Encephalartos septentrionalis è una cicadea delle savane alberate e delle colline granitiche dell’Africa centrale e orientale, presente nel Sud Sudan, nel nord dell’Uganda, nella Repubblica Centrafricana e nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. È una delle due specie del genere Encephalartos che si spingono più a nord, e il nome lo ricorda: septentrionalis significa «settentrionale». Descritta già nel 1871 dall’esploratore Georg Schweinfurth, resta tuttavia poco conosciuta: le descrizioni vanno da un tronco interamente sotterraneo a un tronco di due metri, e alcuni botanici si sono chiesti se il nome non nasconda più specie. Gli adulti resistono agli incendi della savana e possono perdere le foglie nella stagione secca. In Italia non ne è documentata la presenza negli orti botanici.
In sintesi: Encephalartos septentrionalis
- Nome accettato: Encephalartos septentrionalis Schweinf. (1871) secondo The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e Species+; IPNI e POWO lo attribuiscono a «Schweinf. ex Eichler» (1887) (vedi Tassonomia); POWO non consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; una forma a foglie argentee circola in coltivazione con il nome ‘Sudan Silver’
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Nile cycad»; nomi locali annotati nel 1871: Mwüe-piäh (paese zande) e Kägga-Kunda (Bongo)
- Distribuzione naturale: Sud Sudan (Equatoria Occidentale), nord dell’Uganda, Repubblica Centrafricana, nord-est della Repubblica Democratica del Congo
- Stato IUCN: a rischio minimo (LC), valutazione del 2010 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads; altre fonti indicano «quasi minacciata» (vedi Stato di conservazione)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: nessun valore misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura savane alberate e colline rocciose, spesso tra blocchi di granito in pieno sole; in coltivazione suolo ben drenato
- Portamento e dimensioni adulte: tronco globoso e sotterraneo di circa 30 cm di diametro e foglie di circa 1,5 m secondo Schweinfurth (1871); tronco di 30-200 cm (fino a 250 cm) secondo le descrizioni moderne riprese da LLIFLE
- Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici consultati; nessuna esperienza di coltivazione pubblicata
Come riconoscere Encephalartos septentrionalis?
Encephalartos septentrionalis è una cicadea a foglie verdi, di taglia media, con foglioline ben distanziate che portano spesso diversi denti raggruppati vicino alla base del margine superiore. Negli adulti il tronco è spesso annerito dal fuoco e, nella stagione secca, la pianta può restare del tutto senza foglie.
La descrizione più antica è quella di Schweinfurth, che vide la pianta sul posto durante il suo viaggio: un tronco sempre globoso, di un piede (circa 30 cm) di diametro, nascosto nel terreno e coperto come da squame dalle basi delle foglie vecchie, e foglie lunghe fino a cinque piedi (circa 1,5 m). Le descrizioni moderne, riprese dall’enciclopedia in linea LLIFLE sulla base della Flora of Tropical East Africa e della valutazione IUCN, indicano invece un tronco alto 30-200 cm (fino a 250 cm) e largo 30-75 cm, ramificato alla base, raramente in cespi di più di tre fusti, e inoltre:
- foglie verde medio, strettamente oblunghe, ristrette verso la base, lunghe 1,5-2 m, con il rachide nettamente solcato tra le foglioline;
- foglioline da oblunghe a lanceolate, più o meno coriacee, con il margine inferiore rialzato verso una punta spinosa, 2-7 denti spesso raggruppati verso la base e 26-43 nervature parallele sulla pagina inferiore;
- foglioline inferiori ridotte, poi biforcate, infine semplici spine;
- fino a 15 coni maschili per pianta, strettamente ellissoidi, lunghi 12-23 cm, su un peduncolo di 10-15 cm;
- fino a 4 coni femminili, verde-giallo e poi bruni a maturità.
Vorster e Heibloem (1995) aggiungono che i coni sono verde-giallo e che il libro di Goode (1989) raffigura un cono femminile portato da un peduncolo molto lungo, fino a 30 cm, un dettaglio che non hanno ritrovato altrove nella letteratura. Il vivaio californiano Jungle Music segnala che le foglie giovani sono coperte da una fine peluria biancastra che poi cade, tranne che sul picciolo.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido di Encephalartos septentrionalis.
