Cycas nitida

Cycas nitida è una cicadea arborescente delle foreste costiere del nord e dell’est di Luzon, nelle Filippine, e delle isole vicine. Questa specie del genere Cycas deve il nome alle foglie verde scuro, di una lucentezza eccezionale. Descritta nel 2008 da Ken Hill e Anders Lindström a partire da una pianta coltivata nell’orto botanico di Sydney, si distingue dalle altre Cycas filippine per i piccoli coni maschili dalle lunghe spine e per i semi che galleggiano. La IUCN la classifica in pericolo.

In sintesi: Cycas nitida

  • Nome accettato: Cycas nitida K.D.Hill & A.Lindstr. (2008), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, in italiano o in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Filippine (province di Albay, Cagayan, Quezon e Samar Settentrionale secondo The World List of Cycads)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN A2ac), valutazione di A. Lindström ed E.M.G. Agoo del 2020 (Lista rossa 2023-1)
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foreste costiere; nessun dato di coltivazione
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto aereo (altezza non documentata); foglie di 1,50-1,80 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani e nessun riscontro di coltivazione trovato
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas nitida?

Il carattere più visibile è il fogliame verde scuro e lucidissimo, da cui il nome. Lindström, Hill e Stanberg (2008) la separano dalle altre Cycas delle Filippine per una combinazione di caratteri: foglie molto lucenti, piccoli coni maschili con microsporofilli terminati da una lunga spina, megasporofilli dai denti laterali netti e semi provvisti di uno strato spugnoso. Ecco la descrizione degli autori:

  • Fusto: aereo; il protologo non ne indica l’altezza. I catafilli sono strettamente triangolari, morbidi e pelosi.
  • Foglie: lunghe 1,50-1,80 m, piatte in sezione, con 160-200 foglioline.
  • Picciolo: glabro, lungo 30-60 cm, spinoso per metà della lunghezza.
  • Foglioline: quelle mediane, nettamente bicolori, misurano 27-37 cm per 14-18 mm, con i margini leggermente ricurvi e la nervatura mediana sporgente su entrambe le facce.
  • Coni maschili: fusiformi, arancioni, piccoli per il genere: circa 16 cm di lunghezza per 4,5 cm di diametro; ogni microsporofillo termina con una spina bruscamente rivolta verso l’alto, lunga 13-23 mm.
  • Megasporofilli (le foglie fertili delle piante femminili): lunghi 24-34 cm, coperti da una peluria bruna, con soli 2-4 ovuli glabri; lembo lanceolato di 4-6 cm, orlato da 8-16 spine pungenti di 3-5 mm e terminato da una spina di 14-20 mm.
  • Semi: ovoidi appiattiti, di 55-66 mm per 45-50 mm; involucro bruno-arancio senza strato fibroso e, all’interno, un tessuto spugnoso.

Ibridi

Per questa specie non è documentato alcun ibrido.

Possibili confusioni

Nella chiave delle Cycas filippine di Lindström, Hill e Stanberg (2008), Cycas nitida è l’unica a riunire foglioline larghe e morbide, megasporofilli con più di otto spine laterali e semi con uno spesso strato spugnoso; è anche una specie della costa. Le specie vicine nella chiave, che vivono nelle foreste dell’interno, hanno uno strato spugnoso assente o sottile. Cycas vespertilio se ne distingue a colpo d’occhio per i megasporofilli dotati di due larghe espansioni laterali a forma di ali.

In giardino, il rischio di confusione nasce soprattutto dalle etichette: secondo Lindström e Hill (2007), quasi tutte le piante coltivate con il nome di Cycas circinalis appartengono in realtà al complesso di Cycas rumphii, quello delle Cycas dai semi galleggianti. Senza coni né semi, l’identificazione di una pianta giovane resta incerta.

Tassonomia

Cycas nitida è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie è stata descritta nel 2008 nella revisione delle Cycas delle Filippine di Lindström, Hill e Stanberg (Telopea 12(1): 119-145), che descriveva nello stesso tempo altre quattro specie nuove: Cycas saxatilis, Cycas aenigma, Cycas vespertilio e Cycas lacrimans.

