Encephalartos tegulaneus

Encephalartos tegulaneus è una grande cicadea arborescente endemica del Kenya, che vive sui pendii rocciosi e nelle foreste secche delle montagne del nord del paese, tra circa 1.400 e 2.300 m di altitudine. Questa specie del genere Encephalartos, raccolta nel 1954 da Joy Adamson, l’autrice di Nata libera (Born Free), deve il nome alle squame dei coni maschili, sovrapposte come tegole. Se ne riconoscono due sottospecie: quella tipica, abbondante nei monti Mathews e Ndoto, e la sottospecie powysii, nota in una sola collina vicino al monte Kenya. Poco minacciata nel complesso, si coltiva bene nei climi senza gelo; in Italia figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina.

In sintesi: Encephalartos tegulaneus

  • Nome accettato: Encephalartos tegulaneus Melville (1957), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dall’IPNI; POWO non consultato direttamente (accesso bloccato)
  • Sottospecie: Encephalartos tegulaneus subsp. tegulaneus e Encephalartos tegulaneus subsp. powysii Miringu & Beentje
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Kenyan giant cycad»; in lingua samburu «lpision»
  • Distribuzione naturale: Kenya; monti Mathews, Ndoto e monte Lololokwe (sottospecie tipica), distretto di Meru (sottospecie powysii)
  • Stato IUCN: a rischio minimo (LC) per la specie, valutazione del 2010 (Donaldson), secondo The World List of Cycads; la sottospecie powysii era classificata in pericolo critico (CR) nel 2003
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato; coltivazione consigliata senza gelo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura pendii ripidi, rocce e foresta secca; in coltivazione sole o mezz’ombra, suolo ben drenato e annaffiature regolari
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco alto fino a 7 m e largo 30-50 cm; foglie di 120-180 cm con 90-95 paia di foglioline; coni maschili di circa 42 cm, coni femminili di circa 40 cm (descrizione originale, Melville 1957); LLIFLE segnala tronchi eccezionali di 10 m e foglie fino a 3 m in coltivazione
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: citata nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); nessuna esperienza di coltivazione all’aperto documentata

Come riconoscere Encephalartos tegulaneus?

Encephalartos tegulaneus si riconosce dalla statura alta, da palma, dal tronco spesso unico e dai lunghi coni gialli, le cui squame maschili si sovrappongono come tegole. Da lontano può essere scambiato per una palma.

La descrizione originale di Melville (1957), redatta sulla raccolta di Joy Adamson, ne indica questi caratteri:

  • Tronco: cilindrico, alto fino a 7 m e largo 30-50 cm, coperto da fasce alterne di cicatrici fogliari (larghe 8-9 cm) e di squame; squame (catafilli) da lanceolato-acuminate a lineari, lunghe 8-18 cm, coperte all’esterno da una fitta peluria lanosa fulvo-brunastra.
  • Foglie: lineari-oblanceolate, lunghe 120-180 cm e larghe 30-40 cm, con circa 90-95 paia di foglioline; rachide nettamente incavato tra le foglioline; base del picciolo rigonfia, coperta da una lana camoscio-brunastra.
  • Foglioline: quelle mediane oblungo-lanceolate, rigide e coriacee, con i margini ricurvi, larghe 16-28 mm e lunghe 16-32 cm secondo la diagnosi latina (16-22 cm nel testo inglese dello stesso articolo), striate di sotto da 28-46 nervature; margine anteriore senza denti o con uno-tre brevi denti spinosi vicino alla base, margine posteriore con uno; punta pungente; verso la base, foglioline lanceolate più spinose (tre-sei spine davanti, due o tre dietro), poi trifide e ridotte a poche spine sopra la base rigonfia del picciolo.
  • Coni maschili: subcilindrici, lunghi circa 42 cm e larghi 13 cm, su un peduncolo di 20 cm, pelosi e fulvi nella parte bassa; squame mediane rivolte verso il basso, di 45-50 mm per 24-28 mm, sovrapposte come tegole.
  • Coni femminili: cilindrici, con l’apice arrotondato, lunghi circa 40 cm e larghi 19 cm, su un peduncolo di 9 cm; squame mediane con la faccia esterna larga 5-6 cm.
  • Semi: oblunghi, troncati, più o meno a tre angoli, scarlatti, lunghi 30-37 mm e larghi 18-23 mm.