Possibili confusioni
Il confronto pubblicato più preciso riguarda Encephalartos imbricans, descritto dall’Uganda nel 1995 e oggi ricondotto da The World List of Cycads a Encephalartos equatorialis. Vorster e Heibloem osservano che le due piante hanno spesso fino a quattro denti raggruppati vicino alla base del margine superiore delle foglioline, ma che Encephalartos septentrionalis ha foglioline ben distanziate e non embricate, coni verde-giallo e non verde glauco, e un cono femminile peduncolato.
Nel nord dell’Uganda la specie convive anche con Encephalartos macrostrobilus, descritto nel 1997 e chiamato così, secondo Haynes (2022), per i grandi coni femminili confrontati con quelli di Encephalartos septentrionalis. Le piante vendute come ‘Sudan Silver’, a foglie grigio-argentee, sono presentate da LLIFLE come una forma raccolta vicino a Moyo, nel nord dell’Uganda; il loro statuto non è chiarito e The World List of Cycads non le riconosce come taxon distinto.
Tassonomia
Encephalartos septentrionalis è un nome accettato, senza sinonimi. The World List of Cycads e Species+ lo attribuiscono a Georg Schweinfurth, che lo propose nel 1871 nella Botanische Zeitung (29: 334). L’IPNI, seguito da POWO, lo attribuisce invece a «Schweinf. ex Eichler», con pubblicazione in Die natürlichen Pflanzenfamilien di Engler e Prantl (II, 1: 22) nel 1887. Il testo del 1871 propone il nome in modo condizionato: se nulla di simile era stato trovato altrove in Africa, la pianta doveva essere nuova, «e in questo caso propongo il nome Encephalartos septentrionalis». Le fonti consultate non spiegano la divergenza di attribuzione, che non cambia nulla al nome della pianta.
I tipi sono due raccolte di Schweinfurth (n. 2952 e 3992), tra cui quella della collina di Gumango, nel Sud Sudan, conservate a Kew come sintipi secondo l’interpretazione di Melville (1957). Vorster e Heibloem (1995) sottolineano che, nonostante la sua antichità, la specie è poco conosciuta e che, data la sua area insolitamente vasta, «potrebbe trattarsi di più di una specie». Non è stata trovata alcuna revisione successiva su questo punto.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino septentrionalis, «del nord». Schweinfurth lo scelse «per fissare un fatto fitogeografico importante»: per quanto ne sapeva, nessun viaggiatore aveva raccolto nulla di simile nell’Africa orientale, occidentale o meridionale (Haynes, 2022, che cita Schweinfurth, 1871).
Il resoconto di Schweinfurth, pubblicato al ritorno dal suo primo viaggio nel paese dei Niam-Niam (gli Azande), è la prima testimonianza sulla pianta. La descrive come largamente diffusa ma localizzata e sparsa nelle foreste di savana, particolarmente frequente nel bosco sulla riva destra del fiume Tondj, sulla collina granitica di Gumango e a est dell’alto Huüh; il suo limite settentrionale sembrava raggiungere il villaggio di Ngoli. All’inizio di febbraio osserva la comparsa del nuovo fogliame, dopo che la pianta è sopravvissuta all’incendio della savana «nascosta come un bulbo morto». Nonostante le forti ricompense promesse, non ottiene alcun cono; trova soltanto, a fine luglio, a sud del villaggio di Ngoli, semi dell’anno precedente già privati dell’involucro carnoso, simili per forma e dimensioni a quelli di Zamia spiralis, una cicadea australiana. Dissotterra tre piante: ne spedisce una a Berlino, che perde molto peso durante il viaggio (all’inizio pesava 25 libbre), e rinuncia a spedire la seconda, interamente attraversata da una galleria d’insetto; le due piante rimaste vengono piantate nel suo giardino, sul posto.
