Zamia fischeri è una piccola cicadea endemica del Messico nord-orientale, dove vive nel sottobosco della Sierra Madre Oriental, negli Stati di Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí e Tamaulipas. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 1845, ha poche foglie corte e ricadenti, con foglioline sottili e appuntite. Per decenni quasi tutte le piante coltivate con questo nome erano in realtà un’altra specie, Zamia vazquezii del Veracruz, separata da botanici di New York e di Napoli in un articolo uscito nel 1998. È classificata in pericolo dalla IUCN.
L’essenziale su Zamia fischeri
- Nome accettato: Zamia fischeri Miq. (1845), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); la stessa specie è scritta Zamia fischeri Miq. ex Lem. in altre banche dati; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Palmifolium fischeri (Miq.) Kuntze (1891); il nome Zamia fischeri è stato a lungo applicato per errore a Zamia vazquezii
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome verificato; nessun nome italiano
- Distribuzione naturale: Messico (Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí, Tamaulipas)
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione del 2022, criterio A4cd
- CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
- Rusticità documentata: nessuna misura (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: sottobosco di foreste di pini e querce e di foreste nebulose, fino a circa 900 m (dati IUCN riportati da fonti secondarie); in coltivazione, substrato drenante da neutro a leggermente calcareo (vivaio specializzato)
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo; meno di sei foglie, lunghe meno di 30 cm, con meno di 12 paia di foglioline lanceolate (Stevenson e colleghi, 1998)
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia fischeri?
È una delle Zamia più piccole: poche foglie, corte e ricadenti, con foglioline lanceolate, sottili e appuntite, dentellate verso l’apice. Stevenson, Sabato, Moretti e De Luca (1998), che hanno chiarito l’identità della specie, la separano da Zamia vazquezii con criteri semplici:
- Zamia fischeri: meno di sei foglie, lunghe meno di 30 cm, ricadenti, con meno di 12 paia di foglioline lanceolate ad apice acuto; numero cromosomico 2n = 16;
- Zamia vazquezii: da 6 a 30 foglie, lunghe da 30 cm a 1 m, erette, con 12-25 (30) paia di foglioline ovate o a forma di pera rovesciata, acuminate, che ricordano le felci Cyrtomium o certe Adiantum; 2n = 18.
Le schede descrittive correnti, riprese da varie enciclopedie a partire da The Cycad Pages, danno inoltre queste misure: fusto sotterraneo e subgloboso di circa 8 cm di diametro; catafilli ovali di 1-1,5 cm per 1,5-2 cm; foglie di 15-30 cm, con picciolo di 5-10 cm senza aculei e 5-9 paia di foglioline papiracee, quelle mediane lunghe 3-5 cm e larghe 0,5-1 cm, con diversi denti nella metà esterna; coni maschili fulvi, ovoido-cilindrici, di 5-7 cm per 1-2 cm, su un peduncolo di 1,5-2,5 cm; coni femminili da grigio verdi a grigi, cilindrici, acuminati, di 8-12 cm per 4-7 cm; semi rossi di 1,3-1,8 cm. Queste misure non hanno potuto essere confrontate con una fonte primaria per questa scheda, ma concordano con i criteri di Stevenson e colleghi.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale. In coltivazione la lunga confusione con Zamia vazquezii rende possibili scambi di etichette più che veri incroci: nessun ibrido orticolo è stato pubblicato.
Possibili confusioni
La confusione principale, e storica, è con Zamia vazquezii, del Veracruz, descritta proprio per risolverla: secondo Stevenson e colleghi (1998), la maggior parte degli esemplari d’erbario e delle piante coltivate come Zamia fischeri non corrispondeva alla descrizione e alle illustrazioni di Miquel. I criteri sono quelli indicati sopra: numero, lunghezza e portamento delle foglie, forma delle foglioline, numero di cromosomi e provenienza (Sierra Madre Oriental per Zamia fischeri, Veracruz per Zamia vazquezii).
La confusione continua nel commercio. Sul forum francese Fous de palmiers diverse piante vendute come Zamia fischeri sono state riconosciute come Zamia vazquezii (2010 e 2015), e nel 2014 un coltivatore specializzato segnalava che un fornitore di semi continuava a vendere come Zamia fischeri semi che erano chiaramente di Zamia vazquezii. Prima di attribuire una pianta a Zamia fischeri conviene quindi verificarne i caratteri e la provenienza.
Altre due specie messicane possono trarre in inganno: Zamia inermis, del Veracruz, anch’essa senza aculei sul picciolo, come dice il nome, e Zamia loddigesii, molto diffusa sul versante atlantico del Messico, Hidalgo e Tamaulipas compresi, con foglie più grandi e foglioline più numerose. La Zamia furfuracea, con le sue foglioline spesse e pelose, non si confonde.
