Zamia oligodonta è una cicadea della Colombia, endemica del dipartimento di Risaralda, sul versante occidentale delle Ande, dove cresce nella foresta pluviale premontana tra 1500 e 1800 m. Descritta nel 2003, questa specie del genere Zamia fu inclusa nel 2009 in Zamia montana, poi di nuovo separata nel 2015. Ha un fusto quasi sempre sotterraneo, che porta al massimo tre foglie, con larghe foglioline pieghettate tra le nervature; la IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione del 2022).
In sintesi: Zamia oligodonta
- Nome accettato: Zamia oligodonta E.Calderón & D.W.Stev. (2003), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo proprio; tra il 2009 e il 2015 trattata come sinonimo di Zamia montana, come fa ancora la banca dati della CITES (Species+)
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento di Risaralda (cordigliera Occidentale), 1500-1800 m
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(iii), valutazione del 2022; in pericolo (EN) proposto nel 2015
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura foresta pluviale premontana; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni adulte: fusto di solito sotterraneo, fino a 40 cm per 11 cm; da 1 a 3 foglie lunghe fino a 290 cm in natura (revisione del 2015), 55-125 cm sulle piante coltivate descritte nel 2003
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia oligodonta?
Secondo la revisione di Calonje e collaboratori (2015), Zamia oligodonta si riconosce dalle larghe foglioline da strettamente ellittiche a ellittiche, nettamente nervate e ondulate, con una lunga punta acuminata o caudata, dal fusto quasi sempre sotterraneo che porta poche foglie (al massimo tre) e dai radi aculei del picciolo. La descrizione di quella revisione, basata su piante osservate in natura, indica:
- Fusto: di solito sotterraneo, raramente arborescente, fino a 40 cm per 11 cm, eretto o decombente, in genere solitario ma talvolta ramificato.
- Foglie: da 1 a 3 per fusto, diritte o appena arcuate, lunghe fino a 290 cm; picciolo lungo fino a 162 cm, con radi aculei lunghi fino a 4 mm e base ingrossata; rachide lungo fino a 131 cm, con 2-26 foglioline opposte o quasi.
- Foglioline: da strettamente ellittiche a ellittiche, diritte o appena falcate, a punta da acuminata a caudata, da cartacee a quasi coriacee, più o meno piane ma d’aspetto ondulato; le nervature formano solchi sulla pagina superiore e sporgono nettamente su quella inferiore; le mediane misurano 20-50 cm per 6,6-14 cm.
- Foglie giovani: prima coperte di peluria bianca, poi verde-giallo chiaro, quindi bronzo, infine verde vivo lucido. La descrizione originale le dice di colore dorato.
- Coni maschili: da 1 a 3 per fusto, di 7-11 cm per 2-2,7 cm, da verde-giallo a giallo-beige.
- Coni femminili: uno per fusto, eretti, ellissoidi, lunghi fino a 17 cm e larghi 11 cm, prima bruno-rossastri, poi bruni e fulvo chiaro a maturità.
- Semi: ovoido-piramidali, di 3,5-4,2 cm per 2,2-2,8 cm, con involucro carnoso spesso 10-20 mm, che passa dal rosa all’arancio.
Il nome della specie si riferisce ai pochi denti grossi presenti vicino all’apice delle foglioline. La descrizione originale ne faceva il carattere distintivo, insieme a una punta acuminata e leggermente falcata; la revisione del 2015 osserva invece che il margine è per lo più intero, talvolta irregolarmente sinuoso all’estremità, e che questa irregolarità, molto variabile e presente anche in alcune foglioline di Zamia montana, non è un buon carattere diagnostico.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.
Possibili confusioni
La specie più vicina è Zamia montana, dell’Antioquia, con cui è stata riunita dal 2009 al 2015. Zamia montana ha un tronco arborescente, fino a 10 foglie e foglioline obovate le cui nervature sporgono appena sulla pagina inferiore; Zamia oligodonta ha un fusto quasi sempre sotterraneo, al massimo 3 foglie e foglioline ellittiche, ondulate, con nervature ben sporgenti di sotto (Calonje e collaboratori, 2015).