Più di recente, fotografie scattate tra il 2022 e il 2024 nelle prefetture di Haute-Kotto e del Mbomou, nella Repubblica Centrafricana, sono state pubblicate nella galleria di The World List of Cycads. La storia dell’introduzione in coltivazione non è documentata; la forma ‘Sudan Silver’ sarebbe stata raccolta vicino a Moyo, in Uganda, da un collezionista, secondo LLIFLE.
Nomi comuni
Per Encephalartos septentrionalis non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese Species+ e LLIFLE indicano «Nile cycad» (cicadea del Nilo). Schweinfurth (1871) annotò due nomi locali, trascritti alla tedesca: «Mwüe-piäh» presso i Niam-Niam (Azande) e «Kägga-Kunda» presso i Bongo. Non è stata trovata nessuna fonte più recente che ne confermi l’uso attuale o la grafia.
In natura
Encephalartos septentrionalis occupa un’area vasta, divisa tra quattro paesi: l’Equatoria Occidentale nel Sud Sudan, il nord dell’Uganda, la Repubblica Centrafricana e la provincia Orientale della Repubblica Democratica del Congo (The World List of Cycads). Secondo i testi ripresi da LLIFLE cresce tra 500 e 2.500 m di altitudine, in zone rocciose di pianura e di media quota, nel bosco rado, nella prateria e nella boscaglia aperta, con un clima caldo e secco, spesso tra blocchi di granito in pieno sole. Già Schweinfurth l’aveva vista su una collina granitica e nella foresta di savana.
Il fuoco scandisce la sua vita. Gli incendi frequenti anneriscono i grandi tronchi, ma le basi delle foglie vecchie proteggono il fusto, e la pianta produce subito nuove foglie se le vecchie sono bruciate. Gli adulti a volte restano per un periodo senza foglie e raramente le conservano per una seconda stagione. Secondo le stesse fonti la rigenerazione da seme è scarsa, a causa del caldo, della siccità e degli incendi della prateria.
Stato di conservazione e normativa
The World List of Cycads classifica Encephalartos septentrionalis a rischio minimo (LC), in base alla valutazione di Bösenberg (2010). Wikipedia e LLIFLE indicano invece «quasi minacciata» (NT), citando la stessa valutazione: non avendo potuto consultare direttamente la Lista rossa, la divergenza resta aperta. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN la classificava come «dati insufficienti» (DD) e la segnalava in almeno un’area protetta. Secondo LLIFLE la specie è relativamente comune nella regione studiata e non ha minacce note; l’agricoltura, la siccità e i prelievi dei collezionisti sono minacce possibili.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Species+ segnala anche sospensioni del commercio con la Repubblica Democratica del Congo nel 2014 e nel 2015, oggi non più in vigore. Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Encephalartos septentrionalis si coltiva in un suolo molto drenante, al sole, con un periodo più asciutto in inverno. I dati di coltivazione vengono soprattutto da due fonti secondarie, da leggere con prudenza.
LLIFLE, enciclopedia in linea che riassume in particolare la letteratura delle società di cicadee, la considera adatta ai climi temperati caldi e subtropicali, da coltivare in pieno sole senza scottature delle foglie, in un suolo ghiaioso ben drenato, con annaffiature abbondanti nella stagione di crescita e un inverno piuttosto asciutto. In coltivazione la pianta svilupperebbe una radice fittonante profonda, e le giovani piante perderebbero spesso le foglie dell’anno precedente prima che spuntino quelle nuove; le foglie morte, se non vengono tolte, pendono come una gonna intorno al tronco. Per ottenere un primo cono servirebbero 15-20 anni.
Il vivaio Jungle Music, a Encinitas, nella California meridionale, riferisce un’esperienza più sfumata: la specie vi cresce a un ritmo moderato, ma sembra soffrire nel clima subtropicale e appare spesso sciupata per una parte dell’anno. Consiglia un suolo limoso ben drenato e, nei climi desertici, una luce filtrata.
