Zamia lawsoniana

Zamia lawsoniana è una cicadea del sud-est del Messico, nota nel Veracruz meridionale, nel Chiapas settentrionale e nel Tabasco, e forse presente anche nell’Oaxaca, dove cresce dal livello del mare a 840 m, nei querceti e nelle foreste tropicali secondarie. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 1884, è stata considerata per quasi trent’anni un sinonimo di Zamia loddigesii, prima di essere ristabilita nel 2024. Si riconosce dalle foglioline strette e coriacee e dai peduncoli lunghissimi dei coni. La IUCN non l’ha ancora valutata, ma gli autori che l’hanno ristabilita la ritengono in pericolo.

In sintesi: Zamia lawsoniana

  • Nome accettato: Zamia lawsoniana Dyer (1884), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) dal suo ristabilimento nel 2024; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: trattata come sinonimo di Zamia loddigesii dal 1995 al 2024, come fa ancora Species+
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «pozol agrio» in Messico
  • Distribuzione naturale: Messico, Veracruz meridionale, Chiapas settentrionale, Tabasco, forse Oaxaca (località del tipo); dal livello del mare a 840 m
  • Stato IUCN: non valutata; «in pericolo» (EN) proposto dagli autori del 2024
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, semi esclusi dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, querceti, terreni abbandonati («acahuales») e vegetazione secondaria della foresta tropicale sempreverde; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo lungo fino a 60 cm e largo 18 cm, ramificato con l’età; da 2 a 5 foglie (fino a 14) lunghe da 66 a 163 cm
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia lawsoniana?

Si riconosce dall’insieme di quattro caratteri: foglie erette con picciolo e rachide leggermente ritorti, foglioline lineari e coriacee finemente dentate nel terzo apicale, picciolo coperto da 40 a 80 aculei sottili, e coni portati da peduncoli molto più lunghi di loro. La descrizione che segue viene da Nicolalde-Morejón e colleghi (2024):

  • Fusto: sotterraneo, che si divide in due con l’età, lungo fino a 60 cm e largo 18 cm; catafilli persistenti, a lunga punta (fino a 8,4 cm), coperti da una peluria giallastra.
  • Foglie: da 2 a 5 (fino a 14), erette, lunghe da 66 a 163 cm, verde chiaro all’emissione e poi verdi; picciolo di 18-52 cm, leggermente ritorto (diritto nelle piante giovani), con aculei sottili fino a 3,4 mm; rachide di 32-66 cm, armato nel terzo inferiore.
  • Foglioline: da 16 a 32 paia, sessili, coriacee, lineari, a doccia, con punta lungamente acuta; margine un po’ arrotolato, finemente dentato nel terzo apicale (fino a 9 denti per lato); quelle mediane misurano da 21,7 a 39 cm per 0,65-1,46 cm.
  • Coni maschili: da 1 a 3, eretti, cilindrici, lunghi da 4,8 a 6 cm e larghi da 1,4 a 1,7 cm, giallo chiaro e finemente pelosi, su un peduncolo di 19-32 cm, fino a sei volte più lungo del cono.
  • Coni femminili: 1 o 2, di solito solitari, eretti, cilindrici, lunghi da 5 a 14 cm e larghi da 3,5 a 5,6 cm, bruno chiaro, con punta sterile acuta; peduncolo di 10-25 cm, fino a due volte più lungo della parte fertile.
  • Semi: ovoidali, fino a 1,8 cm per 1 cm; sarcotesta rosa prima della maturazione, rossa a maturità.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Zamia lawsoniana somiglia soprattutto a tre specie messicane a foglioline strette, e per decenni è stata confusa con la prima. La chiave pubblicata nel 2024 le separa così:

  • Zamia loddigesii, della pianura costiera del Golfo del Messico, dal Tamaulipas al Veracruz: foglioline mediane lanceolate, larghe almeno 1,8 cm; picciolo e rachide non ritorti; coni femminili da crema a giallastri, su peduncolo corto. Alcune piante di ambienti disturbati hanno foglioline strette, ma il rachide resta diritto;
  • Zamia spartea, di una piccola zona dell’istmo di Tehuantepec (Oaxaca), tra 200 e 400 m, in foresta tropicale caducifoglia: fogliame simile, ma foglie giovani bruno rossastre, solo 20-40 aculei sul picciolo e coni bruni su peduncoli corti;
  • Zamia stenophyllidia, del Michoacán: foglioline sottili (papiracee) e coni femminili ovoidali bruno giallastri;
  • Zamia lawsoniana: foglie giovani verde chiaro, almeno 60 aculei sul picciolo, peduncoli dei coni femminili e maschili rispettivamente fino a due e sei volte più lunghi del cono.