L’enciclopedia in linea LLIFLE, che cita la Flora of Tropical East Africa, la valutazione IUCN e i giardini di Kew, indica intervalli più ampi, ricavati anche da piante più recenti o coltivate; alcuni si discostano dalla descrizione originale (numero di nervature, forma e dimensioni dei coni femminili):

  • tronco molto grande, in genere non ramificato, eretto o talvolta coricato e poi raddrizzato, alto fino a 7 m e largo 50 cm (a volte lungo 10 m e largo da 60 cm a 1 m), coperto di cicatrici fogliari;
  • numerose foglie di 1-1,8 m (fino a 3 m in coltivazione), da verde chiaro a verde bluastro, semilucide, piane in sezione, disposte in una corona a coppa rivolta verso l’interno;
  • foglioline lanceolate, rigide e coriacee, di 16-22 cm (fino a 31 cm) per 2-3 cm, percorse da 26-40 nervature, con i margini ricurvi e 1-3 denti vicino alla base;
  • 3-6 coni maschili, verdi o gialli, da strettamente ovoidi a subcilindrici, di 40-52 cm, su un peduncolo che può raggiungere 20 cm;
  • coni femminili ovoidi, verdi o gialli, di 40-68 cm per 19-25 cm (fino a 30 cm);
  • semi con involucro carnoso rosso-arancio, di 3-3,7 cm (fino a 4 cm).

Faden e Beentje (1989), che hanno esaminato raccolte più recenti, osservano che le foglioline mediane più lunghe raggiungono 28,5 cm per 2,2-2,5 cm, che il margine anteriore porta uno o due denti verso la base, come nella descrizione originale, ma che anche il margine posteriore può portarne fino a due. Contano circa quattro coni femminili e da tre a sei coni maschili per pianta.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido naturale o orticolo di Encephalartos tegulaneus.

Possibili confusioni

In Kenya le confusioni possibili riguardano i grandi Encephalartos verdi dell’Africa orientale. Faden e Beentje (1989) distinguono Encephalartos tegulaneus da Encephalartos kisambo per le foglioline più piccole e più distanziate. La più antica raccolta nota della specie, fatta nel 1911, era stata del resto identificata dapprima come Encephalartos hildebrandtii, specie del Kenya e della Tanzania. I coni a squame embricate e la provenienza montana del nord del Kenya restano i riferimenti migliori.

Tassonomia

Encephalartos tegulaneus è un nome accettato, senza sinonimi. Ronald Melville lo descrisse nel 1957 nel Kew Bulletin (12(2): 249, fig. 3), in un articolo dedicato agli Encephalartos dell’Africa centrale, sulla base di una sola raccolta: quella di Joy Adamson, fatta il 7 maggio 1954 sul monte Lololokwe, che i Samburu chiamano Sabatchi, nei monti Mathews, a circa 35 miglia (56 km) a nord di Isiolo; l’etichetta del tipo indica 2.300 m di altitudine. L’olotipo è a Kew (K), con isotipi a Berlino (B), Meise (BR) e Nairobi (EA). The World List of Cycads data la raccolta al 5 maggio 1954; la descrizione originale, come un estratto di POWO, indica il 7 maggio.

Nel 1999 Beatrice W. Miringu e Henk Beentje hanno descritto nel Journal of East African Natural History (88: 35-39) la sottospecie powysii, del distretto di Meru, nel centro del Kenya (olotipo B. W. Miringu 1, 23 novembre 1995, EA; l’IPNI data la pubblicazione effettiva al 2000). Questa pubblicazione ha creato automaticamente il nome della sottospecie tipica, Encephalartos tegulaneus subsp. tegulaneus, che riunisce le popolazioni dei monti Mathews, Ndoto e del monte Lololokwe. L’articolo non ha potuto essere consultato: i caratteri che separano le due sottospecie non sono quindi descritti qui.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino tegula, «tegola», e allude alle squame dei coni maschili, che si sovrappongono come le tegole di un tetto (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). La sottospecie powysii onora Gilfrid Powys, già amministratore del distretto di Meru e appassionato di piante, che fece conoscere questa popolazione al secondo autore, Henk Beentje.

A lungo si è creduto che Joy Adamson fosse stata la prima a raccogliere la specie, nel 1954. Melville la ringrazia per esemplari «eccellenti e completi», accompagnati da fotografie delle piante nel loro ambiente e da uno schizzo all’acquerello; cita anche le sue note: la montagna si alza bruscamente da circa 3.000 a 7.000 piedi (900-2.100 m), porta in cima una fitta foresta di «cedri», palme da dattero e alcune enormi euforbie a candelabro, e la cicadea vi cresce sia sulla roccia nuda sia nella foresta più fitta o vicino alle sorgenti. Nel 1989 Faden e Beentje hanno però ritrovato, nell’erbario nazionale degli Stati Uniti, una raccolta più antica, fatta il 1° settembre 1911 da Edmund Heller durante la spedizione Smithsonian-Rainey nell’Africa orientale. L’etichetta, che la colloca sul monte Warges nei monti Mathews, tra 4.000 e 5.000 piedi, la descrive come abbondante al margine e nella foresta del versante occidentale fino a 6.000 piedi, sotto forma di «albero di 8-12 piedi». La pianta era stata identificata come Encephalartos hildebrandtii. Gli stessi autori hanno mostrato che la specie, nota alla descrizione originale e alla Flora of Tropical East Africa (1958) solo dal monte Lololokwe, cresce anche nei monti Ndoto e nei monti Mathews propriamente detti.