In Italia
Non è stata trovata alcuna esperienza italiana di coltivazione. La specie non figura nell’elenco dei 34 Encephalartos coltivati all’Orto Botanico di Napoli pubblicato nel 1997, né nella pagina «Cicadee» dell’Orto Botanico di Messina (2009), né nelle altre fonti sugli orti botanici italiani raccolte per questo sito. Sul forum italiano Tropicamente compare soltanto citata di passaggio, nel 2009, in un elenco scherzoso di piante ugandesi, senza alcun dato di coltivazione. Chi la coltiva in Italia può fare riferimento ai consigli generali del genere: vaso profondo per il fittone, substrato minerale e inverno all’asciutto.
Moltiplicazione
La semina è la via abituale; LLIFLE colloca i semi tra quelli che germinano più facilmente. Vasi profondi si adattano alla radice fittonante. La pianta può anche ripartire dalle radici: sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne, Francia) riferisce nel dicembre 2009 di aver salvato un Encephalartos septentrionalis il cui caudice era marcito e la cui pianta madre era morta; conservando praticamente solo la parte radicale, ha ottenuto dopo circa un anno una nuova foglia e un nuovo caudice (messaggi del 2009, del 2010 e del 2011). La causa del marciume e il tipo di coltivazione (vaso o piena terra) non sono precisati.
Malattie e parassiti
Il marciume del caudice è l’unico problema di coltivazione riportato (vedi Moltiplicazione). In natura Schweinfurth trovò una pianta interamente attraversata da una galleria d’insetto, senza identificare l’insetto. Non è documentata nessun’altra malattia né alcun parassita proprio della specie.
Rusticità
Per Encephalartos septentrionalis non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo, misurato o riferito da un coltivatore.
In Italia
Nessun episodio di freddo documentato è stato trovato in Italia, in nessuna regione, né sul forum Tropicamente né in altre fonti italiane consultate.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, l’unico riscontro francese pubblicato, quello di Agen (vedi Moltiplicazione), riguarda un marciume del caudice e non il gelo. Come per gli altri Encephalartos, va ricordato che le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; gli adulti con il tronco fuori terra non godono di questa protezione. La coltivazione in vaso, con svernamento all’asciutto e al riparo dal gelo, resta la soluzione prudente.
Riferimenti internazionali
LLIFLE consiglia di tenere la pianta ben asciutta in inverno, intorno a 10 °C, e scrive che può sopportare gelate leggere e brevi se è asciutta, mentre le gelate forti sarebbero probabilmente fatali; queste indicazioni non si basano su alcun episodio datato. Nella California meridionale il vivaio Jungle Music la giudica poco robusta e soggetta a un aspetto sciupato nel clima subtropicale. Sui forum anglofoni, francofoni e italofoni consultati non è stato trovato alcun riscontro datato e misurato.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos septentrionalis, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario. Schweinfurth notava nel 1871 che gli abitanti non conoscevano alcun uso della pianta.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale. Schweinfurth scriveva nel 1871 che gli abitanti non conoscevano alcuna utilizzazione di questa pianta, che giudicava del resto poco frequente e il cui midollo, molto ridotto, è circondato da una spessa guaina legnosa.
Domande frequenti
Perché si chiama septentrionalis?
Perché vive molto a nord per un Encephalartos. Schweinfurth scelse questo nome, «del nord», per sottolineare che ai suoi tempi nessuna pianta simile era stata trovata altrove in Africa. Insieme a Encephalartos mackenziei è una delle specie che arrivano più a nord, fino al Sud Sudan.
Ha un tronco?
Dipende dalle fonti. Schweinfurth descriveva nel 1871 un tronco globoso sempre interrato; le descrizioni moderne parlano di un tronco che può raggiungere due metri. Questa variabilità è uno dei motivi per cui alcuni botanici si chiedono se il nome non comprenda più specie.
È normale che perda le foglie?
Sì, entro certi limiti. In natura gli adulti perdono a volte le foglie nella stagione secca o dopo un incendio, poi ne producono di nuove. In coltivazione le giovani piante perdono spesso le foglie vecchie prima di emetterne di nuove, secondo LLIFLE.
