Macrozamia lomandroides

Macrozamia lomandroides è una piccola cicadea senza tronco visibile del Queensland sud-orientale, in Australia, limitata alle pianure costiere a sud di Bundaberg, tra i fiumi Elliott e Isis, dove cresce in boschi radi di eucalipti e di Banksia. Questa specie del genere Macrozamia deve il nome alla somiglianza con i cespi di una pianta erbacea australiana, la Lomandra. Le sue foglioline portano all’apice piccoli denti appuntiti, un carattere unico tra i Macrozamia del Queensland. Gran parte del suo habitat è stata trasformata in campi di canna da zucchero, ed è classificata in pericolo.

In sintesi: Macrozamia lomandroides

  • Nome accettato: Macrozamia lomandroides D.L.Jones (1991), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano né inglese attestato
  • Distribuzione naturale: endemica del Queensland sud-orientale, a sud di Bundaberg, attorno a Childers, fino a circa 40 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criterio A2cd), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea; specie in pericolo secondo la legge federale australiana (EPBC Act) e secondo la legge del Queensland
  • Rusticità documentata: nessuna prova di coltivazione pubblicata; habitat praticamente senza gelo (0,8 °C come minima assoluta a Bundaberg) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura boschi radi su limo grigio o sabbia, in terreno pianeggiante; nessun consiglio di coltivazione pubblicato
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 10-17 cm di diametro; da 2 a 6 foglie di 30-80 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici; nessun riscontro di coltivazione
  • Tossicità: non documentata per la specie; semi e foglie tossici nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia lomandroides?

Il carattere migliore è l’apice delle foglioline: sulle foglie adulte porta da uno a sei piccoli denti acuti su un margine e uno o due sull’altro. David L. Jones, che descrisse la specie nel 1991, sottolinea che nessun altro Macrozamia del Queensland presenta questo carattere. Il suo protologo e la Flora of Australia (Hill, 1998) danno questa descrizione:

  • Fusto: sotterraneo, più o meno ovoide, di 10-17 cm di diametro;
  • Foglie: da 2 a 6 per corona, erette o distese, di 30-80 cm, verde spento; picciolo di 6-14 cm; rachide fortemente ritorto a spirale (da una a otto volte), bordato da una fascia da verde pallido a crema, visibile soprattutto nei due terzi superiori;
  • Foglioline: da 50 a 90 per foglia, lineari o leggermente allargate verso l’alto, di 20-30 cm per 0,9-1,4 cm, coriacee, verde scuro e opache di sopra, più chiare e percorse da 10-16 nervature in rilievo di sotto, erette in modo rigido e fitte sul rachide; quelle basali non si riducono a spine;
  • Coni maschili: più o meno cilindrici, di 12-15 cm per 4-5 cm, spesso arcuati con l’età;
  • Coni femminili: più o meno ovoidi, di 12-18 cm per 7-9 cm, eretti;
  • Semi: di 2,2-2,6 cm per 1,8-2,2 cm, con polpa da arancione a rossa.

Il colore delle foglie varia secondo le fonti: «verde spento» nel protologo, «verde pallido» nella Flora of Australia.

Ibridi

Sì, è registrato un incrocio naturale. La banca dati WildNet del governo del Queensland censisce un ibrido Macrozamia lomandroides × Macrozamia pauli-guilielmi, noto in una sola località. Non è stata trovata alcuna descrizione di questo ibrido.

Possibili confusioni

In natura un cespo di Macrozamia lomandroides ricorda anzitutto una grande Lomandra, pianta erbacea senza alcuna parentela, da cui il nome. Tra le cicadee, la specie più vicina è secondo Jones (1991) Macrozamia fawcettii, del Nuovo Galles del Sud, a circa 400 km di distanza; questa ha foglioline più sottili, disposte a verticillo, e un rachide perfettamente rotondo in sezione, mentre quello di Macrozamia lomandroides è appiattito o scavato da un solco. La Flora of Australia lo accosta anche a Macrozamia platyrhachis, del Queensland centrale, che ha foglioline più larghe e prive di questi denti. I piccoli denti all’apice delle foglioline permettono di separarlo da tutti gli altri Macrozamia del Queensland.

Tassonomia

Macrozamia lomandroides è un nome accettato da The World List of Cycads. David L. Jones lo descrisse nel 1991 sulla rivista Austrobaileya (vol. 3, p. 483), in un articolo che creava anche Macrozamia fearnsidei e rivedeva diverse specie del Queensland. Il tipo fu raccolto il 29 settembre 1990 da D.L. Jones e B.E. Jones (n. 6341), a circa 26,5 km a sud di Bundaberg, lungo la strada di Goodwood; l’olotipo è conservato a Canberra, con isotipi a Brisbane (BRI) e Sydney (NSW).