La descrizione originale la confronta anche con altre Zamia dalle foglioline pieghettate:
- Zamia amplifolia, della cordigliera Occidentale: foglioline ancora più spesse, più simmetriche, ellittiche, senza denti né punta acuminata, con solchi tra le nervature larghi il doppio; foglie giovani più rossastre;
- Zamia skinneri, di Panama: foglioline anch’esse pieghettate e acuminate, ma con più denti e punta non falcata; piante molto più robuste, con un tronco alto fino a 4 m;
- Zamia cunaria, di Panama, e Zamia amazonum: somiglianza superficiale, ma foglioline non pieghettate, senza pochi denti grossi sotto l’apice;
- Zamia purpurea, del Messico: fusto sotterraneo e foglioline acuminate, ma fino a 5 paia di foglioline ellittiche, foglie giovani porpora e denti sparsi in modo regolare nel terzo superiore.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta il nome Zamia oligodonta; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta nel 2003 da Eduardo Calderón-Sáenz, dell’Istituto Alexander von Humboldt di Bogotá, e da Dennis Wm. Stevenson, dell’orto botanico di New York, nella Revista de la Academia Colombiana de Ciencias Exactas, Físicas y Naturales (volume 27, n. 105). Usando la chiave delle Zamia colombiane della Flora de Colombia (2001), gli autori non riuscivano a dare un nome a un materiale del Risaralda, e si accorsero che si trattava di una specie nuova. Nello stesso articolo pubblicarono una chiave aggiornata delle Zamia della Colombia.
L’olotipo (Calderón-Sáenz 174), una pianta maschile con un cono, è conservato nell’erbario dell’Istituto Humboldt (FMB). Fu raccolto nell’ottobre 1999 da una pianta coltivata dallo stesso Calderón-Sáenz, proveniente da un esemplare trovato nel Risaralda, in una zona di foresta subandina. Gli autori citavano altri esemplari sterili coltivati della stessa località; a quella data erano state viste fertili soltanto due piante, entrambe in coltivazione.
Nel 2009 Lindström incluse Zamia oligodonta nella sinonimia di Zamia montana. Nel 2014 Michael Calonje, Gustavo Morales, Cristina López-Gallego e Francisco Javier Roldán hanno studiato le popolazioni naturali di entrambe le specie, e la loro revisione, pubblicata su Phytotaxa nel 2015, ha mostrato che si tratta di due specie distinte per morfologia e per distribuzione. Le osservazioni in natura hanno anche rivelato che le piante selvatiche diventano molto più grandi delle piante coltivate su cui si basava la descrizione originale. The World List of Cycads segue questa revisione; la banca dati della CITES, invece, al 2026 tratta ancora Zamia oligodonta come sinonimo di Zamia montana.
Etimologia e storia
L’epiteto oligodonta unisce le radici greche oligo, «pochi», e odonto, «denti», e allude ai pochi denti presenti nella parte apicale di ogni fogliolina (descrizione originale; The World List of Cycads, da Haynes 2022).
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in spagnolo.
In natura
Zamia oligodonta è endemica del dipartimento di Risaralda, dove cresce nelle foreste pluviali premontane della cordigliera Occidentale, tra 1500 e 1800 m. Il clima, ricavato dai modelli WorldClim, è fresco e piovoso: 2600-2700 mm di pioggia all’anno, con due massimi (ottobre-novembre e aprile-maggio) e mesi più asciutti in gennaio-marzo e luglio-agosto; temperatura media annua di 18,8 °C, con valori compresi tra 13,6 e 24,3 °C (Calonje e collaboratori, 2015).
Della fenologia si sa poco: alla fine di marzo 2014 sono stati osservati coni femminili nuovi e in sviluppo e coni maschili giovani; semi maturi sono stati segnalati in ottobre. All’inizio di luglio i coni maschili erano del tutto marciti, e il polline sarebbe stato liberato tra aprile e maggio. Non sono stati osservati né impollinatori né danni da animali erbivori.
Stato di conservazione e normativa
Zamia oligodonta è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(iii), in una valutazione di Cristina López-Gallego e Michael Calonje pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads). La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.
Nel 2015 la specie era nota da cinque sottopopolazioni con circa 1000 adulti in tutto, su un areale di 30 km² e una superficie occupata stimata in 5 km². In tutte e cinque il rinnovo sembrava buono, con piante di età diverse, e in due popolazioni sono stati osservati coni femminili fertili. Una popolazione si trova in un’area protetta del Risaralda, e la regione conserva ancora una discreta copertura forestale; aree disboscate di habitat altrimenti adatto fanno però pensare a un declino. La minaccia principale è la distruzione dell’habitat per creare pascoli e coltivazioni, soprattutto di caffè e canna da zucchero. La lista rossa delle cicadee colombiane la considerava «dati insufficienti»; con i nuovi dati di campo, gli autori della revisione raccomandavano di classificarla in pericolo (EN, criteri B1ab(i-v)+2ab(i-v); C1). La valutazione mondiale del 2022 l’ha posta in una categoria più grave. Già la descrizione originale teneva segreta la località tipo, per evitare il saccheggio da parte di commercianti senza scrupoli.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia oligodonta rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, la elenca come sinonimo di Zamia montana, con lo stesso statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026): l’iscrizione riguarda comunque l’intero genere.