Tassonomia
La storia del nome è raccontata da Stevenson, Sabato, Moretti e De Luca in un articolo intitolato «What is Zamia fischeri Miquel?», pubblicato da Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (volume 37-38, datato 1995-1996 e stampato nel novembre 1998). Nel 1844 il botanico olandese Friedrich Anton Wilhelm Miquel inviò all’orticoltore belga Louis Van Houtte una lettera con la descrizione latina di una nuova Zamia, che intendeva pubblicare nella sua monografia delle cicadee su Linnaea. Van Houtte la pubblicò invece nel suo catalogo, Hortus Vanhoutteanus (1845), attribuendola a Miquel: è questa pubblicazione a valere, anche se non cita alcun esemplare. La pianta veniva dall’orto botanico di San Pietroburgo («ex Horto Petropolitano in H. Houtte vecta», secondo The World List of Cycads).
In mancanza di esemplari citati, Stevenson e Sabato designarono nel 1986 come neotipo l’esemplare, conservato a Utrecht (U), che era servito a Miquel per il disegno pubblicato su Linnaea nel 1847. Fino al 1932 il nome fu usato in modo coerente, nelle monografie di Miquel e di Regel, da De Candolle (1868), Dyer (1883) e Schuster (1932), per circa sei raccolte simili, conservate a Utrecht o a San Pietroburgo; il materiale di Berlino andò distrutto nella seconda guerra mondiale.
Dopo il 1932 piante del Veracruz entrarono in coltivazione con il nome di Zamia fischeri, e Vovides e colleghi (1983, 1992) le trattarono così nella flora del Veracruz. Le piante di San Luis Potosí, coltivate da cinquant’anni al Fairchild Tropical Garden di Miami, all’Orto botanico di New York e, da oltre quindici anni, all’Orto Botanico dell’Università di Napoli, avevano però conservato la forma descritta da Miquel, e la citologia confermava la differenza: 2n = 16 per le piante di San Luis Potosí, 2n = 18 per quelle del Veracruz (Moretti e colleghi, 1991; Caputo e colleghi, 1996). Le popolazioni di San Luis Potosí e del vicino Querétaro sono inoltre separate da quelle del Veracruz. Gli autori descrissero quindi le piante del Veracruz come una specie nuova, Zamia vazquezii, dal nome del botanico messicano Mario Vázquez Torres, che l’aveva scoperta (tipo raccolto il 22 gennaio 1989).
La revisione delle Zamia del «Mega-Messico» di Nicolalde-Morejón, Vovides e Stevenson (2009) tratta Zamia fischeri come specie distinta, limitata al Messico nord-orientale. Nel 2018 Lei e colleghi hanno pubblicato il genoma completo del cloroplasto di una pianta identificata come Zamia fischeri: nella loro analisi si raggruppa con Zamia furfuracea.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Friedrich Ernst Ludwig von Fischer (1782-1854), botanico russo di origine tedesca e direttore dell’orto botanico di San Pietroburgo (Whitelock, 2002, ripreso da The World List of Cycads), da cui veniva la pianta descritta. L’attribuzione a un certo «Gustav Fischer», appassionato di cicadee dell’Ottocento, che si legge in alcune fonti divulgative, non è sostenuta dalle opere di riferimento.
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome volgare verificabile: la scheda francese di questo sito citava alcuni nomi in lingua huasteca attribuendoli a The World List of Cycads, ma non compaiono nella scheda attuale della lista e non sono stati ripresi. Non esiste un nome italiano.
In natura
Zamia fischeri è endemica del Messico nord-orientale: The World List of Cycads la indica negli Stati di Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí e Tamaulipas, sui versanti della Sierra Madre Oriental. Secondo la valutazione della IUCN, nota da fonti secondarie, cresce nel sottobosco delle foreste di pini e querce e delle foreste nebulose fino a circa 900 m, con 1 500-2 000 mm di pioggia all’anno, temperature estive tra 20 e 30 °C e invernali tra 10 e 20 °C. Come tutte le cicadee forma radici coralloidi che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto.
Stato di conservazione e normativa
Zamia fischeri è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 di J.D. Bösenberg, per il criterio A4cd: una riduzione della popolazione osservata o prevista, che comprende passato e futuro, legata al declino dell’habitat e allo sfruttamento.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia fischeri rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4, che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026.
Species+ non ha una scheda propria per questa specie, coperta dall’iscrizione «Zamia spp.». Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads (consultata l’11 ottobre 2026), perché la Lista rossa non è stata consultabile direttamente. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio e chiedete al venditore i documenti di provenienza.
