Encephalartos mackenziei è una cicadea a tronchi multipli del Sud Sudan, nota soltanto sui monti Didinga, nello Stato dell’Equatoria Orientale. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 2002 dal botanico Leonard E. Newton, a partire da una pianta raccolta nel 1995 da Paul Mackenzie dietro il villaggio di Chukudum. Insieme a Encephalartos septentrionalis, è una delle specie del genere che vivono più a nord. La IUCN la classifica in pericolo critico. I suoi tronchi, fino a dieci per pianta, raggiungono 3,5 m di lunghezza e finiscono per coricarsi.
In sintesi: Encephalartos mackenziei
- Nome accettato: Encephalartos mackenziei L.E.Newton (2002), secondo The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi antichi e sinonimi: nessuno; nome provvisorio «Encephalartos sp. Sudan», con cui Heibloem (1999) la illustrò prima della descrizione
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Sud Sudan, monti Didinga (Stato dell’Equatoria Orientale)
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio B1ab(i,ii,iii)), valutazione del 2010 (Donaldson) citata da The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore misurato; specie giudicata sensibile al freddo da un vivaista (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura colline rocciose; in coltivazione suolo drenante e sole filtrato secondo un vivaista
- Portamento e dimensioni adulte: fino a dieci tronchi per pianta, lunghi al massimo 3,5 m e larghi 35 cm, eretti per 1,5 m poi coricati; foglie fino a 1,5 m (Newton, 2002)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici; nessun riscontro di coltivazione
Come riconoscere Encephalartos mackenziei?
Secondo la descrizione originale, pubblicata da Newton nel 2002 sul Botanical Journal of the Linnean Society, la specie si distingue per la ramificazione alla base, che forma fino a dieci tronchi, per le foglioline larghe e verdi e per alcuni dettagli delle squame dei coni. Newton descrive così la pianta:
- Tronchi: lunghi fino a 3,5 m e larghi 35 cm, eretti per 1,5 m, poi inclinati e infine coricati; la pianta si ramifica alla base e le più grandi hanno fino a dieci tronchi;
- Foglie: ellittiche allungate, lunghe fino a 150 cm e larghe 32 cm, verde chiaro e pubescenti allo spuntare, poi verde più scuro e quasi glabre; rachide senza solco, largo al massimo 15 mm a metà foglia;
- Foglioline: quelle mediane da ovali a leggermente arcuate, lunghe 15-17 cm e larghe 27-35 mm, verdi, con una peluria bianca corta e rada sulle due facce; da tre a cinque spine vicino alla base del margine superiore, zero o una su quello inferiore; punta corta e pungente rivolta verso l’apice della foglia; inserite a 60° sul rachide e inclinate a 45°, quelle dei due lati disposte a V; distanziate di 23-28 mm; verso la base diminuiscono e passano a spine semplici di 8-10 mm;
- Coni maschili: fino a dieci alla volta, ovoidi-cilindrici, lunghi fino a 22 cm e larghi 9 cm, verdi poi bruno oliva o gialli a maturità; peduncolo fino a 30 cm, densamente pubescente; squame mediane glabre, lunghe 30 mm;
- Coni femminili: fino a quattro alla volta, ovoidi, lunghi fino a 40 cm e larghi 16-18 cm, verdi poi bruno oliva o gialli a maturità; peduncolo di 10-15 cm; squame mediane glabre, con la faccia esterna larga 55-60 mm;
- Semi: oblunghi, lunghi 35 mm e larghi 25 mm, con involucro carnoso (sarcotesta) arancione.
Le descrizioni secondarie consultate in rete (Wikipedia in inglese e in italiano, che riprendono The Cycad Pages di Ken Hill) riportano in gran parte queste cifre, con alcune differenze: indicano uno o due coni femminili per pianta (fino a quattro secondo Newton), foglioline «coriacee e lanose» (la peluria è corta e rada secondo Newton) e un involucro dei semi rosso arancio (arancione secondo Newton). Prevale la descrizione originale.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale o di coltivazione di Encephalartos mackenziei.