Gli autori la collocano nella sezione Cycas, sottosezione Rumphiae, il gruppo delle Cycas i cui semi possiedono uno strato di tessuto spugnoso sotto l’involucro duro. Questo tessuto fa galleggiare i semi e ne favorisce la dispersione via mare, il che spiegherebbe la complessità tassonomica di un gruppo ampiamente diffuso, dall’Africa orientale alle isole del Pacifico.

Il protologo contiene un’incongruenza: la diagnosi latina indica «fructus non spongiosus» (frutto non spugnoso), mentre la chiave («thick spongy endotesta present») e la descrizione («spongy endotesta present») descrivono uno strato spugnoso. L’inserimento nella sottosezione Rumphiae e la chiave vanno nel senso della descrizione, che questa scheda segue.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino nitidus, «lucente, brillante», in riferimento alle foglie estremamente lucide (Lindström e colleghi 2008; Haynes 2022).

Fatto poco comune, il tipo non è stato raccolto in natura: è una pianta femminile coltivata nell’orto botanico di Sydney, nata da semi dell’isola di Rapu-Rapu, a est di Luzon (olotipo NSW 728768, 2006). Gli autori hanno studiato anche piante maschili e femminili nate dagli stessi semi e coltivate a Burpengary, nel Queensland. Raccolte in natura erano però state fatte molto prima: isola di Alabat (1926), provincia di Tayabas (oggi Quezon, 1908) e isola di Dalupiri, nell’arcipelago delle Babuyan (1935).

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in inglese né in una lingua delle Filippine.

In natura

Cycas nitida vive soltanto nelle Filippine. Lindström, Hill e Stanberg (2008) la descrivono come una specie delle foreste costiere del nord e dell’est dell’isola di Luzon; The World List of Cycads cita le province di Albay, Cagayan, Quezon e Samar Settentrionale, il che estende l’areale fino all’est delle Visayas. Una presenza sull’isola di Polillo è segnalata senza esemplari d’erbario.

La vita in riva al mare la espone ai tifoni. Marler e Ferreras (2015) hanno studiato piante di quattro località delle Filippine orientali danneggiate dal tifone Haiyan (novembre 2013): la distruzione delle foglie ha fortemente perturbato il bilancio di fosforo e di potassio delle piante, poiché la lettiera prodotta dalla tempesta era ricca di nutrienti e si decomponeva in fretta. L’impollinazione e la fenologia non sono documentate.

Stato di conservazione e normativa

La IUCN classifica Cycas nitida in pericolo (EN, criterio A2ac), secondo la valutazione di A. Lindström ed E.M.G. Agoo del 2020, pubblicata nella versione 2023-1 della Lista rossa. Il criterio A2 indica una riduzione della popolazione osservata o stimata nel passato, qui legata alla riduzione dell’habitat. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Il giudizio è cambiato nel tempo: nel 2008 gli autori della specie proponevano soltanto «quasi minacciata» (NT), osservando che i siti costieri subivano una forte pressione demografica, l’urbanizzazione e lo sviluppo dell’acquacoltura, e che la specie, senza essere minacciata nell’immediato, era potenzialmente vulnerabile a lungo termine.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas nitida rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultata il 3 ottobre 2026 e di nuovo il 12 ottobre 2026). Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie.

Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Cycas nitida è coltivata almeno in Australia, dove sono state allevate le piante che sono servite a descriverla, nell’orto botanico di Sydney e in una collezione privata del Queensland. Non è stata trovata alcuna raccomandazione di coltivazione pubblicata, né alcun riscontro sui forum francesi o italiani. Pianta della costa tropicale, andrebbe coltivata in vaso, in serra calda o in veranda riscaldata, su un substrato drenante.

