Encephalartos macrostrobilus

Encephalartos macrostrobilus è una cicadea dell’Uganda, nota soltanto nel nord-ovest del paese, nel distretto di Moyo, su un altopiano granitico che domina il Nilo Alberto, vicino al confine con il Sud Sudan. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1997 da Scott Jones e Jeff Wynants; il suo nome si riferisce alle grandi dimensioni dei coni femminili. La IUCN la classifica in pericolo critico. L’ultimo censimento pubblicato, nel 2022, ha contato 181 piante adulte, in grandissima parte su terre comunitarie senza protezione. Arborescente, porta un tronco di 2,5 m al massimo e coni femminili che possono raggiungere 80 cm di lunghezza.

In sintesi: Encephalartos macrostrobilus

  • Nome accettato: Encephalartos macrostrobilus S.Jones & Wynants (1997), secondo The World List of Cycads; l’IPNI scrive l’autore «Scott Jones & J.Wynants»; POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in lingua madi «Ci-eia», «che somiglia alla palma da datteri» (descrizione originale, 1997)
  • Distribuzione naturale: nord dell’Uganda, distretto di Moyo (zona di Era, paese madi), tra 630 e 1.400 m di altitudine secondo le fonti
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criteri B1ab(ii,iii,v); C2a(ii)), valutazione del 2010 (Donaldson) citata da The World List of Cycads; una rivalutazione del 2024 (Bösenberg), citata da Kew, non ha potuto essere consultata
  • CITES e altre tutele: Appendice I (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura savana alberata degradata su suoli sabbiosi poco profondi (litosuoli), vicino ai corsi d’acqua stagionali, spesso tra grossi massi e a mezz’ombra (circa 50% di ombreggiamento); esigenze in coltivazione non documentate
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco quasi sempre unico, eretto poi un po’ coricato con l’età, alto fino a 2,5 m e spesso 30-45 cm; 35-60 foglie di 1,4-2,2 m; coni femminili fino a 80 cm (Jones e Wynants, 1997)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici; nessun riscontro di coltivazione

Come riconoscere Encephalartos macrostrobilus?

Il carattere che ha dato il nome alla specie è la dimensione dei coni femminili, molto più grandi di quelli di Encephalartos septentrionalis, la specie vicina del Sud Sudan e del nord dell’Uganda (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). I rapporti sul campo di S. Ojelel, dell’università Makerere, mostrano piante con tronco, che portano coni maschili e femminili, e segnalano tronchi anneriti dagli incendi della savana, che le piante sopportano.

La descrizione originale di Jones e Wynants (1997), uscita sulla rivista della società sudafricana delle cicadee, indica questi caratteri:

  • Tronco: arborescente, quasi sempre unico e non ramificato, talvolta con polloni alla base, che diventa un po’ coricato con l’età; alto fino a 2,5 m e spesso 30-45 cm; coperto dalle basi delle vecchie foglie nelle piante esposte, che all’ombra ne conservano solo poche;
  • Foglie: 35-60, patenti-erette, rigide e diritte ma un po’ ricurve all’apice, verde molto scuro; lunghe 1,9-2,2 m e larghe 39-59 cm all’ombra, 1,4-2 m in posizione esposta; picciolo di 12-15 cm, molto rigonfio alla base; le foglioline della base si riducono bruscamente a una-tre paia di spine bifide; rachide percorso da un solco per tutta la lunghezza;
  • Foglioline: opposte, quasi ad angolo retto sul rachide, arcuate, con i margini un po’ arrotolati, rigide e glabre, con 21 nervature non sporgenti; margine superiore con 6-8 denti di 2-6 mm, margine inferiore con 2-4 denti di 2-5 mm; non superano 25 mm di larghezza: il testo del 1997 indica per errore «da 190 a 250 mm», errore rilevato da Newton (2002); la lunghezza non è indicata;
  • Coni: maschili e femminili compaiono contemporaneamente; glabri, verde scuro, poi verde oliva a maturità;
  • Coni maschili: 6-14 per pianta, eretti, strettamente ovoidi, notevolmente sottili, lunghi 18-20 cm e larghi 4,5-5 cm, su un peduncolo di 8-9 cm;
  • Coni femminili: tre per pianta, eretti allo spuntare poi inclinati, o anche penduli, a maturità; lunghi fino a 80 cm e larghi 30 cm, su un peduncolo di 12-14 cm;
  • Semi: circa 300 per cono, di 35-40 mm per 25 mm con l’involucro carnoso (sarcotesta), di 32-36 mm per 19-22 mm senza; sarcotesta da gialla a ocra scuro, che vira all’arancio a maturità.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos macrostrobilus.