Possibili confusioni
La confusione più probabile è con Encephalartos septentrionalis, l’altra specie del Sud Sudan, presente anche in Uganda, nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo. Un vivaista californiano osserva che le piante giovani si somigliano, ma che Encephalartos mackenziei se ne distingue per la taglia adulta e per la lunghezza e la larghezza delle foglioline. Newton (2002) indica queste differenze: in Encephalartos septentrionalis i tronchi non superano 2 m per 30 cm e sono solo due o tre per cespo, il rachide è nettamente scavato tra le foglioline, le foglie sono verde bluastro grigiastro (verdi in Encephalartos mackenziei), le foglioline portano 1-8 spine sui due margini, le squame dei coni maschili sono finemente pubescenti e misurano solo 12-22 mm, e i semi sono rosso scuro (arancioni in Encephalartos mackenziei).
Più a sud, in Uganda, Encephalartos macrostrobilus vive su un altopiano granitico vicino al confine sud-sudanese. Secondo Newton differisce soprattutto per il tronco quasi sempre unico (talvolta con polloni alla base), le foglioline più strette (25 mm al massimo) e i coni femminili molto più grandi (fino a 80 cm).
Tassonomia
Encephalartos mackenziei L.E.Newton è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie fu descritta da Leonard E. Newton nel 2002, con il titolo «A new species of Encephalartos (Zamiaceae) in Sudan», sul Botanical Journal of the Linnean Society (140(2): 187-192, fig. 1-6). Il tipo (olotipo), raccolto da P.C. Mackenzie senza numero l’11 aprile 1995 sui monti Didinga, dietro il villaggio di Chukudum (allora provincia di Equatoria, in Sudan), è conservato all’erbario dell’Africa orientale, a Nairobi (EA). La descrizione originale indica soltanto «provincia di Equatoria»: Newton tacque volutamente la località per proteggere le piante dai prelievi illegali; la precisazione geografica viene da The World List of Cycads. La specie non ha sinonimi.
Newton non poté recarsi sul posto a causa della guerra civile; lavorò sulle foglie e sui coni freschi portati da Mackenzie, poi su dieci piante vive messe a dimora nel giardino di Mackenzie a Nairobi. Scelse il rango di specie, e non di sottospecie di Encephalartos septentrionalis, perché i due taxa differiscono insieme per l’apparato vegetativo, per i coni e per l’isolamento geografico.
Prima della descrizione la pianta fu illustrata a colori con il nome provvisorio «Encephalartos sp. Sudan» da Heibloem (1999), secondo Newton. Una nota della redazione della rivista Encephalartos (1997), che cita un manoscritto di Osborne, menziona già con questo nome una raccolta di semi fatta verso il 1995 in una popolazione dei monti Didinga. Turner, Sclavo e Malaisse (2006) citano la descrizione di Newton tra i lavori recenti sugli Encephalartos dell’Africa centrale e ne riprendono l’invito a studi biosistematici per precisare il rango di diversi taxa. Nessuno studio genetico pubblicato chiarisce la parentela della specie.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Paul Mackenzie, proprietario del garden center Rosslyn River Garden Centre, a Nairobi, in Kenya, che raccolse il campione tipo (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Newton lo presenta come un viaggiatore che ha percorso l’Africa tropicale alla ricerca delle cicadee nel loro ambiente, e la cui collezione viva di Nairobi è aperta ai botanici. Il materiale fu raccolto nel 1995 da Paul Mackenzie e Peter Heibloem; la descrizione seguì sette anni dopo. Secondo il vivaista californiano già citato, la regione è stata pochissimo visitata da appassionati e botanici; nessun’altra spedizione è documentata nelle fonti consultate.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in altre lingue: Species+ non ne riporta, e non è stato trovato alcun nome in lingua didinga.
In natura
Encephalartos mackenziei è noto solo sui monti Didinga, nel Sud Sudan, nello Stato dell’Equatoria Orientale (The World List of Cycads). Secondo le descrizioni secondarie consultate (Wikipedia in inglese e in italiano, da The Cycad Pages di Ken Hill), cresce su suoli rocciosi, tra 1.800 e 2.000 m di altitudine; l’altitudine non figura nella descrizione originale e non è stata verificata. Newton (2002) mostra una pianta che cresce sulle rocce e descrive, secondo Heibloem e Mackenzie, una popolazione «grande ed estesa» attorno alla località tipo.