In Italia

Cycas nitida non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). I nomi Cycas circinalis e Cycas rumphii figurano invece negli elenchi dell’Orto botanico di Napoli (Index Seminum dal 2012-13 al 2022-23) e di Messina (elenco del 2009); poiché le piante coltivate con questi nomi appartengono spesso al complesso di Cycas rumphii (Lindström e Hill 2007), andrebbero verificate, ma nessuna fonte permette di collegarle a Cycas nitida. Sul forum Tropicamente la ricerca «nitida» restituisce solo palme (Livistona nitida, Brahea) e la ricerca «cycas nitida» nessun risultato (verifica del 12 ottobre 2026). Nessun riscontro di coltivazione, in piena terra o in vaso, è quindi documentato in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Il tipo stesso viene da una semina, prova che la specie si moltiplica da seme, ma non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4.

Malattie e parassiti

Non sono documentati parassiti né malattie propri della specie. Nelle Filippine la cocciniglia Aulacaspis yasumatsui si diffonde rapidamente e attacca gravemente le Cycas coltivate di diverse isole (Luzon, Negros, Panay); la sua presenza nelle popolazioni selvatiche non era confermata nel 2008 (Lindström e colleghi 2008). I tifoni strappano regolarmente il fogliame delle piante della costa (Marler e Ferreras 2015).

Rusticità

Per Cycas nitida non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Le coste di Luzon e di Samar non conoscono il gelo: nulla permette di affermare che la pianta lo sopporti.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, per nessuna zona: riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, Sicilia e Sardegna. Nessun episodio di gelo datato riguarda questa specie.

Nemmeno nel sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è documentato un risultato: il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio su questa Cycas, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures, nel Var, non ha pubblicato osservazioni su di essa.

Riferimenti internazionali

L’unico riferimento fuori dalle Filippine è la sua coltivazione a Sydney e a Burpengary, nel sud-est del Queensland, dove piante nate da seme hanno prodotto coni maschili e femminili (Lindström e colleghi 2008); le loro condizioni di coltivazione e le temperature minime subite non sono pubblicate.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas nitida, ma il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli.

In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Per questa specie non è documentato alcun uso.

Domande frequenti

Che cosa significa nitida?

«Lucente» in latino: il nome descrive le foglie verde scuro, lucidissime, che distinguono la specie.

Dove cresce Cycas nitida?

Soltanto nelle Filippine, nelle foreste costiere del nord e dell’est di Luzon e di alcune province vicine, fino a Samar Settentrionale secondo The World List of Cycads.

I suoi semi galleggiano?

Sì, secondo la descrizione: contengono uno strato spugnoso, come quelli delle altre Cycas della sottosezione Rumphiae, e questo ne favorisce la dispersione via mare.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo: le sue foreste costiere sono ridotte dall’urbanizzazione e dall’acquacoltura.

Perché il tipo viene da un giardino?

Perché gli autori hanno descritto la specie su una pianta femminile coltivata a Sydney, nata da semi dell’isola di Rapu-Rapu; il codice di nomenclatura lo consente.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato sul freddo e il suo areale non conosce il gelo: va coltivata in vaso, in serra calda o in casa durante l’inverno.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in The Philippines. Telopea 12(1): 119-145. https://doi.org/10.7751/telopea20085805 [Protologo (p. 142-143, fig. 6), chiave, habitat, statuto proposto; testo integrale consultato.]
  • Marler, T.E. & Ferreras, U.F. (2015). Disruption of leaf nutrient remobilization in coastal Cycas trees by tropical cyclone damage. Journal of Geography & Natural Disasters 5(2): 142. https://doi.org/10.4172/2167-0587.1000142 [Letto soltanto il riassunto.]
  • Lindström, A. & Agoo, E.M.G. (2023). Cycas nitida. The IUCN Red List of Threatened Species 2023: e.T187820A1827287. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2023-1.RLTS.T187820A1827287.en [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato tramite Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Lindström, A.J. & Hill, K.D. (2007). The genus Cycas (Cycadaceae) in India. Telopea 11(4): 463-488. https://doi.org/10.7751/telopea20075745 [Osservazione sulle piante coltivate con il nome di Cycas circinalis; testo integrale consultato.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]