Possibili confusioni

La specie più vicina geograficamente è Encephalartos septentrionalis, presente nel nord dell’Uganda, nel Sud Sudan, nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo secondo The World List of Cycads. È con questa che Jones e Wynants confrontarono la loro specie: una popolazione di Encephalartos septentrionalis cresce a meno di 50 km. Secondo loro Encephalartos macrostrobilus se ne distingue per il tronco ben sviluppato ed eretto (molto corto, coricato o persino sotterraneo in Encephalartos septentrionalis), la corona densa (una o due dozzine di foglie spesso danneggiate nell’altra specie), i coni femminili molto più grandi (circa 80 cm contro 27-36 cm), verde oliva a maturità e con semi da gialli a ocra (coni bruno chiaro e semi rosso vivo in Encephalartos septentrionalis), e i coni maschili notevolmente sottili. Anche le plantule differiscono: la prima foglia di Encephalartos macrostrobilus porta sei paia di foglioline senza denti o quasi, quella di Encephalartos septentrionalis quattro-cinque paia di foglioline nettamente più dentate. Newton (2002) lo distingue anche da Encephalartos mackenziei, del Sud Sudan, che forma fino a dieci tronchi e porta foglioline più larghe (fino a 35 mm) e coni femminili più piccoli (40 cm al massimo).

L’identità di alcune piante resta da chiarire. Dal 2016 al 2021 S. Ojelel ha condotto per la fondazione Rufford due progetti su una popolazione attribuita a Encephalartos macrostrobilus nella riserva forestale di Agoro-Agu, nel distretto di Lamwo, a oltre 1.500 m di altitudine, molto più a est del distretto di Moyo: vi ha contato 665 individui in tre transetti (Ojelel e Anywar, 2017). La scheda di Kew redatta nel 2024 con lo stesso ricercatore presenta però la zona di Era, nel distretto di Moyo, come l’unico sito noto della specie. Le fonti consultate non spiegano questa differenza; i dati di Agoro-Agu sono quindi presentati a parte.

Tassonomia

Encephalartos macrostrobilus è accettato da The World List of Cycads e dall’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato (sito bloccato). La specie fu descritta nel 1997 da Scott Jones e Jeff Wynants su Encephalartos, la rivista della società sudafricana delle cicadee (50: 13-17, fig. 1-2), con il titolo «Encephalartos macrostrobilus (Zamiaceae), a new cycad species from Northern Uganda». Il tipo (olotipo), raccolto dai due autori con il numero 01, proviene dalla regione madi, nel nord-ovest dell’Uganda (3°35′ N, 31°40′ E), tra 900 e 1.400 m di altitudine; è conservato al giardino botanico di Meise, in Belgio (BR). La specie non ha sinonimi.

Hurter (1995) segnalava già recenti studi sul campo sugli Encephalartos dell’Uganda, che avevano portato a descrivere Encephalartos whitelockii; nessuna fonte consultata precisa la parentela di Encephalartos macrostrobilus con le altre specie dell’Africa orientale. Nessuno studio genetico pubblicato confronta la specie con Encephalartos septentrionalis.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino macro- («grande») e strobilus («pigna»), con riferimento ai grandi coni femminili, confrontati con quelli di Encephalartos septentrionalis (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads).

La storia della specie è segnata dall’insicurezza della regione. Nel 1997 Jones e Wynants conoscevano meno di un centinaio di piante, in una zona raggiungibile solo a piedi, e ritenevano che potessero esistere altre popolazioni; osservavano che l’insicurezza, con i campi profughi sudanesi e i ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore, teneva allora lontani i collezionisti. Secondo Ojelel e Anywar (2017), la valutazione della IUCN del 2010 stimava la popolazione in 200-300 piante e segnalava zone inaccessibili a causa di questa ribellione. La scheda di Kew riferisce che un censimento pubblicato nel 2022 (Ojelel, Mucunguzi e Kalema) ha contato 181 individui adulti ripartiti in 43 colonie, il che sembra indicare un declino rispetto alle stime precedenti. Lavori in preparazione (Ochom e coll.) indicherebbero un numero più alto.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Nella lingua madi la pianta si chiama «Ci-eia», che significa «che somiglia alla palma da datteri» (Phoenix), secondo la descrizione originale (Jones e Wynants, 1997). I nomi inglesi «Madi cycad» e «giant-coned cycad», che si possono incontrare, sono informali o descrittivi e non sono attestati da alcuna fonte affidabile.