Nel Tabasco crescono altre tre Zamia: Zamia katzeriana, con foglioline da oblunghe a oblanceolate, rosa rossastre e lucide all’emissione; Zamia cremnophila, con foglioline lanceolate e foglie giovani bruno rossastre, su rocce calcaree; e Zamia prasina, con foglioline larghe più di 4 cm.

Tassonomia

Zamia lawsoniana è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta nel 1884 da William Turner Thiselton-Dyer nella Biologia Centrali-Americana (Botanica, volume 3, pagina 195). La descrizione originale riguardava solo il cono maschile, dal peduncolo lunghissimo, e indicava come provenienza soltanto l’Oaxaca; il cono femminile non era conosciuto.

Per mancanza di caratteri sufficienti, il nome è stato messo in sinonimia con Zamia loddigesii nel 1995 (Stevenson e colleghi), trattamento ripreso dalla revisione delle Zamia del Messico del 2009. Nel 2024 Fernando Nicolalde-Morejón, Lilí Martínez-Domínguez, Marlon Aramis González-Aguilar e Dennis Wm. Stevenson hanno ristabilito la specie in Acta Botanica Mexicana (volume 131, e2262). Hanno studiato quindici popolazioni fino ad allora attribuite a Zamia loddigesii (tre nel Tabasco, dieci nel Veracruz, due nell’Oaxaca), misurato in natura 153 coni femminili e 103 coni maschili e seguito la fenologia nel 2022 e nel 2023. Le popolazioni della zona di confine tra Veracruz sud-orientale, Chiapas nord-orientale e Tabasco corrispondono all’olotipo di Zamia lawsoniana, con picciolo e rachide ritorti e peduncolo del cono maschile lunghissimo. Gli autori descrivono per la prima volta il cono femminile.

In pratica, piante coltivate o etichettate in passato come Zamia loddigesii e provenienti dal Tabasco o dal Veracruz meridionale possono appartenere a Zamia lawsoniana. Species+, che segue la nomenclatura della CITES, considera ancora questo nome un sinonimo di Zamia loddigesii (consultazione del 3 ottobre 2026), senza conseguenze sul piano normativo, perché tutto il genere rientra nell’Appendice II.

Etimologia e storia

L’epiteto onora il naturalista John Lawson, che raccolse diversi esemplari della specie (Nicolalde-Morejón e colleghi, 2024, ripresi da The World List of Cycads).

Il tipo, raccolto nell’Oaxaca con il numero Fielding 209, è conservato all’Università di Oxford (olotipo, OXF), con un isotipo a Kew (K). Secondo gli autori del 2024, nell’Oaxaca sud-orientale non è stata ancora ritrovata alcuna popolazione con questi caratteri, ma la specie potrebbe esistervi: la regione è stata fortemente disboscata, soprattutto per l’allevamento, e nuove esplorazioni nella zona di Uxpanapa-Chimalapas potrebbero rivelare altre popolazioni.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano. In Messico la specie è chiamata «pozol agrio» (Nicolalde-Morejón e colleghi, 2024); il nome è citato senza spiegazione. Non è stato trovato nessun altro nome.

In natura

Zamia lawsoniana è endemica del Messico. Gli esemplari esaminati nel 2024 provengono dal Tabasco (comuni di Huimanguillo e Macuspana), dal Veracruz meridionale (Las Choapas, Moloacán) e dal Chiapas settentrionale (Juárez, e Ocozocoautla a 840 m). La specie cresce dal livello del mare a 840 m, nei querceti, nei terreni abbandonati («acahuales») e nella vegetazione secondaria della foresta tropicale sempreverde, insieme a Bursera simaruba, a Mimosa pigra, alla palma Acoelorraphe wrightii, a fichi e a Pseudobombax ellipticum.

Le foglie spuntano a gruppi di una-tre. I coni femminili sono ricettivi da giugno ad agosto, maturano in novembre e dicembre e si disgregano da gennaio a marzo; i coni maschili liberano il polline da aprile all’inizio di ottobre.