Nomi comuni

Per Encephalartos tegulaneus non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese «Kenyan giant cycad» (cicadea gigante del Kenya) è indicato da Species+ e figurava già nell’enciclopedia delle società di palme e cicadee della Florida (1998-2000). In samburu, la lingua dei pastori dei monti Mathews, la pianta si chiama «lpision» (Faden e Beentje, 1989), nome ripreso nel titolo di una scheda dei giardini di Kew citata da LLIFLE.

In natura

Encephalartos tegulaneus è endemico del Kenya. La sottospecie tipica vive in regioni isolate e difficili da raggiungere dei monti Mathews, soprattutto sulle colline Ndoto, Warges e Lololokwe e vicino a Barsaloi, tra 1.400 e 2.300 m di altitudine, secondo la valutazione IUCN ripresa da LLIFLE. Cresce su pendii ripidi e affioramenti rocciosi, nella boscaglia o nella foresta secca fitta.

Faden e Beentje (1989) precisano che può essere una delle specie dominanti del sottobosco delle foreste secche d’altitudine, che nei monti Mathews, verso 1.600-2.150 m, sono dominate da Podocarpus latifolius e dal ginepro Juniperus procera. È meno comune nelle foreste più umide a Croton megalocarpus e Strychnos, e nelle boscaglie secche a Euphorbia candelabrum delle quote più basse, fino a 1.400 m. La sottospecie powysii è nota soltanto in una collina vicino al monte Kenya.

La riproduzione è probabilmente molto lenta: molti semi vengono mangiati dai babbuini o dai maiali selvatici, e la durata di una generazione è stimata in circa 70 anni (valutazione IUCN, ripresa da LLIFLE).

Stato di conservazione e normativa

La specie è classificata a rischio minimo (LC) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione di Donaldson (2010) citata da The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Le due sottospecie non hanno la stessa sorte. Per la sottospecie tipica, la valutazione ripresa da LLIFLE conta sei località e almeno 5.000-10.000 individui adulti, con popolazioni stabili. Per la sottospecie powysii, il piano d’azione della IUCN del 2003 contava 200-400 piante, in declino moderato a causa dei prelievi dei collezionisti, e la classificava in pericolo critico (CR); The World List of Cycads la indica oggi come «non valutata». Lo stesso piano d’azione citava l’uso tradizionale come minaccia, debole, per la sottospecie tipica.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore.

Coltivazione

Encephalartos tegulaneus è considerato una cicadea facile e vigorosa nei climi senza gelo, a patto di dargli spazio. LLIFLE, che riassume le fonti orticole, lo descrive come adattabile, da coltivare al sole o a mezz’ombra in un suolo ben drenato, con annaffiature regolari nei mesi secchi. Le giovani piante crescono lentamente nei primi anni, soprattutto in vasi troppo piccoli per la loro radice fittonante, poi accelerano: una pianta di quattro o cinque anni può portare foglie di un metro. In pieno sole le foglie restano più corte e meno esposte al vento; all’ombra si allungano e rischiano di spezzarsi. La pianta sopporterebbe bene il trapianto da adulta, preferibilmente dopo aver tolto le foglie.

Nella California meridionale il vivaio Jungle Music lo consiglia come buona pianta da giardino, da collocare a mezz’ombra nelle zone costiere e all’ombra leggera nei climi desertici, in un suolo limoso. Nota che la specie tollera l’acqua ma non ama l’eccesso di umidità. Con le sue dimensioni da adulto, in Europa è soprattutto una pianta da grande serra o da giardino molto riparato.

In Italia

Encephalartos tegulaneus compare nell’elenco delle cicadee della collezione dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del sito del giardino datata 23 febbraio 2009; la pagina distingue esemplari in piena terra, riuniti in un’aiuola, e numerose specie coltivate in vaso, senza dire a quale gruppo appartenga questa specie, e la presenza attuale non è stata verificata. La specie non figura invece tra i 34 Encephalartos coltivati all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997). Per gli altri orti botanici italiani non è documentata alcuna presenza. Sul forum italiano Tropicamente non è stata trovata alcuna esperienza diretta di coltivazione (vedi Rusticità).