In natura

Encephalartos macrostrobilus vive nell’area importante per le piante (IPA) di Era-Lama, descritta da Kew: la riserva forestale centrale di Era e i villaggi vicini a nord e a nord-est, nelle sottocontee di Moyo e di Palorinya (contea di West Madi, distretto di Moyo). Il sito copre 100 km², tra 630 e 1.040 m di altitudine, sull’altopiano che domina il Nilo Alberto; la popolazione è soprattutto madi. Il tipo, invece, fu raccolto tra 900 e 1.400 m secondo The World List of Cycads.

La vegetazione è un bosco rado su affioramenti granitici, con tra l’altro Acacia hockii, Combretum molle e Grewia mollis, oltre a savane alberate e praterie. Secondo la descrizione originale (Jones e Wynants, 1997), la specie cresce su litosuoli sabbiosi e pendii rocciosi lungo corsi d’acqua stagionali, in una savana degradata con una volta di 5-20 m; si trova soprattutto nella vegetazione un po’ più fitta, a meno di 100 m dai valloni, per lo più tra i grossi massi che segnano il letto dei ruscelli, e con circa il 50% di ombreggiamento. Le due popolazioni principali studiate allora occupavano pendii di circa 10°, uno esposto a est e l’altro a ovest; i gruppi contavano da 4 ad almeno 13 adulti, e le piante all’ombra, tra i massi, erano più grandi e in condizioni migliori di quelle esposte dal taglio degli alberi. Cadono circa 1.250 mm di pioggia all’anno, con una stagione secca marcata da dicembre a febbraio. La stessa IPA ospita altre specie minacciate, come Afzelia africana e Vitellaria paradoxa, l’albero del karité.

Più del 90% della popolazione si trova su terre comunitarie e meno del 5% nella riserva forestale, secondo Ojelel e coll. (2022) citati da Kew. Il censimento del 2022 ha rilevato una forte proporzione di piante maschili: il rapporto tra femmine e maschi era di due a cinque, cioè il 28,6% di femmine, tra le piante di cui è stato possibile determinare il sesso. È l’opposto di quanto notavano Jones e Wynants nel 1997, per i quali le piante adulte sembravano in maggioranza femminili.

La descrizione originale riporta anche osservazioni sulla riproduzione. I semi maturi venivano portati via di giorno da babbuini e buceri, di notte da altri animali, probabilmente roditori; germinano appena caduti. Nei coni dei due sessi non fu trovato alcun punteruolo né altro coleottero, ma in un cono alcune larve, apparentemente di farfalle, si nutrivano dell’involucro carnoso dei semi. Nel 1997 tutte le classi d’età erano rappresentate in ogni sito visitato, con una buona rigenerazione.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos macrostrobilus è classificato in pericolo critico (CR, criteri B1ab(ii,iii,v); C2a(ii)) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Donaldson (2010) citata da The World List of Cycads; la scheda di Kew cita una valutazione più recente (Bösenberg, 2024), che lo classifica anch’essa in pericolo critico e che non ha potuto essere consultata. Questi criteri indicano un areale molto ridotto, in declino, e una popolazione molto piccola.

Secondo la scheda di Kew, le minacce sono gli incendi frequenti, l’estrazione di pietra nelle cave sui numerosi affioramenti granitici, il pascolo del bestiame, il taglio degli alberi per il carbone di legna, la messa a coltura dei terreni e l’uso dei semi a fini spirituali da parte di alcune comunità provenienti dal Sud Sudan; anche alcune foglie vengono tagliate senza motivo noto. Il degrado dell’habitat impedirebbe il reclutamento di giovani piante. Nel 1997 Jones e Wynants osservavano invece una buona rigenerazione, ma segnalavano già il pascolo di bovini e capre, il taglio di legname e di legna da ardere, il degrado della copertura arborea e gli incendi regolari appiccati per rinnovare l’erba: le piante esposte sopravvivono, come mostrano i tronchi anneriti, ma la rigenerazione poteva risentirne. Ojelel e Anywar (2017) aggiungono, per la popolazione di Agoro-Agu, la raccolta illegale da parte di persone esterne e la predazione dei coni femminili e dei semi da parte di babbuini, coleotteri e formiche. Un progetto del fondo Mohamed bin Zayed, condotto da S. Ojelel nel 2018, ha coinvolto le comunità locali nella protezione della specie, secondo un estratto di ricerca (pagina del fondo bloccata).