I tronchi sono anneriti da incendi frequenti, che di solito bruciano le foglie della stagione precedente; dopo il passaggio del fuoco spunta una nuova corona di foglie. I coni maturano verso settembre. Molti semenzali sono distrutti dagli incendi, ma alcuni sopravvivono e la specie si rigenera. La regione è molto disturbata dagli abitanti dei villaggi, ma il terreno roccioso si presta male all’agricoltura intensiva, e Newton non vedeva allora motivi di temere per la sopravvivenza della popolazione. La valutazione della IUCN del 2010 conclude però a un rischio critico (vedi sotto); le fonti consultate non spiegano questa differenza, forse legata all’areale molto piccolo della specie.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos mackenziei è classificato in pericolo critico (CR) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Donaldson (2010) citata da The World List of Cycads, con il criterio B1ab(i,ii,iii): un areale molto ristretto, una sola località o una popolazione molto frammentata, e un declino continuo dell’areale, dell’area occupata e della qualità dell’habitat. La Lista rossa stessa non ha potuto essere consultata. La specie, descritta nel 2002, non figurava nel piano d’azione della IUCN del 2003. Un vivaista cita voci di bracconaggio, che nulla ha permesso di verificare.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’iscrizione di tutto il genere, e nell’Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026). Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Species+ è stato consultato il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Encephalartos mackenziei è rarissimo in collezione, in Europa come altrove. Sul forum francese Fous de palmiers, nel maggio 2015, un collezionista che non indica la sua località mostrava una pianta, e un coltivatore di Belley (Ain) e di Montpellier (Hérault) osservava che la specie si incontra raramente in coltivazione; il primo rispondeva che è difficile da ottenere, soprattutto in Europa.
Un vivaista specializzato di Encinitas, in California del Sud, descrive una crescita da moderata a lenta, consiglia mezz’ombra o luce filtrata nel clima costiero, un suolo ben drenato e una protezione d’inverno; giudica la specie difficile nei climi desertici. A Nairobi, dieci piante della raccolta del 1995 si erano ben adattate nel giardino di Paul Mackenzie, dove Newton le studiò qualche anno dopo. Al giardino botanico di Nong Nooch, in Thailandia, che coltiva tutte le specie di Encephalartos tranne una, il curatore osserva nel 2022 che le specie tropicali vi prosperano, senza citare questa.
In Italia
Negli orti botanici. Nessuna presenza di Encephalartos mackenziei è documentata negli orti botanici italiani: la specie, descritta nel 2002, non figura nell’elenco delle Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94, né nelle pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019), né nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009), né nelle fonti raccolte su Palermo, Firenze e la Mortola.
Riscontri di coltivazione. Il forum italiano Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie, e non è stato trovato alcun riscontro per nessuna zona climatica italiana. In Italia, come in Francia, la specie va coltivata in serra o in veranda, al riparo dal gelo.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non ne esistono: i tre messaggi del forum Fous de palmiers che la riguardano non indicano né il luogo di coltivazione né episodi di freddo.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per semina di semi freschi e fecondati, molto raramente disponibili secondo il vivaista californiano, o per separazione dei polloni che la specie forma alla base, tecnica che non è documentata per questa specie. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.
Malattie e parassiti
Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos mackenziei. In natura il fuoco distrugge molti semenzali, mentre le piante adulte ributtano dopo il suo passaggio.
Rusticità
Non è stato misurato alcun valore di resistenza al freddo per Encephalartos mackenziei. Il vivaista di Encinitas la giudica sensibile al freddo, come le altre specie dell’Africa centrale a foglioline sottili: più resistente di alcune, ma meno delle specie dell’Africa centrale più robuste e molto meno delle specie sudafricane, e consiglia di proteggerla d’inverno nei climi subtropicali.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né in Italia né in Francia. Negli altri Encephalartos le sopravvivenze osservate in zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; una specie con tronchi aerei come questa non ne gode da adulta. Va svernata al riparo dal gelo.
Riferimenti internazionali
Nella California del Sud costiera la specie si coltiva con una protezione invernale, secondo il vivaista di Encinitas. Non è stato trovato alcun altro dato.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos mackenziei, ma il rischio è documentato per il genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi in particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, la cicas del Giappone (Cycas revoluta), l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, lesioni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.
Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos mackenziei.
Domande frequenti
Dove cresce Encephalartos mackenziei?
Soltanto nel Sud Sudan, sui monti Didinga, nello Stato dell’Equatoria Orientale. Il tipo fu raccolto nel 1995 dietro il villaggio di Chukudum. È una delle specie del genere che vivono più a nord.