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
L’unica coltivazione documentata è quella delle piante tenute in Colombia da Eduardo Calderón-Sáenz, su cui si basa la descrizione del 2003: restavano molto più piccole degli esemplari selvatici (foglie di 55-125 cm contro fino a 290 cm in natura), e due di esse hanno prodotto un cono, una maschile e una femminile. Non è stata trovata alcuna indicazione di coltivazione pubblicata né alcuna offerta commerciale.
In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca del suo nome sul forum Tropicamente non dà alcun risultato. Lo stesso vale per il forum francese Fous de palmiers.
Moltiplicazione
La specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile, una femminile e un’impollinazione. I semi, lunghi 3,5-4,2 cm, sono descritti dalla revisione del 2015, ma non esiste alcun dato di germinazione. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; bisogna comunque assicurarsi che provengano da piante coltivate.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia; in natura non sono stati osservati danni da erbivori (Calonje e collaboratori, 2015).
Rusticità
Per Zamia oligodonta non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il suo habitat di montagna è fresco (media annua di 18,8 °C, valori modellizzati tra 13,6 e 24,3 °C), ma nessuna fonte indica gelate nel suo areale né prove di coltivazione al freddo.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione fuori dalla Colombia. In assenza di dati, qualsiasi valore di rusticità sarebbe inventato.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia oligodonta. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso per questa specie.
Domande frequenti
Dove cresce Zamia oligodonta?
Soltanto nel dipartimento di Risaralda, in Colombia, nelle foreste pluviali premontane della cordigliera Occidentale, tra 1500 e 1800 m.
Perché «oligodonta»?
Dal greco oligo, «pochi», e odonto, «denti»: le foglioline portano pochi denti grossi vicino all’apice. La revisione del 2015 ha però mostrato che questo carattere è molto variabile.
Perché è stata confusa con Zamia montana?
Perché le due specie si somigliano per diversi caratteri. Nel 2009 sono state riunite, ma gli studi di campo del 2014 hanno mostrato che sono ben distinte: Zamia montana ha un tronco arborescente e vive nell’Antioquia, Zamia oligodonta ha un fusto quasi sempre sotterraneo e vive nel Risaralda.
Quante foglie ha?
Poche: da una a tre per volta. In natura possono però superare i 2,5 m di lunghezza.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022), dopo che la revisione del 2015 aveva proposto «in pericolo» (EN).
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Non si sa. Non esiste alcun dato di coltivazione né di resistenza al freddo, e la specie è praticamente assente dalle collezioni.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia oligodonta: https://cycadlist.org/scientific_name/528 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (CR, valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Zamia oligodonta (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Zamia_oligodonta.pdf — descrizione originale, tipo, etimologia, confronto con le specie vicine, chiave delle Zamia della Colombia. Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
- Plazi TreatmentBank, Zamia oligodonta in Calonje e coll. 2015: https://treatment.plazi.org/id/038F87B2-2E66-9B2B-FF6F-FF105844FE06 — descrizione delle piante selvatiche, caratteri distintivi, distribuzione e clima, fenologia, popolazioni, statuto proposto. Trascrizione integrale della revisione pubblicata su Phytotaxa (articolo con revisione paritaria); consultata l’11 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia montana: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/14684/legal — Zamia oligodonta elencata come sinonimo; appendice II della CITES (annotazione #4, CoP20), allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata l’11 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Tropicamente, ricerca nel forum: https://www.tropicamente.it/forums/search/oligodonta/ — nessun messaggio su questa specie (consultata l’11 ottobre 2026).
Bibliografia
- Calderón-Sáenz, E. & Stevenson, D.W. (2003). Una nueva especie de Zamia L. (Zamiaceae) de los Andes de Colombia y clave actualizada para las especies del género en Colombia. Revista de la Academia Colombiana de Ciencias Exactas, Físicas y Naturales 27(105): 485-490. [Protologo; testo integrale consultato.]
- Calonje, M., Morales, G., López-Gallego, C. & Roldán, F.J. (2015). A taxonomic revision of Zamia montana and Zamia oligodonta, with notes on their conservation status. Phytotaxa 192(4): 279-289. doi:10.11646/phytotaxa.192.4.5 [Revisione con studi di campo; trattamento della specie letto per intero nella trascrizione di Plazi.]
- López-Gallego, C. & Calonje, M. (2022). Zamia oligodonta. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178882A69832832. [Valutazione in vigore; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]