Moltiplicazione

La semina è il metodo abituale; i semi, con l’involucro carnoso rosso-arancio, si seminano freschi, dopo averli puliti con i guanti. LLIFLE sottolinea che le piantine hanno bisogno di vasi profondi per la radice fittonante. Poiché il tronco è in genere unico, i polloni sono rari. Ricordiamo che anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos tegulaneus in coltivazione. In natura babbuini e maiali selvatici consumano gran parte dei semi.

Rusticità

Per Encephalartos tegulaneus non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo, misurato o riferito da un coltivatore; le fonti orticole consigliano una posizione senza gelo.

In Italia

Sul forum Tropicamente un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) colloca nel dicembre 2008, sulla base della sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», Encephalartos tegulaneus nel gruppo di specie che, a suo parere, non avrebbero «alcuna possibilità di sopravvivere a una gelata», insieme ad altri Encephalartos tropicali. Non cita però alcun episodio datato né alcuna temperatura, e non precisa se abbia coltivato personalmente questa specie. Non è stato trovato nessun altro riscontro italiano.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in Francia, né sul forum Fous de palmiers né altrove. Va ricordato, per tutti gli Encephalartos, che le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; una grande specie a tronco aereo come questa non gode di tale protezione da adulta. La coltivazione in un grande vaso, svernato al riparo dal gelo, è la soluzione prudente.

Riferimenti internazionali

LLIFLE e il vivaio Jungle Music consigliano una posizione senza gelo e presentano la specie come ben adatta ai climi subtropicali, tra cui quello della California meridionale. Non è stato trovato alcun riscontro datato e misurato.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos tegulaneus, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo la valutazione IUCN ripresa da LLIFLE, i tronchi della sottospecie tipica sono stati tradizionalmente svuotati per farne abbeveratoi per il bestiame. Non è documentato alcun uso alimentare o medicinale.

Domande frequenti

Perché si chiama «tegulaneus»?

Per i coni maschili. Le loro squame si sovrappongono come le tegole di un tetto, tegula in latino; è la spiegazione data dallo stesso Melville nella descrizione originale.

È stata davvero Joy Adamson a scoprirlo?

In parte. La sua raccolta del 1954 è servita a descrivere la specie nel 1957, ma Edmund Heller l’aveva già raccolta nel 1911, senza che la pianta fosse riconosciuta: era stata scambiata per Encephalartos hildebrandtii.

Che differenza c’è tra le due sottospecie?

Anzitutto la distribuzione e lo stato. La sottospecie tipica è abbondante nelle montagne del nord del Kenya; la sottospecie powysii è nota solo in una collina vicino al monte Kenya e soffre dei prelievi. I caratteri che le separano non hanno potuto essere verificati nell’articolo del 1999.

È minacciato?

Non nel complesso: la specie è classificata a rischio minimo. La sottospecie powysii era invece classificata in pericolo critico nel 2003.

Quanto diventa grande?

Può diventare molto grande. La descrizione originale indica un tronco alto fino a 7 m e largo 50 cm, e foglie di 1,2-1,8 m; LLIFLE segnala tronchi di 10 m e foglie più lunghe in coltivazione. La crescita accelera dopo i primi anni.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non lo si sa, e le fonti orticole lo consigliano senza gelo. Non è stata pubblicata alcuna misura; un collezionista salentino lo riteneva incapace di sopravvivere a una gelata. In Italia conviene un grande vaso svernato al riparo.

È tossico?

Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma gli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. [Protologo (p. 249-252, fig. 3); testo integrale letto: descrizione latina e inglese, dimensioni, tipo, note di campo di Joy Adamson, etimologia, chiavi. Letteratura primaria.]
  • Faden, R.B. & Beentje, H.J. (1989). Encephalartos kisambo, a new cycad from Kenya, with a note on Encephalartos tegulaneus. Utafiti 2(1): 7-10. [Nota su Encephalartos tegulaneus: raccolta del 1911, distribuzione, habitat, nome samburu; testo consultato.]
  • Miringu, B.W. & Beentje, H. (1999). Encephalartos tegulaneus subsp. powysii (Zamiaceae): a new cycad in central Kenya. Journal of East African Natural History 88: 35-39. doi:10.2982/0012-8317(1999)88[35:ETSPZA]2.0.CO;2 [Descrizione della sottospecie; non consultato, sito inaccessibile.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos tegulaneus. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41911A10591971. [Valutazione LC, citata da The World List of Cycads e ripresa in parte da LLIFLE; non consultata direttamente.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Effettivi e minacce delle due sottospecie nel 2003; testo integrale consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]