Coltivazione
La vera Zamia fischeri è rara in coltivazione: molte piante vendute con questo nome sono Zamia vazquezii (vedi Possibili confusioni). Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu (2023) la colloca tra le Zamia del Messico e dell’America centrale settentrionale, di difficoltà «media»: specie per lo più abituate a una stagione secca marcata, che tollerano l’aria secca e un substrato piuttosto asciutto in inverno, indifferenti alla natura del substrato purché drenante e alla qualità dell’acqua, con una preferenza per condizioni leggermente calcaree. Il vivaio consiglia:
- Substrato: drenante, da neutro a leggermente calcareo, in gran parte minerale.
- Inverno: da 5 a 10 °C, con risalite diurne verso 20-25 °C; tolleranza media ai periodi freschi prolungati, con substrato piuttosto asciutto ma non secco del tutto.
- Estate: da 15 a 20 °C di notte e da 25 a 30 °C di giorno, fino a 40 °C con annaffiature abbondanti; almeno quattro-sei mesi di temperature estive all’anno.
Sono consigli per un gruppo di specie, non misure sulla sola Zamia fischeri. La piccola taglia la rende adatta alla coltivazione in vaso.
Moltiplicazione
Per seme, da piante maschili e femminili di identità sicura, con impollinazione manuale. Data la confusione con Zamia vazquezii, verificare l’identità delle piante madri è indispensabile per ottenere semi autentici. Non sono pubblicati dati di germinazione propri della specie. I semi sono esclusi dai controlli CITES (annotazione #4).
Malattie e parassiti
Un virus nuovo, chiamato provvisoriamente «cycad leaf necrosis virus», è stato isolato da piante di Zamia fischeri che mostravano clorosi, necrosi e macchie ad anello sulle foglie: è il primo badnavirus segnalato su una cicadea, e anche su una gimnosperma (Alvarez-Quinto e colleghi, 2020). Per il resto la specie è esposta ai parassiti comuni delle cicadee in coltivazione, cocciniglie in particolare, e al marciume delle radici in un substrato troppo umido.
Rusticità
Non esiste alcuna misura di resistenza al freddo per Zamia fischeri. I riscontri amatoriali disponibili riguardano quasi sempre piante di identità dubbia, spesso Zamia vazquezii, e non sono stati ripresi.
In Italia
L’Italia ha un legame particolare con questa specie. Tre dei quattro autori che ne hanno chiarito l’identità, Sergio Sabato, Aldo Moretti e Paolo De Luca, lavoravano al Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università di Napoli Federico II, e il loro articolo è uscito sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli. Vi si legge che piante di Zamia fischeri provenienti da San Luis Potosí erano coltivate all’Orto Botanico di Napoli da oltre quindici anni (raccolta Sabato e Moretti), accanto a piante di Zamia vazquezii del Veracruz, e che entrambe avevano conservato i loro caratteri. L’Index Seminum 2012-13 dell’Orto Botanico offriva ancora materiale di Zamia fischeri, coltivata nelle Serre Califano, cioè in serra; la pubblicazione più recente sulle serre (Sibilio, uscita nel 2019) cita Zamia vazquezii ma non Zamia fischeri, e la presenza attuale della specie non è verificata.
Non è stata segnalata alcuna coltivazione in piena terra in Italia, in nessuna zona climatica. Sul forum Tropicamente la specie compare soltanto nella didascalia di una foto di foglie nuove (2009), senza luogo né condizioni di coltivazione e con un’identificazione non verificabile (ricerca dell’11 ottobre 2026).
Esperienze francesi
In Francia non è documentata alcuna prova in piena terra della vera Zamia fischeri. Il clima del Sud-Est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, ma i messaggi del forum Fous de palmiers che parlano di «Zamia fischeri» riguardano spesso piante poi riconosciute come Zamia vazquezii, e non permettono di trarre conclusioni sulla specie.
Riferimenti internazionali
Negli Stati Uniti piante di San Luis Potosí sono coltivate da decenni al Fairchild Tropical Garden di Miami (accessione 57-149, secondo Stevenson e colleghi, 1998), in un clima tropicale senza gelo. Non sono stati trovati riscontri datati di gelo.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia fischeri. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: nelle Zamia sono stati trovati glicosidi tossici (cicasina, macrozamina, metilazossimetanolo), e l’ASPCA, il centro antiveleni veterinario statunitense, cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Zamia fischeri. Non vanno attribuiti alla specie gli usi alimentari noti per altre Zamia.
Domande frequenti
Come si distingue Zamia fischeri da Zamia vazquezii?