L’autore collocò la specie nella sezione Parazamia, che riunisce le piccole specie con foglie generalmente ritorte, senza foglioline spinose alla base. Non ha sinonimi né nomi precedenti.

Etimologia e storia

Il nome significa «che somiglia a una Lomandra», genere di piante erbacee australiane: Jones (1991) nota che i cespi della specie ricordano molto da vicino grandi esemplari di alcune Lomandra. Fatto notevole, la specie fu segnalata ai botanici da coltivatori di cicadee, che la conoscevano in diversi siti a sud di Bundaberg; al momento della descrizione l’erbario del Queensland non ne possedeva ancora alcun campione.

Nomi comuni

Non esiste alcun nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. Non è stato trovato alcun nome inglese né aborigeno proprio della specie.

In natura

Macrozamia lomandroides vive a sud di Bundaberg, tra i fiumi Elliott e Isis, e attorno a Childers, nel Queensland sud-orientale (Jones, 1991; Flora of Australia). Secondo WildNet, la banca dati del governo del Queensland, cresce in boschi radi o foreste aperte dominati da eucalipti e Banksia, con un sottobosco di arbusti bassi (il «wallum») o erbaceo, in terreno pianeggiante o raramente in pendio, fino a circa 40 m di quota, su limo grigio o sabbia, talvolta tra le rocce.

I coni maturano in ottobre e novembre e i semi in marzo e aprile. Secondo la Flora of Australia, i coni non si formano tutti gli anni quando le condizioni sono sfavorevoli, e i semi non sono pronti a germinare prima di almeno nove mesi, perché la fecondazione è differita. I semi sono poco dispersi: le plantule formano spesso gruppi ai piedi delle piante madri. Un curculionide del genere Tranes partecipa all’impollinazione (WildNet, secondo una fonte del 1995 citata con il nome di Halford, non consultata).

Come gli altri Macrozamia a fusto sotterraneo, gli adulti ricacciano dopo un incendio che ne ha bruciato le foglie, e un incendio è spesso seguito da una produzione sincronizzata di coni; le plantule e i semi rimasti in superficie vengono invece generalmente uccisi (Queensland Herbarium, 2007, citato dalla Flora of Australia).

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia lomandroides è classificato in pericolo (EN, criterio A2cd) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, così come la riporta The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Il criterio A2cd indica un declino della popolazione legato alla perdita di habitat e allo sfruttamento.

In Australia la specie è iscritta come in pericolo (Endangered) ai sensi della legge federale sulla protezione dell’ambiente (EPBC Act 1999), dal 16 luglio 2000, e secondo la normativa del Queensland (Nature Conservation (Plants) Regulation 2020). Figura nel piano nazionale di recupero di diverse cicadee pubblicato nel 2007 dall’erbario del Queensland, che non ha potuto essere scaricato. Già nel 1991 Jones notava che la specie, localmente comune ma non protetta, era minacciata dal disboscamento, perché gran parte del suo habitat era già stata trasformata in coltivazioni di canna da zucchero. WildNet aggiunge che è molto ricercata dai collezionisti e regolarmente prelevata in modo illegale.

Come tutte le Zamiaceae, la specie è iscritta all’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline sono esentati, le piante no. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi stati sono stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e rifiutate qualsiasi pianta la cui origine da coltivazione non sia provata: il prelievo illegale è una delle minacce della specie.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna esperienza di coltivazione di Macrozamia lomandroides, né in Europa né altrove, anche se la storia della sua scoperta mostra che alcuni coltivatori australiani la conoscevano prima dei botanici. Il suo ambiente naturale dà qualche indicazione: un clima subtropicale costiero quasi senza gelo, piogge concentrate in estate (circa 1000 mm all’anno a Bundaberg), un suolo limoso o sabbioso in terreno pianeggiante. Sono ipotesi, non consigli collaudati.

In Italia

Nessuna presenza di Macrozamia lomandroides è documentata negli orti botanici italiani: la specie non figura negli elenchi pubblicati consultati nell’ottobre 2026, compresi quelli dell’Orto Botanico di Napoli, che nel 1984 coltivava in serra nove specie di Macrozamia. Sul forum italiano Tropicamente la ricerca del nome, fatta nell’ottobre 2026, non dà alcun risultato. Non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna.