Che cos’è ‘Sudan Silver’?
Una forma a foglie grigio-argentee, raccolta vicino a Moyo, nel nord dell’Uganda, secondo LLIFLE. Alcuni la presentano come una specie nuova, ma non è stata descritta e The World List of Cycads non la riconosce.
È minacciata?
Non secondo The World List of Cycads, che la classifica a rischio minimo (2010); altre fonti indicano «quasi minacciata». Resta comunque protetta dall’Appendice I della CITES, come tutti gli Encephalartos.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Non lo si sa. Non è stata pubblicata alcuna misura di resistenza al freddo né alcuna esperienza italiana; le fonti consigliano uno svernamento all’asciutto, intorno a 10 °C, e temono le gelate forti. Il vaso, riparato in inverno, è la scelta prudente.
È tossica?
Va considerata tale. Non esistono dati per la specie, ma gli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos septentrionalis: https://cycadlist.org/scientific_name/345 — nome accettato, autore, pubblicazione, tipi, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN (LC, 2010), fotografie della Repubblica Centrafricana. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente.
- IPNI, Encephalartos septentrionalis: https://www.ipni.org/n/297134-1 — attribuzione «Schweinf. ex Eichler» (1887). Banca dati nomenclaturale di riferimento; consultata direttamente.
- Internet Archive, Botanische Zeitung 29 (1871): https://archive.org/details/botanischezeitun29mohl — testo di Schweinfurth (p. 333-334): località, nomi locali, tronco sotterraneo, fuoco, semi. Fonte primaria digitalizzata; testo consultato.
- Species+ (CITES e UE), Encephalartos septentrionalis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/21066/legal — appendici, pareri dell’UE, sospensioni passate, nome inglese. Banca dati ufficiale; consultata direttamente.
- LLIFLE, Encephalartos septentrionalis: https://www.llifle.com/Encyclopedia/PALMS_AND_CYCADS/Family/Zamiaceae/29457/Encephalartos_septentrionalis — descrizione, habitat, coltivazione, forma ‘Sudan Silver’. Enciclopedia in linea di compilazione, affidabilità media; consultata direttamente.
- Jungle Music, Encephalartos septentrionalis: https://www.junglemusic.net/Encephalartos_Species/Encephalartos_septentrionalis.html — comportamento in coltivazione nella California meridionale. Vivaio specializzato, fonte commerciale, da verificare; consultato direttamente.
- Forum Fous de palmiers, discussione «miracle de la nature»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=6357 — ripresa di un caudice marcito (Agen, 2009-2010), completata dal messaggio https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8427&start=45#p116748 (2011). Forum francese di coltivatori, valore indicativo; discussione letta per intero.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — assenza della specie tra i 34 Encephalartos coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Tropicamente, ricerca «septentrionalis»: https://www.tropicamente.it/forums/search/septentrionalis/ — una sola menzione di passaggio (discussione «Ceratozamia mexicana», 2009), senza dati di coltivazione. Forum italiano di coltivatori; ricerca dell’11 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Schweinfurth, G. (1871). Bericht über die botanischen Ergebnisse der ersten Niam-Niam Reise. Botanische Zeitung 29: 324-341. [Protologo secondo The World List of Cycads (p. 334); testo consultato.]
- Eichler, A.W. (1887). Cycadaceae. In Engler, A. & Prantl, K., Die natürlichen Pflanzenfamilien II, 1: 22. [Pubblicazione indicata dall’IPNI; non consultata.]
- Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. [Interpretazione dei sintipi, citata da The World List of Cycads.]
- Vorster, P. & Heibloem, P. (1995). Encephalartos imbricans (Zamiaceae): a new species from Uganda. Novon 5: 388-394. [Confronto con Encephalartos septentrionalis, dubbio sulla sua omogeneità; testo integrale consultato.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2010). Encephalartos septentrionalis. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41950A10609549. [Valutazione citata da The World List of Cycads (LC); non consultata, sito inaccessibile.]
- Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato DD nel 2003; testo integrale consultato.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli, tabella 1; testo integrale consultato.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]