Stato di conservazione e normativa

Zamia lawsoniana, ristabilita nel 2024, non è ancora stata valutata dalla IUCN (The World List of Cycads, versione 2026.08.15). Gli autori della revisione propongono di classificarla in pericolo (EN), secondo i criteri A1acd e B1ab(iii,iv). La maggior parte delle popolazioni si trova in zone disturbate destinate all’allevamento estensivo; la foresta tropicale sempreverde della pianura costiera del Veracruz meridionale e del Tabasco è stata fortemente disboscata; la rigenerazione naturale è rara nel Tabasco e nel Veracruz. Solo una popolazione del Chiapas settentrionale è in buono stato, e nessuna si trova in un’area protetta. Questa valutazione preliminare non ha valore ufficiale.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, la specie rientra nell’Appendice II della CITES, in cui il genere figura dal 4 febbraio 1977. L’annotazione #4 esclude in particolare i semi, il polline, le colture in vitro trasportate in contenitori sterili e i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente; il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. L’iscrizione riguarda tutto il genere e copre quindi la specie, anche se Species+ la elenca ancora tra i sinonimi di Zamia loddigesii. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, chiedete documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia lawsoniana, e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione con questo nome sui forum consultati. La specie, ristabilita nel 2024, può essere stata coltivata come Zamia loddigesii, ma nessuna fonte lo documenta.

Il suo ambiente offre qualche indicazione: bassa quota, clima tropicale caldo, querceti e terreni abbandonati piuttosto luminosi. Una coltivazione al caldo, in un substrato drenante, a mezz’ombra o in luce filtrata è la pista più coerente; non è stata però confermata da prove pubblicate.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia con questo nome. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI). Le piante segnalate nel 2009 come Zamia loddigesii negli orti botanici di Messina e di Palermo non possono essere attribuite a Zamia lawsoniana senza conoscerne l’origine.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili. In natura i coni femminili sono ricettivi da giugno ad agosto, quando i coni maschili liberano il polline (da aprile a ottobre), e i semi maturano in novembre-dicembre. Si moltiplica da seme fresco, maneggiato con i guanti.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia lawsoniana al freddo. Vive a bassa quota nel sud-est del Messico, e nessuna osservazione dice se sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona: riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico o isole. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo; nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. In attesa di prove, va tenuta al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Nessun dato di freddo è stato trovato fuori dall’Europa, né sui forum né negli orti botanici. I riscontri pubblicati con il nome di Zamia loddigesii non possono esserle attribuiti, perché l’origine delle piante non è nota.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia lawsoniana. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Fino a prova contraria, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato per questa specie. Il nome locale «pozol agrio» è citato senza spiegazione dagli autori del 2024.

Domande frequenti

Zamia lawsoniana è una specie nuova?

No. È stata descritta nel 1884, ma dal 1995 al 2024 è stata inclusa in Zamia loddigesii; nel 2024 alcuni botanici messicani l’hanno ristabilita come specie.

Dove cresce?

Nel sud-est del Messico: Veracruz meridionale, Chiapas settentrionale e Tabasco, dal livello del mare a 840 m; forse anche nell’Oaxaca, da cui proviene il tipo.

Come si distingue da Zamia loddigesii?

Dalle foglioline lineari larghe meno di 1,5 cm, dal picciolo e dal rachide leggermente ritorti e dai peduncoli lunghissimi dei coni; Zamia loddigesii ha foglioline più larghe e coni femminili da crema a giallastri.

Qual è il suo nome locale?

«Pozol agrio», secondo gli autori del 2024. Non esiste un nome italiano.

È minacciata?

Probabilmente sì. La IUCN non l’ha ancora valutata, ma gli autori della revisione propongono «in pericolo»: habitat disboscato, rigenerazione rara, nessuna popolazione in un’area protetta.

Resiste al freddo?

Non si sa: non esiste alcun dato. Viene da bassa quota e va coltivata al riparo dal gelo.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi specifica, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Nicolalde-Morejón, F., Martínez-Domínguez, L., González-Aguilar, M.A. & Stevenson, D.W. (2024). Reestablishment of Zamia lawsoniana (Zamiaceae, Cycadales), an endemic species of Mexico, with first description of the ovulate strobilus. Acta Botanica Mexicana 131: e2262. doi:10.21829/abm131.2024.2262 [Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.]
  • Thiselton-Dyer, W.T. (1884). Cycadaceae. Biologia Centrali-Americana, Botany 3: 190-195. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library non accessibile), citato secondo The World List of Cycads e l’articolo del 2024.]
  • Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Revisione del genere in Messico; non consultata, citata secondo l’articolo del 2024.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]