Moltiplicazione

Macrozamia lomandroides si moltiplica per seme. Servono una pianta maschile, una femminile e un’impollinazione manuale fuori dall’Australia, dove manca il curculionide impollinatore. I semi chiedono pazienza: secondo la Flora of Australia, non sono pronti a germinare prima di almeno nove mesi. Usate guanti per pulire la polpa dei semi, che è tossica.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Macrozamia lomandroides. Le minacce descritte in natura sono umane: disboscamento e prelievo illegale.

Rusticità

La rusticità di Macrozamia lomandroides non è documentata da prove di coltivazione, e tutto indica una specie freddolosa.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione per questa specie, in piena terra o in vaso, né sul forum italiano Tropicamente né sul forum francese Fous de palmiers né nelle altre fonti consultate. Il clima del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Linguadoca, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano; ma anche lì mancano i dati. Poiché viene da una regione quasi senza gelo, va considerata, in attesa di dati, una pianta da vaso da ritirare al riparo in inverno, anche nelle regioni italiane più miti.

Riferimenti internazionali

Alla stazione di Bundaberg Aero (31 m), a pochi chilometri dalla parte settentrionale dell’areale, la temperatura più bassa registrata dal 1959 è di 0,8 °C, il 18 luglio 1963; la media delle minime di luglio è di 10,3 °C e nelle medie non compare alcuna gelata (Bureau of Meteorology). Nel loro ambiente le piante non conoscono quindi praticamente mai il gelo.

Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore ha riferito nel marzo 2014 il parere di uno specialista australiano, che collocava Macrozamia lomandroides nel gruppo delle specie «poco rustiche», quelle della costa del Queensland, il meno resistente dei quattro gruppi che distingueva. Non era indicata alcuna temperatura.

Tossicità e precauzioni

Per Macrozamia lomandroides non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio della specie, ma il rischio è documentato per il genere. Secondo Healy (1967), le foglie dei Macrozamia possono provocare nei bovini un disturbo locomotorio del treno posteriore, e i semi contengono azossiglicosidi, trasformati nell’intestino in metilazossimetanolo, tossico per il fegato.

Considerate quindi la pianta come tossica: usate guanti per maneggiare i semi e teneteli fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è attestato alcun uso tradizionale proprio di Macrozamia lomandroides. Non mangiate mai semi di cicadee.

Domande frequenti

Perché si chiama lomandroides?

Perché somiglia a una Lomandra. Il suo autore, David L. Jones, notò nel 1991 che i suoi cespi di foglie rigide ricordano grandi esemplari di questa pianta erbacea australiana.

Come riconoscerlo?

Dall’apice dentato delle foglioline. Ogni fogliolina adulta porta diversi piccoli denti acuti all’apice, un carattere che nessun altro Macrozamia del Queensland presenta.

È rustico in Italia?

No, molto probabilmente. Non è stata pubblicata alcuna prova, ma viene da una regione quasi senza gelo (0,8 °C come minima assoluta a Bundaberg) e uno specialista australiano lo colloca tra le specie meno rustiche del genere. Coltivatelo in vaso e ritiratelo al riparo d’inverno.

Perché è minacciato?

Per la perdita del suo habitat e per il prelievo illegale. Gran parte delle sue terre è stata trasformata in campi di canna da zucchero, e le piante sono ricercate dai collezionisti.

Si ibrida?

Sì, raramente. WildNet registra un ibrido con Macrozamia pauli-guilielmi, noto in una sola località.

Si può vedere in Italia?

Non risulta. Nessun orto botanico italiano lo elenca nelle fonti pubblicate consultate, e nessun coltivatore italiano ne ha parlato sul forum Tropicamente.

È tossico?

Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi e le foglie dei Macrozamia sono tossici per l’uomo e per il bestiame.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Jones, D.L. (1991). Notes on Macrozamia Miq. (Zamiaceae) in Queensland with the description of two new species in section Parazamia (Miq.) Miq. Austrobaileya 3(3): 481-487. [Protologo di Macrozamia lomandroides (p. 483); testo letto per intero (copia BioStor).]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadophyta. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-661. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione ripresa nella versione online dell’ABRS; letta direttamente.]
  • Queensland Herbarium (2007). National multi-species recovery plan for the cycads Cycas megacarpa, Cycas ophiolitica, Macrozamia cranei, Macrozamia lomandroides, Macrozamia pauli-guilielmi and Macrozamia platyrhachis. Department of the Environment and Water Resources, Canberra. [Citato dalla Flora of Australia e da WildNet; PDF inaccessibile.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia lomandroides. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41964A48779906. [Valutazione EN, citata da The World List of Cycads; non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Healy, P.J. (1967). Macrozamia poisoning. Institute of Inspectors of Stock of New South Wales Year Book. [Letto su Flock & Herd.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Consultata direttamente.]