Come tutte le specie del genere, Encephalartos macrostrobilus è iscritto all’Appendice I della CITES, con un’iscrizione dell’intero genere Encephalartos in vigore dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato. Nell’Unione europea, Italia compresa, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026. Il gruppo di consultazione scientifica dell’Unione europea ha espresso il 7 febbraio 2013 un parere negativo, ancora in vigore secondo Species+, per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D). Le piante riprodotte artificialmente possono essere commercializzate a certe condizioni, con i permessi richiesti. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, è stata consultata il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o vendita, e chiedete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Non è stato trovato alcun dato di coltivazione pubblicato, né alcun riscontro sui forum Fous de palmiers e Tropicamente. In Uganda i progetti di S. Ojelel hanno fatto germinare semi in un vivaio comunitario: circa 4.000 semi seminati nel 2017, 746 plantule ottenute, poi almeno 235 plantule messe a dimora tra il 2018 e il 2021, secondo i rapporti consegnati alla fondazione Rufford; questi dati riguardano la popolazione di Agoro-Agu.

In Italia

Negli orti botanici. Nessuna presenza di Encephalartos macrostrobilus è documentata negli orti botanici italiani: la specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (la specie è stata descritta nel 1997), né nelle pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019), né nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009), né nelle fonti raccolte su Palermo, Firenze e la Mortola.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è citata solo nel febbraio 2009, quando un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) elenca in tono scherzoso le cicadee ugandesi (Encephalartos whitelockii, Encephalartos equatorialis, Encephalartos macrostrobilus, Encephalartos septentrionalis) che un’appassionata potrebbe piantare, aggiungendo che teme che morirebbero presto, e consigliando piuttosto specie più rustiche. Non riferisce prove di coltivazione. In Italia la pianta è praticamente assente dalle collezioni e può essere coltivata solo in serra o in veranda al riparo dal gelo.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non ne esiste alcuna: nessun riscontro è stato trovato sul forum Fous de palmiers.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme: in natura i semi germinano appena caduti (Jones e Wynants, 1997), e l’esperienza del vivaio comunitario di Agoro-Agu mostra che germinano, con un tasso che non è precisato. La pianta produce talvolta polloni alla base, ma non è stato trovato alcun dato sul loro distacco. Valgono i metodi generali di semina delle cicadee. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.

Malattie e parassiti

Non è stato trovato alcun dato proprio di Encephalartos macrostrobilus in coltivazione. In natura i coni femminili e i semi subiscono la predazione di babbuini, coleotteri e formiche, e i fusti morti sono mangiati dalle antilopi, secondo il rapporto del 2017 sulla popolazione di Agoro-Agu.

Rusticità

La rusticità di Encephalartos macrostrobilus non è documentata: non è stata pubblicata alcuna osservazione di resistenza al freddo, e la specie vive in un clima tropicale con stagione secca, senza gelo noto nelle fonti consultate.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia né in Francia. Nessuna zona italiana può essere consigliata per la piena terra; l’unico parere italiano, del 2009, è che le cicadee ugandesi non sopravviverebbero a lungo all’aperto.

Riferimenti internazionali

Non è stato pubblicato alcun valore di resistenza al freddo. Il sito naturale si trova tra 630 e 1.040 m di altitudine, in un clima tropicale con stagione secca. Nessuna zona di rusticità USDA è documentata per la specie. Come negli altri Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos macrostrobilus, ma il rischio è documentato per il genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi in particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, la cicas del Giappone (Cycas revoluta), l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, lesioni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

La descrizione originale (Jones e Wynants, 1997) indica che i Madi raccolgono alcuni semi per «scacciare i cattivi presagi» e che non abbattono le cicadee durante i disboscamenti, forse per motivi religiosi, forse perché sono un cattivo combustibile; anche la scheda di Kew menziona l’uso spirituale dei semi da parte di alcune comunità venute dal Sud Sudan. Ad Agoro-Agu l’82% degli abitanti intervistati non conosceva alcun uso della pianta, e il 18% citava un uso ornamentale.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos macrostrobilus?

Soltanto nel nord-ovest dell’Uganda, nel distretto di Moyo, attorno alla riserva forestale di Era. Una popolazione attribuita alla specie ad Agoro-Agu, nel distretto di Lamwo, non è ripresa dalla scheda di Kew del 2024.

Che cosa significa macrostrobilus?

«Dai grandi coni». Il nome si riferisce ai coni femminili, più grandi di quelli di Encephalartos septentrionalis, che possono raggiungere 80 cm.

