione molto ridotta e un declino continuo. Nel 2003 il piano d’azione IUCN (Donaldson, 2003) la classificava solo vulnerabile, con una popolazione stimata in 5.000-6.000 piante, un declino debole, la distruzione dell’habitat e gli usi tradizionali come minacce, e nessuna popolazione in riserva; cifre molto diverse da quelle del 2009 e del 2017.

Secondo S.M. Andrew, l’88 % delle piante osservate nel 2017 mostrava tracce di disturbo umano: il fuoco (51 % dei casi), le coltivazioni (27 %) e i disboscamenti per gli insediamenti (21 %); il fuoco, usato per preparare i campi, distrugge semi e plantule. Il progetto sostenuto nel 2017 dal fondo Mohamed bin Zayed cita anche il taglio illegale, l’estrazione dell’oro e i prelievi eccessivi da parte dei guaritori tradizionali e dei raccoglitori di semi.

Come tutte le specie del genere, Encephalartos sclavoi è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Species+ indica inoltre, per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, un parere sfavorevole dell’Unione europea emesso il 20 giugno 2011, confermato il 7 febbraio 2013 e tuttora in vigore. I semi sono soggetti alle stesse regole delle piante. In Italia una pianta messa in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 21 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Non è documentata alcuna scheda di coltivazione istituzionale per questa specie. In natura vive in quota, su pendii secchi e rocciosi, con un clima fresco per parte dell’anno e due stagioni delle piogge. I collezionisti la descrivono come vigorosa: in Sudafrica un membro del forum francese Fous de palmiers ha visto nel 2011 e nel 2012 piante in piena terra produrre coni a 5-7 anni. Resta sensibile al freddo e all’umidità invernale.

In Italia

L’Orto Botanico di Napoli coltivava un esemplare nel 1993-94 (Gaudio e coll., Delpinoa, 1997) e ne mostra uno nelle serre Califano in una pubblicazione uscita nel 2019 (Sibilio), dove le cicadee sono coltivate in serra. La pagina dell’Orto Botanico di Messina sulle cicadee, datata febbraio 2009, lo cita. Sul forum Tropicamente un collezionista del Salento classificava nel dicembre 2008 Encephalartos sclavoi tra le specie che le gelate defogliano completamente, ma con buone possibilità di ripresa alla ripartenza vegetativa; nel dicembre 2009 le sue piante hanno superato senza danni una notte a −1 °C. Non è precisato se fossero in vaso o in piena terra.

In Francia e riferimenti internazionali

  • Jardin zoologique tropical (La Londe-les-Maures, Var), 2008-2012: al Jardin zoologique tropical la pianta, dal fogliame glauco, doveva essere protetta durante l’inverno 2008-2009, perché la specie «forse non è tra le più rustiche»; all’inizio di gennaio 2009, dopo una minima di −3 °C, stava ancora bene, mentre un altro Encephalartos di specie non determinata, pur protetto con il pluriball, aveva le foglie rovinate. Il 20 gennaio 2012 il giardino giudicava mediocre la sua rusticità: gelate di −4/−5 °C avevano defogliato due piante, poi rilanciate in serra; la specie gli sembrava da tentare all’aperto solo in luoghi molto riparati del litorale del Var (Le Lavandou, Saint-Clair, Le Rayol, Giens).
  • Var, in vaso (2008-2012): un collezionista teneva la pianta in serra tutto l’anno, ombreggiata d’estate, nel 2008, poi all’aperto d’estate e in serra riscaldata da novembre a fine marzo; ha prodotto una nuova corona in settembre-ottobre 2009, un pollone nel novembre 2011 e dieci foglie tra dicembre 2011 e gennaio 2012. Nel 2012 la considerava la seconda per vigore tra i suoi Encephalartos dell’Africa orientale, dopo Encephalartos hildebrandtii, e da tentare all’aperto solo nei luoghi molto riparati della Costa Azzurra.
  • Fréjus (Var), in piena terra (2013): un collezionista indicava nel giugno e luglio 2013 che la sua pianta, allevata in Thailandia nel vivaio del giardino di Nong Nooch, era in piena terra dal 2008 o 2009, aveva conosciuto la neve e «superava allegramente i −5,5 °C», pur essendo giovane.
  • Côte Bleue (Bocche del Rodano), a quanto pare in piena terra (2015): un collezionista che aveva appena messo in piena terra quasi tutte le sue cicadee notava nell’aprile 2015 che una grossa pianta aveva perso durante l’inverno, senza gelo, la sua unica foglia, già sofferente; il caudice restava duro.
  • Giardino botanico della città di Nizza (2011): una pianta fotografata nell’aprile 2011 e giudicata un po’ giallastra, forse troppo al sole o in un suolo poco adatto.
  • Negli Stati Uniti il Montgomery Botanical Center (Florida) impollina a mano le sue piante (foto pubblicata nel 2017); in Australia il giardino botanico reale di Melbourne coltiva una pianta di origine selvatica, messa a dimora nel 2011; una pianta del Palmengarten di Francoforte è illustrata sopra.