Dalle foglie: meno di sei, lunghe meno di 30 cm, ricadenti, con meno di 12 paia di foglioline lanceolate e appuntite in Zamia fischeri; più numerose, più lunghe, erette, con foglioline ovate simili a quelle di una felce in Zamia vazquezii. Anche il numero di cromosomi (16 contro 18) e la provenienza le separano.
Perché è rara in collezione?
Perché per decenni quasi tutte le piante coltivate con questo nome erano Zamia vazquezii. La vera Zamia fischeri, della Sierra Madre Oriental, è stata introdotta raramente, e alcuni venditori confondono ancora le due specie.
Dove cresce?
Nel Messico nord-orientale, negli Stati di Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí e Tamaulipas, nel sottobosco delle foreste della Sierra Madre Oriental.
Chi era Fischer?
Friedrich Ernst Ludwig von Fischer (1782-1854), direttore dell’orto botanico di San Pietroburgo, da cui veniva la pianta descritta da Miquel.
È minacciata?
Sì. È classificata in pericolo (EN) dalla IUCN dal 2022.
C’è un legame con Napoli?
Sì. Tre degli autori dell’articolo che nel 1998 ha chiarito l’identità della specie lavoravano all’Università di Napoli, e l’Orto Botanico di Napoli coltivava piante autentiche di San Luis Potosí.
Si può coltivare in vaso?
Sì, la sua piccola taglia lo permette. Un vivaio specializzato consiglia un substrato drenante, un inverno fresco ma senza gelo e un’estate calda; assicuratevi però che la pianta sia davvero Zamia fischeri.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia fischeri: https://cycadlist.org/scientific_name/466 — autore, pubblicazione, neotipo, distribuzione, stato IUCN (EN A4cd, valutazione del 2022), etimologia, sinonimo. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Delpinoa 37-38, Stevenson e colleghi, «What is Zamia fischeri Miquel?»: https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_37-38_1995-96_%5B1998%5D/Delpinoa_37-38_1995-96_%5B1998%5D_009-017.pdf — storia del nome, neotipo, criteri di distinzione, cromosomi, piante coltivate a Napoli, Miami e New York, descrizione di Zamia vazquezii. Articolo scientifico; testo integrale letto l’11 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Index Seminum 2012-13: https://www.ortobotaniconapoli.it/images/index-seminum/Index_Seminum_12_13_Naples_Botanical_Garden_Italy.pdf — Zamia fischeri nelle Serre Califano. Elenco ufficiale dell’orto botanico.
- Europe PMC, scheda di Alvarez-Quinto e colleghi 2020: https://europepmc.org/search?query=10.1007%2Fs00705-020-04630-6 — riassunto sul virus isolato da Zamia fischeri. Banca dati bibliografica.
- Wikipedia (in inglese), Zamia fischeri: https://en.wikipedia.org/wiki/Zamia_fischeri — misure correnti, habitat secondo la IUCN, sinonimi secondo POWO. Fonte secondaria, usata solo per dati concordanti con altre fonti.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — Appendice II della CITES per il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; Allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Cycadales.eu, «Comment cultiver les Zamia en climat tempéré» (6 gennaio 2023, aggiornato il 27 maggio 2023): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — gruppi di coltivazione delle Zamia, temperature e substrati consigliati. Vivaio specializzato francese (Montpellier): consigli d’esperienza per gruppo di specie, non dati misurati sulla singola specie.
- Forum Fous de palmiers, ricerca «zamia fischeri»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/search.php?keywords=zamia+fischeri — piante vendute come Zamia fischeri riconosciute come Zamia vazquezii (2010-2015). Testimonianze di amatori.
- Tropicamente, ricerca «fischeri»: https://www.tropicamente.it/forums/search/fischeri/ — una sola didascalia di foto (2009), identificazione non verificabile. Principale forum italiano di piante tropicali.
- ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea per cani, gatti e cavalli (cicasina, BMAA), citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.
Bibliografia
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- Stevenson, D.W., Sabato, S., Moretti, A. & De Luca, P. (1998). What is Zamia fischeri Miquel? Delpinoa n.s. 37-38 (1995-1996): 9-17. [Testo integrale letto; descrizione di Zamia vazquezii D.W.Stev., Sabato & De Luca.]
- Moretti, A., Caputo, P., Gaudio, L. & Stevenson, D.W. (1991). Intraspecific chromosome variation in Zamia (Zamiaceae, Cycadales). Caryologia 44: 1-10. [Citato secondo Stevenson e colleghi (1998).]
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- Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
- Lei, J.-Y., Hinsinger, D.D. & Jiang, G.-F. (2018). Characterization of the complete chloroplast genome of endangered cycads Zamia fischeri Miq. ex Lem. Mitochondrial DNA Part B 3(2): 1059-1061. doi:10.1080/23802359.2018.1508387 [Riassunto letto.]
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