Quante piante restano?

Circa 181 adulti secondo il censimento pubblicato nel 2022. Lavori in preparazione suggeriscono un numero un po’ più alto.

È minacciato?

Sì. È classificato in pericolo critico dalla IUCN; incendi, cave, pascolo e disboscamento minacciano un habitat quasi interamente fuori dalle riserve.

Si può coltivare in Italia?

Solo al riparo dal gelo, e la pianta è quasi introvabile. Non esiste alcun dato di coltivazione né di rusticità; non è documentata in alcun orto botanico italiano.

È tossico?

Sì, molto probabilmente. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, soprattutto i loro semi.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos macrostrobilus: https://cycadlist.org/scientific_name/323 — autori, protologo (Encephalartos 50: 13-17), tipo S. Jones e J. Wynants 01 (BR), regione madi, 3°35′ N, 31°40′ E, 900-1.400 m, stato IUCN CR B1ab(ii,iii,v); C2a(ii) (Donaldson, 2010), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
  • IPNI, Encephalartos macrostrobilus: https://www.ipni.org/n/995795-1 — pubblicazione su Encephalartos 50: 13 (1997). Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
  • Kew, Tropical Important Plant Areas, Era-Lama (scheda del 2024-2026, S. Ojelel, J. Kalema, S. Richards e I. Darbyshire): https://tipas.kew.org/wp-content/factsheets/era-lama.pdf — unico sito noto, altitudine, vegetazione, clima, censimento del 2022, distribuzione fuori dalle riserve, minacce, uso spirituale dei semi, rivalutazione IUCN del 2024. Istituzione scientifica, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
  • Ojelel, S. e Anywar, D. (2017), Encephalartos 129, e rapporti alla fondazione Rufford (2016-2022): https://www.rufford.org/projects/ojelel-samuel/empowering-the-local-community-to-conserve-an-endangered-and-endemic-encephalartos-macrostrobilus-scott-j-wynants-j-cycad-in-madi-opei-uganda/ — popolazione di Agoro-Agu, minacce, usi, vivaio. Articolo di rivista specializzata e rapporti di progetto, affidabilità media (attribuzione della popolazione da verificare); consultati direttamente.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos macrostrobilus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/16347/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), parere negativo del gruppo di consultazione scientifica del 7 febbraio 2013 per il Sudafrica. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
  • Tropicamente, discussione «Ceratozamia mexicana»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/ — unica menzione della specie sul forum (Salento, febbraio 2009), parere scherzoso sulla scarsa rusticità delle cicadee ugandesi. Forum italiano di coltivatori, valore aneddotico; letto l’11 ottobre 2026.
  • Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
  • ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.

Bibliografia

  • Jones, S. & Wynants, J. (1997). Encephalartos macrostrobilus (Zamiaceae), a new cycad species from Northern Uganda. Encephalartos 50: 13-17. [Descrizione originale; testo integrale letto: descrizione e dimensioni, tipo, confronto con Encephalartos septentrionalis, riproduzione, habitat, stato della popolazione nel 1997, nome madi. Letteratura primaria.]
  • Newton, L.E. (2002). A new species of Encephalartos (Zamiaceae) in Sudan. Botanical Journal of the Linnean Society 140(2): 187-192. [Confronto con Encephalartos mackenziei e correzione della larghezza delle foglioline indicata nel 1997; testo integrale letto.]
  • Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos macrostrobilus. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41918A10595573. [Valutazione CR; citata da The World List of Cycads, Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • Ojelel, S. & Anywar, D. (2017). Status of Encephalartos macrostrobilus (Scott Jones & Wynants Jeff) in Agoro Agu Central Forest Reserve, Uganda. Encephalartos 129: 11-14. [Popolazione di Agoro-Agu, minacce, usi; testo integrale consultato.]
  • Ojelel, S., Mucunguzi, P. & Kalema, J. (2022). Population size, sex ratio and their implications on conservation status of Encephalartos macrostrobilus. Encephalartos 139: 6-11. [Censimento di 181 adulti; citato da Kew, non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2024). Encephalartos macrostrobilus. The IUCN Red List of Threatened Species 2024: e.T41918A51050953. [Rivalutazione; citata da Kew, non consultata.]
  • Ojelel, S., Kalema, J., Richards, S. & Darbyshire, I. (2024). Era-Lama. Tropical Important Plant Areas Explorer, Royal Botanic Gardens, Kew. [Sito, habitat, popolazione, minacce; scheda consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]