Chi era Mackenzie?
Paul Mackenzie, proprietario di un garden center di Nairobi, in Kenya, il Rosslyn River Garden Centre. Raccolse nel 1995 il campione che servì a descrivere la specie, e Newton gliela dedicò nel 2002.
Come distinguerlo da Encephalartos septentrionalis?
Dai tronchi multipli e dalle foglioline larghe e verdi. Secondo la descrizione originale, Encephalartos mackenziei si ramifica alla base e forma fino a dieci tronchi di 3,5 m; le sue foglioline arrivano a 35 mm di larghezza e le foglie sono verdi, non verde bluastro. I semi sono arancioni, rosso scuro in Encephalartos septentrionalis. Le piante giovani delle due specie si somigliano.
È minacciato?
Sì. La IUCN lo classifica in pericolo critico (valutazione del 2010), perché occupa un’area minuscola il cui habitat si degrada. La descrizione del 2002 parlava però di una popolazione importante che si rigenerava.
Resiste al freddo in Italia?
No. Non è stato misurato alcun valore, ma un vivaista californiano lo giudica sensibile al freddo e consiglia di proteggerlo d’inverno. In Italia va svernato al riparo dal gelo, in serra o in veranda.
È tossico?
Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina.
Leggi anche su Succulentes
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
- La cycas è velenosa? Pericoli per cani, gatti e bambini
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos mackenziei: https://cycadlist.org/scientific_name/322 — nome accettato, autore, pubblicazione, tipo (Mackenzie s.n., Chukudum, 11 aprile 1995, EA), distribuzione, stato IUCN (Donaldson 2010), etimologia (Haynes 2022). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos mackenziei: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/26543/legal — CITES I dal 4 febbraio 1977, Allegato A dell’UE, pareri del gruppo di consultazione scientifica (2011, 2013), distribuzione. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- OpenAlex, riassunto di Newton (2002): https://api.openalex.org/works/doi:10.1046/j.1095-8339.2002.00094.x — caratteri distintivi, stato della popolazione. Banca bibliografica aperta che riproduce il riassunto dell’editore, affidabile; consultata direttamente.
- Jungle Music Palms and Cycads (Encinitas, California), Encephalartos mackenziei: https://www.junglemusic.net/Encephalartos_Species/Encephalartos_mackenziei.htm — coltivazione, sensibilità al freddo, nome provvisorio. Vivaio commerciale, informazione usata solo come riscontro di coltivazione; contiene errori (anno di descrizione, presenza in Uganda); consultato direttamente.
- Forum Fous de palmiers, discussione «E. mackenziei»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=19500 — rarità in coltivazione in Europa (2015). Forum francese di coltivatori; consultato direttamente.
- Wikipedia (inglese e italiano), Encephalartos mackenziei: https://it.wikipedia.org/wiki/Encephalartos_mackenziei — descrizione, altitudine, da The Cycad Pages. Enciclopedia collaborativa, fonte secondaria non verificata; usata solo per dati segnalati come tali.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
- Newton, L.E. (2002). A new species of Encephalartos (Zamiaceae) in Sudan. Botanical Journal of the Linnean Society 140(2): 187-192. https://doi.org/10.1046/j.1095-8339.2002.00094.x [Protologo; testo integrale letto: descrizione e dimensioni, tipo, confronto con Encephalartos septentrionalis ed Encephalartos macrostrobilus, incendi, fenologia, rigenerazione, etimologia. Letteratura primaria.]
- Jones, S. & Wynants, J. (1997). Encephalartos macrostrobilus (Zamiaceae), a new cycad species from Northern Uganda. Encephalartos 50: 13-17. [Nota della redazione che cita un manoscritto di Osborne su «Encephalartos sp. Sudan» dei monti Didinga; testo integrale letto.]
- Turner, I., Sclavo, J.-P. & Malaisse, F. (2006). Un nouvel Encephalartos Lehm. (Zamiaceae) de Zambie. Biotechnologie, Agronomie, Société et Environnement 10(3): 181-183. [Menzione di Newton 2002 e del suo invito a studi biosistematici; testo integrale consultato.]
- Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos mackenziei. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T178878A7633636. [Valutazione CR citata da The World List of Cycads; non consultata (sito bloccato).]
- Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Collezione quasi completa di Encephalartos; testo consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]