Moltiplicazione

Nessuna pubblicazione specifica riguarda la semina. I coni compaiono presto su piante vigorose: in Sudafrica piante in piena terra li producevano a 5-7 anni (Fous de palmiers, 2011 e 2012). In natura la popolazione di Sungwi mostrava nel 2017 numerose plantule, segno di una riproduzione ancora attiva. La pianta può emettere polloni alla base (Var, 2011). Per la semina valgono le regole generali delle cicadee (vedi l’articolo sulla semina delle cicadee). Semi e polloni rientrano nell’Appendice I della CITES, e nessuna pianta deve essere prelevata in natura.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita specifico. Come per tutti gli Encephalartos, il marciume delle radici e del caudice in un substrato freddo e fradicio è il rischio principale in coltivazione. In natura S.M. Andrew ipotizza una predazione dei semi da parte di curculionidi, senza averla misurata.

Rusticità

Encephalartos sclavoi proviene dalle montagne tropicali della Tanzania. Nessuna fonte istituzionale pubblica valori di resistenza al freddo; le esperienze di coltivazione mostrano che può perdere tutte le foglie con il gelo e poi ripartire se il caudice resta sano.

In Italia

Nel Salento le gelate defogliano completamente la specie, che ha buone possibilità di ripresa (2008); una notte a −1 °C non ha lasciato danni (2009). A Napoli la pianta è coltivata in serra. Non sono documentati altri dati italiani.

Riferimenti internazionali, utili per l’Italia

A Fréjus, in Francia, una pianta in piena terra dal 2008 o 2009 ha sopportato −5,5 °C e la neve secondo il proprietario (2013), senza dettagli sullo stato del fogliame; al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) la pianta stava ancora bene all’inizio di gennaio 2009 dopo −3 °C, e il 20 gennaio 2012 il giardino constatava che gelate di −4/−5 °C avevano defogliato due piante, poi rilanciate in serra; sulla Côte Bleue una grossa pianta con una sola foglia l’ha persa durante l’inverno 2014-2015, senza gelo. I valori di rusticità «USDA» che circolano per questa specie non si basano su alcuna misura pubblicata.

Tossicità e precauzioni

Come le altre cicadee, Encephalartos sclavoi contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Nessuno studio riguarda la tossicità propria della specie, ma la pianta non va considerata innocua. Tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

La specie viene prelevata da guaritori tradizionali negli Usambara (progetto di S.M. Andrew, 2017), e il piano d’azione IUCN del 2003 contava già gli usi tradizionali tra le sue minacce. La natura di questi usi non è precisata.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos sclavoi?

Solo nei monti Usambara occidentali, in Tanzania, dentro e intorno alla riserva naturale di Magamba, presso Lushoto, a Gologolo e a Sungwi.

Quante piante restano in natura?

La valutazione del 2009 parlava di meno di 50 piante adulte a Gologolo. Nel 2017 un rilievo vi ha trovato solo 10 adulte, ma ha scoperto a Sungwi una popolazione di 474 piante, di cui 136 adulte.

Chi era Sclavo?

Jean-Pierre Sclavo, collezionista e conoscitore francese degli Encephalartos, che scoprì la specie, la riconobbe come nuova e fornì il materiale per la sua descrizione.

Dove vederlo in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, nelle serre Califano (pubblicazione del 2019); l’Orto Botanico di Messina lo elencava nel 2009. La presenza attuale va verificata presso i giardini.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Con prudenza: nel Salento le gelate lo defogliano completamente, pur con buone possibilità di ripresa. La coltivazione in vaso, svernato in serra, resta la più sicura; la piena terra si può tentare solo in posizioni molto riparate delle coste più miti.

Si possono acquistare semi o piante?

Solo se provenienti da coltivazione e con i documenti CITES ed europei richiesti.

È tossico?

Va considerato tale, come tutte le cicadee, in particolare i semi.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W., Moretti, A. & De Luca, P. (1987-1988, stampato nel 1989). Encephalartos sclavoi De Luca, D. Stevenson and Moretti (Zamiaceae), a new species from Tanzania. Delpinoa n.s. 29-30: 3-5. [Descrizione originale.]
  • Moretti, A., Stevenson, D.W. & De Luca, P. (1990). Encephalartos sclavoi. Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 156-161. [Pubblicazione seguita da The World List of Cycads.]
  • Claassen, I. (1994). Encephalartos sclavoi: correct author citation and date of valid publication. Encephalartos 37: 9. [Citato nella bibliografia della rivista Encephalartos n. 139 (2022).]
  • Slabbert, R. & Hurter, P.J.H. (1994). Focus on Encephalartos sclavoi. Encephalartos 37: 4-8. [Citato da The World List of Cycads e da Donaldson (2003).]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplare coltivato a Napoli, tabella 1.]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57 (2014-2015): 69-103. [Pianta delle serre Califano.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato VU nel 2003, effettivi.]
  • Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos sclavoi. The IUCN Red List of Threatened Species 2010 (versione corretta del 2017): e.T41924A114568376. [Valutazione precedente, citata da The World List of Cycads e da S.M. Andrew.]
  • Andrew, S. & Bösenberg, J.D. (2024). Encephalartos sclavoi. The IUCN Red List of Threatened Species 2024: e.T41924A51044974. [Valutazione in vigore, citata da GBIF e Crossref.]
  • Andrew, S.M. (s.d.). Distribution, population structure and threats of an endangered cycad Encephalartos sclavoi in Tanzania. Rapporto al Mohamed bin Zayed Species Conservation Fund (rilievo del 2017).
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento.]